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ophelia03

Editing o editing(s)?

Post raccomandati

37 minuti fa, L'antipatico ha scritto:

Sono d'accordo con te al 100% (così adesso possiamo dividerci gli strali dei dreamers).

Grazie. Hai espresso anche il mio pensiero come meglio non avrei saputo fare. Per oggi ho esaurito il plafond di reazioni, quindi non ho potuto apporre il meritato cuore.

  • Grazie 1

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1 ora fa, L'antipatico ha scritto:

Ma, come il nostro amico rivoluzionario qui sopra, credo anch'io che chi non è in grado di confezionare un testo come minimo discreto, di qualità sufficiente da essere proposto alle CE o ad agenti seri, cioè quei pochi rimasti che valutano per davvero se offrire una rappresentanza  anziché spremere l'aspirante autore come un limone ben sapendo che di royalties non ne vedranno mai, dovrebbe cominciare a porsi qualche domanda

 

(y)(y)(y)

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3 ore fa, dyskolos ha scritto:

Nell'introduzione scriverò che sto pubblicando un manoscritto che ho trovato in una vecchia cantina, non un libro.

Come lei (che però l'ha trovato per davvero!) ;) 

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Se, ignorando del tutto le norme sulla privacy, pubblicassimo qui alcuni stralci di manoscritti che arrivano in redazione, i cui autori giurano e spergiurano essere già stati editati da professionisti, chiariremmo molti dei dubbi espressi da @ophelia03 e da altri utenti che hanno preso parte alla discussione. Perché, come abbiamo già spiegato altrove, i casi sono due: o questi autori mentono, oppure sono stati raggirati da professionisti che tali non sono... Troppi gli errori sintattici, consecutio in primis, troppe le disattenzioni e altri piccoli o grandi orpelli, per pensare che davvero su quel testo si sia lavorato con serietà.
Diverso è il caso in cui un romanzo sia passato tra le mani di un editor degno di tal nome e, credeteci, lo si capisce solo leggendo le prime pagine, per non dire le prime righe. In queste circostanze, anche se magari i nostri standard di editing sono diversi da quelli che ci troviamo di fronte, non ci sogniamo mai di rifiutare la pubblicazione. La cosa giusta da fare è mettersi in contatto con il primo editor e lavorare insieme con lui all'ulteriore miglioramento dell'opera: è già capitato; abbiamo trovato la massima collaborazione e risultati sono stati più che soddisfacenti, al punto che da allora è iniziata una proficua collaborazione tra la nostra CE e la sua agenzia.

Quando invece eseguiamo l'editing totalmente al nostro interno, preferiamo affidarlo sempre a due persone, possibilmente di genere diverso (uomo e donna), per avere un punto di vista più ampio. Certo due editor, in confronto ai sette di Ken Follet, sono poca cosa; ma come recitava una vecchia pubblicità di Stefano Accorsi "two is megl che one":)

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8 ore fa, Antares_ ha scritto:
11 ore fa, dyskolos ha scritto:

Nell'introduzione scriverò che sto pubblicando un manoscritto che ho trovato in una vecchia cantina, non un libro.

Come lei (che però l'ha trovato per davvero!) ;) 

 

^^^^^^

Bello! Mi ha fatto venire in mente un'altra cosa. Una volta, scartabellando vecchie scatole dopo un trasloco, ho trovato un mio quaderno della seconda elementare con vari temi di italiano e sono rimasto stupito dalla nitidezza e perizia della scrittura: forse scrivevo meglio allora che ora. Ecco, potrei raccontare che i manoscritti che sto per pubblicare vengono da un mio vecchissimo quaderno. Non credo che a sette anni dovevo fare editare i temi della scuola. Potrei fare così anche nel seguito. Ormai ho un nuovo lavoro: il pubblicatore di manoscritti. Risparmierei un mucchio di schei. Figata!  :D:D:D

  • Divertente 2

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Il 3/1/2020 alle 08:25, ophelia03 ha scritto:

La mia considerazione, che ho agganciato a me, ma avrei dovuto rendere più generale, è che, forse, un sistema dove un editing non basta, e nemmeno due e nemmeno tre, dovrebbe fare una riflessione profonda su se stesso. Una riflessione che però io ancora sto cercando di impostare! 

Secondo me se tanti editing non bastano per far arrivare quel testo alla pubblicazione, la riflessione deve farla anche chi scrive (che è anche lui/lei parte del sistema) . Non è che un editing, per buono che sia, possa essere la garanzia per la pubblicazione, e chi di editing si occupa, se è onesto, questo lo dice chiaro (è stato infatti detto più su nella discussione). Alcuni testi, per quanto ben "lavorati", non troveranno una CE che voglia investire su di loro. Magari la storia alla base non prende, o non ha particolari elementi di originalità tali da colpire il selezionatore, la voce dell'autore non è ritenuta abbastanza personale, o che so io... Cioè alcuni testi li puoi editare finché vuoi ma non è che questo li renda automaticamente interessanti da pubblicare.

Io anni fa scrissi un romanzo, il primo che scrivevo, che ovviamente mi sembrava bellissimo e lo sottoposi ad alcune CE. Non ricevetti proposte di pubblicazione (giustamente, dico oggi). Di recente ho pensato: magari ora che di scrittura ne capisco un po' di più potrei rimaneggiarlo e fargli io stessa un mega editing... Ma pensandoci meglio, mi sono accorta che per quanto potrei sicuramente migliorare la struttura, la scrittura ecc, il difetto principale del libro era semplicemente una storia carina ma non abbastanza forte. Più che editato andrebbe stravolto e completamente riscritto. 

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Dalla mia esperienza di questi mesi ho capito che ci sono delle tecniche narrative non misteriose ma che vanno conosciute. Un editor ti può aiutare a mettere ordine - aggiungere descrizioni, toglierne, spostarle; rafforzare un personaggio in un certo punto; creare più forza in un punto o in un altro.

Mi spiace molto che vadano per la maggiore delle regole che si uniformano ai romanzi americani: 'sto benedetto conflitto tra i personaggi (che personalmente trovo  talvolta esagerato), le reazioni emotive, il "dialogo batte pensiero, azione batte dialogo" (figuratevi, io che adoro i romanzi psicologici tipo Delitto e castigo).

Un amico del mestiere mi ha detto che gli editor delle CE questionano anche su romanzi di scrittori acclamati. Io che sono in sofferenza perché la CE mi sta tagliando proprio le mie parti preferite del romanzo e gli ho chiesto un consiglio, mi ha risposto di vincere un Nobel, dopo potrò contrattare. Come immaginate sono disperata. Ho scritto un romanzo storico, duro in alcuni punti e mi stanno togliendo proprio le scene storiche più significative. La loro preoccupazione è che la lettrice si annoi. Ora ancora non so quanto vorranno tagliare, sto aspettando la loro revisione. Ma che fare quando il tuo romanzo dopo l'editing perde consistenza e personalità e tu non ci credi più?

  • Triste 1

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Autori e Editor (compreso me) carissimi,

seguo questo nostro utilissimo forum (e qualche altra sezione di  WD) da anni ormai, e ogni vota la innata o consapevole tendenza degli Autori (che qui scrivono) a proteggere il loro inedito sotto un'aurea di sacralità perenne e intoccabile mi sorprende oltremodo.

Mi pare che nel tempo la distanza tra la teoria e la pratica, tra l'idea astratta del ruolo e delle funzioni dell'editor e il suo specifico lavoro sul campo, così come la complessa relazione critica e psicologica che ogni Autore dovrebbe riservare al proprio testo (come ai testi altrui), non faccia altro che allargarsi, che portare gli editor e gli autori su posizione ormai prossime o alla difesa corporativistica (in difesa dei sacro valore dell'opera originale nella sua prima versione, in difesa del sacro ruolo minimo e lieve che secondo certi Autori l'editor è tenuto a svolgere)  o alla demonizzazione (spesso dovuta all'ignoranza sia degli autori che degli editor) di tutte quelle figure redazionali ed editoriali, dall'agente al direttore editoriale, che non consentirebbero agli Autori di dare alla luce la propria creatura, esattamente così com'è stata concepita e partorita -poiché ogni intervento sul testo ne svilirebbe l'autentica natura (opinione condivisa qua e là anche da alcuni editor).        

 

Scendendo nel profano, visto e considerato quanto certi luoghi comuni, certi pregiudizi, certe false conoscenze spacciate per verità universali, certe arroganti prese di posizione in difesa del proprio intimo ed unico io letterario (!) godano e godono ancora di consenso e di condivisione da parte di Autori già compiutamente Scrittori (e di editor già direttori di collana...) , l'annosa faccenda "mi rivolgo o non mi rivolgo a un Editor; vale la pena o non vale la pena; il testo sta in piedi da solo o ha bisogno delle stampelle dell'editor fisioterapista; cosa garantisce un editor, che cosa un editor non garantisce; se ne serve solo l'Autore dal testo fiacco e insicuro o se ne serve anche e a maggior ragione chi scrive bene ed è già stato pubblicato; ha senso o non ha senso la collaborazione con l'editor di fiducia se poi comunque non si arriva alla pubblicazione; fondamentale per chi si autopubblica,  non indispensabile per chi ha talento ma vive in tempi avversi; etc., etc., etc.",  mi fa venire in mente, prosaicamente parlando, la mia conflittuale relazione con l'autofficina di Mauro, il meccanico che da anni mi segue, che io inseguo.

 

Ecco, come me a casa, nella sua caotica officina Mauro riceve vari e vari modelli e marche  di automobili (testi, manoscritti, inediti, saggi, racconti, sinossi, lettere di presentazioni da scrivere, etc.) da revisionare, cioè esistono mille modelli di testi legittimamente in circolazione e tutti prima o poi necessitano di un controllo, perché spesso è proprio il modo di guidare (di scrivere) degli automobilisti (Autori) a determinare (nel testo) anomalie, avarie, intoppi, ingolfamenti, interruzioni di energia, malfunzionamenti, etc., di cui il guidatore/autore spesso non è consapevole -perché guida/scrive sempre nello stesso modo e perché spesso si rifiuta di prendere in considerazione altri stili di guida (di scrittura).  

Come me a casa, l'autofficina/la mia postazione di lavoro svolge una miriade di funzioni di controllo e di messa a punto legate alla conoscenza tecnica del funzionamento dei vari tipi di motori (generi di scrittura, contaminazioni, linguaggi nuovi  e altro)  prodotti e circolanti, ognuno dei quali, dai più riusciti ai meno affidabili nel tempo, hanno caratteristiche specifiche, hanno diritto a circolare (che sia una stravecchia Cinquecento o la memoria del partigiano Attilio mal scritta dalla nipote; che sia una fiammante Lamborghini dell'attore tal dei tali  o la storia di Elena la rumena troppo bella per un matrimonio duraturo e tutto ancora da scrivere), hanno diritto a muoversi, a trasportare persone e merci, a esistere  purché non víolino il Codice della strada (la grammatica, la sintassi, lo sviluppo corretto della trama, la corrispondenza tra la lingua prescelta e l'ambiente in cui si muovono i personaggi, etc.); hanno diritto alle cure del proprietario/autore e al rispetto da pare degli altri autori/guidatori, perché ogni automobile (testo) rappresenta lo stile di vita e la visione del mondo del proprietario (dell'autore) -e a nessun autista/autore è consentito fare classifiche, discriminare, giudicare di serie A la propria macchina/testo e di serie C il testo altrui. Tutti hanno diritto ad aspirare alla piccola-media-grande CE, hanno diritto all'auto-pubblicazione, hanno diritto a circolare in copie stampate a spese dell'Autore. 

 

Ma al di sopra di tutto questo, l'officina di Mauro/Renato è luogo privilegiato di scambio, di comunicazione, di dialogo.  È luogo a cui si ricorre (cui si dovrebbe ricorrere

se non fossimo noi tutti, villici italici, incollati al nostro esclusivo particolare egoisticamente difeso e sbandierato) per conversare prima di comprare la macchina, prima di finire la prima stesura, per uno scambio gratis e amichevole sulla porzione di testo già scritto, sul seguito dell'intreccio da sviluppare, sul linguaggio utilizzato, sullo stile adeguato o meno prescelto.Prima di inviare in officina il testo definitivo. È luogo non solo di correzione e revisione ma anche fucina, laboratorio, aula dove è l'editor che apprende dall'autore e apprendendo meglio s'accosta al testo per farne emergere le migliori potenzialità espressive (anche là dove per far questo si è obbligati a forzare ciò che, spesso erroneamente, l'Autore ritiene il proprio stile -un quid che per sua natura è soggetto a evoluzione, a crescita, a cambiamento).

Solo che...se il meccanico ci dice che consumiamo troppo i freni perché non sfruttiamo appieno il freno-motore (il cambio marce prima di toccare il freno) noi dobbiamo ascoltarlo, dargli credito, riconoscere che ha una competenza differente dalla nostra, che ha una pratica che non è la nostra, che ha una esperienza che può tornarci utile...prima di tornare a frenare (a scrivere) come siamo abituati, solo perché nessuno ci ha insegnato a scalare le marce prima di arrestare il veicolo (a consultare gratis un editor prima di collaborarci per una migliore veste del nostro testo. 

 

Qui, in WD, leggo e rileggo commenti di chi crede di sapere quale funzione e natura abbia un Editor senza mai averne consultato uno! [Così come leggo di autori pronti a sparare su Agenti e CE senza mai aver letto almeno un libro scritto da un agente o direttore editoriale che ci illumina sul mestiere loro svolto qui, a casa nostra, in Italia.].

Qui, in WD, leggo e rileggo di editor che prendono serie e condivisibili prese di posizione, completamente ignorate dagli Autori nel prossimo forum aperto su ruolo e funzione dell'editor.  E mi cascano le braccia. Che cosa ci manca, a noi editor e a noi/voi Autori, per instaurare (finalmente!) un rapporto dialettico-costruttivo in funzione

A) del testo specifico da revisionare (con o senza la prospettiva dell'agognata pubblicazione);

B) della reciproca crescita e maturazione personale, io come editor tu come autore, sul piano del reciproco rispetto delle peculiari caratteristiche (anche caratteriali) di ognuno;

C) della funzione etico-culturale e commerciale che ogni nostro testo scritto dovrebbe contenere, cui dovrebbe aspirare, con impegno e semplicità. 

 

E mi fermo qui... solo perché guido una macchina che nel 2021 compirà trent'anni di immatricolazione, troppo vecchia per circolare in città ma che Mauro adora perché per controllarla o aggiustarla gli basta aprire il vano motore e fare ancora tutto con le mani. Ecco, forse Autori ed Editor dovrebbero tornare, per una pacifica collaborazione, a una visione  e concezione artigianale del testo -scomponibile, ricomponibile, riscrivibile- e senza che nessuno si senta defraudato per un periodo ricostruito, per una frase cambiata, per una parola sostituita (sempre ulteriormente correggibile).  

 

Un cordialissimo saluto a tutti.

P.S. Perdonatemi eventuali errori di battitura.                         .             

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@Renato Bruno   Come sempre apprezzo i tuoi commenti, per contenuti e dialettica. Io, per esempio, mi consegnerei mani e piedi a un editor. Mi mancano i soldi per farlo, purtroppo.

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12 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

purché non víolino il Codice della strada (la grammatica, la sintassi

 

Personalmente a me è piaciuto sommissimamente un editing che ho visto online. L'autore aveva scritto una frase con un errore di sintassi. L'editor ha commentato più o meno così (vado a memoria, non ricordo le parole esatte):

"Questa frase contiene un errore evidente nella sintassi, io però non lo segnalo per una correzione perché quell'errore rende più vivida l'immagine creata nella mente del lettore: se fosse stato tutto scritto rispettando le regole, questa immagine sarebbe parsa troppo debole. Quindi complimenti all'autore per la prosa matura e immaginifica: per me l'errore va ritenuto una licenza poetica".

 

Bene, me ne sono letterariamente innamorato!

 

 

26 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

Così come leggo di autori pronti a sparare su Agenti e CE senza mai aver letto almeno un libro scritto da un agente o direttore editoriale che ci illumina sul mestiere loro svolto qui, a casa nostra, in Italia.

 

Ho comprato un libro scritto da due editor in attività presso una CE, in cui viene raccontato il mestiere in modo schietto. Molto utile, io lo consiglierei a tutti. Danno anche parecchie lezioni di buona scrittura con esempi presi da testi che hanno realmente ricevuto. Alla fine, rispondono alla domanda fatidica: vi è mai capitato di ricevere un testo buono in partenza e su cui, quindi, non avete ritenuto di intervenire? Sì — rispondono — è successo una volta. E riportano un ampio brano di quel testo.

Le autrici del libro si occupano di romanzi erotici, dove — dicono — il confine tra capolavoro e ridicolo è più sottile che in altri generi.

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12 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Personalmente a me è piaciuto sommissimamente un editing che ho visto online. L'autore aveva scritto una frase con un errore di sintassi. L'editor ha commentato più o meno così (vado a memoria, non ricordo le parole esatte):

"Questa frase contiene un errore evidente nella sintassi, io però non lo segnalo per una correzione perché quell'errore rende più vivida l'immagine creata nella mente del lettore: se fosse stato tutto scritto rispettando le regole, questa immagine sarebbe parsa troppo debole. Quindi complimenti all'autore per la prosa matura e immaginifica: per me l'errore va ritenuto una licenza poetica".

 

Bene, me ne sono letterariamente innamorato!

 

E con questo, carissimo amico, che vorresti dirci? Che sei contento della sviolinata, leccata di... , che l'editor in questione ha rivolto all'Autore? Ma noi, qui, parliamo per tutti, non per il singolo autore/editor. Pensa che tra qualche giorno uscirà per Mursia un testo che l'Autrice ed io abbiamo ripulito a fondo da ogni errore di sintassi. Quindi... se fossi in te eviterei di entrare nel campo del perennemente opinabile. Ogni correzione/revisione è imperfetta, il testo stesso è suscettibile di continue stesure: la fedeltà al proprio "errore" ha sempre una duplice lettura: ancoraggio o zavorra? L'Autore stesso interpreta diversamente nel tempo il testo che ha scritto e il lettore stesso rilegge differentemente la svista trovata simpatica ieri. C'è errore ed errore. Ma se rileggi con attenzione il tuo virgolettato, capirai meglio come tu stesso stai dicendo che l'autore avrebbe potuto scrivere in altro modo, e senza errori di sintassi, per rendere più vivida l'immagine in questione.

 

Buon pranzo.        

 

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Ringrazio @Renato Bruno per il suo ricco e prezioso intervento. 
Sto capendo molte più cose, soprattutto sull'approccio che ognuno ha alla propria scrittura (e a quello che vorrebbe che diventasse), leggendo i vari interventi.

 

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1 ora fa, Renato Bruno ha scritto:

Pensa che tra qualche giorno uscirà per Mursia un testo che l'Autrice ed io abbiamo ripulito a fondo da ogni errore di sintassi.

Io, invece, penso che uno scrittore che commette errori di sintassi dovrebbe, piuttosto che rivolgersi a un editor, tornare sui banchi di scuola.

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3 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Io, invece, penso che uno scrittore che commette errori di sintassi dovrebbe, piuttosto che rivolgersi a un editor, tornare sui banchi di scuola.

 

Scusa, quale scuola?

È proprio da una certa scuola nazionale che provengono Autori con lacune di italiano più o meno gravi.

La scrittura è carente in ogni parte d'Italia: dagli avvisi del Comune a quelli dell'Ospedale, passando per certi giornali che rinforzano nei lettori la normalità degli strafalcioni. 

 

Un saluto. 

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2 ore fa, Renato Bruno ha scritto:

E con questo, carissimo amico, che vorresti dirci? Che sei contento della sviolinata, leccata di... , che l'editor in questione ha rivolto all'Autore?

 

 

A dirla tutta, alle prime battute, quella osservazione era parsa anche a me una leccata di bip. Però poi mi sono convinto che non lo fosse. Mi è capitato di leggere un editing così: tutte le volte che l'autore aveva usato il verbo aspettare, l'editor lo sostituiva con attendere, e viceversa tutte le volte che l'autore aveva usato attendere, l'editor metteva aspettare. Non mi è sembrata una cosa, diciamo così, commendevole. Preferisco di gran lunga la finta "leccatina": la ritengo più professionale. Una "leccatina professionale".

L'editing non è una scienza esatta, ma insomma…

Ho letto l'intervista di una editor che diceva più o meno: «L'editing non è una scienza esatta. Lo stesso testo, messo in mano a dieci editor diversi, viene editato in dieci modi differenti. Io stessa edito diversamente se lavoro la sera col buio o la mattina con la luce. Anche il mio stato d'animo momentaneo influisce sull'editing».

 

 

2 ore fa, Renato Bruno ha scritto:

C'è errore ed errore.

 

Appunto. Io, mi piacciono gli errori voluti. Credo che l'imperfezione non sia sempre indice di scarsa qualità. Intendiamoci, lo è spesso; ma a volte è, al contrario, indice di buona qualità. Queste ultime non andrebbero stigmatizzate. Distinguerle è la parte difficile, effettivamente, ma per me uno sforzo mentale in quel senso ci vuole.

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11 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Mi è capitato di leggere un editing così: tutte le volte che l'autore aveva usato il verbo aspettare, l'editor lo sostituiva con attendere, e viceversa tutte le volte che l'autore aveva usato attendere, l'editor metteva aspettare.

 

Gentilissimo @dyskolos, niente di strano. 

Non posso parlare per gli altri editor (anche se da molti aspetto ancora una pubblica e auto-critica valutazione sul proprio operato) ma normalmente e obbedendo alla sonorità e musicalità di certe frasi capita anche a me di usare "attendere" al posto di aspettare e viceversa.  Ma è importante? Per me sì, perché sono fissato sulle sonorità armoniose della lingua, ma in definitiva l'ultima parola spetta all'Autore,  che in fase di sua revisione si ripiglia e si risistema i suoi aspettare. Dov'è il problema?

Quello che voglio far capire -e che ribadisco da anni- è che l'editing è una sonata a quattro mani, dove le quattro mani devono trovare accordi, accenti, note, melodie, un modus operandi comune -e per ottenere questo risultato di comunanza ci vuole tempo, non basta un solo inedito, occorre una collaborazione duratura e lungamente amichevole e proficua nel tempo.  Grazie per la tua attenzione. 

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Mah, mi pare che prima di pensare a un editing bisognerebbe trovare (qui sta il diffice) qualcuno che dica fuori dai denti se vale la pena. Per la solita questione che non si può cavar sangue da una rapa.

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8 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

ma in definitiva l'ultima parola spetta all'Autore,  che in fase di sua revisione si ripiglia e si risistema i suoi aspettare. Dov'è il problema?

Quello che voglio far capire -e che ribadisco da anni- è che l'editing è una sonata a quattro mani, dove le quattro mani devono trovare accordi, accenti, note, melodie, un modus operandi comune -e per ottenere questo risultato di comunanza ci vuole tempo, non basta un solo inedito, occorre una collaborazione duratura e lungamente amichevole e proficua nel tempo. 

 

La penso come te, gentilissimo. Funziona così anche in altri campi della vita. La coppia o il gruppo conta più del singolo. Come in psicoterapia, non c'è il professionista che va bene per tutti: bisogna trovare quello giusto con cui allearsi. Uno si allea o non si allea facilmente con uno o con un altro indipendentemente dalla competenza professionale. È un po' a pelle, come si suol dire.

 

 

15 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

Grazie per la tua attenzione. 

 

Grazie a te!

 

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18 minuti fa, camparino ha scritto:

Mah, mi pare che prima di pensare a un editing bisognerebbe trovare (qui sta il diffice) qualcuno che dica fuori dai denti se vale la pena. Per la solita questione che non si può cavar sangue da una rapa

Giusto. Inutile spender soldi se il testo non vale una cippa. È vero che alle volte gli editor sanno fare autentici miracoli, ma se il testo non vale niente, continuerà a non valere niente.

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1 ora fa, Renato Bruno ha scritto:

 

Scusa, quale scuola?

È proprio da una certa scuola nazionale che provengono Autori con lacune di italiano più o meno gravi.

La scrittura è carente in ogni parte d'Italia: dagli avvisi del Comune a quelli dell'Ospedale, passando per certi giornali che rinforzano nei lettori la normalità degli strafalcioni. 

 

Un saluto. 

Dipende. Il grado di cultura di ognuno dipende da un insieme di fattori, di cui l'esperienza scolastica fa parte, certo, ma solo come base di partenza. Secondo me, se gli errori di sintassi - e non solo - di uno scrittore ( perché stiamo parlando di una scrittrice, non di un'aspirante tale) sono da imputarsi alle carenze (presunte) dell'insegnamento ricevuto a scuola, o alla lettura di giornali o, addirittura, degli avvisi sparsi in giro, vuol dire che il suo bagaglio culturale è un po' scarsino e che forse, prima di darsi alla scrittura, sarebbe stato preferibile passare più tempo a leggere. Libri.

Ricambio il saluto.

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Il 31/12/2019 alle 18:56, Ace ha scritto:

Che nessuno mette in discussione, ognuno di noi vorrebbe vedere editate le proprie creature. Tuttavia, la questione che sollevavo rimane aperta: un autore non può continuare a spendere botte di 3/4.000€ a romanzo.

 

Io non ho mai capito che differenza ci passa tra EAP e editor che chiedono simili cifre, se qualcuno me la spiegasse sono tutt'orecchi

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1 minuto fa, Bilbo Baggins ha scritto:

 

Io non ho mai capito che differenza ci passa tra EAP e editor che chiedono simili cifre, se qualcuno me la spiegasse sono tutt'orecchi

La differenza è sottile, ma fondamentale: l'EAP chiede soldi per pubblicarti, l'editor chiede soldi per dare una sistemata al tuo scritto, a prescindere dall'obiettivo finale della pubblicazione.

Vale anche la pena di sottolineare che l'EAP ha il risultato di accontentare il tuo ego, consentendoti di sventolare in giro una pubblicazione purchessia, mentre l'editing, se ben fatto, ti aiuta a migliorare. Conditio sine qua non di entrambi è l'esborso di denaro da parte tua: se ti crescono soldi, ti puoi sbizzarrire. 

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Il 1/1/2020 alle 09:51, ophelia03 ha scritto:

Però, al di là delle situazioni in cui, a fronte di un editing, sembra che serva subito un secondo editing e poi un terzo editing, in un loop quasi lynchiano

 

Posso darti un consiglio? Non ti conosco e non so per qual motivo scrivi, non ho letto nessun tuo scritto, non posso dire assolutamente nulla su di te però una cosa so. In Italia si pubblicano una marea di titoli che vendono in media 250 copie l'uno. Questo non è un problema solo dell'Italia, avviene dappertutto, se apri questo link di wikipedia in inglese vedrai che ovunque nel mondo si pubblicano libri su libri su libri

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Books_published_per_country_per_year

 

Il consiglio è il seguente. Quando hai finito di scrivere un libro mettilo da parte e attendi qualche mese. Passato quel tempo rileggilo, se ti pare orribile buttalo via senza pensarci due volte, non stare lì a pensare "ma magari se cambio questo, se aggiungo sta cosa....". Se non hai questa capacità di autovalutazione devi trovare altri sistemi, per esempio uno potrebbe essere che quando hai finito di scrivere il tuo libro subito inizi a leggere un libro dello stesso genere del tuo che ha avuto un certo successo, se trovi che il tuo libro sia radicalmente diverso da quello di relativo successo, soprattutto nella trama non tanto nello stile, anche in quel caso è consigliabile gettare via il libro invece che spenderci tempo e denaro. In questo modo passo dopo passo potresti riuscire a migliorare la tua arte scrittoria senza spendere un quattrino

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1 minuto fa, Folletto ha scritto:

È vero che alle volte gli editor sanno fare autentici miracoli, ma se il testo non vale niente, continuerà a non valere niente.

 

Ohibò, caro @Folletto,

qui si potrebbe aprire una discussione infinita sulla validità o meno dei nostri inediti: quando è valido e quando non lo è? Perché, sempre per colpa di questa maledetta esperienza che ci contamina e ci condiziona vita e pensiero, qualunque scritto (può avere) ha del buono da salvare. Qualsiasi. 

Il miracolo di cui tu parli è possibile solo dopo aver compreso appieno, da parte dell'editor - se ne è capace- lo spirito che anima sempre un/il testo (bene o mal scritto). Ti confesso che io mi trovo a lavorar meglio su un inedito apparentemente da cestinare, perché quello secondo l'Autore ben fatto e confezionato e commercialmente valido molto spesso -ma non sempre- ha dietro uno scrittore piuttosto suscettibile e mal disposto ad accettare correzioni e modifiche, pur se necessarie. 

 

La faccenda poi si complica perché l'editor, che non ha ancora la bacchetta magica, ha qualche difficoltà a comprendere dalla lettura delle primissime righe con quale psicologia "autoriale" ha/avrà a che fare. Credimi, l'Autore, convinto della validità del suo testo, vorrebbe comunque un editor a suo servizio, a sua immagine, disponibile per un impegno sul testo costante e  possibilmente a prezzi super-economici - e con la garanzia del massimo successo possibile. Forse per questo, anche per questo, dietro i testi "da cestinare" c'è spesso un autore disponibile, non suscettibile,  in genere maturo, e che dietro il suo analfabetismo, lasciamelo dire, cela una vita esteriore e interiore ricca, così profonda da trasparire, suo malgrado, nelle frasi scorrete e tutte da riscrivere. Questo, ovviamente, vale per me, è la mia opinione, il frutto della mia lunga ma pur sempre limitata esperienza. Un saluto.         

 

 

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10 minuti fa, cheguevara ha scritto:

La differenza è sottile, ma fondamentale: l'EAP chiede soldi per pubblicarti, l'editor chiede soldi per dare una sistemata al tuo scritto, a prescindere dall'obiettivo finale della pubblicazione.

 

Sì ma se sei un esordiente al massimo quello di cui hai bisogno è una correzione bozze, non un editing approfondito, quella è roba per chi lavora con la parola scritta. Un esordiente che pagasse grosse cifre per un editing profondo è uno che è truffato, soprattutto se l'editor non gli dice che il suo libro è brutto e non venderà una copia

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23 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Dipende. Il grado di cultura di ognuno dipende da un insieme di fattori, di cui l'esperienza scolastica fa parte, certo, ma solo come base di partenza

Sacrosanto, giustissimo, nessuno potrà mai metterlo in dubbio. Mi dai l'occasione per aggiungere che: nella scrittura ogni Autore -indipendentemente dal suo grado di istruzione e di cultura-   riversa le proprie paure, incertezze, debolezze  e umane carenze. Per esempio, per un persona come me, nella vita incostante e disordinata,  ricerca nella scrittura l'ordine logico dell'esposizione, il rigore formale, il pensiero compiuto, la corretta concatenazione degli eventi e dei loro nessi. L'autrice x, invece, nella vita seria e rigorosa, predilige una scrittura fantasiosa sì ma poco incline a certi ordini sintattici, a certe regole di esposizione amate dai lettori. Questo per dirti che ci si rivolge a un editor per svariati motivi, anche fondati sul testo come pretesto per una conoscenza migliore di sé, perché le parole che ci tornano indietro corrette e ben allineate ci ricordano che, nonostante la nostra vita confusa o troppo normale, un altro ordine/ orizzonte estetico è possibile.       

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1 ora fa, camparino ha scritto:

Mah, mi pare che prima di pensare a un editing bisognerebbe trovare (qui sta il diffice) qualcuno che dica fuori dai denti se vale la pena. Per la solita questione che non si può cavar sangue da una rapa.

 

Che è un po' quello che io e, mi sembra, @cheguevara abbiamo cercato di dire: non che l'editing sia inutile (io lo considero a metà strada tra l'utile e l'indispensabile), ma che andrebbe prima di tutto valutata la capacità da parte di un autore di produrre un testo decente, da molteplici punti di vista. In assenza di quella capacità, che comprende una serie di nozioni di base che in teoria si imparano a scuola (e sappiamo che spesso non è così) e una sia pur minima attitudine a pensare (prima) e confezionare (poi) una storia - chiamatelo racconto, chiamatela narrazione - per la lettura della quale un estraneo dovrebbe essere disposto a investire tempo (di lettura) e denaro, continuo a non vedere l'utilità di un editing. Salvo per le numerose agenzie di servizi che si spacciano per agenzie di rappresentanza e che, facendo balenare fantomatiche possibilità di pubblicazione che mai si realizzeranno, si guadagnano la pagnotta con metodi che considero altamente discutibili.

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26 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Io non ho mai capito che differenza ci passa tra EAP e editor che chiedono simili cifre, se qualcuno me la spiegasse sono tutt'orecchi

È una provocazione o chiedi sul serio?

Le EAP sono case editrici. In quanto tali, pubblicano il testo di un autore. In quanto EAP, chiedono all'autore un esborso di denaro variabile. Parecchie (non tutte) EAP non effettuano editing, correzione bozze, promozione e servizi basilari.

Un editor analizza e migliora un testo. Dà consigli e suggerimenti, corregge e segnala gli errori, evidenzia i punti deboli e potenzia quelli forti dell'autore. Un editor richiede un esborso di denaro variabile all'autore per effettuare questi servizi, così come variabili sono le sue competenze. Migliore è il testo, più probabilità ha di essere pubblicato da una casa editrice non EAP.

Non è difficile, davvero.

 

13 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Sì ma se sei un esordiente al massimo quello di cui hai bisogno è una correzione bozze, non un editing approfondito

Non è esattamente così, purtroppo. Spesso gli esordienti hanno ancora tanto da imparare rispetto agli autori affermati, com'è naturale che sia; inoltre un occhio esterno e competente è necessario per individuare eventuali problemi presenti nel testo. Per quanto si voglia essere obiettivi, è difficile notare alcuni errori, siano essi di natura stilistica o narrativa. Quest'ultimo punto vale pure per gli autori affermati, ovviamente, ed è uno dei motivi per cui anche loro hanno bisogno di un editor.

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3 minuti fa, Black ha scritto:

Non è esattamente così, purtroppo. Spesso gli esordienti hanno ancora tanto da imparare

 

Un esordiente non impara scrivendo, impara leggendo. Se non hai letto meno di qualche centinaio di libri è inutile che ti metti a scrivere, stai solo perdendo tempo

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