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Ezio Bruno

Romanzo preistorico

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Sto provando a scrivere un romanzo preistorico, con questo intendo dire che la mia narrazione cerca di essere compatibile con le evidenze archeologiche, paleogeologiche, palezoologiche, paleobotaniche e così via. Niente sorcery e niente sword, anche perché all'epoca non c'erano metalli e neppure spade. Una notevole fonte di ispirazione sulle "tecnologie" dell'epoca sono stati i video di "archeologia sperimentale" rinvenuti in rete, in cui i ricercatori vengono filmati mentre realizzano armi o utensili con gli strumenti del tempo. Mi rimangono due problemi piuttosto grossi e spero di poter trovare aiuto.
La misura dello spazio e del tempo sono strettamente connesse. Il giorno, il ciclo lunare e l'anno sono unità elementari che sono state disponibili da sempre, le stesse unità vanno bene anche per indicare le distanze, per esempio "una giornata di cammino". Il sole indica anche i punti cardinali, così è possibile specificare la direzione. Ma, come dire "quattordici anni" oppure "cento passi"? In entrambi i casi il problema è il numero. Nell'età della pietra (il periodo in cui è ambientata la mia storia è il mesolitico) come contavano e fino a quanto erano capaci di contare? Direi che sicuramente sapevano contare fino a dieci, tanto quante le dita delle mani. Sapevano andare oltre? Potevano dire "quattro volte le mie dita" per "quaranta"? 
L'altro problema, estremamente complesso è la religione. C'è il culto dei morti, per lo meno si ritrovano inumazioni. Probabilmente si ritiene che gli spiriti dei morti e degli animali uccisi interagiscano con i viventi. Ci sono totem, ci sono tabù. Ci sono anche divinità legate agli astri (il sole, la luna)?
Ancora un'ultima domanda. Tra i lettori del forum c'è qualcuno impegnato in un progetto simile?

Grazie per ogni suggerimento o idea che vorrete darmi.
 

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Ciao @Ezio Bruno

Mi pare che esistono diversi romanzi ambientati nella preistoria, ora non mi vengono in mente i titoli però.

Io mi sono interessato sulla preistoria per quanto riguarda la Sardegna, anche dapprima dell'età del Bronzo, (1800 a.C.) periodo in cui si cominciarono a costruire i primi nuraghi.

Ci sono parecchi studi e teorie sulla preistoria, ma sono appunto studi e teorie. Bisognerebbe fare incetta di questi studi. Dalle mie parti ci sono dei monti fatti di ossidiana, una pietra che scheggiata produce pietre dal filo tagliente come un rasoio; sono stati rinvenuti asce e strumenti con le quali tagliavano alberi e scuoiavano animali. Poi ci sono pietre fittili conficcate in lunghe file nei terreni, secondo l'orientamento del sole e degli astri. Il sole è molto importante nella preistoria. Tutti gli ingressi dei nuraghi e delle tombe dei giganti sono orientati verso est.

19 minuti fa, Ezio Bruno ha scritto:

La misura dello spazio e del tempo sono strettamente connesse. Il giorno, il ciclo lunare e l'anno sono unità elementari che sono state disponibili da sempre, le stesse unità vanno bene anche per indicare le distanze, per esempio "una giornata di cammino". Il sole indica anche i punti cardinali, così è possibile specificare la direzione. Ma, come dire "quattordici anni" oppure "cento passi"? In entrambi i casi il problema è il numero. Nell'età della pietra (il periodo in cui è ambientata la mia storia è il mesolitico) come contavano e fino a quanto erano capaci di contare? Direi che sicuramente sapevano contare fino a dieci, tanto quante le dita delle mani. Sapevano andare oltre? Potevano dire "quattro volte le mie dita" per "quaranta"? 

Gli antichi penso che ne sapessero più di noi su cicli lunari  e distanze da percorrere. Conoscevano bene il ciclo delle stagioni, delle primavere e delle estati.

Penso che istintivamente sapevano discernere da un uomo con 15 primavere o estati di vita, e un uomo che magari ne aveva il doppio. Erano cicli temporali molto precisi, in quanto a come li esprimessero  oralmente fra di loro però non saprei.  Forse contavano il tempo basandolo su eventi particolari come piene di fiumi,  nascite di uomini che poi diventavano capitribù... Per le distanze penso che facessero riferimento alla distanza che si poteva percorrere nell'arco di una giornata. Ma sono dati troppo labili, occorrerebbero ricerche più approfondite,  specialistiche. Nel mesolitico, che va dal 10.000 all'8000 a. C., dove vuoi ambientare la tua storia, da quello che so c'è una mole di dati per quanto riguarda le prime rappresentazioni rupestri e uso di armi come frecce o asce, gli uomini erano come noi fisicamente, cioè Homo sapiens.  Però immaginare come vivessero nel quotidiano e rappresentarlo con un linguaggio scevro dalla mentalità odierna ritengo che non sia una passeggiata. Bisogna documentarsi parecchio per avere qualche immagine, come dicevo prima. Potresti provare a informarti su studi recenti e certi riguardanti tribù scoperte da poco, che vivono al centro della foresta amazzonica e che prima di essere scoperte non avevano avuto contatti con la civiltà. Ho visto qualche documentario a tal proposito, molto interessante.

Basandoti su questi studi penso che riusciresti a ricavarne materiale da poter elaborare per il tuo romanzo.

Mi dispiace di non poterti essere di molto aiuto, non sono un grande esperto di preistoria, per quanto in base ai ritrovamenti che vengono fatti spesso, anche dalle mie parti, considero si tratti di un periodo tanto interessante quanto ancora sconosciuto nei suoi particolari.

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@Alberto Tosciri

Alberto, mi sono documentato parecchio, leggendo soprattutto letteratura scientifica. Sono assolutamente d'accordo con te, il sole era parecchio importante nella preistoria e credo che questa sia anche la ragione dei grandi templi megalitici, che la maggioranza degli studi disponibili considera come strumenti per misurare il tempo. 
Alla fine del Paleolitico, nel Mediterraneo Centrale l'ossidiana era disponibile in Tunisia, in Sardegna e a Pantelleria. L'ossidiana di Lipari, che nel VI millennio a.C. raggiunse tutte le coste del Mediterraneo, risale soltanto all'eruzione del Monte Pelato nel IX millennio a.C. e non c'è evidenza di commercio marittimo di ossidiana prima tale evento: L'ossidiana del Mesolitico quindi la si trova soltanto in Tunisia e in Sardegna. Gli altri? Usavano la selce, è dura e tagliente quasi quanto l'ossidiana e la si trova praticamente dappertutto. 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Mi pare che esistono diversi romanzi ambientati nella preistoria, ora non mi vengono in mente i titoli però.

Fondamentalmente c'è il ciclo di Ayla di Jean Auel. I romanzi trattano l'incontro tra la cultura dei Cro-Magnon e quella dei Neandertal, circa 30 mila anni fa.

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Nel mesolitico, che va dal 10.000 all'8000 a. C., dove vuoi ambientare la tua storia, da quello che so c'è una mole di dati per quanto riguarda le prime rappresentazioni rupestri e uso di armi come frecce o asce, gli uomini erano come noi fisicamente, cioè Homo sapiens. 

Sicuramente erano Homo sapiens, i Neandertal si erano estinti ventimila anni prima. Se erano simili a noi fisicamente, qui termina quello che sappiamo. Erano bianchi o neri? Di che colore gli occhi e i capelli? Le pitture rupestri, sono davvero tante, non ci possono dare queste informazioni. Sappiamo che usavano lance, archi, asce, pietra, legno, pelli, tendini, avevano addomesticato i cani. Recentemente alcuni scavi ci hanno mostrato che oltre a cacciare pescavano, forse anche in mare aperto, che avevano sviluppato tecniche rudimentali per affumicare i cibi, che iniziavano ad addomesticare pecore e forse capre. Ma che imbarcazioni? Semplici tronchi scavati o canoe di legno e pelli trattate?
Gli uomini del mesolitico pescano, migrano, iniziano pastorizia e agricoltura rudimentali, diventano almeno parzialmente sedentari, dipingono. Fin qui i fatti. Penso pure, ma qui è soltanto una mia idea che non contraddice quanto noto, che sviluppino il concetto di numero e qualche forma di religione. Tutto questo mi affascina enormemente

Grazie per l'aiuto.

 

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@Ezio Bruno non ho suggerimenti utili, volevo solo dirti che è bellissima l'idea del tuo romanzo. Spero di leggerlo un giorno. Forse per le divinità astrali puoi cercare fra i saggi di archeoastronomia. Buon lavoro! 

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Il 26/1/2020 alle 11:24, Adamantia ha scritto:

@Ezio Bruno non ho suggerimenti utili, volevo solo dirti che è bellissima l'idea del tuo romanzo. Spero di leggerlo un giorno. Forse per le divinità astrali puoi cercare fra i saggi di archeoastronomia. Buon lavoro! 

Grazie, @Adamantia per l'incoraggiamento!

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@Ezio Bruno  Ma dai, è interessante:) Non ho mai letto documentazione scientifica.

Però penso che per contare si fermassero a dieci e più di dieci (per significare molti).

Quanto alla religione, tutto il mondo e i suoi fenomeni erano magici. Superiori alla loro comprensione e quindi trascendentali.

Non credo vi fosse culto dei morti. Vedevano morire e uccidevano animali e non penso si considerassero diversi da loro.

Mah

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Fondamentalmente devi ricordare una cosa: all'epoca era tutto nuovo.

 

Quindi sentimenti come la meraviglia, la curiosità, lo stupore sicuramente avevano un grande spazio.

 

Inoltre l'ambiente naturale all'epoca era ancora intoccato, praticamente vergine: gli uomini primitivi erano assai pochi, e impattavano pochissimo sulle risorse naturali. C'erano distese di foreste dove oggi non c'è neanche più un albero (Pianura Padana e Costa Est degli Stati Uniti), e anche i profili delle coste erano leggermente diversi. Durante le glaciazioni poi il livello del mare era più basso, e il ghiaccio ricopriva interamente terre e mari oggi distanti (es. le Isole Britanniche e la Scandinavia).

 

Un errore da NON fare è pensare che le persone vivessero nelle caverne: chiamarli "uomini delle caverne" è infatti fuorviante. Le caverne erano usate per i riti religiosi - ecco il perché delle pitture rupestri - o come riparo temporaneo, magari per l'inverno o per una stagione di caccia, ma non ci sono evidenze archeologiche di una loro occupazione stabile, da parte di gruppi numerosi, per generazioni.

 

Ricorda poi che gli esseri umani si spostavano, scoprendo sempre nuovi territori. I movimenti migratori partono dal triangolo Europa/Africa/Medio Oriente e arrivano successivamente in Asia, Oceania e America (in quest'ordine). Il passaggio in America è stato possibile quando lo stretto di Bering era ghiacciato e quindi superabile a piedi (all'epoca non esistevano ancora le conoscenze relative alla navigazione).

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Ciao! Mi sono incuriosita e ho chiesto a un mio amico archeologo come contavano . Però andava di fretta e mi ha detto soltanto che ha letto due romanzi preistorici:"  la notte del raduno" e "il più grande uomo scimmia del pleistocene". Se può esserti utile

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Il secondo è il celebre romanzo di Roy Lewis, che sfrutta l'ambientazione preistorica per fare satira sul presente. E' molto divertente ma non può essere preso come modello per una ricostruzione dell'epoca.

 

Consiglierei piuttosto i citati "libri di Ayla", ovvero La Saga dei Figli della Terra, di Jean M. Auel. Si tratta di ben sei romanzi, molto lunghi e spessi ma scorrevolissimi (ad eccezione degli ultimi due). Ne fu tratto anche un film, Cro-Magnon. Sono ottimi per osservare il lavoro di ricerca fatto a monte dall'autrice, che però - specie appunto negli ultimi due libri - se ne compiace un po' troppo e inserisce tantissimi particolari anche minuti.

 

Tra l'altro, ma qui si esula dal discorso strettamente preistorico, contengono alcune scene di sesso scritte veramente molto bene (come noto sono un po' la bestia nera di tutti gli scrittori).

 

 

Un altro romanzo che consiglio è Il Popolo del Lupo, edito dalla Nord. Qui si narra molto bene la penuria di cibo, la fatica della caccia, i rigori del clima.

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Da piccola avevo letto "Il più grande uomo scimmia del Pleistocene". A me era piaciuto molto, anche se però so che nel corso degli anni ha ricevuto numerose critiche. Ma può essere un buon cannovaccio per partire, facendo tesoro delle critiche ricevute dal suddetto.

 

Altro librone che consiglio è "Sapiens. Da animali a dei". Si tratta di un saggio esauriente e esaustivo sulla vita dei Sapiens prima e dopo l'avvento dell'agricoltura, che ha segnato il passaggio da "loro" a "noi" (per quanto, da un punto di vista genetico, siamo identici). E' un ottimo libro, sicuramente lungo ma scritto in modo appassionato, inoltre le parti di tuo interesse sono il primo terzo. Straconsiglio.

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