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Befana Profana

[N2019-3A] Un bandito

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commento a "Don Lino"

 

macrogenere: Thriller

Traccia dell'ineluttabilità

 

Il paesaggio che sfilava veloce dai finestrini della CX era grigio e monotono: poche case, campi infiniti, alberi spogli. O forse era Guy a vedere tutto tetro, perché la campagna non gli era mai piaciuta.

«Rallenta, ora» ordinò all’uomo al volante. Rinforzò il concetto picchiettandogli sulle nocche con il calcio della pistola. «E smetti di tremare, che a zigzagare così prima o poi una paletta ci ferma. E Dio solo sa quanto sono rompipalle gli sbirri di provincia.»

L’autista rallentò, ma non poteva smettere di tremare, per quanto si sforzasse. Guy sorrise: adorava sentire l’effetto della paura che incuteva agli altri.

«Dai che non t’ammazzo, calmati. Devi solo portarmi dove ti ho detto, uno dei miei uomini verrà a prendermi e potrai andartene, basta che aspetti qualche ora prima di spifferare tutto ai giornali. Rilassati. Guarda: la metto via.» Sollevò la pistola perché l’altro la vedesse bene e la ripose nel vano portaoggetti con gesti lenti e teatrali. «Ma non fare scherzi, che non ce l’hai la stoffa dell’eroe.»

Era una frase che usava spesso e con buoni risultati, anche se ogni tanto un imbecille ci provava comunque, come la guardia giurata poche ore prima. Ha voluto giocare: ha perso. Ma aveva bisogno che il fifone tremante restasse in vita, per ora, perché guidare non gli piaceva. Era nato per avere l’autista, lui, destinato a essere il grande capo.

Il destino, che stronzata. Se avesse dovuto seguire quello tracciato per lui, avrebbe finito la scuola e ripreso lo Studio di suo padre. Passare la vita a contare i soldi degli altri: bella merda! Meglio la strada che s’era tracciato da solo e contare i propri. Soldi, armi, donne, essere il Capo: le sole cose che lo avevano sempre fatto sentire vivo.

«Siamo arrivati» annunciò esitante il guidatore.

Guy recuperò la pistola e gli fece cenno di tacere: Regis non doveva essere lontano. Aveva ragione; dopo pochi minuti, una Rover grigia li affiancò.

 

«Mi dispiace, Boss, che devi stare nascosto, ma è meglio così, fidati.»

Steso in mezzo ai sedili sotto a un telo polveroso e un mucchio di cianfrusaglie, Guy non disse nulla.

«Ci sono posti di blocco ovunque. È stato un inferno arrivare da te. Mi sorvegliavano. Seminarli è stato… movimentato. Dobbiamo renderci invisibili per un po’. »

L’altro sbuffò: rintanarsi come una bestia spaventata non era nelle sue corde. Amava stare al centro dell’attenzione, far parlare di sé, mostrare al mondo che era il più forte. Come il giorno dell’evasione. Cazzo! Gliel’aveva fatto vedere a tutti che non era ancora finito. S’era ripreso la sua vita, in barba a quei cazzo di sbirri che non erano buoni neanche per pulirgli il culo. Si era persino concesso il lusso di sistemare i conti con due bifolchi troppo ambiziosi. Avevano creduto di poterlo fottere mentre era al fresco, per poi frignare e implorarlo prima di morire: idioti! Una scarica di adrenalina in più. Firmare le due rapine in banca, poi, fu un tocco di classe: i giornali avevano avuto titoli solo per lui. Si era sentito di nuovo invincibile.

Aveva creduto che il villino fosse sicuro, di poterci restare il tempo di organizzare la fuga all’estero, invece... non sapeva chi cazzo avesse parlato, ma non gli avrebbe lasciato il tempo di pentirsene, una volta scoperto.

Era stato costretto a improvvisare: la fortuna gli aveva messo davanti il tizio della CX che caricava le valigie in macchina. Per convincerlo a collaborare era bastato mostrargli cosa capitava a chi tentasse di resistere: il custode del parcheggio era stato un esempio lampante. E urlante, sogghignò ripensandoci.

«Siamo arrivati, Boss. Lo so, è un buco di merda, ma qui non dovrebbero cercarci. Giusto il tempo di… organizzarci.»

Più che una casa, era una sorta di capanno per la caccia. Guy si guardò intorno con una smorfia: in mezzo ai boschi, come una bestia braccata. Anche quello che impregnava l’aria era lezzo d’animale che va incontro alla morte.

«Ti ho portato queste.»

Afferrò al volo la stecca di Gauloises blu che Regis gli aveva lanciato. Ne accese una, sentendosi già un po’ più a casa.

«Potremmo chiedere l’aiuto di qualcuno, di amici potenti ne ho ancora, no? Armand...»

L’amico scosse appena la testa.

«Riposati, Boss. Vado in paese a cercare provviste. Mettiti comodo… provaci.»

 

Si buttò sul letto senza sfilare nemmeno le scarpe: un riflesso automatico. Il letto era duro quasi quanto quello della prigione e le coperte puzzavano di muffa. Niente a che vedere con le lenzuola profumate di lavanda e di Jeanne, nella pensione di Biarritz. Jeanne: nessuna gli aveva mai fatto quell’effetto, prima. Nemmeno la madre di suo figlio. Quella ragazza gli era entrata nel cervello e nel sangue. Il suo odore gli mancava.

Potrei restare così per sempre, aveva detto, nuda e calda, accarezzandogli la testa posata sulle sue cosce. Due dita giocavano con la cicatrice a lato della fronte.

Per sempre non esiste, per quelli come me, se non mi muovo muoio, le aveva risposto. Ma forse stavolta muoio comunque. Questo lo aveva solo pensato, ma lei doveva aver capito, perché aveva smesso le carezze.

«E se ti arrendessi? Forse...»

L’aveva zittita attirandola a sé.

Era troppo tardi: arreso o preso, che differenza avrebbe fatto? Al gabbio non ci voleva tornare. Nelle mani dei secondini, dopo quello che aveva fatto ai loro colleghi... Non ci sarebbero più state evasioni: carcere duro, isolamento, massima sorveglianza. Sarebbe stato condannato a morte? Probabile, ma gliel’avrebbero fatta sospirare, prima. Non sarebbe finito così: non voleva spegnersi piano. Lui era il fuoco, non una cazzo di candela.

Non si era mai illuso che potesse durare in eterno. Nessun rimpianto: si era preso tutto quello che aveva voluto, senza chiedere permessi. E avrebbe lasciato qualcosa: suo figlio. I soldi per lui erano al sicuro, di che fargli godere la bella vita. Anche quelli per Jeanne, non avrebbe potuto approfittarne subito, meglio aspettare che il casino si calmasse dopo che lui... ma le avrebbero permesso di campare nel lusso fino alla vecchiaia.

Lui vecchio non aveva mai preteso di diventarlo: lentezza, saggezza, impotenza… cazzo c’entravano con lui, quelle cose. Era un bandito, il Capo dei banditi, aveva sempre voluto vivere così. Voleva crepare così. Magari prima poteva trovare il tempo di divertirsi ancora un altro po’: stare buono in quella topaia qualche giorno, poi organizzare un colpo facile, per sgranchirsi. Per fare parlare ancora una volta di sé. Ne avrebbe ragionato con Regis, al suo ritorno, che gli mettesse insieme un pugno di ragazzi.

 

Il rumore lo fece scattare. Il suono inconfondibile di uomini appostati per uccidere. Sfilò la pistola da sotto il cuscino e raggiunse la finestra strisciando: qualcosa si muoveva appena, tra gli alberi, a poche decine di metri. E non era un cervo.

Come cazzo avevano fatto a trovarlo così in fretta? Il tizio della Citroën di sicuro non aveva parlato. A meno che non abbiano imparato a interrogare i morti.

Di Regis si fidava come di un fratello. Non può essere stato lui, l’hanno beccato, è chiaro, per questo non è tornato. Strinse i pugni: voleva crederci.

In fondo, poco importava come l’avevano trovato, erano lì. Era arrivata l’ora di saldare il conto. Forse era meglio così, perché ritardare l’inevitabile?

Mentre uno degli uomini invisibili, là fuori, recitava il sei circondato e tutto il tralalà, frugò in fretta il capanno. Sperava che gli avessero lasciato di che giocare. Due fucili leggeri e un mitra nella cassapanca davanti al camino: sorrise. Poteva chiudere in bellezza: i giornalisti ci avrebbero sguazzato per settimane. Era sicuro che, a distanza di anni, ancora si sarebbe parlato di lui e dei suoi exploit.

Aveva vissuto la vita che si era scelto pur conoscendone il prezzo, l’avrebbe pagato a modo suo. Niente gabbie. Infilò la pistola nella cintura dei pantaloni, un fucile a tracolla, e uscì imbracciando il mitra. Era pronto: ne avrebbe spinto più d’uno davanti a sé sulla strada per l’inferno. Eccomi, sussurrò eccitato; ritenne superfluo urlare, e non lo fece.

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Ciao, @Befana Profana

bello trovarti in una versione (per me) inedita. Non so se questo sia il tuo primo thriller da scrittrice, in ogni caso è uno dei primi per me da lettrice. 

Mi è venuto in mente che forse la tua storia segue le vicende di qualche criminale realmente esistito che io (solo io a questo mondo) non conosco di fama. Ci ho dato dentro con google, incrociando nomi e dettagli, ma non ho trovato niente. In ogni caso, la storia mi sembra verosimile dall'inizio alla fine ed è coerente con il mio immaginario riguardo le bande criminali italo/francesi tra gli anni '70 e la fine del secolo.

Spoiler

Ma alla fine ti sei ispirata a una banda esistente oppure no? Sono curiosa...

Ti segnalo un po' di cose che taglierei. Si tratta in generale di parti "spiegate" che mi sembrano superflue.

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

L’autista rallentò, ma non poteva smettere smise di tremare, per quanto si sforzasse. Guy sorrise: adorava sentire l’effetto della paura che incuteva agli altri.

Con l'ultima frase è un po' come se dicessi "hey il mio personaggio è un gran cattivone e pure un po' sadico, preparatevi". Non serve: scopriremo tutto con calma da soli.

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Ma aveva bisogno che il fifone tremante restasse in vita, per ora, perché guidare non gli piaceva. Era nato per avere l’autista, lui, destinato a essere il grande capo.

Il destino, che stronzata. Se avesse dovuto seguire quello tracciato per lui, avrebbe finito la scuola e ripreso lo Studio di suo padre. Passare la vita a contare i soldi degli altri: bella merda! Meglio la strada che s’era tracciato da solo e contare i propri. Soldi, armi, donne, essere il Capo: le sole cose che lo avevano sempre fatto sentire vivo.

«Siamo arrivati» annunciò esitante il guidatore.

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

L’altro sbuffò: rintanarsi come una bestia spaventata non era nelle sue corde. Amava stare al centro dell’attenzione, far parlare di sé, mostrare al mondo che era il più forte. Come il giorno dell’evasione. Cazzo! Gliel’aveva fatto vedere a tutti che non era ancora finito. S’era ripreso la sua vita, in barba a quei cazzo di sbirri che non erano buoni neanche per pulirgli il culo. Si era persino concesso il lusso di sistemare i conti con due bifolchi troppo ambiziosi. Avevano creduto di poterlo fottere mentre era al fresco, per poi frignare e implorarlo prima di morire: idioti! Una scarica di adrenalina in più. Firmare le due rapine in banca, poi, fu un tocco di classe: i giornali avevano avuto titoli solo per lui. Si era sentito di nuovo invincibile.

Dire che amava stare al centro dell'attenzione o che le rapine l'avevano fatto sentire vivo è ridondante. 

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Aveva creduto che il villino fosse sicuro, di poterci restare il tempo di organizzare la fuga all’estero, invece... non sapeva chi cazzo avesse parlato, ma non gli avrebbe lasciato il tempo di pentirsene, una volta scoperto.

Era stato costretto a improvvisare: la fortuna gli aveva messo davanti il tizio della CX che caricava le valigie in macchina. Per convincerlo a collaborare era bastato mostrargli cosa capitava a chi tentasse di resistere: il custode del parcheggio era stato un esempio lampante. E urlante, sogghignò ripensandoci.

Lui è un criminale in fuga che ha usato un ostaggio, questo è chiaro. E se parlare all'evasione ci sta, tutto quello che ti ho segnalato qui mi sembrano nozioni (raccontate) che nulla aggiungono alla storia né alla caratterizzazione del personaggio. 

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Nessun rimpianto: si era preso tutto quello che aveva voluto, senza chiedere permessi. E avrebbe lasciato qualcosa: suo figlio. I soldi per lui erano al sicuro, di che fargli godere la bella vita. Anche quelli per Jeanne, non avrebbe potuto approfittarne subito, meglio aspettare che il casino si calmasse dopo che lui... ma le avrebbero permesso di campare nel lusso fino alla vecchiaia.

Lui vecchio non aveva mai preteso di diventarlo: lentezza, saggezza, impotenza… cazzo c’entravano con lui, quelle cose. Era un bandito, il Capo dei banditi, aveva sempre voluto vivere così. Voleva crepare così. Magari prima poteva trovare il tempo di divertirsi ancora un altro po’: stare buono in quella topaia qualche giorno, poi organizzare un colpo facile, per sgranchirsi. Per fare parlare ancora una volta di sé. Ne avrebbe ragionato con Regis, al suo ritorno, che gli mettesse insieme un pugno di ragazzi.

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

l rumore lo fece scattare. Il suono inconfondibile di uomini appostati per uccidere. Sfilò la pistola da sotto il cuscino e raggiunse la finestra strisciando: qualcosa si muoveva appena, tra gli alberi, a poche decine di metri. E non era un cervo.

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Era arrivata l’ora di saldare il conto. Forse era meglio così, perché ritardare l’inevitabile?

Mentre uno degli uomini invisibili, là fuori, recitava il sei circondato e tutto il tralalà, frugò in fretta il capanno. Sperava che gli avessero lasciato di che giocare. Due fucili leggeri e un mitra nella cassapanca davanti al camino: sorrise. Poteva chiudere in bellezza: i giornalisti ci avrebbero sguazzato per settimane. Era sicuro che, a distanza di anni, ancora si sarebbe parlato di lui e dei suoi exploit.

Aveva vissuto la vita che si era scelto pur conoscendone il prezzo, l’avrebbe pagato a modo suo.

 

Okay, ho tagliato come un parrucchiere impazzito. Non sono una fanatica dello show, ma in questo racconto ne ho sentito la mancanza. Più descrizioni, suoni, odori, sensazioni, dettagli e meno pensieri, meno interventi dell'autore.

Le descrizioni degli ambienti e degli altri due personaggi, soprattutto, filtrate dagli occhi di Guy, avrebbero permesso di mostrare il suo amore per il lusso, il suo senso di superiorità, il suo essere temerario e per nulla pentito.

Immagino che tu abbia scritto così perché ti interessava caratterizzare il personaggio, insomma, ma secondo me ha funzionato fino ad un certo punto. Il protagonista risulta un po' stereotipato e le sue divagazioni stemperano la tensione che (a mio avviso) si manterrebbe più alta se tu ci mostrassi cosa succede e cosa lui pensa. Così invece sono rimasta un passo indietro ad ascoltare i giudizi di Guy su questo e su quello. L'identificazione non è scattata.

Sarebbe stata valida, forse, l'alternativa di fare di tutto il racconto un monologo interiore di Guy (magari in prima persona), una sorta di testamento. In questo caso, credo, tutto il suo parlarsi addosso (io sono il capo dei capi, io sono fuoco, non ho rimpianti eccetera) avrebbe funzionato. 

Ti sto solo lasciando qualche spunto, del tutto opinabile. Mi rimane però l'impressione che il racconto sia riuscito a metà, e che si debba scegliere quale metà salvare e quale rivedere. 

 

Per quanto riguarda la lingua, invece, non ho trovato errori e la tua prosa mi sembra misurata al millimetro, limata e rifinita. Dico sempre così perché sempre lo penso quando leggo un tuo racconto, magari le mie frasi fossero così.

Mi piacciono molto anche i manierismi e le battute a effetto che hai usato ("Boss", "non ce l’hai la stoffa dell’eroe", "crepare", "ne avrebbe spinto più d’uno davanti a sé sulla strada per l’inferno" eccetera): leggerli mi ricorda la sensazione che mi davano gli epiteti formulari nei poemi greci, mi fanno sentire a casa in un contesto che non conosco per nulla. 

 

A rileggerti presto! 

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16 ore fa, Befana Profana ha scritto:

E Dio solo sa quanto sono rompipalle gli sbirri di provincia.

Ah, ah!

 

Bel racconto, che procede senza problemi sino all'ineluttabile finale.

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Racconto ben scritto, con alcune trovate che ho molto apprezzato; una su tutte:

Il 11/1/2020 alle 17:07, Befana Profana ha scritto:

recitava il sei circondato e tutto il tralalà,

deliziosa.

La costruzione dell'intreccio ti obbliga a raccontare tutto tramite i pensieri del protagonista e, per quanto la trama sia ben disegnata e pienamente confacente al genere, l'emozione ne risulta un po' frenata.  

Lettura comunque molto piacevole e traccia rispettata in pieno.

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Racconto bene impostato. Sembra di leggere un thriller classico. E proprio l'aderenza al genere, sia nel linguaggio che nelle tematiche che nella costruzione delle situazioni contingenti, è l'aspetto "vincente" di questo racconto, debitore, direi, anche di suggestioni filmiche. Però l'aderenza al genere rischia, in taluni punti, d'essere un po' forzata, e sfocia in cliché linguistici e comportamentali.

Un unico, per i miei gusti, rimbrotto:

Il 11/1/2020 alle 17:07, Befana Profana ha scritto:

recitava il sei circondato e tutto il tralalà,

questa frase, il suo tono parodico, allenta la tensione e stempera molto la drammaticità della situazione. E dal moderno il récit si trova scaraventato nel postmoderno, dove la parola d'ordine è: riciclo. Vabbe', al netto di queste mie elucubrazioni (del cazzo! le apostroferebbe Guy), trovo il racconto molto buono

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Adesso, don Durito ha scritto:

queste mie elucubrazioni (del cazzo! le apostroferebbe Guy)

Ovviamente, se Guy leggesse questo racconto :asd:

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Ciao@Befana Profana A me il racconto è piaciuto molto. Mi era piaciuto anche il tuo della scorsa volta, e questo non mi è sembrato inferiore per ritmo e stile. È vero che alcune considerazioni da principio sembrano un po' ridondanti o di troppo, ma proseguendo con la lettura mi è sembrato invece che si adattassero al personaggio. Anche alcune immagini tipiche dei film di questo genere non stonano, visto che la mentalità del protagonista è quella. Ti dirò di più, questo criminale senza scrupoli, sadico e un po' folle sei riuscita a farmelo stare simpatico. E sei riuscita anche a infilare nel racconto quella boa tremenda con nonchalance :asd: Complimenti!

Il 11/1/2020 alle 17:07, Befana Profana ha scritto:

Non sarebbe finito così: non voleva spegnersi piano. Lui era il fuoco, non una cazzo di candela.

bella questa frase. Il concetto non è nuovo, ma l'hai espresso bene, con la voce del protagonista. Non so perché ma mi ha ricordato un verso di Majakovskij "Risplendere sempre, risplendere ovunque, sino al fondo degli ultimi giorni, risplendere e nient'altro!"

E con questa perla di saggezza ti saluto:ciaociao:

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Il 12/1/2020 alle 09:20, Macleo ha scritto:
Il 11/1/2020 alle 17:07, Befana Profana ha scritto:

E Dio solo sa quanto sono rompipalle gli sbirri di provincia.

Ah, ah!

Nella prima stesura dava anche una motivazione della cosa, ma è stata sacrificata alle esigenze di spazio. Però, vedendola estrapolata così, non ci avevo pensato, ma mi sento in dovere di precisare che non è una lamentela trasversale nei confronti di mio marito, giuro! :lol:

Grazie, @Macleo di essere passato a leggere e commentare

 

9 ore fa, Silverwillow ha scritto:

bella questa frase. Il concetto non è nuovo, ma l'hai espresso bene, con la voce del protagonista.

sono contenta, per quanto avessi fatto la scelta di giocare con gli stereotipi del genere, non volevo neanche abusare troppo delle frasi fatte. questa ce la volevo mettere ma senza riciclare Jim Morrison, Blade Runner, Rimbaud (mi hai citato Majakovskij: cerco di risollevare il livello delle mie citazioni anch'io ^^) e l'ho rigirata parecchio per trovare un buon compromesso tra fanfaronata già letta mille volte e sobrietà lessicale :)

Sono contenta che si capisca che lo stile cerca di adattarsi al personaggio, non è proprio un genere di storia in cui mi senta a mio agio. Grazie mille, @Silverwillow, di lettura e commento

 

14 ore fa, Marcello ha scritto:

per quanto la trama sia ben disegnata e pienamente confacente al genere, l'emozione ne risulta un po' frenata.  

e lo so: era un partito preso, so bene che non ha il sex appeal di un racconto d'azione, ma il solo modo di scrivere una storia d'azione e inseguimenti in 8000 caratteri che mi venisse in mente era farne una sorta di sceneggiatura da spezzone di film e non mi piaceva. Ho provato a mettere un po' di movimento in flashback e riflessioni, ma so bene che resta un racconto "raccontato". Felice che tu abbia apprezzato il tralalà: ho dovuto insistere per lasciarlo nella versione finale :lol:

Ciao, @Marcello ed (omaggio alle D eufoniche) grazie mille

 

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1 minuto fa, Befana Profana ha scritto:

ed (omaggio alle D eufoniche) grazie mille

:rofl::rofl:

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Il 11/1/2020 alle 17:07, Befana Profana ha scritto:

Eccomi, sussurrò eccitato; ritenne superfluo urlare, e non lo fece

Bellissimo il modo in cui hai inserito la boa! ;)

Da appassionato di storie di banditi ho apprezzato più di tutto il profilo psicologico intenzionalmente semplice: uccide, ruba, evade perché gli piace farlo, punto. Ha scelto questa vita è non se ne pente nemmeno nel momento in cui capisce che è finita.

Per il resto:

14 ore fa, Marcello ha scritto:

La costruzione dell'intreccio ti obbliga a raccontare tutto tramite i pensieri del protagonista e, per quanto la trama sia ben disegnata e pienamente confacente al genere, l'emozione ne risulta un po' frenata.  

pienamente d'accordo. In sostanza una lettura piacevole anche se manca il guizzo che altre volte ti ha contraddistinto, a mio umilissimo parere. :)

A presto, Bef!

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12 ore fa, don Durito ha scritto:

n taluni punti, d'essere un po' forzata, e sfocia in cliché linguistici e comportamentali.

eh, lo so, ma ho voluto giocare col genere e seguire la personalità arrogante e narcisista di un personaggio così, il rischio era quello. Credo che dipenda anche dal fatto che scrivendo pensavo a un criminale che era proprio un po' così, gradasso e pieno di cliché :)

12 ore fa, don Durito ha scritto:

questa frase, il suo tono parodico,

in realtà il tono era canzonatorio e dispregiativo perché segue il pensiero e le sensazioni di Guy (detto tra noi, è il nome di mio suocero: l'ho scelto perché suonava bene, ma adesso parlarne così mi fa ridere) che considera i poliziotti e il sistema come burattini grotteschi e ridicoli, per cui per lui le formule di rito sono tutte stronzate. Lo immaginavo frugare il capanno scuotendo la testa con l'aria annoiata, pur nella concitazione, a sentire le ingiunzioni di arrendersi. Ma mi era già stata fatta l'obiezione in squadra, il voler tenere quella frase è una testardaggine mia, la rivendico :lol:

Ciao, @don Durito, grazie di lettura e considerazioni

 

Il 11/1/2020 alle 20:52, mercy ha scritto:

la tua storia segue le vicende di qualche criminale realmente esistito

Ciao, @mercy: la storia e i personaggi sono inventati (mi mette a disagio scrivere, e spesso anche leggere, storie di fantasia con personaggi reali). Però, per avere un "modello" cui ispirarmi, ho creato Guy pensando parecchio a Mesrine, tanto per la personalità che per le ultime ore di vita.

Il 11/1/2020 alle 20:52, mercy ha scritto:

Più descrizioni, suoni, odori, sensazioni, dettagli e meno pensieri, meno interventi dell'autore.

Le descrizioni degli ambienti e degli altri due personaggi, soprattutto, filtrate dagli occhi di Guy, avrebbero permesso di mostrare il suo amore per il lusso, il suo senso di superiorità, il suo essere temerario e per nulla pentito.

 

Il 11/1/2020 alle 20:52, mercy ha scritto:

Sarebbe stata valida, forse, l'alternativa di fare di tutto il racconto un monologo interiore di Guy (magari in prima persona), una sorta di testamento. In questo caso, credo, tutto il suo parlarsi addosso (io sono il capo dei capi, io sono fuoco, non ho rimpianti eccetera) avrebbe funzionato. 

Accolgo le tue osservazioni e hai sicuramente ragione dal tuo punto di vista, però il mio era più o meno opposto.

Volevo raccontare le ultime ore di un personaggio (il fatto che mi sia ispirata come modello a uno che sembra proprio un collage di clichè e fanfaronate, mi rendo conto, aumenta ancora l'aspetto stereotipo, ma voleva anche essere una sorta di esercizio/omaggio a un genere e mi sono detta che ci poteva stare :) ) un tizio, che ha vissuto da nemico pubblico numero 1 per 30 anni e passa e progressivamente si rende conto d'essere arrivato a fine corsa. Tutte le parti che mi hai tagliato (alcune potrebbero essere ancora asciugate, certo) erano le sue considerazioni: come mi piace fare paura, avere il comando... la nostalgia di quelle sensazioni che ancora provava fino a poche ore prima, il rassegnarsi che non può più scappare e il dirsi "posso ancora scegliere come partire".

Dato il lasso di tempo che ho scelto, se avessi fatto dello "show" in diretta, a parte ore di paesaggi piatti e autista tremante, di corsa in macchina sdraiato dietro ai sedili, magari con un posto di blocco, eccetera, non è che l'emozione avrebbe vibrato molto di più, secondo me. Ho cercato di mettere l'azione, must del genere, nei ricordi dell'evasione e della retata al villino, ma evidentemente non funziona, visto che me li hai sforbiciati :) Lo terrò a mente per il mio prossimo esperimento thriller (ma quando mai? ^^)

Sulla prima persona: è un altro partito preso, lo so. Non mi piace scrivere in prima persona (mi sembra di ripetere la stessa cosa a ogni contest: sono veramente cocciuta), lo faccio ma a piccole dosi e anche leggerne non mi entusiasma (piccole dosi anche lì). Mi piace il narratore esterno che segue da dietro/dentro i personaggi: qui voleva essere così, seguivamo dall'esterno e al tempo stesso con gli occhi/i pensieri di Guy le sue ultime ore di vita. Queste erano le intenzioni, che il risultato non sia eccellente e anzi a te ( e ad altri, sicuramente) non sia piaciuto, lo comprendo. Non sono nemmeno sicura che piaccia davvero a me, in fin dei conti, ma era così che volevo scriverlo.

Grazie mille, @mercy, di lettura, sforbiciate e commenti :)

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35 minuti fa, Joyopi ha scritto:

Bellissimo il modo in cui hai inserito la boa! 

Grazie! :love: tra l’altro, vorrei proporre alla giuria l’istituzione del Premio « miglior inserimento boe », ché mi pare sia la cosa che mi è riuscita meglio nelle due tappe cui ho partecipato. 

Per i tuoi dubbi, come ho detto a Marcello, eh lo so.

37 minuti fa, Joyopi ha scritto:

manca il guizzo

ma cosa vuoi che guizzi, che poi mi s’incricca la schiena :lol: 

Grazie, @Joyopi, della lettura e del commento 

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Ora che ci penso: un apprezzamento (tardivo) per aver usato il termine "bandito" e non l'inflazionato "gangster", anche se "bandito" oramai lo dicono solo Guccini e De Gregori

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Ciao @Befana Profana
Noto una certa simpatia per i delinquenti, devi dirci qualcosa? :asd:

Il racconto mi piace, anche se forse manca un po’ di azione nella parte centrale. Allo stesso tempo anche quella è funzionale al racconto, perché così Guy risulta ben caratterizzato. 
Brava, una buona prova

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Ciao @Befana Profana, mi è piaciuto molto il tuo racconto, e ho trovato Guy ben descritto e caratterizzato, gli hai donato il giusto spessore. Il genere thriller nel suo essere classico mi ha coinvolto e mi ha spinto ad arrivare con curiosità alla fine. Geniale come hai inserito la boa. :)  Forse avrei aggiunto più descrizioni e dettagli per rendere più ricca la trama e magari un pizzico d'azione in più.  Personalmente il voler caratterizzare Guy con stereotipi e cliché non l'ho trovato affatto disturbante, anzi ha contribuito come ti dicevo all'inizio, a donargli spessore. Nessun appunto sul linguaggio, davvero molto curato e affine al genere e anche la traccia centrata in pieno. Una buona prova, complimenti.  :sss:

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mumble mumble

Ciao @Befana Profana, ti dico un po' le stesse cose che mi è capitato di dire a @Marcello: un racconto scritto benissimo (del resto mi hai fatto pensare a Marcello), davvero di cesello, con delle scelte che sono chiaramente volute e denotano anche una certa padronanza di stile. Però c'è un però: mi è sembrato un esercizio, la descrizione di una scena (o meglio di alcune scene), con molte concessioni al genere, poco efficace se considerato come un racconto autoconclusivo. Al che Marcello mi ha risposto che è quello che deve essere per questo contest, un esercizio con concessioni al genere, perché è proprio così che è stato pensato. Tu magari però mi rispondi qualcos'altro. Ad ogni modo so pure che Marcello ha ragione, ma che ti devo dire, imbattermi in un racconto più in sé compiuto e meno tagliato su un genere mi emoziona e mi piace di più. Il che forse è lapalissiano per me, che non amo la letteratura di genere, ma non per tutti. Vabbè de gustibus, tutto e relativo e tutto il trallallà xD. è che a volte penso che si può anche imparare l'arte e metterla da parte, affrontare un genere conoscendone i canoni ma spostandoli, non far parlare per forza un bandito come un bandito. Ci sono grandi scrittori di genere che lo fanno. Vabbé, scusa sto divagando su questioni astratte, come mio solito, e non ti sto dicendo molto sul racconto. Ma anche perché che te devo dì... Sicuramente stracomplimenti per la scrittura. Per l'ideazione un po' meno, nel senso che mi sarebbe piaciuto vedere più ciccia  :sss:

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Il 13/1/2020 alle 13:03, don Durito ha scritto:

apprezzamento (tardivo) per aver usato il termine "bandito"

in realtà avevo usato "brigante", pensando ai briganti storici (i ghino di Tacco, i Piccolomini, in Francia i... non ne me ne vengono ;)), che nella sua vanità si vedesse come loro, ma @H3c70r mi ha giustamente fatto notare che nel linguaggio comune brigante non suona abbastanza forte, duro. Bandito mi sembrava un buon compromesso. Grazie ancora, Don :)

 

@Garrula , @julia1983 , grazie a voi della lettura e del commento.

 

2 ore fa, Edu ha scritto:

un esercizio con concessioni al genere

Ciao, @Edu: esercizio di stile non me la sento di affermarlo, già dovrei avere uno stile. Potrei chiamarlo omaggio (insomma, senza crederci troppo, un gioco omaggiante) alla tradizione delle storie di gangster.

Sul fatto che non sia un racconto compiuto non sono d'accordo, però: sicuramente è un po' vieillot, manca di azione ed è molto tell poco show però è un racconto a se stante, di questo sono sicura. Almeno, io l'ho concepito e lo leggo così :)

Quello su cui concordo pienamente con @Marcello (cui chiedo scusa per l'accostamento: non arrivo alla caviglia della sua qualità di cesello, per usare le tue parole, sono parecchio più "carlona" [oddio, esiste a livello nazionale quest'espressione o è solo modenese-dimiamamma?]), quello su cui concordo è considerare che in un contest di "generi" come questo, seppur rilassato e giocoso, il rispetto del genere sia prioritario. Istintivamente, mi sarei buttata sull'horror che non dico di saper scrivere, ma che ho l'abitudine di scrivere e praticare; ma ho preferito cimentarmi in qualcosa che mi è meno familiare e congeniale. Mi sembrava parte del gioco: sforzarsi di scrivere fuori dalle proprie acque di casa, in generi per noi "esotici". Non dico che fosse sbagliato interpretare il contest in altro modo, l'avete fatto in tanti. Prendiamo ad esempio il tuo racconto di questa tappa (uso te per non citare terzi, non è una critica, sia chiaro): è un  racconto di satira, dell'assurdo, non so come definirlo esattamente, in ogni caso fa parte di un filone che ti appartiene, come tanti altri tuoi racconti, penso a quello del sole scomparso per citarne uno. Molto carino, ma per me non rientra nel genere fantastico, non è un uscire dalla tua zona di comfort. È una scelta più che legittima, assolutamente, ma la mia era diversa: è un contest basato su tre generi, voglio dare priorità ai generi. Dovevo scrivere un sentimentale sono andata sulla chick lit; dovendo scrivere un thriller, ho scrittho provato a scrivere una storia di guardie e ladri. poi, naturalmente, l'ho scritta coi miei mezzi (che, forse, in 100000 caratteri riuscirei a metterci anche un pizzico di suspense e azione, in 8000 figuriamoci), quindi ho scelto tra personaggio/atmosfera e azione e l'azione ha perso.

Concludo, che sto ancora dilungandomi troppo: hai, anzi avete ragione in tanti, manca d'azione, non ha grandi velleità né artistiche né di contenuti, ma è il risultato, probabilmente nemmeno troppo riuscito, del tentativo di onorare in pieno la consegna del genere. ( e sì, non sapendo io farlo, sono andata sui capisaldi classici. Poi ho anche scelto come modello del personaggio uno che fu proprio un cliché vivente del bandito, il che non aiutava per essere innovativi, ma quello mi è venuto in mente :))

Ciao e grazie di lettura, riflessioni e confronto di punti di vista, canetto di peluche col laser :sss:

 

 

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10 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

considerare che in un contest di "generi" come questo, seppur rilassato e giocoso, il rispetto del genere sia prioritario.

 

10 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Mi sembrava parte del gioco: sforzarsi di scrivere fuori dalle proprie acque di casa, in generi per noi "esotici".

:rosa::rosa::rosa:e, se posso permettermi, <3 .

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3 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

"carlona" [oddio, esiste a livello nazionale quest'espressione

 

3 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

tentativo di onorare in pieno la consegna del genere

ma anfatti, ci sta. Ti ho detto...

2 ore fa, Edu ha scritto:

un esercizio con concessioni al genere, perché è proprio così che è stato pensato. Tu magari però mi rispondi qualcos'altro. Ad ogni modo so pure che Marcello ha ragione

D'altro canto, però, ci sta anche che ognuno provi a cavare dall'occasione del contest ciò che preferisce. Quando Adstr presentò il fatto dei generi disse anche che era da interpretare alla larga, che dentro al fantastico potevano entrarci cose diversissime, dal fantasy al realismo magico. Dunque uno si sceglie anche l'ambito dove andare a sperimentare, e non interessando a me la letteratura di genere, sì, da un certo punto di vista, sono rimasto nella "zona di confort". Ti dico che mi interessava (come sempre) un altro aspetto: vedere che esito aveva un racconto di quelli tipicamente alla Edu dopo il confronto con compagni (nella fattispecie Mercy) di squadra dalle caratteristiche molto diverse. Mi piacciono i contest a più mani perché si può rubare qualcosa dall'altro. E ti dico che il dietro le quinte è stato molto interessante e appagante, ci si accorge di cose che solo una prospettiva esterna può darti e che mi serviva avere proprio nel mio campo consueto. Dunque: ogni motivazione è legittima, ogni scelta da rispettare, Gangsta Bef ;)

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3 minuti fa, Edu ha scritto:

Mi piacciono i contest a più mani perché si può rubare qualcosa dall'altro. E ti dico che il dietro le quinte è stato molto interessante e appagante, ci si accorge di cose che solo una prospettiva esterna può darti e che mi serviva avere proprio nel mio campo consueto

adesso non dirmi che vuoi un cuoricino anche tu... MI sento già in imbarazzo a donarti una rosellina :rosa:

:facepalm: 

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Adesso, Marcello ha scritto:

adesso non dirmi che vuoi un cuoricino anche tu

e dai :love3:, non fare il timidone :regina:

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Adesso, Edu ha scritto:

ci sta anche che ognuno provi a cavare dall'occasione del contest ciò che preferisce.

ma 'nfatti, te l'ho scritto: non era né una critica né una recriminazione, e che ogni interpretazione è ugualmente buona e rispettabile; era solo per spiegarti, appunto, che le riflessioni di partenza erano diverse e da quale punto di vista ho pensato, scritto e pubblicato in questo contest. Mai mi permetterei di dire che la mia interpretazione è migliore della tua, è solo la mia e te la illustravo. Quando mai avrei detto che le altre sono meno legittime? e non lo penso proprio, giuro :)

 

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6 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Mai mi permetterei di dire che la mia interpretazione è migliore della tua, è solo la mia e te la illustravo. Quando mai avrei detto che le altre sono meno legittime? e non lo penso proprio, giuro

Lo so lo so, non c'era bisogno di premurarsi di specificarlo. Dai, momento cuori <3

Spoiler

Poi, a tradimento: zack, spada laser!

 

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2 minuti fa, Edu ha scritto:

Poi, a tradimento: zack, spada laser!

:rofl:

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19 minuti fa, Edu ha scritto:

Poi, a tradimento: zack, spada laser!

Eh, lo so, vi conosco voi canetti finti teneroni, per quello ho sempre preferito i gatti :P

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