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Kindrom

Dubbio trama di fantascienza

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Un grazie sentito a chiunque vorrà leggere e darmi un parere. 

 

Sto lavorando allo sviluppo di una storia di cui delineai i connotati principali già diversi anni fa e che è (o meglio, vuole essere) un incrocio fra una storia di dramma umano e un thriller politico, con un sotto testo fantascientifico che rappresenta un po' la struttura portante della storia. Il problema è che sono entrato nella problematiche di quanto debba io definire questo sotto testo e quanto essa debba essere accurato. 

 

Mi spiego: essenzialmente la storia verte su un farmaco, creato in un futuro prossimo ma non troppo dilatato nel tempo, che permette la rimozione dei ricordi spiacevoli e delle emozioni ad essi collegate. La società si è divisa fra chi vede in questo farmaco la soluzione a diversi problemi della natura umana (da patologie come la depressione a traumi personali impossibili da superare etc etc) e chi, invece, ne rifiuta l'idea o per ragioni morali o per mere interessi economici. 

 

Il problema è questo dannato farmaco. L'impianto fantascientifico è, appunto, solo un impianto non la voce centrale del romanzo ma, scrivendo il capitolo dove il mondo (e di conseguenza anche il lettore) entra in contatto con questo farmaco sono entrato nel tunnel, trovandomi a non sapere io stesso come rispondere alle domande che facevo porre ai miei personaggi (brutta sensazione). Essenzialmente le questioni che mi ronzano nella testa impedendomi di continuare sono: 

 

1 - Come funziona questo farmaco a livello biologico? Devo spiegarlo o posso tralasciare (tralasciare in parte perché una spiegazione almeno generale penso sia comunque necessario darla) tanto non punta ad essere attendibile dal punto di vista scientifico? 


2- Questo farmaco rimuove solo i ricordi associati a determinati emozioni...come faccio a rendere plausibile questa cosa? Esempio pratico: l'eventuale perdita dei propri genitori sarebbe uno dei ricordi papabili per la rimozione ma quindi gli utilizzatori del farmaco si dimenticherebbero di avere dei genitori? Mi sembra una soluzione un po' forzata. 

 

3- Anche ammettendo che riesca a spiegarlo bene e a trovare una quadra...ci sono dei ricordi che hanno sia valenza negativa che positiva. Come li gestisco? Li faccio rimuovere nell'interezza? Ma sarebbe troppo. Faccio lasciare solo le impressioni positive? Ma ho paura che sembrerebbe troppo "costruito" per andare a parare dove devo. 

 

Anche parlando con amici avevo ideato alcune soluzioni al problema tra cui la possibilità di deviare maggiormente verso la fantascienza e rendere questo farmaco una sorta di impianto neurale che funzioni direttamente sulla memoria del soggetto. Il problema di questa soluzione è che sono ben consapevole di quanto sia facile che questa cosa mi scoppi tra le mani, vedendomi costretto a definire tutto il sistema di questi "impianti" senza che io lo voglia fare davvero perché, appunto, la fantascienza è solo un background per una storia che punta a parlare d'altro. 

 

Mi scuso per la vastità di questo papiro e spero almeno di essere stato chiaro. Ringrazio anticipatamente chiunque voglia contribuire con idee e opinioni, sono aperto a qualunque parere visto che ogni volta che mi metto a scrivere ricado in queste questioni e mi blocco. 

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1 ora fa, Kindrom ha scritto:

spero almeno di essere stato chiaro.

Non solo sei stato chiaro, ma mi hai molto colpito per onestà di intenti e attenzione verso il lettore.

1 ora fa, Kindrom ha scritto:

sono entrato nel tunnel, trovandomi a non sapere io stesso come rispondere alle domande che facevo porre ai miei personaggi (brutta sensazione).

Bruttissima, hai ragione: il lettore vigile coglie ogni incongruenza e banalità.

1 ora fa, Kindrom ha scritto:

Come funziona questo farmaco a livello biologico? Devo spiegarlo o posso tralasciare (tralasciare in parte perché una spiegazione almeno generale penso sia comunque necessario darla) tanto non punta ad essere attendibile dal punto di vista scientifico? 

Secondo me, risolto questo primo punto, si dissiperanno a cascata anche gli altri tuoi (intelligenti) interrogativi. È vero che non stai scrivendo un articolo scientifico, ma non puoi tralasciare la coerenza dovuta al fatto che non parli di alieni ma di umani: nell'uomo i farmaci si attivano secondo congruenze medico/fisiologiche

(passami l'orrendo neologismo) che non si possono ignorare. A proposito del farmaco, se lo ritieni opportuno, posso chiedere qualche delucidazione in famiglia (un microbiologo e un biologo) per sapere cosa ne pensano. In bocca al lupo per la tua storia, e complimenti per la filologica accuratezza che di certo la caratterizzerà. :)

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9 minuti fa, Ippolita2018 ha scritto:

Non solo sei stato chiaro, ma mi hai molto colpito per onestà di intenti e attenzione verso il lettore.

Bruttissima, hai ragione: il lettore vigile coglie ogni incongruenza e banalità.

Secondo me, risolto questo primo punto, si dissiperanno a cascata anche gli altri tuoi (intelligenti) interrogativi. È vero che non stai scrivendo un articolo scientifico, ma non puoi tralasciare la coerenza dovuta al fatto che non parli di alieni ma di umani: nell'uomo i farmaci si attivano secondo congruenze medico/fisiologiche

(passami l'orrendo neologismo) che non si possono ignorare. A proposito del farmaco, se lo ritieni opportuno, posso chiedere qualche delucidazione in famiglia (un microbiologo e un biologo) per sapere cosa ne pensano. In bocca al lupo per la tua storia, e complimenti per la filologica accuratezza che di certo la caratterizzerà. :)

 

Ciao, grazie per la risposta! :)

 

Mi piace il tuo chiamarla "onestà d'intenti" haha, spesso penso siano solo mie elucubrazioni mentali senza senso visto che di libri dove le premesse non sono proprio solide è pieno il mondo. 

 

Chiedi pure a chiunque tu voglia, figurati, i pareri di persone esperte sono oltre il ben accetto. Frequento un corso di laurea che mi ha messo in contatto con il funzionamento di alcune tipologie di farmaci sebbene non abbia trattato la materia nello specifico quanto potrebbe essere stato fatto da un biologo o da un microbiologo! Essenzialmente l'impianto che avevo costruito riguardava i neurotrasmettitori, ho inventato di sana pianta una molecola e mi sono detto "beh dai, facciamo in modo che interferisca con il recupero dei ricordi della mente cosciente" ma, ovviamente, non possedendo le basi scientifiche sino rimasto un po' bloccato. 

 

Diciamo che finché non ho dovuto scrivere questo capitolo non mi ero granché posto il problema ed è stato un po' un fulmine a ciel sereno vedere quanto io stesso trovassi fragile il costrutto. 

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Ciao, il tema è interessante e ne ho sentito parlare più volte in questi anni. Probabilmente grazie a qualche libro, ma al momento l'unica fonte che ho in mente è questo vecchio articolo.

In quanto alla domanda 2: in effetti non so quanto sarebbe utile un farmaco del genere in caso di traumi che producono effetti permanenti, come la perdita di un genitore, oppure una malattia cronica, una menomazione invalidante. Potrebbe essere utile per rimuovere il ricordo della fase acuta e delle emozioni violente a essa correlate. Però poi rimarrebbe da affrontare il resto.

Dato che il farmaco cancella solo la memoria a breve termine non credo che il paziente si dimentichi di aver avuto dei genitori. Anzi, bisognerà persuaderlo che purtroppo non sono più in vita come invece era convinto appena dopo l'assunzione del farmaco. L'intervento farmacologico servirà magari a risparmiargli il ricordo dell'attacco cardiaco del padre (invento), e quindi delle sensazioni di panico e impotenza che ha sperimentato.

Mi limito a fare supposizioni perché purtroppo non ho grandi competenze in farmacologia e neuroscienze...

 

 

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Ciao @Kindrom :)

Se ho ben interpretato quel che scrivi, nella tua storia vorresti che qualche personaggio dimenticasse qualcosa in particolare e poi vorresti giustificare questa dimenticanza selettiva con un farmaco che ha il potere di far dimenticare alcune cose e altre no a chi lo assume. Se è così, prima di pormi domande sulla verisimiglianza del farmaco nella realtà, me le porrei sulla verisimiglianza narrativa. Nel senso che quel farmaco potrebbe essere un escamotage narrativo piuttosto "sleale": è come se fossi finito in un vicolo cieco di trama e ne vuoi uscire in qualche modo, non importa come. Sempre se è così, io abbandonerei questo stratagemma e penserei ad altri sistemi :).

Se invece ho capito male, le dimenticanze selettive (anche dimenticare di avere genitori) sono verosimili, e di più, e avvengono anche naturalmente. Ti faccio un altro esempio: il dolore del parto. Naturalmente le donne lo rimuovono, altrimenti non ne vedresti tante con due, tre, quattro, e passa, figli. Una mia bisnonna ne aveva dodici O_O e c'era chi ne aveva anche più di venti O_OO_OO_O (scusa ma un solo O_O non bastava). Vabbè, non c'era la televisione, vero, però… rimuovevano, e rimuovono e hanno sempre rimosso.

Quindi, che ci sia un farmaco "selettivo" è molto verosimile; anzi, è vero. Altro esempio: molte persone che hanno incidenti in auto o in moto rimuovono i minuti prima dell'incidente. Per dire, non si ricordano più la mezz'ora precedente, ma ricordano la mezz'ora successiva (le ambulanze, i medici…).

D'altronde, come tu stesso dici, mica devi fare un documentario. Allora fregatene delle beghe biologico/fisiologiche sui meccanismi d'azione e cose simili. Uno scrittore deve puntare alla "sospensione dell'incredulità" più che alla verisimiglianza scientifica :)

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Il 3/1/2020 alle 14:24, Kindrom ha scritto:

Come funziona questo farmaco a livello biologico? Devo spiegarlo o posso tralasciare (tralasciare in parte perché una spiegazione almeno generale penso sia comunque necessario darla) tanto non punta ad essere attendibile dal punto di vista scientifico? 

secondo me potresti semplicemnte di parlare di nuove scoperte e un farmaco che blocca la trasmissione di aree nel cervello nell'ippocampo e sistema limbico. Guarda per esempio qui:

https://it.wikipedia.org/wiki/Memoria_procedurale

in fondo nel futuro puoi inventare qualsaisi nuova scoperta. Anche neuroni che reagiscono ai ricordi spiacevoli per esempio. Ricordo però un film simile "se mi lasci ti cancello" 

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Ragazzi grazie per le risposte, vediamo se riesco a fare un post decente senza incasinarmi con i quote

 

1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Ciao, il tema è interessante e ne ho sentito parlare più volte in questi anni. Probabilmente grazie a qualche libro, ma al momento l'unica fonte che ho in mente è questo vecchio articolo.

In quanto alla domanda 2: in effetti non so quanto sarebbe utile un farmaco del genere in caso di traumi che producono effetti permanenti, come la perdita di un genitore, oppure una malattia cronica, una menomazione invalidante. Potrebbe essere utile per rimuovere il ricordo della fase acuta e delle emozioni violente a essa correlate. Però poi rimarrebbe da affrontare il resto.

Dato che il farmaco cancella solo la memoria a breve termine non credo che il paziente si dimentichi di aver avuto dei genitori. Anzi, bisognerà persuaderlo che purtroppo non sono più in vita come invece era convinto appena dopo l'assunzione del farmaco. L'intervento farmacologico servirà magari a risparmiargli il ricordo dell'attacco cardiaco del padre (invento), e quindi delle sensazioni di panico e impotenza che ha sperimentato.

Mi limito a fare supposizioni perché purtroppo non ho grandi competenze in farmacologia e neuroscienze...

 

 

 

Essenzialmente il farmaco consente una rimozione totale fintantoché c'è l'assunzione di esso. La regola che ho pensato è che se sottoposti ad un particolare stimolo visivo il ricordo torna nella mente cosciente ma senza le emozioni collegate perché esse vengono comunque bloccate. 

 

48 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Ciao @Kindrom :)

Se ho ben interpretato quel che scrivi, nella tua storia vorresti che qualche personaggio dimenticasse qualcosa in particolare e poi vorresti giustificare questa dimenticanza selettiva con un farmaco che ha il potere di far dimenticare alcune cose e altre no a chi lo assume. Se è così, prima di pormi domande sulla verisimiglianza del farmaco nella realtà, me le porrei sulla verisimiglianza narrativa. Nel senso che quel farmaco potrebbe essere un escamotage narrativo piuttosto "sleale": è come se fossi finito in un vicolo cieco di trama e ne vuoi uscire in qualche modo, non importa come. Sempre se è così, io abbandonerei questo stratagemma e penserei ad altri sistemi :).

Se invece ho capito male, le dimenticanze selettive (anche dimenticare di avere genitori) sono verosimili, e di più, e avvengono anche naturalmente. Ti faccio un altro esempio: il dolore del parto. Naturalmente le donne lo rimuovono, altrimenti non ne vedresti tante con due, tre, quattro, e passa, figli. Una mia bisnonna ne aveva dodici O_O e c'era chi ne aveva anche più di venti O_OO_OO_O (scusa ma un solo O_O non bastava). Vabbè, non c'era la televisione, vero, però… rimuovevano, e rimuovono e hanno sempre rimosso.

Quindi, che ci sia un farmaco "selettivo" è molto verosimile; anzi, è vero. Altro esempio: molte persone che hanno incidenti in auto o in moto rimuovono i minuti prima dell'incidente. Per dire, non si ricordano più la mezz'ora precedente, ma ricordano la mezz'ora successiva (le ambulanze, i medici…).

D'altronde, come tu stesso dici, mica devi fare un documentario. Allora fregatene delle beghe biologico/fisiologiche sui meccanismi d'azione e cose simili. Uno scrittore deve puntare alla "sospensione dell'incredulità" più che alla verisimiglianza scientifica :)

 

Ciao, no non voglio fare quel tipo di escamotage, io stesso lo troverei sleale. Il protagonista è un assuefatto del farmaco perché ossessionato dal proprio passato ma questo passato non non ha nulla di misterioso e lui stesso ne è cosciente e ne accenna. Durante la storia si sottopone ad un processo di disintossicazione e i ricordi riemergono (in modalità brutali che sono gli effetti collaterali del farmaco) e lui deve affrontarli ma non sono nulla di speciale in senso stretto. La chiave di volta della trama non si nasconde nel passato nel protagonista sebbene anche lui ne sia entrato in contatto senza rendersene conto. La tipologia di eventi che citi rientrerebbero nelle cose che la gente rimuove, oltre ad alti gravi eventi come lutti, abusi e traumi di vario genere. 

 

16 minuti fa, leopard ha scritto:

secondo me potresti semplicemnte di parlare di nuove scoperte e un farmaco che blocca la trasmissione di aree nel cervello nell'ippocampo e sistema limbico. Guarda per esempio qui:

https://it.wikipedia.org/wiki/Memoria_procedurale

in fondo nel futuro puoi inventare qualsaisi nuova scoperta. Anche neuroni che reagiscono ai ricordi spiacevoli per esempio. Ricordo però un film simile "se mi lasci ti cancello" 

 

Mi ricollego anche a questo commento perché ieri, preso da smania, forse sono riuscito a trovare una soluzione. Ho di fatto inventato un nuovo concetto, ossia che il cervello ogni volta che elabora un particolare ricordo nella mente cosciente vi associa un certo tipo di emozioni. In seguito, ogni volta che torna rielaborare quel ricordo, procede lungo lo stesso percorso, plasmando le stesse emozioni. Il farmaco va a posizionarsi su questo percorso "tracciando" le emozioni (infatti è mirato verso alcune emozioni negative come tristezza o malinconia) e inibendo il ricordo. La maggior parte delle persone rimangono con il proprio ricordo ma, essendo esso privo di emozioni, il cervello lo tralascia, come se fosse un'immagine derivata da un sogno. In altri individui, invece, il ricordo viene coperto del tutto. 

Ovviamente, ogni qualvolta sia presente un richiamo empirico a quel ricordo, esso torna per forza di cose alla luce ma le emozioni restano comunque inibite. Se la morte di una persona cara è l'oggetto della rimozione e si viene a contatto con una foto, ad esempio, il ricordo di essa riemerge ma senza caratteristiche emotive. E questo avviene anche con uso del farmaco per quella stragrande maggioranza della popolazione i cui ricordi diventano una "immagine da sogno". Per gli altri, invece, è necessario che ci sia la sospensione dell'assunzione, altrimenti nemmeno il richiamo empirico farà rievocare il ricordo. 

 

Mi scuso per la complessità della cosa, immaginatevi io che ho dovuto spiegarlo in un capitolo pensando all'ipotetico lettore haha. Aldilà di ciò che mi sono inventato, comunque, l'ispirazione principale sul funzionamento viene dalla (poche) conoscenza che possiedo sull'azione dei farmaci antidepressivi. 

 

In ultimo, una cosa divertente. Conosco "Se mi lasci ti cancello" di fama ma non l'ho mai visto e temo la visione per paura di scoprire di aver copiato senza averne le intenzioni :facepalm:

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Quesito che rientra negli atavici dubbi che da sempre affliggono schiere di autori: lo spiegone. Spiegone sì o spiegone no? Nel caso del tuo romanzo – pur sapendone poco o niente – con la prudenza sempre dovuta direi più no che sì. Non so niente sul protagonista/protagonisti della tua fabula e quindi mi esprimo per sommi capi:

 

1. I personaggi sono attendibili?

2. Quale la loro formazione?

3. Hanno una competenza per mettersi lì a dare al lettore gli strumenti per comprendere come funziona questo straordinario farmaco [che io comprerei subito]?

4. È davvero necessario che il lettore sappia come funziona il farmaco?

 

Alla fine del ’700 il reverendo Stone creò un infuso servendosi della corteccia del salice bianco e una volta somministrato a decine dei suoi parrocchiani affetti da stati febbrili scoprì che l’infuso attenuava la febbre. Ma – qui il bello della storia – il reverendo non sapeva perché il farmaco [l'Aspirina] funzionava.

 

Riflettiamo su una semplice questione; nella vita di tutti i giorni sappiamo forse come agisce ogni farmaco che assumiamo? In linea di massima direi proprio di no. Come e perché funziona  un oppiaceo, quale la differenza tra benzodiazepina e imidazopiridina? In concreto e in dettaglio; come funzionano? Perlopiù ingolliamo la sostanza preoccupandoci solo che il farmaco funzioni e il dolore e la malattia scompaiano. Ma ampliamo la questione: chi sa come funziona la centralina della propria automobile? Io no di certo. Giro la chiave e l'auto mi porta dove desidero andare. E lo spinterogeno? Che roba è? Come funziona esattamente il frigorifero? Ma chi se ne frega, l'importante è che funzioni e duri il prima possibile.

 

Dove voglio arrivare? Voglio arrivare a dire che nel tuo caso credo, ma ripeto, con prudenza, che il farmaco del tuo romanzo non necessiti di spiegazioni troppo dettagliate. L'avevo scritto pure in un altro thread sugli spiegoni; spesso si può andare al sodo ed eluderli: perché Superman ha i superpoteri? Viene da Krypton e lì sono tutti così, fine della storia.

 

 

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Ciao @Kindrom

 

Ho letto il tuo interessante quesito.

Premesso che non mi intendo di farmacologia, ma amo il genere fantasy e fantascienza, il problema che hai riscontrato è alquanto complesso quanto interessante.

Innanzi tutto occorre dare un nome appropriato a questo farmaco, un nome evocativo.

Poi i suoi effetti. Io so che anche una famosa pastiglia per il mal di testa (non nomino la marca…) può avere effetti gravi su alcuni individui che non la tollerano, mentre è tollerata dalla maggior parte degli altri. Nonostante faccia bene, ha degli effetti secondari.

(Tra l’altro la casa farmaceutica mi pare sia la stessa che in tempo di guerra produceva il gas dei campi di concentramento… e qui si aprirebbero interessanti  quanto drammatici scenari).

Il tuo farmaco, chiamiamolo X, potrebbe avere effetti selettivi, nel senso che pur essendo efficace di massima, potrebbe avere effetti contrari in una minima parte delle persone che dovrebbero usufruirne.

Efficace in che modo?

Poniamo che si voglia rimuovere il ricordo della morte dei propri genitori, solo il ricordo, non che non si abbiano mai avuti dei genitori. Ma come  si potrebbe giustificare la vita successiva dei soggetti che hanno cancellato quel ricordo? Non vedrebbero comunque i loro genitori e prima o poi si porrebbero delle domande. A meno che il farmaco X non li faccia vivere in una sorta di limbo dei ricordi, ma non avrebbe molto senso.

Questa situazione mi ha ricordato molto il bellissimo romanzo di fantascienza Solaris, di Stanislaw Lem, che penso tu abbia già letto, in caso contrario te lo consiglio. Ma non guardare il film, è fatto da americani che non hanno capito il senso filosofico di Lem, che era polacco e aveva altre intenzioni.

In due parole Solaris è un pianeta liquido senziente macon il quale è impossibile la comunicazione e gli astronauti che vi stazionano vedono materializzarsi all’interno della loro stazione scientifica persone a loro care, anche morte. Pur rendendosi conto che non è possibile, la somiglianza è troppo perfetta… da qui diversi comportamenti…

Ad ogni modo io non farei agire questo farmaco in maniera univoca.

Nel senso che, sempre per continuare con l’esempio dei genitori, alcuni individui, dopo preso il farmaco riuscirebbero a metabolizzare che i loro genitori sono vivi e vegeti e che li aspettano da qualche parte,  accontentandosi di vivere con questo pensiero, mentre per altri dopo un certo tempo sarebbe impossibile agganciarsi al solo ricordo dei genitori in vita e vorrebbero vederli.

Da queste discrepanza potrebbero nascere degli interessanti conflitti sociali nel romanzo,  tra  i soggetti “positivi” e “negativi” inserendosi nell’ulteriore conflitto di coloro che sono a favore e coloro che sono contro il farmaco X, generando ulteriori conflitti fra diversi personaggi, metodologie e filosofie, dai quali potresti ricavare abbondanza di materiale per descrivere anche una saga, a mio parere.

 

 

 

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1 minuto fa, Ace ha scritto:

Quesito che rientra negli atavici dubbi che da sempre affliggono schiere di autori: lo spiegone. Spiegone sì o spiegone no? Nel caso del tuo romanzo – pur sapendone poco o niente – con la prudenza sempre dovuta direi più no che sì. Non so niente sul protagonista/protagonisti della tua fabula e quindi mi esprimo per sommi capi:

 

1. I personaggi sono attendibili?

2. Quale la loro formazione?

3. Hanno una competenza per mettersi lì a dare al lettore gli strumenti per comprendere come funziona questo straordinario farmaco [che io comprerei subito]?

4. È davvero necessario che il lettore sappia come funziona il farmaco?

 

Alla fine del ’700 il reverendo Stone creò un infuso servendosi della corteccia del salice bianco e una volta somministrato a decine dei suoi parrocchiani affetti da stati febbrili scoprì che l’infuso attenuava la febbre. Ma – qui il bello della storia – il reverendo non sapeva perché il farmaco [l'Aspirina] funzionava.

 

Riflettiamo su una semplice questione; nella vita di tutti i giorni sappiamo forse come agisce ogni farmaco che assumiamo? In linea di massima direi proprio di no. Come e perché funziona  un oppiaceo, quale la differenza tra benzodiazepina e imidazopiridina? In concreto e in dettaglio; come funzionano? Perlopiù ingolliamo la sostanza preoccupandoci solo che il farmaco funzioni e il dolore e la malattia scompaiano. Ma ampliamo la questione: chi sa come funziona la centralina della propria automobile? Io no di certo. Giro la chiave e l'auto mi porta dove desidero andare. E lo spinterogeno? Che roba è? Come funziona esattamente il frigorifero? Ma chi se ne frega, l'importante è che funzioni e duri il prima possibile.

 

Dove voglio arrivare? Voglio arrivare a dire che nel tuo caso credo, ma ripeto, con prudenza, che il farmaco del tuo romanzo non necessiti di spiegazioni troppo dettagliate. L'avevo scritto pure in un altro thread sugli spiegoni; spesso si può andare al sodo ed eluderli: perché Superman ha i superpoteri? Viene da Krypton e lì sono tutti così, fine della storia.

 

 

 

La mia paura più grande è, difatti, quella dello spiegone. Non voglio dare quella sensazione di "ora ti passo tutte le informazioni che ti servono", che sinceramente non trovo per nulla positiva.

 

Il problema di fondo è che: 

 

1) La società è divisa sull'uso del farmaco e l'inizio della storia mostra come questa divisione sia arrivata al culmine, sfociando nella violenza

 

2) Il farmaco è diffuso enormemente a livello mondiale

 

3) Il protagonista non solo è un assiduo utilizzatore ma anche un giornalista che ha seguito lo sviluppo fin dal principio e che si è sempre schierato a favore dell'utilizzo.

 

4) Il farmaco e il suo conseguente boom, unito ad un altro evento strettamente collegato, ha portato a grandi modifiche nel panorama economico mondiale, rendendo la multinazionale che l'ha creato più potente di molti singoli Stati e capace di influenzarne le scelte politiche. 

 

Tutti questi elementi mi hanno sempre fatto pensare che almeno una infarinatura di base sia necessario darla. Vero è che non amo lo spiegone ma non vorrei nemmeno lasciare quasi totalmente all'oscuro un ipotetico lettore che si trova davanti ad una cosa che, comunque, non è proprio semplice da afferrare. 

 

Tra parentesi, anche io lo comprerei subito :D

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6 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Ciao @Kindrom

 

Ho letto il tuo interessante quesito.

Premesso che non mi intendo di farmacologia, ma amo il genere fantasy e fantascienza, il problema che hai riscontrato è alquanto complesso quanto interessante.

Innanzi tutto occorre dare un nome appropriato a questo farmaco, un nome evocativo.

Poi i suoi effetti. Io so che anche una famosa pastiglia per il mal di testa (non nomino la marca…) può avere effetti gravi su alcuni individui che non la tollerano, mentre è tollerata dalla maggior parte degli altri. Nonostante faccia bene, ha degli effetti secondari.

(Tra l’altro la casa farmaceutica mi pare sia la stessa che in tempo di guerra produceva il gas dei campi di concentramento… e qui si aprirebbero interessanti  quanto drammatici scenari).

Il tuo farmaco, chiamiamolo X, potrebbe avere effetti selettivi, nel senso che pur essendo efficace di massima, potrebbe avere effetti contrari in una minima parte delle persone che dovrebbero usufruirne.

Efficace in che modo?

Poniamo che si voglia rimuovere il ricordo della morte dei propri genitori, solo il ricordo, non che non si abbiano mai avuti dei genitori. Ma come  si potrebbe giustificare la vita successiva dei soggetti che hanno cancellato quel ricordo? Non vedrebbero comunque i loro genitori e prima o poi si porrebbero delle domande. A meno che il farmaco X non li faccia vivere in una sorta di limbo dei ricordi, ma non avrebbe molto senso.

Questa situazione mi ha ricordato molto il bellissimo romanzo di fantascienza Solaris, di Stanislaw Lem, che penso tu abbia già letto, in caso contrario te lo consiglio. Ma non guardare il film, è fatto da americani che non hanno capito il senso filosofico di Lem, che era polacco e aveva altre intenzioni.

In due parole Solaris è un pianeta liquido senziente macon il quale è impossibile la comunicazione e gli astronauti che vi stazionano vedono materializzarsi all’interno della loro stazione scientifica persone a loro care, anche morte. Pur rendendosi conto che non è possibile, la somiglianza è troppo perfetta… da qui diversi comportamenti…

Ad ogni modo io non farei agire questo farmaco in maniera univoca.

Nel senso che, sempre per continuare con l’esempio dei genitori, alcuni individui, dopo preso il farmaco riuscirebbero a metabolizzare che i loro genitori sono vivi e vegeti e che li aspettano da qualche parte,  accontentandosi di vivere con questo pensiero, mentre per altri dopo un certo tempo sarebbe impossibile agganciarsi al solo ricordo dei genitori in vita e vorrebbero vederli.

Da queste discrepanza potrebbero nascere degli interessanti conflitti sociali nel romanzo,  tra  i soggetti “positivi” e “negativi” inserendosi nell’ulteriore conflitto di coloro che sono a favore e coloro che sono contro il farmaco X, generando ulteriori conflitti fra diversi personaggi, metodologie e filosofie, dai quali potresti ricavare abbondanza di materiale per descrivere anche una saga, a mio parere.

 

 

 

 

Ciao, neanche a farlo apposta ma era proprio quello a cui avevo pensato (diversificare gli effetti in base alla suscettibilità individuale). Trovi l'ultima delle mie idee in qualche post più su. Diciamo che il clima del romanzo è molto rovente e anche quello a cui accenni ci rientra in pieno. Chi si schiera contro il farmaco (o una parte di essi, insomma) sostiene che la vita preveda inevitabili sensazioni negative e che porre un blocco alla totalità di esse non possa essere una soluzione praticabile. Il mondo si chiede se è giusto che venga posto un limite a ricordi di gioventù, ad esempio, o a quelle sensazioni prettamente malinconiche che hanno anche un sentore positivo per molti (credo che buona parte della migliore arte venga dalla malinconia). 

 

 

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@Kindrom

Potresti infatti far iniziare il romanzo magari con due personaggi antagonisti, fautori dei diversi pensieri circa gli effetti del farmaco.

Su questi personaggi poi costruire un variegato e per forza di cosa complesso intreccio. Ad esempio il personaggio contrario al farmaco chiederebbe  segretamente di applicarlo per una persona a lui cara che ha avuto un lutto o una vicenda drammatica. Ad esempio la sua fidanzata ha subito una violenza e lui tenta di fare l'impossibile per fargliela cancellare dalla mente, conscio però che il farmaco potrebbe non avere gli effetti desiderati e la situazione potrebbe complicarsi e peggiorare.

Da qui poi gli sviluppi potrebbero essere molteplici e tutti molto affascinanti, a mio parere, creando ulteriori storie, sia individuali che collettive.

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@Kindrom

da quanto capito, tranne che in alcuni soggetti, si cancella solo l'aspetto emotivo. Questo si fa già con l'ipnosi, per esempio. E, come dice Dyskolos, può avvenire del tutto naturalmente. In generale poi col tempo  l'aspetto emotivo si affievolisce, sarebbe quindi un farmaco da usare con persone che hanno problemi come depressione o disturbo post traumatico. Se non ci sono le emozioni negative si possono benissimo lasciare quelle positive. Per esempio: morte di persona cara, non sono più annientata dal dolore della perdita ma ricordo tutti i momenti belli passati con lei. Che comunque è quello che dovrebbe succedere nella normalità. Mi verrebbe da dirti di osare di più, visto che è fantascienza.

Secondo me, dovresti vederlo il film, perchè se poi è troppo simile comunque non è bello. :( A me l'hanno raccontato e ho letto la trama ma non l'ho visto. Ti dico solo che avevano escogitato un intervento pseudo chirurgico in cui si eliminavano i ricordi spiacevoli, ma totalmente. In pratica, nel caso del lutto, per te, quella persona non sarebbe mai esistita. E potevi proprio decidere quale ricordo specifico eliminare. Non credo che si fossero impegnati molto nel film a spiegare scientificamente come ci erano riusciti, anche perchè, per ora, non sembra possibile una cosa del genere

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@Kindrom hai mai pensato di virare verso un chip cerebrale al posto del farmaco? Immagina la società del 14° millennio che si divide sull'impianto di questo chip cerebrale, il farmaco ricorda troppo da vicino le droghe che abbiamo già oggi

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2 ore fa, Kindrom ha scritto:

l'ispirazione principale sul funzionamento viene dalla (poche) conoscenza che possiedo sull'azione dei farmaci antidepressivi. 

 

 

Di' la verità, pensavi agli SSRI?

Be', non sarebbe una cattiva idea. Potresti proporre un'evoluzione fantascientifica di questi farmaci, in grado di modificare la concentrazione di generiche "sostanze" nel cervello. Come diceva @leopard, al momento non si possono inibire singoli ricordi, ma sostanze (neurotrasmettitori, ecc…) un po' sì. Allora non parlare di emozioni in questa fase, ma di sostanze fisiche. Chi vuole, nel tuo mondo, si fa modificare chirurgicamente il cervello e si fa montare sulla testa un apparecchio che regola queste sostanze e, di conseguenza, non è più soggetto a emozioni (chiamiamoli "guelfi"). Altri invece rifiutano l'apparecchio e rimangono umani in preda alle emozioni (chiamiamoli "ghibellini"). Così nel tuo mondo si genera un conflitto tra guelfi e ghibellini, che hanno anche forme diverse (i guelfi non hanno l'apparecchio montato sulla testa). Come ti pare?;)

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Avevo pensato a degli impianti neurali ma lì la mia paura è di dover includerne degli altri aldilà di quello per la memoria e non voglio rendere il mondo come appare in "neuromante" se conoscete il romanzo. Al massimo sarebbe una tecnologia alle prime armi ma comunque mi immagino il lettore che si chiede: "diavolo, se puoi installarti chip nel cervello per modificare la memoria perché non la vista a raggi x?" 

 

Un po' esasperato ma spero renda come esempio. La fantascienza nella mia idea è solo una forma di contesto, il romanzo tende ad avere altri temi e anche altri generi. 

 

19 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

Di' la verità, pensavi agli SSRI?

Be', non sarebbe una cattiva idea. Potresti proporre un'evoluzione fantascientifica di questi farmaci, in grado di modificare la concentrazione di generiche "sostanze" nel cervello. Come diceva @leopard, al momento non si possono inibire singoli ricordi, ma sostanze (neurotrasmettitori, ecc…) un po' sì. Allora non parlare di emozioni in questa fase, ma di sostanze fisiche. Chi vuole, nel tuo mondo, si fa modificare chirurgicamente il cervello e si fa montare sulla testa un apparecchio che regola queste sostanze e, di conseguenza, non è più soggetto a emozioni (chiamiamoli "guelfi"). Altri invece rifiutano l'apparecchio e rimangono umani in preda alle emozioni (chiamiamoli "ghibellini"). Così nel tuo mondo si genera un conflitto tra guelfi e ghibellini, che hanno anche forme diverse (i guelfi non hanno l'apparecchio montato sulla testa). Come ti pare?;)

 

Per la questione dell'apparecchio neurale vedi sopra mentre mi hai beccato per quanto concerne gli SSRI. L'idea che avevo pensato era quello di un farmaco che "studiasse" il percorso che collega centri della memoria e reazioni emotivi e poi si ponesse su quel percorso, bloccandolo. Più o meno è un meccanismo che somiglia a quello degli inibitori della ricaptazione della serotonina 

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Più che dubbio di trama io mi porrei dei dubbi a livello scientifico. Quindi ho alcune considerazioni in generale:

1. Prendere farmaci non è una questione di moralità (a meno che non si parli di un qualche tipo di abuso che mi pare di aver capito che ci sia), quindi l'opinione della società è irrilevante. Quello che importa è:
a)Il gioco vale la candela? Ovvero: gli effetti benefici del farmaco superano gli eventuali effetti collaterali? Ovviamente direi di sì se è stato commercializzato (presumibilmente).

b)A chi viene prescritto questo farmaco? A persone che hanno subito eventi traumatici? Se sì quali? Quali controindicazioni avrebbe? Esiste un concreto rischio di abuso? Quanto dovrebbe durare una terapia standard? Considera che presumibilmente il protagonista dovrebbe seguire anche un percorso psicoterapeutico, in modo da imparare a gestire il trauma, dubito che gli venga prescritto senza che ci abbia almeno provato.

c)Se sussiste un rischio di abuso, in che modo i personaggi che ne abusano riescono ad ottenerlo? Ne esiste una versione sottobanco più o meno similare (es. come qualcuno che dopo essere diventato dipendente da oppiodi prescritti passa all'eroina perché i primi sono troppo costosi)? La politica è al corrente di questo tipo di abuso? E la comunità scientifica? Quali azioni vengono prese per ridurre il fenomeno?

2. I farmaci hanno una grande variabilità. Quello che per me è tollerabile come dosaggio eccetera può non esserlo per un'altra persona, quindi non è nemmeno detto che il ricordo o l'emozione negativa in questione venga eliminato totalmente, potrebbe essere che o ne venga rimosso solo una minima parte, oppure che ci sia un effetto paradossale, e che quindi la persona finisca con più problemi di quelli con cui ha incominciato.

Considerato tutto, dubito che con un semplice lutto a una persona qualsiasi che prima era in un buona salute mentale gli venga prescritto il farmaco, considerando che esistono altre opzioni (psicoterapia, antidepressivi...) più sicure. Credo che una cosa del genere verrebbe prescritta solo a persone con gravi problemi di salute mentale che non rispondono comunque alle terapie standard. Ti consiglio di cercare un po' come funziona la ricerca e l'approvazione dei nuovi farmaci, è un processo molto interessante e molto complicato. Per quanto riguarda l'abuso di farmaci negli USA sono passati dal prescrivere troppi oppiacei al non prescriverne nemmeno a malati cronici, con le conseguenze che puoi immaginare. Se vuoi dare un tocco di realismo è un'altra cosa su cui ci si può informare, perché il funzionamento è molto credibile. Ma considera anche che il nostro sistema sanitario non permette di essere corrotto in quella maniera.

Rispondendo alle tue domande: a meno che il tuo protagonista non sia un nerd, uno scienziato o qualcosa di simile dubito che si interessi dell'azione del farmaco, spiegarne la funzione a livello approssimativo può andare per me. Comunque un farmaco del genere è stato teorizzato varie volte, imho qualcosa su internet si può trovare di utile, anche solo come spunto.

Io eviterei la storia degli impianti per via di quello che ho spiegato sopra, mi sembra un po' troppo, ecco. Ma il farmaco è assolutamente credibile di per se, solo non perderti nei dettagli: non penso che una spiegazione in questo caso sia necessaria, solo spiega cos'è e cosa fa.

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5 minuti fa, Purrpendicular ha scritto:

Più che dubbio di trama io mi porrei dei dubbi a livello scientifico. Quindi ho alcune considerazioni in generale:

1. Prendere farmaci non è una questione di moralità (a meno che non si parli di un qualche tipo di abuso che mi pare di aver capito che ci sia), quindi l'opinione della società è irrilevante. Quello che importa è:
a)Il gioco vale la candela? Ovvero: gli effetti benefici del farmaco superano gli eventuali effetti collaterali? Ovviamente direi di sì se è stato commercializzato (presumibilmente).

b)A chi viene prescritto questo farmaco? A persone che hanno subito eventi traumatici? Se sì quali? Quali controindicazioni avrebbe? Esiste un concreto rischio di abuso? Quanto dovrebbe durare una terapia standard? Considera che presumibilmente il protagonista dovrebbe seguire anche un percorso psicoterapeutico, in modo da imparare a gestire il trauma, dubito che gli venga prescritto senza che ci abbia almeno provato.

c)Se sussiste un rischio di abuso, in che modo i personaggi che ne abusano riescono ad ottenerlo? Ne esiste una versione sottobanco più o meno similare (es. come qualcuno che dopo essere diventato dipendente da oppiodi prescritti passa all'eroina perché i primi sono troppo costosi)? La politica è al corrente di questo tipo di abuso? E la comunità scientifica? Quali azioni vengono prese per ridurre il fenomeno?

2. I farmaci hanno una grande variabilità. Quello che per me è tollerabile come dosaggio eccetera può non esserlo per un'altra persona, quindi non è nemmeno detto che il ricordo o l'emozione negativa in questione venga eliminato totalmente, potrebbe essere che o ne venga rimosso solo una minima parte, oppure che ci sia un effetto paradossale, e che quindi la persona finisca con più problemi di quelli con cui ha incominciato.

Considerato tutto, dubito che con un semplice lutto a una persona qualsiasi che prima era in un buona salute mentale gli venga prescritto il farmaco, considerando che esistono altre opzioni (psicoterapia, antidepressivi...) più sicure. Credo che una cosa del genere verrebbe prescritta solo a persone con gravi problemi di salute mentale che non rispondono comunque alle terapie standard. Ti consiglio di cercare un po' come funziona la ricerca e l'approvazione dei nuovi farmaci, è un processo molto interessante e molto complicato. Per quanto riguarda l'abuso di farmaci negli USA sono passati dal prescrivere troppi oppiacei al non prescriverne nemmeno a malati cronici, con le conseguenze che puoi immaginare. Se vuoi dare un tocco di realismo è un'altra cosa su cui ci si può informare, perché il funzionamento è molto credibile. Ma considera anche che il nostro sistema sanitario non permette di essere corrotto in quella maniera.

Rispondendo alle tue domande: a meno che il tuo protagonista non sia un nerd, uno scienziato o qualcosa di simile dubito che si interessi dell'azione del farmaco, spiegarne la funzione a livello approssimativo può andare per me. Comunque un farmaco del genere è stato teorizzato varie volte, imho qualcosa su internet si può trovare di utile, anche solo come spunto.

Io eviterei la storia degli impianti per via di quello che ho spiegato sopra, mi sembra un po' troppo, ecco. Ma il farmaco è assolutamente credibile di per se, solo non perderti nei dettagli: non penso che una spiegazione in questo caso sia necessaria, solo spiega cos'è e cosa fa.

 

Ciao, rispondo alla tue domande che mi danno spunti interessanti anche per parlare un po' del resto della storia. 

 

1 a) Gli effetti benefici superano quelli negativi perché non sono presenti effetti collaterali oltre ai classici di qualsiasi tipo di farmaco. Sono presenti effetti collaterali specifici ma solo in presenza di un eccessivo consumo che non riguarda la maggior parte degli utilizzatori. 

1 b) Il farmaco è totalmente sicuro dal punto di vista della salute e il potere detenuto dall'azienda fornitrice consente spesso di andare oltre la necessità di una prescrizione. Si è arrivati ad un punto dove è naturalmente venduto alla pari dell'aspirina. Tuttavia, le proteste del fronte contrario al farmaco hanno portato alla regolamentazione  di una quota limite per individuo. Il rischio di abuso sussiste ma non è contemplato per la stragrande maggioranza della popolazione perché i suoi effetti si ottengono a concentrazioni più che gestibili. Il problema sovviene in individui come il protagonista che, pur di non avere il minimo contatto con i ricordi che hanno preferito "eliminare" si ingozzano senza soluzione di continuità. 

1 c) La comunità scientifica è schierata contro ma la sua voce è piuttosto isolata. La politica, invece, conta poco a livello effettivo. I grandi interessi sono manovrati da multinazionali come quella dietro il farmaco e il farmaco stesso, con la sua enorme mole di vendite, è stato uno dei fattori per accelerare un processo che era comunque già in atto da anni. Esistono Stati che si oppongono comunque, ma lo fanno perché c'è qualcuno di diverso che ne manovra gli interessi. 

 

2) Esatto. Il farmaco è effetto dipendente se esiste questo termine. Più ricordi hai bisogno di coprire più hai bisogno di assumerne sebbene e nessuno ti vieta di prendertene una più che discreta quantità. 

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5 minuti fa, Kindrom ha scritto:

1 b) Il farmaco è totalmente sicuro dal punto di vista della salute e il potere detenuto dall'azienda fornitrice consente spesso di andare oltre la necessità di una prescrizione. Si è arrivati ad un punto dove è naturalmente venduto alla pari dell'aspirina

Dove è ambientato il romanzo? Perché in Italia una cosa del genere (o in paesi che hanno un sistema sanitario pubblico) è molto difficile che una cosa del genere accada e ti spiego anche il perché. Quando un farmaco deve essere commercializzato in questi paesi in genere il governo contratta con l'azienda farmaceutica il prezzo del farmaco dato che è fondamentalmente esso che la paga, quindi non può superare un determinato costo. Poi passa tutto nelle mani di chi di competenza (istituto superiore di sanità se non vado errata) che ne stabilisce la casistica su cui va prescritto, si valutano i vari dosaggi eccetera. Puoi anche essere dio in terra, ma se proponi di far pagare una farmaco uno sproposito senza che ce ne sia una ragione il governo scuote la testa e fa "nope". Dovrebbe riuscire corrompere un bel po' di persone, e anche se ci riuscisse non è detto che la cosa durerebbe (banalmente più persone partecipano al complotto più è probabile che venga smascherato).

Quello che tu descrivi è possibile ad esempio negli Stati Uniti, dove a pagare le cure sono altre compagnie private o i pazienti cash alla mano (come si dice). Dato che il governo non mette un "tetto" al prezzo del farmaco nessuno ti impedisce di farlo pagare salato nè di corrompere i medici per prescriverlo più del dovuto (come è successo per gli oppiacei o come quella storia sul farmaco per la toxoplasmosi prescritto perlopiù ai malati di AIDS che è passato da 12$ a 600$, oppure l'insulina... ma ce ne sarebbero miliardi di casi simili).

 

14 minuti fa, Kindrom ha scritto:

Il farmaco è effetto dipendente se esiste questo termine. Più ricordi hai bisogno di coprire più hai bisogno di assumerne sebbene e nessuno ti vieta di prendertene una più che discreta quantità.  

Per questo di consiglio di studiare alcuni farmaci che richiedono un certo lasso di tempo perché abbiano effetto, in modo da essere più accurato possibile. Ad esempio gli SSRI richiedono fino a quattro settimane per iniziare a fare effetto, oppure certi antipsicotici o stabilizzanti dell'umore.  Non essendo un medico di più non posso dirti.
Comunque cerca di distinguere tra dipendenza fisica, psicologica e necessità di mantenimento. Ci devono essere dei presupposti perché nasca una dipendenza (e il tuo protagonista sembra avere le caratteristiche giuste, comunque su wikipedia ci sono elencati i sintomi estratti dal manuale diagnositico dei disturbi mentali, dovrebbero aiutarti a caratterizzarlo bene), prendere un farmaco tutti i giorni di per sé non è un fattore di rischio.
Io prendo un farmaco che se smettessi domani inizierei a stare male perché il mio corpo ci si è "abituato"(si vede che le mie conoscenze scientifiche si sono limitate a questo, dovrei riempire il buco), ma non ne sono dipendente, non ne ho bisogno a livello psicologico, nel senso, non andrei a cercarlo né mi metterei nei guai per ricominciare a prenderlo.

 

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4 minuti fa, Purrpendicular ha scritto:

Dove è ambientato il romanzo? Perché in Italia una cosa del genere (o in paesi che hanno un sistema sanitario pubblico) è molto difficile che una cosa del genere accada e ti spiego anche il perché. Quando un farmaco deve essere commercializzato in questi paesi in genere il governo contratta con l'azienda farmaceutica il prezzo del farmaco dato che è fondamentalmente esso che la paga, quindi non può superare un determinato costo. Poi passa tutto nelle mani di chi di competenza (istituto superiore di sanità se non vado errata) che ne stabilisce la casistica su cui va prescritto, si valutano i vari dosaggi eccetera. Puoi anche essere dio in terra, ma se proponi di far pagare una farmaco uno sproposito senza che ce ne sia una ragione il governo scuote la testa e fa "nope". Dovrebbe riuscire corrompere un bel po' di persone, e anche se ci riuscisse non è detto che la cosa durerebbe (banalmente più persone partecipano al complotto più è probabile che venga smascherato).

Quello che tu descrivi è possibile ad esempio negli Stati Uniti, dove a pagare le cure sono altre compagnie private o i pazienti cash alla mano (come si dice). Dato che il governo non mette un "tetto" al prezzo del farmaco nessuno ti impedisce di farlo pagare salato nè di corrompere i medici per prescriverlo più del dovuto (come è successo per gli oppiacei o come quella storia sul farmaco per la toxoplasmosi prescritto perlopiù ai malati di AIDS che è passato da 12$ a 600$, oppure l'insulina... ma ce ne sarebbero miliardi di casi simili).

 

 

 

Hai ragionissima, conosco il sistema anche perché ho avuto modo di studiarlo all'università. Devi però considerare che non parliamo di un farmaco coperto dal sistema sanitario nazionale ma di un prodotto venduto esternamente perché, dopotutto, si tratta di una soluzione "di comodo". O almeno, io ho pensato di risolvere il problema così, spero possa funzionare come soluzione. 

 

Infatti la quota limite che viene imposta per individuo passa tramite votazione al parlamento europeo, altrimenti, se fosse stato sotto controllo del sistema sanitario pubblico dei singoli Stati, essi avrebbero potuto porvi un limite senza necessità di discuterne. 

 

Comunque, mi sono preso alcune piccole libertà per il contesto socio-eco-politico perché non volevo ambientarlo troppo avanti nel futuro (per non spingermi nei campi della fantascienza più spinta) ma volevo comunque dipingere un mondo che, sebbene non sia propriamente quello di oggi, credo possa essere una realtà alla quale non siamo purtroppo così distanti. 

 

Il romanzo si ambienta in diverse parti d'Europa ma principalmente in Italia comunque ;)

 

 

 

11 minuti fa, Purrpendicular ha scritto:

Per questo di consiglio di studiare alcuni farmaci che richiedono un certo lasso di tempo perché abbiano effetto, in modo da essere più accurato possibile. Ad esempio gli SSRI richiedono fino a quattro settimane per iniziare a fare effetto, oppure certi antipsicotici o stabilizzanti dell'umore.  Non essendo un medico di più non posso dirti.
Comunque cerca di distinguere tra dipendenza fisica, psicologica e necessità di mantenimento. Ci devono essere dei presupposti perché nasca una dipendenza (e il tuo protagonista sembra avere le caratteristiche giuste, comunque su wikipedia ci sono elencati i sintomi estratti dal manuale diagnositico dei disturbi mentali, dovrebbero aiutarti a caratterizzarlo bene), prendere un farmaco tutti i giorni di per sé non è un fattore di rischio.
Io prendo un farmaco che se smettessi domani inizierei a stare male perché il mio corpo ci si è "abituato"(si vede che le mie conoscenze scientifiche si sono limitate a questo, dovrei riempire il buco), ma non ne sono dipendente, non ne ho bisogno a livello psicologico, nel senso, non andrei a cercarlo né mi metterei nei guai per ricominciare a prenderlo.

 

 

Sì anche questo farmaco non da una vera e propria dipendenza psicologica se non il tuo craving personale nel rivolerlo prendere per la paura che i ricordi comincino a tornare. Ci sono alcuni effetti potenti che si manifestano quando smetti di prenderlo dopo che ne hai assunto grandi quantità ma quelli sono pura invenzione mia quindi non avrebbe neanche senso che ne ricerchi l'attendibilità scientifica. 

 

Esattamente come gli SSRI anche questo mio farmaco presenta un periodo di attivazione, diciamo, poi la durata di tale periodo è soggettiva ma ho fatto in modo che si attesti attorno alla tre settimane. 

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3 minuti fa, Kindrom ha scritto:

Devi però considerare che non parliamo di un farmaco coperto dal sistema sanitario nazionale ma di un prodotto venduto esternamente perché, dopotutto, si tratta di una soluzione "di comodo". O almeno, io ho pensato di risolvere il problema così, spero possa funzionare come soluzione.  

Potresti nel caso farlo "passare" come integratore: essi devono solo dare dimostrazione di non essere dannosi e non devono seguire il resto delle regole imposte ai farmaci, è un mercato molto florido, con poche o nessuna regolamentazioni.
Questo credo che risolverebbe il resto dei problemi. Oppure puoi sempre privatizzare il SSN, non mi sembra una cosa del tutto impossibile e irrealistica (purtroppo) allo stato attuale delle cose.

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Potresti far si che questo farmaco sia in realtà costituito da nanosonde che, una volta introdotte nel corpo, individuerebbero i percorsi neurali associati ai ricordi/emozioni che si vogliono sedare (magari la prima volta che si prende il farmaco è necessario, con uno psichiatra, rivivere quel ricordo in modo che le nanosonde lo possano riconoscere)

A quel punto le nanosonde si attaccherebbero ai neuroni in questione e impedirebbero al ricordo e alle emozioni correlate di presentarsi spontaneamente, mentre nel caso di stimoli (es. fotografia del caro defunto) ne depotenzierebbe l'effetto emotivo, lasciando una sensazione di distacco.

 

Dato che le nanosonde si deteriorano in fretta, anche a causa dell'azione del sistema immunitario, è necessario prendere il farmaco con frequenza (senza la seduta psichiatrica, le nanosonde di rinforzo riconoscono il percorso già preso di mira dalle nanosonde iniziali).

 

Magari in alcuni stati non sarebbe considerata necessaria la prima assunzione con lo psichiatra, nonostante il rischio che le nanosonde non riconoscano bene dove attaccarsi o, peggio, vadano a colpire altri percorsi neurali.

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7 ore fa, The Van ha scritto:

Potresti far si che questo farmaco sia in realtà costituito da nanosonde che, una volta introdotte nel corpo, individuerebbero i percorsi neurali associati ai ricordi/emozioni che si vogliono sedare (magari la prima volta che si prende il farmaco è necessario, con uno psichiatra, rivivere quel ricordo in modo che le nanosonde lo possano riconoscere)

A quel punto le nanosonde si attaccherebbero ai neuroni in questione e impedirebbero al ricordo e alle emozioni correlate di presentarsi spontaneamente, mentre nel caso di stimoli (es. fotografia del caro defunto) ne depotenzierebbe l'effetto emotivo, lasciando una sensazione di distacco.

 

Dato che le nanosonde si deteriorano in fretta, anche a causa dell'azione del sistema immunitario, è necessario prendere il farmaco con frequenza (senza la seduta psichiatrica, le nanosonde di rinforzo riconoscono il percorso già preso di mira dalle nanosonde iniziali).

 

Magari in alcuni stati non sarebbe considerata necessaria la prima assunzione con lo psichiatra, nonostante il rischio che le nanosonde non riconoscano bene dove attaccarsi o, peggio, vadano a colpire altri percorsi neurali.

 

Ciao, devo dire che questa è un'idea che mi ispira parecchio e alla quale non avevo pensato. Si integrerebbe bene anche con ciò che ho già scritto 

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io vedo anche un altro problema. Questo farmaco sarebbe utilizzato da chi soffre di disturbo post traumatico  e si tratta di una piccola percentuale della popolazione. La depressione è decisamente più diffusa ma non tutti i depressi ne trarrebbero giovamento, praticamente solo quelli che vivono una complicazione del lutto, per la morte di qualcuno o un abbandono, ma non sono la maggioranza e magari ne farebbero uso solo per un breve periodo. Uno che ha perso il lavoro, per esempio, potrebbe non soffrire per la perdita in sè ma magari starebbe male pensando al futuro e al lavoro che non riesce  più a trovare, per non parlare di tutte le forme endogene o che comunque non dipendono da un brutto ricordo. Quindi se il farmaco interessasse un 10-15% della popolazione non sarebbe un grande problema sociale. La maggior parte della gente non si interessa a cosa c'è dentro gli psicofarmaci, nè in altri farmaci, specialmente se riguarda poche persone malate. Però potresti immaginare una  società dove, per esempio, un evento traumatico ha sconvolto gran parte della popolazione rendendo difficile la sopravvivenza della società stessa. 

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11 minuti fa, leopard ha scritto:

io vedo anche un altro problema. Questo farmaco sarebbe utilizzato da chi soffre di disturbo post traumatico  e si tratta di una piccola percentuale della popolazione. La depressione è decisamente più diffusa ma non tutti i depressi ne trarrebbero giovamento, praticamente solo quelli che vivono una complicazione del lutto, per la morte di qualcuno o un abbandono, ma non sono la maggioranza e magari ne farebbero uso solo per un breve periodo. Uno che ha perso il lavoro, per esempio, potrebbe non soffrire per la perdita in sè ma magari starebbe male pensando al futuro e al lavoro che non riesce  più a trovare, per non parlare di tutte le forme endogene o che comunque non dipendono da un brutto ricordo. Quindi se il farmaco interessasse un 10-15% della popolazione non sarebbe un grande problema sociale. La maggior parte della gente non si interessa a cosa c'è dentro gli psicofarmaci, nè in altri farmaci, specialmente se riguarda poche persone malate. Però potresti immaginare una  società dove, per esempio, un evento traumatico ha sconvolto gran parte della popolazione rendendo difficile la sopravvivenza della società stessa. 

 

Ciao, interessante la questione che sollevi. Nella mia idea ho pensato che questo farmaco, slegato da ogni sorta di controllo, sia preso per qualsiasi aspetto che va da cose serie come la rimozione di traumi a banali rimozioni ad esempio storia d'amore fallite o ricordi che generino malinconia. 

 

Anche la noia, in quanto emozione negativa portatrice di possibili problemi, viene rimosso dal farmaco e questo è l'uso che ne viene fatto da molti dei consumatori. Veniva usato sul posto di lavoro, ad esempio, per dimenticarsi allegramente la routine alienante del lavoro moderno.

 

Insomma, i suoi effetti non si limitano ai traumi o alla depressione, ho citato questi perché sarebbero gli usi più seri e mediaticamente più rilevanti 

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2 ore fa, Kindrom ha scritto:

 

Ciao, interessante la questione che sollevi. Nella mia idea ho pensato che questo farmaco, slegato da ogni sorta di controllo, sia preso per qualsiasi aspetto che va da cose serie come la rimozione di traumi a banali rimozioni ad esempio storia d'amore fallite o ricordi che generino malinconia. 

 

Anche la noia, in quanto emozione negativa portatrice di possibili problemi, viene rimosso dal farmaco e questo è l'uso che ne viene fatto da molti dei consumatori. Veniva usato sul posto di lavoro, ad esempio, per dimenticarsi allegramente la routine alienante del lavoro moderno.

 

Insomma, i suoi effetti non si limitano ai traumi o alla depressione, ho citato questi perché sarebbero gli usi più seri e mediaticamente più rilevanti 

quindi un abuso, per cui alcuni lo assumono al più piccolo disagio? Mi viene in mente un vecchio esperimento psicologico  fatto al computer, per cui, senza memoria (ma andrebbe bene anche la mancanza di memoria del dolore) , non si impara e ... non vincono più i "buoni". Se qualcuno mi inganna e mi fa del male ma dimentico il dolore non lo combatto più. Non so se può essere utile questo spunto , ma potrebbe venire fuori, ad un certo punto,  un mondo dove gran parte della popolazione è sostanzialmente carne da macello. Sicuramente ci può essere molto da esplorare, interessante!

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6 ore fa, leopard ha scritto:

quindi un abuso, per cui alcuni lo assumono al più piccolo disagio? Mi viene in mente un vecchio esperimento psicologico  fatto al computer, per cui, senza memoria (ma andrebbe bene anche la mancanza di memoria del dolore) , non si impara e ... non vincono più i "buoni". Se qualcuno mi inganna e mi fa del male ma dimentico il dolore non lo combatto più. Non so se può essere utile questo spunto , ma potrebbe venire fuori, ad un certo punto,  un mondo dove gran parte della popolazione è sostanzialmente carne da macello. Sicuramente ci può essere molto da esplorare, interessante!

 

Diciamo che è un po' la posizione filosofica di colore che si sono schierati contro :D

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Per puntualizzare e magari far uscire anche qualche spunto:

Quota

una società dove, per esempio, un evento traumatico ha sconvolto gran parte della popolazione rendendo difficile la sopravvivenza della società stessa. 

Questa frase mi ricorda tantissimo ciò che successo in Watchmen. Per chi non l'ha visto in breve (senza spoiler) dopo un disastro di portata mondiale dove milioni di persone muoiono in una sola botta, la società viene bombardata da farmaci e sistemi non convenzionali (non so come spiegarvela questa :asd: insomma, si mettono a contatto con del nastro argenteo) per bloccare uno dei sintomi che questo disastro ha portato anche alle generazioni successive.

 

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Il 5/1/2020 alle 22:31, Kindrom ha scritto:

 

Diciamo che è un po' la posizione filosofica di colore che si sono schierati contro :D

potrebbe essere interessante.  Se qualcun altro assumesse l'altra posizione,  potremmo farti da "modelli"!:D

 

13 minuti fa, Kotobi ha scritto:

Per puntualizzare e magari far uscire anche qualche spunto:

Questa frase mi ricorda tantissimo ciò che successo in Watchmen. Per chi non l'ha visto in breve (senza spoiler) dopo un disastro di portata mondiale dove milioni di persone muoiono in una sola botta, la società viene bombardata da farmaci e sistemi non convenzionali (non so come spiegarvela questa :asd: insomma, si mettono a contatto con del nastro argenteo) per bloccare uno dei sintomi che questo disastro ha portato anche alle generazioni successive.

 

Oh! non lo conosco!:s

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