Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Lizz

[N2019-3A] Come ama un bambino

Post raccomandati

Traccia: L'ineluttabile

Boa: "ritenne superfluo urlare, e non lo fece” (qui scritto al presente)

Genere: Romantico

Commento:  LINK

 

 

Come ama un bambino

 

 

 

– Maestra, è per te.

Il bambino è rosso in viso e si contorce tutto quando le passa lo scarabocchio firmato “OꟼꟼIꟼ”. 

Giulia stiracchia un sorriso per nascondere l’esasperazione. La Dirigente ha sottolineato più e più volte che i bambini della Scuola d’Infanzia i disegni se li devono portare a casa, altrimenti i genitori pensano che in classe non facciano niente.

E non sia mai che lei, la nuova arrivata, disobbedisca alla Direttrice. Meglio ritentare.

– Sei proprio sicuro, Pippo? Non vuoi regalarlo alla tua mamma?

È difficile mantenere un tono affettuoso quando si è circondati da strilli e pianti di marmocchi litigiosi, ma ci prova. La giornata è quasi finita  e i bambini sono sull’orlo del collasso per la trepidazione: stanno per ricongiungersi con la loro linfa vitale, la puzza di ascelle dei genitori dopo una lunga giornata di lavoro. A questo stadio, è impossibile calmarli. Giulia ritiene superfluo urlare, e non lo fa.  Vive già tre ore in avanti, nel momento in cui avrà lavato via la puzza di pipì all’asparago e sarà bella e profumata per l’appuntamento con Marco, il personal trainer dell’amico del ragazzo della sua migliore amica.

Pippo si contorce ancora di più ed evita il suo sguardo. Non l’ha mai visto comportarsi così da quando lo conosce. Ovvero, da due giorni.

– Sai che felici fai i tuoi genitori, se porti un disegno a casa?

– Ma io voglio fare contenta te!

La tentazione di dire “e allora portati quell’affare a casa” è forte, ma Giulia si trattiene. Pensa a Marco, a come le hanno detto che è muscoloso, che gestisce una palestra nel paese vicino e suona la chitarra…

Pippo ha gli occhi lucidi.

Che la maestra preferisca non rischiare un richiamo della Dirigente piuttosto che accettare la sua opera d’arte, è un’offesa a cui non può proprio sopravvivere.

– Che carino, Pippo, un altro disegno?

Anna, la collega, si impossessa del bambino e lo stritola in un abbraccio. Poi nota l’espressione di Giulia.

– Porta pazienza, col tempo imparerai a gestirli. Come ama un bambino, non ama nessuno, sai? In modo inarrestabile, totale, completo… Lui è in una situazione difficile perché non ha la mamma e non sa relazionarsi con le donne. Si sarà preso una cottarella per te.

– Una cottarella? E come gliela faccio passare la cottarella?

Pippo assiste alla scena, impassibile, poi prende a impastare il grosso seno di Anna con un’espressione compiaciuta in volto. Anna lo schiaffeggia sulle mani e lo mette giù.

– Come si fa a far passare le cottarelle agli uomini? Li si tratta mal-MARTINA TIRA FUORI LE MANI DAL NASO E VAI A LAVARTI LE MANI!

Anna si allontana, chiamata dal senso del dovere e Pippo ne approfitta per avvinghiarsi alla gamba di Giulia. Lei gli accarezza la testa, ma non si azzarda a prenderlo in braccio. Non ha voglia di farsi impastare le tette e, soprattutto, non ha voglia di beccarsi un’ernia.

Pippo la guarda con i suoi occhietti neri e le schiaffa sulla pancia il disegno.

– Tu sarai mia – promette, con l’inquietante intensità che solo i bambini sanno avere.

Poi una bambina urla “CHE SCHIFO, UN UCCELLO MORTO IN GIARDINO!” e lui scappa via per andare a godersi lo spettacolo.



 

Sedici anni dopo


 

– Maestra, è per te.

Il bambino si agita tutto, quando le porge uno scarabocchio firmato “ALƎƧƧIO”. 

Giulia stiracchia un sorriso per nascondere l’esasperazione. In quasi vent’anni di insegnamento, ancora non ha capito come scampare a queste situazioni.

– Sei proprio sicuro? Non vuoi regalarlo alla tua mamma? Al tuo papà?

Almeno la parità di sessi l’ha imparata.

Il bambino torce le mani ed evita il suo sguardo. Il viso gli si accende di rosso.

È quasi finita la giornata e i bambini sono sull’orlo del collasso per la trepidazione: stanno per ricongiungersi con la loro linfa vitale, gli iPad dei genitori. A questo stadio, è impossibile calmarli e lei sta già vivendo cinque ore in avanti, quando si sarà lavata di dosso i loro starnuti e sarà bella e profumata per l’appuntamento con Berto, un affascinante set di addominali trovato su Tinder.

Le sue foto offrivano combinazioni di addominali e asciugamano, addominali e pantaloni di tuta, addominali con cucciolo di cagnolino. Non c’erano foto del viso e lei aveva ritenuto superfluo chiederle.

– Ma no, è per te!

ALƎƧƧIO le sventola il foglio scarabocchiato davanti agli occhi e la riporta alla triste realtà.

Certo che i disegni dei bambini, col passare degli anni, sono proprio peggiorati. Questo è tutto nero, con al centro uno scarabocchio che sembrava un uragano.

– Ehm. Che cos’è?

La domanda che non bisogna porre, ma che non riesci mai a impedirti di fare.

– È un buco nero che ti mangia e ti fa finire nella mia pancia!

Giulia si è sempre riproposta di seguire un corso sull’interpretazione dei disegni, ma poi le colleghe l’hanno convinta che è meglio non sapere. Se anche i disegni ti rivelano che uno dei bambini è un futuro serial killer, poi tu come lo dici ai genitori? Solo ieri una madre ha cercato di picchiarla perché le ha suggerito che sua figlia potesse mostrare segni di autismo.

– E lì, nell’angolo, c’è la croce di Gesù. Così quando sei nel buco nero ci sposa.

Giulia trattiene un commento poco cortese sulle sue cerimonie a tradimento di Gesù e torna a pensare a Berto. Ha trent’anni, dieci anni meno di lei. A lui non sembra importare, ma Giulia un poco di scrupolo se lo fa, se non altro per i commenti delle comari di paese.
Però ha davvero, davvero bisogno di…

 

– Spritz con Campari, grazie.

Seduta al tavolino di un bar nel paese vicino, Giulia si liscia le pieghe dell’abito rosso e si guarda attorno con la coda dell’occhio per assicurarsi che non ci sia nei paraggi qualche mamma dell’asilo.

La porta del bar si apre ed entra un ragazzo ben vestito, accompagnato da una nuvola di colonia. Qualcuno nel bar tossisce. Cerca di ignorare la cosa, poi tossisce anche lei.

Alto, capelli folti e ben curati, il giovane si ferma a tenere la porta aperta per la ragazza che entra dopo di lui. Gentiluomo.

Giulia non sa come, ma è sicura sia lui l’appuntamento della serata. Si aggiusta il vestito per scoprire un po’ di più il seno prosperoso prima che lui si giri.

Eccolo, ha incrociato il suo sguardo. Deve essere lui.

Non può essere lui. Ha la barba rada di un adolescente che si sforza con tutto il cuore di sembrare un uomo, qualche traccia residua di acne e un sorriso nervoso.

– Giulia?

– Sì.

Lui si siede, accompagnato da un altro sbuffo di colonia. 

– Ciao.

Lei è nervosa: per quanto il ragazzo (ragazzino) sia indiscutibilmente attraente (per ragazzine della sua età), non può avere più di vent’anni. Magari è solo l’assistente di Addominali che viene ad avvertirla di un ritardo.?

– Berto? – tenta.

–  Albertofilippo, ma tu puoi chiamarmi Albi –  sorride lui.

Cambio di strategia: fuga, più rapidamente possibile.

– Albertofilippo, che bel nome. Sai che anche un bambino a cui insegnavo tempo fa si chiamava così? Era tenerissimo.

Giulia lancia un’occhiata al ragazzo per vedere se “tenerissimo” abbia già colpito e affondato, data la sostanziale incompatibilità tra “tenero” e addominali (a meno che non si stia parlando del cucciolo di cane che ci sta sopra, agli addominali), ma niente. Lui si appoggia allo schienale con un sorriso sornione e annuisce.

– Lo chiamavamo Pippo, però. Pensa, aveva una cotta per me, anche se era così giovane.

Albertofilippo si sporge in avanti, gli occhi che brillano, il sorriso smagliante.

– Lo sapevo!

 Niente. Neanche “giovane” ha sortito effetto. Avrebbe fatto meglio a parlare di “piccolo”? 

– Sapevi di Albertofilippo?

Probabilmente sono parenti. Nomi del genere, di solito, infestavano famiglie intere e, a quanto pare, creano seri danni alla personalità. A pensarci bene, probabilmente, il piccolo Albertofilippo ormai dovrebbe avere sui vent’anni...

– Lo sapevo che eri una MILF, maestra Giulia! E sapevo che ti avrei conquistata!

Porca la miseria. Porca la miseria!

Avrebbe dovuto seguire quel corso sull'interpretazione dei disegni.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, @Lizz . Voglio essere totalmente onesto dicendoti che questa è la seconda volta che, dovo aver letto un tuo racconto, mi ritrovo a pensare a quanto mi dispiace che tu sia nel mio stesso girone. E questo semplicemente perché non posso votarti.

Il tuo racconto mi è piaciuto molto, ma ancora di più mi piace il tuo modo di scrivere. Secondo me sei molto brava. Simpatica e interessante l'dea che hai avuto, il tutto gestito con leggerezza e spiccata ironia. Questa tua storia è molto diversa da quella della prima tappa, eppure sono riuscito a percepire la stessa mano, la medesima impronta. Un ottimo lavoro, non mi dilungo oltre, ciao. (

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Molto ben fatto, @Lizz, e ben centrata la traccia.

Anche se era chiaro dove saresti andata a parare, il racconto l'ho letto con interesse e piacere per avere la conferma. La scrittura è perfetta.

Complimenti anche per come hai reso alcune lettere al contrario, io non so come si fa.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, questo tuo racconto mi è piaciuto molto e ho potuto apprezzare anche la scrittura scorrevole e curata. Hai descritto molto bene questa maestra alle prese con i problemi del suo lavoro e della vita privata, ieri e oggi, con la giusta dose di ironia che risulta realistica, ma senza mai esagerare. Molto brava. Il finale si intuiva ma è comunque spassoso. Ho dovuto cercarmi milf sul dizionario (si vede che sto restando indietro coi tempi:asd:), così ho imparato qualcosa di nuovo. Ciao e complimenti!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Lizz

 

Un buon racconto secondo me, nel suo genere si legge bene. Lo stile funziona, la trama mi è piaciuta. Il finale si intuisce un po', te l'hanno già detto:

Il 11/1/2020 alle 23:57, Lizz ha scritto:

Non può essere lui. Ha la barba rada di un adolescente che si sforza con tutto il cuore di sembrare un uomo, qualche traccia residua di acne e un sorriso nervoso.

Secondo me, questo è il punto che "telefona" un po', o meglio fa intuire che il giovane palestrato possa essere il suo vecchio alunno... Secondo me, mascherando un po' di più i dubbi della protagonista sul finale, si può dare maggior sorpresa allo stesso e far filare perfettamente tutto il racconto.

 

 

Il 11/1/2020 alle 23:57, Lizz ha scritto:

l bambino è rosso in viso e si contorce tutto quando le passa lo scarabocchio firmato “OꟼꟼIꟼ”. 

Giulia stiracchia un sorriso per nascondere l’esasperazione. La Dirigente ha sottolineato più e più volte che i bambini della Scuola d’Infanzia i disegni se li devono portare a casa, altrimenti i genitori pensano che in classe non facciano niente.

Per non ripetere "bambini", scriverei "alunni della scuola d'infanzia"...

 

Il 11/1/2020 alle 23:57, Lizz ha scritto:

Sai che felici fai i tuoi genitori,

Qui o: "sai che fai felici i tuoi genitori"; o: "sai quanto faresti felici..."; insomma, come è scritto non mi scorre bene...

 

Il 11/1/2020 alle 23:57, Lizz ha scritto:

“e allora portati quell’affare a casa”

Avrei scritto "scarabocchio" (non "affare"), ma il termine lo hai già usato all'inizio... forse "obbrobrio" (magari è troppo forte?) o simili...

 

Il 11/1/2020 alle 23:57, Lizz ha scritto:

Che la maestra preferisca non rischiare un richiamo della Dirigente piuttosto che accettare la sua opera d’arte, è un’offesa a cui non può proprio sopravvivere.

Qui non mi ha convinto molto: a raccontare è sempre la voce narrante in terza, dunque apparentemente non c'è nulla di errato. Però, la seconda parte della frase può lasciar sottintendere che la prima sia un pensiero del bambino stesso e, come tale, lo vedo forse troppo complesso-contorto per la mente di Pippo... non so se mi sono spiegato.

Manterrei il concetto, ma proverei a riformulare le due frasi rendendole più indipendenti a livello di soggetti pensanti.

 

Il 11/1/2020 alle 23:57, Lizz ha scritto:

Questo è tutto nero, con al centro uno scarabocchio che sembrava un uragano.

Ti è sfuggito un imperfetto nella narrazione costantemente al presente.

 

Il 11/1/2020 alle 23:57, Lizz ha scritto:

Addominali che viene ad avvertirla di un ritardo.?

Qui, una doppia punteggiatura finale.

 

Mi è piaciuto come hai saputo caratterizzare i personaggi principali e secondari, il paragone/specchio della stessa situazione evolutasi nel tempo, la metafora del disegno buco nero... insomma, mi sono piaciute molte cose in questo racconto, a partire dal contenuto che - oltre a essere ironico - è in qualche modo "dissacrante" rispetto a quelli che potrebbero essere i luoghi comuni più idealizzati sui bambini e il loro amore...

 

Alla prossima!

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mmm mmm commentare questo racconto mi manda un po' in difficoltà, @Lizz, perché lo trovo un racconto complesso (il che è un bene, perché puoi leggerlo come "ricco). Mi è piaciuto, devo dire di sì. Ma a tratti mi è sembrato che cadesse: quando è un po' troppo retorico (il fatto dell'amore dei bambini, ok, sarà anche vero, ma per chi non è abituato agli orsetti del cuore un po' fa effetto sciroppo al caramello), quando mi è venuto da pensare che la figura della maestra è un po' troppo manichea (anche se apprezzo la franchezza del messaggio per cui non tutte le donne sono per forza delle mamme dentro, e i bambini il cassino lo rompono e come), soprattutto quando ho capito, e l'ho fatto non appena hai menzionato il salto temporale, che il racconto si sarebbe chiuso con l'incontro con Pippo. Secondo me la chiusa non funziona (intendo proprio l'ultima frase) perché fai una battuta a chiusura di un racconto il cui punto di forza è la profondità, la franchezza, la delicatezza, insomma cose serie. Per le ragioni testè elencate, al netto del cacacasso che sono e delle rimostranze svolte, il racconto, in verità, mi è piaciuto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Hai descritto dei bambini bruttissimi: si contorcono come lombrichi, diventano rossi come quando ci si sforza troppo sul water, si avvinghiano tipo polpi, impastano... li odi proprio i bambini, eh? @Lizz :muu: 

Un’unica osservazione: fin da subito non è impossibile capire dove andrai a parare, ma c’è un punto in particolare...

Il 11/1/2020 alle 23:57, Lizz ha scritto:

Albertofilippo si sporge in avanti, gli occhi che brillano, il sorriso smagliante.

– Lo sapevo!

...in cui ti scopri del tutto. Unirei questa battuta e la successiva (“Lo sapevo che eri una MILF, maestra Giulia! E sapevo che ti avrei conquistata!”) eliminando quel che sta in mezzo: ormai abbiamo capito.

 

Ciao!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Lizz la milf!

Piaciuto. Diverso dai tuoi canoni, direi, ma scritto con la solita maestria.

Solo il finale non mi ha convinto del tutto, e prendo in prestito le parole di Edu:

23 ore fa, Edu ha scritto:

Secondo me la chiusa non funziona (intendo proprio l'ultima frase) perché fai una battuta a chiusura di un racconto il cui punto di forza è la profondità, la franchezza, la delicatezza, insomma cose serie

M'ha tolto le caccole dal nas  le parole di bocca.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Lizz, mi piace come scrivi, quando ti leggo condivido quasi sempre ogni parola, e anche qui non mi hai delusa. Hai caratterizzato benissimo la milf  maestra e hai spogliato Albertofilippo, trattieni gli ormoni di ogni retorica e melensaggine l’ammmore di un bambino. Maniaco. Che brividi. 
 

Brava! 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

Il 14/1/2020 alle 19:19, Joyopi ha scritto:

@Lizz la milf!

Piaciuto. Diverso dai tuoi canoni, direi, ma scritto con la solita maestria.

Solo il finale non mi ha convinto del tutto, e prendo in prestito le parole di Edu:

M'ha tolto le caccole dal nas  le parole di bocca.

 

Bambiniiii fuori le mani dal naso! Il finale sembra effettivamente una barzelletta da zio ubriaco mal riuscita, è da sistemare. Grazie per essere passato :D 

 

Il 14/1/2020 alle 09:36, Kuno ha scritto:

Hai descritto dei bambini bruttissimi: si contorcono come lombrichi, diventano rossi come quando ci si sforza troppo sul water, si avvinghiano tipo polpi, impastano... li odi proprio i bambini, eh? @Lizz :muu: 

I bambini bisogna odiarli per non amarli troppo, dice il saggio :gesù: (No, non è vero) Il finale che unisce le due battute funziona molto meglio, grazie per il consiglio! Provvedo a correggere :)

 

Il 13/1/2020 alle 19:38, Edu ha scritto:

è un po' troppo retorico (il fatto dell'amore dei bambini, ok, sarà anche vero, ma per chi non è abituato agli orsetti del cuore un po' fa effetto sciroppo al caramello)

Ciao Edu, grazie per il commento sincero! Ti do ragione su tutto quello che mi hai fatto notare: sono consapevole che il racconto manchi di profondità e abbia personaggi piuttosto manichei. L'idea era raccontare una specie di storia-barzelletta, davvero con poche pretese, quindi l'introspezione e la profondità personale sono andate perdute. Proprio perché i personaggi sono abbastanza piatti, la maestra che parla dell'amore dei bambini, nelle mie intenzioni, doveva risultare proprio stucchevole e ridicola: quello è fatto apposta :D 

 

Il 13/1/2020 alle 09:15, AndC ha scritto:

Qui o: "sai che fai felici i tuoi genitori"; o: "sai quanto faresti felici..."; insomma, come è scritto non mi scorre bene...

Grazie mille per i consigli, tutti accettati! L'unico dubbio è sulla considerazione che trovi citata qui sopra: formalmente, è sicuramente più corretta la tua proposta, eppure una frase così "corretta" mi stonava all'orecchio in uno stile che punta molto al parlato contemporaneo. Ha senso?
 

Il 12/1/2020 alle 15:20, Silverwillow ha scritto:

Ho dovuto cercarmi milf sul dizionario (si vede che sto restando indietro coi tempi:asd:), così ho imparato qualcosa di nuovo. 

Grazie :D Eh, MILF è una delle parole indispensabili da conoscere, in questi tempi difficili:gesù: 

 

Il 12/1/2020 alle 00:23, gmela ha scritto:

Bentornata, di cuore :)

Grazie <3 Aspetto che torni anche tu, eh :D 

 

@Rhomer Grazie, sempre gentilissimo! Un po' mi indispone e un po' mi incuriosisce che tu riconosca una stessa "mano" in questo racconto e in quelle fate: mi piacerebbe tanto riuscire a nascondere il mio io-scrittore per riuscire a usare tanti stili completamente diversi a seconda della narrazione, ma non so quanto effettivamente sia fattibile :facepalm: 

 

@Macleo Grazie! Assolutamente sì, il racconto mirava più a intrattenere che a tenere alto il mistero :) Per scrivere al contrario ho usato il sito "textupsidedown.info", che fa tutto da solo.

 

Il 14/1/2020 alle 22:59, Garrula ha scritto:

l’ammmore di un bambino. Maniaco.

Sai che quasi quasi mi piace quasi più questo, come titolo per il racconto? :D Grazie mille per le bellissime parole <3

Modificato da Lizz

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×