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Vincenzo Iennaco

[N2019-3A] Ragnetto e Aquilotto. Una fiaba per adulti

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Commento

 

Genere: fantasy

Traccia: l'ineluttabile

 

 

A Pratofiorito c'è un grande campo dove crescono i frutti più belli e succosi che si siano mai visti: zucche arcobaleno dai sette colori e sapori, cocomeri grossi come vitelli, fragole zuccherine, arance enormi quanto le poppe della fattrice.

Tutto questo ben di Mamma Natura fa però gola agli Scrocconi, il terribile esercito di cavallette ingorde. Perciò Ragnetto si è incaricato di fare da guardiano al campo.

Ed eccolo lì che corre diligente sulle otto zampine pelosette a tessere enormi ragnatele che vanno da un albero all'altro, tutt'attorno il grande campo, e formano così una recinzione a proteggere i frutti dall'assalto degli Scrocconi.

Ma è un lavoro alquanto faticoso e quando finisce il giro deve provvedere a rattoppare i buchi che ha aperto Refolo, il vento dispettoso che soffia tra gli alberi. Perciò non si ferma mai, Ragnetto, è sempre un correre su e giù, a destra e a sinistra; ma non si lamenta, anzi, ne va orgoglioso perché così tutti gli abitanti di Pratofiorito possono cibarsi dei suoi frutti.

– Ma chi te lo fa fare, o grullo? – si ostina a dirgli il pappagallo Repetita dall'alto del suo ramo ombroso.

– Vaccaboia, se è tutto filo sprecato – gli fa eco lo scoiattolo Pignasecca.

– Ma che c'avete da darmi sempre contro? – sbotta Ragnetto, la bava alla bocca. – Se vi pappate i frutti di Pratofiorito è anche grazie a me.

– Certo, certo. E tutti te ne siamo grati – ribatte il picchio Ribattino. – Ma vedi, Ragnetto. Quello che ti vogliono dire i tuoi amici è che non puoi andare avanti per sempre a tessere le tue tele. Arriverà il giorno che sarai troppo stanco per farlo e ti mancherà il filo. E allora gli Scrocconi potranno banchettare allegramente.

– Scrocconi o non Scrocconi, comunque, tutto questo prodigarsi finirà prima o poi nella Grande Trama dell'Ineluttabile – rincara il corvo Menagramo.

– E che bestia sarebbe questo... intellettuabile? – domanda confuso Ragnetto.

– Ineluttabile è un drago invisibile. Ti ronza intorno di continuo senza che te ne accorga. Attende solo il suo MOMENTO e... zac! – gracchia torvo Menagramo.

– Ti punge?

– Macché! Ti ciuccia, bello mio. Nella sua pancia nera.

– E non si stanca mai lui, di ciucciare?

– Come potrebbe? Ha il verme solitario e una fame insaziabile.

– Ua ua, chissà i livelli di colesterolo! – si intromette a vanvera l'oca Giuliva.

– See, ridi ridi – le dice a becco storto il corvo. – Vedrai quando ti sistema coi controcazzi.

Cazzi! Dove? Dove? ritiene superfluo urlare, e non lo fa quindi, Berta la Civetta. Si limita a bubolare e roteare il collo taurino a destra e a manca. Dove? Dove?

– Oh, basta! Mi avete stancato coi vostri discorsi senza senso – sbuffa indispettito Ragnetto. E riprende il filo dell'ordito.

Ma intanto il tarlo del dubbio si è insinuato nei suoi pensieri. No, non può essere. Dicono tanto per dire, perché sono tutti invidiosi. Io credo solo a Mamma Natura. Sì, sì. “Vai per la tua strada, pensa solo a tessere come una scheggia”, questo sostiene Mamma Natura e io confido in lei. Perché altrimenti mi avrebbe fatto così bello pelosetto, con tutta sta saliva che non ho neanche le tasche dove metterla. Sì, sì. Deve essere proprio così. Devo andare avanti per la mia strada e dopo Pratofiorito ci sarà un altro campo da cintare, e un altro, e un altro ancora. Fino a quando tutto il mondo sarà avvolto dalla saliva.

– Yuu-uhu! Ciao Ragnetto – si sente chiamare all'improvviso. Si guarda intorno ma non scorge nessuno.

Uh mammanaturamiabella! Deve essere il drago invisibile, Ruttabile o come cavolina si chiama.

– Ehi, sono quassù.

Ragnetto alza la testa e vede un aquilone variopinto sbandierare sopra le cime degli alberi.

– Ah, ciao. Chi sei?

– Sono Aquilotto.

– E che fai?

– Gioco con Refolo a farci il solletico.

– Ma guarda tu quello sciroccato! Con te gioca e a me fa i dispetti. Ma che gli ho fatto di male, vorrei sapere?

– Non te la prendere, non lo fa apposta. Lui è semplicemente fatto così, è nella sua natura.

– Vuoi dire che Mamma Natura gli ha detto di distruggere il mio lavoro? Non ci capisco più niente e mi sta venendo mal di testa.

– Anche a noi. Anche a noi, o bischero – garrisce il pappagallo.

– Aaaa, mi avete rotto. Sai che vi dico? Mollo tutto e me ne vado, e vediamo come ve la cavate senza di me. Me lo daresti un passaggio, Aquilotto?

– Ma certo. Monta in groppa... cioè, volevo dire attaccati alla coda.

 

Ragnetto e Aquilotto lasciano così le terre rigogliose di Pratofiorito, scortati dal fido Refolo.

– Ma di un po', Aquilotto. Ti viene sempre dietro, questo qui?

– Refolo intendi? Ma certo. Senza di lui sarei perso e accadrebbe l'ineluttabile.

– Ah, ho capito. Ti protegge dal drago.

– Quale drago?

– Ma sì, quello con la pancia nera e il colesterolo... Imperturbabile, o come cavolina si chiama.

Aquilotto sbanda per un istante dal ridere.

– Ma quale drago e drago, caro il mio Ragnetto. I draghi non esistono. Esiste soltanto il destino.

– E sarebbe?

– Il destino è ciò che non si può vedere ma è lì che ti aspetta.

– Lì dove? E come faccio a sapere di essere arrivato se non trovo nessuno? O cavolina, non ci sto capendo una mazza.

– Tranquillo Ragnetto, tanto non c'è niente da capire. Il destino è aspettare. Ecco, più semplice di così si muore.

Aquilotto gonfia il petto e volano in alto nel cielo, dietro le montagne, sopra le città degli umani. Una buona palestra di destino.

Alti grattacieli dove più stanno su e più s'illudono di scampare al destino; immense colline di rifiuti dove sono destinati tutti gli oggetti una volta che non servono più; discariche umane dove i figli scaricano i propri vecchi una volta che non servono più; cassonetti fumanti di feti dove il destino precorre i tempi; edifici di luci e suoni dove s'inganna l'ineluttabile permutandolo con mille notti d'eternità sfavillante. E tutti corrono, corrono sempre, si scontrano a furia di non vedersi, sono sempre indaffarati, come lo era Ragnetto a Pratofiorito.

– Ma lo sanno loro del destino? – chiede ad Aquilotto.

– Eccome se lo sanno. Proprio per questo corrono sempre, indaffarati a fare, fare, fare. È l'unico antidoto che hanno contro l'ineluttabile.

– Sai che ti dico, Aquilotto? Anch'io voglio tornare a fare come loro. Andare su e giù per le mie ragnatele e non pensare al destino. Riportami a casa.

Aquilotto lo accontenta, ma quando giungono sul posto Pratofiorito non c'è più. Davanti a loro si presenta tutta la devastazione degli Scrocconi.

Ragnetto è atterrito, ora sì che non ha più una casa, né un motivo per non pensare al destino. C'è l'ha davanti.

 

Ma non rattristatevi. Andate alla finestra e guardate nella notte buia. Lassù in fondo, tra quella stella e quell'altra, e ancora e ancora e... Vedete? No? Guardate meglio, strizzate gli occhi e zumate con la focale della fantasmagoria. Ora li vedete quei sottili fili argentati che vanno di stella in stella? Ebbene sì, è proprio lui.

 

Intanto, laggiù a Pratofiorito, tra le frasche ombrose del suo albero, il pappagallo Repetita va dicendo a macchinetta:

– Lieto fine del cazzo. Indora solo la pillola. Indora la pillola.

– See, la pillola! Piuttosto, siamo supposte per il buco nero di quel gran culone di Universo – rincara la dose il corvo Menagramo.

L'esercito degli Scrocconi applaude, le zampine impiastrate dai sugosi frutti.

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:)  Eccomi da te, @Vincenzo Iennaco , nel  ruolo autoinflitto  ;)   di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

 

 

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

A Pratofiorito c'è un grande campo dove crescono i frutti più belli e succosi che si siano mai visti: zucche arcobaleno dai sette colori e sapori, cocomeri grossi come vitelli, fragole zuccherine, arance enormi quanto le poppe della fattrice.

di una fattrice (perché identificarla? parli di una qualsiasi femmina di animale di razza, destinata alla riproduzione, non è così?)

 

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Tutto questo ben di Mamma Natura

variazione sul tema: ben di Dio? Ci sta, ci sta, visto il contesto. :si:

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 

fa però gola agli Scrocconi, il terribile esercito di cavallette ingorde. Perciò Ragnetto si è incaricato di fare da guardiano al campo.

Ed eccolo lì che corre diligente sulle otto zampine pelosette

virgola

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 

a tessere enormi ragnatele che vanno da un albero all'altro, tutt'attorno il grande campo, e formano formando  così una recinzione a proteggere i protezione dei frutti dall'assalto degli Scrocconi.

ti indico sopra alcune variazioni, se ti  interessano.

 

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Cazzi! Dove? Dove? ritiene superfluo urlare, e non lo fa quindi, Berta la Civetta. Si limita a bubolare e roteare il collo taurino a destra e a manca. Dove? Dove?

 

Inserita con simpatica scioltezza, con naturalezza, la boa. Bravo!

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Ma intanto il tarlo del dubbio si è insinuato nei suoi pensieri. No, non può essere. Dicono tanto per dire, perché sono tutti invidiosi. Io credo solo a Mamma Natura. Sì, sì. “Vai per la tua strada, pensa solo a tessere come una scheggia”, questo sostiene Mamma Natura e io confido in lei. Perché altrimenti mi avrebbe fatto così bello pelosetto, con tutta sta saliva che non ho neanche le tasche dove metterla. Sì, sì. Deve essere proprio così. Devo andare avanti per la mia strada e dopo Pratofiorito ci sarà un altro campo da cintare, e un altro, e un altro ancora. Fino a quando tutto il mondo sarà avvolto dalla saliva.

 

Qui sopra, riscontro un tantino di auto-referenzialità del ragnetto. Pensa al atto che la sua opera potrà prestarla ancora e non al fatto che, se lui finirà nella grande Trama dell'Ineluttabile, potrebbe esserci un altro ragnetto altruista a sostituirlo proprio lì, a Pratofiorito.

 

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Aquilotto gonfia il petto e volano in alto nel cielo, dietro le montagne, sopra le città degli umani. Una buona palestra di destino.

Alti grattacieli dove più stanno su e più s'illudono di scampare al destino; immense colline di rifiuti dove sono destinati tutti gli oggetti una volta che non servono più; discariche umane dove i figli scaricano i propri vecchi una volta che non servono più; cassonetti fumanti di feti dove il destino precorre i tempi; edifici di luci e suoni dove s'inganna l'ineluttabile permutandolo con mille notti d'eternità sfavillante. E tutti corrono, corrono sempre, si scontrano a furia di non vedersi, sono sempre indaffarati, come lo era Ragnetto a Pratofiorito.

– Ma lo sanno loro del destino? – chiede ad Aquilotto.

– Eccome se lo sanno. Proprio per questo corrono sempre, indaffarati a fare, fare, fare. È l'unico antidoto che hanno contro l'ineluttabile.

– Sai che ti dico, Aquilotto? Anch'io voglio tornare a fare come loro. Andare su e giù per le mie ragnatele e non pensare al destino. Riportami a casa.

Aquilotto lo accontenta, ma

virgola

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 

quando giungono sul posto

virgola

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 

Pratofiorito non c'è più. Davanti a loro si presenta tutta la devastazione degli Scrocconi.

Ragnetto è atterrito,

due punti

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 

ora sì che non ha più una casa, né un motivo per non pensare al destino. C'è l'ha davanti.

Vedrei meglio, al posto di "Ce l'ha davanti", la frase: " È davanti a lui: è l'ineluttabile".

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 

Ma non rattristatevi, voi che ascoltate.

 

 

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 

Andate alla finestra e guardate nella notte buia. Lassù in fondo, tra quella stella e quell'altra, e ancora e ancora e... Vedete? No? Guardate meglio, strizzate gli occhi e zumate con la focale della fantasmagoria. Ora li vedete quei sottili fili argentati che vanno di stella in stella? Ebbene sì, è proprio lui.

Bella immagine, bravo!

4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

 

Intanto, laggiù a Pratofiorito, tra le frasche ombrose del suo albero, il pappagallo Repetita va dicendo a macchinetta:

– Lieto fine del cazzo. Indora solo la pillola. Indora la pillola.

– See, la pillola! Piuttosto, siamo supposte per il buco nero di quel gran culone di Universo – rincara la dose il corvo Menagramo.

L'esercito degli Scrocconi applaude, le zampine impiastrate dai sugosi frutti.

 

Piaciuta molto la tua favola, dove hai sparso a piene mani della gran buona ironia,  @Vincenzo Iennaco (y)

 

CddS  Zaza :saltello:

 

 

 

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Il 10/1/2020 alle 12:28, Vincenzo Iennaco ha scritto:

arance enormi quanto le poppe della fattrice.

 

Peggio se erano i cocomeri così grandi :D

 

Il 10/1/2020 alle 12:28, Vincenzo Iennaco ha scritto:

– Ma chi te lo fa fare, o grullo? – si ostina a dirgli il pappagallo Repetita dall'alto del suo ramo ombroso.

– Vaccaboia, se è tutto filo sprecato – gli fa eco lo scoiattolo Pignasecca.

– Ma che c'avete da darmi sempre contro? – sbotta Ragnetto, la bava alla bocca. – Se vi pappate i frutti di Pratofiorito è anche grazie a me.

 

Tutti toscanacci, davvero simpatico.

 

Bella favola, potrei leggerla a mia figlia, tagliando le ultime righe, naturalmente :D molto ben caratterizzati gli animaletti, io ho adorato Menagramo. Bella prova

 

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Eccomi a te @Vincenzo Iennaco, devo dire che questo racconto mi ha davvero piacevolmente coinvolta, soprattutto per l'originalità con cui hai sviluppato la traccia, la boa è ben inserita nel racconto, e il concetto di ineluttabile trasformato nel drago, dopo una sottile analisi sul concetto che prima o poi a tutti tocca morire, è davvero carina.

Perciò complimenti, lasciamelo però "srotolare un pochino".

 

Passo ad esaminare prima di tutto la lingua: adoro l'uso dei toscanismi, rendono il ritmo dei dialoghi tremendamente divertente, tuttavia secondo me c'è un che di distonico in questa parte 

Il 10/1/2020 alle 10:28, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Cazzi! Dove? Dove? ritiene superfluo urlare, e non lo fa quindi, Berta la Civetta. Si limita a bubolare e roteare il collo taurino a destra e a manca. Dove? Dove?

anche se l'incessante frequenza di domande serve benissimo a caratterizzare la civetta a cui nulla sfugge devo dire che secondo me in termini di registro linguistico stona veramente.

 

Per quanto riguarda la trama devo dire che è splendida, semplice, divertente e raccontata con stile diretto e tematiche degne della favola (ho trovato un dolcissimo espediente quello di personificare quelli che per noi sono aggettivi o semplici nomi comuni per dare un senso di qualifica in più dei personaggi, il corvo Menagramo e l'oca Giuliva sembrano già di per sé dei quadretti) credo che abbia un'unica pecca: tutto si blocca a livello d'azione nel momento in cui Ragnetto decide di viaggiare. Per carità si capiscono le sue motivazioni a partire ma penso che avresti potuto dedicare dello spazio in più a una sorta di riflessione sul viaggio di formazione appena avvenuto altrimenti corri il rischio di dare un'impressione di un finale che arriva troppo velocemente.

 

Nonostante Ragnetto sia tratteggiato benissimo e rappresenti la semplicità che si prodiga per gli altri, arrivando a credere a tutto quello che sente, sembra l'unico perno della storia e la solidità dell'intreccio infatti si perde quando passa, a metà trama, dall'essere il protagonista a uno di cui ci si scorda perchè  il focus viene spostato da Pratofiorito (che onestamente sembra una versione a taglia animale di Hobbiville) e perchè ti perdi secondo me in uno spiegone su come gli uomini vivono le loro vite, che tagliato o trattato in maniera diversa (magari mostrando un singolo episodio che ha fatto cambiare idea a Ragnetto e lo ha spinto a tornare indietro).

Unica cosa, mi sono persa sul finale, perchè ragnetto sembra perdere d'importanza e Menagramo fa il solito uccello del malaugurio.

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Che meraviglia!

@Vincenzo Iennaco, sei tra i miei preferiti. Quando apro un tuo racconto ho una certezza: sarà scritto benissimo. Quando poi sei pure ispirato ci regali queste perle. All'apparenza leggero, ma non lo è per nulla. Registro magnifico. Che dire, mi hai provocato un brivido. Ed evviva i ragnetti del mondo.

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@Poeta Zaza @Ghigo @Marty12 @Edu Grazie.

 

7 ore fa, Ghigo ha scritto:

Tutti toscanacci,

Il vaccaboia lo credevo più nordico, lo sento sovente nell'intercalare piemontese. Difatti l'intento di quel paio di gergalità era di suggerire più una varietà che non un'identità. Preciso solo perché ci tengo alla mia pelle: già sono un gobbo, se poi passa che ho scritto che i toscani sono tutti degli animali è finita. :)

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36 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Il vaccaboia lo credevo più nordico,

 

Mi pare di averlo sentito in toscana, comunque, nelle zone di campagna tipo il pisano

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Sei riuscito a farmi arrivare in fondo con il sorriso a fior di labbra: impresa tutt'altro che scontata dal momento che il mio rapporto con il genere favolistico non è proprio idilliaco.

Interpretazione della traccia decisamente originale, ma credo comunque rispettosa dell'assunto.  Ho apprezzato in particolar modo i nomi dei protagonisti (Repetita è favoloso) e i giochi linguistici disseminati qua e là; forse un pochino troppo didascalico il passaggio sulla società degli umani, comunque necessario per dare spessore al testo.

Un racconto fresco e leggero, sempre garbato: bravo.

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Bravo @Vincenzo Iennaco, continua a drogarti con regolarità. 
Mi ha ricordato i tuoi racconti più psichedelici, che poi sono anche i miei preferiti. 
Ciao. :muu: 

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@Vincenzo Iennaco , passo velocemente per dirti che ho apprezzato molto il tuo racconto. Come sempre il tuo stile spicca, e qui si manifesta in modo genuino. Il tutto è una grande metafora, e quel Pratofiorito potrebbe essere qualsiasi cosa, e con quel ragnetto ci si rispecchia senza troppi problemi. Infine, ho trovato molto cinica e potente tutta la parte finale, in cui traspare chiaramente il messaggio: possiamo impegnarci quanto vogliamo, ma tanto... 

Insomma, la traccia è centrata in pieno. Bellissimo racconto, alla prossima.  

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Ciao @Vincenzo Iennaco, bentrovato! Ma che carina fiaba! Questi Scrocconi sono davvero perfidi. :si: Come hanno osato? Povero Ragnetto! Belli i personaggi, ovviamente il mio preferito è Ragnetto, ed è tutto dire visto che ho il terrore dei ragni! Ho apprezzato tutto: stile, dialoghi, nomi (Refolo mi ha ricordato una storia che mi raccontavano spesso nell'infanzia), persino quel finale leggermente cinico che fa riflettere. Hai interpretato la traccia in modo originale: complimenti. Bella prova! Grazie per avermi fatto sorridere. 

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Il 10/1/2020 alle 10:28, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Alti grattacieli dove più stanno su e più s'illudono di scampare al destino; 

 

Quota

edifici di luci e suoni dove s'inganna l'ineluttabile permutandolo con mille notti d'eternità sfavillante. 

Belle. Queste due immagini mi sono piaciute più delle altre perché più originali.

 

Ciao Vinc, come sempre sei una sorpresa. Non mi aspettavo una favola da te, pur avendo anch'io pensato per qualche momento di scriverne una per il contest. In generale mi è piaciuta perché l'ironia e lo stile frizzante che hai usato si sposano bene con il messaggio che hai voluto trasmettere. Eppure mi hai convinto solo a metà, ma credo sia solo per una questione di genere (non mi dispiacciono le favole, ma le preferisco forse più incentrate sull'aspetto emotivo, boh, non so spiegarmi bene...).

Anche io come Marty mi sono un po' perso sul finale. O forse ne avrei preferito uno diverso, boh anche qui! :)

 

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