Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Eudes

[N2019-2A] Lisa & Andrea

Post raccomandati

Traccia 2: Un rumore dalla porta accanto (ma anche dal piano di sotto o quello di sopra)

Genere: sentimentale

 

commento

 

Lisa, nuda sul letto, i capelli lunghi e ricci sparsi disordinatamente sul cuscino, con un sorriso malizioso si preparava ad accogliere il corpo del marito quando Andrea avvertì, come un debole mormorio, un frammento di musica classica. Per un attimo pensò che qualcuno potesse aver occupato l’appartamento al piano di sopra, da anni sfitto, ma infoiato com’era non ci badò troppo.

Si avvicinò alla moglie e iniziò a mordicchiarle le labbra quando un sonoro schiaffo lo raggiunse.

«Che ho fatto?» chiese Andrea, preoccupato di aver agito con eccessiva foga.

«Provaci ancora e ti taglio le palle!»

«Qual’ è il problema?»

«E hai pure il coraggio di chiedermelo! Stai cercando di violentarmi, porco!» disse, spingendo con tutte le forze il corpo di Andrea, tanto da farlo cadere.

«Ahò, piano!» gridò Andrea, rialzandosi. «Se ti è passata la voglia bastava dirlo.»

«La voglia, con te? Ah no, guarda, bello mio, ti sbagli proprio. Io con te la voglia non ce l’ho mai avuta. Non sei proprio il mio tipo. E ora fuori dalla mia stanza!» intimò Lisa.

«Eh no, eh. Va bene andare in bianco, ma fammi dormire, almeno! È ancora il mio letto questo» poi aggiunse, conciliante «Amò, ho fatto qualcosa di sbagliato? Possiamo parlarne, se vuoi.»

«Cosa? Senti, bello, prendi le tue cose e vattene. Ti lascio dormire sul divano per stanotte. Ma, entro domani, fuori dalla mia casa e dalla mia vita.»

Andrea si rassegnò a dormire sul divano, brontolando di avere una moglie pazza.

 

L’indomani fu risvegliato da un bacio sulla guancia e un invitante profumo di caffè.

«La colazione è pronta. Sempre a fare le ore piccole davanti alla tv, tu. Proprio ieri che avevo una voglia. Guarda che se continui così mi faccio l’amante, eh» aggiunse con dolcezza, per fargli intendere che stava scherzando.

«Ma se sei stata proprio tu a cacciarmi!»

«Figurati! Te lo sarai sognato!»

 

Episodi del genere divennero sempre più frequenti. Andrea considerò che la moglie potesse essere bipolare ma, più che cambiamenti umorali, Lisa cambiava proprio personalità.

Come allora, a volte neanche lo riconosceva come marito.

A nulla serviva mostrare mostrare le foto del matrimonio.

«Vabbé, oggi con Photoshop di certi giochini sono capaci tutti. Non credo ti avrei mai sposata, neanche sotto tortura. Guarda, mi spiace dirtelo, ma sei proprio l’ultimo uomo della Terra con cui andrei a letto.»

 

Fortunatamente, queste crisi non duravano mai tanto. Il più delle volte passavano con la notte. Tuttavia si protraevano abbastanza a lungo da provocare danni.

A volte Lisa, come se si ritenesse una novella studentessa universitaria, spendeva soldi in costosissimi libri di medicina imponendogli notti in bianco per aiutarla a preparare esami che non avrebbe mai dato.

 

In altre si produceva in acutissimi esercizi di riscaldamento vocale, atteggiandosi a famosa cantante lirica che si allenava per una prima, rompendo non poco i timpani a lui e ai vicini, incapaci di capire l’essenza della vera arte. Eppure Lisa aveva sempre odiato tanto la lirica quanto la musica classica!

 

In quelle circostanze diventava una donna viziata che si sbarazzava di tutti gli oggetti più economici che c’erano in casa, ritenendo degni di lei solo quelli più pregiati e i vestiti firmati.

Abiti che poi trasfigurava completamente, per renderli più in linea con la moda del momento, quando la sua personalità acquistava connotazioni più giovanili. Li rendeva quindi dei microscopici brandelli di stoffa pregiata che ben poco lasciavano all’immaginazione

 

«Sei uno stronzo! Non posso credere che tu abbia ridotto così il mio vestito preferito.»

«Almeno ti ricordi com’è accaduto?»

«No, ma non puoi che essere stato tu. Ci siamo solo noi qua. E io ci tenevo troppo per fargli anche solo una piega. Ma guarda che me lo ricompri, eh! Il minimo che tu possa fare per farti perdonare… ammesso che voglia perdonarti.»

 

Eppure di una cosa Andrea era sicuro: la moglie cambiava personalità subito dopo che lui sentiva quel brano musicale. Non si capiva da dove provenisse. Aveva immaginato dal piano di sopra, ma si era informato ed era ancora sfitto. Tutte le volte che glielo aveva chiesto, Lisa aveva giurato di non aver sentito nulla. Andrea si era chiesto se dipendesse dal fatto che aveva appena cambiato personalità o se piuttosto significasse che, effettivamente, non c’era nessuna musica.

Si convinse che fosse proprio così. Le note erano tutte nella sua testa e, come una premonizione, lo avvertivano: da lì a poco ci sarebbero stati guai.

 

Un giorno confidò la faccenda al suo collega Fulvio. Per lui il mistero aveva una soluzione più razionale.

«Ah bello mio, non è la musica a cambià tu’ moglie. È la segatura che te ritrovi dentro al cervello a non farti arrende’ all’evidenza! Le donne so’ tutte cooosì, tutte! Nun se ne salva una! A loro piacerebbe: e la colazione a letto, che cucini pure a pranzo ché non c’hanno tempo, la sera esse’ portate fuori a cena… e poi? la notte so’ incazzate nere che hanno magnato troppo e stanno a ingrassà pe’ colpa tua. Se lamentano che nessuno glie’ da retta. E te credo, famo un favore sia a noi che a loro.»

 

Le prime volte quegli sbalzi caratteriali avevano indisposto non poco Andrea, poi imparò a farci l’abitudine. Era, a suo modo, come viaggiare nel tempo, a follie adolescenziali in cui lei lo trascinava e che lui non si concedeva più da anni. Era sì come avere per moglie una pazza sclerotica che non faceva che prosciugargli il portafoglio e finire nei guai per cose che neanche le piacevano ma, in qualche modo, era anche sentire la paura di perdere la donna che amava e il piacere di ritrovarla ogni volta. Un modo per non darla per scontata. Tutte le volte che Lisa gli diceva che con lui non sarebbe mai finita a letto Andrea, più che demoralizzarsi, prendeva quelle parole come una sfida: la voglia di farla innamorare ancora.

 

Finché un giorno suonarono il campanello. Un ragazzo con due gattini in braccio si presentò alla porta.

«Buongiorno, sono Marco. L’appartamento del piano di sopra era di mia nonna. Ne ho preso possesso da stamattina ma l’ho trovato già occupato. Da questi simpatiche bestiole» disse, mostrando due micetti impauriti e miagolanti «li ho chiamati Fred & Ginger perché non facevano che giocare intorno alla manovella di un carillon. Divertentissimi, sembravano balletti a suon di musica. Ma non posso tenerli. Vi andrebbe di prenderne uno? Sono molto affettuosi.»

Andrea accettò, mostrando un insolito interesse persino per il carillon di cui il ragazzo parlava. Lo persuase a venderglielo.

Scoprì così che il carillon riproduceva la passacaglia e tema fugato in do minore di Bach, meglio nota con la sigla bwv 582.

Un brano, scoprì in seguito durante una cena dalla suocera, che Lisa aveva cercato di cancellare dalla memoria, dal giorno in cui aveva tentato di suonarlo durante un’esibizione scolastica al teatro comunale quando, per l’emozione, aveva fatto una pessima figura davanti a tutta la città.

 

Quando Andrea si presentò a Lisa col micio e il carillon spiegandole tutta la faccenda, lei chiese:

«Davvero sono stata così volubile questi mesi? Come hai fatto a sopportarmi?»

Nella sua testa ancora ronzavano i mille problemi affrontati, dal conto prosciugato alle notti in bianco, persino la macchina distrutta. Ma preferì cavarsela con una citazione di Whitman piuttosto che dare adito a nuovi litigi:

Eravamo insieme, tutto il resto l’ho scordato.

 

Una notte, due mesi dopo.

Andrea si sveglia di soprassalto. Vede sua moglie Lisa, tutta agghindata, che si sta truccando. Guarda il carillon. Impolverato, nessuno lo tocca da tempo. Guarda il micio che lo fissa a sua volta.

«Cosa fai?» chiede alla moglie.

«La vita non ti viene a cercare mentre stiamo a poltrire. Esco. Vado incontro alla gente, al divertimento, ai sogni, alla luna.»

Andrea guarda l’orologio: le 4.00 del mattino.

«Ho capito, vai incontro ai guai» considera Andrea. «Ti accompagno» si rassegnò.

E, vestendosi, nelle orecchie ancora gli risuonano le parole di Fulvio:

 

«T’ho detto io che n’era il carillon! So ‘e donne a esse’ proprio così!»

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Eudes, bentrovato! 

13 ore fa, Eudes ha scritto:

«Qual’ è il problema?»

qual è, ti è sfuggito ', sicuramente un errore di battitura. 

13 ore fa, Eudes ha scritto:

«E hai pure il coraggio di chiedermelo!

Vi vedrei meglio un punto di domanda. 

 

13 ore fa, Eudes ha scritto:

Da questi simpatiche bestiole»

queste, refuso

13 ore fa, Eudes ha scritto:

che Lisa aveva cercato di cancellare dalla memoria, dal giorno i

via la virgola dopo memoria

 

13 ore fa, Eudes ha scritto:

Una notte, due mesi dopo.

Andrea si sveglia di soprassalto. Vede sua moglie Lisa, tutta agghindata, che si sta truccando. Guarda il carillon. Impolverato, nessuno lo tocca da tempo. Guarda il micio che lo fissa a sua volta.

«Cosa fai?» chiede alla moglie.

«La vita non ti viene a cercare mentre stiamo a poltrire. Esco. Vado incontro alla gente, al divertimento, ai sogni, alla luna.»

Andrea guarda l’orologio: le 4.00 del mattino.

«Ho capito, vai incontro ai guai» considera Andrea. «Ti accompagno» si rassegnò.

E, vestendosi, nelle orecchie ancora gli risuonano le parole di Fulvio:

Perché passi all'improvviso al presente? Forse la prima versione era scritta al presente e poi hai deciso di usare il passato per narrare le vicende di Lisa e Andrea? 

Tolte le minuzie di cui sopra, ho trovato il racconto scorrevole, divertente e piacevole da leggere. Il tema non è forse nuovo, e nemmeno originale, ma lo hai sviluppato in modo accattivante. Ho riso tanto per le follie di Lisa, ma mi ha ispirato anche molta tenerezza. Un bel pezzo. Piaciuto e per quel che mi riguarda promosso! (y) A rileggerci!  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Eudes buongiorno! 

A parte quel "qual'è" già segnalato da Emy a livello linguistico non ho trovato errori e anzi ho adorato l'uso del dialetto romanesco, inevitabilmente mi fa ridere, e così la tensione per il mistero del perchè Lisa cambi comportamento è scemata.

Mi è piaciuta molto l'ipotesi della musica che si trova solo nella testa di Andrea e del Carillon che è l'origine dei colpi di testa della moglie.

l'unica cosa che non ha convinta del tutto è stata la fine, dovrebbe strappare una risata ma secondo me si è conclusa troppo in fretta, come se avessi tagliato dei particolari.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, @Eudes,

non ti ho commentato nella prima tappa: approfitto del fatto che in questa sto con le mani in mano per lasciare qualche commento più approfondito.

 

15 ore fa, Eudes ha scritto:

Qual’ è il problema?

:waaa:

15 ore fa, Eudes ha scritto:

Da questi queste simpatiche bestiole»

 

Non ho trovato altri refusi, ma non so se sia merito tuo o dei tuoi revisori.

Quello che indubbiamente è merito tuo, invece, è la tenerezza del racconto, ironica e rassegnata insieme. L'universo di Andrea è un mondo bizzarro fatto gatti che suonano @bwv582 in appartamenti vuoti (e non si capisce come possano essere ancora vivi, se nessuno sapeva della loro presenza e quindi evidentemente nessuno si è preoccupato di portare loro da mangiare), amici prosaici (che lo prendono in giro anziché offrire un appoggio concreto), mogli che farebbero perdere la pazienza a un santo e @Kuno che si trasferisce al piano di sopra. Eppure Andrea attraversa gli aspetti surreali della vita con stoica accettazione: anziché stabilire che Lisa è pazza e mandarla a quel paese, arriva a sospettare di essere lui il pazzo, poi conclude che in fondo chissenefrega, va bene così, che può adottare un gatto e continuare ad amare sua moglie senza capirla - anzi forse amarla un poco di più proprio per questo.

 

Forse tirerò un po' per i capelli il senso complessivo del racconto, ma quello che io ci ho letto è un invito a non ribellarsi a tutti i costi all'incomprensibile, al bizzarro, all'inatteso (del resto la vita contiene dosi non trascurabili di questa roba) - ma lasciarla fare, ammettere che non avremo mai il pieno controllo di quello che succede, e sorriderci sopra. Non possiamo capire gli altri fino in fondo (né gli altri capiranno fino in fondo noi) per quanto amore e quanto impegno si possa mettere nell'impresa, rimarremo sempre un poco soli a domandarci checcazzostasuccedendomannaggialamiseria? Allora godiamocela finché possiamo.

Se in qualche modo ci ho preso, trovo che (oltre ad essere delizioso) il tuo racconto sia tenero e profondo. Se non ci ho capito nulla, pazienza: è un racconto delizioso lo stesso.

 

P.s: Mi è venuto in mente che la bella Lisa dai capelli ricci potrebbe essere @Lizz, così ci sarebbe anche lei oltre a quelli che ho citato prima. Ma sono sicura che Lizz è in realtà più saggia e ragionevole di tutti noi messi insieme, quindi...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 ore fa, Eudes ha scritto:

«E hai pure il coraggio di chiedermelo! Stai cercando di violentarmi, porco!» disse, spingendo con tutte le forze il corpo di Andrea, tanto da farlo cadere.

 

Ma non si era preparata

17 ore fa, Eudes ha scritto:

ad accogliere il corpo del marito

 

Finisce sempre così.

Rido xD

17 ore fa, Eudes ha scritto:

«Se ti è passata la voglia bastava dirlo.

basta dirlo?

Se ti era passata la voglia bastava dirlo.

 

Vedi tu, come l'hai scritta mi stride. :) 

 

17 ore fa, Eudes ha scritto:

Come allora, a volte neanche lo riconosceva come il marito.

A nulla serviva mostrare mostrare le foto del matrimonio.

 

17 ore fa, Eudes ha scritto:

«Vabbé, oggi con Photoshop di certi giochini sono capaci tutti. Non credo ti avrei mai sposata, neanche sotto tortura. Guarda, mi spiace dirtelo, ma sei proprio l’ultimo uomo della Terra con cui andrei a letto.»

 

Forse è "mai sposato", è lei che parla a lui, no?

Nel frattempo rido...

Mi stai mostrando un universo davvero imbarazzante nella sua veridicità. :) 

 

17 ore fa, Eudes ha scritto:

Una notte, due mesi dopo.

Taglia. Poi specifichi che sono le 4 del mattino. ;) 

 

17 ore fa, Eudes ha scritto:

«T’ho detto io che n’era il carillon! So ‘e donne a esse’ proprio così!»

xD

 

Ribadisco, uno spaccato da contorni irreali assolutamente realistico.

Mi chiedo perché mai tu abbai la necessità di spezzare il testo, una cosa che ti vedo fare sempre. Secondo me frammenta la lettura. Il brano mi è sinceramente piaciuto, usi bene i dialoghi e nell'insieme è tutto molto armonioso.

 

A presto. :) 

:flower:

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

ma, in qualche modo, era anche sentire la paura di perdere la donna che amava e il piacere di ritrovarla ogni volta. Un modo per non darla per scontata. Tutte le volte che Lisa gli diceva che con lui non sarebbe mai finita a letto Andrea, più che demoralizzarsi, prendeva quelle parole come una sfida: la voglia di farla innamorare ancora.

Molto psicoprofondo.

Bel racconto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Molto molto carino, @Eudes. Simpaticamente misogino. 

Spoiler

...hai ragione, è proprio così, ma non ci facciamo sentire troppo che so' paccheri!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie a tutti per i commenti. Rispondo a qualche dubbio.

 

Il 3/1/2020 alle 11:50, Emy ha scritto:

Perché passi all'improvviso al presente? Forse la prima versione era scritta al presente e poi hai deciso di usare il passato per narrare le vicende di Lisa e Andrea? 

In realtà no, mi è venuto così. Forse per evidenziare lo stacco temporale di quel paio di mesi in cui la moglie non ha colpi di testa.

 

Il 3/1/2020 alle 13:00, Marty12 ha scritto:

l'unica cosa che non ha convinta del tutto è stata la fine, dovrebbe strappare una risata ma secondo me si è conclusa troppo in fretta, come se avessi tagliato dei particolari.

Nella mia testa di pezzi ne ho tagliati tanti, ma il pezzo è venuto così più o meno naturale, visto che mentre scrivevo sapevo che altre scene non sarei riuscito a includerle.

 

@mercy 

Il 3/1/2020 alle 14:01, mercy ha scritto:

(e non si capisce come possano essere ancora vivi, se nessuno sapeva della loro presenza e quindi evidentemente nessuno si è preoccupato di portare loro da mangiare

Quand'ero piccolo, ci capitava spesso di partire per le vacanze al mare durante i tre mesi estivi e al ritorno trovare gatte che avevano partorito e portato i loro figli nei posti più assurdi per tenerli al sicuro: sotto cataste di legna, nel garage, nel cofano di un auto. Quindi, chi ha portato loro da mangiare? Immagino li abbia allattati la madre che li ha partoriti, e come ci sia entrata lo lascio alla fantasia del lettore (che sia il comignolo di un camino, la grata di una cappa, un'uscio per gatti creato da precedenti proprietari o vedete voi che altro).

Ovviamente, qui come in altri casi, ho dovuto lasciare che il lettore completasse da solo i tasselli che rendessero più verosimili gli eventi narrati (o lasciare che se ne fregasse), altrimenti tutto non ci stava. 

 

Mentre sul senso complessivo del racconto mi sa che davvero ci hai visto qualcosa in più di quel che avrei voluto dire, ma visto che mi piace quello che hai scritto fingiamo pure che sia così come hai detto tu.

 

Il 3/1/2020 alle 16:03, Ospite Rica ha scritto:

Mi chiedo perché mai tu abbai la necessità di spezzare il testo, una cosa che ti vedo fare sempre.

Non lo so, probabilmente perché leggo spesso da cellulare. Ovvero da un display piccolo.  E, in quei casi, creare dei piccoli blocchi agevola la lettura.

 

Grazie a tutti per la lettura e a chi ha lasciato un commento per le osservazioni mosse.

 

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Amò, ho fatto qualcosa di sbagliato?

Vedrei meglio Amo' invece di Amò.

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

mostrare mostrare le foto del matrimonio.

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

«T’ho detto io che n’era il carillon! So ‘e donne a esse’ proprio così!»

 

Manco l'ombra di maschilismo.

 

Seppur simpatica, ho trovato la trama un po' "tirata per le orecchie", un po' forzata quando tiri in ballo:

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Scoprì così che il carillon riproduceva la passacaglia e tema fugato in do minore di Bach, meglio nota con la sigla bwv 582.

Un brano, scoprì in seguito durante una cena dalla suocera, che Lisa aveva cercato di cancellare dalla memoria, dal giorno in cui aveva tentato di suonarlo durante un’esibizione scolastica al teatro comunale quando, per l’emozione, aveva fatto una pessima figura davanti a tutta la città.

 

In ogni modo la traccia è centrata.

 

Alla prossima.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
21 ore fa, Edu ha scritto:

Simpaticamente misogino. 

 

4 minuti fa, Ljuset ha scritto:

Manco l'ombra di maschilismo.

 

Sicuramente si gioca sul cliché delle donne incomprensibili e contraddittorie. Tuttavia c'è un protagonista che non solo finisce per assecondare la sua donna per amore, ma addirittura vede in quei continui sbalzi di personalità un modo per non darla per scontata e agisce di conseguenza. Aggiungerei che pure in quel svegliarsi alle 4.00 di notte per accompagnarla, convinto che stia solo andando incontro a ulteriori guai, ci sia anche un senso di protezione e tenerezza.

 

Insomma tutto questo maschilismo non ce lo vedo. Certamente lo sarà la battuta, ma il racconto narra anche di una situazione che va nella direzione opposta.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Episodi del genere divennero sempre più frequenti.

È un salto un po' troppo improvviso, secondo me. Capisco benissimo il limite di caratteri, però, almeno secondo me, è interessante la reazione del protagonista anche al secondo e almeno al terzo episodio. So che in tal caso sarebbe impossibile, dato il limite, però ti consiglio di rimaneggiare almeno un po' la frase evidenziata per addolcire il passaggio

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

E, vestendosi, nelle orecchie ancora gli risuonano le parole di Fulvio:

 

«T’ho detto io che n’era il carillon! So ‘e donne a esse’ proprio così!»

Apprezzo il finale simpatico, però secondo me non si adatta molto bene al tono del resto del racconto, un po' più serio

In ogni caso, ho apprezzato molto. Mi è sembrato di cogliere una certa sintonia con I morti di Joyce~

A presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Eudes

 

Userò il tuo racconto per un commento approfondito, utile per postare. Spero di esserti d'aiuto in qualche modo con le mie considerazioni. 

 

Ti premetto che il racconto è molto carino (anche se non molto femminista :angry:) e ben scritto nel complesso. Pertanto le mie non prenderle come correzioni (non sarei neanche capace di correggere) piuttosto come spunti di riflessioni su frasi che mi sono risultate meno lineari o scorrevoli. 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Lisa, nuda sul letto, i capelli lunghi e ricci sparsi disordinatamente sul cuscino, con un sorriso malizioso si preparava ad accogliere il corpo del marito quando Andrea avvertì, come un debole mormorio, un frammento di musica classica. 

Non so, forse è un'idea tutta mia senza nessun fondamento logico, ma una frase così lunga e descrittiva come incipit è poco funzionale. Ottima e "maliziosa" invece l'idea di iniziare dicendo che lei è nuda. Ti propongo una possibile variante, vedi se ti può piacere:

 

Lisa era nuda sul letto. Con un sorriso malizioso attendeva Andrea. Aveva i capelli lunghi e ricci sparsi sul cuscino, pronta ad accogliere il corpo del marito quando Andrea avvertì, come un debole mormorio, un frammento di musica classica. 

 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

qualcuno potesse aver occupato l’appartamento al piano di sopra, da anni sfitto, ma infoiato com’era

L'inciso non è necessario, dal resto della frase si capisce che non è occupato. 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Si avvicinò alla moglie e iniziò a mordicchiarle le labbra quando un sonoro schiaffo lo raggiunse.

Il verbo "avvicinare" è un po' troppo delicato per descrivere la foga del momento. Vedrei meglio un "si lanciò", "si buttò" o simili. 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Io con te la voglia non ce l’ho mai avuta. 

È quasi una poesia. Nel senso che, probabilmente senza volerlo, hai creato delle assonanze molto musicali. Un "con te non ho mai voglia" forse potrebbe risolvere. 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

brontolando di avere una moglie pazza.

Visto che si tratta del primo episodio di "pazzia", forse forse era meglio se esprimevi l'idea che non ci ha capito nulla. 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Proprio ieri che avevo una voglia. 

Non lo so, a me la parola voglia, per dire di voler fare l'amore, proprio non piace. 

Potevi farle dire: proprio ieri che avrei voluto essere coccolata da te. Oppure: proprio ieri sera che ti aspettavo nuda sotto le lenzuola. 

Poi è vero che ogni coppia ha un po' il suo lessico per parlare di intimità, ma a me la parola voglia... Non mi fa venire voglia xD

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Come allora, a volte neanche lo riconosceva come marito.

A nulla serviva mostrare mostrare le foto del matrimonio.

Qui fonderei insieme le due frasi:

 

A nulla serviva mostrare mostrare le foto del matrimonio,  le volte che neanche lo riconosceva come marito.

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Fortunatamente, queste crisi non duravano mai tanto. Il più delle volte passavano con la notte. Tuttavia si protraevano abbastanza a lungo da provocare danni.

A volte Lisa, come se si ritenesse 

La ripetizione della parola volte è facilmente evitabile, cambiando un po' le frasi. 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Ah bello mio, non è la musica a cambià tu’ moglie. È la segatura che te ritrovi dentro al cervello a non farti arrende’ all’evidenza! Le donne so’ tutte cooosì, tutte! Nun se ne salva una! A loro piacerebbe: e la colazione a letto, che cucini pure a pranzo ché non c’hanno tempo, la sera esse’ portate fuori a cena… e poi? la notte so’ incazzate nere che hanno magnato troppo e stanno a ingrassà pe’ colpa tua. Se lamentano che nessuno glie’ da retta. E te credo, famo un favore sia a noi che a loro.»

Questo Fulvio è un mitoxD

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Era, a suo modo, come viaggiare nel tempo, tuffarsi in follie adolescenziali in cui lei lo trascinava e che lui non si concedeva più da anni.

La frase mi sembrava un po' troppo "ricca". 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Era sì come avere per moglie una pazza sclerotica che non faceva che prosciugargli il portafoglio e finire nei guai per cose che neanche le piacevano ma, in qualche modo, era anche sentire la paura di perdere la donna che amava e il piacere di ritrovarla ogni volta.

Ora ho capito come tenermi stretto un uomo! Devo fare la matta! 

Scherzi a parte, la frase è un po' lunghetta, avrebbe bisogno di un punto fermo e meno "che". 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Finché un giorno suonarono il campanello. Un ragazzo con due gattini in braccio si presentò alla porta.

Riformulerei così (vedi se ti può piacere) :

 

Finché un giorno un ragazzo con due gattini suonò alla porta.

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

Buongiorno, sono Marco. L’appartamento del piano di sopra era di mia nonna. Ne ho preso possesso da stamattina ma l’ho trovato già occupato. Da questi simpatiche bestiole

Riformulerei così :

 

Buongiorno, sono Marco. Sono il nuovo inquilino del piano di sopra. Nell'appartamento ho trovato queste simpatiche bestiole

 

Al lettore poco importa se era della nonna o della zia o se è un'affittuario. 

 

Il 2/1/2020 alle 22:05, Eudes ha scritto:

 

 

Nel complesso il racconto è carino, ma as lcune frasi andrebbero asciugate, almeno secondo il mio gusto. Per il resto, I personaggi sono un po' estremizzati, sia nel carattere che nelle reazioni, ma l'intento del racconto è chiaramente una sorta di parodia del rapporto di coppia, per cui va bene così. 

 

Ti ringrazio per la lettura

 

Talia 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×