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Palamede2000

Espressione "una tantum". Precisazione

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Ciao, quando scrivo anche a me capita di commettere degli errori, come è ovvio. Quindi scrivo questo non per fare il maestrino: lo scrivo perché qualche tempo fa mi è parso che qualcuno abbia usato in un post l'espressione in modo scorretto... Non ricordo dove.

Secondo me l'espressione "una tantum" significa non una volta ogni tanto, ma significa "solo una volta": se do una cosa una tantum, significa che la do una volta e basta. Questo è il significato latino dell'espressione e quello che dovrebbe avere, almeno credo, in italiano.

Chi fosse in disaccordo, me lo faccia sapere, ma credo di avere ragione, anche se le lingue sono qualcosa di fluido (solo le lingue morte non cambiano). Fatemi sapere, grazie.

Francesco

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Soprattutto è rischioso, perché è facilissimo sbagliarsi e si fanno figure di cacca veramente notevoli. Io ho rinunciato a usarne per questo motivo. Tranne le più elementari.

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quando al tg parlano di "tasse una tantum" intendono proprio "tasse che si pagano una volta sola", per far fronte a situazioni speciali.

a volte l'ascoltatore disattento immagazzina una nozione e la distorce e il termine piano piano assune un significato diverso

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Comunque il significato comune di "una tantum" è inteso oggi "una volta ogni tanto". Proprio perché si tratta di tasse speciali per far fronte a esigenze improvvise (come fu il caso dell'eurotassa), si pagano una volta sola perché l'esigenza è, appunto, inattesa, ma sono appunto "una tantum". Si presentano insomma "una volta ogni tanto".

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Significa senza dubbio "una volta sola" ed è utilizzata nel linguaggio burocratico in questo senso. Nel linguaggio comune è spesso fraintesa, anche grazie a giornalisti di dubbia competenza.

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Appunto, nel linguaggio comune, come ho detto, s'intende "una volta ogni tanto".

Ti dirò, è una delle cose che più mi fanno andare in bestia quando leggo un articolo di qualsiasi tipo. Mi viene sempre il dubbio su quale sia in significato inteso; e quando è quello scorretto mi si torcono le budella. Se vuoi dire tavolo dici tavolo , non anatroccolo, e se non sai cosa significa radiosveglia non usi questa parola, non la confondi con pentolino. :asd:

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Vuole dire "una volta soltanto", punto e basta. Il linguaggio comune non ha alcun diritto di modificare espressioni che vengono da altre lingue. Chi usa questa espressione nel senso di "una volta ogni tanto" è un ignorante ed è un dovere correggerlo.

Wanda Tinasky - che poi sarebbe Thoams Pynchon - in una delle sue lettere trattò di un caso simile, un tizio che sosteneva si potesse dire "ex cetera", invece di et cetera, dato che ormai ne era invalso l'uso.

La sua risposta fu che questo dimostrava solo come il tizio fosse un evasore fiscale e uno stupratore di bambini fin dai tempi di re Salomone. Non posso che dirmi d'accordo con lei/lui.

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Il linguaggio ce l'ha eccome questo diritto. Come diceva Manzoni: "La lingua corretta è quella in uso" (cito a memoria). Ovviamente non parlo di strafalcioni come "se dovrebbe" anziché "se dovesse". Ma se, per esempio, leggiamo di condanne inflitte dall'Inquisizione nel Medioevo al carcere "perpetuum", nel latino medievale non significava affatto "perpetuo" (ergastolo insomma). Significava dai tre agli otto anni.

Comunque, vedo (e non so perché) che questa faccenda fa scaldare gli animi. Forse è meglio finirla qui. Almeno per quel che mi riguarda.

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Non c'è bisogno di scaldarsi, il problema è un altro: dove si legge "una tantum" c'è scritto che si tratta di una cosa che avviene una volta soltanto.

Sostenere che voglia dire "una volta ogni tanto" significa fraintendere il significato della frase.

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hai perfettamente ragione nanni, il fatto è che purtroppo si sente sempre più nei media usare quest'espressione con un significato molto diverso, appunto come se volesse significare "una volta ogni tanto". Chiaro che ciò che ne risulta è fuorviante, non dico tutti, ma almeno i giornalisti che si fanno la bocca con questi modi di dire potrebbero prima andare a ripassarsi la terminologia latina

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Il linguaggio ce l'ha eccome questo diritto. Come diceva Manzoni: "La lingua corretta è quella in uso" (cito a memoria). Ovviamente non parlo di strafalcioni come "se dovrebbe" anziché "se dovesse". Ma se, per esempio, leggiamo di condanne inflitte dall'Inquisizione nel Medioevo al carcere "perpetuum", nel latino medievale non significava affatto "perpetuo" (ergastolo insomma). Significava dai tre agli otto anni.

Comunque, vedo (e non so perché) che questa faccenda fa scaldare gli animi. Forse è meglio finirla qui. Almeno per quel che mi riguarda.

Ma dai, figurati se litighiamo su una locuzione latina.

Il punto secondo me è che dire che il linguaggio in uso è corretto è un po' semplicistico. Una tantum indica una volta sola, nella lingua italiana. Il significato può variare nel corso del tempo? Credo di si, rientrando nel concetto di "lingua corretta = lingua in uso". Ma quando questo processo può dirsi effettivo, concluso? Perché fin quando i significati usati sono due direi che c'é da decidere quale è quello corretto, e direi che l'ovvia scelta è il significato "vecchio".

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Di solito sarei d'accordo sul concetto di lingua in uso, ma non in questo caso e altri consimili.

L'uso di una lingua aulica e straniera come mezzo per darsi un tono e fornire autorevolezza a un discorso è antico quanto gli esseri umani e si riscontra in culture molto diverse tra loro. Per esempio, gli oratori degli aborigeni australiani infilano nei discorsi a questo scopo termini desueti o di villaggi vicini. Quindi se uno usa un'espressione latina nel discorso lo fa per mostrarsi autorevole e degno di fiducia. Ecco che però, se sbaglia, tutta la sua autorevolezza crolla come un castello di carte: per questo è indispensabile che le espressioni latine (ma anche inglesi o francesi) siano perfette nella forma e nel senso. Altrimenti scadono nel ridicolo, che a differenza dell'ironico non è affatto autorevole. Ed essendo il latino una lingua morta (*), ecco che la perfezione è raggiungibile e auspicabile.

(*) Questo tipo di latino, che più o meno coincide con quello classico. Quello vero secondo me respira ancora.

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È quello che cercavo di spiegare anch'io: qui non si tratta di un termine che viene utilizzato con un nuovo significato per esprimere nuove sfumature. Si tratta di rileggere un termine usato con un certo senso in passato - e che si continua ad usare secondo il vecchio senso nei contesti che gli sono propri - secondo una nuova interpretazione.

Un gravissimo errore perché porta a leggere in maniera scorretta il significato che gli è proprio.

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