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Ghigo

[N2019-3A] Vite di zucchero filato

Post raccomandati

Genere: Thriller

Traccia: Ineluttabilità

Boa: ritiene superfluo non urlare e non lo fa (o qualcosa di simile)

Caratteri: 7948

 

VITE DI ZUCCHERO FILATO

 

La ferita non è profonda. Stringe i denti e scavalca il muro di recinzione ben sapendo che, vada come vada, morirà.

 

«Papà, mi compri lo zucchero filato?» chiede Martina.

Sua figlia gli è mancata molto durante la missione in Afghanistan.

«Sarà il nostro segreto» le dice sorridendo. Lei, seria, annuisce.

«Guarda, papà, sembra una nuvola» dice agitando il bastoncino.

 

Paolo è nel giardino della villa. Si appiattisce contro il muro per confondersi con l’oscurità. Il piantone là fuori lo ha sorpreso, ma per fortuna non ha fatto in tempo a dare l'allarme. Paolo gli ha tagliato la gola.

 

«Oh, oh» cantilena la piccola, vedendo da lontano la figura della madre.

Paolo guarda Martina e le fa l'occhiolino.

«Non ti preoccupare, scricciolo, ci penso io».

Cristiana sembra un miraggio nel calore di quella giornata. La sua tremula figura prende contorni sempre più definiti. Un aderente giacchetto di pelle rosso, una gonna color cachi e le lunghe gambe avvolte in calze nere.

«Quanti grassi ti fa mangiare papà!» rimprovera bonariamente.

Paolo si avvicina alla moglie e la bacia.

«Mai più» le dice.

«Cosa “mai più”?»

«Non andrò mai più in missione».

 

Paolo stringe nella mano il coltello, mentre dallo stivale estrae una pistola col silenziatore. In guerra si è costretti a eseguire gli ordini. Anche quello che sta per fare gli è stato imposto dal destino. Scorge due uomini che camminano. Uno fuma una sigaretta, l'altro mastica una gomma. Paolo si ferma dietro un cespuglio, resta immobile, smette quasi di respirare.

«Ehi, chi c'è laggiù?» Quella frase lo colpisce come un gancio in piena mascella. Stringe ancora di più la pistola, le nocche diventano bianche.

«Cazzo te ne frega, sarà un gatto» risponde Gomma.

Dai retta a Gomma, Sigaretta, levati dalle palle.

Ma Sigaretta è testardo: «Andiamo a controllare, non voglio rogne col boss».

 

Paolo e Cristiana sono seduti sulla panchina. Martina sta giocando con altri bambini.

«Sono schifato. La situazione ci è sfuggita di mano» le dice ricordando i commilitoni che di giorno uccidono civili e di notte violentano le loro donne. Rivede quel ragazzino. Ha già alzato le mani quando gli sparano in pieno petto. Ripensa a quel quindicenne che si fa esplodere sotto i loro occhi pur di non essere preso. E ai soldati che si danno il cinque dopo aver fatto saltare in aria una jeep.

 

Paolo sa che deve essere veloce. O lui o loro. Sigaretta ha una torcia, la punta verso il cespuglio.

«Paranoico del cazzo, andiamocene» propone Gomma, forse per paura.

«No, il mio istinto è infallibile». Sigaretta si avvicina sempre di più a Paolo, in una mano la torcia, nell'altra la pistola. Dieci passi, nove. Paolo si sente come una volpe durante una battuta di caccia. Otto passi, sette. Il cespuglio lo protegge, ma non per molto. Sei passi. Capisce che non può attendere oltre. Spara. Sigaretta cade a terra.

Gomma è inebetito. Si guarda intorno, come se fosse un brutto sogno. Paolo sa centrare un bicchiere da cento metri. Gomma è un bersaglio troppo facile. Cade a terra senza un lamento.

 

«Ti ricordi quelle domande di lavoro che avevo fatto a varie multinazionali?»

«Ti hanno assunto?» una mezzaluna si fa largo sul volto di Cristiana.

Lui annuisce.

«Quale delle tante?» lo guarda con quegli occhi verdi che sembrano emanare riflessi gialli durante le giornate di sole.

«Armi».

«Meno male, pensavo quelli del tabacco» dice tirando un falso sospiro di sollievo. Poi torna seria. «Dimmi».

«Respiratori e attrezzature per gli ospedali».

Lei sembra approvare.

Intanto Martina si avvicina con aria innocente mostrando un sorriso a finestrelle.

«Mi ci andrebbe ancora un po' di zucchero filato».

 

Paolo passa accanto a Sigaretta. Lo fruga, ma non ha nulla oltre a una foto di una bambina piccola che fa capolino dalla tasca interna della giacca. Un crampo gli lacera lo stomaco. Velocemente passa a Gomma. Lui fortunatamente non ha nessuna foto che lo osserva con sguardo accusatorio, ma ha le chiavi. Più facile del previsto.

L'interno della villa è in stile moderno. Paolo sa che ha poco tempo. Sale di corsa al secondo piano lasciando una scia di molliche di sangue. La terza porta sulla destra.

Prima porta. Se lo trovano ora sarà stato tutto inutile. Seconda porta. Paolo sente dentro di sé l’incombere dell'ineluttabile destino. Terza porta. Gira la maniglia ed entra.

 

Cristiana guarda Martina con lo zucchero filato in mano. Poi guarda Paolo. Sembra invecchiato. Non gliel’ha detto, ma lo pensa. È la sua terza missione. E ultima. Ha quasi paura a gioire, perché la felicità è bastarda: come la raggiungi, ti sfugge.

Il boato che spezza i suoi pensieri ne è la prova.

 

La camera è immersa nell'oscurità del sonno. Paolo si avvicina al letto di Bruno Vaccaro e spara tre colpi. Non è lì per deriderlo o per dirgli il perché di questo suo gesto. È lì per ucciderlo. Ma quando si avvicina, invece del sangue, vede svolazzare, beffarde, solo le piume dei cuscini.

Poi un rumore assordante e le gambe gli cedono. La pistola vola lontano. Porta le mani al ginocchio, non riesce a muoverlo. Altri due colpi lo raggiungono alle gambe. Alza gli occhi e lo vede. Statura sopra la media, una ventina di chili di troppo e i capelli impomatati: Bruno Vaccaro.

«Davvero pensavi che mi sarei fatto uccidere da un coglione qualsiasi?» esordisce sarcastico, mentre tiene la pistola puntata su Paolo. Poi prosegue: «E adesso dimmi che cazzo vuoi da me».

Il dolore è forte, ma Paolo ritiene superfluo urlare, e non lo fa. Non vuol dargli soddisfazione. Bruno prosegue: «Hai le palle, lo ammetto. Quasi quasi ti avrei arruolato, se non avessi provato a farmi lo scalpo».

Paolo non parla, giace in una pozza di sangue e frustrazione. Bruno va in su e in giù, senza mai perderlo di vista.

«Sai perché mi chiamo Vaccaro? Perché i miei antenati allevavano le vacche. Non siamo sempre stati così... agiati. Siamo umili e tutto quello che vedi qui ce lo siamo fatto da soli. E sai con cosa?»

«Con la merda di vacca e il sangue della gente» commenta Paolo con un fil di voce.

Vaccaro gli dà una pedata sul ginocchio ferito. Paolo si sente svenire, si morde il labbro inferiore fino a farlo sanguinare. Il dolore aiuta a restare svegli.

«No, con il sudore e il rispetto. Poi uno con strane idee per la testa entra e vuole togliermi tutto. Così, in un secondo. A costo di torturarti saprò cosa vuoi da me. Hai ucciso tre dei miei migliori uomini, ti ho visto da quando sei entrato».

Paolo capisce che è il momento. Ora o mai più.

«Ti dirò tutto».

 

Gli spari rompono la quiete. Paolo si getta subito a terra, per lui è un rumore familiare. Prende Martina tra le braccia. Nel giro di un minuto tutto tace. Tre uomini giacciono a terra in posizioni innaturali. Si gira e vede Cristiana in una pozza di sangue. Non ha bisogno di guardare Martina per capire che anche lei è stata colpita. La stringe al petto come un pupazzo inanimato. Poco più in là lo zucchero filato sembra una nuvola rossa.

 

Bruno guarda Paolo, è sorpreso.

«E io cosa c'entro? Il nostro obiettivo erano tre del clan Casarosa. Vi siete trovati nel posto sbagliato».

Paolo vorrebbe alzarsi, ma è infermo nella sua impotenza. Quanto vorrebbe essere a casa a leggere una fiaba a sua figlia per farla addormentare mentre la moglie lo aspetta a letto. Invece è lì, guarda negli occhi la persona che lo ha costretto a passare notti in bianco, rimuginare sul suicidio e sui sensi di colpa. La persona che gli ha tolto tutto ciò che aveva costruito.

Altre persone armate appaiono nella stanza.

«Comprendo la tua rabbia, ma non posso farci nulla. Hai un ultimo desiderio prima di morire?»

«Vorrei fare una telefonata».

«Non credere che ti allunghi la vita». Qualche risata da dietro.

Paolo lentamente estrae un telefono dalla tasca.

«Sai, una volta in Afghanistan abbiamo preso un ragazzino. Volevamo torturarlo per sapere chi l’aveva mandato» con l'indice preme l'accensione. «E lui sai che ha fatto?»

«Merda!» grida Bruno.

Poi il frastuono dell’esplosione.

Paolo fa in tempo a vedere una grande luce bianca, come un'enorme nuvola di zucchero filato.

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Bel ritmo, bravo Ghigo. Mi piace l'alternarnza presente/passato per ricostruire la storia... e poi ne hai fatti secchi un botto :asd:

 

Due soli appunti.

Il primo rugarda la formattazione: lascia perdere il corsivo per il passato, se fai alternanza. Diciamo che per una cosa brevissima va bene, ma il corsivo è genericamente "faticoso" da leggere... puoi anche lasciare l'alternanza con una riga vuota tra un paragrafo e un altro, alla fine si capisce.

 

Poi qui

 

13 ore fa, Ghigo ha scritto:

Hai un ultimo desiderio prima di morire?»

«Vorrei fare una telefonata».

Forse l'ultimo desiderio è troppo "scontato", e anche poco realistico.

Ci starebbe meglio qualcosa che gli fa tirare fuori il tel per altri motivi... del tipo: ok, mi hai raccontato la storielle dall moglie morta e tutto, forse è vero forse no, adesso dammi il tuo telefono che voglio vedere i messaggi ecc (lasciando intendere che non si fida, se vuole vedere se ha un mandante) o qualcosda del genere!

 

ps: sbaglio o siamo a due mogli morte in due racconti? tutto bene lì in Russia? :asd:

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14 ore fa, Ghigo ha scritto:

Ha già alzato le mani quando gli sparano in pieno petto.

 

Immagine meravigliosa. Quante cose dice...

 

14 ore fa, Ghigo ha scritto:

Paolo si sente come una volpe durante una battuta di caccia. Otto passi, sette. Il cespuglio lo protegge, ma non per molto. Sei passi. Capisce che non può attendere oltre. Spara. Sigaretta cade a terra.

 

Molto bella la cadenza data dai passi, e il ritmo...

14 ore fa, Ghigo ha scritto:

una scia di molliche di sangue. La terza porta sulla destra.

 

molliche di sangue? Mmm... 

 

14 ore fa, Ghigo ha scritto:

Poi un rumore assordante

Sto leggendo un buon testo. Via "rumore assordante", ti prego!

 

14 ore fa, Ghigo ha scritto:

«Vorrei fare una telefonata».

«Non credere che ti allunghi la vita». Qualche risata da dietro.

Paolo lentamente estrae un telefono dalla tasca.

«Sai, una volta in Afghanistan abbiamo preso un ragazzino. Volevamo torturarlo per sapere chi l’aveva mandato» con l'indice preme l'accensione. «E lui sai che ha fatto?»

 

Ho capito bene? Ha collegato il telefono a qualche ordigno e è un ordigno il telefono stesso? 

Se sì, è geniale.

 

Mi è piaciuto molto, Molto. Mi è piaciuto il ritmo, la storia, le immagini.

Una cosa sola mi verrebbe da dirti, il passato lo esprimerei all'imperfetto e toglierei il corsivo.

 

Un testo molto ben riuscito, a mio avviso.

Alla prossima.

:flower:

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Ciao, il racconto mi è piaciuto molto. Soprattutto la struttura, con l'alternanza tra presente e passato e le due situazioni apparentemente scollegate che alla fine si riuniscono. Una bella storia di vendetta, ben svolta e credibile. Niente da dire sullo stile, il racconto è chiaro e scorrevole.

Secondo me acquisterebbe maggior spessore cambiando alcuni piccoli dettagli: il quadretto con moglie e figlia mi è sembrato (a mio gusto personale) un po' troppo calcato, come alcuni film holliwoodiani in cui nei ricordi felici tutto diventa luminoso e perfetto. Molti padri chiamano la figlia scricciolo, molte madri si lamentano perché i padri viziano i bambini, cercherei di dare a questo quadro dei dettagli originali e unici (un esempio banalissimo: potrebbe chiamarla scimmietta o ranocchietta; la madre potrebbe dire: voglio lo zucchero filato anch'io, invece che sgridarli) che li rendano persone reali.

Stessa cosa per i guardiani di questa villa, che non mi convincono. Sono malavitosi agli ordini di un boss, quindi se c'è un rumore non è credibile che uno dica "sarà un gatto", o che abbia paura di andare a vedere. Mi ha dato l'idea che volessi alleggerire un po' il racconto inserendo delle "macchiette", ma per il resto la storia è tragica, quindi li renderei più "normali".

Bello il finale, che richiama un dettaglio apparentemente casuale citato in precedenza e chiude il cerchio. Anche tu comunque coi morti ci sei andato pesante:D

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Ciao Diego,

in 8000 caratteri mi sembra di aver visto un film di due ore, e senza effetto sinossi.

Mi ha ricordato un casino Slevin, l'hai visto. Se non l'hai visto te l'ho appena spoilerato, ma mi perdonerai perchè è un complimento, è un gran bel film.

I flashback fanno molto cinema, io forse avrei optato per dei ricordi più raccontati. Ma siamo nell'era dello show don't tell quindi sicuramente fai meglio così.

Ottima prova.

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@Ghigo, molto bello il titolo, che mantiene la promessa.

Bel racconto cinematografico.

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Il 10/1/2020 alle 23:38, Ghigo ha scritto:

In guerra si è costretti a eseguire gli ordini. Anche quello che sta per fare gli è stato imposto dal destino.

È una piccolezza, ma ci vedrei bene il contrasto tra le due espressioni, così:

Anche quello che sta per fare gli è stato imposto, ma dal destino.

Quota


«Poco più in là lo zucchero filato sembra una nuvola rossa.

Terribile. Immagine efficacissima, quindi.

 

Quota

 

«Sai, una volta in Afghanistan abbiamo preso un ragazzino. Volevamo torturarlo per sapere chi l’aveva mandato» con l'indice preme l'accensione. «E lui sai che ha fatto?»

«Merda!» grida Bruno.

Poi il frastuono dell’esplosione.

Paolo fa in tempo a vedere una grande luce bianca, come un'enorme nuvola di zucchero filato

Finale coerente con il Rambo protagonista!

Gran bel pezzo, @Ghigo, piaciuto molto. La figura del vendicatore solitario (se ex soldato tanto meglio, poi) è un cliché del genere, ma la struttura che hai dato alla narrazione contribuisce a rendere il tutto più originale. Stile impeccabile e perfettamente parametrato con il genere. Bravo!

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@Ghigo, è sorprendente il modo in cui hai dilatato gli 8.000 caratteri a tua disposizione: sei riuscito a farci entrare tanto, tantissima roba, senza risultare didascalico o affrettato. Anzi: la storia tiene, il ritmo pure. I personaggi forse sono un po' stereotipati, ma questo è quello che succede in ogni thriller hollywoodiano che si rispetti.

Un ottimo lavoro.

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Il 11/1/2020 alle 15:02, Bango Skank ha scritto:

Forse l'ultimo desiderio è troppo "scontato", e anche poco realistico.

Ci starebbe meglio qualcosa che gli fa tirare fuori il tel per altri motivi... del tipo: ok, mi hai raccontato la storielle dall moglie morta e tutto, forse è vero forse no, adesso dammi il tuo telefono che voglio vedere i messaggi ecc (lasciando intendere che non si fida, se vuole vedere se ha un mandante) o qualcosda del genere!

 

ps: sbaglio o siamo a due mogli morte in due racconti? tutto bene lì in Russia?

 

Sì, magari gli voleva mostrare la foto della figlia sul telefono o qualcosa di simile.

 

Sì, mia moglie saluta tutti :pirata2: sta bene. Grazie del passaggio e degli utili consigli.

 

Il 11/1/2020 alle 16:23, Ospite Rica ha scritto:

Ho capito bene? Ha collegato il telefono a qualche ordigno e è un ordigno il telefono stesso? 

Se sì, è geniale.

 

Sì, il telefono era un ordigno. Era il piano B se non fosse riuscito a uccidere Vaccaro con la pistola si sarebbe fatto esplodere come il bambino in Afghanistan. Per questo all'inizio sa già che morirà (e la traccia ineluttabile destino).

Grazie mille dei complimenti, da te valgono sempre doppi perché sei sempre molto sincera.

 

Il 11/1/2020 alle 18:00, Silverwillow ha scritto:

il quadretto con moglie e figlia mi è sembrato (a mio gusto personale) un po' troppo calcato, come alcuni film holliwoodiani in cui nei ricordi felici tutto diventa luminoso e perfetto. Molti padri chiamano la figlia scricciolo, molte madri si lamentano perché i padri viziano i bambini, cercherei di dare a questo quadro dei dettagli originali e unici (un esempio banalissimo: potrebbe chiamarla scimmietta o ranocchietta; la madre potrebbe dire: voglio lo zucchero filato anch'io, invece che sgridarli) che li rendano persone reali.

 

Grazie del consiglio, ci lavorerò su se ci rimetterò mano.

Sì, coi morti ci sono andato giù pesante, ci tenevo a far bene per il CC :D ma voi tre tremendone mi avete battuto :D Grazie della lettura e del feedback, sempre gradito, visto che ultimamente me ne arrivano sempre di meno.

 

Il 12/1/2020 alle 01:33, Thea ha scritto:

in 8000 caratteri mi sembra di aver visto un film di due ore, e senza effetto sinossi.

 

Potrei farci una sceneggiatura :D

Grazie del passaggio e dei preziosi consigli.

 

Il 12/1/2020 alle 12:06, Macleo ha scritto:

molto bello il titolo, che mantiene la promessa.

Bel racconto cinematografico.

 

Grazie MacLeo!

 

9 ore fa, Joyopi ha scritto:

È una piccolezza, ma ci vedrei bene il contrasto tra le due espressioni, così:

Anche quello che sta per fare gli è stato imposto, ma dal destino.

 

Sì, mi piace.

 

9 ore fa, Joyopi ha scritto:

Stile impeccabile e perfettamente parametrato con il genere. Bravo!

 

Grazie del passaggio e del commento. Questa frase mi fa molto piacere perché ci tenevo al genere, il mio preferito.

 

2 ore fa, mercy ha scritto:

è sorprendente il modo in cui hai dilatato gli 8.000 caratteri a tua disposizione: sei riuscito a farci entrare tanto, tantissima roba, senza risultare didascalico o affrettato.

 

Mi fa molto piacere. Sei già la seconda che dice una cosa simile, quindi vuol dire che sono riuscito nel mio intento di dire tutto senza far vedere che ho dovuto tagliare abbastanza (era venuto leggermente più lungo).

Mi fa piacere anche che la parola hollywooddiano sia uscita diverse volte, io adoro il thriller di genere, soprattutto quelli americani :) grazie mille del passaggio!

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Ciao Ghigo! 

 

Il 10/1/2020 alle 23:38, Ghigo ha scritto:

Paolo fa in tempo a vedere una grande luce bianca, come un'enorme nuvola di zucchero filato.

Questo finale mi è piaciuto moltissimo. 

 

Devo ammettere che al titolo ero a rischio glicemia, poi ho visto che si trattava di un thriller e mi sono ripresa :D

Anche se per i miei gusti ci sono un po’ troppi stereotipi tutti assieme, il ritmo è gestito molto bene.

Direi un buon racconto! 

 

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Hai scritto un action movie americano. A che attore daresti la parte del protagonista? :D

Buon pezzo, non trovo difetti da segnalare. Hai centrato in pieno il genere, ma proprio in pieno. Cosa che per me, in questo contest, conta molto. Ciao.

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19 ore fa, Garrula ha scritto:

uesto finale mi è piaciuto moltissimo. 

 

Il racconto è nato dal finale. Grazie del commento graditissimo.

 

10 ore fa, Kuno ha scritto:

attore daresti la parte del protagonista? :D

 

La diamo a Liam Neeson? :sorrisoidiota: tanto ci è abituato ultimamente, anche se lo immaginavo più giovane. Grazie

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ciao @Ghigo. Ho trovato un gran bel ritmo. La storia, così rappresentata, mi è sembrata un po' confusa. Ma forse io sono l'ultimo che può muoverti questo appunto, visto che chiedo puntualmente al lettore sforzi titanici, passando spesso, come hai fatto tu, da una scena all'altra.

Nel complesso direi che è una buona prova (y) 

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ciao @Ghigo, il racconto mi è piaciuto tantissimo, come hai gestito i passaggi tra passato e presente anche se anch'io avrei evitato il corsivo come ti hanno già segnalato, adottando magari l'espediente della riga vuota tra un paragrafo e l'altro.  Ho adorato il titolo che poi hai ricollegato con l'epilogo. Nulla da dire sullo stile e sul genere thriller pienamente centrato. I miei complimenti davvero anche per il ritmo incalzante per nulla disturbante, anzi avvincente :) 

A rileggerti!

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