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Purrpendicular

[N2019 - 3A] La casa abbandonata

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Commento

Traccia: Rifiuti

Genere: Fantastico.

 

C’era una volta, in mezzo a una campagna, una casetta di legno. Costruita nel 1600, era sopravvissuta a pestilenze, carestie, invasioni, guerre, dittatori grandi e piccoli. Era rimasta abitata fino alla prima metà degli anni '50, quando i legittimi proprietari si erano trasferiti in città.
La casetta era situata in un lotto dichiarato edificabile dal comune di Ponte dei Miracoli giusto qualche mese prima e aveva attirato le intenzioni di qualche edilizio.
Essa custodiva un segreto: era stata regalata da un mago in cambio di alcuni servigi ad opera del capofamiglia nel 1602. Nessuno sa in cosa consistessero questi "servigi", ma il mago promise che finché qualcuno fosse rimasto a prendersi cura della casa la famiglia che l’abitava avrebbe prosperato, in salute e ricchezza.
Dopo la morte della nonna Ermellina Pappa avvenuta nei primi anni 2000, nessuno però era rimasto a occuparsi della casetta, che negli anni si andava a deteriorare sempre di più. Così ridotta non era di nessun interesse, nè per le Belle Arti, nè per Piero Pappa, il legittimo proprietario della casa.
Piero Pappa era un noto speculatore edilizio che abitava in città e con quel terreno aveva intenzione di costruirci un’attività commerciale. Aperto l’attività a 25 anni, 15 anni dopo si ritrovava con il conto quasi in rosso per via di una serie di scelte sbagliate, un ginocchio fratturato, e una calvizia progressiva.
La casa, inanimata, non poteva farci nulla, nè il mago morto più di quattrocento anni prima. La dolce Ermellina così decise, a voto unanime da parte di tutti i membri della famiglia morti, di far rinsavire il nipote.
Una notte senza luna, mentre Piero Pappa dormiva di fianco alla signorina Natasha B., in arte "Cherry", la nonnina gli comparve in sogno.
«Tu brutto coglione!» gli urlò a dietro, «La casetta! Devi occupartene! Oppure… morirai. La casetta… ha una magia nelle sue mura. Se tu la vendi o la distruggi, la fortuna che ci ha accompagnato se ne andrà per sempre. E forse ci sta già lasciando… guardati, maledetto. Hai il conto in rosso. Le due cose sono collegate!»
Piero le rise in faccia: «Nonna è solo una casa. Non ha alcun valore.»
«Pensa a che belle vacanze potresti farci… Con la tua… uhm… Cherry?»
«A Ponte delle Meraviglie? Un posto popolato da più gatti che vecchi? Ma per favore.»
Piero si svegliò con un gran mal di testa. Aprì gli occhi e si accorse che Cherry se n’era andata, dopo avergli preso il portafogli semivuoto.
«Ma porca…»
Piero alzò le spalle e si vestì. Prese il telefono e controllò che tutto fosse al suo posto e si trovò una mail del consigliere comunale Giazzoni, che aveva corrotto per poter edificare sul lotto di terreno di proprietà della sua famiglia.
«Caro Pappa, la votazione in consiglio comunale ieri è andata bene ed è stato deciso che puoi farci quello che vuoi con quel terreno. Ma ho sentito delle voci inquietanti su una maledizione… E qui gli anziani sono molto sensibili. Nel caso di un’attività commerciale la pregherei di tenerne conto. Grazie.»
La sua risposta fu:
«Gentile dott. Giazzoni, non si preoccupi per quelle voci. È solo una catapecchia. La ringrazio per la preoccupazione.» Piero sorrise di fronte a quella mail preoccupata. Chissenefrega di quei quattro vecchi, pensò, indossando il cappotto per fare un sopralluogo. Si adegueranno anche loro.
In mezz’ora di auto, Piero Pappa raggiunse la casetta. Parcheggiò sull’erba all’interno del lotto e scese dall’auto.
"Cavolo se è peggiorata,", pensò, guardando il tetto che stava mano a mano cedendo verso il primo piano. La porta sbarrata era stata vandalizzata da alcuni graffiti colorati, e sul muro l’edera cresceva libera. Le finestre erano ancora intatte.
Si appoggiò al cofano della macchina e sospirò pensando a quella vecchia casetta. Chissà poi perché sua nonna veniva tutte le settimane dopo la messa a occuparsene.
L’odore di erba tagliata gli si infilò a forza nelle narici, insieme a quello di sterco e di.. Muffa? Era davvero ammuffita quella casa? O forse era odore di cadavere? Doveva chiamare i carabinieri?
Piero si strinse nelle spalle e si avvicinò alla casa. La porta si aprì senza problemi, e dentro non ci trovò un cadavere ma un manichino proprio al centro di quel salotto non toccato da almeno un secolo. La polvere aveva fatto casa ovunque, nel camino, sulla poltrona sfondata, sul tappeto, nel portaombrelli, in un paio di scarpe nere e lucide che qualcuno aveva lasciato lì.
Aveva un cartello con scritto "Piero" attaccato sulla fronte e un cappio attorno al collo. Come scherzo non era divertente. Ma le mura della casa parlavano da sole.
«Piero, Piero, stai commettendo un errore,» recitava un graffito apparso sulla mensola del caminetto.
Irritato si girò e si diresse nel piccolo cucinino. Le pentole e quella vecchia stufa erano ancora lì. Faceva molto, molto caldo, e avvicinatosi alla stufa in ghisa aprì lo sportellino. Qualcuno aveva acceso il fuoco con un paio di piccoli ceppi e… l’autorizzazione a fare quello che voleva del suo terreno. Afferrò un mestolo e lo tirò fuori, per poi spegnere il fuoco con i piedi. Ma era troppo tardi. Il documento era un cumulo di cenere.
Lanciò il mestolo a terra e si diresse nella camera da letto. C’era ancora il letto grande originale e due piccole brandine. In quella casa ci vivevano in sei, se non ricordava male.
Nel primo lettino c’era un orsacchiotto beige che aveva perso più della metà del pelo. Nel secondo una bambola con gli occhi sanguinanti. Il liquido rosso si diffondeva sulla vecchia federa in raso. Sentì una risata provenire da dietro di lui e si girò di scatto, senza vedere nessuno.
Quando Pierò tornò a osservare la camera sopra il letto matrimoniale trovò una scritta: «Se lo fai ti succederà di peggio che perdere il portafogli.»
Piero tornò in salotto, afferrò una delle sedie al tavolo e ci si sedette sopra. Stava per cambiare idea? O c’era qualcuno che lo prendeva in giro? Anche se fosse non era possibile che qualcuno scrivesse una frase così lunga nei cinque secondi scarsi in cui si era girato.
Piero sospirò. E se la vecchia avesse avuto ragione? Alzò le spalle e scrisse un messaggio a Giazzoni.
«Gent.mo, ho proprio l’impressione che terrò questa casetta. La trasformerò in un museo dove tutti potranno goderne. E voglio anche un bel giardino.»
Non se la sentiva di abbandonare la casa della sua città, dove aveva sede la sua azienda. Ma forse, una domenica al mese poteva occuparsi di questo piccolo gioiellino.
Toltosi un peso dal cuore, Piero uscì di casa. Giratosi n0tò che i graffiti a forma di fallo e il tetto cadente erano stati sistemati.
Piero, da uomo non esattamente colto e saggio quale era, continuò a non credere alla maledizione e alla benedizione della casetta di Ponte delle Meraviglie. Ma di sicuro cominciò ad apprezzare di più i propri beni dopo quella strana esperienza e la bizzarra storia della sua famiglia.

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La forma (descrittiva) della narrazione è tipica della favola, e l'incipit "C'era una volta" ne conferma fin da subito l'appartenenza. Del resto, la stessa voce narrante disvela la trama in modo progressivo e lineare, come avviene nella canonica affabulazione favolistica. Per cui  direi che a livello della forma l'obiettivo è stato raggiunto. Quello che a mio avviso potrebbe funzionare meglio è lo stile, e a questo proposito il racconto, già valido in sé, meriterebbe una revisione condotta con più calma.

Ti segnalo alcuni aspetti.

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

aveva attirato le intenzioni di qualche edilizio

che vuol dire?

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

ad opera

la /d/ eufonica qui per i miei gusti non andrebbe (ma la questione è aperta)

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

Dopo la morte della nonna Ermellina Pappa

nonna di chi? andrebbe specificato qui, facendo entrare in scena un po' prima il nipote.

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

e con quel terreno aveva intenzione di costruirci un’attività commerciale

su quel terreno

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

Aperto l’attività

Aperta l'attività

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

La casa, inanimata,

pleonasmo

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

gli urlò a dietro

"a dietro"? Cosa vuol dire?

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

Piero le rise in faccia:

Non si spaventa nemmeno un po', il nipotastro, a parlare per la prima volta con la buonanima?

 

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

dopo avergli preso il portafogli semivuoto.

è un furto bello e buono, quindi cercherei un verbo più consono.

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

e si trovò una mail del consigliere comunale Giazzoni

A proposito della lettera, noto una confusione di persone verbali, inizi col /tu/ e concludi col /lei/. Io propenderei per unificare le forme col /tu/ al fine di

sottolineare la complicità malandrinesca tra i due.

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

piccolo cucinino.

pleonasmo

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

Qualcuno aveva acceso il fuoco con un paio di piccoli ceppi e… l’autorizzazione a fare quello che voleva del suo terreno

Lì per lì ho stentato a capire che "l'autorizzazione..." fosse un pezzo di carta.

 

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

«Se lo fai ti succederà di peggio che perdere il portafogli.»

E dàgli con 'sto "perso". Ma non glielo aveva rubato la Cherry?

18 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

dove aveva sede la sua azienda

L'hai già detto sopra.

19 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

Piero, da uomo non esattamente colto e saggio quale era, continuò a non credere alla maledizione

Due negazioni affermano. Difatti, non dovrebbe essere il contrario? Vale a dire che sono per l'appunto le persone colte e sagge a non credere a maledizioni e benedizioni.

Insomma, il racconto è buono, la favola pure, andrebbe però un po' rilavorato stilisticamente.

Hasta luego y suerte!

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:)  Eccomi da te, @Purrpendicular , nel ruolo autoinflitto ;)   di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

 

 

20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

C’era una volta,

il migliore inizio per una storia!

20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

La casetta era situata in un lotto dichiarato edificabile dal comune di Ponte dei Miracoli giusto qualche mese prima e aveva attirato le intenzioni di qualche edilizio.

meglio costruttore, essendo riferito alla persona.

20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

Essa custodiva un segreto: era stata regalata da un mago in cambio di alcuni servigi ad opera del capofamiglia nel 1602. Nessuno sa

aveva mai saputo

20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

in cosa consistessero questi "servigi", ma il mago promise che

virgola

20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

finché qualcuno fosse rimasto a prendersi cura della casa

virgola

20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

la famiglia che l’abitava avrebbe prosperato, in salute e ricchezza.
Dopo la morte della nonna Ermellina Pappa

virgola

20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

avvenuta nei primi anni 2000, nessuno però era rimasto a occuparsi della casetta, che negli anni si andava a deteriorare sempre di più.

si era andata deteriorando sempre di più.

20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

Così ridotta non era di nessun interesse, nè per le Belle Arti, nè per

né con accento acuto

20 ore fa, Purrpendicular ha scritto:

«Caro Pappa, la votazione in consiglio comunale ieri è andata bene ed è stato deciso che puoi farci quello che vuoi con quel terreno. Ma ho sentito delle voci inquietanti su una maledizione… E qui gli anziani sono molto sensibili. Nel caso di un’attività commerciale la pregherei di tenerne conto. Grazie.»

perché gli dà prima del tu e poi del  lei?

 

Per me, hai scritto una storia bizzarra e gradevole. A rileggerti!

 

CddS  Zaza  :saltello:

 

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Molto carino e ben scritto. Però, però. per me un difetto c'è. Un po' troppo moraleggiante, è ciò che mi ha impedito di godermelo a pieno. sorry @Purrpendicular

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Ciao, @Purrpendicular, commento lampo.

L'idea del racconto è carina, e mi piace anche lo stile prettamente favolistico che giustifica il finale moraleggiante.

Ci sono però diversi particolari formali da rivedere (tempi verbali, cambi di registro, refusi) che mi hanno un po' guastato la lettura.

Leggerei volentieri il racconto revisionato. 

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Ciao @Purrpendicular!

Mi piace l’idea, i morti che tentano di far cambiare idea ai vivi (un po’ alla Beetlejuice, ma al contrario, cercando di far abitare la casa). Non mi convince però la forma, sulla quale però si sono già soffermati gli altri. Il racconto, secondo me, si presterebbe bene alla comicità: cercherei di sottolinearne gli aspetti divertenti, calcando la mano sulle minacce dei morti. 

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