Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

julia1983

[N2019-3B] Il carillon

Post raccomandati

 

Macrogenere: fantastico

Traccia: Rifiuti

 

Il carillon

 

Willem era un povero taglialegna, che viveva in un villaggio a nord del regno di Kiel. Aveva perduto da poco la moglie e la figlia,  annegate nel fiume sacro alla dea Kofi. Da quell’infausto giorno aveva smesso di sorridere e provava una grande rabbia nei confronti degli dei nordici, i quali secondo lui non avevano vegliato sulla sua famiglia. 

Prima della tragedia, era solito recarsi tutte le mattine nella foresta per raccogliere il legname con il quale intagliava anche qualche giocattolo per la sua piccola Penelope.

Quel giorno era l’anniversario della morte delle sue congiunte e Willem, irato al ricordo della sventura che gli era capitata, si ubriacò e poi tornò presso la propria dimora, con l’intento di distruggerla. Mentre era intento ad accendere una torcia per dare fuoco all’abitazione di legno, scovò in un angolo coperto dalla polvere un piccolo carillon che lui stesso aveva realizzato per la sua bimba. Subito arrestò i suoi propositi dolosi e con il manufatto ligneo tra le mani scoppiò in un pianto dirotto. In quel momento la dea Kofi in persona apparve nella capanna, circondata da un’aura azzurrina, e carezzò il volto di Willem per confortarlo.

 

«Mio caro, so che sei adirato con me perché mi accusi di non aver vegliato sulla tua famiglia, ma troverai conforto e il sorriso in quel giocattolo» e poi, così come era comparsa, svanì effimera.

L’uomo alzò lo sguardo incredulo e,  ritrovandosi di nuovo solo,  mentre teneva ancora tra le mani il carillon, provò a girarne il meccanismo. Esso, tuttavia, non produceva alcun suono e ciò lo rattristò molto: l’oggetto aveva cessato di vivere così come sua moglie e sua figlia.  Willem si rivolse alla dea e le chiese lumi su come comportarsi, ma Kofi non si manifestò. Il boscaiolo pensò che la chiave di tutto potesse essere il carillon; lo osservò ancora per qualche istante: rappresentava una piccola bambina in legno in posa da ballerina e ricordava Penelope quando sognava di essere una danzatrice e ne assumeva per gioco le posture.

 

«Saggia Kofi, tu mi chiedi l’impossibile, mi hai fatto ritrovare questo ninnolo, ma è rotto, come il mio cuore spezzato, non so che farmene» ma ancora la Dea taceva e non riappariva. Willem era turbato e ipotizzò che con tutta probabilità aveva avuto un’allucinazione data dai fumi dell’alcool e promise a se stesso di non bere più. Decise così di fermarsi a dormire nella capanna come oramai non faceva dal giorno della disgrazia. Poggiò il carillon non funzionante in terra e si addormentò dimenticandosene. Verso notte fonda una melodia angelica turbò il sonno del boscaiolo, che si destò e a piedi nudi si diresse verso il punto dal quale proveniva la musica. Con sgomento notò che il carillon era perfettamente funzionante e la bambina di legno danzava,  mentre dalla cassa armonica del meccanismo note dolci si propagavano.  Willem si avvicinò per osservare meglio l’oggetto, ma non appena lo raggiunse la musica cessò e il silenzio tornò a regnare nella capanna.  Il taglialegna si grattò la testa perplesso e, pensando che fosse terminata la carica, provò a rimetterlo in funzione, ma nulla da fare: la ballerina era statica e il manufatto era inservibile.

«Stregoneria?» disse ad alta voce «Forse sono ancora ubriaco» e fece per tornare a dormire ma, non appena lasciò la stanza, di nuovo la musica riprese a riecheggiare, senza che nessuno avesse provveduto a caricare il meccanismo del carillon.

 

«Sembra quasi che quando vuole questo aggeggio abbia una seconda vita» e quasi a sfidarlo si sedette su un giaciglio improvvisato in paglia di fronte a esso e finse di addormentarsi. Non appena chiuse gli occhi il carillon si rianimò e la ballerina riprese a danzare armoniosa, mentre la musica propagata infondeva un senso di serenità e pace al boscaiolo come da mesi non gli succedeva.

Arrivò l’alba e Willem, riposato nonostante la notte agitata, si accorse che la ballerina era di nuovo statica e che a nulla serviva tentare di caricarne il meccanismo, perché non voleva saperne di funzionare.

«Non so che farmene di questo oggetto  che si anima a suo piacimento» disse rivolto in maniera brusca alla dea Kofi, che di nuovo non si manifestò. «Potrei venderlo al rigattiere del villaggio e farci qualche soldo»

Così si recò all’emporio da Kostas che era noto per truffare la povera gente e Willem pensò di potergli restituire pan per focaccia vendendogli un oggetto mal funzionante.

«Che strano oggetto» disse il negoziante, «l’hai realizzato tu stesso? »

«Sì sì» disse Willem e pregò che Kostas non volesse provarne il meccanismo, ma non lo fece e per fortuna tutto filò liscio. Il carillon fu venduto per tre corone d’argento, una somma esorbitante considerato che era un rottame.

Quella sera il boscaiolo fu tentato di spendere il denaro ricavato dalla vendita alla bettola per ubriacarsi dal dolore, ma si trattenne, conscio che aveva promesso a se stesso di non bere più e si recò alla sua capanna per coricarsi presto.  Erano le tre del mattino quando dei rumori alla porta lo destarono dal sonno. Trafelato andò ad aprire e si trovò faccia a faccia con un irato Kostas. 

«Riprenditi questo stupido oggetto e ridammi i miei soldi!» 

«Cosa succede, non funziona?» chiese Willem, fingendo di non capire. 

«Altroché se funziona: ci sta tenendo svegli tutta la notte con quella ridicola canzoncina, senza che nessuno lo carichi»

Così il boscaiolo fu costretto a restituire le corone d’argento e prese di nuovo il carillon con sé.

Il giorno dopo Willem fu tentato di distruggerlo perché quel diabolico oggetto gli stava portando guai, dato che in alcuni momenti si animava senza che qualcuno lo caricasse e, in altri,  sembrava inservibile.

 

Tentò di romperlo con un martello, con il risultato che gli scappò di mano e si schiacciò tre dita, poi provò a gettarlo nel fiume ma inciampò sul greto e si ruppe due denti. Innervosito lo buttò in terra e fece per saltarci sopra, ma proprio in quel momento, riapparve la dea Kofi che teneva Penelope per mano. Entrambe erano circondate da un’aura azzurrina. 

A quel punto il carillon riprese a funzionare e Willem, pervaso da gioia e timore allo stesso tempo, si gettò in ginocchio e si prostrò alla divinità e alla figlia.

«Non comprendi, sciocco, che quell’oggetto  con la sua musica ti permette di tenere vivo in te il ricordo della tua bambina?» disse con rimprovero amorevole la dea.

«Padre io sono felice dove sono ora, ma ti ho visto triste e provavo a farti sorridere mandandoti la musica per mezzo del carillon» spiegò Penelope.

«Oh tesoro mio, e io che ho cercato di sbarazzarmene in tutti i modi, ma vederti felice rallegra anche me» le rispose sincero Willem. Ardeva dal desiderio di riabbracciarla, ma non osava avvicinarsi per timore dell’ ira della dea.

 «Mi hai dimostrato di aver imparato la lezione e ora il carillon tornerà a non funzionare più, poiché hai compreso che tua figlia desidera che tu torni a sorridere»

«Ti ricorderò sempre e non sarò mai più triste te lo prometto, salutami la mamma se è con te»  si lasciò scappare, mentre la dea Kofi e Penelope sparivano con la stessa rapidità con cui erano apparse.

 

Willem, rimasto solo sulla riva del fiume, osservò il suo carillon in attesa che suonasse da solo, ma non lo fece più. Decise tuttavia di cambiare mestiere e di costruire giocattoli per tutti i bimbi del villaggio. Quel manufatto, divenuto magico per un breve periodo del suo ciclo di vita, ritornò a prender polvere su una mensola. Era ormai rotto e inservibile, ma era riuscito comunque a far apprendere una grande lezione all’uomo che, nutrito dalla gioia dei bambini, tornò a sorridere.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 minuti fa, julia1983 ha scritto:

con l’intento di distruggerla. Mentre era intento

 

Così ravvicinati stonano

 

Bella favola. Mi piace l'ambientazione nordica. Ero curioso di sapere come sarebbe andata a finire. Buon racconto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao julia! L'idea del racconto mi è piaciuta molto, adoro le fiabe! I personaggi sono coerenti con sé stessi, la trama fila liscia ma ti faccio qualche appunto.
C'è una ripetizione all'inizio:

24 minuti fa, julia1983 ha scritto:

Willem era un povero taglialegna, che viveva in un villaggio a nord del regno di Kiel. Aveva perduto da poco la moglie e la figlia,  annegate nel fiume sacro alla dea Kofi. Da quell’infausto giorno aveva smesso di sorridere e provava una grande rabbia nei confronti degli dei nordici, i quali secondo lui non avevano vegliato sulla sua famiglia. 

[...]

«Mio caro, so che sei adirato con me perché mi accusi di non aver vegliato sulla tua famiglia, ma troverai conforto e il sorriso in quel giocattolo» e poi, così come era comparsa, svanì effimera.

 

mi stona un po' che la dea usi le stesse parole del personaggio per descrivere la sua situazione. Ce ne sono altre di ripetizioni simili (es. aura azzurrina ripetuto due volte nello stesso contesto).


Inoltre non si capisce dove abiti il protagonista: all'inizio vuole bruciare la sua casa, poi ci torna a dormire e non ho capito se Willem abiti ancora lì o no.

 

27 minuti fa, julia1983 ha scritto:

Tentò di romperlo con un martello, con il risultato che gli scappò di mano e si schiacciò tre dita, poi provò a gettarlo nel fiume ma inciampò sul greto e si ruppe due denti.

Questa frase fa un po' anti-climax: è troppo frettolosa per la scena relativamente lunga del protagonista che si fa del male da solo e cerca di distruggere il carillon. Sarebbe stato meglio mostrare il processo e la crescente frustrazione del protagonista.

 

29 minuti fa, julia1983 ha scritto:

«Oh tesoro mio, e io che ho cercato di sbarazzarmene in tutti i modi, ma vederti felice rallegra anche me» le rispose sincero Willem. Ardeva dal desiderio di riabbracciarla, ma non osava avvicinarsi per timore dell’ ira della dea.

Anche questo mi sembra accadere troppo in fretta: parliamo di una persona che ha indugiato in pensieri distruttivi per anni, è abbastanza incredibile che all'improvviso svanisca tutto. Con tutta probabilità si sentirà meno triste sul lungo periodo e un po' rincuorato nell'immediato.

 

30 minuti fa, julia1983 ha scritto:

 

Willem, rimasto solo sulla riva del fiume, osservò il suo carillon in attesa che suonasse da solo, ma non lo fece più. Decise tuttavia di cambiare mestiere e di costruire giocattoli per tutti i bimbi del villaggio. Quel manufatto, divenuto magico per un breve periodo del suo ciclo di vita, ritornò a prender polvere su una mensola. Era ormai rotto e inservibile, ma era riuscito comunque a far apprendere una grande lezione all’uomo che, nutrito dalla gioia dei bambini, tornò a sorridere.

Questo finale è perfetto per la fiaba. L'ho adorato ed è stata una bella lezione per il protagonista da imparare.

Il racconto è originale, mi è piaciuta l'apparizione di una dea invece che del solito fantasma, mi è piaciuta l'ambientazione. Avrei mostrato di più in alcuni punti ma mi rendo conto che i caratteri sono pochi.

 

Alla prossima!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @julia1983

 

Che favola malinconica! La tua trama è molto tenera e in parte ricorda certe storie su Babbo Natale e simili. 

Bello il contesto e molto commoventi alcune scene. 

 

 

Talia 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @julia1983!

Che bella fiaba natalizia :) Mi è piaciuta l'idea di questo padre che soffre molto, ma alla fine riesce a trovare uno scopo nella costruzione di giocattoli per la gioia di altri bambini.

Il racconto scorre molto veloce, a volte  un po' troppo riassinto in alcune scene che invece sarebbe stato bello vedere più approfondite.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@julia1983

 

Carissima...

 

20 ore fa, julia1983 ha scritto:

quell’infausto giorno aveva smesso di sorridere e provava una grande rabbia nei confronti degli dei nordici, i quali secondo lui non avevano vegliato sulla sua famiglia. 

Prima della tragedia, era solito recarsi tutte le mattine nella foresta per raccogliere il legname con il quale intagliava anche qualche giocattolo per la sua piccola Penelope.

Quel giorno era l’anniversario

Eviterei la ripetizione di giorno, eliminandolo proprio nel secondo caso.

 

20 ore fa, julia1983 ha scritto:

con l’intento di distruggerla. Mentre era intento ad accendere una t

Varierei anche questa ripetizione (mi pare già ampiamente segnalata negli altri commenti).

 

20 ore fa, julia1983 ha scritto:

«Mio caro, so che sei adirato con me perché mi accusi di non aver vegliato sulla tua famiglia, ma troverai conforto e il sorriso in quel giocattolo

Eliminerei il barrato... suona ripetitivo... non per il personaggio, ma per il lettore che ha già avuto tale informazione.

 

20 ore fa, julia1983 ha scritto:

o» disse il negoziante, «l’hai realizzato tu stesso? »

«Sì sì» diss

Ti è sfuggito uno spazio dopo il punto interrogativo e forse ci mettere una virgola fra i due "sì".

 

Che dire: la fiaba è bella, la storia mi è piaciuta e intriga... si vuole scoprire il mistero di questo carillon e questo tiene vivo l'interesse sino alla fine.

La trama è ben congegnata, l'ambientazione curata... se proprio ti dovessi dire la verità, qualche perplessità mi rimane sullo stile che hai adottato... tutto è un po' rallentato (parlo dei costrutti sintattici), molto è raccontato... da una parte, si sposa bene con il genere fantastico-fiabesco in cui questa storia è ambientata... dall'altra, non so, personalmente mi piacerebbe leggerne una versione più "dinamica" per vedere la differenza... ma, a puro gusto personale.

 

Comunque, i miei complimenti e a presto!

:D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

Willem era un povero taglialegna, che viveva in un villaggio a nord del regno di Kiel.

toglierei la virgola, ma forse cancellerei anche il termine "povero". Sappiamo che è un taglialegna, si capisce che non sia ricco. Subito dopo scopriamo che ha perso moglie e figlia, quindi già la sua vita è piuttosto tragica. Eviterei altri termini che calchino la mano sulla condizione disgraziata del protagonista, quando non funzionali alla storia.

 

Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

si ubriacò e poi tornò

aggiungerei un -> prima si ubriacò e poi

 

Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

scovò in un angolo

a me il verbo "scovare" dà più l'idea di raggiungere qualcosa che si sta cercando. Invece il ritrovamento è casuale. Tornerei al consueto verbo "trovare" sinonimi come ritrovare, rinvenire, scoprire... ma alla fin fine trovare mi sembra il più calzante.

 

Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

so che sei adirato con me perché mi accusi di non aver vegliato sulla tua famiglia, ma troverai conforto e il sorriso in quel giocattolo

direi che questa profezia non si avvererà. Per colpa di Willem, ok, ma di fatto non si avvera.

 

Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

ciò lo rattristò molto

già hai detto poco prima che "piangeva a dirotto", eviterei di enfatizzare tutte le espressioni in cui quest'uomo manifesta il suo dolore. 

 

Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

«Sì sì» disse Willem e pregò che Kostas non volesse provarne il meccanismo, ma non lo fece e per fortuna tutto filò liscio.

Quindi in pratica, il piano è imbrogliarlo e ci riesce. Se uno viene imbrogliato, prima o poi quello scopre l'imbroglio. Cosa che di fatto succede anche nel racconto. E allora perché Willem sarà così docile nel ridare i soldi al rigattiere? almeno una litigata ( tipo "dovevi verificare prima! magari lo hai rotto tu!") ci sarebbe stata bene, prima di farsi persuadere a riprenderselo.

 

Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

e provavo a farti sorridere mandandoti la musica per mezzo del carillon

Questo non spiega però:

a) perché la musica si fermasse quando Willem era sveglio;

b) perché la musica funzionasse anche alla presenza di soli estranei, come con la famiglia del rigattiere (anche se qui possiamo anche credere che lo scopo della figlia era proprio convincere il rigattiere a restituire il carillon;

 

Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

Mi hai dimostrato di aver imparato la lezione

Non sono convintissimo di questo

 

Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

osservò il suo carillon in attesa che suonasse da solo, ma non lo fece più.

E meno male che la dea glielo ha appena detto! In effetti, non mi sembra uno che impari in fretta la lezione

 

Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

Decise tuttavia di cambiare mestiere e di costruire giocattoli per tutti i bimbi del villaggio.

Ecco, forse qui impara davvero qualcosa. Ma il tutto è relegato a una sola frase, ed è un peccato. 

 

Mi sono piaciuti l'impostazione e il tono fiabesco della storia. Originale l'idea di ricorrere a una dea (e non le solite fate).

Sul carillon all'inizio mi è sembrato un po' troppo brusco... sembra quasi non fidarsi delle dea e volersene sbarazzare fin da subito! Ci può anche stare, visto che in fondo si era ubriacato nel tentativo di smaltire la rabbia e il dolore, ma forse serviva qualche passaggio in più per giustificare queste sue reazioni. 

 

La morale finale non mi risulta chiarissima, anche se opterei per un "dedicarsi a far sorridere gli altri può essere un modo per ritrovare il sorriso anche noi", che mi sembra un bel messaggio, oltre quelli più consueti, ovvero che essere capaci di superare il dolore per tornare a vivere è la prima cosa che vorrebbero le stesse persone che ci hanno lasciato.

Insomma, per concludere, ci vedo dell'originalità, e in una favola non è mai facile, ma anche qualcosina da sistemare.

Alla prossima!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @julia1983, adoro le favole e se ne leggono sempre troppo poche.

La trama è lineare come si addice al genere, il protagonista invece è molto più tridimensionale di un personaggio delle fiabe ed è bello. 

Se posso permettermi un consiglio, oltre a quelli che ti hanno già suggerito, userei anche un linguaggio più semplice e meno altisonante, più in linea con il genere. Si vede che scrivi bene, un linguaggio più infantile non stonerebbe affatto, anzi padroneggiarlo sarebbe un valore aggiunto per testi come questo. Almeno a mio parere.

A rileggerti presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buon pomeriggio, @julia1983.

 

Premetto che ho pochissimo tempo e quindi cercherò di renderle in poche parole (ben conscio di non risultare esaustivo) le impressioni che mi ha dato il suo racconto.

 

L'idea è carina ed è stata sviluppata abbastanza bene, ma lo stile non sempre è scorrevole (ci sono troppe frasi lunghe e pochissime virgole, per i miei gusti) e anche i contenuti, in certi passaggi, sono poco plausibili: ad esempio, come cambia repentinamente idea il protagonista non appena trova il carillon (un minuto prima voleva distruggere la sua dimora, che penso sia una decisione ponderata e sofferta e... gli basta ritrovare un carillon per desistere? E quando gli sembra che non funzioni, non vuole tornare sui suoi precedenti propositi? Mah...).

 

A livello di personaggi, poi, penso che anche questi debbano essere perfezionati: la dea Kofi, ad esempio, è un po' troppo ... "subdola" nel suo modo di agire... e mi sarei aspettato l'intero villaggio alla porta del protagonista per ... "rendergli" il carillon, non solo il negoziante! :lol:

 

Insomma, un minimo di attenzione in più nella cura dei particolari avrebbe reso questo racconto davvero un'ottima prova. Alla prossima! (y)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Microcommento giusto per rendere l'idea.

Non è un paese per vecchi carillon. Ma l'armonia* infine s'accorda.

 

*ndr: quella narrativa invece presenta alcuni passaggi troppo repentini da risultare contraddittori (lo rompo-non lo rompo-lo rompo).PS: scusa se rompo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Ghigo non mi ero accorta rileggendo della ripetizione della parola "intento" che provvederò a sostituire in fase di revisione ,così come le altre ripetizioni. Sono contenta che ti sia piaciuta la scelta dell'ambientazione nordica e che ti ho incuriosito nel sapere come si sarebbe svolto l'epilogo :) grazie di essere passato.

 

@Purrpendicular hai ragione, potevo dare un registro linguistico diverso alla dea anziché farle ripetere le parole del protagonista e mi sono appuntata le ripetizioni da sistemare :) Per quanto riguarda dove abita il protagonista, pensavo fosse più chiaro che non viveva più nella sua casa d'origine e che ci fosse tornato solo il giorno dell'anniversario per distruggerla e poi cambiare idea al momento del ritrovamento del carillon. Mi rendo conto, come mi ha fatto notare anche @Lizz  (grazie del tuo passaggio e di aver apprezzato la fiaba <3 ), che in alcuni frangenti, la storia ha dei passaggi bruschi o riassunti che potevano essere meglio approfonditi, ma come hai fatto notare tu il limite dei caratteri ha in qualche maniera influito. Sono lieta che tu abbia apprezzato il finale e che abbia approvato la scelta di utilizzare una dea anziché un più gettonato fantasma :) 

 

@Talia grazie del tuo gradito passaggio e di aver trovato la fiaba commovente e malinconica  

 

@AndC carissimo, grazie del tuo commento prezioso come sempre! Ho preso nota dei tuoi suggerimenti. Ho trovato interessante la parte dove mi consigli di rendere più dinamica la storia, mi sembra quasi in contrasto con chi mi ha consigliato di approfondire alcune parti che sembravano un po' troppo riassuntive e brusche, potresti chiarirmi cosa intendevi con stile troppo rallentato? In parte mi sembrava in linea con lo stile fiabesco, ma mi piace confrontarmi con te che mi hai evidenziato questo aspetto. 

 

@Eudes , grazie del tuo passaggio. Ho trovato utilissimi i tuoi appunti e mi trovi concorde con essi. :) Ammetto che avrei dovuto spiegare meglio la questione della musica che forse ho supposto si comprendesse dalla frase di Penelope.  

Il 13/1/2020 alle 00:10, Eudes ha scritto:
Il 11/1/2020 alle 22:52, julia1983 ha scritto:

mandandoti la musica per mezzo del carillon

Questo non spiega però:

a) perché la musica si fermasse quando Willem era sveglio;

b) perché la musica funzionasse anche alla presenza di soli estranei, come con la famiglia del rigattiere (anche se qui possiamo anche credere che lo scopo della figlia era proprio convincere il rigattiere a restituire il carillon;

a) era un modo di unire il mondo ultraterreno della figlia con il mondo mortale del padre tramite il mondo onirico, ma avrei dovuto esporlo meglio.

b)esatto lo scopo era far restituire il carillon al padre (anche qui poteva essere messo in maniera più chiara)

 

Il 13/1/2020 alle 00:10, Eudes ha scritto:

Mi sono piaciuti l'impostazione e il tono fiabesco della storia. Originale l'idea di ricorrere a una dea (e non le solite fate).

Sul carillon all'inizio mi è sembrato un po' troppo brusco... sembra quasi non fidarsi delle dea e volersene sbarazzare fin da subito! Ci può anche stare, visto che in fondo si era ubriacato nel tentativo di smaltire la rabbia e il dolore, ma forse serviva qualche passaggio in più per giustificare queste sue reazioni.

Sono contenta che tu abbia apprezzato l'impostazione e il tono, e la mia trovata di scegliere l'impiego di una dea e credevo, ma così non è stato, che il suo stato alterato dall'alcool ne giustificasse le reazioni rabbiose, ma quest'aspetto poteva essere meglio descritto.

 

Il 13/1/2020 alle 00:10, Eudes ha scritto:

La morale finale non mi risulta chiarissima, anche se opterei per un "dedicarsi a far sorridere gli altri può essere un modo per ritrovare il sorriso anche noi",

Perdonami ma non ho compreso questo tuo passaggio, pensavo che fosse arrivato il messaggio che far sorridere gli altri gli aveva permesso di ritrovare il sorriso, dovevo forse esplicarlo in maniera più esplicita?

Grazie di tutte le riflessioni che mi hai portato a fare.

 

@Pigliasogni ti ringrazio per i complimenti sulla scelta di scrivere una fiaba e sul fatto che ti è piaciuto come scrivo :arrossire:. Cercherò nelle prossime fiabe di adottare un linguaggio più semplice come mi hai consigliato :) 

 

@H3c70r grazie del passaggio, ho preso nota dei suoi consigli e approfondirò in fase di revisione in particolar modo lo spessore dei personaggi e rivedrò la costruzione di alcune frasi un po' troppo lunghe come mi ha evidenziato :) 

 

 @Vincenzo Iennaco grazie per essere passato. :) 

 

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
46 minuti fa, julia1983 ha scritto:

Perdonami ma non ho compreso questo tuo passaggio, pensavo che fosse arrivato il messaggio che far sorridere gli altri gli aveva permesso di ritrovare il sorriso, dovevo forse esplicarlo in maniera più esplicita?

Tranquilla, più o meno abbiamo detto la stessa cosa, quindi vuol dire che si comprendeva. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×