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Vorrei che non mi confondeste 
con l'io lirico, ma esso è astuto e 
mi tampina, non so come

staccarmelo di dosso. Sordido

tiranno, non lascia in pace l'io/me

debole, che cede. Come ieri: non

ero io che ho baciato nella bocca 
il barbone per la strada. 
Puzzava troppo, per l'io/me.

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@Ippolita2018 Buonasera carissima! 
Molto originale questa poesia, solo in apparenza leggera: quanto di ciò che scriviamo è figlio del nostro sentire? Il confine tra i due io a volte è così labile che può ingannare anche chi si sente al riparo da questo pericolo.

 

Ti propongo un paio di variazioni dettate solo dal mio gusto personale, perché ciò che hai scritto trovo sia perfetto già così.

39 minuti fa, Ippolita2018 ha scritto:

Vorrei che non mi confondeste 
con l'io lirico, ma esso è astuto e 
mi tampina, non so (proprio) come

staccarmelo di dosso. Sordido

tiranno, non lascia in pace l'io/me

(che, debole, cede) Come ieri: non

ero io (a baciare) nella bocca 
il barbone per la strada. 
Puzzava troppo, per l'io/me.


L’inserimento di proprio fa del verso un decasillabo, come i successivi tre, e mi sembra che il ritmo migliori.

Le altre due sono solo preferenze che non ho potuto fare a meno di comunicarti :asd: Sai quando ti piace tanto una cosa da volerla personalizzare? Ecco... ci dovevo mettere le mani insomma. Perdonami!

 

Brava Ippolita!  

 

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18 ore fa, Sira ha scritto:

Sai quando ti piace tanto una cosa da volerla personalizzare?

:D! Grazie, @Siraper me è un onore se entri nei miei versi. Tutte giuste considerazioni, le tue, che terrò in gran conto.

Riguardo al contenuto, mi auguro invece che non sia passato il significato opposto alla mia idea originaria:

18 ore fa, Sira ha scritto:

quanto di ciò che scriviamo è figlio del nostro sentire?

La mia intenzione era la seguente: l'"io lirico", per quanto ci vogliamo nascondere, rappresenta sempre il nostro "io vero". Qui auspico il contrario: voglio mantenere le distanze, "dare la colpa" all'io lirico e poter scrivere che ho baciato il barbone senza che il lettore pensi che sia stato l'io vero a farlo. È la ricerca di un pudore che quando scriviamo dobbiamo necessariamente abbandonare. Quindi la scusa della puzza sta a significare che non può che essere stato un altro (l'io lirico, appunto). Mi premeva esprimere quel desiderio di vicinanza estrema senza retorica. Non so se ho confuso le idee invece di chiarirle. Grazie ancora per aver letto e commentato, cara Sira.

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@Ippolita2018  ciao,

 

Ti trovo sempre più sicura nella tua scrittura, discorsiva ma solida, sia nei contenuti che nelle scelte espressive.

Gli elementi da rimarcare sono un linguaggio fresco e moderno, un buon uso dell'enjambement, nonchè la costruzione di una figura che accompagna tutta la poesia: la scissione tra io ideale e concreto. Dunque azione e idealità. da qui nasce una riflessione etico-esistenziale:

23 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

ho baciato nella bocca 
il barbone per la strada. 

Io ideale.

 

23 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Puzzava troppo,

Io concreto.

 

Ora questa contrapposizione produce uno spazio di elaborazione. La poesia presenta delle immagini e nella loro unità ne risiede il senso. La contrapposizione avviene in questi passaggi:

23 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Vorrei che non mi confondeste 
con l'io lirico, ma esso è astuto
mi tampina, non so come

staccarmelo di dosso. Sordido

tiranno, non lascia in pace l'io/me

debole, che cede. Come ieri: non

ero io

Ecco le parole di questa scissione dell'io. Ma è solo l'inizio del meccanismo poetico innescato dall'immagine. Essa contiene un giudizio, l'io cosciente prende le distanze dalla sua dimensione ideale, vola basso, disconosce il suo slancio etico da cui si sente braccato. Fin qui però è la voce del poeta, siamo acora dentro la figura retorica e non ancora al messaggio, all'unità sintetica del componimento, che fatalmente si compie nella lettura e dunque oltre il poeta, nel lettore. Perché questa distinzione è il pensiero cosciente del primo e diviene il termine di paragone di una nuova immagine su un nuovo livello referenziale: ovvero l'atto di allontanarsi dalla propria idealità e il bacio al barbone. Un bacio intimo che va a toccare il senso di repulsione del lettore. Nell'ultimo verso dunque c'è una simbiosi tra poeta e lettore, a questo punto la riflessione è già spostata da una dimensione esistenziale a una etica: il lettore riflette su sé stesso e quella sensazione fisica (nel suo gioco di attrazione-repulsione) rimanda al suo collocarsi rispetto a un emarginato. Ecco che la scissione dell'io ritrova la sua unità nella forma etica.

Che dire? Lo schema retorico messo in campo funziona perfettamente provocando l'effetto voluto.

Complimenti.

Alla prossima.

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Il 8/1/2020 alle 19:51, Anglares ha scritto:

Ti trovo sempre più sicura nella tua scrittura, discorsiva ma solida, sia nei contenuti che nelle scelte espressive

Ti ringrazio. Il merito è della tua dote maieutica, a partire dalle risposte al primo tuo componimento che qui ho letto e commentato. Mai avrei pensato, allora, di poter scrivere poesie: ancora non riesco a chiamarle così (lo dicevamo in chat con @Eudes).

Il 8/1/2020 alle 19:51, Anglares ha scritto:

Nell'ultimo verso dunque c'è una simbiosi tra poeta e lettore, a questo punto la riflessione è già spostata da una dimensione esistenziale a una etica

Non avresti potuto farmi un complimento più bello. Leggere le tue analisi è sempre molto istruttivo: si aprono porte prima invisibili.

Un saluto, @Anglares, e grazie ancora.

 

 

Modificato da Ippolita2018

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Ciao @Ippolita2018

 

Trovo la tua poesia molto significativa, quasi un manifesto letterario dell'essere poeta. Infatti nella poesia l'autore prende le distanze da ciò che chiama "Io lirico". Non vuole che la persona che vive il quotidiano sia confusa con la stessa che scrive poesie e lavora su sentimenti ed emozioni. Si percepisce quasi l'imbarazzo dell'autore per quell'aspetto del suo io (tra l'altro un aspetto che non riesce a frenare, lo tampina, quasi una seconda personalità che esce e appare come vuole quando vuole senza controllo). Infatti, negli ultimi versi, l'io lirico compie un gesto di cui l'io/me si vergogna: bacia sulla bocca un barbone. Allora questo io lirico sembra muoversi senza freni inibitori, di cui invece l'io/me sembra pieno, quel "puzzava troppo, per l'io/me". Questo verso ci mostra un io/me che non si lascia andare a slanci emotivi, ma è combattuto dalle spinte dell'io lirico che invece lo trascinano in quella direzione.

Fuor di metafora ho percepito come tu ci volessi dire che il poeta non deve avere freni o blocchi nel parlare dei sentimenti, deve liberarsi delle corazze che la quotidianità ci ha imposto come adulti, forse, deve tornare a esprimere i sentimenti in modo genuino e diretto, senza filtri, un po' come fanno i bambini. Osservando il modo di vivere i sentimenti, sia positivi che negativi, delke mie figlie direi che il tuo io lirico somiglia molto a un bambino: compie gesti amorosi o si stizzisce di rabbia senza pensare alle conseguenze dell'esternazione, senza chiedersi cosa penseranno gli altri. Ecco, un adulto, più corazzato e bloccato, non lo farebbe, non bacerebbe in bocca un barbone, perché è sporco e puzza, a un bambino non importerebbe. 

Per concludere, quindi, ho visto nel tuo io lirico una dichiarazione di intenti: la poesia va "sentita" e scritta con l'ingenuità di un bambino e senza filtri bloccanti le emozioni apparentemente sconvenienti. Tutto è poesia, anche ciò di cui l'io/me si vergogna. 

Spero di aver colto il messaggio e non essere andata troppo oltre con le mie riflessioni. 

 

Per quanto riguarda la forma del componimenti, non essendo io un'esperta di metrica e quant'altro (come ben sai:P), ti faccio delle osservazioni "di pancia". 

A essere del tutto onestà e sincera non ho percepito grande musicalità e armonia sonora del componimento. Forse anche la scelta del verso abbastanza lungo lo fa assomigliare più a una frase in prosa, non ci sono rime né assonanze che non aiutano a trovare un ritmo. Ecco, per me che, non essendo esperta di poesia, prediligo e guardo più al significato che alla forma, il fatto che ci sia poca sonorità non disturba. (poi magari sono io che non l'ho percepita, da incompetente, ma lo scrivo lo stesso perché è ciò che ho pensato. Il mio io lirico, il mio io/me e il mio io commentatore sono ugualmente spudorati e non si vergognano di sbagliare :lol:). 

 

Ultima osservazione su questi tre versi(che sono quelli che ho gradito di più) :

Il 7/1/2020 alle 19:28, Ippolita2018 ha scritto:

ero io che ho baciato nella bocca 
il barbone per la strada. 
Puzzava troppo, per l'io/me.

 

Innanzitutto avrei visto meglio "sulla bocca", non lo so, ma io dico baciare sulla bocca e non nella bocca. 

Inoltre l'ultima virgola, che divide a metà sull'ultimo verso, mi ha fatto fare un'interruzione nella lettura che non era in armonia con la logica della frase. Per me non ci vorrebbe, o forse non ho capito la tua scelta in tal senso. 

 

Comunque davvero una bella poesia! 

 

Talia 

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Ciao @Ippolita2018, eccomi qui a commentarti a mia volta. Anche io come Talia non ho trovato questi tuoi versi molto musicali, ma credo sia una scelta voluta. D'altra parte sta scrivendo l'io/io non l'io/me lirico. Il tema del doppio mi ha sempre affascinato, quindi non posso rimanere insensibile ai tuoi versi. Credo che ogni essere umano possieda due o più anime. Una è certamente quella reale, ciò che siamo, una è quella ideale ciò che vorremmo essere. Poi possono anche esserci altri gemelli non omozigoti che si annidano dentro la nostra persona. L'essere umano è complicato, non è lineare, poi tu sei una donna e quindi...:D

Il 7/1/2020 alle 19:28, Ippolita2018 ha scritto:

Come ieri: non

ero io che ho baciato nella bocca 
il barbone per la strada. 
Puzzava troppo, per l'io/me.

 

La forza e l'originalità della tua proposta sono racchiusi in questi versi. L'immagine che descrivi delinea con tratto deciso la netta differenza fra le tue due anime. Percepisco molto chiaramente dalla descrizione la pena che provi per le azioni moralmente ineccepibili che i tuoi ideali ti spingono a fare ma che richiedono uno sforzo e un impegno che l'altro tuo io vorrebbe volentieri evitarsi. È un concetto profondo e molto umano. Il fatto comunque di riuscire a perseguire ciò che si pensa essere giusto nonostante le difficoltà e le tribolazioni che implicano dimostrano la tua grande forza e la tua rettitudine.

 

Saluti,

 

Mirko

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Il 15/1/2020 alle 07:45, Talia ha scritto:

Infatti nella poesia l'autore prende le distanze da ciò che chiama "Io lirico".

Nella comunicazione poetica in effetti le due figure non coincidono, essendo l'io lirico un componente dell'illusione poetica, e che lì si esaurisce. A volte la distanza tra le due figure è enorme (se, ad esempio, l'autore racconta vicende mai vissute oppure che non approva), ma più spesso si identificano, pur rimanendo l'io lirico un io fittizio.

 

Il 15/1/2020 alle 07:45, Talia ha scritto:

Si percepisce quasi l'imbarazzo dell'autore per quell'aspetto del suo io (tra l'altro un aspetto che non riesce a frenare, lo tampina, quasi una seconda personalità che esce e appare come vuole quando vuole senza controllo

Hai compreso perfettamente: spesso l'io fittizio non protegge a sufficienza e mette a nudo l'autore.

 

Il 15/1/2020 alle 07:45, Talia ha scritto:

Forse anche la scelta del verso abbastanza lungo lo fa assomigliare più a una frase in prosa, non ci sono rime né assonanze che non aiutano a trovare un ritmo.

In questo mi trovo in pieno accordo con @Elisa Audino, che saluto e spero di rivedere presto qui. Pur amando enormemente la poesia classica, quando mi trovo a scrivere queste mie piccole "cose" cerco la brevità e rifuggo le rime. Che alcuni versi siano decasillabi, come ha notato @Sira, è un caso.

 

Il 15/1/2020 alle 07:45, Talia ha scritto:

Innanzitutto avrei visto meglio "sulla bocca", non lo so, ma io dico baciare sulla bocca e non nella bocca. 

"Sulla bocca" ha una valenza di delicatezza. Implica solo uno sfioramento, mentre qui mi premeva sottolineare la fusione tra i due, "io lirico" (:asd:) e barbone. Il tentativo di fondersi per comprendere da dentro la vita dell'altro (cosa possibile solo nella finzione letteraria).

Cara @Talia, ti ringrazio tanto per l'attenzione con cui hai letto e per il bel commento che mi hai lasciato. Un saluto.

 

 

Il 15/1/2020 alle 19:17, INTES MK-69 ha scritto:

L'immagine che descrivi delinea con tratto deciso la netta differenza fra le tue due anime.

Non ho mai dimenticato un apoftegma dei Padri del deserto in cui uno di essi raccontava di aver trascorso la notte abbracciato a un mendicante. L'odore disgustoso che costui emanava a causa delle malattie e il degrado lo rendeva al monaco ancora più caro, e attraverso questo contatto estremo egli percepiva con chiarezza l'amore di Dio. Quando cammino per la strada e vedo i barboni avvoltolati nelle loro coperte, penso sempre a quel monaco. Come dice @Talia, dovremmo agire come i bambini. Grazie infinite per le belle parole, @INTES MK-69

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Il 7/1/2020 alle 19:28, Ippolita2018 ha scritto:

Vorrei che non mi confondeste 
con l'io lirico, ma esso è astuto e 
mi tampina, non so come

staccarmelo di dosso. Sordido

tiranno, non lascia in pace l'io/me

debole, che cede. Come ieri: non

ero io che ho baciato nella bocca 
il barbone per la strada. 
Puzzava troppo, per l'io/me.

Cara Ippolita, eccomi! E' un testo morbido nella forma, e acuto nella sostanza. Quando mi hai detto il titolo, immaginavo che il tema fosse il rapporto dell'io soggetto con il me, oggetto. Invece no, e l'unica mia perplessità riguarda proprio l'utilizzo dell'io/me: conoscendoti, questa tua scelta ha un senso preciso, il mio timore è che renda troppo astratto un testo che ha la sua forza nel mix calibrato di semplicità della forma/complessità del significato. Scorre bene nella lettura, fluisce, ma in quel punto inciampa. O almeno, questo è l'effetto che fa su di me, che tendo a fermarmi per indagare come intendi questa espressione. Secondo me questo va bene per la prosa, ma meno per la poesia, perché spezza la musica e chiama in causa l'intelletto. O forse il tuo io/me è proprio la componente intellettuale, che si ribella alle appassionate bassezze dell'io lirico? Comunque hai centrato un punto vero e dolente: l'io lirico nasce e sguazza nel fango. 

 

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@Mathiel cara, come sai bene qui ci manchi moltissimo, e non conta che io sia a conoscenza dei tuoi progressi letterari: si percepisce l'assenza, qui nel forum, delle tue poesie e dei tuoi commenti. Ma questa volta mi hai giocato un tiro mancino, anche se benevolo! Hai chiesto se avessi

pubblicato qualcosa, e io ti ho detto il titolo della mia poesia: e ritrovo qui il tuo commento, che mi onora molto, certo, ma che sembra quasi ti avessi chiesto. Noi sappiamo bene che non è così e, per come io sono fatta, mi fa piacere che lo sappia anche chi legge. <3

 

Il 1/2/2020 alle 17:25, Mathiel ha scritto:

l'unica mia perplessità riguarda proprio l'utilizzo

dell'io/me: conoscendoti, questa tua scelta ha un senso preciso

In realtà no. E hai ragione a sottolinearlo: era solo un modo per distinguere l'io "persona" dall'io "lirico".

Il 1/2/2020 alle 17:25, Mathiel ha scritto:

in quel punto inciampa. O almeno, questo è l'effetto che fa su di me, che tendo a fermarmi per indagare come intendi questa espressione. 

Forse avrei dovuto scrivere semplicemente l'io/io. Non ho riflettuto che includendo il "me", che tu a ragione hai inteso come "io oggetto", introducevo un terzo incomodo. Grazie per avermici fatto riflettere.  

Il 1/2/2020 alle 17:25, Mathiel ha scritto:

O forse il tuo io/me è proprio la componente intellettuale, che si ribella alle appassionate bassezze dell'io lirico?

Diciamo che è tutta una finzione per distrarre il lettore. Qui "io persona" e "io lirico" coincidono in pieno: la ribellione è simulata. Ritorna presto! Hai visto quanto è viva la sezione, e quante nuove iniziative? Grazie, e un abbraccio.

 

 

Modificato da Ippolita2018

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Ciao @Ippolita2018  ti lascio un commento. 

 

Innanzitutto ho apprezzato l'utilizzo di una scrittura sicuramente particolare e originale, caratterizzato da un linguaggio che volutamente Rinuncia al lirismo tipico del componimento poetico e che tuttavia da quest'ultimo trae accorgimenti e tecniche per riprodursi quale poesia. Ho apprezzato, in tal senso, l'utilizzo dell'enjambement. 

 

Il 7/1/2020 alle 19:28, Ippolita2018 ha scritto:

Vorrei che non mi confondeste 
con l'io lirico, ma esso è astuto e 
mi tampina, non so come

staccarmelo di dosso. Sordido

tiranno, non lascia in pace l'io/me

debole, che cede. Come ieri: non

ero io che ho baciato nella bocca 
il barbone per la strada
Puzzava troppo, per l'io/me.

 

La poesia parla di una contrapposizione fra reale e fantastico, e segna la distanza fra il desiderio di voler essere e la concreta realizzazione di sé stessi. Qui tuttavia il tocco di originalità, secondo me, è data dalla scelta non di un io qualunque o completo, quale oggetto del desiderio, ma l'io lirico. Il poeta sente un'estrema distanza fra il senso dei suoi versi e quello della sua vita e in questa poesia cerca quasi di spogliarsi di quel lirismo, che sembra essere la barriera più grande, e quindi contenuto della poesia prende vita nella forma in cui essa stessa è scritta. 

 

Ma è nell'immagine finale che davvero ho apprezzato al tua poesia particolarmente, è lì che mi ha colpito e si è impressa nella mia mente. 

Essa ha richiamato alla mia mente molte cose, da Fernando Aiuti a Madre Teresa, perché è lì che si esprime con disarmante potenza la debolezza dell'uomo comune e la poesia non riesce a nobilitare, o non riesce con la stessa forza dell'esempio reale, a sormontare il pregiudizio e la fragilità della carne. Inoltre, con molta semplicità, riesci anche a dare un tocco di sociale al componimento, nella Figura del barbone, vagabondo e puzzolente, e in quel bacio mancato, vi è una potente descrizione di vita comune, di abbandono, di poesia, un cerchio che si chiude lasciando il lettore a rimuginare su stesso e sull'essenza e sul valore della parola scritta. 

Davvero, complimenti. 

 

Un saluto, 

Johnny P. 

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Grazie, @Johnny P, per il tuo commento così lusinghiero.

Il 13/2/2020 alle 15:43, Johnny P ha scritto:

Essa ha richiamato alla mia mente molte cose, da Fernando Aiuti a Madre Teresa, perché è lì che si esprime con disarmante potenza la debolezza dell'uomo 

Non a caso unisci i due àmbiti, quello laico e quello religioso: le mie riflessioni vertono sull'impossibilità di sanare determinate ingiustizie, e ti ringrazio per averlo intuito. Si può fare molto, ci si può dedicare con tutta l'anima: ma c'è un punto oltre il quale non si può andare. Non è possibile sanare tutte le ferite. Di fronte a questa frustrazione tormentosa comprendo il significato della preghiera incessante delle monache di clausura. Vi è un punto in cui ci si rende conto con angoscia che è possibile solo ascoltare, accogliere. Ma non riesci a credere che tu ritorni a casa tua, mentre il barbone rimane sotto i cartoni in mezzo alla strada. L'unico desiderio è esprimergli con un bacio tutto il tuo grande amore.

Di nuovo grazie, e un saluto.

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