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Befana Profana

[N2019-2A] Maledetto venerdì 13!

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commento a "L'orologio"

 

Genere: Sentimentale.

Traccia: Superstizione.

 

 

 

La serata era un disastro. Lo era stata sin dal minuto in cui, entrando nel ristorante, aveva scoperto che al tavolo non l’aspettava nessuno: il suo primo vero appuntamento da secoli e il tizio si presentava in ritardo!

Maître e cameriere erano stati più che solleciti, ma nemmeno l’ottimo calice di vino offerto aveva potuto guarirla dall’imbarazzo di quei lunghi attimi in tête-à-tête con una sedia vuota. L’arrivo del cavaliere era stato poi quasi peggio dell’attesa.

«Scusami, ero al telefono con la mia ex. È il suo compleanno, sai com’è… ma non parliamone più.»

Non aveva parlato d’altro. Elena aveva tentato diversi argomenti: il lavoro, i viaggi, le passioni… ma qualunque fosse il tema, finiva per risvegliare in Mauro ricordi della donna che l’aveva lasciato. Pareva avessero fatto di tutto insieme. Beati loro, sospirò silenziosa lei, che con quel pantofolaio di Carlo non si era praticamente mai mossa da casa. Però ora va a passare il capodanno a New York, con quella ragazzina che sembra sua figlia.

Pensare al futuro ex marito le aveva conficcato in gola un raschio fastidioso, che sciacquò via con il vino rimasto nel calice. Intanto, Mauro continuava a spiegare come fosse strano e difficile per lui prepararsi al periodo delle feste senza la persona con cui aveva condiviso la vita per più di dieci anni.

Sapessi io come mi sento meglio, ora che non ce l’ho più in casa, invece, pensò, ma si limitò ad annuire comprensiva e a riempire il proprio bicchiere e quello di lui.

È tutta colpa mia: accettare un invito a cena di venerdì tredici, non poteva certo finire bene! Eppure Mauro le era piaciuto davvero le prime due volte in cui si erano incontrati. Era stata Lara a presentarli: «un cliente dello studio: tornato libero da poco, bello, intelligente e con ancora tutti i capelli in testa; un esemplare raro alla nostra età.»

Elena era andata poco convinta all’aperitivo organizzato dall’amica, ma si era sorpresa ad apprezzare la conversazione di quel bruno alto e cortese, o piuttosto la sua capacità d’ascolto perché, a ripensarci, a quella serata aveva parlato quasi solo lei, felice d’incontrare un uomo che la stesse a sentire. Non come Carlo.

Ed era con gioia sincera che aveva accettato di accompagnarlo alla mostra su Mirò, qualche giorno dopo. L’esposizione e il caffè che l’aveva seguita erano stati deliziosi e Mauro si era rivelato un uomo colto, interessante e sensibile. Troppo sensibile: era con occhi lucidi che evocava ora il primo albero di Natale decorato da solo pochi giorni prima.

Elena decise di affrontare il tutto con filosofia e concentrarsi sui lati positivi: il vino e il cibo. Certo che, l’avesse saputo prima, tutti i preparativi e le torture - come altro chiamarle sennò - a cui si era sottoposta in vista dell’appuntamento, avrebbe potuto evitarseli. Ma l’eccitazione era stata grande: un invito a cena in un ristorante rinomato da un uomo che le piaceva, aveva stentato a crederci. La ruota stava infine girando! Si era fatta dei piani precisi per il dopocena e ci si era voluta preparare per bene.

Ripensò all’imbarazzo provato quando l’estetista aveva cercato di convincerla a una depilazione integrale. «I tempi sono cambiati, gli uomini oggi vogliono il nude, il pelo non tira più.» Elena aveva dovuto battersi per non cedere alle sue insistenze: non riusciva a concepire di ritrovarsi glabra e liscia come una bambina - alla mia età! - Ma aveva comunque accettato una depilazione inguinale decisamente minimalista e innovativa per i suoi criteri, che avrebbe dovuto aprirle le porte di una ritrovata e rinnovata sessualità.

Non stasera, bella mia, questo sarebbe capace di parlarti della ex anche davanti alla tua passera all’ultima moda.

Bevve un nuovo sorso di vino alla salute della ceretta sprecata e fece sparire l’ultima ostrica rimasta nel piatto. Mauro, quanto a lui, fissava il suo con occhi da cane bastonato. Starà rimpiangendo il giorno in cui mangiava ostriche sulla spiaggia in Bretagna, mano nella mano con la sua bella perduta, immaginò Elena, distogliendo lo sguardo per incrociare quello del cameriere venuto a levarle il piatto. L’intensità di quegli occhi e un – involontario? – sfioramento di mani la fecero sussultare. Si soffermò a osservarlo di spalle, diretto alla cucina. Niente male: un po’ giovane per lei, ma se i quarancinquantenni assomigliavano a quello con cui stava cenando, forse avrebbe dovuto seguire l’esempio di Carlo e buttarsi sulle generazioni successive. Ma non stasera che è venerdì tredici: come minimo, scopriresti che è gay.

Sorrise amara: non che si ritenesse superstiziosa, ma quando le prove si accumulano, bisogna arrendersi all’evidenza. Carlo era nato un tredici febbraio, un venerdì sera, come amava ripetere la sua adorata mamma. E sempre un venerdì tredici si erano conosciuti, a una serata universitaria dall’alto tasso alcolico. Ed era riuscito a convincerla a sposarsi un tredici di maggio di diciotto anni prima. E che giorno aveva scoperto che le metteva le corna da mesi?

 

«I signori desiderano altro?»

Che Mauro scompaia nel nulla e tu ti sieda al suo posto a cenare con me?

«Volentieri, ma non saprei... cosa ci consiglia? Mauro, tu hai delle preferenze?»

«No, scusami, non ho molto appetito, ma ti terrò compagnia, ordina anche per me.»

«Ci affidiamo a lei: due del miglior piatto della casa.»

Dal sorriso malizioso con cui il cameriere accolse il suo ordine, Elena ebbe il dubbio d’aver lasciato trapelare quanto le sarebbe piaciuto affidargli ben più della scelta del piatto. Un’improvvisa fiammata di rossore le scottò il viso. Colpa del vino!

I tournedos erano davvero eccellenti, non abbastanza per salvare la serata, ma in grado di tirarla un po’ su di morale, soprattutto ora che aveva smesso di ascoltare Mauro. Forse grazie al vino, forse grazie all’allenamento accumulato in anni di noiosissime e inutili riunioni del personale, era in grado di ignorare totalmente, senza darlo a vedere, i piagnistei che gli uscivano dalla bocca.

Le facevano ormai da sottofondo: una sorta di suono acuto e ossessivo, ma innocuo; come quello della campana tibetana con cui la sua capa amava aprire e chiudere le suddette riunioni: «Non sapete quanto faccia bene per sciogliere la tensione, allontanare le energie negative e aprire i chakra.»

Elena non era sicura che la campana… la voce di Mauro potesse esserle di un qualche beneficio, ma almeno non le avrebbe impedito di godersi la fine del pasto e i sorrisi sempre meno discreti del cameriere.

Il dolce, un crumble all’ananas ricoperto di una strepitosa salsina al rum, le fece quasi dimenticare i poteri nefasti del venerdì tredici, almeno fino a quando lo stridio della campana tibetana non si ritrasformò in voce umana che si prodigava in mille scuse.

«Non sai come mi sento in imbarazzo: ho dimenticato il portafogli... l’abitudine, era lei a... ho dimenticato anche le chiavi, per fortuna abito sopra ai miei genitori, hanno un mazzo di scorta. Mio Dio, che vergogna! Non sai come mi sento male...»

Elena dovette trattenersi per non scoppiare in una risata nervosa: maledetto venerdì tredici!

Si mostrò gentile e comprensiva, e cedette alle insistenti richieste di lui di aspettarlo al tavolo mentre correva a casa a cercare il portafogli. Appena esci, pago, scappo e blocco il tuo numero sul cellulare, pensò mentre gli faceva un conciliante cenno di saluto con la mano.

Senza lasciarle il tempo di chiamarlo, il cameriere si avvicinò per consegnarle il porta-conto. Ha ragione, meglio non perdere altro tempo, sbuffò Elena aprendo l’elegante cartellina in cuoio. Dentro, invece dell’addition ci trovò un biglietto scritto a mano.

"La cena è offerta. Non ho potuto salvarti da quel tizio e dall’orrenda serata, ma ammiro l’eleganza con cui hai reagito. Non potevo smettere di guardarti. Permettimi di invitarti fuori domani sera, giuro che non lo rimpiangerai."

Alzò gli occhi verso l’uomo, che accennò un leggero inchino. Ricambiò il sorriso: dopotutto, questo venerdì tredici poteva rivelarsi meno terribile del previsto.

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:) Eccomi da te,  @Befana Profana nel  nel ruolo autoinflitto  ;) di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli)

 

Quota

 

«Scusami, ero al telefono con la mia ex. È il suo compleanno, sai com’è… ma non parliamone più.»

Non aveva parlato d’altro.

Brava a fare questo "dritto e rovescio". Anche in altri casi che seguono.

 

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Elena aveva tentato diversi argomenti: il lavoro, i viaggi, le passioni… ma

virgola

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qualunque fosse il tema, finiva per risvegliare in Mauro ricordi della donna che l’aveva lasciato. Pareva avessero fatto di tutto insieme. Beati loro, sospirò silenziosa lei, che con quel pantofolaio di Carlo non si era praticamente mai mossa da casa. Però ora va a passare il capodanno a New York, con quella ragazzina che sembra sua figlia.

Pensare al futuro ex marito le aveva conficcato in gola un raschio fastidioso, che sciacquò via

che aveva sciacquato via

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con il vino rimasto nel calice. Intanto, Mauro continuava a spiegare come fosse strano e difficile per lui prepararsi al periodo delle feste senza la persona con cui aveva condiviso la vita per più di dieci anni.

Sapessi io come mi sento meglio, ora che non ce l’ho più in casa, invece, pensò, ma si limitò ad annuire comprensiva e a riempire il proprio bicchiere e quello di lui.

È tutta colpa mia: accettare un invito a cena di venerdì tredici, non poteva certo finire bene! Eppure Mauro le era piaciuto davvero le prime due volte in cui si erano incontrati. Era stata Lara a presentarli: «un cliente dello studio: tornato libero da poco, bello, intelligente e con ancora tutti i capelli in testa; un esemplare raro alla nostra età.»

Elena era andata poco convinta all’aperitivo organizzato dall’amica, ma si era sorpresa ad apprezzare la conversazione di quel bruno alto e cortese, o piuttosto la sua capacità d’ascolto perché, a ripensarci, a quella serata aveva parlato quasi solo lei, felice d’incontrare un uomo che la stesse a sentire. Non come Carlo.

Ed era con gioia sincera che aveva accettato di accompagnarlo alla mostra su Mirò, qualche giorno dopo. L’esposizione e il caffè che l’aveva seguita erano stati deliziosi e Mauro si era rivelato un uomo colto, interessante e sensibile. Troppo sensibile: era con occhi lucidi che evocava ora il primo albero di Natale decorato da solo pochi giorni prima.

Forse c'è un refuso temporale, che sia l'ultimo albero di Natale?

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Elena decise di affrontare il tutto con filosofia e concentrarsi sui lati positivi: il vino e il cibo. Certo che, l’avesse saputo prima, tutti i preparativi e le torture - come altro chiamarle sennò - a cui si era sottoposta in vista dell’appuntamento,

virgola da togliere

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avrebbe potuto evitarseli.

 

Non stasera, bella mia, questo sarebbe capace di parlarti della ex anche davanti alla tua passera all’ultima moda.

 

divertente!

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I tournedos erano davvero eccellenti,

meglio i due punti, credo

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non abbastanza per salvare la serata, ma in grado di tirarla un po’ su di morale, soprattutto ora che aveva smesso di ascoltare Mauro. Forse grazie al vino, forse grazie all’allenamento accumulato in anni di noiosissime e inutili riunioni del personale, era in grado di ignorare totalmente, senza darlo a vedere, i piagnistei che gli uscivano dalla bocca.

Le facevano ormai da sottofondo: una sorta di suono acuto e ossessivo, ma innocuo; come quello della campana tibetana con cui la sua capa amava aprire e chiudere le suddette riunioni: «Non sapete quanto faccia bene per sciogliere la tensione, allontanare le energie negative e aprire i chakra.»

Buona anche l'ironia di questo riferimento, visto che c'è la doppia lettura che si possano stimolare i chakra sessuali con le campane tibetane... :D

 

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"La cena è offerta. Non ho potuto salvarti da quel tizio e dall’orrenda serata, ma ammiro l’eleganza con cui hai reagito. Non potevo smettere di guardarti. Permettimi di invitarti fuori domani sera, giuro che non lo rimpiangerai."

Alzò gli occhi verso l’uomo, che accennò un leggero inchino. Ricambiò il sorriso: dopotutto, questo venerdì tredici poteva rivelarsi meno terribile del previsto.

 

Complimenti, @Befana Profana ! (y)

Trovo che tu abbia saputo costruire, senza sbavature e ripetizioni, senza luoghi comuni, un aneddoto che si poteva prestare a tutti questi rischi di scrittura.

Offri una piacevole lettura, oltre che del racconto della cena, anche del corsivo dei  pensieri della protagonista, inseriti nel contesto "comme il faut".

 

CddS Zaza  :saltello:

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57 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Troppo sensibile: era con occhi lucidi che evocava ora il primo albero di Natale decorato da solo pochi giorni prima.

Consiglierei di racchiudere tra virgole "ora".

59 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

- come altro chiamarle sennò -

Non so, il concetto è chiaro, ma non mi suona particolarmente bene. Consiglierei, in forma interrogativa: come chiamarle altrimenti?

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

un invito a cena in un ristorante rinomato da un uomo che le piaceva

Consiglio la virgola dopo "cena" e dopo "rinomato". E i due punti dopo "piaceva". La frase, così, assume un senso quasi di climax per la serie di aspetti positivi che le si prospettavano.

Ecco, visto che se ne parla ogni tanto, nelle discussioni nella sezione Scrivere, io, che non disdegno i doppi due punti (ben usati, si spera!), butto giù la frase come la scriverei:

Ma l’eccitazione era stata grande: un invito a cena, in un ristorante rinomato, da un uomo che le piaceva: aveva stentato a crederci.

Poi: è tutta una qusestioni di gusti e non avrei difficoltà ad ammettere che la tua stessa frase può andare più che bene, come diverse altre forme, variabili per un nulla.

Tipo:

Ma l’eccitazione era stata grande: un invito a cena da un uomo che le piaceva, in un ristorante rinomato. Aveva stentato a crederci.

Insomma, non è per fare i pignoli (anche perché ti dico la mia escludendo che si tratti della soluzione migliore, più leggibile o più sintatticamente corretta), ma per confrontarsi sui nostri modi di scrivere, rileggere, cercare, provare e riprovare. Perché, ti dirò, per me il divertimento della scrittura è proprio quello di rivedere quanto mi è uscito di getto nel momento di ispirazione, rimetterlo in discussione. Provare e riprovare, appunto.

La

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

depilazione inguinale decisamente minimalista

mi ha fatto morire dal ridere! Descrizione fantasticamente efficace per rendere bene il punto di vista di lei.

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Bevve un nuovo sorso di vino alla salute della ceretta sprecata e fece sparire l’ultima ostrica rimasta nel piatto.

Molto bello anche questo. Della serie: disillusioni immanenti e consolazioni di una neo separata-quasi attempata :asd:

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Mauro, quanto a lui, fissava il suo con occhi da cane bastonato.

L'inciso quanto a lui rompe un po' la fluidità della lettura.

Consiglierei:

Quanto a Mauro, fissava il suo con occhi da cane bastonato.

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Sorrise amara: non che si ritenesse superstiziosa, ma quando le prove si accumulano, bisogna arrendersi all’evidenza.

Non è un errore, ma personalmente non amo il verbo "ritenere" nell'accezione di "giudicare", "considerare".

Preferirei un "non che fosse superstiziosa".

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Carlo era nato un tredici febbraio, un venerdì sera, come amava ripetere la sua adorata mamma. E sempre un venerdì tredici si erano conosciuti, a una serata universitaria dall’alto tasso alcolico. Ed era riuscito a convincerla a sposarsi un tredici di maggio di diciotto anni prima. E che giorno aveva scoperto che le metteva le corna da mesi?

Queste non sono solo prove. Questa potrebbe essere considerata la conferma empirica di una legge di natura! ;)

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Le facevano ormai da sottofondo: una sorta di suono acuto e ossessivo, ma innocuo; come quello della campana tibetana con cui la sua capa amava aprire e chiudere le suddette riunioni: «Non sapete quanto faccia bene per sciogliere la tensione, allontanare le energie negative e aprire i chakra.»

Elena non era sicura che la campana… la voce di Mauro potesse esserle di un qualche beneficio, ma almeno non le avrebbe impedito di godersi la fine del pasto e i sorrisi sempre meno discreti del cameriere.

Molto ben gestita la boa. Legata a un ricordo non proprio positivo e traslato, nella sua fastidiosità, al presente di lei.

 

Ho trovato davvero ottimo il finale. Non del tutto incredibile anche in un racconto realistico (nel senso che, scherzi e scongiuri a parte, a un racconto che ruota attorno alla superstizione sarebbe pure concesso di deviare anche un poco nel surreale, richiedendo un contributo in sospensione d'incredulità da parte del lettore). E, corretto per i canoni del genere romantico, sostanzialmente a lieto fine (sebbene aperto, cosa che approvo perché coerente con la caratterizzazione che hai fatto di lei, che resta, anche alla fine, ben lungi dal considerare d'avere già "la pelle dell'orso, da vendere").

 

In definitiva: a parte le pulci che ti ho fatto sulla forma di alcune frasi, l'ho trovato un racconto piacevolissimo da leggere. Divertente, ben scritto, con tema e boa centratissimi. Accoppiare in modo brillante il romantico alla superstizione non mi pare cosa semplicissima. Per i miei gusti ti è riuscito bene.

 

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5 ore fa, queffe ha scritto:

io, che non disdegno i doppi due punti (ben usati, si spera!),

Oh, @queffe, non sai che sorriso si è disegnato sul mio volto leggendo il tuo commento, oggi (in fila alla cassa dell’iper, per la cronaca): io adoro i due punti. Non so dirti quante volte mi è stato rimproverato di usarne troppi. Il paragrafo che hai citato, inizialmente, contava un paio di due punti, che ho ovviamente scremato. Io sono d’accordo con te e trovo che dovrebbero esserci più estimatori dei due punti. 

 

5 ore fa, queffe ha scritto:

Preferirei un "non che fosse superstiziosa".

Sappi che la frase era esattamente questa fino a un paio di riletture dalla pubblicazione, quando all’improvviso ho deciso che era meglio inserire una sfumatura di « non si considerava » 

Forse dovrei rileggermi meno? :) 

Sono felice che il racconto ti abbia divertito, mi sono divertita a scriverlo e grazie d’aver apprezzato l’utilizzo della boa, ti confesso che ne sono piuttosto fiera :lol: 

 

6 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Forse c'è un refuso temporale, che sia l'ultimo albero di Natale?

No, non c’è refuso: intendevo dire che parlava dell’albero decorato di recente, il primo decorato da solo dopo molti anni

 

6 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

visto che c'è la doppia lettura che si possano stimolare i chakra sessuali

Questo lo ignoravo, me lo insegni, ma cade a fagiolo :lol: 

Grazie, @Poeta Zaza, del commento e degli apprezzamenti, e ben ritrovata! 

 

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@Befana Profana ciao, Bef e bentrovata! Ho letto ieri sera questo tuo racconto divertente e frizzante e mi è rimasto impresso nella memoria. Anche dalle mie parti  venerdì 13 è un giorno che porta iella e ai primi tempi qui faticavo a capire perché si usasse invece venerdì 17 (scusa per la digressione)

22 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Troppo sensibile: era con occhi lucidi che evocava ora il primo albero di Natale decorato da solo pochi giorni prima.

Sai che sono fissata, ma quel primo e prima mi disturbano un po'. Potresti, in alternativa, mettere: il primo albero di Natale decorato da solo proprio ieri. 

 

22 ore fa, Befana Profana ha scritto:

non riusciva a concepire di ritrovarsi glabra e liscia come una bambina - alla mia età! - Ma aveva comunque accettato una depilazione inguinale decisamente minimalista e innovativa per i suoi criteri, che avrebbe dovuto aprirle le porte di una ritrovata e rinnovata sessualità.

per me dopo trattino meglio mettere: ma aveva comunque ecc. Qui ho riso di gusto. :asd: 

 

22 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Non stasera, bella mia, questo sarebbe capace di parlarti della ex anche davanti alla tua passera all’ultima moda.

xD

22 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Mauro, quanto a lui, fissava il suo con occhi da cane bastonato.

Mi suona male. Metterei: Quanto a Mauro, fissava oppure Intanto Mauro fissava il suo

 

22 ore fa, Befana Profana ha scritto:

quarancinquantenni

refuso: quarantenni-cinquantenni 

 

Un pezzo brillante. I pensieri in corsivo di Elena sono stati il top! Il finale seppur un pellino irrealistico (ma forse nemmeno del tutto) tira le sorti di una serata partita con il piede sbagliato. Ben caratterizzati i personaggi, ottimo ritmo, un rosa con alto tasso ironico: piaciuto assai. Promossa, per quel che mi riguarda, a pieni voti. Brava, Bef! 

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2 ore fa, Emy ha scritto:

quel primo e prima mi disturbano un po'

Sai che non me n’ero proprio accorta? E ho riletto un tot di volte! Hai perfettamente ragione.

2 ore fa, Emy ha scritto:

Il finale seppur un pellino irrealistico

Ma la smettete di insinuare che sia irrealistico che una fulgida quarantenne possa attizzare un baldo giovane cameriere? Mai sottovalutare il fascino delle tardoneragazze mature ;)

2 ore fa, Emy ha scritto:
Il 2/1/2020 alle 13:34, Befana Profana ha scritto:

quarancinquantenni

refuso: quarantenni-cinquantenni 

nessun refuso, voleva essere un (arguto? Ehm...) neologismo per indicare la fascia d’età del target maschile inseguito da Elena: a metà strada tra i 40 e i 50. Forse avrei dovuto mettere in corsivo anche lui. 

Ciao, @Emy, grazie di lettura e commento 

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2 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Ma la smettete di insinuare che sia irrealistico che una fulgida quarantenne possa attizzare un baldo giovane cameriere? Mai sottovalutare il fascino delle tardoneragazze mature ;)

Mi riferivo per di più alla generosità del baldo giovine :asd: 

4 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

, voleva essere un (arguto? Ehm...) neologismo per indicare la fascia d’età del target maschile inseguito da Elena: a metà strada tra i 40 e i 50. Forse avrei dovuto mettere in corsivo anche lui. 

Non ci avevo pensato. Interessante! Mi piace! 

 

5 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Ciao, @Emy, grazie di lettura e commento 

Grazie a te per la piacevole lettura. Elena è mio mito! :D 

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Ciao @Befana Profana

ho riso davvero di gusto in vari passaggi. Ma davvero di guasto.

 

Il racconto mi sembra scritto bene e pregno di un'ironia diversa da quella di una milf, avrà aiutato la ceretta, avrà aiutato il vino, non saprei.

Grazie per la lettura, fluida e simpatica.

 

Scusa il commento lampo, ma ho ben poco da aggiungere.

Brava! :) 

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Bello, ben scritto e assolutamente divertente da leggere, @Befana Profana :).

 

L'attenzione resta sempre viva, dall'inizio alla fine; c'è ritmo e si stimola la curiosità. Il finale non è per nulla scontato.

 

Scene, dialoghi e pensieri sono così ben descritti che è facile immedesimarsi in Elena e nutrire istinti omicidi per Mauro. L'unica cosa che però stona un po' (secondo un giudizio del tutto personale) è la scelta del giorno. Mi sembra di capire che siamo in un contesto italiano e il venerdì 13 non è esattamente legato alla nostra cultura. Avrei optato per un venerdì 17.

 

Si tratta comunque di una sciocchezza, nulla di che. Per il resto, il tuo racconto mi è piaciuto davvero molto :).

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@Ospite Rica grazie per lettura e commento.

 

@RedInferno, non so se sia il fatto di vivere fuori dall’Italia da tanto che mi distorce i ricordi, ma a me sembra sempre d’aver sentito parlare di venerdì 13. Dici che faccio confusione con il film? Tanto mi sa che per Elena è una data jellata perché la fa pensare all’ex marito :) Grazie mille per lettura e commento

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Il 2/1/2020 alle 13:34, Befana Profana ha scritto:

Ricambiò il sorriso: dopotutto, questo venerdì tredici poteva rivelarsi meno terribile del previsto.

Donna che non perdona. Ho apprezzato la leggerezza  e la velata ironia con cui hai sputo condurre la storia.

 

Non ho appunti da farti,a a parte un "forse non era quello giusto".

 

Continua così e... alla prossima.

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Il 2/1/2020 alle 13:34, Befana Profana ha scritto:

Il pelo non tira più.

Con grande soddisfazione del carro di buoi. Una bella rivincita!

 

Il 2/1/2020 alle 13:34, Befana Profana ha scritto:

Carlo era nato un tredici febbraio, un venerdì sera, come amava ripetere la sua adorata mamma. E sempre un venerdì tredici si erano conosciuti, a una serata universitaria dall’alto tasso alcolico. Ed era riuscito a convincerla a sposarsi un tredici di maggio di diciotto anni prima.

di tredici anni prima

 

Il 2/1/2020 alle 13:34, Befana Profana ha scritto:

"La cena è offerta. Non ho potuto salvarti da quel tizio e dall’orrenda serata, ma ammiro l’eleganza con cui hai reagito. Non potevo smettere di guardarti. Permettimi di invitarti fuori domani sera, giuro che non lo rimpiangerai."

Sì, ma dove e a che ora? Ci sarebbe voluto almeno il numero di telefono.

 

Bravissima, @Befana Profana, hai fatto centro con questo simpaticissimo racconto scritto in modo impeccabile.

Buon anno!

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18 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Dici che faccio confusione con il film? Tanto mi sa che per Elena è una data jellata perché la fa pensare all’ex marito :)

 

Ma no, dopotutto può ricondursi a una percezione del tutto soggettiva di quella data e quindi ci sta :D 

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@Ljuset , grazie mille :)

 

1 ora fa, Macleo ha scritto:
Il 2/1/2020 alle 13:34, Befana Profana ha scritto:

 

Con grande soddisfazione del carro di buoi.

Ormai si depilano anche loro 

1 ora fa, Macleo ha scritto:

tredici anni prima

Non volevo strafare, fino a lì tutto era più che realistico :lol:

Per l’appuntamento col cameriere, all’inizio avevo pensato di fargli semplicemente allietare il dopocena di Elena in questo tragicomico venerdì, ma non volevo finire relegata nella sezione over 18 e ho ripiegato su un vago appuntamento dell’indomani ;)

Grazie mille, Giorgio, e un ottimo inizio d’anno anche a te <3

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Ben scritto e ben strutturato, leggero come si conviene al genere e impreziosito da alcune battute da oscar, una su tutte:

Il 2/1/2020 alle 13:34, Befana Profana ha scritto:

Ma aveva comunque accettato una depilazione inguinale decisamente minimalista e innovativa per i suoi criteri, che avrebbe dovuto aprirle le porte di una ritrovata e rinnovata sessualità.

sto ancora ridendo :D.

Poi il colpo di scena finale, inaspettato, che garantisce anche il lieto fine e colloca il racconto esattamente nel suo genere.

Chapeau, davvero brava: far ridere (senza ricorrere a battute rozze e grossolane) è molto più difficile che far piangere.  

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Ciao, @Befana Profana, ormai ho ribadito in tutte le salse che io e le commedie in salsa romantica abbiamo litigato quando andavamo a scuola e da allora non ci siamo più parlate. Se incontri una qualsiasi tra "Vacanze romane" e "Il diario di Bridget Jones" fingi di non conoscermi, per favore, c'è un motivo se non mi faccio trovare.

Farei però torto al tuo racconto se non ne ammettessi la struttura solida, lo stile misurato (che ormai riconosco come tuo) e l'ironia vivace ma garbata. Tra l'altro, credo che qualunque donna abbia più di trent'anni possa immaginarsi nei panni di Elena e sorridere e rabbrividire allo stesso tempo; io l'ho fatto, in ogni caso.

E, sì, sprecare una ceretta inguinale è un delitto. 

Racconto senza pretese, ma che fa molto bene il suo lavoro. Pollice su.

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Facciamo tutti il tifo per il cameriere. Poi ci fai sapere come è andata. 

Molto carino, @Befana Profana. Scorre via che è un piacere.

 

P. S. Se non ci sentiamo  prima del 6 auguri

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@Befana Profana Bellissimo racconto. Scorrevole, divertente e colmo di ironia.

Porello, sto' Mauro! Ho empatizzato con lui. Va bene la ceretta e tutto, ma mica si fa così :D

 

Il cameriere mi pare un tipo come in questo video :P

 

 

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@Edu, grazie: per te niente carbone, solo dolcissimi dolciumi :)

 

@dyskolos , insomma, pora donna, concediamole un po' più di autostima: immaginiamolo con più classe e sex appeal, il ragazzo :lol: e per Mauro, tutta l'empatia, ma se sei inconsolabile, stattene a piangere da solo, non illudere esseri umani in cerca di se...ntimento ;) grazie del commento e del contributo cinefilo

 

@Marcello ti confesso che su quella perifrasi ho riflettuto a lungo, ho pensato e scartato un sacco di aggettivi, mi limito a citarne 2 in guisa di esempio: depilazione spartana, ma suonava troppo rigido; acconciatura inguinale alla moicana, ma non rendeva... sono felice se la formulazione scelta fa il suo effetto! :) Grazie infinite del commento e delle risate

 

12 ore fa, mercy ha scritto:

Racconto senza pretese,

credo che sia proprio il punto da cui è nato questo racconto: mi sono resa conto che nei contest, e ancor più con il sentimentale come genere imposto, qui è tutto un dilagare (non mi tiro fuori, eh?, faccio parte della tendenza) di cose tragicissime, disgrazie e riflessioni sui massimi sistemi e i mali del mondo e del vivere. Volevo decisamente scrivere un quasirosa senza neanche una lacrima :)

Poi, confesso il mio vizio, le vecchie commedie romantiche mi piacciono, come una tazza di tè caldo con i biscotti alla cannella: più Sabrina o Irma la dolce che Vacanze romane; più Harry ti presento Sally che Pretty Woman, ma ne sono un buon pubblico. Come lettrice frequento invece raramente il genere, ma a scriverlo ogni tanto mi diverto, sbilancio sempre più verso il comico che verso il romantico, ma un piede 41 entrerà sempre meglio in una scarpa da clown che in una scarpetta di cristallo, non posso farci nulla.

Insomma, @mercy, tutto questo spreco di frasi per dire che sono una prolissa inveterata, ma pure che il pollice in su da un'allergica alle commedie romantiche quale sei tu, vale moltissimo. Grazie davvero di lettura e commento. Ti mando anche l'emoji coi cuoricini :love3: tanto per sovraccaricare la dose di smancerie che non ti piacciono :asd:

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