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“Io il prezzemolo non lo metterei mai.”

“Io metterei sempre il curry.”

“Ti stai troppo indianizzando.”

“Hanno iniziato i veneziani.”

“L'india ha superato la Cina.”

“E io ho superato i cinquanta.”

 

Erano fatte così: botta e risposta immediata.

 

A Lory piaceva fare la ruota. Non perdeva occasione per eseguire quel gesto ginnico su ogni superficie. Greta cercava di seguirla, a fatica, e spesso la guardava.

Roteavano per ore.

“Forse l'anno scoperta così, la ruota.”

“Credo che la ginnastica sia arrivata dopo questa intuizione fondamentale per il trasporto.” Rispose Greta.

“Quando l'hanno inventata la ginnastica artistica?”

“Non ne ho la più pallida idea, ma saranno stati sicuramente dei bambini.”

“Perche?”

“Ce lo vedresti un ottantenne artritico? Se ci tieni, ricordati che a vent'anni sarai già vecchia.”

“Come già vecchia?”

“Non hai mai visto le olimpiadi? Hanno tutte la tua età.”

“Quindi, vuoi dire che non potrò mai partecipare alle olimpiadi?”

“Forse come spettatrice.”

“Quanto tempo mi è rimasto?”

“Non so, un anno? Ma ti assicuro che è meglio fare la ruota in un prato piuttosto che in mondovisione. E poi vorrebbe dire fare dei sacrifici immensi: abbandonare la famiglia, allenarsi per ore tutti i giorni, non poter più mangiare le nostre schifezze preferite; inoltre, metterebbe a dura prova muscoli e articolazioni, per non parlare dell'invidia.”

“Succede tutto questo?”

“È probabile.”

“E inseguire un sogno? O un riscatto nella propria vita?”

“Riscatto da cosa?”

“A scuola mi chiamano pappamolle!”

“Chi ti chiama così?”

“È bastata una voce dal coro, che altre l'hanno seguita a ruota. Ah, Ah.”

“Bello che la prendi sul ridere.”

“Non mi dispiacerebbe dimostrare che si sbagliano.”

“Ma cos'è successo?”

“Durante la lezione di educazione fisica è capitato di non riuscire a prendere al volo una palla, di quelle morbide; Vanessa, la leader della classe, non ha perso tempo per urlare: pallamolle per pappamolle! Ed è scoppiata una risata collettiva.”

“La battuta non era male.”

“Sì, ma sono andati avanti per molto, e c'è un famoso detto a riguardo.

“Hai ragione. Cos'ha Vanessa da farla sentire una leader?”

“Ha delle zeppe ai piedi, dieci tatuaggi, cinque piercing, sta con il ragazzo più invidiato e svapa.”

“Che orrore! Ai miei tempi un leader faceva altro.”

“Cosa?”

“Convinceva tutti i compagni a fare delle azioni che riteneva giuste.”

“Per esempio?”

“Fare fughino nell'ora di ginnastica o di religione.”

“Bello!”

“Ce ne sarebbero altre, ma non voglio tediarti. Il fatto è che una volta si leggevano i libri.”

“Basta con sta storia, io i libri li leggo, e se voglio, ne posso avere cento racchiusi in un chip che posso utilizzare quando mi pare e portarmeli sempre dietro.”

“Uno, sarebbe più che sufficiente.”

“Faccio anche quello.”

“Sai cosa ti dico? Non devi dimostrare niente a nessuno. Se una stupida ragazza ha riso ripetutamente mettendoti in difficoltà, vorrà dire che quando capiterà a lei, tu l'aiuterai.”

“E chi sono: la sorella di Ghandi? Col cavolo!”

“Se fai così, ti metti al pari del suo livello.”

“Tanto non ammetterà mai di essere in difficoltà.”

“Provaci tu.”

“E come?”

“Inizia a corteggiarla, fagli dei complimenti, paragona il suo pensiero a quello di Seneca o Platone”.

“Penserà che sono dei trapper.”

“Che bella idea! Mettici sotto una base: un trapper che declama in latino, un'idea che potrebbe spaccare.”

“Sì, non ti dico cosa...”

“Mi sembra che hai già superato la questione con Vanessa.”

“Non sono sicura. Mamma, stasera volevo rimanere a dormire fuori.”

“Siamo a gennaio.”

“Mmm, allora posso?”

“Va bene, salutami Laura.”

“Veramente, non mi fermo da Laura.”

“Allora ci andrai quando avrai compiuto la maggiore età.”

“Perché da Laura sì e da Alberto no?”

“Hai ragione, ma prendi precauzioni.”

“Mamma: non bevo, non fumo, nessuna forma di pasticchetta e soprattutto non svapo.”

“Lo so. Intendevo altro.”

“Alberto è solo un amico.”

“Sai cosa ci facevo con gli amici...delle gran briscole.”

“Eravate già vecchi da giovani.”

“Dipende cosa mettevi in palio...”

“Posso esprimere un parere?”

“Come sei delicata a chiedermi il permesso.”

“Il tuo ultimo quadro è bruttissimo.”

“Grazie per la schiettezza.”

“È da un po' che volevo dirtelo. Ha dei colori che stridono: quell'arancione con il verde, e tutte quelle linee e fasce nere verticali, angoscianti e tristi.”

“Caspita! È proprio la sensazione che volevo trasmettere: un incendio che divampa nella foresta, lasciando dei relitti carbonizzati.”

“Ecco perché non mi piace, qualcosa di più allegro?”

“Ora c'è questa fase, non sono io che decido quanto portarla avanti, si esaurisce da sola quando sarà il momento: si chiama ispirazione.”

“Pensavo fosse un movimento della pancia.”

“Siamo proprio fatte della stessa stoffa.”

 

 

“Mamma, mi è passato tutto.”

“Non avevo dubbi.”

“Ma ancora non so cosa voglio fare”

“C'è tempo per questo, anch'io non lo so.”

“È vero che lo zio Carlo non ha mai visto il mare? Io non ho mai visto la Spagna.”

“Ci devi andare.”

“E l'Olanda.”

“Bella.”

“E la Norvegia.”

“Capo Nord e l'aurora boreale, spettacolo!”

“E la Russia.”

“La transiberiana, infinita.”

“E il Brasile, il Vietnam, la Grande Muraglia , la Patagonia.”

“Un altro pianeta.”

“Il Madagascar, l'isola di Pasqua, l'Uzbechistan, il Perù.”

“No comment.”

“Mali, Canada, Cile e Luana, che ha i nonni in Sardegna. Mi ha parlato di angoli ancora incontaminati e invitato ad andarci in primavera, il momento migliore.”

 

“Non sono mai stata in Sardegna” rispose con tono riflessivo.

 

“L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa.”

 

 

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Ciao @Kasimiro, ho trovato questo racconto un po' strano.

Parto con una terribile svista grammaticale:

17 ore fa, Kasimiro ha scritto:

Forse l'anno l'hanno scoperta così, la ruota.

Per il resto non ho notato particolari errori sintattici, quindi immagino che questa sia proprio una svista senza rilettura.

 

L'incipit prometteva bene, il botta e risposta è simpatico e introduce a pieno il tema, il prosieguo invece perde un po' di verve, ma soprattutto non è chiaro chi è che parla.

17 ore fa, Kasimiro ha scritto:

Lory piaceva fare la ruota. Non perdeva occasione per eseguire quel gesto ginnico su ogni superficie. Greta cercava di seguirla, a fatica, e spesso la guardava.

Roteavano per ore.

“Forse l'anno scoperta così, la ruota.

“Credo che la ginnastica sia arrivata dopo questa intuizione fondamentale per il trasporto.” Rispose Greta.

“Quando l'hanno inventata la ginnastica artistica?”

“Non ne ho la più pallida idea, ma saranno stati sicuramente dei bambini.”

“Perche?”

“Ce lo vedresti un ottantenne artritico? Se ci tieni, ricordati che a vent'anni sarai già vecchia.”

“Come già vecchia?”

“Non hai mai visto le olimpiadi? Hanno tutte la tua età.”

“Quindi, vuoi dire che non potrò mai partecipare alle olimpiadi?”

“Forse come spettatrice.”

“Quanto tempo mi è rimasto?”

“Non so, un anno? Ma ti assicuro che è meglio fare la ruota in un prato piuttosto che in mondovisione. E poi vorrebbe dire fare dei sacrifici immensi: abbandonare la famiglia, allenarsi per ore tutti i giorni, non poter più mangiare le nostre schifezze preferite; inoltre, metterebbe a dura prova muscoli e articolazioni, per non parlare dell'invidia.”

“Succede tutto questo?”

Ci si aspetterebbe che sia Lory con Greta (che deduco sia la sorella più piccola), come si dice all'inizio invece Lory parla con la madre, ma questo si deduce a metà brano, in realtà non viene detto che stia parlando con la madre. 

Carino lo spaccato di vita adolescenziale, anche se non ce la vedo una ragazza dire che una compagna è la leader del gruppo. Mi aspetterei una parola meno del gergo aziedale e più da ragazzi, non so, capobranco, boss, capa, per esempio, ma è una idea mia.

Anche la conclusione è simpatica, anche se non particolarmente coerente con il resto.

 

I personaggi sono caratterizzati in maniera un po' superficiale,  ma si capisce bene il contesto e anche il rapporto. Salvo quell'avvio che ti ho già segnalato che si confondono le voci e non è chiaro.

 

L'ho trovato un raccontino che vuole essere simpatico e comunicare anche la visione diversa di generazioni diverse, ma alla fine non troppo: i ragazzi sono sempre ragazzi.

 

Scorre discretamente, salvo capire chi è che sta parlando con chi.

Anche sul finale non è chiarissima quale sia la conclusione.

 

17 ore fa, Kasimiro ha scritto:

L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa.”

Ammetto che non ho capito questa battuta finale.

 

Le frasi sono tutte semplici e come dicevo all'inizio non ho trovato altri refusi particolari a parte lo strafalcione iniziale.

 

Nel complesso ho trovato l'idea carina, ma migliorabile la forma.

 

Spero di esserti stata utile.

A rileggerti!

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Ciao @Kasimiro,
ho letto il tuo racconto e mi accingo a rivelartene le mie impressioni. 
Innanzitutto, come forse avrai avuto modo di leggere in qualche mio commento, non apprezzo particolarmente il dialogismo nei racconti, dunque leggerti in questa occasione è stata una sfida con il mio stesso gusto. 
Non ho apprezzato particolarmente l'inizio del racconto, il quale mi è sembrato scritto con un linguaggio troppo poco letterario, tuttavia leggendo mi sono reso conto che non si trattava d'altro che del mio gusto personale, quindi ho messo a riposo l'attitudine critica. 
Andando avanti ho notato che, pur essendo interamente in forma dialogica, il tuo racconto procedeva nella direzione giusta. Il giudizio ultimo è positivo. Il tuo racconto mi è piaciuto e credo che oggettivamente sia una buona costruzione (per quanto concerne idea e abbozzo della struttura), tuttavia credo vi siano alcune cose da rivedere. 
Da quanto ho potuto notare, stando a una prima analisi di superficie, è presente qualche refuso nel testo, e in alcuni punti avrei migliorato la forma o avrei utilizzato un periodare diverso; ad ogni modo credo sia meglio procedere con qualche esempio.

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

 

“Io il prezzemolo non lo metterei mai.”

“Io metterei sempre il curry.”

“Ti stai troppo indianizzando.”

“Hanno iniziato i veneziani.”

“L'india ha superato la Cina.”

“E io ho superato i cinquanta.”

Questo estratto iniziale mi piace molto, lo trovo verosimile. 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

Erano fatte così: botta e risposta immediata.

Personalmente non gradisco che la realtà mi venga scodellata davanti in questo modo, voglio capirla, e credo che più avanti si sarebbe comunque compreso il carattere dei personaggi, essendo appunto una costruzione dialogica. Rimuoverei questa frase, o quantomeno eliminerei 'immediata'. 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

Non perdeva occasione per eseguire quel gesto ginnico su ogni superficie

Questo è il primo esempio di quel periodare di cui ti ho accennato poco sopra. La ruota non è un gesto ginnico, può essere una proiezione, un'acrobazia, una voluta (ma neanche tanto poiché intende un gesto a spirale); il gesto comunque fa pensare al movimento della mano o di qualche altra parte del corpo, ma con uno scopo preciso. Potresti anche rimuovere ogni riferimento e uscirtene con un semplice: 'non perdeva occasione per eseguirla su ogni superficie'. 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Forse l'anno scoperta così, la ruota.”

Refuso che ti hanno già fatto notare. Ti consiglio di rileggere più volte il testo prima di pubblicarlo, perché un refuso come questo trasforma i lettori in linci. 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

Roteavano per ore.

Non mi convince questo verbo; userei 'si esibivano' o qualcosa di simile. Di per sé credo che non sia che un dettaglio, è solo che a gusto personale lo trovo il verbo più scontato: ruota = roteavano. 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Credo che la ginnastica sia arrivata dopo questa intuizione fondamentale per il trasporto.” Rispose Greta.

 

Non mi convince questa frase in bocca a una bambina; mi dà l'impressione di essere la parola dell'autore in bocca a un personaggio. Mi fermerei a 'intuizione'.

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Non ne ho la più pallida idea, ma saranno stati sicuramente dei bambini.”

Pensiero molto sottile, delicato. Non è scontato e mi piace. 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Non ne ho la più pallida idea, ma saranno stati sicuramente dei bambini.”

“Perche?”

“Ce lo vedresti un ottantenne artritico? Se ci tieni, ricordati che a vent'anni sarai già vecchia.”

“Come già vecchia?”

“Non hai mai visto le olimpiadi? Hanno tutte la tua età.”

“Quindi, vuoi dire che non potrò mai partecipare alle olimpiadi?”

“Forse come spettatrice.”

“Quanto tempo mi è rimasto?”

“Non so, un anno? Ma ti assicuro che è meglio fare la ruota in un prato piuttosto che in mondovisione. E poi vorrebbe dire fare dei sacrifici immensi: abbandonare la famiglia, allenarsi per ore tutti i giorni, non poter più mangiare le nostre schifezze preferite; inoltre, metterebbe a dura prova muscoli e articolazioni, per non parlare dell'invidia.”

“Succede tutto questo?”

“È probabile.”

“E inseguire un sogno? O un riscatto nella propria vita?”

“Riscatto da cosa?”

“A scuola mi chiamano pappamolle!”

“Chi ti chiama così?”

“È bastata una voce dal coro, che altre l'hanno seguita a ruota. Ah, Ah.”

“Bello che la prendi sul ridere.”

“Non mi dispiacerebbe dimostrare che si sbagliano.”

“Ma cos'è successo?”

“Durante la lezione di educazione fisica è capitato di non riuscire a prendere al volo una palla, di quelle morbide; Vanessa, la leader della classe, non ha perso tempo per urlare: pallamolle per pappamolle! Ed è scoppiata una risata collettiva.”

Tutto questo periodare (non avrei mai pensato di dirlo), mi piace molto; ho avuto l'impressione che due personaggi distinti stessero davvero parlando tra loro. Bravo!

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Sì, ma sono andati avanti per molto, e c'è un famoso detto a riguardo.

“Hai ragione. Cos'ha Vanessa da farla sentire una leader?”

Mi piace il modo in  cui qua ci si rende perfettamente conto di cosa tu stia parlando; hai fatto in modo che il lettore comprendesse da solo ciò che c'era da sapere, a differenza dell'inizio, come ho quotato poco più sopra.

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa.”

Come ti è già stato quotato, questa frase non è chiara; ho provato ad attribuirle diverse interpretazioni, ma niente. Demando a te ulteriori delucidazioni; mi dispiace molto perché il finale era davvero bello. Lo spazio tra quanto quotato prima e quest'ultimo periodo è stato privo di interruzioni, l'ho letto d'un fiato e mi piaceva. 

 

Ecco quindi che arrivo alle conclusioni.
Il tuo racconto, fatta eccezione per quanto ti ho quotato, sembra avere una struttura interessante; continuo a non prediligere il dialogico, ma devo ammettere che per quanto riguarda il racconto in questione è adatto e ben costruito. Il tuo lavoro mi è piaciuto molto, anche se sono rimasto un po' a bocca asciutta per via della conclusione. 
Ti invito a fare più attenzione all'uso del lessico, al fine di individuare i termini corretti per i concetti che vuoi esprimere. Usa i cosiddetti 'doppioni' e 'triploni' di Gadda. 
Ho curiosità di rileggerti e, onestamente, sarebbe interessante qualcosa senza dialogismo eccessivo.
A presto! :) 

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Era da molto che non uscivo dopo cena ed anche quella sera ero stanco e non particolarmente invogliato. Ma c'era un'occasione e non potevo dire di no. Mentre ero in macchina attendendo quei pochi minuti dal suo arrivo, feci la cosa più stupida che si potesse fare: dare un'occhiata al cellulare.

C'era una notifica, la aprii e il mio sguardo rimase come ipnotizzato. Quando salì in macchina mi chiese: “Tutto bene?”

“Sì” risposi, ma lo sguardo rimaneva perplesso e la testa come fra le nuvole. Con quale coraggio potevo dire che il mio stato d'animo dipendeva da una “h”?

Per un po' non ci pensai, ma più tardi il pensiero ritornava. La serata si concluse senza troppe emozioni e durante la notte quel pensiero non mi abbandonò.

E dire che avevo riletto più volte, facendo anche sottili correzioni, ma di quell' h mancante non me ne avvidi.

Com'è stato possibile ancora non me lo spiego.

E dire che adesso, troppo facile però, se apro la pagina, l'occhio come un macigno cade in quel punto.

Una spiegazione creativa potrebbe collegare il legame forte che c'è nella storia tra madre e figlia, indissolubile, quasi simbiotico, con il legame che ho con mia figlia che frequenta le elementari, dove lo scherzo dell' h ogni tanto si fa sentire. Forse inconsciamente ho voluto trasmettergli la mia comprensione: “Non importa, succede anche a me.”

Il mio timore è quello che se anche avessi letto cento volte il racconto non me ne sarei accorto: preoccupante o buffo? Siamo al 50% con una propensione nel tempo verso la seconda opzione.

Quindi, abbatterò il refuso con un refosco!

Scusate, volevo condividere questo pensiero realmente accaduto.

 

Grazie @Pigliasogni Essere letto e commentato credo sia un privilegio per l'autore e l'utilità è nell'atto in sé, indipendentemente dalla critica positiva o negativa, che aiuta senz'altro. Quindi ancora grazie per esserti soffermata.

Adoro i raccontini semplici, ma non è altrettanto semplice raccontare l'essenziale per poter lasciare immaginare, me ne rendo conto.

Grazie @Freedom Writer per le ineccepibili precisazioni. La forma dialogica, probabilmente, fa parte del mio primo processo ispirativo. Parto da frasi che immagino dette da personaggi e costruisco dei dialoghi, un po' istintivamente. Oppure per creare una forma semplice di narrazione, dato che mi propongo a dei lettori piccoli d'età.

Il finale ammetto è frutto di una battuta un po' a freddo.

"L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa."

Da questo breve racconto si evince un legame fortissimo tra madre e figlia, come dicevo, quasi simbiotico, al punto che la madre riconosce se stessa da piccola pensando alla figlia. La sua affermazione "Siamo proprio della stessa stoffa" sta a ribadire questa identità. Mi ero immaginato il loro legame saldo, unito, come un rotolo di stoffa pregiata, nel quale le due parti sono fuse, indistinte, metafora del loro legame e della loro sensibilità artistica.

Quando la figlia dice che l'invito era "esteso" me lo immaginavo con un doppio significato, tra cui quello riferito a questo rotolo di stoffa, che la figlia dice che sarebbe un peccato strappare, cioè dividersi, staccarsi, separarsi, forse per la prima volta,  cosa che le  mette un po' paura.

Un po' troppo ardito, mi rendo conto.

Nel frattempo mi è venuta in mente una variazione forse più coerente che prevede una breve risposta finale:

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

 

“Il Madagascar, l'isola di Pasqua, l'Uzbechistan, il Perù.”

“No comment.” "Avevi tre anni"

“Mali, Canada, Cile e Luana, che ha i nonni in Sardegna. Mi ha parlato di angoli ancora incontaminati e invitato ad andarci in primavera, il momento migliore.”

 

“Non sono mai stata in Sardegna” rispose con tono riflessivo.

 

“L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa.”

"Prima o poi dovrà succedere."

 

 

 

 Aggiungendo questa risposta finale della madre,  potrebbe significare che è arrivato il momento per la figlia di prendere la sua strada e di staccarsi da quel cordone ombelicale che ancora la teneva unita.

Forse è meglio?

Alla prossima

 

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Ciao @Kasimiro

Il tuo racconto mi è piaciuto molto. Adoro i dialoghi, forse perché ho fatto teatro per anni e per me la letteratura è stata a lungo fatta di dialoghi. A parte questo, la tua opera contiene molti insegnamenti utili per bambini e ragazzi. Ho l'impressione di non aver colto alcuni aspetti, magari importanti, ma va bene così. C'è poesia in questo e anche nel tuo racconto.

Vediamo qualche passo.

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Non hai mai visto le olimpiadi? Hanno tutte la tua età.”

Quindi, vuoi dire che non potrò mai partecipare alle olimpiadi?

“Forse come spettatrice.”

“Quanto tempo mi è rimasto?”

“Non so, un anno? Ma ti assicuro che è meglio fare la ruota in un prato piuttosto che in mondovisione. E poi vorrebbe dire fare dei sacrifici immensi: abbandonare la famiglia, allenarsi per ore tutti i giorni, non poter più mangiare le nostre schifezze preferite; inoltre, metterebbe a dura prova muscoli e articolazioni, per non parlare dell'invidia.”

“Succede tutto questo?”

“È probabile.”

E inseguire un sogno? O un riscatto nella propria vita?”

 

Bel pezzo! Qui descrivi chiaramente i caratteri dei personaggi: da un lato una madre che non vuole che il nido si svuoti, dall'altro una ragazza adolescente che scalpita per abbandonare il nido. Questo motivo accade anche nel resto del racconto. Qui per esempio:

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Mmm, allora posso?”

“Va bene, salutami Laura.”

“Veramente, non mi fermo da Laura.”

Allora ci andrai quando avrai compiuto la maggiore età.

“Perché da Laura sì e da Alberto no?”

 

I personaggi sono ben fatti. Complimenti! :)

 

 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Sai cosa ti dico? Non devi dimostrare niente a nessuno. Se una stupida ragazza ha riso ripetutamente mettendoti in difficoltà, vorrà dire che quando capiterà a lei, tu l'aiuterai.”

“E chi sono: la sorella di Ghandi? Col cavolo!”

“Se fai così, ti metti al pari del suo livello.”

 

Qui c'è uno degli insegnamenti che dicevo sopra. Comportarsi male non si fa, e non si fa mai, neanche nei confronti di chi si è comportato male con noi.

Grande invito alla coerenza, cosa molto utile nella vita e fondamentale da insegnare a bambini e ragazzi.

 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Posso esprimere un parere?”

“Come sei delicata a chiedermi il permesso.”

Il tuo ultimo quadro è bruttissimo.”

“Grazie per la schiettezza.”

È da un po' che volevo dirtelo. Ha dei colori che stridono: quell'arancione con il verde, e tutte quelle linee e fasce nere verticali, angoscianti e tristi.”

“Caspita! È proprio la sensazione che volevo trasmettere: un incendio che divampa nella foresta, lasciando dei relitti carbonizzati.”

“Ecco perché non mi piace, qualcosa di più allegro?”

 

Altra caratterizzazione della figlia, che nel passo qui sopra dimostra una certa autonomia che la porta a distanziarsi dalla madre, cosa che non faceva da tempo, mentre ora ha l'ardire di farla. Ulteriore passo verso l'indipendenza e l'abbandono del nido, come dicevo sopra. Questo è anche una evoluzione del personaggio, da non sottovalutare.

 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa.”

 

Qui c'è invece la madre che è sempre più attaccata alla figlia. Il riferimento a una "bella stoffa" è molto indicativo. Bella immagine! Bravo :)

 

 

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“Hai ragione, ma prendi precauzioni.”

“Mamma: non bevo, non fumo, nessuna forma di pasticchetta e soprattutto non svapo.”

 

La figlia è anche ingenua :asd:

 

Il 12/1/2020 alle 02:12, Kasimiro ha scritto:

“E l'Olanda.”

“Bella.”

“E la Norvegia.”

“Capo Nord e l'aurora boreale, spettacolo!”

“E la Russia.”

“La transiberiana, infinita.”

“E il Brasile, il Vietnam, la Grande Muraglia , la Patagonia.”

“Un altro pianeta.”

“Il Madagascar, l'isola di Pasqua, l'Uzbechistan, il Perù.”

“No comment.”

“Mali, Canada, Cile e Luana, che ha i nonni in Sardegna. Mi ha parlato di angoli ancora incontaminati e invitato ad andarci in primavera, il momento migliore.”

 

“Non sono mai stata in Sardegna” rispose con tono riflessivo.

 

“L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa.”

 

Qui si vede tutta l'ambivalenza della madre, che prima quasi invita la figlia a partire, ma poi le ricorda che al massimo può andare in Sardegna con lei ;)

 

Lo stile è molto buono e moderno: scorrevole e senza frasi involute.

La grammatica è ottima, compresa la sintassi.

È quasi naturale empatizzare con la figura della madre, così debole, in fondo, ed esposta ai quattro venti da cui non sa come difendersi. Una donna tenera e dolce.

 

Voto finale (secondo me): 8 e mezzo.

Complimenti (y)

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