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ophelia03

Editing o editing(s)?

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Il 14/1/2020 alle 07:41, ophelia03 ha scritto:

Però, leggendo varie discussioni, sembra che ci sia chi non si fa editare i testi perché non crede di averne bisogno.

 

Se inizi a scrivere il tuo primissimo romanzo dopo averne letto non meno di 3-400 potrebbe benissimo essere così

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29 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

Forse per questo, anche per questo, dietro i testi "da cestinare" c'è spesso un autore disponibile, non suscettibile,  in genere maturo, e che dietro il suo analfabetismo, lasciamelo dire, cela una vita esteriore e interiore ricca, così profonda da trasparire, suo malgrado, nelle frasi scorrete e tutte da riscrivere. Questo, ovviamente, vale per me, è la mia opinione, il frutto della mia lunga ma pur sempre limitata esperienza. Un saluto.         

Parole rare, da incidere in mente per ricordarle di tanto in tanto. È una lotta antica. Chiesa esteriore contro chiesa viva, circostanze contro sentimenti, bella prosa contro bei contenuti.

Alle volte leggo eccezionali scatole vuote, libri in grado di non sbagliare una virgola ma privi di qualsivoglia emozione.

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36 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Il consiglio è il seguente. Quando hai finito di scrivere un libro mettilo da parte e attendi qualche mese. Passato quel tempo rileggilo, se ti pare orribile buttalo via senza pensarci due volte, non stare lì a pensare "ma magari se cambio questo, se aggiungo sta cosa....

Sento il bisogno di avere un parere esterno, non mi fido di me! Ci sono formule meno gravose dell'editing, come le schede di valutazione. Per me sono una formula intermedia che serve a poco (a quel punto, sempre PER ME, meglio nulla), ma per altri sono state utilissime. E il costo è assai inferiore. 

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6 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Un esordiente non impara scrivendo, impara leggendo. Se non hai letto meno di qualche centinaio di libri è inutile che ti metti a scrivere, stai solo perdendo tempo

Reputo la lettura fondamentale, ma se passi la vita soltanto a leggere, per quanto si tratti di centinaia e centinaia di libri, non imparerai mai cosi significhi davvero scrivere un romanzo.

È un po' come la pittura: potrai anche guardare tutti i dipinti che vorrai e studiare ogni tecnica di disegno esistente, potrai anche avere un talento innato, ma finché non ti cimenterai nella pratica non otterrai alcun progresso.

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1 ora fa, camparino ha scritto:

Mah, mi pare che prima di pensare a un editing bisognerebbe trovare (qui sta il diffice) qualcuno che dica fuori dai denti se vale la pena. Per la solita questione che non si può cavar sangue da una rapa.

 

Perdonami, ma io non vado dallo psicologo per farmi dire che mia madre avrebbe fatto meglio ad abortire! Nè vado dal meccanico per sentirmi dire che sarebbe meglio che cambiasi macchina o città.  Chi mi manda un testo ha il diritto di ricevere da me un incoraggiamento. Sempre! Caso mai poi sta a me in quanto editor capire quanto l'autore sarà in grado di rimettere mano al testo fiacco in partenza. Non si è rivolto a me perché vuole pubblicare con Adelphi, forse non vuole nemmeno essere pubblicato. Mi ha contatto per avere un mio personale giudizio su ciò che ha scritto e l'esperienza insegna che è proprio la scrittura il luogo dove le rape sanguinano. Un conto è spegnere con educazione  le illusioni di gloria, altro è capire che cosa la scrittura rappresenta per chi la esercita. Altro è capire come far fruttare per la propria crescita interiore la predisposizione a scrivere. Non confondiamoci.            

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1 minuto fa, Renato Bruno ha scritto:

 

Perdonami, ma io non vado dallo psicologo per farmi dire che mia madre avrebbe fatto meglio ad abortire! Nè vado dal meccanico per sentirmi dire che sarebbe meglio che cambiasi macchina o città.  Chi mi manda un testo ha il diritto di ricevere da me un incoraggiamento. Sempre! Caso mai poi sta a me in quanto editor capire quanto l'autore sarà in grado di rimettere mano al testo fiacco in partenza. Non si è rivolto a me perché vuole pubblicare con Adelphi, forse non vuole nemmeno essere pubblicato. Mi ha contatto per avere un mio personale giudizio su ciò che ha scritto e l'esperienza insegna che è proprio la scrittura il luogo dove le rape sanguinano. Un conto è spegnere con educazione  le illusioni di gloria, altro è capire che cosa la scrittura rappresenta per chi la esercita. Altro è capire come far fruttare per la propria crescita interiore la predisposizione a scrivere. Non confondiamoci.            

Mi sembra un approccio corretto: un conto è illudere, un altro è essere sgarbati con chi, bene o male, ha avuto l'umilità di chiedere un aiuto per migliorare un proprio prodotto.
 

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25 minuti fa, ophelia03 ha scritto:

Sento il bisogno di avere un parere esterno, non mi fido di me!

 

Allora se non hai questa capacità di autovalutazione sappi che difficilmente troverai un pubblico che apprezzerà il tuo lavoro. Se non sei capace di sdoppiarti e giudicare come si deve il tuo lavoro sarai solo uno dei millemila autori che nessuno nota

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4 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Allora se non hai questa capacità di autovalutazione sappi che difficilmente troverai un pubblico che apprezzerà il tuo lavoro. Se non sei capace di sdoppiarti e giudicare come si deve il tuo lavoro sarai solo uno dei millemila autori che nessuno nota

Senz'altro sarà così e ti ringrazio per il buon auspicio.
Io preferisco pensare di essere una persona umile che riconosce il valore della professionalità altrui. E, lo ribadisco, un autore, bravo o pessimo, non importa, non è un editor, non può autoeditarsi e non può autovalutare il proprio lavoro come fa un professionista.

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Io la vedo più semplice…

 

L'editing è molto utile, al testo e all'autore. Ma è un servizio che costa, quindi…

 

Scenario 1: hai abbastanza quattrini per permettertelo.

  • Ti consiglio di farlo! Ti è utile: a te e al tuo testo.

Scenario 2: non hai abbastanza quattrini per permettertelo.

  • Non lo fare! Pensa alla salute o ad acquistare nuovi libri da leggere.

 

Per me è tutto qui!

:asd::asd::asd:

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1 ora fa, Bilbo Baggins ha scritto:

 

Io non ho mai capito che differenza ci passa tra EAP e editor che chiedono simili cifre, se qualcuno me la spiegasse sono tutt'orecchi.

 

Il dubbio che traspare dalle tue parole mi ha riportato alla mente il verso di una vecchia canzone di Vecchioni:

 

Il più grande

conquistò nazione dopo nazione,

e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione

 

Cosa voglio dire? Che la scrittura è una traversata in solitaria e che ogni autore intelligente prima o poi raggiunge la consapevolezza di trovarsi di fronte al mare. E una volta lì, magari decide di allargare i suoi orizzonti e abbracciare un percorso di crescita ricorrendo a una o più esperienze di editing. Ecco il nostro autore salire su una barchetta per affidarsi a un editor capace: attraverseranno il mare insieme. Forse più di una volta, intraprendendo un viaggio che duri nel tempo -- come uomini migliori di me hanno ricordato (leggi @Renato Bruno, che saluto e ringrazio per i suoi commenti efficaci e sempre istruttivi). Durante il viaggio l'autore non potrà che fare esperienza,  migliorare il proprio bagaglio tecnico e maturare la sua proposta artistica. È di questo che stiamo parlando. Sugli EAP non voglio spendere neppure una parola più del dovuto, salvo dirti che trovo bizzarro -- meglio, assurdo -- paragonare un editor, freelance o meno, a costoro. Cioè; tu confondi il fumo con l'arrosto.

 

 

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2 ore fa, Renato Bruno ha scritto:

Non si è rivolto a me perché vuole pubblicare con Adelphi, forse non vuole nemmeno essere pubblicato. Mi ha contatto per avere un mio personale giudizio su ciò che ha scritto

 

Guarda, apprezzo sempre molto i tuoi interventi, che spiccano per competenza e, spesso, passione.

Detto questo, quando mi presenterai un autore che, dopo aver speso i quattrini necessari a farsi fare un editing professionale, di fronte alla possibilità concreta di pubblicare con Adelphi o altro editore rinomato ti ha risposto: "ma no, lascia perdere, volevo solo un tuo giudizio", sono disposto a offrirti una cena. Chiamami cinico, ma a parer mio un autore di tal fatta non esiste. E non dimentichiamoci mai che la vanità è il peccato preferito dal diavolo (come insegnatoci da Al Pacino che impersonava un affascinante principe delle tenebre in un film molto sottovalutato).

È una scommessa che non credo di poter perdere. Male che vada, passerò un paio d'ore in compagnia di un professionista del settore da cui potrò senza dubbio imparare qualcosa.

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1 ora fa, L'antipatico ha scritto:

Detto questo, quando mi presenterai un autore che, dopo aver speso i quattrini necessari a farsi fare un editing professionale, di fronte alla possibilità concreta di pubblicare con Adelphi o altro editore rinomato ti ha risposto: "ma no, lascia perdere, volevo solo un tuo giudizio", sono disposto a offrirti una cena.

Caro sognatore @L'antipatico, io ho scritto questo? Non mi pare. 

Ho ribadito che è ampia la tipologia degli autori che ricorrono a un editor e che lo scrivere ha molteplici sfaccettature e che mai sarò io a scoraggiare un Autore che gratis o a pagamento mi chiede un parere sul suo testo. Il resto della tua interpretazione lo hai legittimamente aggiunto tu con parole tue, non mie. Un saluto. 

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