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Marcello

[N2019-3B] L'amore ci farà a pezzi

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Qui il mio commento.

Traccia: L'ineluttabile

Macro genere: thriller   sottogenere: thriller psicologico    caratteri: 7651

 

Le gambe della ragazza spuntano dalla soglia del negozio.

Ha perso una scarpa e giace in una posizione innaturale; la gonna è salita fino a scoprirle una coscia. A Gabriela pare il dettaglio più raccapricciante e deve tenersi salda allo sportello del Van per impedirsi di correre fin laggiù a riportare l'orlo della sottana nella posizione naturale.

 

Il selciato riflette impietoso i raggi del sole.

Ha il collo della camicetta madido sotto il giubbotto antiproiettile e non sa dire da quanto tempo se ne sta al riparo del furgone, di traverso nella calle de Cervantes. Fissi sulla serranda della gioielleria abbassata a tre quarti, gli occhi le bruciano.

Per allentare la tensione ogni tanto sposta lo sguardo sulla vetrina del locale accanto, dove spicca la scritta Rebajas. Riesce a distinguere una gonna di lino e s'immagina di attraversare la strada per andare a controllare se i saldi sono convenienti. Solo due porte più in là c'è l'entrata del Duque, dove si mangia il miglior maialino arrosto di tutta Segovia.

Voci e rumori alle sue spalle la distraggono da quelle fantasticherie; il grosso dei mezzi è parcheggiato un centinaio di metri più indietro, davanti all'acquedotto romano.

La via doveva essere gremita di turisti quando tutto è iniziato. Molti sono fuggiti al rumore degli spari, ma ce ne sono ancora parecchi asserragliati nei caffè e nei negozi. E a loro purtroppo si sono aggiunti i curiosi, che i fatti di sangue attirano come le mosche.

Gabriela torna a osservare l'entrata della bottega maledetta.

Si sforza di non guardare in basso, ma è inutile.

La figlia del gioielliere deve aver fatto qualche mossa avventata, altrimenti lui non l'avrebbe colpita. Ormai non si muove più da parecchi minuti; i paramedici hanno provato a raggiungerla, ma quello ha sparato di nuovo e si sono dovuti ritirare.

Gabriela osserva l'uomo seduto nel furgone, che si sta passando un fazzoletto sulla pelata. I loro sguardi s'incrociano e lei percepisce la sua sfiducia. Il negoziatore ha già tentato due volte di convincere il criminale a mollare l'ostaggio, ma per tutta risposta lui ha minacciato di fare esplodere il cervello del commerciante, se non gli consegneranno un'auto veloce con il pieno di benzina. E lei sa che non sta scherzando.

Perché Gabriela conosce bene Juan Armendariz.

Fino ai sedici anni hanno diviso tutto, dalle merendine all'asilo fino alla sordida mansarda di un palazzone ad Ayamonte, la città dove sono cresciuti.

Juan che le passava i compiti d'inglese, imparato strimpellando le canzoni dei Joy Division, Juan che sapeva sempre dove trovare il fumo e si lamentava perché lei non voleva assaggiarlo, Juan che era stato il primo ragazzo a toccarla...

Quanti anni sono passati da allora, venti? No, ventidue.

È un brusio nell'auricolare a riportarla al presente; metallica e professionale, la voce del sergente a capo della pattuglia dei corpi speciali è l'unica cosa gelida in quel pomeriggio soffocante.

«Gli uomini sono dislocati, comandante, ma non abbiamo una visione diretta del soggetto; le finestre del palazzo di fronte sono troppo alte per poterlo inquadrare da lì.»

«Non c'è un accesso dal retro?»

«No, purtroppo. Soltanto la porta e la vetrina che si affacciano sulla strada.»

«Come avete intenzione di intervenire, allora? Con un gas narcotizzante?»

«Nemmeno. Saremmo costretti a farlo tramite il condotto di ventilazione e ci vorrebbe troppo tempo; per di più l'ostaggio è anziano e metteremmo a repentaglio la sua salute. Abbiamo deciso di acconsentire alla richiesta e fargli recapitare l'auto, i tiratori scelti entreranno in azione nel momento in cui cercherà di far salire l'uomo.»

«Quando contate di agire?»

«L'auto dovrebbe essere sul posto tra sette minuti.»

«Mi dia mezz'ora, sergente. Voglio provare a convincerlo.»

«Negativo, ha visto come ha trattato il negoziatore? Non interferisca comandante, tra dieci minuti sarà tutto finito.»

Tutto finito, certo. A modo loro, però.

Non può lasciarlo andare così.

Si strappa le cuffie e un attimo dopo è già in mezzo alla strada, con le mani alzate.

Gli uomini della Guardia Civil riescono solo a urlarle di restare al riparo.

 

«Sono io, Gabriela» grida quando è a pochi metri dalla porta.

Nel silenzio più assoluto un gatto sguscia fuori da sotto un'auto parcheggiata e, sussiegoso, la fissa per un attimo prima di allontanarsi senza fretta.

«Getta a terra la tua arma e metti le mani dietro la testa. Cosa vuoi?»

Lei obbedisce.

«Parlarti, fammi entrare.»

Passano lunghi istanti, poi si ode lo sferragliare della serranda che si solleva di mezzo metro. Da sotto spunta la canna di una Glock.

Gabriela s'insinua in quello spazio esiguo. Le si stringe il cuore quando deve scavalcare il corpo esanime della ragazza.

Gli occhi di lui sono febbricitanti, la barba di qualche giorno ricopre lineamenti induriti, che lei non riconosce. Steso a terra, semi incosciente, il gioielliere rantola.

«Sta bene» dice lui che ha seguito il suo sguardo, «non gli ho fatto nulla. È solo sconvolto.»

Come potrebbe non esserlo? Gli hai ucciso la figlia sotto gli occhi.

«Le avevo detto di non muoversi, ma quella stronza ha premuto l'allarme» risponde Juan alla sua domanda muta.

Anche allora bastava uno sguardo per intendersi. Ma non c'è altro in lui del ragazzo che un tempo ha amato.

«Perché?» gli chiede.

«E perché no?»

«Sei venuto a Segovia perché sapevi che c'ero io?»

Lui si lascia andare a una risata sguaiata.

«Sempre così voi donne, credete che tutto vi ruoti intorno.»

«Un tempo non lo avresti detto.»

«Un tempo! Ma sentila... Sei stata tu a volere che quel tempo finisse. Tu mi hai lasciato per andare a Madrid, o sbaglio?»

«Sei ingiusto, hai sempre saputo che il mio desiderio era entrare nella scuola di polizia!»

«E infatti ora eccoci qua...»

Gabriela non sa più cosa ribattere.

Cerca di tornare con la mente al periodo spensierato in cui Juan la teneva tra le braccia, ma non ci riesce: la visione di quel povero vecchio che singhiozza e l'immagine della figlia riversa al suolo non glielo permettono.

È andata lì con uno scopo preciso, non può perdersi a rivangare il passato.

«Adesso ascoltami, devi arrenderti» dice, muovendo mezzo passo in avanti.

La mano che impugna l'arma si risolleva di scatto; ora lui gliela punta al petto.

«Non dire stronzate e prega piuttosto che quell'auto arrivi in fretta!»

Non ci crede nemmeno lui di potere uscire indenne da quella situazione, Gabriela lo sente.

«Libera almeno quel poveraccio, ora hai me.»

«Posso benissimo tenervi a bada entrambi.»

«Juan, ti prego, dammi la pistola. Usciamo assieme da qui, non ti accadrà nulla.»

«Smettila. Mi conosci, potrei mai passare la vita dietro alle sbarre?»

Una serie di immagini le sfumano davanti agli occhi; lo rivede pedalare a torso nudo lungo le stradine del borgo antico, arrampicarsi sugli alberi nel podere del nonno e poi l'ultima, che le procura una fitta al petto: loro due alla foce della Guadiana, stretti l'uno all'altro a spiare la riva portoghese, mentre l'acqua azzurra del fiume si tinge dei riflessi dorati del tramonto.

No, uno come lui non resisterebbe in carcere.

Lo guarda fisso in volto e le pare finalmente di riconoscere quei tratti.

«Ti ricordi qual era la nostra canzone preferita?» le chiede lui.

Anche la sua voce ha perso il tono arrogante di poco prima.

«Love will tear us apart, certo.»

Con la mano libera Juan le prende la sua e gliela stringe.

«Posso chiederti un favore?»

Lei annuisce.

«Voglio anch'io quelle parole scolpite, come Ian.»

«Ma...»

«Me lo prometti?»

Gabriela non capisce, ma fa ancora segno di sì.

Con un gesto repentino la destra di lui scatta verso l'alto.

Lei ha soltanto la visione della canna puntata alla gola. Poi il boato.

Ritiene inutile urlare, e non lo fa.

Cade in ginocchio nel suo sangue.

 

 

Nota:

Spoiler

uscita postuma dopo il suicidio di Ian Curtis, il leader dei Joy Division, “Love will tear us apart” è forse la canzone più famosa della band. Il titolo del racconto ne è la traduzione letterale; i versi sono stati incisi sulla tomba del cantante. Chi lo desiderasse, qui può vedere la foto e trovare altre informazioni sul brano musicale.

 

 

 

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Molto bello. Chapeau!

Una perplessità:

2 ore fa, Marcello ha scritto:

la gonna è salita fino a scoprirle una coscia

Come può essere solo una? Se una gonna sale nella caduta o per un movimento scomposto, dovrebbe scoprire entrambe le cosce, anche se ad altezze differenti.

2 ore fa, Marcello ha scritto:

Gabriela non capisce, ma fa ancora segno di sì.

La tenuta logica la trovo debole. Se quella è stata la loro canzone preferita, come può Gabriela non sapere delle parole scolpite sulla tomba di Ian? (Semmai ci potrà essere un problema di copyright :D)

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Ciao, @Marcello . Bel racconto. Ha un ritmo serrato e scorre via che è un piacere, grazie anche alla buona scrittura. Come nel tuo precedente che ho letto anche qui ogni scenario è ben visibile per via delle descrizioni accurate, nonostante qui tu abbia calcato la mano più sull'azione e i dialoghi. Ho gradito molto le parti inerenti ai ricordi della protagonista; momenti che, seppur nella loro brevità, si percepiscono forti. Anche la trama, nella sua semplicità, l'ho trovata abbastanza gradevole. 

Infine, ti dico che ho particolarmente apprezzato la citazione a Ian Curtis (cavoli, basta solo nominarlo che già ho voglia di rivedermi i video in cui canta e fa quei balli da alieno assurdi) e al brano. Mi hai fatto pure venire voglia di riascoltarmi Elegia dei New Order.

A rileggerci!

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:) Eccomi da te, @Marcello nel ruolo autoinflitto  ;)  di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

 

Presentemente nella versione flash.

 

 

2 ore fa, Marcello ha scritto:

Per allentare la tensione ogni tanto sposta lo sguardo sulla vetrina del locale accanto, dove spicca la scritta Rebajas. Riesce a distinguere una gonna di lino e s'immagina di attraversare la strada per andare a controllare se i saldi sono convenienti. Solo due porte più in là c'è l'entrata del Duque, dove si mangia il miglior maialino arrosto di tutta Segovia.

la poliziotta-capo,  che conosce il malvivente braccato, perché un tempo l'ha amato, non può indulgere, secondo me, a questo tipo di pensieri, ancorché automatici: non ci sono i presupposti perché "scattino" nella mente, a mio avviso.

 

3 ore fa, Marcello ha scritto:

Una serie di immagini le sfumano davanti agli occhi;

le sfilano davanti agli occhi (non si dissolvono, non sfumano)

 

 

2 ore fa, Marcello ha scritto:

No, uno come lui non resisterebbe in carcere.

Lo guarda fisso in volto e le pare finalmente di riconoscere quei tratti.

«Ti ricordi qual era la nostra canzone preferita?» le chiede lui.

Anche la sua voce ha perso il tono arrogante di poco prima.

«Love will tear us apart, certo.»

Con la mano libera Juan le prende la sua e gliela stringe.

«Posso chiederti un favore?»

Lei annuisce.

«Voglio anch'io quelle parole scolpite, come Ian.»

«Ma...»

«Me lo prometti?»

Gabriela non capisce, ma fa ancora segno di sì.

Con un gesto repentino la destra di lui scatta verso l'alto.

Lei ha soltanto la visione della canna puntata alla gola. Poi il boato.

Ritiene inutile urlare, e non lo fa.

Cade in ginocchio nel suo sangue.

 

Chiusura magistrale (anche l'applicazione della "boa" lo è).

Un racconto che mi ha avvinto e convinto. (y)

 

CddS  Zaza  :saltello:

 

 

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2 ore fa, don Durito ha scritto:

Molto bello. Chapeau!

:rosa:grazie di cuore!

2 ore fa, don Durito ha scritto:

Come può essere solo una? Se una gonna sale nella caduta o per un movimento scomposto, dovrebbe scoprire entrambe le cosce, anche se ad altezze differenti.

Boh... Non mi ero posto il problema, a dire il vero ;). A prescindere dal fatto che in sede di revisione potrei tranquillamente fargliele scoprire entrambe, non sono sceso nei dettagli di come e dove sia stata colpita e come sia crollata al suolo.  Nella mia mente mi sono creato un'immagine di lei che indossa una minigonna e ha una gamba distesa per tutta la lunghezza e l'altra un po' accavallata. Considerando poi che Gabriela la guarda da dietro un Van piazzato sull'altro lato della strada, mi sembra possibile che veda solo una coscia.  In ogni caso magari gliele faccio scoprire entrambe nella revisione e non ci penso più.

 

2 ore fa, don Durito ha scritto:

Se quella è stata la loro canzone preferita, come può Gabriela non sapere delle parole scolpite sulla tomba di Ian?

Qui forse non sono stato chiaro.  Quello che lei non capisce è che lui intende uccidersi: conosce il particolare, ma l'azione è talmente concitata che non fa in tempo a stabilire la connessione logica tra la sua domanda e ciò che sottintende.  Però il dubbio è più che legittimo, modificherò l'espressione.

Grazie ancora carissimo.

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2 ore fa, Rhomer ha scritto:

anche qui ogni scenario è ben visibile per via delle descrizioni accurate, nonostante qui tu abbia calcato la mano più sull'azione e i dialoghi

questione... degenere :lol:.

 

2 ore fa, Rhomer ha scritto:

basta solo nominarlo che già ho voglia di rivedermi i video in cui canta e fa quei balli da alieno assurdi) e al brano. Mi hai fatto pure venire voglia di riascoltarmi Elegia dei New Order.

passerò dagli eredi a riscuotere la percentuale sui diritti d'autore...

Grazie infinite per i complimenti, felice che ti sia piaciuto.

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1 ora fa, Poeta Zaza ha scritto:

la poliziotta-capo,  che conosce il malvivente braccato, perché un tempo l'ha amato, non può indulgere, secondo me, a questo tipo di pensieri,

Be', lei è ferma sotto al sole a picco, di fronte a sé ha un cadavere e una serranda chiusa e non può fare nulla, in attesa che i corpi speciali entrino in azione... Ho pensato che la mente vaghi in qualche direzione e inconsciamente cerchi di alleggerire la tensione.

1 ora fa, Poeta Zaza ha scritto:

Chiusura magistrale (anche l'applicazione della "boa" lo è).

Un racconto che mi ha avvinto e convinto.

Ma grazie, troppo buona :rosa:.

 

4 ore fa, Mister Frank ha scritto:

Bello! @Marcello :cool:

Oh, grazie! 

Davvero felice che ti sia piaciuto :rosa:.

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Ciao @Marcello,

domani devo scrivere il racconto. Mi premunisco un commento notturno con pulci con te, che immagino ti esponi e ricevi poche pulci. Così, perché se non mi complico la vita non sono contento. Ah, ovviamente la premessa è che essendo tu Kastaff per antonomasia ci andrò giù di spada laser

 

9 ore fa, Marcello ha scritto:

deve tenersi salda allo sportello del Van per impedirsi di correre fin laggiù a riportare l'orlo della sottana

addirittura? Capisco un moto di compassione, ma il doversi tener salda a qualcosa per non agire mi sembra troppo carico

 

9 ore fa, Marcello ha scritto:

bottega maledetta

maledetta? Mi suona di maniera. Per carità, considera che sono settato su "cacacazzo forza mille", ma mi ha fatto pensar al lessico dei fumetti di capitan Miki e Blck Macigno... Hai presente?

 

9 ore fa, Marcello ha scritto:

imparato strimpellando le canzoni dei Joy Division,

wah, che triste adolescenza... Ma poi, si prestano a essere strimpellate le canzoni dei Joy Division? Ne sei sicuro? Può dars, eh, ma secondo me sono tra i meno strimpellabili... o magari solo in solitudine nella cameretta

 

 

10 ore fa, Marcello ha scritto:

«Come avete intenzione di intervenire, allora? Con un gas narcotizzante?»

«Nemmeno. Saremmo costretti a farlo tramite il condotto di ventilazione e ci vorrebbe troppo tempo; per di più l'ostaggio è anziano e metteremmo a repentaglio la sua salute.

Ecco, ritorna la sensazione da fumetto di black macigno: non è un dialogo molto verosimile, in realtà, bensì un dialog che vuole spiegare cose, descrivere prassi... insomma, mi fila se siam nei canoni di un genere, preso a sé, francamente, non mi fila

 

 

10 ore fa, Marcello ha scritto:

«Mi dia mezz'ora, sergente. Voglio provare a convincerlo.»

«Negativo, ha visto come ha trattato il negoziatore? Non interferisca comandante, tra dieci minuti sarà tutto finito.»

La domanda è: "negativo", gli agenti, se l dicono davvero o succede solo nei film americani? Non lo so. Immagino di no, ma potrei sbagliarmi. Sì, insomma, siamo di fronte a un altro stilema, e ci sta, ma a me gli stilemi non piacciono. Tiè!

10 ore fa, Marcello ha scritto:

utto finito, certo. A modo loro, però.

Secondo me questo si può omettere. Mi sembre un intervento a gamba tesa del narratore, non necessario, si capisce qual è l'animo di chi parla anche senza

 

10 ore fa, Marcello ha scritto:

sussiegoso

Magari a volte un po' più pop è meglio. Stiamo pur sempre palendo di un gatto

 

 

10 ore fa, Marcello ha scritto:

«Le avevo detto di non muoversi, ma quella stronza ha premuto l'allarme» risponde Juan alla sua domanda muta

qui ancora mi suon da film, ma è a "stronza" a darmi fastidio... non certo per la parolaccia, ma perché mi sembra troppo mutuata da un linguaggio fitttizio, fa film doppiato

 

10 ore fa, Marcello ha scritto:

«Sempre così voi donne, credete che tutto vi ruoti intorno.»

«Un tempo non lo avresti detto.»

Anche quim oerdibìnami, ma c'è un po? di cliché

 

<beh, @Marcello, mentirei se ti dicessi che è la tua opera migliore, Non lo è. troppe concessioni al genere,,,, metta mola così'

 

 

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Ciao, @Marcello, ritorno sul luogo del delitto (è proprio il caso di dirlo), perché ieri sera era davvero tardi e ho tagliato corto non spiegandoti a dovere le mie perplessità.

Innanzitutto scusa tutti quei refusi, ero a cellulare.

Il racconto mi ha destato qualche perplessità perché sembra più un esercizio che un racconto autoconclusivo, con una forte idea che lo sorregga. Certo, non si discute che a scrivere sia Marcello, quindi scritto benissimo, ma entrando di proposito in modalità supercacacassa secondo me qualche pulce c'è, e sono quelle che ti ho segnalato, tutte accomunabili dal filo conduttore del conformarsi agli stilemi di un genere, e di un lessico che, seppure conforme al genere, rischia di suonare a tratti datato.

La cosa più interessante sarebbe proprio il riferimento a Ian Curtis e ai Joy division, ma resta sullo sfondo, non gli dai lo spazio che potrebbe avere, per concentrarti su quella che in fondo è una scena; descritta meravigliosamente come sai fare tu, ma pur sempre una scena. In se poco per un qualcosa di autoconclusivo. L'immagno parte di qualcos'altro.

Scusa la spadalaseraggine, ma se non la uso con te, con chi la uso? ;)

Buon prosieguo di contest :sss:

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8 ore fa, Edu ha scritto:

Ah, ovviamente la premessa è che essendo tu Kastaff per antonomasia ci andrò giù di spada laser

:asd::asd:

31 minuti fa, Edu ha scritto:

ma entrando di proposito in modalità supercacacassa secondo me qualche pulce c'è, e sono quelle che ti ho segnalato, tutte accomunabili dal filo conduttore del conformarsi agli stilemi di un genere,

Ma, vedi, io la prendo più come una critica alla narrativa di genere che al racconto in sé: il contest si basa però proprio sullo scrivere narrativa di genere e 

34 minuti fa, Edu ha scritto:

sembra più un esercizio

questo è in fondo.  Io mi sono sforzato, qui come nella prova precedente, di scrivere un racconto di genere perché questo, a mio avviso, era lo spirito del contest: scrivere racconti chiaramente identificabili con un preciso genere letterario.  Per cui sì: gli stilemi del genere ci devono essere.  Quale colloquio può intercorrere tra chi è a capo di una pattuglia di corpi speciali e il comandante della Guardia Civil, che è un corpo di polizia non specialistico?  Che lui spiega a lei come intendono procedere per salvare l'ostaggio, stop. 

41 minuti fa, Edu ha scritto:

La cosa più interessante sarebbe proprio il riferimento a Ian Curtis e ai Joy division, ma resta sullo sfondo, non gli dai lo spazio che potrebbe avere, per concentrarti su quella che in fondo è una scena

Lo so, ma avrei finito per scrivere un mainstream e non più un racconto di genere.   La parte mainstream del racconto è nei ricordi di lei della loro vita da ragazzi, oltre non potevo andare altrimenti avrei finito per tradire lo spirito del contest .

Oh, s'intende: questo è il mio parere, non è oro colato; tu sei liberissimo di pensarla in maniera diversa, ho voluto solo precisarti qual è l'idea su cui si basa il racconto.

52 minuti fa, Edu ha scritto:

Scusa la spadalaseraggine, ma se non la uso con te, con chi la uso?

E usala, certo, mi fa piacere: sai che intendiamo l'Officina nello stesso identico modo ;).

 

53 minuti fa, Edu ha scritto:

Buon prosieguo di contest 

Anche a te carissimo e grazie per il tempo che mi hai dedicato e per essere addirittura tornato a commentare :rosa:.

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54 minuti fa, Marcello ha scritto:

E usala, certo, mi fa piacere: sai che intendiamo l'Officina nello stesso identico modo ;).

<3

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Ciao @Marcello! Passo solo per dirti che il tuo racconto mi è piaciuto molto. Ho apprezzato tutto: l’ambientazione, il ritmo, il montaggio, i toni, la scorrevolezza, la chiarezza, la scrittura precisa e mai banale. Originale l’idea del titolo come traduzione di quello della canzone. Davvero bello! Complimenti 👏👏👏

Ciao🤗

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23 minuti fa, Mafra ha scritto:

 Ho apprezzato tutto:

:saltello::saltello:

Oh, grazie @Mafra

Felicissimo che ti sia piaciuto, meriti una doppia rosa :rosa::rosa:!

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1 ora fa, Mafra ha scritto:

Ciao @Marcello! Passo solo per dirti che il tuo racconto mi è piaciuto moltoHo apprezzato tutto: l’ambientazione, il ritmo, il montaggio, i toni, la scorrevolezza, la chiarezza, la scrittura precisa e mai banale. Originale l’idea del titolo come traduzione di quello della canzone. Davvero bello! Complimenti 👏👏👏

Ciao🤗

 

D'accordo al 100%. Anch'io ho apprezzato tutto (y)

Complimenti anche da parte mia :)

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1 ora fa, dyskolos ha scritto:

D'accordo al 100%. Anch'io ho apprezzato tutto (y)

Complimenti anche da parte mia :)

Va bene, ho capito: quanto vi devo?  :sorrisoidiota: 

 

Scherzo, grazie infinite @dyskolos !

Beccati la tua rosellina :rosa:.

  • Divertente 1

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@Marcello Ciao! Il racconto mi è piaciuto, ma sai che pensavo fosse un romantico, malgrado abbia tutti i crismi per essere un bel thriller?

 

Mi piace come hai sviluppato il passato tra i due personaggi e sei riuscito a dare ad entrambi uno spessore che non è scontato, in racconti così brevi.

 

Il finale l'ho trovato un po' ambiguo, nel senso che non ho capito subito chi si beccava il colpo. È voluto?

La scena in cui (lei?) cade in ginocchio nel suo sangue (di lui?) lascia il dubbio; l'unico aiuto all'interpretazione è la richiesta di lui riguardo all'incisione sulla lapide, quindi presumo si sia ucciso.

Ma confesso che mi sarebbe piaciuta anche la bastardata di lui che fa quella richiesta per distrarla e poi le spara, implacabile e brigante, completamente cambiato rispetto al ragazzo che lei conosceva. Sorpresa: BAM!

Ti evidenzio qui sotto la parte che mi ha confusa:

 

Il 10/1/2020 alle 17:35, Marcello ha scritto:

Gabriela non capisce, ma fa ancora segno di sì.

Con un gesto repentino la destra di lui scatta verso l'alto.

Lei ha soltanto la visione della canna puntata alla gola. Poi il boato.

Ritiene inutile urlare, e non lo fa.

Cade in ginocchio nel suo sangue.

 

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29 minuti fa, Lizz ha scritto:

nel senso che non ho capito subito chi si beccava il colpo. È voluto?

No! :P

Hai ragione: grammaticalmente potrebbe riferirsi sia a lui che a lei, però i tratti che lei ora riconosce, la voce che si è addolcita, l'iscrizione sulla tomba, la pistola puntata alla gola (lei ce l'aveva già puntata al petto, sarebbe bastato premere il grilletto)... non mi sono posto il problema che potesse risultare ambiguo.  Vedrò di mettere un qualche pronome che lo identifichi con sicurezza ;).

37 minuti fa, Lizz ha scritto:

ma sai che pensavo fosse un romantico, malgrado abbia tutti i crismi per essere un bel thriller?

avevo già dato... :asd:

Grazie per il commento e gli apprezzamenti :rosa:.

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Ciao @Marcello,

 

Bel racconto davvero. È stato un piacere leggerlo. Il tuo stile è gradevole e la trama avvincente. Citare Ian Curtis, poi, è la ciliegina sulla torta. 

Sai, ho subito pensato alla canzone quando ho letto il titolo, poi mi sono detta: no, non c'entra niente. È comunque un titolo da racconto "poliziesco". Invece mi hai stupita. Bravo! 

 

Talia 

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Il 10/1/2020 alle 19:35, Marcello ha scritto:

la gonna è salita fino a scoprirle una coscia

 

meglio le cosce.

 

Il 10/1/2020 alle 19:35, Marcello ha scritto:

Il selciato riflette impietoso i raggi del sole.

Ha il collo della camicetta madido sotto il giubbotto antiproiettile e non sa dire da quanto tempo se ne sta al riparo del furgone, di traverso nella calle de Cervantes.

 

Questo l'ho commesso anche io nel mio (a causa del taglia taglia). Manca il soggetto. Letta così sembra che sia il selciato ad avere il collo della camicetta madido (certo che si capisce che non lo è, ma un soggetto o un nome per capire di chi stai parlando secondo me ci starebbe tutto, visto il doppio spazio precedente a questo paragrafo). Te l'ho segnalato solo nel caso tu ci rimetta le mani.

In più "non sa dire" credo sia dubitativo, quindi dopo è meglio il congiuntivo se ne stia (ma di questo non sono sicuro, io nel dubbio te lo segnalo). Pensavo alla frase: Non so dire quanti anni abbia quella ragazza, mi torna meglio che con l'indicativo.

 

Il 10/1/2020 alle 19:35, Marcello ha scritto:

«Sono io, Gabriela» grida quando è a pochi metri dalla porta.

Nel silenzio più assoluto un gatto sguscia fuori da sotto un'auto parcheggiata e, sussiegoso, la fissa per un attimo prima di allontanarsi senza fretta.

«Getta a terra la tua arma e metti le mani dietro la testa. Cosa vuoi?»

 

Questo paragrafo l'ho dovuto rileggere. Chi parla per primo? Lei? Io avrei optato per un Sono io: Gabriela, oppure Sono Gabriela. Perché Sono io, Gabriela ho subito pensato che lui gridasse a lei dicendo chi fosse (tipo Sono Juan, Gabriela). Non è niente, ma è per evitare il dubbio nel lettore.

 

Il 10/1/2020 alle 19:35, Marcello ha scritto:

«E infatti ora eccoci qua...»

 

Dopo infatti metterei la virgola

 

Il 10/1/2020 alle 19:35, Marcello ha scritto:

La mano che impugna l'arma si risolleva di scatto; ora lui gliela punta al petto.

 

"ora" lo toglierei perché mi dà più l'idea che dopo ci vorrebbe ora lui gliela sta puntando al petto. Senza ora invece vedo il movimento più diretto. Gliela punta al petto (gusto personale).

 

Il 10/1/2020 alle 19:35, Marcello ha scritto:

Lei ha soltanto la visione della canna puntata alla gola. Poi il boato.

Ritiene inutile urlare, e non lo fa.

Cade in ginocchio nel suo sangue.

 

Il finale manca totalmente di pronomi. Io non ho capito chi è morto. Dal dialogo presumo lui si sia ucciso (le dice che vuole scolpite le parole di Ian). Lei ha soltanto la visione della canna puntata alla gola (di chi? di lui o di lei?)

Ritiene inutile urlare, e non lo fa (lei non urla?)

Cade in ginocchio nel suo sangue (suo di lui o suo di lei? Cade lei perché è morta o cade lui?)

Il finale lo rimodellerei per renderlo chiaro. A senso ci arrivo che lui si è puntato la canna alla gola, si è sparato, lei non ha urlato ed è caduta in ginocchio sul sangue di lui. Giusto così?

 

Tolti questi piccoli accorgimenti che spero ti siano stati utili, il racconto mi è piaciuto. Se non avessi letto il genere, avrei pensato al sentimentale. Lo vedo più noir che thriller, ma il macrogenere ammette tutte le sfumature. Un noir romantico. Buona prova.

A rileggerti.

 

 

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Ciao, grazie del passaggio e del commento approfondito.

Rispondo solo a un paio di cose, perché le altre eventualmente le rileggerò in fase di revisione.

1 ora fa, Ghigo ha scritto:

In più "non sa dire" credo sia dubitativo, quindi dopo è meglio il congiuntivo se ne stia (ma di questo non sono sicuro, io nel dubbio te lo segnalo). Pensavo alla frase: Non so dire quanti anni abbia quella ragazza, mi torna meglio che con l'indicativo.

Qui sono convinto che l'indicativo è corretto, perché il dubbio riguarda la quantità di tempo, non il fatto che lei sta dietro al furgone.  

Se la frase fosse:  e non sa dire se stia al riparo del furgone o di un altro mezzo, allora sì che il congiuntivo sarebbe d'obbligo.

 

L'altra cosa riguarda il finale. Scusa se faccio copia-incolla, ma Lizz aveva sollevato lo stesso dubbio e ti rispondo con le stesse parole:   grammaticalmente potrebbe riferirsi sia a lui che a lei, però i tratti che lei ora riconosce, la voce che si è addolcita, l'iscrizione sulla tomba, la pistola puntata alla gola (lei ce l'aveva già puntata al petto, sarebbe bastato premere il grilletto)... non mi sono posto il problema che potesse risultare ambiguo.  Vedrò di mettere un qualche pronome che lo identifichi con sicurezza ;)

Grazie infinite :rosa:

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Ciao @Marcello, mi è piaciuto il tuo racconto, l'incipit in realtà non mi ha convinta subito, non riuscivo a inquadrare il ruolo di Gabriela nella scena. Ho apprezzato molto di più il tutto quando si è delineata meglio la situazione, dal negoziatore in poi.

Le ambientazioni le ho trovate molto vivide, sia il caldo torrido del presente che i ricordi felici e amari della protagonista.

Anche bello il finale riconoscimento del amato compagno di un tempo nonostante il contesto.

Il finale non poteva che essere drammatico, ma comunque coinvolgente.

Giusto non ho capito se tutto quel disastro era un modo intenzionale per rivedere la donna amata, perché in caso mi sembra un po' estremo come espediente...!

A presto!

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8 minuti fa, Pigliasogni ha scritto:

se tutto quel disastro era un modo intenzionale per rivedere la donna amata, perché in caso mi sembra un po' estremo come espediente...!

Appena un po'... :asd:

No, certo, lui la deride infatti quando lei prova ad avanzare l'ipotesi  che Segovia non sia stata scelta a caso.  Poi magari ci sta che abbia scelto la località in cui fare il colpo come una sorta di sfida, visto che lei era il comandante della Guardia Civil; questo è lasciato all'immaginazione del lettore. Ma di sicuro non voleva farsi prendere apposta per rivederla!

Sono felice che ti sia piaciuto, grazie mille per gli apprezzamenti :rosa:.

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Buongiorno @Marcello.

 

Il racconto è scritto bene e in bello stile, non si discute, anche se la scena finale bisogna un po'... "intuirla" (ma, anche senza pronomi puntuali, ci si arriva).

Ciò che mi ha lasciato un po' perplesso è la trama: per i miei gusti non mi è sembrata particolarmente curata, nel senso che in un racconto del genere preferisco che l'azione abbia un peso preponderante, non che sia alla pari (o meno) dei flashback e dei pensieri dei protagonisti. 

 

Comunque sia, una prova più che discreta. Alla prossima!

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