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mina99

[N2019-3B] Cimitero all'inferno

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commento

 

Genere: fantastico

Traccia: estraneità

 

Sono avvolto da acqua fredda e scura. Come sono finito qui? Emergo e prendo una lunga boccata d’aria, che mi brucia in gola. La prima cosa che metto a fuoco è il cielo: vermiglio e privo di astri, sembra una massa di carne sanguinolenta e pulsante. Delle mani enormi mi afferrano dalle ascelle e mi sollevano, portandomi verso riva: sono di un ragazzo, dal volto affabile cosparso di lentiggini e con due vispi occhi verdi. Indossa un camice bianco.

Mi posa al suolo e i miei piedi toccano una terra dura e gelida. Alle spalle del giovane – perché è così alto? – il terreno è innevato e sale dolcemente fino alle prime case. Lui abbassa un piccolo specchio di fronte a me: vedo un neonato nudo e vulnerabile, ritto su due gambe. Il cuore manca un battito, la mente viaggia rapida in cerca di una qualche spiegazione, ma prima che possa elaborare, il ragazzo esordisce:

«Tu sei morto».

Ho un mancamento e cado col sedere sulla dura terra. Quel neonato sarei io? Il ragazzo mi porge dei vestiti. Parla, ma le sue parole mi arrivano come suoni privi di significato. Il panico si impadronisce di me. Mi sento la gola secca e mi gira la testa. Mi volto in ogni direzione, cercando di capire, ma ogni nuova immagine che vedo non fa altro che aumentare il mio straniamento. Ritengo superfluo urlare, e non lo faccio.

«… ci reincarniamo tutti come neonati…» sta dicendo il ragazzo. Lungo le rive dello stagno limaccioso da cui sono emerso, una schiera di persone dai camici bianchi sta aiutando dei neonati a uscire dall’acqua, ci sta conversando, li sta consegnando vestiti. Lo stagno è circondato da alte mura di pietra, che corrono poi a racchiudere l’interno villaggio alle spalle del ragazzo. Ogni cosa è coperta dalla neve.

«… camminare e parlare da subito…» Il flusso di informazioni continua, e sono troppo turbato per ascoltare o controbattere. Tiro su col naso. E così sono morto?

Era una giornata come le altre: per distrarmi da quanto fossi un miserabile fallito avevo trascorso il tempo a guardare anime, giocare a videogame e masturbarmi. Erano settimane che non mettevo piede fuori casa. Il mio bell’appartamento in città, comprato coi soldi dei miei dopo tante promesse: ed ecco com’ero finito, cacciato dall’università e disoccupato. Non avevo più neanche i soldi per pagare l’affitto e quel giorno mi avevano staccato la corrente. Quanto ho urlato, quanto ho imprecato contro me stesso. E alla fine la trave, la sedia, la corda.

Le lacrime mi appannano gli occhi, mentre immagino mia madre che entrando nell’appartamento si trovi un inutile sacco di carne come me penzolare dal soffitto. Tutto ciò che volevo era sparire, non dover mai più aver a che fare con me stesso. Stringo i pugni fino a far diventar bianche le nocche delle manine. Non riesco a smettere di piangere. Non ho mai saputo fare altro: ecco cosa sono, un frignone incapace. Mi odio così tanto…

Indosso la camicia e i pantaloni. «Vivrai qui: il villaggio si chiama “Solstizio”. Le mura sono state costruite secoli fa da chi è passato prima di noi, come difesa dalle creature là fuori, ed è severamente vietato uscire.» Mi porge una spilla dorata che rappresenta la muraglia. «Entro un mese farai meglio ad aver trovato un’occupazione. Fino ad allora, riceverai tutto ciò che ti serve mostrando questa spilla.»

Un’occupazione, eh? Alzo gli occhi, sospirando piano, e incrocio quelli del ragazzo. Ha un che di inquietante: non mi sta guardando veramente. Realizzo che sta ripetendo una formula fatta, per chissà quale ennesima volta in un giorno. L’oltretomba… Non credevo che tutte le mie certezze nichiliste potessero crollare così facilmente. Sembra che a un inetto come me neanche il miracolo dell’oblio sia concesso.

«Come vedi, anche qui le persone crescono. Esiste la gioventù, la vecchiaia, e la morte. Ed essendo che questo è l’altro mondo, una volta che muori qui, be’… molto probabilmente non avrai altra possibilità. Considera questa seconda vita come un dono. In ogni caso, non si sa se altri villaggi…» Come ha detto? Allora forse c’è ancora speranza!

«Ti prego di seguirmi. Verrai sottoposto a un test psicologico, per capire chi sei e cos’hai fatto nella vita.» Le risposte sono molto semplici: “nessuno” e “niente”. Si dirige verso l’interno del villaggio e io lo seguo, docile. La neve scricchiola sotto le nostre scarpe. Attraversiamo qualche stradina, trafficata da poche persone, di ogni età e ogni etnia. Il ragazzo che mi guida cammina piano, per non farmi restare indietro. Passiamo davanti a un cimitero dai cancelli di metallo. Quindi è qui che mi troverò a breve. In una bara anonima, come mi merito. C’è un che di tragicomico nella distesa di lapidi: un cimitero all’inferno.

Arriviamo nella vena principale. Il centro della strada è attraversato da carri e, ai lati, c’è un’incredibile calca davanti ai negozi. Adulti e bambini sono immersi negli acquisti, con naturalezza, e fanno a malapena caso a noi. Sembrano del tutto a proprio agio anche con quell’orribile cielo scarlatto e sanguinante. Questo mondo non mi appartiene, e mai mi apparterà; non più di quanto mi appartenesse l’altro.

«Non preoccuparti, non c’è sempre tutta questa gente. Oggi è il giorno festivo. Di norma…» Senza preavviso scatto a correre, sgattaiolando tra le gambe dei passanti adulti, cercando di seminare il logorroico. Non sono molto rapido, data la statura, ma è grazie a essa che posso scappare agilmente. Striscio via, infilandomi in una via secondaria, viscido come un verme. In fondo è quello che sono.

Sento il ragazzo urlare alle mie spalle. Se solo riuscissi a seminarlo potrei trovare un modo di fare quello che devo. Nella corsa supero una casa del piacere, e mi sorge involontario un interrogativo: se, pur con l’aspetto di neonati, qui abbiamo la coscienza di adulti, allora…? Sorrido e scaccio il pensiero, concentrandomi sulla fuga. È probabilmente l’ultimo sorriso della mia vita, ed è rivolto a del sesso coi neonati. Sorrido ancora.

Poco più avanti trovo una macelleria. Può andar bene. Spingere la porta mi è semplice, nonostante il corpo da neonato. Hanno proprio pensato a tutto. Prima di entrare, mi volto brevemente e noto il ragazzo in fondo alla via. I nostri sguardi si incrociano. Non so come, ha recuperato un arco e una faretra. «Fermo!» Urla minaccioso.

Entro. La porta fa suonare un campanello e, da una stanza illuminata oltre il bancone, un vocione cinguetta: «Arrivo subito!» In vetrina, cadaveri scuoiati di animali che non ho mai visto prima. In preda all’ansia corro dietro al bancone e cerco gli attrezzi del macellaio. Non ho molto tempo. Scelgo il coltello più appuntito e lo sollevo davanti a me, la punta sul mio petto.

La porta si spalanca. «Non ti muovere». Il ragazzo, ansimante, incocca una freccia e la punta verso di me. Sulla soglia dello stanzino intanto si materializza il macellaio, immobile.

«Se vuoi uccidermi, ti conviene farlo subito», sibilo. Decido di mentire. «Ero un terrorista, sono morto in un attentato. Non vorreste mai avermi nel vostro villaggio, no? Uccidimi.» Gli lancio uno sguardo feroce.

Lui abbassa l’arco e vedo i suoi occhi verdi perdere l’ardore dell’inseguimento. «Metti giù quel coltello e seguimi. A me sembri solo un suicida.»

“Solo un suicida”? È così che sminuisce l’atto più eroico della mia intera esistenza? No, è troppo: questa è l’ultima umiliazione che subisco. Con un colpo secco spingo la lama dritta nel cuore. È larga quanto metà del mio petto e affonda come nel burro. Dolore. Dolore sordo, cieco, muto. La vista si offusca, le urla dei due uomini mi arrivano da molto lontano. Tutto si fa nero. Finalmente l’oblio.

 

Sono avvolto da acqua fredda e scura. Emergo e prendo una lunga boccata d’aria, che mi brucia in gola. La prima cosa che metto a fuoco è il cielo: indaco e soleggiato, è il cielo terso di una torrida giornata estiva. Delle mani enormi mi afferrano dalle ascelle e mi sollevano, portandomi verso riva: sono di un ragazzo che indossa un camice bianco, che mi aiuta a uscire dallo stagno nel cuore della foresta.

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@mina99 Figo! Bello! Originale! Ho apprezzato sia l'aspetto più fantasy (teologico? Fantasy?) del racconto, con la reincarnazione di uno stuolo di neonati con la coscienza di adulti, sia l'ironia della sorte di questo povero suicida che proprio non riesce a sfuggire alla vita.

Ho letto il racconto tutto d'un fiato e, malgrado abbia trovato il finale molto azzeccato, mi è spiaciuto arrivare alla fine così presto: ci vuole un seguito!

 

Un paio di note:

 

Quota

li sta consegnando vestiti. 

Refuso

 

E attenzione, all'inizio c'è un'incongruenza: parli dell'appartamento comprato con i soldi dei genitori, e poi dici che il protagonista non ha i soldi per pagare l'affitto. Meglio parlare di bollette, o anche semplicemente dei soldi per fare la spesa.

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@mina99

 

Hai sempre ottime idee, amico mio: complimenti!

(y)

 

Drammatico e visionario al punto giusto, buona la trama!

 

Il 11/1/2020 alle 18:53, mina99 ha scritto:

«… ci reincarniamo tutti come neonati…» sta dicendo il ragazzo. Lungo le rive dello stagno limaccioso da cui sono emerso, una schiera di persone dai camici bianchi sta aiutando dei neonati a uscire dall’acqua,

Non so, non ripeterei "neonati"...

 

Il 11/1/2020 alle 18:53, mina99 ha scritto:

mentre immagino mia madre che entrando nell’appartamento si trovi un inutile sacco di carne come me penzolare dal soffitto.

Non userei il congiuntivo. Ma non ne sono sicurissimo: "si trova un inutile"...  comunque la sta immaginando, non ci vedo troppo il senso grammaticale di una ipotesi...


Ciao e scusa la brevità del commento!

 

Alla prossima!

 

 

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 Ciao @mina99,

 

Non ho capito una cosa. Se il protagonista ha un

Il 11/1/2020 alle 18:53, mina99 ha scritto:

bell’appartamento in città, comprato coi soldi dei miei dopo tante promesse:

 Perché dopo dice 

Il 11/1/2020 alle 18:53, mina99 ha scritto:

Non avevo più neanche i soldi per pagare l’affitto 

 

 

A parte questo hai creato un bel loop in questa a storia, dove il protagonista cerca l'oblio e trova solo altre reincarnazione dove l'unica variante è il colore del cielo. 

Traccia azzeccata, anche se non vedevo male nemmeno l'ineluttabile. In fondo, per come lo presenti, il ciclo di rinascita pare inevitabile, nonostante i tentativi di suicidio del protagonista. 

Ho gradito molto sia il ritmo serrato che lo stile. 

 

Talia 

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Ciao! Ti leggo sempre con piacere. Poi visto il poco tempo che hai avuto a disposizione hai avuto un'idea bellissima. Il racconto è inquietante, mi dava fastidio mentre lo leggevo (in senso positivo). Ho notato che ami mettere vecchie boe nei tuoi racconti (ecrù la scorsa volta, indaco e tragicomico in questa) :D  sono volute o no?

 

Mi è piaciuto, mi pare di aver visto un paio di refusi che non ti segnalo perché dovuti alla fretta.

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@mina99 non so se era il tuo intento, ma ho trovato il tuo racconto ironico, nonostante il tema. Interessante visione dell'aldilà, mi sarebbe piaciuto leggere il testo più esteso, è finito troppo presto!

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Buonasera @mina99.

 

Bel racconto, scritto bene, stile scorrevole e trama... beh, trama non del tutto originale, a mio avviso, ma ben sviluppata.

Quello che manca, per me e per assurdo (che non è mio parente... :lol: ), è una forte caratterizzazione del personaggio principale: lo vedo troppo determinato nelle sue azioni a fronte del suo background... "debole" (citando @libero_s, se non erro).

 

Comunque sia, per me prova superata: alla fine ho fatto una mia personalissima critica ad un racconto più che buono. (y)

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Ciao, grazie mille a tutti del passaggio, degli ottimi consigli e dei complimenti :rosa:

Il 12/1/2020 alle 18:51, Lizz ha scritto:

E attenzione, all'inizio c'è un'incongruenza: parli dell'appartamento comprato con i soldi dei genitori, e poi dici che il protagonista non ha i soldi per pagare l'affitto. Meglio parlare di bollette, o anche semplicemente dei soldi per fare la spesa.

 

22 ore fa, Talia ha scritto:

Non ho capito una cosa. Se il protagonista ha un

Il 11/1/2020 alle 18:53, mina99 ha scritto:

bell’appartamento in città, comprato coi soldi dei miei dopo tante promesse:

 Perché dopo dice 

Il 11/1/2020 alle 18:53, mina99 ha scritto:

Non avevo più neanche i soldi per pagare l’affitto 

 

Azz, avete ragione :aka: non ci avevo minimamente pensato, ma di me non mi stupisco :asd: quando avevo dodici anni avevo scritto un fantasy in cui comparivano delle driadi, avevo fatto una lunga descrizione in cui menzionavo il fatto che avessero la linfa invece del sangue nelle vene, e nel paragrafo dopo quando vengono ferite butto giù un bel "sangue scarlatto" :rotol:

 

21 ore fa, Ghigo ha scritto:

Ho notato che ami mettere vecchie boe nei tuoi racconti (ecrù la scorsa volta, indaco e tragicomico in questa) :D  sono volute o no?

Sì, quando ci stanno bene è anche divertente ~

7 ore fa, Pigliasogni ha scritto:

@mina99 non so se era il tuo intento, ma ho trovato il tuo racconto ironico, nonostante il tema.

Una certa ironia era voluta, un po' come in tutto quello che faccio^^

1 ora fa, mercy ha scritto:

Va be', una candidatura per il premio WTF non te la toglie nessuno, @mina99.

Addirittura? Onoratissimo, non sognavo altro :rosa:

 

Sono molto contento sia piaciuta l'ambientazione, già che mi piacerebbe utilizzarla per una visual novel che ho in cantiere... Grazie ancora <3

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3 ore fa, mina99 ha scritto:

Azz, avete ragione :aka: non ci avevo minimamente pensato, ma di me non mi stupisco :asd: quando avevo dodici anni avevo scritto un fantasy in cui comparivano delle driadi, avevo fatto una lunga descrizione in cui menzionavo il fatto che avessero la linfa invece del sangue nelle vene, e nel paragrafo dopo quando vengono ferite butto giù un bel "sangue scarlatto" :rotol:

Sono problemi che si risolvono facilmente con un buon beta reader o rileggendo i vecchi racconti a mente fresca, tipo una decina di anni dopo averli scritti ^^

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Il 11/1/2020 alle 18:53, mina99 ha scritto:

Spingere la porta mi è semplice, nonostante il corpo da neonato.

Certo, è ovvio. Io direi che uno "stranamente semplice" rende bene l'idea lo stesso.

 

Ciao @mina99. Secondo me è un bel racconto, ben condotto, con un buon ritmo e con un'originale idea di fondo. 

Ho apprezzato particolarmente il finale circolare e beffardo. Considerando il poco tempo a disposizione è un risultato veramente apprezzabile, complimenti :) .

Se proprio dovessi muoverti un appunto (da prendere in considerazione sopratutto nell'ottica di una futura e eventuale revisione/ampliamento del testo) ti direi che, probabilmente, i perché del suicidio del protagonista sono troppo generici e troppo poco approfonditi. Questo mi sembra un po' pochino per giustificare un suicidio, sinceramente (non riesco a citare, chissà perchè): 

Era una giornata come le altre: per distrarmi da quanto fossi un miserabile fallito avevo trascorso il tempo a guardare anime, giocare a videogame e masturbarmi. Erano settimane che non mettevo piede fuori casa. Il mio bell’appartamento in città, comprato coi soldi dei miei dopo tante promesse: ed ecco com’ero finito, cacciato dall’università e disoccupato. Non avevo più neanche i soldi per pagare l’affitto e quel giorno mi avevano staccato la corrente. Quanto ho urlato, quanto ho imprecato contro me stesso. E alla fine la trave, la sedia, la corda.

 

Secondo me potresti diluire bene le informazioni all'interno del narrato, inserendo qualche stralcio di vita esemplificativo della miserabile esistenza del protagonista.

Viceversa, sei stato molto bravo a trasmettere quel sentimento di autocompatimento/repulsione di se stessi tipico dei depressi/suicidi. Proprio in virtù di questo pregio, a mio modo di vedere, le motivazioni del suicidio sono importanti e vanno maggiormente approfondite.

 

Rinnovo i complimenti e ti saluto. Alla prossima :) . 

 

 

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Il 13/1/2020 alle 23:57, Lizz ha scritto:

Sono problemi che si risolvono facilmente con un buon beta reader o rileggendo i vecchi racconti a mente fresca, tipo una decina di anni dopo averli scritti ^^

In effetti era stato un mio amico ai tempi a farmelo notare xD

@Andrea28 ciao, grazie mille dei complimenti e dei consigli :rosa: ne terrò conto in revisione

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