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Kuno

[N2019-3B] Come un osso spolpato

Post raccomandati

Traccia: Estraneità

Genere: Fantastico

commento

 

Voglio ringraziare i miei ormai storici compagni di squadra.

 @queffe, che di fanta, di scienza e di fantascienza ne sa a pacchi, e ha aiutato un ignorante a non spararle troppo grosse.

 @Marcello, che queste cose non le digerisce un granché, ma in un lampo ha saputo comunque regalarmi un incredibile microediting salvaspazio.

 

Come un osso spolpato

 

Poco prima dell’alba abbiamo sedato il detenuto ancora addormentato, per trasferirlo in sala operatoria. Una craniotomia ha permesso ai medici di esporre il cervello e procedere con la rimozione del Dispositivo Relazionale. Ho personalmente assistito a tutte le fasi dell’intervento e memorizzato i dettagli degni di nota. Dopo essermi assicurato che tutto si fosse svolto senza intoppi, mi sono affrettato a lasciare il luogo prima del risveglio del soggetto.
 

Delio si svegliò in una stanza grigia, circondato da uomini vestiti di grigio.

«Bene, è pronto per tornare a casa» esordì il più anziano, servendosi di numerose contrazioni dei muscoli facciali. Le labbra si erano separate e ricongiunte più volte, disegnando sul volto smorfie fugaci e sempre nuove. Per la prima volta in oltre vent’anni, Delio aveva visto e sentito qualcuno parlare con la propria voce, non attraverso il Dispositivo Relazionale. D’istinto portò la mano alla tempia e massaggiò il cranio rasato di fresco. Me lo hanno strappato via, pensò, non sono più collegato al DR.

Cercava ancora di riordinare i pensieri quando in due lo presero sotto braccio per aiutarlo a scendere dal letto. Evidentemente avevano fretta di liberarsi di lui. Sostenuto dai due uomini, uscì dalla stanza per imboccare un corridoio dello stesso grigio. Non aveva mai visto un luogo così vuoto, privo di banner pubblicitari alle pareti e binari guida sul pavimento. Solo ora prendeva davvero coscienza del fatto che l’intero stato era coperto di ologrammi. Disconnesso dal DR, il suo occhio percepiva solo lo scheletro nudo che era il mondo materiale. Il pensiero si sciolse in una vertigine e Delio perse l’equilibrio.

«Non svenga, su!»

Era di nuovo la voce dell’anziano. La pronuncia imprecisa e le continue variazioni di tono tradivano la disabitudine a sfruttare l’apparato fonatorio. Gli altri che lo accompagnavano restavano muti, probabilmente perché privi delle stesse abilità. Erano forse medici o agenti di polizia. Rimossi dagli indumenti le tinte e le fogge olografiche, non restava che la stessa tuta grigio chiaro indossata da ogni cittadino.

Dopo averlo condotto fino all’uscita, gli fecero cenno di proseguire per la sua strada. Delio guardò in faccia l’anziano e pensò una dozzina di domande, ma pensarle non era più abbastanza. Non si decise a schiudere le labbra e aspettò in silenzio che gli uomini in grigio rientrassero senza di lui. Quell’edificio poteva essere l’ospedale o forse una struttura della prigione stessa. Quel che vedeva era solo un parallelepipedo alto e incolore. Si guardò intorno: sulla strada si affacciavano monoliti di diverse dimensioni, ma tutti spogli e grigi allo stesso modo. Viveva in quella città da tutta la vita, ma ora non avrebbe distinto il bar in cui era diventato un assassino dal tribunale che lo aveva condannato.

 

Ho seguito il soggetto dal momento in cui l’ho visto uscire dall’ospedale. Sembrava smarrito, non sapeva scegliere la direzione da prendere. Ha girato a vuoto per circa mezz’ora. Gli sono stato dietro tenendo sempre una distanza più che prudente, ma senza il Dispositivo Relazionale non avrebbe comunque potuto visualizzare l’uniforme e identificarmi. Spesso si è fermato fissando un punto nel vuoto, come cercasse di consultare una mappa virtuale. È passato tre volte davanti casa sua senza riconoscerla, finché non ha incontrato un vicino che ha quindi seguito fino al civico giusto.

 

Delio avvicinò l’occhio allo spioncino per mettere in funzione la serratura. Per fortuna il portone era di quelli che ancora si aprivano con la scansione dell’iride. Aveva discusso con Anna la possibilità di sostituirlo con un modello collegato al loro DR, ma non si erano mai decisi ad affrontare la spesa.

Entrò in casa e, tradito dall’abitudine, tentò di avvisare la moglie inviandole un breve trillo, prima di ricordarsi di non esserne più capace. E nessun binario luminoso lo avrebbe condotto nella stanza giusta.

Cercò Anna in salotto e in cucina, ma quando non la trovò neanche in camera si disse che doveva essere uscita. Sedette sul bordo del letto, con la faccia tra le mani. Non aveva avuto il coraggio di soffermarsi a osservare ogni stanza, ma rapide occhiate erano bastate a farlo sentire un estraneo. Non sembrava casa sua senza le piante olografiche a ravvivare il salotto né il canto artificiale degli uccelli in cucina. E le pareti, i tappeti, le tende, il divano: senza i filtri applicati dal DR tutto era grigio pallido come un osso spolpato.

Scattò in piedi per lo spavento quando sentì il rumore dello scarico. Anna uscì dal bagno e, trovandosi davanti il marito, riuscì solo a boccheggiare e strabuzzare gli occhi. Poi sorrise e gli saltò addosso con le guance già bagnate. Si fissarono a lungo e Delio capì che Anna cercava di comunicare con lui. Di certo gli stava chiedendo come mai lo avessero rilasciato; gli avevano dato vent’anni e invece eccolo qua, a casa con lei, appena un mese dopo aver ucciso a pugni un ubriacone.

Delio aprì la bocca ed emise un latrato che non somigliava affatto all’attacco del discorso che aveva preparato tornando a casa. Allora mostrò ad Anna la cucitura sul cranio calvo e lei capì subito di aver perso per sempre la connessione telepatica con il marito. Si ritrasse come graffiata dalla scoperta, e quando lui tornò a far vibrare le corde vocali per storpiare il suo nome, scosse la testa rifugiandosi in un angolo della stanza, con i palmi ben pressati sulle orecchie. Delio decise di non insistere. Sedette ancora sul letto e guardò davanti a sé: sul comò ornamentale, una cornice in stile antico ospitava un rettangolo grigio al posto della foto del loro matrimonio.

 

Questa mattina la moglie del soggetto è uscita con il volto arrossato e una borsa da viaggio, dirigendosi a est. Non l’ho seguita per non perdere d’occhio il soggetto, ma suppongo si sia trasferita dalla sorella. Qualche ora più tardi è uscito anche lui, diretto a ovest.

 

Non trovava la piazza delle scale. Da quel punto sarebbe riuscito a raggiungere la stazione anche senza i binari guida di cui si serviva da tutta la vita. Ma ad ogni nuovo incrocio sceglieva con meno decisione e ormai era certo di non essere sulla strada giusta. Cercava suggerimenti nelle proporzioni degli edifici, ma proprio non riusciva a orientarsi. Gli sembrava di vagare tra lapidi immense di un cimitero senza fiori. Guardava la gente in grigio filare sicura e infilarsi negli anonimi parallelepipedi. Non avrebbe chiesto indicazioni: era una cosa che non si faceva da decenni, ma soprattutto sapeva che non sarebbe riuscito a farsi capire. E loro come avrebbero potuto aiutarlo? Le sfumature cangianti del municipio, il sole rotante sopra il casinò Solstizio, le statue animate al centro delle piazze: la maggior parte dei punti di riferimento era a lui invisibile.

Vagabondava ormai da ore nell’ossario che era stata la sua città, prima che un pugno di troppo in una rissa strappasse via tutta la carne che teneva in piedi la sua vita. Non poteva restare. Il treno lo avrebbe portato oltre il confine nazionale, dove i mobili erano ancora pieni di vestiti. In quelle terre più primitive avrebbe imparato a usare la voce per bisbigliare, come si addice a un latitante, e se mai Anna si fosse convinta a raggiungerlo, lui avrebbe saputo chiamare il suo nome senza spaventarla.

Svoltò ancora e ancora. Ormai si infilava tra quelle vertebre sparse senza pensare. Si fermò solo quando, spuntato da un vicolo stretto, non trovò alla sua destra la scalinata della piazza che cercava.

 

Il soggetto ha raggiunto la stazione prima del tramonto. Ho subito avvertito la sicurezza affinché evitassero di fermarlo. È quindi partito con un treno che lo porterà oltre il confine. Reputo positivi i risultati dell’esperimento: in seguito all’estrazione del Dispositivo Relazionale, il senso di estraneità e isolamento può condurre i criminali a lasciare di propria volontà il territorio sotto la nostra giurisdizione. Applicata su larga scala, la pena abbatterrebbe i costi del sistema penitenziario.

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Questo meriterebbe di stare in un'antologia di fanta assieme ai racconti dei grandi del genere.

Uno dei migliori racconti letti sul WD, a mio avviso.

Sarebbe una puntata di Black Mirror spaziale, tra l'altro.

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Bravo, @Kuno , mi è piaciuto davvero molto. Ho apprezzato moltissimo l'idea di 'sta pena terrificante (che mi ricorda quella dell'episodio di Natale di Black Mirror in cui la gente veniva bannata e oscurata nella realtà, non so se hai presente). Bello anche l'espediente delle ossa, e ogni relativa associazione con tutto ciò che il protagonista osserva. Anche il modo in cui l'hai scritto l'ho trovato molto efficace; avrei giusto eliminato un paio di frasi in cui ci ricordi come il tizio si è beccato la pena, ma per il resto, per me, è perfetto. Non ho altro da aggiungere, già mi erano piaciuti gli altri due da te scritti per il contest, ma questo è decisamente il migliore. Ciao, e alla prossima!

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Ciao @Kuno! Sai che la fantascienza non è il mio genere, anzi; mi ci sono avvicinata sulle punte, senza ancora capire se mi piace o meno. Ho letto, però, il tuo racconto tutto d'un fiato, meravigliata e inquietata al contempo. Ottimo stile. L'ambientazione fighissima. L'unica pecca: avrei voluto che durasse di più. Scrivici un romanzo! Bravo. Piaciuto un sacco! 

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@Bango Skank @Rhomer quel poco di fantascienza che ho ”subìto” viene da Black Mirror (e Rick & Morty), i vostri commenti mi fanno capire che devo aver assorbito in modo giusto i mattoncini base del genere.

Mi sono ispirato principalmente al Neuralink di Elon Musk, su cui ho letto un articolo quest’estate.

Grazie mille :flower:

 

@Emy grazie anche a te! Un abbraccio :muu: 

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1 ora fa, Kuno ha scritto:

Ciao @Kuno (non riesco a uscire dal quote), oltre ai meritatissimi complimenti, voglio farti due appunti (cavolate) che spero ti torneranno utili se ci rimetti mano per un progetto più grande.

 

Poco prima dell’alba abbiamo sedato il detenuto ancora addormentato, per trasferirlo in sala operatoria. Una craniotomia ha permesso ai medici di esporre il cervello e procedere con la rimozione del Dispositivo Relazionale. Ho personalmente assistito a tutte le fasi dell’intervento e memorizzato i dettagli degni di nota. Dopo essermi assicurato che tutto si fosse svolto senza intoppi, mi sono affrettato a lasciare il luogo prima del risveglio del soggetto.
 

Delio si svegliò in una stanza grigia, circondato da uomini vestiti di grigio.

«Bene, è pronto per tornare a casa» esordì il più anziano, servendosi di numerose contrazioni dei muscoli facciali. Le labbra si erano separate e ricongiunte più volte, disegnando sul volto smorfie fugaci e sempre nuove. Per la prima volta in oltre vent’anni, Delio aveva visto e sentito qualcuno parlare con la propria voce, non attraverso il Dispositivo Relazionale. D’istinto portò la mano alla tempia e massaggiò il cranio rasato di fresco. Me lo hanno strappato via, pensò, non sono più collegato al DR.

 

Incipit forte e promettente, ma da non amante della fantascienza, devo ammettere che ho fatto fatica con tutti questi tecnicismi (fino a quando non hai usato una parola più semplice in seguito, ho fatto fatica a immaginare cosa sia un DR)

 

2 ore fa, Kuno ha scritto:

Viveva in quella città da tutta la vita, ma ora non avrebbe distinto il bar in cui era diventato un assassino dal tribunale che lo aveva condannato.

 

Bel passaggio che ci rende partecipi della difficoltà ad orientarsi in un mondo completamente diverso da quello che conosceva.

 

2 ore fa, Kuno ha scritto:

per sempre la connessione telepatica con il marito.

 

Ecco l'informazione che cercavo. Connessione telepatica, è così che funziona il DR. Metterlo all'inizio aiuterebbe nella lettura chi non mastica il genere e aiuterebbe a entrare meglio nel racconto per avere più informazioni "umane" e meno tecniche. In una versione più lunga, direi meglio come funziona il dispositivo (suppongo ce l'abbiano tutti nel futuro. Io posso connettermi alla vicina o ci vuole l'autorizzazione? Qualche informazione in più). 

 

2 ore fa, Kuno ha scritto:

Sedette ancora sul letto e guardò davanti a sé: sul comò ornamentale, una cornice in stile antico ospitava un rettangolo grigio al posto della foto del loro matrimonio.

 

Questo mi ricorda parecchio Black Mirror, lo special Christmas edition. Dove se blocchi una persona la blocchi anche nella vita. 

 

2 ore fa, Kuno ha scritto:

Non l’ho seguita per non perdere d’occhio il soggetto, ma suppongo si sia trasferita dalla sorella. Qualche ora più tardi è uscito anche lui, diretto a ovest.

 

Lei vede lui (perché vede la cicatrice) e lui vede lei. Il non poter comunicare è un grande problema, ma non è una scelta troppo drastica e affrettata abbandonarlo, se lo ama? Invece di carezzarlo o cercare di consolarlo? Ci vedrei bene una scenata di lui di frustrazione che spacca qualcosa e lei spaventata se ne va (renderebbe più plausibile questo repentino abbandono). Oppure non si amavano nemmeno prima se alla prima difficoltà lei se ne è andata dalla sorella.

 

2 ore fa, Kuno ha scritto:

Il soggetto ha raggiunto la stazione prima del tramonto. Ho subito avvertito la sicurezza affinché evitassero di fermarlo. È quindi partito con un treno che lo porterà oltre il confine. Reputo positivi i risultati dell’esperimento: in seguito all’estrazione del Dispositivo Relazionale, il senso di estraneità e isolamento può condurre i criminali a lasciare di propria volontà il territorio sotto la nostra giurisdizione. Applicata su larga scala, la pena abbatterrebbe i costi del sistema penitenziario.

 

Bel racconto, ben descritto.

Avrei dato più spazio al funzionamento del DR, magari tagliando qualche parte che mi è sembrata di troppo (parlo di un racconto di 8000 caratteri, non di troppo se hai caratteri illimitati) tipo molto tempo hai spiegato come lui muoveva le labbra all'inizio, quando ancora non ci eravamo calati nel tuo futuro (è solo un esempio).

Hai reso alla grande il senso di estraneazione.

Il finale, invece, è la parte che mi convince di meno. In un futuro del genere, perché rischiare, quando puoi uccidere queste persone e risparmiare ugualmente :D scherzi a parte, l'esperimento mi è sembrato leggermente forzato (e un po' cliche) rispetto all'originalità di tutto il racconto. Era la prima cosa che mi era venuta in mente (che lo seguisse per testare un esperimento comportamentale). Potrebbero cambiargli la piantina della città per farlo finire nel fiume o sotto un treno, metodi più semplici per levarselo di torno o farlo impazzire. Però in un racconto così breve ci sta questa chiusura. In un eventuale libro, secondo me, non molto.

Comunque il tuo miglior racconto degli ultimi che io ricordi (tipo ultimi tre MI e precedente nel concorso). Bella zampata.

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@Kuno

 

Bravo Kuno! Per me bel racconto, proprio direi di sì.

(y)

 

All'altra tappa ti avevo confessato di non aver ritrovato il "solito Kuno" nel racconto e in questo senso non mi aveva eccessivamente convinto. Bene, nuovamente ribadisco di non aver trovato il Kuno (o almeno il tuo tocco distintivo) ai cui racconti mi ero abituato in questa tua ultima opera, ma in questo caso ti posso dire che secondo me il racconto è davvero ben scritto, formalmente parlando ineccepibile.

Non so se questa è una tua evoluzione su cui punterai o solo un punto di passaggio... posso dirti che un racconto del genere è un racconto "da manuale" a livello di stile narrativo. 

Si legge alla grande e scorre via... davvero gustoso in molti suoi passaggi.

Secondo me, tu non ci sei: esiste solo il racconto: come in teoria bisognerebbe scrivere.

Ovviamente, "per non esserci" occorre davvero un grande lavoro e anche uno sforzo, per cui ti rinnovo i miei migliori complimenti!

Il dirti che "non ci sei" non è un'annotazione negativa: hai nobilitato appieno il racconto secondo me, non so se mi sono spiegato...

Fossi un editore, ti pubblicherei.

 

Spoiler

P.S.: non ti dirò che ho riscontrato reminiscenze di Black Mirror, perché non l'ho visto...

 

Ciao!

 

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@Kuno anche in questa tappa apprezzo davvero molto il tuo racconto. L'ambientazione è di nuovo predominante sull'azione, l'estraneità è perfettamente centrata.

Un po' di dubbi sulla personalità del protagonista che ha ucciso un ubriacone a pugni in un bar, quindi suona come essere un passionale, invece rimane per tutto il racconto assorbito in questa estraneità totalizzante. Per carità, al fine del contest va bene, potrebbe essere un suggerimento, pensando a qualcosa di più esteso. 

A rileggerti presto!

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Scusa @Ghigo, rispondo solo a questa osservazione:

13 ore fa, Ghigo ha scritto:

In un futuro del genere, perché rischiare, quando puoi uccidere queste persone e risparmiare ugualmente

Quota

Potrebbero cambiargli la piantina della città per farlo finire nel fiume o sotto un treno, metodi più semplici per levarselo di torno o farlo impazzire.

Beh, non credo sua così semplice. Anche oggi: perché abbiamo le prigioni visto che in fondo basterebbe ammazzare i criminali? Cosa succederebbe se un paese come l'Italia decidesse da un giorno all'altro di sopprimere tutti i delinquenti? Far passare l'omicidio per un incidente (lui che finisce sotto un treno ecc) può funzionare se l'obiettivo è liberarsi di un soggetto in particolare, ma non è un metodo applicabile su larga scala.

Mi sembra molto più ipocrita e pulito rendere l'ambiente del tutto inospitale a chi commette reati: lo stato non fa altro che toglierti un "servizio", ma in fondo non ti impedisce di sopravvivere, non ti caccia a pedate, non ti fa morire di fame, non ti fucila... Sei tu che scegli liberamente di andartene. Parliamo comunque di uno stato che deve stare attento a non spezzare gli equilibri che regolano i rapporti con gli altri stati del mondo.

In questo caso non mi andava di scrivere una distopia con dittatura old school che se ne frega di tutto e uccide un sacco di gente.

Poi, in un testo molto molto più lungo, la storia naturalmente può e deve "complicarsi" :D 

 

Grazie ancora per le osservazioni e per gli apprezzamenti, ma anche per tutti i commenti che mi hai lasciato negli ultimi tempi (non trovo l'emoticon che cerco, ti lascio una mucca: :muu: )

 

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@Kuno Molto, molto bella l'idea di base! La soluzione "pulita" di incoraggiare tutti i delinquenti ad andarsene da soli mi è sembrata - per quanto ironica - anche abbastanza verosimile.

Del genere: laviamocene le mani e passiamo la patata bollente alla città vicina.

 

Quota

Non trovava la piazza delle scale.

Questo non l'ho capito: è una piazza fatta tutta di scale? Una piazza circondata di scale?

Anche più avanti la nomini, ma ho fatto fatica a capire come te la immaginavi.

 

Quota

Gli sembrava di vagare tra lapidi immense di un cimitero senza fiori

Bellissimo.

Hai gestito molto bene le descrizioni, facendo uso anche di metafore molto efficaci. Mi sono piaciute, però allo stesso tempo speravo in un po' più di azione.

 

L'idea del DR e di tutte le sue applicazioni mi è piaciuta un sacco! In particolare, i binari luminosi e la comunicazione telepatica mi sono sembrati particolarmente originali.

 

 

P.S.A te e agli altri appassionati di Black Mirror consiglio anche "Electric Dreams", serie con il format simile ma con una qualità più costante :)

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16 minuti fa, Lizz ha scritto:

Questo non l'ho capito: è una piazza fatta tutta di scale? Una piazza circondata di scale?

No, scusa, mi riferivo semplicemente a una piazza con una lunga scalinata su un lato. La piazza è vicina alla stazione. Una scalinata è uno dei pochi punti di riferimento "materiale", che non dipendono dagli ologrammi. Forse avrei dovuto scrivere "piazza con le scale".

Grazie vaccafiore.gif

 

53 minuti fa, Ippolita2018 ha scritto:

@AndC, ho l'esclusiva! Lo scrissi tanto tempo fa! Vabbè, dai, se ne può parlare.

Bene, già due proposte di pubblicazione e niente da pubblicare. Mica male :D 

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2 minuti fa, Kuno ha scritto:

Una scalinata è uno dei pochi punti di riferimento "materiale", che non dipendono dagli ologrammi. Forse avrei dovuto scrivere "piazza con le scale".

Chiaro, grazie!

Forse "con la scala", se è solo una?

Caratteri permettendo, se la scala è uno dei pochi punti di riferimento che rimangono al protagonista, ti consiglio di dedicarle una breve spiegazione per farne capire l'importanza al lettore :)

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Ciao @Kuno

 

Dire che ho apprezzato è poco. Il tuo racconto è una chicca e tu sei bravissimo. 

Non aggiungo altro perché non sono altezza di farti critiche. Mi sembra tutto perfetto e ben calibrato. 

 

Quando pubblichi il libro completo fammi un fischio(y)

 

Talia 

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11 ore fa, Kuno ha scritto:

Cosa succederebbe se un paese come l'Italia decidesse da un giorno all'altro di sopprimere tutti i delinquenti?

 

Forse mi è venuta in mente perché sto in Russia :D:D

 

11 ore fa, Kuno ha scritto:

ma anche per tutti i commenti che mi hai lasciato negli ultimi tempi (non trovo l'emoticon che cerco, ti lascio una mucca: :muu: )

 

Mica te li ho lasciati solo negli ultimi tempi, te li ho sempre lasciati quando ho partecipato, sia che mi fosse piaciuto tantissimo, sia che mi avesse convinto di meno.

Comunque non lo faccio solo con te, io per principio leggo e commento (lunghi o flash) tutti i racconti in gara (almeno del gruppo che devo votare) per rispetto di chi ha perso tempo a scrivere e aspetta un riscontro, che mi siano piaciuti o meno. Nello spirito del WD.

Alla prossima!

ps. ora mi hai incuriosito su che emoticon cercavi. Comunque la mucca è sempre gradita :D

 

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Ciao, @Kuno. È da un po' che non ti commento con "wow!", allora posso farlo:"wow!" :)

Mi è piaciuto moltissimo, tanto la concezione e resa di questa nazione grigia e uniforme dove tutta differenziazione è diventata virtuale, puramente grafica e non si parla neanche più, si comunica via trasmettitore neuronale; quanto l'idea dell'ostracizzazione attraverso sconnessione del cittadino punito, punizione e anche metodo per spingere i colpevoli a lasciare lo stato. Davvero un'idea impressionante e resa in una forma impeccabile. Solo applausi.

Per non essere troppo simpatica e entusiasta, posso trovare due punti perfettibili:

Una è il resoconto all'inizio, scritto in prima persona e al trapassato mi suona strano. Forse lo vedrei meglio solo col participio: rimozione eseguita, individuo sotto osservazione... oppure alla terza persona e concludere con "supervisione eseguita da o sotto la responsabilità di..."

La seconda è il crimine: mi sembra un po' passionale e strano per il personaggio che ci presenti e anche per il tipo di società; vedrei una trasgressione diversa: un delitto finanziario, una disobbedienza civile, o anche un omicidio ma causato da un dissidio tra colleghi, non so. La rissa da bar mi sembra stonare.

Ma è proprio a voler trovare il peluzzo nell'uovo di quaglia :)

 

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Buon pomeriggio, @Kuno.

 

Davvero un ottimo racconto, dallo stile calibrato alla storia che viene narrata e dalla trama originale e avvincente sino all'ultima parola.

Però, se non facessi le pulci anche in questo caso, non mi sentirei me stesso... e quindi, dato che non voglio andare a ovest a prendere la stazione (perché voglio pesare sui costi di certuni... :lol:), eccomi a riportare ciò che non mi ha convinto:

  • "non restava che la stessa tuta grigio chiaro indossata da ogni cittadino."  (ecco, questa frase "mi suona strano": vero che la dice il narratore, ma boh... mi sa da infodump... );
  • "comò ornamentale, una cornice in stile antico"  (mah, in un mondo del genere... mi sarei aspettato un comò grigio e una cornice grigia... tanto il fatto che fosse "ornamentale" l'uno e "in stile antico" l'altra sarebbe stata data dalle... "texture" applicate dal DR, no?)
  • mi sarebbe piaciuto capire come avrebbe pagato il biglietto del treno che lo conduce via...

OK, sono quisquilie... che non tolgono nulla ad un racconto "eccezzziunale veramente"! (y)

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@Befana Profana @H3c70r grazie peperoncini #2 e #3! 

20 minuti fa, H3c70r ha scritto:

comò ornamentale, una cornice in stile antico"  (mah, in un mondo del genere... mi sarei aspettato un comò grigio e una cornice grigia... tanto il fatto che fosse "ornamentale" l'uno e "in stile antico" l'altra sarebbe stata data dalle... "texture" applicate dal DR, no?)

Osservazione azzeccatissima, ma ho pensato che in un mondo del genere potesse andare di moda un po' di antiquariato. Roba dei nostri tempi per loro inutile, ma autentica e bella da vedere. Roba come un comò, di cui non avrebbero bisogno visto che "indossano" vestiti ologrammatici e quindi non hanno nulla con cui riempire i cassetti.

Che poi magari il comò è dell'ikea ma per loro resta pregiato perché "antico". :D

 

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Il 11/1/2020 alle 19:35, Kuno ha scritto:

in seguito all’estrazione del Dispositivo Relazionale, il senso di estraneità e isolamento può condurre i criminali a lasciare di propria volontà il territorio sotto la nostra giurisdizione. Applicata su larga scala, la pena abbatterrebbe i costi del sistema penitenziario.

Una conclusione perfetta per un racconto come questo. Bravo, non trovo niente da rimproverarti, a parte il mobilio in stile rococò :D. Nonostante il racconto sia breve, c'è l'ambientazione, ci sono le motivazioni e i personaggi, una storia completa e soddisfacente sotto ogni aspetto. Mi sei piaciuto anche questa volta. 

Avete lavorato tutti alacremente in questi giorni, ho sbirciato e ci sarebbe da leggere per tre mesi senza sonno. Non sarei mai riuscita a starvi dietro. 

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Bel racconto di fantascienza distopica. Ben condotto e con un'ottima e originale idea di fondo. In particolare, ho apprezzato come sei riuscito a infilare gli inevitabili "spieghini" tra le pieghe del racconto, in modo che non risultassero spiegoni indigesti. Ben fatto, bravo :)

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Ciao! Bel racconto il tuo, parte strano come deve essere e poi si spiano molte cose. Il tentativo di far vedere con il DR sia entrato completamente nelle vite di tutti è andato a buon fine, si comprende con quello che poteva e quello che fa/vede che ne era "succube". Una volta mancato può solo  vedere ciò che prima gli era negato. La scena della foto del matrimonio grigia per la mancanza della DR era ottima. 

Bel racconto! 

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