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INTES MK-69

La panchina fronte mare (poemetto)

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 La Panchina Fronte Mare

 

Il bianco, il nero... Sono solo i colori

di una scacchiera...

 

I

Sotto questo sole che detta le ore

come un maestro petulante

sotto questo sole

che batte le ore come un fabbro

ci siamo tu ed io.

Ci sono io

spiaggiato come un rifiuto vomitato dall'onda

le mani adagiate sui remi

che vogano nella sabbia

con vigore insensato

sotto un sole che mi sguscia

come fossi un mollusco.

 

Il sudore impergola la mia fronte

corona di finti zirconi

creata ad arte nel laboratorio dei miei pensieri

mentre il mare, beffardo, si allontana.

Ci sei tu vecchio, seduto su una panchina

a strapiombo sul mare.

Non guardi me

scruti l'onda che si infrange lontana.

Di certo ascolti il suono

delle parole che levigano le pietre.

Come un maestro d'ascia le hai intagliate

per farle veleggiare lontane

fino a sondare il confine del mondo

salpando da una panchina fronte mare.

 

 

II

 

 

Vecchio Shabine

le tue radici erano le gesta sapienti dei marinai

ma ti mancava un lembo di terra

un approdo di capelli d'ebano.

Le tue radici si muovevano come un granchio sul fondale marino

vedevi i tuoi avi nella bruma mattutina del risveglio

con i loro canti per alleggerire il peso delle catene.

È che non eri un continente ma un oceano

un ponte fra culture diverse

ma i ponti li si attraversano di fretta

per raggiungere altri luoghi.

Perdonami

avrei dovuto mettermi a cavalcioni

sulle tue ringhiere di ferro battuto

pescare con la mia piccola canna da pesca.

 

Ma il mio amo non sarebbe mai riuscito a sfiorarlo il tuo oceano.

 

Ora guardami e dimmi

quali radici può avere una salsola

nè la sabbia, nè il sale, nè l'onda

può ancorarmi a un passato

possiedo solo parole putride

e rifiuti cotti dalla salsedine

queste collane datemi in regalo

al prezzo della vita.

 

III

 

 Interrogo come uno sciamano

gli esuberi tracciati nel catrame

le viscere moderne del mare.

Questo è il progresso Shabine

il popolo viaggia stretto in mare

su una portarinfuse.

Siamo merci, prodotti

catalogati per caratteristiche

il negro è l'uomo inutile

anche se possiede la pelle bianca come la mia.

Non è la tempesta a far paura

a questo bastimento che naviga.

Altro che golette o leudi

questo è forse quello che ci accomuna

 

l'essere entrambi fuori dal tempo.

 

IV

 

A te bastava respirare

per tradurre l'aria

scandagliavi il mare solo annusandolo

quanti tesori hai portato in superficie

solo grazie alla capienza dei tuoi polmoni.

Mentre adesso

quando assaporo l'aria

sento solo l'afrore di velelle spiaggiate.

Così costruisco la mia sintassi

con queste perle maligne abbandonate sulla spiaggia.

 

Rifiuti sputati dal mare

le tossine delle sue venne d'argento vivo.

 

V

 

Sfogli dei cataloghi

mentre sbucci una mela

gesti consueti

che non riesco ad imitare.

Ma sai bene che l'eleganza

non è in ciò che si fa

ma nel come.

 

Io ho perso ogni liturgia

del fare le cose per bene.

 

VI

 

Non importa se non ho catene

la mia pelle bianca è un inganno.

Quel grosso calabrone che ronza sopra la mia testa

possiede nei suoi tarocchi tutte le mie paure

e le gioca con me per tenermi in pugno.

Non gli servo veramente

ma lo gratifica impugnare una mosca.

Shabine il nero è solo un colore

che può stingere in mille altri colori

ed è per questo che gli schiavi oggi

hanno pigmenti etici

dove l'inumano è ammissibile, persino giusto

anche da chi lo subisce.

Prova a creare un popolo o una cultura da simili premesse.

Come sono lontani i canti dei negri tuoi avi

ed è per questo che attingo i miei costrutti verbali alla rinfusa

poggiando l'orecchio su conchiglie di plastica

ammassate qui, in questo deposito a cielo aperto.

 

VII

 

Sono come Antigone

voglio dare degna sepoltura ai miei fratelli

perchè non c'è onda che sbianchi

questo filare di copertoni.

Spetta alle mie ruspe

recitare un Requiem

che strappi con il metallo dei denti

un poco di terra salsa al mare.

 

Un tumulo alle libagioni

di questo folle progresso.

 

VIII

 

Shabine quando provavi il piacere

doloroso come un riccio di mare

quello non era tradimento

era la pena

di un uomo a cui non è stata concessa

la possibilità di essere fedele.

Osserva il vero tradimento.

Corpi incontrano corpi

che bramano di assomigliare ad altri corpi.

Modificano le loro misure, il loro colore, la loro geografia.

Non hanno un orizzonte

perchè tutto è bidimensionale

come fossero cartoline o depliant.

Non c'è vero desiderio.

Io affonderei volentieri

in un riccio di mare

 

pungermi per sentirmi vivo.

 

IX

 

Fra questi dirupi

che privi di terrazzamenti

rovinano in mare

fra questi dirupi

intagliati dall'onda

come legno putrido

no pensavo di incontrare

le tue casuarine, ma almeno le ginestre

con i loro profumi.

È colpa di questa bruma che sa di petrolio

del suo velo ammorbato.

Da dove proviene?

Non dalla terra

quella nebbia che ti faceva vedere

oltre il dettato delle forme

ma da questi container

che stazzano le navi con i loro veleni.

Sbroglio il pescato di giornata impigliato nei tramagli

 

Grondano sangue.

 

X

 

Ti sei alzato dalla tua panchina

(probabilmente hai visto abbastanza)

lasciando un vuoto enorme.

Quel tuo trono di legno che hai lasciato

con le sue schegge e i suoi orizzonti

non potrà mai avere un'altra voce.

Resta solo un oggetto

ancorato ad una falesia

 

insieme a te era una vertigine.

 

Post Scrittum

 

Ogni uomo è un'isola

ad eccezione dei Poeti come te

la poesia è un oceano

che solo i poeti sanno navigare.

 

Eccolo il mio errore

 

per questo mi trovo spiaggiato qui

fra le costole della mia isola.

 

 

                            

 

 

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Ho molto apprezzato questo tuo poemetto, omaggio a Derek Walcott. 

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

ci siamo tu ed io.

Tu e Shabine, protagonista de La goletta Flight, ma anche tu e Walcott stesso.

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

Ci sono io

Da qui alterni la lucida umiltà di chi comprende i limiti della propria poesia (la nostra) con la consapevolezza della possanza epica dei versi di Walcott:

"Ci sono io

spiaggiato come un rifiuto vomitato dall'onda

le mani adagiate sui remi

che vogano nella sabbia

con vigore insensato",

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

Ci sei tu vecchio, seduto su una panchina

a strapiombo sul mare

Ci sei tu, e c'è il vecchio (dopo "tu", prima di "vecchio", aggiungerei una virgola). Da qui Shabine/Walcott si sovrappongono:

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

Le tue radici si muovevano come un granchio sul fondale marino

vedevi i tuoi avi nella bruma mattutina del risveglio

con i loro canti per alleggerire il peso delle catene.

È che non eri un continente ma un oceano

Shabine, caraibico come il suo Autore, discendente di schiavi africani, guarda il suo mare dei Caraibi disseminato di morti come oggi il nostro Mediterraneo. Le radici che si muovono "come un granchio" mi sembrano un acuto riferimento al verso di Walcott in cui scrive: Ho in me dell'olandese, del negro e dell'inglese, / sono nessuno, o sono una nazione (istruttivo e di grande interesse il senso profondo che il Poeta dà al termine nigger). Anche il tuo riferimento all'oceano è sottile: per molti critici l'oceano "è il vero motore della sua ispirazione", come sottolinei ancora qui sotto.

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

A te bastava respirare

per tradurre l'aria

scandagliavi il mare solo annusandolo

quanti tesori hai portato in superficie

solo grazie alla capienza dei tuoi polmoni

 

Prosegui con dei versi che considero molto belli, e nei quali è di nuovo evidente la comparazione tra l'immensità di un poetare dal respiro epico e l'egocentrismo caratteristico di molta nostra poesia:

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

Sfogli dei cataloghi

mentre sbucci una mela

gesti consueti

che non riesco ad imitare.

Ma sai bene che l'eleganza

non è in ciò che si fa

ma nel come.

 

Io ho perso ogni liturgia

del fare le cose per bene.

 

Non abbiamo dietro di noi, occidentali sazi e annoiati, nessun canto straziante che sia veramente nostro a cui attingere e che nutra le nostre parole; le "conchiglie di plastica" nel "deposito a cielo aperto" rendono bene l'idea di una poesia affamata, che deve accontentarsi di artifici:

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

Come sono lontani i canti dei negri tuoi avi

ed è per questo che attingo i miei costrutti verbali alla rinfusa

poggiando l'orecchio su conchiglie di plastica

ammassate qui, in questo deposito a cielo aperto

 

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

Sono come Antigone

voglio dare degna sepoltura ai miei fratelli

Altro dotto e significativo riferimento alla poesia tutta di Walcott, amante appassionato della classicità. Ho notato inoltre, nei nomi botanici sparsi qua e là, un accenno all'amore del Poeta per la propria terra verdeggiante.

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

insieme a te era una vertigine.

Sì, una vertigine: l'amore per l'uomo unito a quello per la natura, l'intima coscienza del dolore del singolo e la necessità di cantarlo per non dimenticarlo mai, la consapevolezza del fatto che "siamo nessuno, o siamo una nazione" (per parafrasare un suo verso), fanno di Walcott una vertigine, come scrivi bene tu.

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

Ogni uomo è un'isola

ad eccezione dei Poeti come te

la poesia è un oceano

che solo i poeti sanno navigare.

Qui di proposito distorci un verso di John Donne, Nessun uomo è un'isola, che applichi invece, nella sua autentica versione, al solo Walcott/Shabine: egli è un "continente".

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

Eccolo il mio errore

Concludi con un atto di estrema umiltà. Complimenti, è stata una lettura faticosa ma molto bella, @INTES MK-69. Grazie.

 

P.S. Ti segnalo tre refusi che ho notato:

impergola/impegola; 

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

no pensavo

 

Il 7/1/2020 alle 22:27, INTES MK-69 ha scritto:

Post Scrittum

Scriptum

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Grazia @Ippolita2018, il tuo commento mi conferma ancora una volta quanto tu sia capace di entrare nella testa di chi scrive, una dote che secondo me è persino più meritevole della scrittura stessa. Mi stupisce anche che tu abbia letto tutto il mio inserimento che credo di non aver letto nemmeno io di seguito per intero. :D

Grazie di cuore,

 

Mirko

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Il 15/1/2020 alle 18:50, INTES MK-69 ha scritto:

Mi stupisce anche che tu abbia letto tutto il mio inserimento

Ti pare che commento un testo leggendo una riga sì e una riga no? :asd: 

Sei pronto con l'endecasillabo nuovo? La tmesi ci attende.

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