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Macleo

[N2019-2B] Sfigator 13-17

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Commento

 

Traccia: superstizione

Boa: nel racconto deve comparire una campana tibetana.

Genere: fantastico

 

 

Non avrebbero dovuto trovarsi lì, ma in un quadrante lontano a effettuare ricerche minerarie. Poi una serie infinita di guasti, praticamente a tutti gli apparati, li aveva costretti ad avvicinarsi in cerca di ricambi ad Antigone 307: proprio dove, da molto tempo e con cadenza ormai giornaliera, infuriavano i combattimenti.

Kaan, responsabile della logistica, nonostante l'ora tarda non era ancora riuscito a prendere sonno e adesso stava fumando uno spinello Trock mentre guardava fuori dall'oblò della sua cabina che dava sulla parte interna dell'astronave, fatta ad anello. Poteva vedere chiaramente la luce in quella del comandante, che illuminava una sagoma che andava avanti e indietro senza sosta.

Quando si spense e subito dopo si accese quella della cucina, Kaan decise di raggiungerlo.

Erano le quattro di mattina e, ad eccezione degli uomini della sala comando e del turnista alle trasmissioni, tutto il personale era di riposo e stava dormendo nelle cabine, di certo toccandosi con grande energia i coglioni nel sonno.

Il comandante stava tentando di preparare un caffè con la macchinetta e trasalì, sentendo entrare l’amico. La mano gli scappò e strisciò contro il sottile bordo di metallo, che produsse tra il pollice e l’indice un taglio netto e profondo guaribile in venti giorni, salvo complicazioni.

«Mi scusi, comandante, è stata colpa mia che l’ho fatta sobbalzare.»

«Ma cosa c’entri tu! Tutto quello che succede qua dentro è colpa di quel maledetto nostromo e della sua cazzo di campana tibetana.»

Il comandante aveva proferito le ultime parole a voce bassissima, quasi indistintamente, e Kaan sospirò. Anche solo il nominare quella persona e il suo malefico attrezzo poteva avere conseguenze nefaste. Proprio il suo nome, vale a dire Mortimer, gli saltò involontariamente in mente e, nella frenetica ricerca di metallo antisfiga, toccò d’istinto la macchinetta del caffè – che per misteriosi motivi aveva raggiunto la temperatura di 600 gradi - provocandosi ustioni di grado superiore, che facilmente avrebbero generato a loro volta gravi infezioni.

Quello lì, ricordò Kaan cercando di non pensarlo effettivamente, si era imbarcato alla base di Artak in sostituzione del precedente nostromo che era uscito fuori di testa. Quasi tutti a bordo conservavano qualche oggetto che ricordava loro la vita a terra, e lui aveva mostrato con orgoglio il suo all’equipaggio.

«Si tratta di un antico strumento musicale originario della cultura pre-buddista sciamanica.» aveva pontificato con cognizione «Questa campana è composta da una lega che comprende i sette metalli planetari: argento, ferro, mercurio, stagno, rame, piombo e oro. Sentite che suono celestiale è in grado di emettere, un vero e proprio massaggio sonoro!»

Quindi l’aveva percossa all’interno con un bastone cilindrico rivestito di pelle di camoscio.

Subito i due componenti dell’equipaggio più vicini erano crollati a terra in preda a forti spasmi e, quando si erano rialzati a fatica, avevano realizzato di essere diventati ciechi.

Lui non se n’era curato e ne aveva sfregato il bordo esterno circolare con un percussore in legno rivestito di lana cotta.

«Questa lunga vibrazione poliarmonica favorirà nella vostra mente una vera e propria meditazione sonora con valenza terapeutica. Avvertite la vibrazione profonda dei chakra, sentite come i sovratoni agiscono sui blocchi energetici agevolandone lo scioglimento?»

Mentre l’equipaggio terrorizzato si dava alla fuga, quattro membri non avevano in tempo a guadagnare l’uscita e fiotti di sangue, misto a materia cerebrale, avevano iniziato a sgorgare dalle loro orecchie. Due erano diventati testimoni di Geova e gli altri due erano restati sordi per sempre.

In seguito aveva avuto inizio la sfilza di incidenti che aveva coinvolto in pratica tutto l’equipaggio.

Flanagan, ad esempio, aveva perso la password della cintura di castità elettronica della moglie che, da terra, l’aveva mandato a cagare per sempre, mentre Karpoff aveva accusato terribili dolori al pene.

«Occorre amputarlo, sta marcendo!» gli aveva detto ripetutamente il dottore, e quello ogni volta dava in escandescenze.

«Invece niente amputazione!»

Un giorno aveva cambiato idea, e Karpoff si era profuso in ringraziamenti.

«Aspetta!» aveva concluso il medico «Volevo solo dire che a questo punto basta tirare con un po’ di forza e viene via da solo. Così!»

Ma i problemi non erano stati solo degli uomini. Ogni volta che il nostromo faceva il suo ingresso in qualche locale, ogni volta che qualcuno pronunziava il suo nome o solo lo pensava, ogni volta che i lugubri rintocchi e le vibrazioni si diffondevano nell’astronave, qualcosa di inaspettato e terribile accadeva alle macchine, ai computer e ai circuiti.

Il comandante lo aveva chiamato a rapporto e lui si era presentato con l’immancabile oggetto al seguito.

«Ma la porti sempre con te? Dove l’hai trovata?»

«Appartiene alla mia famiglia da tempo immemorabile e mi accompagnato in tutte le mie missioni. Anche nell’ultima a Sfigator 13-17, dove ci ha sbattuto una terribile tempesta galattica.»

Il comandante sobbalzò. Il pianeta neppure compariva nelle mappe astrali, i telescopi si guardavano bene dall’inquadrarlo e le astronavi allungavano anche di molto le rotte per evitarlo: come prometteva il nome, era un concentrato di sfiga senza pari.

«Però questo non c’è sul tuo curriculum vitae.»

«Non ho avuto tempo di aggiornarlo.» mentì Mortimer.

Ciò spiegava molte cose. Il comandante s’informò scoprendo che nessuno degli altri membri della missione era sopravvissuto e il nostromo era restato con la sua campana molti mesi a contatto con la superficie del pianeta, prima di rimettere in efficienza una navicella spaziale. Più che abbastanza per rimpinzarsi di sfiga dalla testa ai piedi.

Il comandante si era quindi ricordato che McCoy, un ingegnere minerario simpatico ed estroverso, aveva il padre di Denver e la madre di Pozzuoli. Quand’era piccolo, aveva spesso sentito sua nonna utilizzare una filastrocca per tenere a bada il malocchio.

Durante una lunga videoconferenza, la vecchia l’aveva insegnata, sia pure con molte difficoltà, all’equipaggio che era di svariate nazionalità. Non bastava però declamarla, occorreva anche mettere contemporaneamente in atto una specie di balletto che utilizzava gesti scaramantici: dalle corna rivolte verso il basso, all’accarezzamento di gobbe e cornetti, a lanci di sale e pepe alle spalle, all’incrociare le dita, a gesti osceni rivolti al diavolo e al malocchio, allo sfregamento di oggetti in ferro o dei genitali, e così via. Anche chi lavorava temporaneamente fuori dall’astronave aveva imparato ad eseguirlo scrupolosamente all’interno dello scafandro.

Il comandante e Kaan si riscossero dai loro pensieri perché avevano iniziato a udire gli scoppi dei combattimenti e a vedere chiaramente dagli oblò i lampi dei raggi Zeta Zeta e Ketol.

«Comandante» strillò infatti un uomo entrando nella mensa «venga subito in sala comando! Siamo ormai a circa 70.000 mesok dalla base di Antigone 307 e dobbiamo atterrare al più presto. I nostri sistemi sono al collasso.»

Inframmezzati al rumore della battaglia tutto l’equipaggio, radunato in sala comando, sentì distintamente i lugubri rintocchi e le onde vibrazionali della maledetta campana, per cui tutti all’unisono iniziarono il balletto scaramantico della nonna di McCoy mentre strillavano istericamente le parole della litania magica:

 

Aglie, fravaglie e fattura ca nun quaglie,

'uocchie, maluocchie e frutticiell rind' all'uocchie,

corna, bicorna e la sfortuna nun ritorna,

sciò sciò, ciucciuè!!!

 

Ma appena furono nel Quadrante Centrale, già in prossimità dalla base, sul secondo monitor a parete si vide chiaramente un fascio di luce uscire dall'oscurità in un punto a nord ovest e in un attimo l'astronave implose in un infinitesimo spazio compresso di materia e di energia in attesa di successiva destinazione. Non c’era stato nulla da fare: quella volta, come molte altre, la sfiga aveva avuto la meglio sui patetici sforzi degli umani.

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A me la fantascienza in genere non piace, ma questo racconto è strepitoso. Un solo commento lampo per ringraziarti per avermi fatto ridere!

La madre di Pozzuoli è stato il tocco di classe.

E la morale conclusiva ha tutta la dimensione tipica delle verità universali.

 

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6 ore fa, Macleo ha scritto:

spinello

Credo qui manchi un punto. Refusino

 

6 ore fa, Macleo ha scritto:

di certo toccandosi con grande energia i coglioni nel sonno

Grazie per questi momenti 

🤣

 

Vabbè, un Macleo doc. Quando inizi a insistere sui geniali, con i tuoi ricami, non ce n'è per nessuno

Modificato da Edu

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7 minuti fa, Edu ha scritto:
6 ore fa, Macleo ha scritto:

spinello

Credo qui manchi un punto. Refusino

No, si tratta di uno spinello marca Trock, niente punto. Se no, la frase dopo, come farebbe a stare in piedi?

Grazie mille, @Edu, gentilissimo nei complimenti.

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6 ore fa, Macleo ha scritto:

quattro membri non avevano (omissis) in tempo

6 ore fa, Macleo ha scritto:

e mi (omissis) accompagnato in tutte le mie missioni.

probabilmente qui sei stato investito da una vibrazione campanara

 

Un bel balzo temporale, sempre col comun denominatore della sfiga. Dalle falde vesuviane dell'antichità allo spazio intergalattico e futuristico. Dai lapilli al big bang della iattura. A rimanere immutata è la tua vis umoristica.

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Grazie del commento e delle correzioni, @Vincenzo Iennaco. Anche se non ci sono verbi e quant'altro, il cervello quando rilegge ci aggiunge come per magia quello che manca. Se fosse un po' meno intelligente sarebbe molto più facile trovare i refusi. Bisogna aggiungerci un pulsante per la temporanea disattivazione.

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12 ore fa, Macleo ha scritto:

Kaan, responsabile della logistica, nonostante l'ora tarda non era ancora riuscito a prendere sonno e adesso stava fumando uno spinello Trock mentre guardava fuori dall'oblò della sua cabina che dava sulla parte interna dell'astronave, fatta ad anello

 

da nonostante a astronave non c'è punteggiatura e la lettura ne risente. Io avrei cambiato qualcosa. Kaan, responsabile della logistica, nonostante l'ora tarda, non era ancora riuscito a prendere sonno. Adesso stava fumando uno spinello Trock mentre guardava fuori dall'oblò della sua cabina che dava...

 

12 ore fa, Macleo ha scritto:

adesso stava fumando uno spinello Trock mentre guardava fuori dall'oblò della sua cabina che dava sulla parte interna dell'astronave, fatta ad anello

 

Qui il periodo potrebbe essere alleggerito da un'informazione che mi sembra superflua. Potresti finire a cabina. Mentre guardava dall'oblò della sua cabina. Poi nella frase successiva c'è già quello che ci interessa:

 

12 ore fa, Macleo ha scritto:

Poteva vedere chiaramente la luce in quella del comandante, che illuminava una sagoma che andava avanti e indietro senza sosta.

 

Poteva vedere chiaramente la luce in quella del comandante. Illuminava una sagoma che andava... (con il punto elimini il doppio che)

 

12 ore fa, Macleo ha scritto:

sciamanica.» aveva pontificato con cognizione «Questa

 

A regola il punto va dopo la parola "cognizione"

 

12 ore fa, Macleo ha scritto:

non avevano in tempo

 

non avevano fatto in tempo

 

12 ore fa, Macleo ha scritto:

«Occorre amputarlo, sta marcendo!» gli aveva detto ripetutamente il dottore, e quello ogni volta dava in escandescenze.

«Invece niente amputazione!»

Un giorno aveva cambiato idea, e Karpoff si era profuso in ringraziamenti.

 

Passaggio troppo brusco a mio parere. Non capisco se Karpoff dice invece niente amputazione (perché non vuole) o se sia il dottore a dirlo successivamente.

In questo caso farei in modo diverso.

Un giorno però il dottore cambiò idea: «L'amputazione non è più necessaria». E Karpoff...

 

12 ore fa, Macleo ha scritto:

e mi accompagnato in tutte le mie missioni

 

E mi ha accompagnato...

 

Tolte queste cavolate (soprattutto nella prima parte), il racconto entra nel vivo e si legge bene. Riconoscerei il tuo stile anche se i racconti fossero anonimi. Divertente. Ma almeno è schiantato pure il campanaro maledetto?

I personaggi sono molti ma solo accennati. Il protagonista è solo uno e lui è ben delineato, anche se simile a personaggi del suo genere (a iniziare dal Totò de La patente). Almeno tu ci hai fornito una spiegazione su come ha acquisito questo suo potere.

L'ambientazione è ben delineata, il futuro credibile.

La trama c'è, anche se in molti casi sembrano più gag isolate (tipo la password, o l'amputazione del pisello di Karpoff e così via) che una trama unita. Questo da un lato è positivo, perché non annoia, da un lato è negativo perché c'è meno immedesimazione con i personaggi (e meno male!). Buona prova.

 

 

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Grazie, @Ghigo, del commento e delle correzioni che ho puntualmente riportato sul testo originale.

Buon anno!

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Il 30/12/2019 alle 11:09, Macleo ha scritto:

Due erano diventati testimoni di Geova e gli altri due erano restati sordi per sempre.

:D 

Ho riso anche in altri punti :) .

Racconto divertente e ben condotto. L'ambientazione futuristica ben orchestrata, le gag ci sono, ottimo l'inserimento della campana come fulcro del racconto. 

Che dire? Non ho molto altro da aggiungere, piaciuto :D . 

 

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Buongiorno @Macleo e buon 2020.

 

Ho trovato il suo racconto simpatico da leggere e, nonostante qualche refuso e qualche costruzione delle frasi un po' troppo ostica da leggere (cose che ti hanno fatto già notare), mi ha colpito il colpo di genio sull'uso della campana tibetana.

Piaciuto anche lo sviluppo della trama, con la morale finale sulla sfiga che vince sempre; chiudendo un occhio sulla plausibilità di qualche passaggio (es. i due che rimangono sordi dopo aver perso sangue e materia cerebrale dagli orecchi), le faccio i miei più sinceri complimenti. 

 

Alla prossima! (y)

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Ho riso dall'inizio alla fine. In particolare, il mio passaggio preferito è questo:

Il 30/12/2019 alle 11:09, Macleo ha scritto:

fiotti di sangue, misto a materia cerebrale, avevano iniziato a sgorgare dalle loro orecchie. Due erano diventati testimoni di Geova

Grandissimo :D

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Ciao @Macleo

 

Vabbe non te lo dico più : mi fai troppo divertire coi tuoi racconti. Hai una scrittura fresca e lineare che si adatta a meraviglia a stile e contenuti,il tutto messo insieme fa il tuo inconfondibile "marchio di fabbrica".

Il racconto è davvero gradevole e simpatico. La sfiga assorbita dalla permanenza su Sfigator13-17 un colpo di genio, nemmeno sul CV lo ha scritto xD

 

Talia 

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@Macleo

 

Da amante-praticante-suonatore di campane tibetane posso dirti che questo racconto mi è piaciuto molto e mi ha assai divertito.

Ottima e ben dosata ironia-comicità!

Tutto il resto, trama, personaggi etc... regge bene, anche se non di primo piano rispetto all'intento umoristico stesso di tutto il racconto che mi ha conquistato.

Bravo!

 

Una nota di merito in più, secondo me, va proprio ha come hai sfruttato la boa, non relegandola a un "dovere da contest", ma facendola divenire il motore portante delle azioni del racconto stesso!

 

 

Il 30/12/2019 alle 11:09, Macleo ha scritto:

a da tempo immemorabile e mi accompagnato in tutte le mie missioni.

Qui, te l'hanno già segnalato, manca l'ausiliare avere.

 

Il 30/12/2019 alle 11:09, Macleo ha scritto:

a pre-buddista sciamanica.» aveva pon

Se comunque c'è punto all'interno delle virgolette, io sono per la maiuscola dopo...

 

Il 30/12/2019 alle 11:09, Macleo ha scritto:

Non bastava però declamarla, occorreva anche mettere contemporaneamente in atto una specie di balletto che utilizzava gesti scaramantici: dalle corna rivolte verso il basso, all’accarezzamento di gobbe e cornetti, a lanci di sale e pepe alle spalle, all’incrociare le dita, a gesti osceni rivolti al diavolo e al malocchio, allo sfregamento di oggetti in ferro o dei genitali, e così via

Annotazione del tutto personale: hai quasi descritto in toto la danza "antisciagura", però facendo intuire che sia molto più lunga e complicata di così. Giacché ti ci sei soffermato sopra e di caratteri ne hai spesi, secondo me potevi proprio dargli il carattere completo di descrizione... qualcosa come "si partiva dalle corna rivolte verso il basso... poi seguiva..." come dire: descrivere tutta la danza per come è, momento dopo momento, e non in maniera "caotica"... non so se mi sono spiegato.

 

Ciao!

 

 

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Una boccata di ossigeno per quando la tristezza allunga troppo la mano. 

Nel titolo c'è l'essenza per un grande classico dell'umorismo, ma tu lo hai affrontato in modo decisamente originale, anzi geniale!

Dopo la seconda lettura aggiungerei anche un perbacco!

Grazie @Macleo, mi ci voleva.

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Scusa la super stringatura: sono con un pollice solo :bandiera:

 

Un Fantozzi nello spazio, con richiami di guerre stellari e scene di (stra)odinaria sfiga. Non esattamente il mio genere, lo confesso. Immagini di fantascienza un po' retrò, un'idea simpatica (il pianeta della sfiga) che però non basta a spiegare l'intera storia. Simpatico nel complesso, ma un po' troppo 'Vanzina nello spazio'. Ripeto: non il mio genere. 

Stile scorrevole. 

 

A rileggerti, caro @Macleo

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Racconto esilarante che mi ha ricordato un po' lo stile scanzonato e nonsense di Guida Galattica per gli Autostoppisti.

La lettura scorre con molto piacere e parecchie volte ci si ferma a ridere di gusto.

Davvero un'ottima prova :) 

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