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Gioia92

La mia vita ricomincia da te Capitolo 8

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                                                     AMICHE?

 

Amicizia è ascoltare gli altri come vorresti che gli altri ascoltassero te.

 

Anonimo

 

 

                                                                                          ANGELA

 

Eravamo alla fine di Novembre mancava poco al Natale. Irene aveva invitato me e Tiziano a passare il giorno di Natale con lei, ero molto titubante non sapevo se accettare oppure no.

Io e Tiziano ormai passavano le feste sempre soli, forse era l'ora che anche io mi facessi delle nuove amiche e iniziassi di nuovo a fidarmi delle persone.

«Allora Angela, hai deciso cosa fare?» mi chiese Irene mentre eravamo a lavoro.

«Manca ancora tanto al Natale, come mai vuoi saperlo già da ora?» chiesi incuriosita da tanta determinazione, ogni giorno mi faceva la stessa domanda.

«Per organizzarmi, ovvio» mi fece l'occhiolino, mi sorrise e andò a servire un tavolo.

Sorrisi anche io, quella ragazza era davvero determinata, mi piaceva come persona e qualcosa mi diceva che saremo diventate ottime amiche.

Alla fine della giornata, mentre stavamo pulendo la sala mi ritrovai di nuovo Irene accanto.

«Angela, stavo pensando che ne dici se te e Tiziano domani sera venite a cena da me?» Sapeva che avevamo lo stesso giorno libero.

«Va bene» . Irene sembrava una ragazza perbene.

Mi lasciò il suo numero, fuori dal ristorante ci salutammo e io me ne ritornai a casa da mio figlio.

Arrivata c'era Chiara ad aspettarmi come sempre.

«Ciao Chiara, come va?» chiesi appena entrata in casa.

«Io vado, buonanotte Angela» aveva ignorato la mia domanda , ancora non capivo cosa le avessi fatto di male.

Andai in camera di mio figlio, stava dormendo beatamente, chissà che sogno stava facendo. Chiusi la porta e andai in camera mia, ero stanca quel giorno non mi ero fermata molto.

Mi addormentai pensando che il giorno dopo sarei andata a casa di Irene e avevo un po' paura. Quando mi svegliai, avevo Tiziano accanto che mi stava guardando.

«Giorno amore della mamma, che ci fai già sveglio» gli dissi mentre gli passavo una mano tra i capelli e mi alzavo.

«Giorno mamma. Ho fame»

«Andiamo forza, ti preparo la colazione»

Andammo in cucina. Preparai il latte con il cacao e i biscotti, ci sedemmo a tavola e mangiammo in silenzio. Io assorta nei mie pensieri del passato.

«Tiziano, ti va di andare a fare un giro?» non volevo che rimanesse tutto il giorno in casa.

«Va bene» si alzò da tavola e andò a cambiarsi.

Io intanto sistemai la cucina e dopo andai anch'io a prepararmi.

Uscimmo di casa e ci dirigemmo al parco, arrivati c'erano altri bambini, Tiziano andò a giocare con loro.

Mi sedetti su di una panchina a leggere un libro, ogni tanto alzavo lo sguardo per vedere cosa facesse mio figlio.

Verso l'ora di pranzo rientrammo in casa, preparai dei piatti semplici e dopo aiutai mio figlio con i compiti.

Verso le 18:00 ci preparammo per andare a casa di Irene che nel frattempo mi aveva mandato la via di dove abitava per sms.

Seguii le indicazioni che due ragazzi mi avevano dato e presto mi ritrovai sotto casa sua, iniziai a cercare il campanello di Irene, quando lo trovai citofonai, mi rispose subito.

«Chi è?» domandò

«Irene, sono Angela»

«Dai su, salite» ci aprì il portone e salimmo con l'ascensore, arrivammo così all'ultimo piano.

Viveva in un attico bellissimo era grande e spazioso.

Subito appena entrati ci trovammo in un salotto grande con un divano in mezzo e davanti era situata una televisione attaccata alla parete a schermo piatto, sotto era situato un cassettone con sopra un DVD, appese alle pareti c'erano fotografie sue e della sua famiglia e altre con i suoi amici.

Entrammo e ci salutò con un abbraccio e un bel sorriso ma notai che non era sola, seduti sul divano c'erano Chiara e Claudio.

«Ho invitato Chiara e lei a portato anche lui, non sapevo che il bel manzo fosse suo fratello» mi disse sottovoce non facendosi sentire dai due ospiti per me inattesi.

Quando incrociai lo sguardo di Claudio sentii un brivido corrermi lungo la schiena ero rimasta imbambolata, mi persi in quegli occhi color del mare belli e profondi.

“Siamo solo amici” mi ripetevo nella mente ma non stava granché funzionando. Sentivo nascere qualcosa che da troppo tempo non provavo. Non potevo innamorarmi di nuovo, avrei sofferto e non potevo permetterlo perché ora avevo Tiziano ed era la cosa più importante per me.

Mi accordi che ancora gli tenevo la mano, la lascia subito.

«Scusa» lui sorrise. Dio, che sorriso stupendo che aveva.

Si mise all'altezza di mio figlio.

«Ciao anche a te, Tiziano»

«Ciao».

«Ciao Angela, Tiziano» ci salutò Chiara freddamente.

Ancora dovevo capire perché da un giorno ad un altro era cambiata.

Irene ci invitò a sedere, chiedendoci cosa volessimo da bere, gli chiesi dell'acqua e anche mio figlio.

Scambiammo qualche parola poi Irene mi chiese di raggiungerla in cucina.

Quando la raggiunsi la vidi molto preoccupata.

«Angela, io non so cucinare ma vi ho invitato lo stesso a cena e ora non so cosa fare».

«Non ti preoccupare, ti aiuto io. Mi sorge un dubbio come fai a conoscere Chiara e Claudio? Al ristorante mi dicesti che non conoscevi Claudio» Divenne rossa, cosa stava succedendo?

«Si, ehm in realtà conosco Chiara e Claudio da un paio di anni. Scusami ti ho detto una piccolissima bugia, ma non ti arrabbiare, ti posso spiegare tutto.» Ero rimasta scioccata perché mi aveva mentito? Proprio ora che mi iniziavo a fidare di lei.

«Sentiamo che hai da dire a tua discolpa?» dissi severa.

« Vedi Angela, c'è stato un tempo in cui mi ero innamorata follemente di Claudio ma lui non l'ha mai saputo vedi come ti ho già detto è un dongiovanni, insomma lui si è trasferito a Siena per un paio di anni pensavo che la cotta per lui mi fosse passata ma quando è tornato è riaffiorato tutto in più lui ha avuto un incidente e non ricordava nulla. E io, beh io pensavo di approfittarmene e farlo innamorare di me però non ha funzionato. Con il tempo ha iniziato a ricordare non tutto e per me non c'è stata alcuna chance. Ora la cotta per lui mi è passata. Scusami Angela se non ti ho detto da subito la verità mi sento una sciocca per aver creduto che questa volta potesse funzionare con lui. Perdonami se puoi, per favore non ti voglio perdere come amica, anche se ci conosciamo da poco per me sei troppo importante, una vera amica». Mentre parlava aveva le lacrime agli occhi. Come potevo non perdonarla? In fondo Claudio piaceva a tutte e potevo sorvolare per una volta su una piccola bugia che era stata detta a fin di bene. Mi venne un dubbio, Irene aveva detto che Claudio era stato a Siena per un paio di anni? Lui era nella mia città, lui poteva conoscere Davide. Chi era davvero? Mi stava iniziando a mancare il fiato, la testa mi girava e avevo troppe domande senza risposte.

«Angela stai bene?» chiese Irene riportandomi alla realtà.

«Irene, non c'è bisogno di chiedermi scusa. Vedi, però non mi piacciono molto le bugie per via di ciò che mi è successo in passato. Amo la sincerità. Ho iniziato da poco a fidarmi di nuovo delle persone cosa che per me è difficile da fare, dopo ciò che mi è accaduto» cercai di spiegargli.

«Cosa ti è accaduto di così orribile da non poterti fidare delle persone?»

«A questa domanda ti risponderò quando mi sentirò pronta di raccontarti del mio passato. Perdonami, ma davvero non riesco a parlarne con nessuno» dissi quest'ultima frase con un filo di voce. Per me era ancora dura, era ancora una ferita profonda e aperta, ogni vota che ci pensavo mi sentivo squarciare dentro come essere divisa in due. Come se mi stessero dividendo anima e corpo. Non so se mai sarei guarita ma di una cosa ero sicura non mi sarei mai più innamorata o così pensavo.

«Non ti preoccupare Angela, quando vorrai e te la sentirai, sappi che la mia porta è sempre aperta.» Irene mi riportò alla realtà con le sue parole.

«Grazie» mi stampai di nuovo un sorriso sul viso poi chiesi:
«Hai problemi con la cena, vediamo cos'hai in frigo?» cambiai discorso volevo solo non pensare che Claudio potesse conoscere Davide.

«Certo» aprì il frigorifero e vidi che c'erano le verdure ed il prosciutto, il pollo che probabilmente aveva scongelato per la cena.

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Ciao, @Gioia92, bentornata. :)

Ricordo di aver letto i capitoli precedenti anche se mi sembra sia passato un bel po' di tempo da quando li hai pubblicati. Hai ripreso questa storia oppure l'hai già finita e pubblicherai un capitolo alla volta?

In ogni caso, provo a lasciarti qualche consiglio, sperando che possa esserti utile in fase di revisione.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

Eravamo alla fine di Novembre (qui) mancava poco al Natale. Irene aveva invitato me e Tiziano a passare il giorno di Natale con lei, ero molto titubante non sapevo se accettare oppure no.

Mi sembra che qui manchi una congiunzione o un segno di interpunzione che colleghi le due frasi. Basterebbe una virgola oppure una "e". La ripetizione "Natale" si può evitare sostituendo il primo con "feste" oppure il secondo con "il Venticinque".

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

Eravamo alla fine di Novembre mancava poco al Natale. Irene aveva invitato me e Tiziano a passare il giorno di Natale con lei, ero molto titubante non sapevo se accettare oppure no.

Io e Tiziano ormai passavano le feste sempre soli, forse era l'ora che anche io mi facessi delle nuove amiche e iniziassi di nuovo a fidarmi delle persone.

Mi chiedo perché tu qui sia andata a capo, io non sento una cesura tra i due periodi, che anzi mi sembrano fortemente collegati. Valuta se togliere "anche" dato che non c'è un termine di paragone e io mi sono chiesta "anche io?" Chi è la persona da cui Angela dovrebbe prendere esempio per farsi della amiche?

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

Alla fine della giornata, mentre stavamo pulendo la sala, (virgola) mi ritrovai di nuovo Irene accanto.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

«Angela, stavo pensando (qui) che ne dici se te  tu e Tiziano domani sera venite a cena da me?»

Credo che qui manchi un segno di interpunzione: due punti, oppure anche i puntini di sospensione.

La forma del pronome soggetto è "tu", mentre "te" è pronome complemento. Un errore che si fa nel linguaggio parlato, ma lo eviterei nello scritto.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

Arrivata, (virgola) c'era Chiara ad aspettarmi come sempre.

Anche se il tuo stile è molto colloquiale, questa frase mi sembra un po' troppo "da linguaggio parlato". Il cambio di soggetto mi ha disorientata per un attimo: la riscriverei.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

«Ciao, (virgola) Chiara, come va?» chiesi appena entrata in casa.

«Io vado, buonanotte, (virgola) Angela» aveva ignorato la mia domanda , ancora non capivo cosa le avessi fatto di male.

Credo che i vocativi debbano sempre essere individuati da virgole. Se le battute di dialogo dovessero risultarne troppo piene di virgole, puoi valutare qualcosa del genere:

Ciao, Chiara, come va? 

Io vado. Buonanotte, Angela.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

aveva ignorato la mia domanda , ancora non capivo cosa le avessi fatto di male.

Trovo che, in generale, tu tenda a commentare un po' troppo quello che è già chiaro dai dialoghi. Nel dialogo Chiara ha evidentemente ignorato la domanda di Angela, non c'è bisogno di ripeterlo*.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

Chiusi la porta e andai in camera mia, ero stanca (qui) quel giorno non mi ero fermata molto.

Mi addormentai pensando che il giorno dopo sarei andata a casa di Irene e avevo un po' paura. (qui andrei a capo: passa tutta la notte tra una frase e l'altra)

 

Quando mi svegliai, avevo Tiziano accanto che mi stava guardando.

«Giorno, (virgola) amore della mamma, che ci fai già sveglio?» gli dissi  chiesi mentre gli passavo una mano tra i capelli e mi alzavo.

Nel primo periodo servirebbe una congiunzione, per esempio un "perché"

Dopo questo non ti segnalo più i vocativi senza virgola. Se vorrai puoi correggerli facilmente tu.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

Verso l'ora di pranzo rientrammo in casa, preparai dei piatti semplici e dopo aiutai mio figlio con i compiti.

Verso le 18:00 diciotto (ma va bene anche "sei") ci preparammo per andare a casa di Irene, (virgola) che nel frattempo mi aveva mandato la via di dove abitava per sms.

Seguii le indicazioni che due ragazzi mi avevano dato e presto mi ritrovai sotto casa sua, iniziai a cercare il campanello di Irene, quando lo trovai citofonai, mi rispose subito.

Nei testi narrativi è meglio scrivere i numeri in lettera.

Le ripetizioni "casa" e ""Irene" sono facilmente evitabili. Ad esempio:

Verso l'ora di pranzo rientrammo, preparai dei piatti semplici e dopo aiutai mio figlio con i compiti. 

Verso le diciotto ci preparammo per andare a casa di Irene, che nel frattempo mi aveva mandato il suo indirizzo per sms.

Seguii le indicazioni che due ragazzi mi avevano dato e presto mi ritrovai sotto il suo condominio: iniziai a cercare il suo campanello, quando lo trovai citofonai, mi rispose subito.

 

Però, permettimi un'osservazione in linea con quanto ti ho detto sopra. È necessario dire che Angela cerca il campanello, che lo trova e che citofona? A me sembra di no: queste azioni sono quelle che abitualmente fa chiunque sia ospite per la prima. Mi concentrerei invece sull'effetto che il condominio ha su Angela: è un condominio immerso nel verde? In centro città? Moderno o magari un edificio storico? Più avanti dirai che l'attico è grande e spazioso, ma forse sarebbe interessante per il lettore capire in che tipo di zona abita Irene.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

«Ho invitato Chiara e lei a portato anche lui, non sapevo che il bel manzo fosse suo fratello» mi disse sottovoce. non facendosi sentire dai due ospiti per me inattesi.

*

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

Irene ci invitò a sedere, chiedendoci cosa volessimo da bere, gli le chiesi dell'acqua e anche mio figlio.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

«Non ti preoccupare, ti aiuto io. Mi sorge un dubbio: (due punti) come fai a conoscere Chiara e Claudio? Al ristorante mi dicesti che non lo conoscevi Claudio» Divenne rossa, cosa stava succedendo?

«Si, ehm, (virgola) in realtà conosco Chiara e Claudio da un paio di anni. Scusami,(virgola) ti ho detto una piccolissima bugia, ma non ti arrabbiare. (punto) ti posso spiegare tutto.» Ero rimasta scioccata perché mi aveva mentito? Proprio ora che mi iniziavo a fidare di lei.

«Sentiamo, (virgola) che hai da dire a tua discolpa?» dissi severa.

«Vedi, (virgola) Angela, c'è stato un tempo in cui mi ero innamorata follemente di Claudio ma lui non l'ha mai saputo. (punto) Vedi, (virgola) come ti ho già detto, (virgola) è un dongiovanni. insomma lui Si è trasferito a Siena per un paio di anni e pensavo che la cotta per lui mi fosse passata, (virgola) ma quando è tornato è riaffiorato tutto... In più lui ha avuto un incidente e non ricordava nulla. E io, beh, (virgola) io pensavo di approfittarmene e farlo innamorare di me, (virgola) però non ha funzionato. Con il tempo ha iniziato a ricordare non tutto e per me non c'è stata alcuna chance. Ora la cotta per lui mi è passata. Scusami, (virgola) Angela, (virgola) se non ti ho detto da subito la verità. (punto) Mi sento una sciocca per aver creduto che questa volta potesse funzionare con lui. Perdonami se puoi, per favore, (virgola) non ti voglio perdere come amica, anche se ci conosciamo da poco per me sei troppo importante, una vera amica». Mentre parlava aveva le lacrime agli occhi. Come potevo non perdonarla? In fondo Claudio piaceva a tutte e potevo sorvolare per una volta su una piccola bugia che era stata detta a fin di bene. Mi venne un dubbio, Irene aveva detto che Claudio era stato a Siena per un paio di anni? Lui era nella mia città, lui poteva conoscere Davide. Chi era davvero? Mi stava iniziando a mancare il fiato, la testa mi girava e avevo troppe domande senza risposte.

«Angela, (virgola) stai bene?» chiese Irene riportandomi alla realtà.

Nel lungo discorso di Irene la punteggiatura mi sembra tutta da rivedere. Le frasi sono troppo lunghe e un po' confuse. Ho provato a darti qualche suggerimento, ma non è detto che tu non possa trovare qualcosa di meglio.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

«Irene, non c'è bisogno di chiedermi scusa. Vedi però, (virgola) non mi piacciono molto le bugie per via di ciò che mi è successo in passato. Amo la sincerità. Ho iniziato da poco a fidarmi di nuovo delle persone, (virgola) cosa che per me è difficile da fare dopo ciò che mi è accaduto» cercai di spiegargli le.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

Non so sapevo se mai sarei guarita, (virgola) ma di una cosa ero sicura: (due punti) non mi sarei mai più innamorata o così pensavo.

La narrazione è tutta al passato e l'ultima parte secondo me svela già che Angela si innamorerà di nuovo. Anticipazione non necessaria.

 

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

«Angela stai bene?» chiese Irene riportandomi alla realtà.

«Irene, non c'è bisogno di chiedermi scusa. Vedi, però non mi piacciono molto le bugie per via di ciò che mi è successo in passato. Amo la sincerità. Ho iniziato da poco a fidarmi di nuovo delle persone cosa che per me è difficile da fare, dopo ciò che mi è accaduto» cercai di spiegarglile.

«Cosa ti è accaduto di così orribile da non poterti fidare delle persone?»

«A questa domanda ti risponderò quando mi sentirò pronta di raccontarti del mio passato. Perdonami, ma davvero non riesco a parlarne con nessuno» dissi quest'ultima frase con un filo di voce. Per me era ancora dura, era ancora una ferita profonda e aperta, ogni vota che ci pensavo mi sentivo squarciare dentro come essere divisa in due. Come se mi stessero dividendo anima e corpo. Non so se mai sarei guarita ma di una cosa ero sicura non mi sarei mai più innamorata o così pensavo.

«Non ti preoccupare Angela, quando vorrai e te la sentirai, sappi che la mia porta è sempre aperta.» Irene mi riportò alla realtà con le sue parole.

«Grazie» mi stampai di nuovo un sorriso sul viso poi chiesi:
«Hai problemi con la cena, vediamo cos'hai in frigo?» cambiai discorso volevo solo non pensare che Claudio potesse conoscere Davide.

«Certo» aprii il frigorifero e vidi che c'erano le verdure ed il prosciutto, il pollo che probabilmente aveva scongelato per la cena.

 

Allora: io non amo molto le storie d'amore, ma devo ammettere che la tua mi incuriosisce e che non sono riuscita a capire cosa succederà nel girotondo dei tuoi personaggi. Mi piace anche lo stile colloquiale che usi. Però sembra che tu abbia scritto questo capitolo di getto e l'abbia pubblicato senza rileggerlo: ci sono diversi refusi e ripetizioni e la punteggiatura è tutta da rivedere. In generale mi sento di consigliarti di non sottolineare gli stato d'animo dei personaggi quando sono facilmente intuibili dai dialoghi e di aggiungere qualche breve descrizione dei luoghi e dei personaggi in modo che il lettore possa immaginarli facilmente.

 

Buona scrittura. :) 

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@Gioia92 Ciao! Credo sia la prima volta che ti leggo. Perdonami se sarò puntigliosa ma ho bisogno di un commento approfondito per postare :D  Premetto che non ho letto i precedenti capitoli quindi non potrò approfondire gli aspetti relativi alla trama, non avendo il quadro d'insieme, ma ti do un mio parere sull'aspetto formale.

 

Dal punto di vista stilistico, secondo me, c'è da lavorare un po'. Anzitutto, serve più attenzione alla punteggiatura. Ci sono più parti in cui è mancante o sbagliata. Inoltre, ti suggerisco (vedi gli esempi qui sotto) di non anticipare i contenuti dei dialoghi e, più in generale, di mostrare di più e raccontare di meno: non mi dire che l'amica è preoccupata, fammelo capire dal dialogo o dai suoi gesti nervosi, ad esempio.

Non mi dire che "Tizia" è una bella persona, ma fammi capire perché è una bella persona.

Ci sono poi parecchie ripetizioni di termini e concetti che possono essere evitate (te ne ho segnalate alcune) per snellire il testo. In generale, secondo me avresti potuto raccontare questo capitolo con la metà dei caratteri usati, e così asciugandolo ne avresti addirittura guadagnato in forza espressiva, perché gli elementi più importanti sarebbero stati più palesi invece che seppelliti sotto molte informazioni non indispensabili. Quindi il mio consiglio è asciugasciugasciuga!

 

Mi piace però come descrivi la quotidianità: i biscotti con il figlio, la cena fuori, i ritrovi con gli amici. Hai anche una buona naturalezza nella resa del discorso parlato, cosa che invece mette molte persone in difficoltà.

 

Quota

«Irene, non c'è bisogno di chiedermi scusa. Vedi, però non mi piacciono molto le bugie per via di ciò che mi è successo in passato.

Sarò iraconda io, ma mi sembra una reazione davvero molto calma di fronte a quello che è successo :D 

 

Passo sotto a farti un po' di pulci sulla forma del racconto:  

 

 

Quota

Eravamo alla fine di Novembre mancava poco al Natale. Irene aveva invitato me e Tiziano a passare il giorno di Natale con lei, ero molto titubante non sapevo se accettare oppure no.

L'incipit non mi convince. Ci sono alcune ripetizioni evitabili. "Mancava poco al Natale" è di troppo, avendo già specificato che è la fine di novembre. 

Seconda criticità quella grassettata. Il fatto che fosse titubante implica che è indecisa se accettare oppure no: o l'una o l'altra.

 

 

Quota

Io e Tiziano ormai passavano le feste sempre soli, forse era l'ora che anche io mi facessi delle nuove amiche e iniziassi di nuovo a fidarmi delle persone.

eliminerei l'articolo.

eviterei la ripetizione di "nuove"/"nuove". Potremmo usare il verbo "riprendere"---> "e riprendessi a fidarmi delle persone".

 

 

Quota

«Per organizzarmi, ovvio» mi fece l'occhiolino, mi sorrise e andò a servire un tavolo.

Il doppio "mi" è evitabile. Puoi eliminare il secondo.

 

Quota

«Manca ancora tanto al Natale, come mai vuoi saperlo già da ora?» chiesi incuriosita da tanta determinazione, ogni giorno mi faceva la stessa domanda.

E' un dialogo, gli interlocutori sanno già di cosa stanno parlando. Tu, narratrice, lo hai specificato poco prima. Non serve ripeterlo.

 

Quota

 

«Manca ancora tanto al Natale, come mai vuoi saperlo già da ora?» chiesi incuriosita da tanta determinazione, ogni giorno mi faceva la stessa domanda.

«Per organizzarmi, ovvio» mi fece l'occhiolino, mi sorrise e andò a servire un tavolo.

Sorrisi anche io, quella ragazza era davvero determinata, mi piaceva come persona e qualcosa mi diceva che saremo diventate ottime amiche.

 

Eviterei questa doppia ripetizione di concetti, valutando un sinonimo (risoluta?)

Seconda cosa: "mi piaceva come persona". Formula vuota che dice ben poco. Che cosa le piaceva di Irene? Perché non specificarlo?

 

Quota

«Angela, stavo pensando che ne dici se te e Tiziano domani sera venite a cena da me?»

metterei i due punti dopo "pensando".

 

Quota

«Ciao Chiara, come va?» le chiesi appena entrata in casa.

Dal contesto è chiaro che è appena entrata: possiamo asciugare.

 

Quota

«Io vado, buonanotte Angela» aveva ignorato la mia domanda , ancora non capivo cosa le avessi fatto di male.

Inutile rimarcarlo. Si capisce dal dialogo che Chiara ignora la sua domanda e se ne va.

 

Quota

Andai in camera di mio figlio, stava dormendo beatamente, chissà che sogno stava facendo. Chiusi la porta e andai in camera mia, ero stanca quel giorno non mi ero fermata molto.

Doppio andai evitabile. Virgola dopo "stanca". 

 

Quota


che il giorno dopo sarei andata a casa di Irene avevo un po' paura

 

metterei il punto dopo "Irene".

 

Quota

«Giorno amore della mamma, che ci fai già sveglio»

Attenzione, manca il punto interrogativo.

 

Quota

«Giorno mamma. Ho fame»

virgola dopo "giorno".

 

 

Quota

Andammo in cucina. Preparai il latte con il cacao e i biscotti, ci sedemmo a tavola e mangiammo in silenzio. Io assorta nei mie pensieri del passato.

Non serve specificare proprio ogni minima azione. Molte si intuiscono facilmente dal contesto. 

 

Quota

Seguii le indicazioni che due ragazzi mi avevano dato e presto mi ritrovai sotto casa sua, iniziai a cercare il campanello di Irene, quando lo trovai citofonai, mi rispose subito.

Anche qui, molte azioni sono specificate anche se non sono indispensabili. Io taglierei tutto, ma vedi tu.

 

Quota


Seguii le indicazioni che due ragazzi mi avevano dato e presto mi ritrovai sotto casa sua, iniziai a cercare il campanello di Irene, quando lo trovai citofonai, mi rispose subito.

«Chi è?» domandò

«Irene, sono Angela»

«Dai su, salite» ci aprì il portone e salimmo con l'ascensore, arrivammo così all'ultimo piano.

Irene Viveva in un attico bellissimo era grande e spazioso.

 

 

Quota

Subito appena entrati ci trovammo in un salotto grande con un divano in mezzo e davanti era situata una televisione attaccata alla parete a schermo piatto, sotto era situato un cassettone con sopra un DVD, appese alle pareti c'erano fotografie sue e della sua famiglia e altre con i suoi amici / che la ritraevano con parenti e amici.

ripetizioni.

Ho provato una formula meno involuta, vedi se ti piace.

 

Quota

Quando incrociai lo sguardo di Claudio sentii un brivido corrermi lungo la schiena ero rimasta imbambolata, persa mi persi in quegli occhi color del mare belli e profondi.

virgola dopo schiena. 

 

Quota

Mi accordi che ancora gli tenevo la mano, la lascia subito.

accorsi.

lasciai.

 

 

Quota


Quando la raggiunsi la vidi molto preoccupata.

 

Ti consiglio di non anticipare il contenuto dei dialoghi. La preoccupazione dell'amica è ben espressa dal dialogo. Non serve il "commento" del narratore a rimarcarlo. 

 

Quota

Insomma lui si è trasferito a Siena per un paio di anni pensavo che la cotta per lui mi fosse passata ma quando è tornato è riaffiorato tutto in più lui ha avuto un incidente e non ricordava nulla.

Qui qualche virgola ci vuole, altrimenti chi legge arriva alla fine della frase senza fiato.

 

Alla prossima!

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Il 21/1/2020 alle 18:01, mercy ha scritto:

Ricordo di aver letto i capitoli precedenti anche se mi sembra sia passato un bel po' di tempo da quando li hai pubblicati.

Aggiungo che ho visto che hai postato, @Gioia92, perché ha risposto @mercy facendo tornare in su la discussione... sono stato un po' assente dall'officina, ma intanto ciao a entrambe!

Comunque è difficile aggiungere qualcosa alle accurate analisi di mercy e Lizz, ma proverò lo stesso a darti qualche spunto di discussione.

Per me, il problema principale - io dico "problema", ma magari è una questione di gusti/punti di vista (forse te l'ho già detto, ma non ricordo) - è che la tua storia è molto ricca di dialoghi e gli intermezzi sono tanto brevi. Si passa praticamente da un dialogo all'altro (es.)

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

«Angela, stavo pensando che ne dici se te e Tiziano domani sera venite a cena da me?» Sapeva che avevamo lo stesso giorno libero.

«Va bene» . Irene sembrava una ragazza perbene.

Mi lasciò il suo numero, fuori dal ristorante ci salutammo e io me ne ritornai a casa da mio figlio.

Arrivata c'era Chiara ad aspettarmi come sempre.

«Ciao Chiara, come va?» chiesi appena entrata in casa.

nell'esempio ho messo in grassetto quello che potrebbe essere accaduto in... un'ora o due?

Non intendo che devi esagerare con le descrizioni come il sottoscritto (mercy ne sa qualcosa magari :D), ma ogni tanto in un romanzo in cui ti focalizzi sulla protagonista - a tal punto da narrare in prima persona - ogni tanto può essere interessante sapere cosa le passa per la testa o le sue emozioni/sensazioni. Restano molti dialoghi che danno distacco nel complesso. Scusami perché ho idea che te lo dico spesso, prendilo comunque come opinione di un lettore.

La stessa Angela resta un po' distaccata e, perdonami se te lo dico, ma questo passaggio non mi piace

Il 13/1/2020 alle 15:43, Gioia92 ha scritto:

«Irene, non c'è bisogno di chiedermi scusa. Vedi, però non mi piacciono molto le bugie per via di ciò che mi è successo in passato. Amo la sincerità. Ho iniziato da poco a fidarmi di nuovo delle persone cosa che per me è difficile da fare, dopo ciò che mi è accaduto» cercai di spiegargli.

«Cosa ti è accaduto di così orribile da non poterti fidare delle persone?»

«A questa domanda ti risponderò quando mi sentirò pronta di raccontarti del mio passato. Perdonami, ma davvero non riesco a parlarne con nessuno» dissi quest'ultima frase con un filo di voce.

mi spiego meglio, sembra che lei non abbia filtro e tiri giù quello che capita quando parla. Come dire, in una situazione di questo tipo, non credo che vado a dire agli altri dopo che ho chiesto scusa "che sono in un momento in cui non mi fido delle persone dopo quanto accaduto" per poi dire "no, non mi sento di dirtelo" quando qualcuno chiede il perché. Mi viene spontaneo pensare che lei possa dire qualcosa del tipo (la butto lì) «Irene, non c'è bisogno di chiedermi scusa. Però non amo le bugie, sono in un momento difficile e non voglio essere presa in giro». Senza accennare al fidarsi delle persone o altre cose che suppongono di stimolare la curiosità di chi ascolta.

Per il resto sono curioso della storia e... alla prossima lettura. :ciaociao:

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Il 21/1/2020 alle 18:01, mercy ha scritto:

 

@mercy ciao, grazie mille per i consigli ne terrò a mente quando lo edito e si lo mandato senza rileggere è un mio grande difetto.

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@Lizz grazie mille per i consigli, ho il grande difetto di far leggere senza aver prima riguardato ciò che ho scritto :facepalm: terrò a mente ciò che mi hai detto. Grazie ancora :)

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@bwv582 ciao, non ti preoccupare anche io sono mancata dall'officina, questo capitolo mi sa che mi è venuto male ecco perché l'ho postato qui per capire dove avessi sbagliato e ancora non è finito essendo che più di tot parole non si possono postare. Ti ringrazio anche a te per i consigli :)

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