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m.q.s.

Te l'ho detto

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commentoh

 

 

GionGion mi è apparso in sogno questa notte e ha detto che tra noi due è finita. Io gli ho risposto che non ci credevo affatto e che per me non era finita, ma GionGion ha fatto sì con la testa, con un movimento lento ma davvero davvero risoluto. Mi pare che indossasse RayBan a specchio, perché mi sono riflessa nelle lenti dei RayBan di GionGion e ho avuto l’impressione che nella mia testa sobbollissero una miriade di pensieri, per fluire fuori dai miei occhi secchi, e la fronte ha iniziato a farmi male.

Un dolore in mezzo agli occhi, come quando piangi troppo, o non riesci a ricordare qualcosa di importante. 

Nel sogno che ho fatto ci trovavamo in mezzo a qualche deserto, non ricordo bene tutti i dettagli. So solo che il sole aveva quasi compiuto il suo peregrinare ed era in procinto di immergersi tra i miraggi, poco sopra le dune che circondavano me e GionGion e tutto quanto. Tutto quanto era rosso.

Gli ho detto GionGion ripensaci, io ti amo moltissimo e sei tutto ciò che ho. Lui ha fatto un passo verso di me e mi ha accarezzato la fronte, per poi fermare la mano e avvolgere con le sue dita forti il punto esatto in cui sentivo più male. Io ho abbassato la testa, appoggiandomi al palmo di GionGion, e ho notato che lui era scalzo e i suoi piedi erano quasi completamente sepolti nella sabbia. 

In quella posizione, mentre ero pressoché certa che tutto il mio peso fosse sostenuto dal palmo della mano di GionGion, lui ha detto che tra noi era finita e ha tolto la mano da sotto la mia fronte. Sono caduta sulle ginocchia, nella sabbia, ai piedi di GionGion.

Poi mi sono svegliata e ho tirato un sospiro di sollievo. Era solo un sogno, anche se la testa mi faceva male davvero. Ho preso l’iPhone e mi sono connessa al wi-fi. Un messaggio mi è vibrato tra le mani. Era di GionGion. Direttamente dalla Cina. Diceva: “Ehi, qui tutto bene. Tra poco vado in aeroporto, il mio volo parte alle 16.45. Ti chiamo prima dell’imbarco”.

Io allora ho fatto un rapido calcolo mentale per capire che ora fosse adesso in Cina,  per capire se fosse in effetti l’orario giusto in cui ricontattare GionGion, se fosse insomma adesso il suo “ci sentiamo più tardi”. Per via del fuso orario e via dicendo. Ma la testa mi faceva troppo male e non sono riuscita a raccapezzarmi. Così mi sono accovacciata sul divano, avvolta in una coperta di pile bianca e viola, ma era tardissimo e non ho avuto troppo tempo per compiangermi. 

Mi sono alzata e sono andata a fare la doccia. Però il mal di testa non se n’è venuto via con lo sporco e anzi, mi si è appiccicata addosso la sensazione che qualcosa di sbagliato stesse succedendo nella mia vita, senza che io me ne rendessi conto a pieno.

C’è da dire infatti che da giovane ho sofferto di emicrania e questo disagio ha accompagnato tutti gli eventi tragici della mia vita, come quando Pierre mi ha lasciata per Lisa, quando mi hanno rigato la macchina, quando ho trovato Batuffolo a pancia in su nella sua boccia di vetro e acqua o anche quando sono stata bocciata all’esame di letteratura tedesca. Il mal di testa ha sempre significato qualcosa di più che semplice mal di testa e basta.

Questa sensazione di déjà vu, questo dolore premonitore, mi ha fatto ricordare parti del sogno che appena sveglia mi erano sfuggite.

GionGion mi stava abbandonando perché avevo i piedi troppo grossi per i suoi standard e perché alla sua famiglia non ero mai piaciuta veramente. E lì, accovacciata nella sabbia rovente, avvolta nel rosso del tramonto, avevo guardato i piedi di GionGion che, immersi nella sabbia a loro volta, sembravano particolarmente piccoli. Nel sogno GionGion aveva detto anche che avrebbe continuato a volermi bene per sempre. 

Sono andata a lavorare perché iniziava il mio turno e, in fondo, quella sensazione era solo un sogno e avevo ancora l’amore di GionGion tutto per me. 

Sono arrivata in ospedale e ho indossato il camice e gli zoccoli e sono andata a fare il giro mattutino dei reparti. Ho incontrato Paola, la mia vecchietta preferita, e le sue compagne di Bridge. Non giocano davvero a Bridge. Le chiamo così solo perché è più facile che ricordarmi ogni giorno che hanno fatto amicizia nel reparto oncologia. Ho visitato Mr Erre e la sua pappagorgia. Ho detto buongiorno come va a persone di cui non ho ancora fatto in tempo ad affezionarmi. 

A giro ultimato sono andata a bere un caffè con il dottor Marco e gli ho chiesto se sapesse dirmi che ora fosse in Cina, adesso. Lui mi ha guardata e si è grattato il pizzo. Mi ha detto che avevo una faccia sbattuta e che comunque in Cina erano le 14.30, o giù di lì. 

Ho sorriso e chinato la testa, senza riuscire a deglutire. Grazie, ho risposto, e comunque va tutto benissimo. 

Sono andata in bagno a sciacquarmi la faccia, avvolta da un profumo di disinfettante e lavanda. No che non va tutto benissimo e anzi, tutto sta crollando a pezzi, perché il mal di testa sta aumentando, come se ci fosse un megafono a convogliare i cattivi pensieri dentro la mia testa. Ecco cosa avrei voluto rispondere al dottor Marco.

Ho provato a guardarmi allo specchio, senza riuscire a mettere a fuoco la mia immagine e sono uscita di corsa dal bagno e poi dall’ospedale, dimenticando di avvisare il dottor Marco o chicchessia. Scordandomi di passare il badge e di togliermi il camice e gli zoccoli e in definitiva ho preso a vagare per il centro città, diretta verso casa mia pensando, tra una fitta di dolore e l’altra, che GionGion aveva intenzione di lasciarmi davvero e non avrei mai più visto la sua faccia barbuta. Perché nei piccoli sogni c’è sempre un po’ di verità. Ed è proprio quando mi stavo trascinando lungo il marciapiede e iniziavo ad avvertire un po’ di freddino, perché ho lasciato la giacca e le mie cose nello spogliatoio dell’ospedale, che mi vibra la tasca ed è GionGion che mi sta chiamando. 

Io rispondo e quasi aggredisco GionGion. Gli chiedo perché non hai chiamato prima? Mi stavo preoccupando. Lui dice che ha avuto problemi di rete e che adesso si sta imbarcando, che mi chiama quando atterra e che mi vuole bene. Che mi vorrà bene per sempre. La linea cade e io so che non vedrò mai più GionGion e che anche se lo vedrò, qualcosa del sogno che ho fatto resterà per sempre in lui. Nei suoi occhi e nella sua barba. Qualche parola che ho sognato rimarrà definitivamente appesa alle sue labbra e sentirò quelle stesse parole ogni volta che le sue labbra incontreranno le mie,  e vedrò il disappunto che ho sognato, dentro gli occhi di GionGion, e i miei piedi saranno per sempre troppo grandi e ingombranti. 

Poi il sole mi avvolge e fa meno freddo. Mi stringo nel camice e metto l’iPhone nella tasca. Il cielo non è rosso ma azzurro e il sole è alto in questo cielo senza nuvole o aerei. Il mal di testa mi è passato e mi sento sciocca e piccolissima in mezzo alla città praticamente deserta.

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Ciao, bel racconto. Ho solo un paio di appunti: quando dici: "ho avuto l’impressione che nella mia testa sobbollissero una miriade di pensieri, per fluire fuori dai miei occhi secchi, e la fronte ha iniziato a farmi male",n on mi è piaciuto tanto, questo periodo mi ha affaticato la lettura, forse puoi cercare di dare lo stesso effetto usando molte meno parole. Un'altra cosa che non mi ha convinto è: "Le chiamo così solo perché è più facile che ricordarmi ogni giorno che hanno fatto amicizia nel reparto oncologia". Questo che ricordarmi ogni giorno che suona proprio male, anche qui ti consiglierei di usare un altro giro di parole. Comunque bello, anche il clima con cui hai scelto di trattare l'incubo-sogno. Di solito una persona che fa un sogno del genere viene colta dall'angoscia, tu invece hai scelto di dargli un taglio di sconfitta: l'ho trovato originale.

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@m.q.s. Ciao;)

Anche questo racconto, di un  registro diverso, mi e' piaciuto. E' anche più nelle mie corde. Minimalista il giusto: piccoli sogni, piccoli episodi che fanno una storia. 

Bravo (y)

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Ospite

Ciao, ho apprezzato molto il tuo racconto, non solo perché adoro le storie in cui "non succede nulla"' eppure raccontano lo stesso, ma anche perché trovo che descriva bene la complessità delle emozioni. Ho particolarmente apprezzato il fatto che per tutto il racconto si tema che alla fine succeda qualcosa di grave (il riferimento alla Cina in questo periodo, immagino, sia voluto proprio per questo) e invece, probabilmente (anche se non è sicuro sicuro), il mal di testa non è cattivo presagio di nulla, anzi scompare anche lui.

Quelle a seguire sono osservazioni soggettive, non si basano su leggi o conoscenze certe, fanne quel che vuoi.

7 ore fa, m.q.s. ha scritto:

e ho avuto l’impressione che nella mia testa sobbollissero una miriade di pensieri, per fluire fuori dai miei occhi secchi, e la fronte ha iniziato a farmi male.

so che le due forme valgono, ma trovo che con il verbo al singolare la frase suonerebbe meglio. Cambierei anche la virgola + e con una pausa più lunga. Punto e virgola o punto: i pensieri le hanno turbinato in testa per sgorgare fuori dagli occhi. La fronte ora le fa male.

7 ore fa, m.q.s. ha scritto:

per capire se fosse in effetti l’orario giusto in cui ricontattare GionGion, se fosse insomma adesso il suo “ci sentiamo più tardi”. Per via del fuso orario e via dicendo

 

7 ore fa, m.q.s. ha scritto:

il mal di testa non se n’è venuto via con lo sporco

venire indica un movimento verso chi parla, non sarebbe meglio: andato, scivolato via, oppure partito o un altro verbo che indichi allontanamento?

7 ore fa, m.q.s. ha scritto:

C’è da dire infatti che da giovane ho sofferto di emicrania e questo disagio ha accompagnato tutti gli eventi tragici della mia vita, come quando Pierre mi ha lasciata per Lisa, quando mi hanno rigato la macchina, quando ho trovato Batuffolo a pancia in su nella sua boccia di vetro e acqua o anche quando sono stata bocciata all’esame di letteratura tedesca. Il mal di testa ha sempre significato qualcosa di più che semplice mal di testa e basta.

...della mia vita: quando Pierre... quando...

Visto che il periodo è parecchio lungo secondo me i due punti lo rendono più scorrevole che la virgola seguita da come

7 ore fa, m.q.s. ha scritto:

mi sento sciocca e piccolissima in mezzo alla città praticamente deserta.

io non metterei niente, ma se proprio ci vuoi un avverbio, vedrei meglio un "quasi", che è meno ingombrante di quel "praticamente" che rende la chiusura meno netta, asciutta.

Perché è quella la chiusura: dopo ore di inquietudini, ansie, presagi e elucubrazioni, scopre di non aver più mal di testa né ragioni serie di inquietarsi. Tutto è evaporato.

 

7 ore fa, m.q.s. ha scritto:

Io allora ho fatto un rapido calcolo mentale per capire che ora fosse adesso in Cina,  per capire se fosse in effetti l’orario giusto in cui ricontattare GionGion, se fosse insomma adesso il suo “ci sentiamo più tardi”. Per via del fuso orario e via dicendo. Ma la testa mi faceva troppo male e non sono riuscita a raccapezzarmi. Così mi sono accovacciata sul divano, avvolta in una coperta di pile bianca e viola, ma era tardissimo e non ho avuto troppo tempo per compiangermi. 

Mi sono alzata e sono andata a fare la doccia.

 

7 ore fa, m.q.s. ha scritto:

Sono andata in bagno a sciacquarmi la faccia, avvolta da un profumo di disinfettante e lavanda. No che non va tutto benissimo e anzi, tutto sta crollando a pezzi, perché il mal di testa sta aumentando, come se ci fosse un megafono a convogliare i cattivi pensieri dentro la mia testa. Ecco cosa avrei voluto rispondere al dottor Marco.

Ho provato a guardarmi allo specchio, senza riuscire a mettere a fuoco la mia immagine e sono uscita di corsa dal bagno e poi dall’ospedale,

Ce ne sono altri, ma non li cito tutti se no il commento diventa un papiro, passaggi come questi che rendono davvero bene quelle sensazioni che a volte proviamo tutti: inquietudini senza fondamento logico; il dire va tutto bene quando invece vorremmo urlare che non va bene nulla e scappare. Bello.

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Ciao @Lorenzo Del Corso, ti ringrazio molto per il passaggio da queste parti e per avermi dedicato un po' del tuo tempo! Hai ragione, quel "che ricordarmi ogni giorno che" va modificato assolutamente! 

Grazie ancore, alla prossima :) buona domenica

 

Buongiorno @camparino, lieto che ti sia piaciuto. E' un po' diverso da quello che ero solito postare, quindi non ero certo del risultato. Grazie per le belle parole :) buona domenica

 

Ciao @Befana Profana, eheheh sì, il richiamo alla Cina voleva essere un rimando all'attualità, hai colto nel segno! 

Detto ciò, ti ringrazio molto per i suggerimenti che mi hai lasciato, sono sempre molto apprezzati. Ci penserò su :) sui periodi lunghi: sì, anche a me a volte piacciono poco, però cerco di adattare un po' lo stile di scrittura a ciò che sto scrivendo. Di base amo scrivere con frasi brevi e minimali, ma se scrivo qualcosa che riguarda una situazione agitata o comunque più emotiva, mi piace lasciarmi andare in frasi lunghe e contorte... sperando che siano comunque scritte bene e, soprattutto, che risultino di senso compiuto ahah.

Buona domenica!

 

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Ciao @m.q.s.

Il tuo racconto mi è piaciuto tanto, soprattutto per lo stile e per l'architettura del pezzo, fatta di tratti separati che poi però vanno a comporre un bel quadro unitario.

Lo stile è notevole e mi è garbato parecchio :)

Ti faccio qualche piccola (come i sogni) "segnalazione": non sono la Bibbia, prendili, se vuoi, come spunti di riflessione, al massimo.

 

Il 1/2/2020 alle 09:25, m.q.s. ha scritto:

GionGion ha fatto sì con la testa, con un movimento lento ma davvero davvero risoluto.

 

Bella questa immagine, secca e potente!

 

Il 1/2/2020 alle 09:25, m.q.s. ha scritto:

ho avuto l’impressione che nella mia testa sobbollissero una miriade di pensieri, per fluire fuori dai miei occhi secchi

 

Qui non vedo bene quella finale: ci vedo meglio una relativa. Insomma, io farei così: "ho avuto l’impressione che nella mia testa sobbollisse una miriade di pensieri, che fluiva fuori dai miei occhi secchi". Però forse è solo una questione di gusti :) 

 

Il 1/2/2020 alle 09:25, m.q.s. ha scritto:

Gli ho detto GionGion ripensaci, io ti amo moltissimo e sei tutto ciò che ho

 

Qui c'è una parte del tuo stile che a me piace. Qualcuno potrebbe facilmente dire che mancano le virgolette, ma per me va bene così.

Lo fai anche dopo.

 

Il 1/2/2020 alle 09:25, m.q.s. ha scritto:

avvolta nel rosso del tramonto

 

Qui c'è molta potenza immaginifica. Ottimo!

 

 

Il 1/2/2020 alle 09:25, m.q.s. ha scritto:

GionGion mi stava abbandonando perché avevo i piedi troppo grossi

 

Questo pezzo caratterizza in modo pregevole il tuo personaggio, che appare sperduto in un mare di problemi inutili e di pippe mentali, peggiori di quelle che mi faccio io :asd: Mi batte venti a zero :asd:

 

 

Il 1/2/2020 alle 09:25, m.q.s. ha scritto:

il mal di testa sta aumentando, come se ci fosse un megafono a convogliare i cattivi pensieri dentro la mia testa.

 

Immagine molto potente. La adoro.

 

 

Il 1/2/2020 alle 09:25, m.q.s. ha scritto:

Ed è proprio quando mi stavo trascinando lungo il marciapiede e iniziavo ad avvertire un po’ di freddino, perché ho lasciato la giacca

 

Qua forse c'è un errore di consecutio. Sì, insomma, la giacca la lascia prima di iniziare ad avvertire, quindi forse ci stava meglio "iniziavo ad avvertire un po' di freddino perché avevo lasciato la giacca" per marcare meglio la scansione temporale degli eventi.

Però… c'è un "però": ti dico forse perché in realtà esistono forme molto colloquiali, e moderne, in cui quel tipo di consecutio è considerato ammissibile e, siccome il tuo racconto ha quel registro, potrebbe anche starci il "perché ho lasciato". Io, però, sono un po' all'antica… :)

 

Il 1/2/2020 alle 09:25, m.q.s. ha scritto:

Scordandomi di passare il badge e di togliermi il camice e gli zoccoli, e in definitiva ho preso a vagare

 

Qua forse c'è un secondo possibile errore di consecutio. Il gerundio indica azioni contemporanee o al più successive a quelle della reggente. In questo punto, invece, "scordare" avviene prima di "prendere a vagare". Inoltre c'è un refuso in "e in definitiva", ma non sono sicuro: è più probabile che io abbia mal interpretato :)

Si può risolvere o cambiando il tempo del gerundio (essendomi scordata di) o, meglio, rendendo esplicita la temporale-causale (es.:dopo che mi ero scordata di).
 

 

Il 1/2/2020 alle 09:25, m.q.s. ha scritto:

La linea cade e io so che non vedrò mai più GionGion e che anche se lo vedrò, qualcosa del sogno che ho fatto resterà per sempre in lui. Nei suoi occhi e nella sua barba. Qualche parola che ho sognato rimarrà definitivamente appesa alle sue labbra e sentirò quelle stesse parole ogni volta che le sue labbra incontreranno le mie,  e vedrò il disappunto che ho sognato, dentro gli occhi di GionGion, e i miei piedi saranno per sempre troppo grandi e ingombranti. 

Poi il sole mi avvolge e fa meno freddo. Mi stringo nel camice e metto l’iPhone nella tasca. Il cielo non è rosso ma azzurro e il sole è alto in questo cielo senza nuvole o aerei. Il mal di testa mi è passato e mi sento sciocca e piccolissima in mezzo alla città praticamente deserta.

 

Ottimo finale! Dà idea dello stato psicologico di lei, un po' "arrovellato" e con una forte tendenza alla proiezione (inconscia).

 

Il tuo personaggio è in grado di generare empatia nel lettore. La trama scorre bene e si nota una certa evoluzione del personaggio. Nessun errore di sintassi da segnalare, e in più il registro colloquiale è appropriato e adeguato al tema di fondo.

 

Bella lettura, complimenti!

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@dyskolos buongiorno!

Grazie per le annotazioni, ne terrò certamente conto! Sulla consecutio in effetti mi sono fatto più di una domanda, però poi ho scelto di tenere ferma la forma in cui tu ora lo leggi, perché mi sembrava comunque adeguata. Ma ci penserò su :)

Grazie per le belle parole, felice che ti sia piaciuto! Buona settimana

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12 ore fa, m.q.s. ha scritto:

ho scelto di tenere ferma la forma in cui tu ora lo leggi, perché mi sembrava comunque adeguata

 

Sono d'accordo con te :)

Anch'io manterrei la tua forma: è adeguata anche al tono generale colloquiale del racconto e poi la forma che ti proponevo io, anche se corretta, è "pesantuccia" nel contesto. Te l'ho segnalata un po' per dire che qualche lettore pignolo potrebbe storcere il naso, ma — appunto — sarebbe una pignoleria, per me :asd:

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