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Stevesteve

Giuditta e Oloferne [revisionato]

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Nuova edizione di un racconto brevissimo, che tiene conto - grazie! - di alcune osservazioni fatte da #Cerusico. [come si tagga un utente? :bash:]

 

_______________________________________________________________________________

Giuditta e Oloferne

 

Giuditta lucida il piatto d’argento. Affila la lama.

 

Si è ben esercitata, è pronta: un colpo solo.

 

Si china a poggiare la spada.

 

Dal basso coglie l’ultimo sguardo di Oloferne.

 

Si rialza.

 

Afferra i capelli di Oloferne con la mano sinistra, con la destra il piatto d’argento.

 

Poggia la testa sul piatto.

 

Va verso lo specchio.

 

Dietro, per questo turno, ci sono Artemisia, Botticelli, Klimt, Caravaggio.

 

Giuditta dice spero che sia venuta bene, stavolta.
_______________________________________________________________________________

Stefano

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Ciao @Stevesteve,

complimenti per il racconto, mi è piaciuto. Molto interessante questo cambio di prospettiva che spinge il lettore a osservare una scena già vista e rivista con occhi nuovi.

Ti segnalo una piccola cosa:

3 ore fa, Stevesteve ha scritto:

Giuditta dice spero che sia venuta bene, stavolta.

Qui io metterei:"Giuditta spera che sia venuta bene, stavolta". Scorre meglio nella lettura.

 

A presto!

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3 ore fa, Alessiomantelli ha scritto:

Ciao @Stevesteve,

complimenti per il racconto, mi è piaciuto. Molto interessante questo cambio di prospettiva che spinge il lettore a osservare una scena già vista e rivista con occhi nuovi.

Ti segnalo una piccola cosa:

Qui io metterei:"Giuditta spera che sia venuta bene, stavolta". Scorre meglio nella lettura.

 

A presto!

Grazie.

L'intenzione è che Giuditta si stia rivolgendo a quelli dietro lo specchio 😊.

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Nuova edizione di un racconto brevissimo, che tiene conto - grazie! - di alcune osservazioni fatte da #Cerusico. [come si tagga un utente?

– o clicchi la chiocciola sul suo nome nel post, oppure digiti la chiocciola e cominci a scrivere il nome. Ti si aprirà un menù a tendina dove troverai il suo nome. Ci clicchi. Taggato.  :) 

 

È la prima volta che ti leggo. Benvenuto nel forum. :) 

Non avevo letto la prima versione del testo, quindi perdonami se qualche considerazione ti è già stata fatta in precedenza.

Trovo il tuo un esperimento interessante e  coraggioso. Comprimi in pochissime frasi, tutte brevi e levigate, cosa che a me piace particolarmente.

Una narrazione che affonda in una storia nota ai più e che quindi può essere adoperata come terreno fertile per la comunicazione narrativa tra autore e lettore, senza che si renda necessaria la creazione di un contesto preciso: sono sufficienti i nomi.

 

In questo scenario ti insinui con frasi nitide e precise. Credo che sia necessità assoluta per una forma come quella che hai scelto la massima precisione linguistica, e mi sembra tu sia riuscito a ottenerlo limando possibili ripetizioni o ambiguità espressive.

La cosa che di sicuro spicca di più, e che più mi colpisce nel tuo testo, è la conclusione.

Lì riesci a dare pieno valore e significato a un racconto così breve e che, di conseguenza, deve necessariamente puntare sulla massima incisività. Altrimenti risulterebbe opaco, vuoto, dimenticabile nello stesso intervallo di tempo utile alla lettura. Invece, col rovesciamento che operi nel finale, strappi un sorriso soddisfatto al lettore e riesci a fornire un taglio nuovo, un’angolazione differente a una storia ben nota.

In generale, trovo che questa tua produzione ben riuscita rispetto a quelle che intuisco essere le tue intenzioni.

Brevità, precisione, colpo a effetto.

Anche la commistione di diversi artisti che assistono alla scena per ritrarla (o almeno, così mi è parso di intenderla) la trovo una trovata carina.

Non so come era il testo nella versione originale, ma in questa credo che raggiunga lo scopo.

Dal punto di vista strettamente formale, ti darei un unico suggerimento. Nella frase conclusiva, al fine di evitare qualsiasi rischio di ambiguità per il lettore, potresti adottare un corsivo per il dialogo, una cosa così: Giuditta dice Spero che sia venuta bene, stavolta.

Volendo, anche nella forma ribaltata: Spero che sia venuta bene, stavolta, dice Giuditta

 

Grazie per la lettura. Alla prossima. E... fiori. :flower:

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grazie @Ospite Rica!

 

Nella versione precedente c'era qualche aggettivo di troppo e l'esplicitazione che si trattava di una specchio finto.

Mi piace la tua proposta per l'ultima frase: non farò qui una terza edizione ;), la salvo sul mio file.

Stefano

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