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Marty12

[N2019-3B] L'inventore e il corvo

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Traccia 3- estraneità

Genere: romantico

commento 

 

L'inventore e il corvo

Benché nessuno dei membri della sua famiglia lo avesse mai qualificato come “Peter l’Inventore”, il ragazzo si era sempre dedicato a quell’occupazione con tutta l’anima: sotto quella zazzera scura, c’erano sempre mille idee pronte a sussurrargli all’orecchio quelli che sarebbero stati nuovi progetti.

Ad alcuni che lo osservavano, Peter appariva solo un sognatore. Ad altri un disadattato o addirittura un furbastro che, pur di non lavorare, si era inventato questa storia delle invenzioni.

In ogni caso le sue creazioni mentali, tradotte in realtà, provocavano sempre scompiglio e reazioni contrastanti.

«Sono fantastiche, solo troppo avanti rispetto al nostro tempo!»

«Sono solo assurde cagate che non servono a niente!»

Lui si sentiva un alieno di fronte agli altri, perché quello che faceva gli sembrava semplice, naturale e addirittura non meritevole di commenti. Gli altri non capivano ciò che a lui sembrava assolutamente chiaro, e ne soffriva profondamente cadendo spesso in profonde depressioni.

Quando smise di andare a scuola e arrivarono i Servizi Sociali, lo psichiatra incaricato espresse un giudizio completamente diverso da quelli precedenti. Fu così che finì nell’Istituto, dove iniziarono a rimpinzarlo di pillole come fosse un tacchino, e la sua mente cessò di partorire idee.

 

La lancetta dei minuti dell’orologio da parete avanzò di uno scatto e la ragazza sobbalzò in un turbinio di riccioli biondi. Seppur nascosto dalle ombre calde del tramonto, il suo volto si contrasse in un’espressione di fastidio. Il suono pacato, che segnava l’inesorabile scorrere del tempo, era giunto alle orecchie di lei come un boato mentre dormiva, inebetita dalle pastiglie blu.

Un altro giorno, uguale a tutti gli altri, stava per finire e una sgradevole sensazione di freddo le penetrò nelle ossa. In quell’ambiente asettico - letto bianco, coperte bianche, cuscino bianco - i muri spogli sembravano volerla soffocare con le loro braccia invisibili, mentre se ne stava rannicchiata sul davanzale della finestra per respirare la luce.

Quella luce, che scompigliava le creste dei campi di grano, da un po’ le sembrava fosse più duratura del solito, quasi non volesse arrendersi alla notte. Solstizio doveva chiamarsi quell’evento: la natura aveva ritmi molto diversi dai suoi.

Ma potevano davvero definirsi giorni, i suoi, rinchiusa in quel mondo che si estendeva poco più in là della sua stanza? Nel quale pareva che ogni granello di tempo scandisse solo gli attimi dedicati al cibo, al riposo, alla lettura e a poco altro?

Il più importante avrebbe dovuto essere quello dedicato alla socializzazione, con gli altri pazienti nel grande salone. Ma così non era mai stato, sino a quando non aveva conosciuto Peter.

All’inizio aveva pensato che un corvo avesse rubato dei vestiti dalla lavanderia e che li avesse rovesciati su una sedia. Poi l’uomo si voltò e l’idea del corvo prese il volo, lasciando una lucida immagine di capelli neri. Grazie, pastiglie blu. Da qualche parte, in quei vestiti, c’era un corpo magro, accartocciato, con le lunghe dita che piegavano e ripiegavano una lunga strisciolina di carta.

«Questo tavolo non ha le gambe giuste» le disse, quando lei gli si sedette accanto. Le piaceva l’espressione del suo volto: non era concentrazione, quanto totale assenza di distrazione.

Il suo opposto.

Mentre lui si sforzava di sollevare il tavolo, lei prese un’altra strisciolina di carta. La sorvegliante gettava loro giusto qualche occhiata dall’altra parte della stanza, troppo presa dall’impedire al signor Carlo di frugare nel cestino della spazzatura, mentre Anna, una degli schizofrenici, cercava di intrattenere una conversazione con delle fate.

In meno di venti passaggi una farfalla di carta schiuse le ali dalle pieghe del foglietto. Il tavolo rimase fermo, immobile come un soldato tanto da non sembrare nemmeno più quello spoglio e barcollante di un manicomio. Poteva essere quello di una casa, per entrambi.

Si innamorarono, e tutto per loro cambiò come se il mondo fosse iniziato in quel momento.

 

 

«Non è che mettendo insieme due disadattati si possa ottenere una coppia normale!» disse il primo dottore.

«Proprio così!» disse il secondo, ridacchiando «Altrimenti dovremmo cambiar lavoro.»

«Quindi anche lei, illustre collega, è accordo nel tenerli separati in due padiglioni differenti?»

«Ma certo! Del resto non è un caso se per prassi consolidata sono proibite, o per lo meno caldamente sconsigliate, le relazioni fra pazienti.»

«Bene, allora procediamo immediatamente.» 

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28 minuti fa, Marty12 ha scritto:

si era inventato questa storia delle invenzioni.

 aveva creato questa storia. Sennò la ripetizione è forte

 

31 minuti fa, Marty12 ha scritto:

Grazie, pastiglie blu.

 

Frase detta molte volte anche da Berlusconi, presumo :D

 

Non credo tu abbia usato tutti i caratteri a disposizione, ed è un peccato. Mi sarebbe piaciuto vedere in modo più approfondito il rapporto tra i due "matti", già molto tenero. La frase finale dei dottori è come una doccia fredda. Piaciuto.

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Hai affrontato una tematica molto delicata, e ho apprezzato il modo in cui hai fatto procedere la storia fin dall'incipit. La tristezza che permea un po' tutta la storia viene rischiarata, prima della fine, da un barlume di speranza che sembra una boccata d'aria fresca in quella "prigione" in cui è rinchiusa la protagonista... Ma, ecco che, nel finale, distruggi ogni speranza e via di scampo, non me lo aspettavo proprio. Ad essere sincero arriva troppo repentino, e non mi sarebbe dispiaciuto che arrivasse un po' più tardi, ecco. Comunque, al netto di ciò, un buon racconto. Ciao, @Marty12 , e a rileggerci!

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Il racconto è stato postato con commento insufficiente. Il topic viene lasciato aperto per permettere agli altri partecipanti di poter lasciare un feedback sulla lettura, in attesa del commento riparatore da parte dell'autore, già contattato via MP.

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Ciao @Marty12,

 

Il tuo racconto affronta dei luoghi e delle problematiche psicologiche abbastanza delicate. Tu sei riuscita a rendere sia i due protagonisti che l'atmosfera in modo molto interessante. Grazie anche alla focalizzazione sui due pazienti. 

Il finale è trristimmo perché già empatizzavo per i due innamorati e speravo in una loro rinascita grazie all'amore. I medici appaiono peggio di carnefici nel finale. Anche se, credo, non sarebbe la conclusione di psichiatri moderni. Comunque, boh, non ho alcuna conoscenza in tal senso. 

 

Talia 

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@Marty12 Ciao! Gli amori possibili mi piacciono sempre un sacco :D Carina l'idea dei due che si innamorano in manicomio e tristissimo il malefico piano dei dottori di tenerli separati.

 

L'unica pecca di questa storia è che è molto raccontata: molti elementi, invece di essere semplicemente spiegati (come nella citazione qui sotto) potevano essere mostrati attraverso scene più immersive, descrizioni, dialoghi, che avrebbero aiutato chi legge a empatizzare di più con il personaggio. In caso decidessi di espandere la storia, ti consiglio sicuramente di mostrare di più e raccontare meno. In questo, i flashback possono esserti molto utili sia per mostrare invece che spiegare, sia per movimentare la struttura del racconto.

 

14 ore fa, Marty12 ha scritto:

Lui si sentiva un alieno di fronte agli altri, perché quello che faceva gli sembrava semplice, naturale e addirittura non meritevole di commenti. Gli altri non capivano ciò che a lui sembrava assolutamente chiaro, e ne soffriva profondamente cadendo spesso in profonde depressioni.

 

Quota

 La sorvegliante gettava loro giusto qualche occhiata dall’altra parte della stanza, troppo presa dall’impedire al signor Carlo di frugare nel cestino della spazzatura, mentre Anna, una degli schizofrenici, cercava di intrattenere una conversazione con delle fate.

Simpatica la citazione al racconto di Garrula :D

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Ciao @Marty12

 

20 ore fa, Marty12 ha scritto:

, il ragazzo si era sempre dedicato a quell’occupazione con tutta l’anima: sotto quella zazzera scura, c’erano sempre mille idee pronte a sussurrargli all’orecchio quelli che sarebbero stati nuovi progetti.

Eliminerei un "quello/a/i", il mediano direi...

 

20 ore fa, Marty12 ha scritto:

si era inventato questa storia delle invenzioni.

Anch'io eliminerei la ripetizione di "invenzioni": è chiaro di che storia si tratti.

 

Secondo me: questo racconto avrebbe meritato e merita ancora un po' più di respiro narrativo, di lirismo e di caratteri.

In particolare la prima parte è molto raccontata. Poi si entra nel vivo della storia. Il finale arriva come una secchiata d'acqua: bello nel suo senso, ma io avrei allungato e mostrato di più nella parte precedente.

 

Bella e toccante la storia, davvero, dal contenuto profondo e importante... forse un po' troppo estremizzata.

 

I miei complimenti e a presto!

 

 

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Ciò che più mi piace di questa storia, che mi hai fatto leggere in anteprima, è che nella versione finale è molto raccontata. In questo, infatti, vado controcorrente  perché mi piacciono i libri di Marukami che, per l'appunto, hanno questa caratteristica. Addirittura lui ti descrive per pagine e pagine come si cuoce le uova e cosa indossa. Anche i pensieri sono dettagliatissimi, cosa che trovo giusto per conoscere a fondo l'animo e il carattere dei protagonisti. Si chiama introspezione. Del resto, mostrare è un'arma a doppio taglio e, spesso, è di una pesantezza insopportabile. Per esempio, partendo da questa citazione:

21 ore fa, Marty12 ha scritto:

Lui si sentiva un alieno di fronte agli altri, perché quello che faceva gli sembrava semplice, naturale e addirittura non meritevole di commenti. Gli altri non capivano ciò che a lui sembrava assolutamente chiaro, e ne soffriva profondamente cadendo spesso in profonde depressioni.

non è possibile che queste caratteristiche del personaggio siano rese "mostrando". Mostrando cosa? Non resterebbe che mettere in scena lunghi dialoghi con qualcun altro, ma allora pure questo di sicuro a qualcuno non piacerebbe: troppi dialoghi! Che c'è quindi di male a chiarire raccontando, sempre che si faccia bene, quali sono i fattori e le circostanze che hanno portato il personaggio a cadere in profonde depressioni? Questa storia del raccontare e mostrare mi sembra sempre di più un tormentone preconfezionato e pronto per l'uso commentario.

Per quanto riguarda il finale, poi, a me piacciono proprio quelli che stupiscono il lettore e lo lasciano tramortito.

A proposito invece del fatto che avresti fatto meglio ad usare i caratteri che ancora avevi a disposizione (mica si pagano!) per evitare estremizzazioni e troppa sintetitità nelle prime due parti, dando alla storia più "respiro narrativo e lirismo" (sto citando @AndC, ma anche altri sono pervenuti alle stesse conclusioni con altre parole), sono perfettamente d'accordo.

In particolare, se trovo molto bella la storia del tavolo traballante tenuto fermo dalla farfalla di carta come fosse quello di casa loro, il passaggio all'innamoramento che avrebbe dovuto cambiare le loro vite (anche se così non sarà), mi è sembrato troppo repentino (il passaggio, non il finale). Un momento (anche descrittivo) di dolcezza e magari di intimità condivisa, non avrebbe di certo guastato rendendo ancora più "ingiusta" la conclusione.

 

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Buonasera @Marty12.

 

Ho trovato interessante questo suo racconto, forse un po' troppo "raccontato" per così dire (ma credo sia stata una scelta), con un finale che stacca in maniera netta sullo stile sino a quel momento adottato nel racconto e con una chiusura (a sorpresa?) della trama.

 

A livello di contenuti, questa frase mi è sembrata ridondante 

Quota

c’erano sempre mille idee pronte a sussurrargli all’orecchio quelli che sarebbero stati nuovi progetti.

 

mentre questa ... "azione" me la sarei aspettata da un colpo di vento, non dalla luce (insomma, avrei usato un altro verbo... :P )

Quota

Quella luce, che scompigliava le creste dei campi di grano,

 

Ok, finite pulci e perplessità, passo subito alla mia impressione finale: direi che ne è uscito un racconto discreto, che ho apprezzato. Grazie! (y)

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Il 11/1/2020 alle 22:48, Marty12 ha scritto:

Sono solo assurde cagate che non servono a niente!»

 

Il 11/1/2020 alle 22:48, Marty12 ha scritto:

Non è che mettendo insieme due disadattati si possa ottenere una coppia normale!» disse il primo dottore.

 

Belle queste frasi 👍

 

Racconto interessante, apio in un certo senso, perché racconti anche la storia prima. In pratica segui i tre passaggi, prima adesso dopo, in pochi caratteri. Il dopo si immagina, ma lascia comunque a un possibile finale alternativo, o seguito alternativo, perché se il tizio è inventore si sicuro si potrebbe inventare un modo per uscire e raggiungere la ragazza. Sono due personaggi particolari e affascinano.

Non mi è dispiaciuto per nulla,  metti che l'inizio dia un po' l'idea del descrittivo, se proprio devi trovare una pecca, ma il pezzo "adesso" rende tutto più interessante, pure la scena del tavolo aiuta 😊👍

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