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Renato Bruno

Si può scrivere in un altro modo?

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Seguivo Davide Brullo su Linkiesta prima che ne uscisse per via delle sue stroncature letterarie, considerate scorrette dai nuovi vertici della rivista, e continuo a seguirlo su Pangea. Devo dire che apprezzo di lui la capacità di esprimere ciò che pensa senza ipocrisie, anche a costo di andare contro l’establishment dell’editoria e pagarne le conseguenze. Molto spesso mi sono trovata d’accordo con le sue recensioni, pur non sempre condividendone i modi irriverenti. Io credo che questo decalogo nasca dalla volontà di un gruppo di ribadire un’idea di scrittura che prenda le distanze da certa narrativa omologata, ripetitiva, banale, che pur si arroga il vanto di essere alta letteratura. Di certo alcuni punti, come ha ben messo in luce @Marcello, non possono essere considerati innovativi. Io concordo pienamente con il n.4 e il n.6. Troppi libri, spacciati per capolavori, sono un miscuglio di stereotipi e situazioni finte, e in verità non se ne può più di sequenze infinite di azioni ispirate alla tecnica cinematografica. L’unica cosa che mi sento di criticare nel decalogo è l’eccessiva supponenza, la convinzione che i principi elencati siano garanzia di un tipo di scrittura superiore alle altre. Gli Imperdonabili sembrano dimenticare che nella scrittura, come in ogni altra forma di arte, rimane pur sempre qualcosa d’imponderabile che non può essere codificato e che il vero genio non si lascia ingabbiare dalle regole, ma è colui che le trascende creando un’opera originale che reca l’impronta della sua personalità. Ecco perché oggi, nell’epoca in cui tutti cercano di disciplinare tutto e di fissare norme universalmente valide, i grandi scrittori sono sempre più rari.

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6 minuti fa, Mafra ha scritto:

L’unica cosa che mi sento di criticare nel decalogo è l’eccessiva supponenza, la convinzione che i principi elencati siano garanzia di un tipo di scrittura superiore alle altre. Gli Imperdonabili sembrano dimenticare che nella scrittura, come in ogni altra forma di arte, rimane pur sempre qualcosa d’imponderabile

:rosa:

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4 minuti fa, Mafra ha scritto:

Gli Imperdonabili sembrano dimenticare che nella scrittura, come in ogni altra forma di arte, rimane pur sempre qualcosa d’imponderabile che non può essere codificato e che il vero genio non si lascia ingabbiare dalle regole, ma è colui che le trascende creando un’opera originale che reca l’impronta della sua personalità. Ecco perché oggi, nell’epoca in cui tutti cercano di disciplinare tutto e di fissare norme universalmente valide, i grandi scrittori sono sempre più rari.

D'accordo, magari sostituendo la parola "genio" - che fa pensare alle migliaia di incompresi che tali si autodefiniscono o autoritengono - con la parola "scrittore". Credo anche che la rarità di nuovi grandi scrittori sia da imputare, più che alle regole ingabbianti, all'enorme proliferazione delle offerte, un oceano in cui pescare (il pesce) l'autore giusto è diventato difficoltoso.

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47 minuti fa, cheguevara ha scritto:

La mia prossima pubblicazione sarà formata da una copertina col solo titolo che, tra la prima e la quarta, contenga un mucchio di pagine bianche. Così il lettore potrà riempirle scrivendoci quel cxxxo che gli pare.

e Fabio Volo ti potrà querelare: http://www.cultora.it/libroide-fabio-volo-la-polemica-tv-12-euro-un-libro-scrivere/

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4 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Mannaggia! E' la seconda volta che la realtà supera la mia fantasia, che evidentemente (orrore! avverbio) non è abbastanza sbrigliata. La prima volta avevo ipotizzato che nel futuro i libri avrebbero potuto essere scritti da un algoritmo, e invece era già avvenuto. Comunque, Vuolo un po' di cose nel libro le ha scritte: il mio conterrà solo pagine bianche, senza domande o suggerimenti di sorta, perciò dovrebbe essere al riparo da accuse di plagio. Piuttosto, ora che tutti sanno, dovrò sbrigarmi a pubblicarlo, prima che altri mi freghino l'idea. 

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16 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Mannaggia! E' la seconda volta che la realtà supera la mia fantasia

 

Guarda questo:

 

 

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1 ora fa, dyskolos ha scritto:

 

Guarda questo:

 

 

Beh, a parte la considerazione che Vuolo, qualsiasi cazzata scriva, vende decine o centinaia di migliaia di copie (merito suo o colpa di una platea di gente che è si e no in grado di capire quello che legge?), le domande menzionate da Michela Murgia, ancorché di stampo marzulliano, hanno, a mio avviso, la caratteristica di solleticare l'ego dell'acquirente (stavo per scrivere del lettore). L'importante è incassare: di tutto il resto a nessuno interessa una beneamata mazza.

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Mi viene in mente l'incipit di "Il vecchio e il mare" (E. Hemingway, tradotto da F. Pivano, Mondadori, 1952)
 

Quota

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un'altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all'albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.

 

In cinque righe di testo ho trovato

 

Ripetizioni: vecchio, vecchio, vecchio,

pesce, pesce, pesci,

ottantaquattro giorni, quaranta giorni,  quaranta giorni, giorno,

ragazzo, ragazzo, ragazzo, ragazzo, 

vela, vela, vela, 

barca, barca, barca, 

serrata, serrata, 

prendeva, prendesse, prese

 

Avverbi: decisamente e definitivamente

 

Similitudini: La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.

 

Secondo i criteri che vengono sbandierati nel manifesto e che tanti tra noi accettano, questo dovrebbe essere uno dei peggiori incipit della letteratura ed Hemigway si sarebbe dovuto suicidare subito dopo averlo pubblicato, nel 1952. Beh, lo fece, ma solo dieci anni dopo. Nel frattempo vinse il premio Pulitzer (1953) e il premio Nobel per la letteratura (1954). La traduzione della Pivano riportata sopra si aggiudicò il premio Bancarella del 1953.

 

Al di là dei premi, su cui si può sempre discutere, la prosa di Hemingway, con le sue ripetizioni, con gli avverbi, i participi, i gerundi e le similitudini ha letteralmente illuminato la mia adolescenza, divorai ogni cosa che egli scrisse e ancor oggi continuo a leggerlo. Con orgoglio. Anzi, orgogliosamente.



 

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9 minuti fa, Ezio Bruno ha scritto:

la prosa di Hemingway, con le sue ripetizioni, con gli avverbi, i participi, i gerundi e le similitudini ha letteralmente illuminato la mia adolescenza

E non sei l'unico...

Cambiano i tempi e con quelli anche le mode e i gusti in letteratura. Con questo il valore dei libri rimane intatto.

Ne ho parlato tempo fa in questa discussione ;).

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Dico la mia su questo argomento :)

 

5 ore fa, Ezio Bruno ha scritto:

Mi viene in mente l'incipit di "Il vecchio e il mare" (E. Hemingway, tradotto da F. Pivano, Mondadori, 1952)

 

A proposito di Hemingway, a me viene in mente il suo racconto brevissimo Colline come elefanti bianchi, in cui una parola è ripetuta addirittura sette volte di fila. Riporto l'originale:

"Would you please please please please please please please stop talking?"

 

Lì ha un senso. Si tratta di una ripetizione utile, altre sono inutili e appesantiscono la prosa.

 

 

5 ore fa, Ezio Bruno ha scritto:

Secondo i criteri che vengono sbandierati nel manifesto e che tanti tra noi accettano, questo dovrebbe essere uno dei peggiori incipit della letteratura ed Hemigway si sarebbe dovuto suicidare subito dopo averlo pubblicato, nel 1952. Beh, lo fece, ma solo dieci anni dopo. Nel frattempo vinse il premio Pulitzer (1953) e il premio Nobel per la letteratura (1954).

 

Secondo me la cosa va vista diversamente.

Nelle scuole di scrittura viene insegnato l'opposto, è vero, ma io direi che "sdoganare" le ripetizioni sia sbagliato da parte delle suddette scuole, perché lo scrittore in erba si metterebbe a ripetere a tutta birra e finirebbe per inserire anche le ripetizioni inutili, quelle che appesantiscono la prosa senza produrre nessun effetto "artistico". Quindi è giusto il freno per i principianti; per gli esperti invece non ce n'è la necessità. Quelli sanno controllare le ripetizioni senza abusarne indebitamente e senza sbrodolare. Hemingway sta in questa categoria.

D'altronde le troppe ripetizioni possono indicare povertà di lessico, ma se sei Hemingway hai già dimostrato la ricchezza di lessico altrove :):)

Quindi niente decaloghi per tutti e tutto, please please please please please please please! :asd:

 

 

5 ore fa, Ezio Bruno ha scritto:

Hemingway, con le sue ripetizioni, con gli avverbi, i participi, i gerundi e le similitudini ha letteralmente illuminato la mia adolescenza, divorai ogni cosa che egli scrisse e ancor oggi continuo a leggerlo. Con orgoglio. Anzi, orgogliosamente.

 

Idem :)

Scriviamo bene senza seguire troppe regole e poi si vede.

Viva Ernest! :)

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Una rimasticatura che neanche la sbobba rigurgitata che certi uccelli propinano ai loro nidiacei.

Tralasciando lo stile artefatto e le velleità di dettare una linea, la "sostanza" la leggevo già una quindicina di anni fa nelle sezioni di scrittura di forum sulle fanfiction (mescolate ad anatemi contro Mary Sue).

Sono d'accordo con Marcello che trova elementi condivisibili, ma anche con chi rileva l'assoluta mancanza di originalità, quindi un documento inutile.

Se poi è la solita filippica contro chi si autopubblica, davvero spero che la redattrice non abbia prodotto questa perla in orario d'ufficio. Per amor di un minimo di etica lavorativa, intendo.

 

 

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Il 27/1/2020 alle 17:46, Renato Bruno ha scritto:

La rarefazione dei gerundi subordinati e appositivi

Perché solo i gerundi subordinati e gli appositivi? Come mai i gerundi coordinati non le danno fastidio? Mah.

Mi trovo in pieno accordo con @Ace, @mercy e @massimopud, il quale ultimo riesce a essere sempre divertentissimo.

 

Il 27/1/2020 alle 17:46, Renato Bruno ha scritto:

Resta ferma la mia impressione che questo decalogo, così com'è stato scritto (ah, l'artificiosità dell'italiano!), senza uno straccio di esempio, susciti in noi più il desiderio di tornare alla tradizione

Ho trovato un esempio qui:

http://www.pangea.news/tomassini-brullo-letteratura-scrittura/; non di facile lettura.

Grazie mille, @Renato Bruno: sono sempre stimolanti i tuoi interventi.

 

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22 minuti fa, Ippolita2018 ha scritto:

Ho trovato un esempio qui:

http://www.pangea.news/tomassini-brullo-letteratura-scrittura/; non di facile lettura.

 

Grazie, gentilissima @Ippolita2018. I brani riportati sono interessanti (in alcuni punti ho trovato degni di nota alcuni originali nessi fono-sintattico-semantici, di una certa forza evocativa) ma devo confessarti che leggendo mi sono tornati alla mente (ma chissà perché) Lautreamont, Breton, Rimbaud e Dadà, i Surrealisti, le avanguardie letterarie europee. E non so dirti se si tratta di un "presagio" ben augurante o nefasto. È vero che con le lettere del nostro alfabeto le combinazioni sono infinite, mah...temo che finiti siano certi esperimenti d'avanguardia  che troppo lasciano trasparire la volontà di disobbedire alle regole, di creare appositamente un effetto estraniante, di coccolare un'oscurità dove la frase brillano "ad ogni costo". Mi sembra, ma te lo dico dal basso delle mie bulemiche e fuorvianti letture, che i fuochi d'artificio della forma sono destinati a spegnersi dopo qualche oh e ah di meraviglia iniziale, dopo una sorpresa che presto affoga nel senza senso dovuto all'eccessiva discrepanza tra le neo-modalità di una scrittura di rottura e le vetero -ma pur sempre attualissime- modalità di decodifica del messaggio (sempre ammesso che un messaggio ci sia) che hanno plasmato il nostro cervello che legge. 

 

Comunque grazie per aver rintracciato l'esempio/traccia che ci mancava.

Si tratta comunque di un brano che va riletto e analizzato (anche se a me non dice molto di "nuovo"). 

 

Un abbraccio.       

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47 minuti fa, Ippolita2018 ha scritto:

 

Ho letto il pezzo e ho capito; ritenevo di essere un lettore – che illuso –,  ma non sono che il torsolo di un villico. Un terrazzano zappa-mota incapace di abbracciare una prosa di siffatta levatura: sono una capra! Sembra che l’autore se la sia detta chiara e tonda, onde evitare fraintendimenti: “Sarò pesante come la campana dello zar di Cremlino, barboso allo sfinimento e dirò la cosa più semplice nel modo più capzioso possibil. Tzè agli azzeccagarbugli; più caliginoso assai sarò nella prosa, dovranno leggermi con il vocabolario aperto sempre appresso, chiamare il call center o gli si creperanno le lenti agli occhiali. Guasti i loro occhi, guasti quanto chicchi d’uva marciti. I miei incisi? Temerari e chilometrici, ivi sfoggerò tutto quello che mai necessita sapere e per comprenderli servirà loro una calcolatrice per fare di computo! Perle, perle ai porci dispenserò, i loro sbadigli saranno la mia paga e il mio tesssoro...

 

I passaggi che più mi hanno deliziato:  

 

Mentre Vera lo attende, ha tenda per lui”.

Ah, che meraviglia.

 

“Io voglio la conquista, l’arbitraria edificazione di metropoli sul sale”, mi disse, davanti alla pianura asiatica, luciferina, dove la luce istoria strani giaguari a Est.”

Qui mi sono rullato un torbone e con uno sbadiglio mi sono ingoiato un gatto dell'Ovest.

 

“Probabilmente russo, accennava a giacimenti di petrolio e a vasti interessi presso i porti di Corinto, Baku e Varna”

Vuoi contestualizzare? Apri Google Maps.

 

"Lo ascoltava con garbo, Collingworth, sapendo dove agire, usando i verbi come un medicamento"

Ma l'autore non era tra chi sosteneva che il gerundio è peggio di Marylin Manson?

 

Torno a letture più sane: i Grandi Classici Disney, le saghe Paperiniane.

 

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4 minuti fa, Ace ha scritto:

Sarò pesante come la campana dello zar di Cremlino, barboso allo sfinimento e dirò la cosa più semplice nel modo più capzioso possibil. Tzè agli azzeccagarbugli; più caliginoso assai sarò nella prosa, dovranno leggermi con il vocabolario aperto sempre appresso, chiamare il call center o gli si creperanno le lenti agli occhiali. Guasti i loro occhi, guasti quanto chicchi d’uva marciti. I miei incisi? Temerari e chilometrici, ivi sfoggerò tutto quello che mai necessita sapere e per comprenderli servirà loro una calcolatrice per fare di computo! Perle, perle ai porci dispenserò, i loro sbadigli saranno la mia paga e il mio tesssoro...

 

Leggendo il tuo post, mi è venuto in mente Franco Battiato, il quale scrisse:

 

Una vecchia bretone
Con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù
Capitani coraggiosi
Furbi contrabbandieri macedoni
Gesuiti euclidei
Vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori
Della dinastia dei Ming.

 

Una volta dovetti tradurlo in inglese in simultanea: stavo impazzendo, alla fine ero tutto sudato come se avessi scalato l'Everest :)

A tradurre la parte riportata nemmeno ci provo ;)

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40 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Capitani coraggiosi
Furbi contrabbandieri macedoni
Gesuiti euclidei
Vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori
Della dinastia dei Ming

Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente

 

 

Nel testo di Battiato trovi citazioni letterarie, equilibrio estetico e una musicalità eccellente.

Capitani Coraggiosi, furbi contrabbandieri macedoni

Romanzo di Kipling.

 

Gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia di Ming

Si riferiva a Matteo Ricci, gesuita italiano seguace del matematico greco Euclide.

 

Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente

Qui Battiato svela il suo amore per Georges Ivanovič Gurdjieff, mistico armeno vissuto tra l’800 e il 900. È da Frammenti di un insegnamento sconosciuto, scritto da Piotr D. Ouspensky -- libro incredibile uscito per Astrolabio che ho letto più volte e consiglierei a chiunque -- che Battiato si è ispirato per il ritornello della canzone.

 

 

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2 minuti fa, Ace ha scritto:

Nel testo di Battiato trovi citazioni letterarie, equilibrio estetico e una musicalità eccellente.

Capitani Coraggiosi, furbi contrabbandieri macedoni

Romanzo di Kipling.

 

Sì, io lo adoro, è uno dei miei preferiti.

Non sapevo le altre cose, quelle che non ho riportato. Grazie!

 

Ogni volta che leggo cose come quelle dell'articolo, mi metto sempre nei panni degli interpreti simultanei: poverini :asd:

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Spigolature da http://www.pangea.news/tomassini-brullo-letteratura-scrittura/:

 

"dove la luce istoria strani giaguari a Est, e le nuvole sembrano il sigillo di un patto tra immemori"

"Ieri ho visto un cervo – sono convinto che con la lingua odorava la sua vittoria – le corna sono piene di occhi"

"accolse il caos in un sospiro, cadde."

"così nascono le mappe del cielo, per orientare l’orfano"

"’anatema che anatomizza i ghiacciai e il funebre;"

"Non fuggo dal mondo – lo fondo."

"è in balia del paradosso – probabilmente russo"

"Mentre Vera lo attende, ha tenda per lui"

 

Recensione: sembra il cognato di Borges posseduto a intermittenza da un rapper. 

 

Se l'obiettivo di questo tipo di letteratura è fecondare l'ambiguo e l'astrale (?), benissimo, se invece è quello di "rompere il monopolio di classe dell’immaginario e allargare la rappresentanza" dei frequentatori di libri, la vedo duretta. 

 

Mi associo ai lettori Disney, trovo molto più moderni e innovativi autori come Carl Barks e Floyd Gottfredson.

 

 

 

Modificato da massimopud
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L'avevo letto di sfuggita in precedenza e non mi era sembrato nulla di che.

Confermo le mie impressioni: i diversi punti esposti non sembrano niente di nuovo e sono sempre appartenuti alla stilistica propria di vari autori se non addirittura di un intero movimento letterario — alcuni esempi al volo: Fitzgerald e McCarthy per i punti 1 e 2; tutta la letteratura ergotica per il punto 3; quasi tutta la letteratura non contemporanea per i punti 4, 5 e 6; Faulkner, Baricco e ancora McCarthy e compagnia per il punto 7; a seconda del POV scelto e del tono narrativo per i punti 8, 9 e 10 — e non mi sembrano essere neanche coadiuvanti.

Su alcune cose sono anche d'accordo e le utilizzo io stesso, più per una mia forma istintiva che non per un dettame filologico, ma restando della convinzione che "tutto funziona se lo si usa correttamente e dove è necessario".

In generale, aborro qualsiasi decalogo e "10 regole da seguire" varie. Trovo molto più interessante, per chi è appassionato al tema, l'intervento di Olga Tokarczuk alla premiazione del Nobel sull'idea del 4° narratore.

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3 ore fa, massimopud ha scritto:

Recensione: sembra il cognato di Borges posseduto a intermittenza da un rapper. 

:no: Non nominare Borges invano. Quanto al rap, quello buono è molto meglio di questa roba. 

 

3 ore fa, massimopud ha scritto:

Se l'obiettivo di questo tipo di letteratura è fecondare l'ambiguo e l'astrale (?), benissimo, se invece è quello di "rompere il monopolio di classe dell’immaginario e allargare la rappresentanza" dei frequentatori di libri, la vedo duretta. 

 

Mi associo ai lettori Disney, trovo molto più moderni e innovativi autori come Carl Barks e Floyd Gottfredson.

Questa roba invece la quoto e straquoto. :si:

Per quel che mi riguarda, la discussione su questo manifesto si chiude qui.

 

Modificato da mercy
avevo scritto un post che poteva essere frainteso.
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Mamma mia che noia questo decalogo,  poche parole  significative non sarebbero state più efficaci? Agli imperdonabili, se ho capito bene, fa difetto la capacità di sintesi. Tra l'altro dove finisce la creatività se deve rispondere ai 10 comandamenti? E poi credo che tutti i premi Nobel verrebbero bocciati per non ottemperanza alle regole, anche se confesso che la noia mi ha talmente sopraffatta che ero un po' distratta quando le ho lette, quindi potrei averle fraintese.

 Che c'entra poi se un modo di scrivere è di quarant'anni prima e quindi fuori moda? Forse che i classici non sono tali perché sempre validi? Forse Thomas Bernard e Celine non sono al passo con i tempi perché vecchi di decenni? In questi casi ci sta bene un detto delle mie parti: Chi non ha nulla da fare gratta il sedere ai cani.!! :facepalm:

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