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Bilbo Baggins

Assenza totale di autovalutazione

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E' una cosa che capita a quasi tutti. Più che al proprio senso critico, è dovuta alla mancanza di autostima dell'autore. Costui si sente un incapace (spesso perché ha subito nella vita batoste madornali, oppure perché non viene accettato dalle case editrici), sente un senso d'inferiorità e a ogni riga vede dei difetti. 
Per riuscire a superarlo è necessario recuperare lo stato d'animo che spingeva  a scrivere, l'amore per la scrittura in sé. E non è facile.

 

 

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@fanwriter91 hai frainteso alla grandsissima! Io intendevo l'incapacità, una volta terminato un romanzo, di capire se ciò che si è scritto è una boiata pazzesca o se vale la pena di sottoporlo al giudizio del mercato, oggi con l'autopubblicazione chiunque può arrivare a questo passaggio. A questo era diretta la mia considerazione, a qualcuno viene mai l'incubo di non essere in grado di capire che si sta scrivendo qualcosa di orribile? Quando tu dici Più che al proprio senso critico, è dovuta alla mancanza di autostima dell'autore  stai affermando proprio l'esatto opposto, secondo me è a causa di uno smisurato ego che molti non si rendono conto che stanno perdendo il proprio tempo perchè ciò che scrivono è una ciofeca senza riuscire a capire che è una ciofeca!

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Ciao @Bilbo Baggins credo che la tua paura sia piuttosto comune, perché è difficile per l'autore avere uno sguardo oggettivo su ciò che scrive. La cosa migliore da fare, prima di proporre il proprio testo al mercato editoriale, è avere un parere esterno, qualcuno che te lo legga e ti dia un parere. Oggi è facile trovare qualcuno disponibile che non sia un amico o un parente, un beta reader, o se si ha disponibilità un editor free lance. Non so se ho capito bene il tuo quesito, ma io credo che non possiamo essere buoni giudici di noi stessi. Questo per lo meno a fine stesura, durante la scrittura invece credo che non bisognerebbe preoccuparsi troppo, intanto si scrive (e già quello è un lavoro impegnativo) e poi si vedrà. Anche se a volte capita di rendersi conto che quello che si sta scrivendo non va bene, per vari motivi, e allora si mette da parte il testo o si cestina.

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22 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Non so se ho capito bene il tuo quesito, ma io credo che non possiamo essere buoni giudici di noi stessi.

 

Proprio questo intendevo. Come mai questa incredibile incapacità di autovalutazione? Ed è mai possibile che nessuno si ponga la domanda "ma quello che ho scritto vale? io sarei disposto a spendere X per leggerlo?"

Grazie che hai capito il senso del post. Che questa incapacità esista è autoevidente, quando è stata l'ultima volta che leggendo un libro avresti voluto bruciarlo? ieri? Due giorni fa? Io non ho nulla da dire a quelli che scrivono per sè stessi ma quando vuoi un riscontro del pubblico le cose cambiano e la realtà è la seguente, i libri che meritano sono in proporzione di 2-3 su mille, più magari una mezza dozzina che sono "leggibili" ma che certo non ti emozionano. Gli altri 990 come mai non riescono ad autovalutarsi? Questo per me è un mistero.

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18 ore fa, Bilbo Baggins ha scritto:

i libri che meritano sono in proporzione di 2-3 su mille, più magari una mezza dozzina che sono "leggibili" ma che certo non ti emozionano. Gli altri 990 come mai non riescono ad autovalutarsi?

Ti riferisci a chi si auto-pubblica? 

Perché tra quelli editi da CE tra il serio e il decente la proporzione mi pare molto diversa.

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1 minuto fa, Gualduccig ha scritto:

Ti riferisci a chi si auto-pubblica?

 

Soprattutto

 

1 minuto fa, Gualduccig ha scritto:

Perché tra quelli editi da CE tra il serio e il decente la proporzione mi pare molto diversa.

 

La relativa incapacità delle CE di valutare quello che pubblicano è un topic a parte.

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@Bilbo Baggins A mio parere non esiste una totale incapacità di valutare una propria opera, semplicemente è un discorso di umiltà oppure onestà intellettuale, se preferisci. Difficile che una persona matura e abbastanza intelligente ignori di aver scritto una schifezza. La ragione principale è sicuramente il desiderio di farsi largo in un certo ambiente a ogni costo, anche ignorando le proprie reali capacità. Mi è capitato questo nella mia esperienza di fumettista fanzinaro. Molti autori non si rendevano conto della loro inadeguatezza perché accecati dalla voglia di farne parte. Credo che ciò valga anche per la letteratura. Non parliamo poi di chi ha un ego smisurato, quelli sono casi clinici. 

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@Brutus sì certo,, anche l'età e l'inesperienza incidono, fatte però tutte le tare del caso il fatto che ci sia una così enorme produzione artistica di bassa qualità lo si deve prevalentemente a deviazioni della personalità più o meno accentuate. Metterei ai primi posti il narcisismo e anche quella che hai individuato, la mania di protagonismo o grandezza.

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@Bilbo Baggins musica, pittura, scultura, quante persone hanno hobby artistici che sperano un giorno possano farli uscire dall'anonimato? C'è chi lo fa per passione e chi vorrebbe diventare famoso. 

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Il 1/1/2020 alle 13:13, Bilbo Baggins ha scritto:
Il 1/1/2020 alle 13:07, Gualduccig ha scritto:

Ti riferisci a chi si auto-pubblica?

 

Soprattutto

 

Non è l'auto-pubblicazione il problema. Per me, sotto sotto, qualsiasi autore con un minimo di esperienza se sta scrivendo, o ha scritto, una ciofeca. Il problema è che l'autore tende a "raccontarsela" meglio di come è in realtà. Se la canta e se la suona perché, credo, gli costerebbe troppo cognitivamente ammettere la singola ciofeca o che proprio non sa scrivere. 

 

Comunque, sì, confesso, anch'io ho quell'incubo:)

Già averlo è qualcosa…

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6 ore fa, dyskolos ha scritto:

 

Non è l'auto-pubblicazione il problema

La percentuale di scritti decenti riportata in testa al thread (inferiore all'1%) mi pare compatibile con il settore dell'auto-pubblicazione, in particolare via e-book, in cui il problema della mancanza di senso auto-critico é cruciale, mancando un filtro terzo. Il risultato é che il mondo delle pubblicazioni digitali viene tendenzialmente tenuto in bassa considerazione dal corpus più ampio di elettori proprio perché distinguere il buono dall'illeggibile é molto complicato (rispetto alla maggiore semplicità del rifarsi al vaglio di una CE come indicatore di qualità).

A mio parere, finché questo problema non sarà risolto (da un servizio terzo, immagino) il settore dell'auto-publishing farà fatica.

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9 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Il risultato é che il mondo delle pubblicazioni digitali viene tendenzialmente tenuto in bassa considerazione

 

10 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

A mio parere, finché questo problema non sarà risolto (da un servizio terzo, immagino) il settore dell'auto-publishing farà fatica.

 

Anche a mio parere. Il self-publishing è vittima di un pregiudizio, e vincere un pregiudizio è molto difficile, per non dire quasi impossibile. Certo, ci vuole molto senso auto-critico (come dici) da parte dei self, ma è anche vero che un gran libro, se pubblicato in self, è vittima di quel pregiudizio e non se lo fila nessuno: questo mi dispiace molto. D'altronde per entrare nelle grazie di una CE che faccia il filtro a cui alludi c'è bisogno di certi requisiti. Chi non li ha, deve andare in self e non è giusto che subisca il pregiudizio a causa di altri. 

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1 minuto fa, dyskolos ha scritto:

per entrare nelle grazie di una CE che faccia il filtro a cui alludi c'è bisogno di certi requisiti. Chi non li ha, deve andare in self e non è giusto che subisca il pregiudizio a causa di altri. 

In termini marxisti stai indicando nella nascita di una autocoscienza di classe (all'interno della "classe" degli autori wannabe) la soluzione a questo pregiudizio così limitante.

Un'idea ottimistica ma (purtroppo) non molto ricca di precedenti... ;-)

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@Bilbo Baggins

 

Il 31/12/2019 alle 14:18, Bilbo Baggins ha scritto:

grandsissima!!!!!!!!!

 

Il 31/12/2019 alle 14:18, Bilbo Baggins ha scritto:

ciofeca!!!!!!!!!!!!

 

Per favore, da regolamento è chiesto di evitare un linguaggio da sms nelle discussioni qui sul forum. Quindi un solo punto esclamativo ;)

Edito il post. La prossima volta fai più attenzione per favore.

Grazie.

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1 minuto fa, Gualduccig ha scritto:

In termini marxisti stai indicando nella nascita di una autocoscienza di classe (all'interno della "classe" degli autori wannabe) la soluzione a questo pregiudizio così limitante.

Un'idea ottimistica ma (purtroppo) non molto ricca di precedenti... ;-)

 

Esatto! In termini marxisti è come dici tu :)

Dovranno cantare "hasta la victoria, siempre" prima o poi!

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Passando dal generale al particolare, io mi trovo ad aver appena finito il primo giro di rilettura e correzione di un mio testo e mi confesso incapace di valutarlo.

Dal punto di vista della struttura, per ogni ulteriore modifica che potrei apportare vedo dei controeffetti che mi sconsigliano di procedere (aumento della lunghezza in alcuni casi, eccesso di sottintesi in altri).

Dal punto di vista di ritmo e stile, a parte un ulteriore controllo sulle frasi fatte non vedo necessita di modifiche, poiché cambiare altro significherebbe rinunciare all'intero approccio che intendevo usare e che è funzionale al messaggio.

Eppure non sono in grado di dire se un lettore terzo lo troverebbe interessante o piatto, troppo veloce nell'intreccio o troppo lungo nell'estensione, realistico nella voce narrante (in prima persona) o banale e monocorde. Per fortuna ho un Lettore di cui mi fido ciecamente, ma senza sarei perso.

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@Bilbo Baggins ciao. Anche io ho spesso questo dubbio. Però lo considero positivo. Può anche aiutare a sviluppare il nostro senso critico. 

Nel mio caso mi ha aiutato molto mettere da parte il manoscritto per qualche mese e tornare a leggerlo a mente fredda. Se la storia mi ha divertito mentre la scrivevo e se mi diverte ancora quando la rileggo, decido di sottoporlo al giudizio delle CE. Se successivamente, ma questa è solamente la mia opinione, il manoscritto riceve 20/30 rifiuti, allora prendo in considerazione di riscriverlo o scrivere dell'altro. Personalmente non sono molto favorevole all' auto pubblicazione. Il motivo principale è perché non ho il tempo di seguire il libro in tutte le sue fasi e vorrei che a fare questo fosse un professionista, che vive di questo lavoro. 

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14 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Eppure non sono in grado di dire se un lettore terzo lo troverebbe interessante o piatto, troppo veloce nell'intreccio o troppo lungo nell'estensione, realistico nella voce narrante (in prima persona) o banale e monocorde.

 

Io direi che tu come autore non te ne devi preoccupare. Dovresti solo pensare a scrivere bene, tanto poi i lettori sono diversi e a qualcuno di essi piacerai, ad altri no. Non si può piacere a tutti. Per me piacere al 30% per cento dei lettori è già un'ottima resa. Il 15% va già bene.

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21 minuti fa, dyskolos ha scritto:

tu come autore non te ne devi preoccupare

Questo però non contraddice (o forse spiega) l'oggetto di questa discussione? 

Dove mettiamo l'asticella tra il "non puoi piacere a tutti, mi accontento di piacere a N su mille" e "questo testo é una schifezza / è inutile"?

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1 ora fa, Gualduccig ha scritto:

Il risultato é che il mondo delle pubblicazioni digitali viene tendenzialmente tenuto in bassa considerazione dal corpus più ampio di elettori proprio perché distinguere il buono dall'illeggibile é molto complicato (rispetto alla maggiore semplicità del rifarsi al vaglio di una CE come indicatore di qualità).

 

Ma neanche le CE sembrano riuscire  tanto a filtrare roba di qualità da delle indecenze assolute. 60k titoli pubblicati l'anno indicano una relativa incapacità di valutazione anche da parte delle CE. Pubblicano a casaccio e poi come va va

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4 ore fa, Bilbo Baggins ha scritto:

60k titoli pubblicati l'anno indicano una relativa incapacità di valutazione anche da parte delle CE

"Relativa", appunto: pubblicano anche testi non eccezionali, sicuramente, ma ne scartano 50 volte tanti, no?

Non tutti gli scartati sono peggiori di tutti i pubblicati, certo, ma tendenzialmente il filtro qualitativo delle CE non a pagamento esiste e funziona un minimo.

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7 ore fa, Gualduccig ha scritto:

Non tutti gli scartati sono peggiori di tutti i pubblicati, certo, ma tendenzialmente il filtro qualitativo delle CE non a pagamento esiste e funziona un minimo.

 

A volte quel filtro funziona, ma solo a volte. Perché le CE sono imprenditori e quindi badano molto più alle vendite che a operare quel filtro. Se l'autore ha molti follower sui social, allora sarà bene accolto dalle CE, anche se hanno scritto ciofeche astrali. Ma intanto quelle ciofeche vendono, quindi… Se ne è parlato qui diverse volte a proposito di Fabio Volo, il quale vende robe — dicono —, di bassa qualità, ma ha tante lettori quindi le CE su di lui guadagnano tante palanche. Di contro, se non hai nessuno a cui vendere, puoi anche aver scritto il miglior romanzo della storia e le CE lo stesso non saranno tanto interessate a te scrittore formidabile. C'è la promozione, è vero, ma per molte CE, specie le piccole, ciò rappresenta un costo, quindi è meglio l'autore che si autopromuove.

 

Quanto al self-publishing, questo rappresenta solo un modo di pubblicazione, che nulla ha a che vedere con la qualità intrinseca del contenuto. Cioè, se c'è un libro che è pubblicato in ebook e in self, e poi queste stesso viene stampato e pubblicato da una CE, bene, non è che improvvisamente diventa "wow, bellissimo!": faceva schifo quand'era self e mo' che è stampato diventa un capolavoro? Ti prometto, caro @Gualduccig che il mio prossimo libro lo incido su una roccia in montagna ;) e non mi importa se prima di me Francesco, Davide o Antonio hanno scritto cretinate su qualche roccia :P

 

Per me, lo scrittore ha come primo dovere lo scrivere bene, poi tutto il resto viene o non viene, ma in ogni caso non dipende da lui o lei.

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6 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Per me, lo scrittore ha come primo dovere lo scrivere bene

E su questo non ci piove.

 

Però entriamo un attimo nel merito. Possiamo distinguere le pubblicazioni delle CE in 3 grandi famiglie:

1) autori che sono pubblicati perchè hanno prodotto un testo che è considerato meritevole per qualità e commerciabilità

2) autori che sono pubblicati perchè possiedono già una readership che garantisce alta commerciabilità alla loro produzione (i blogger del caso)

3) autori che sono pubblicati perchè già molto affermati, a prescindere dalla reale qualità del testo prodotto

 

Le categorie 2 e 3 sono inaccessibili agli utenti di questo forum (credo). Possiamo ambire* ad entrare nella categoria 1, da cui sono esclusi (a) chi ha un testo di qualità allineata gli altri ma considerato meno commerciabile e (b) chi ha prodotto un testo considerato di qualità inferiore agli altri, almeno dal punto di vista di chi lo ha giudicato.

A me pare si possa dire che la qualità di un'opera è valutata (in ordine cronologico) dall'autore, dai suoi beta reader di fiducia, dai suoi lettori esterni (i primi tra questi potrebbero essere gli addetti alla valutazione manoscritti di CE e agenzie letterarie, che sono anche i gatekeeper che bloccano o sbloccano l'accesso alla pubblicazione via CE). Tutti noi lettori abbiamo - per fortuna - criteri di valutazione diversi e non allineati tra loro, così come immagino li abbiano gli addetti alla scrematura delle CE, ma faccio fatica a dire che in generale il risultato di questa attività di filtro non porti anche un sigillo di qualità.

 

Nel self-publishing il terzo livello non esiste e quindi, semplicemente, è intrinseco il rischio di diffondere testi di qualità bassa (che saranno poi valutati dai lettori finali, certo, ma costringendo questi lettori ad assumersi il peso di un'attività di screening che rallenta molto lo sviluppo del settore, come dicevamo qualche post sopra). Se un autopubblicato viene poi pubblicato da una CE o è già piaciuto molto (categoria 2) o era sfuggito alle maglie dello scouting (categoria 1).

 

Ora la smetto di fare il pignolo ;-) 

 

* sempre se interessa essere diffusi e letti ad ampio raggio; chi scrive per il puro piacere di farlo non rientra in questa casistica.

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Mi inserisco nella vostra discussione, da qualche parte dovrò iniziare :-) e questo argomento mi sta a cuore. 

 

Penso che quando uno scrittore inizi a scrivere abbia qualcosa da dire, qualche emozione da trasmettere. Vuole condividere con il mondo esterno una parte di sé. 

Quanto questo scrittore sia in grado di farlo è un altro discorso. Credo che per questo ci si debba affidare a qualcuno di cui si ha stima per avere un confronto costruttivo. Scegliere tre o quattro "amici" che si prestano a leggere lo scritto e che possano aiutare a vedere con i loro occhi, sia importante.

 

Sia le CE che il Self-Publishing non garantiscono una buona selezione. Alcuni pagano per pubblicare (e vi posso garantire che molti non guardano in faccia a nessuno se ti presenti con l'assegno); altri non pagano, ma spesso vengono inseriti nella lista infinita di titoli della CE per fare numero.

Non è un problema questo, vanno bene come esperienza, a mio parere. Si tratta però di rimanere con i piedi per terra e soprattutto ascoltare nel profondo di sé stessi cosa spinge a scrivere e a voler pubblicare. 

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@Gualduccig sono d'accordo con te su tutta la linea.

Quando dici :

10 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Tutti noi lettori abbiamo - per fortuna - criteri di valutazione diversi e non allineati tra loro, così come immagino li abbiano gli addetti alla scrematura delle CE, ma faccio fatica a dire che in generale il risultato di questa attività di filtro non porti anche un sigillo di qualità.

vero, l'ho scritto prima, ma io credo che da qualche parte bisogna iniziare. Sarà il tempo e la costanza di studio e ricerca che faranno poi la differenza.
Per diventare esperti serve fare esperienza.

Il lettore sa che se sceglie di leggere un autore sconosciuto prende anche questo rischio, ma credo faccia parte dell'essere "Lettore". 

 

 

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12 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Ora la smetto di fare il pignolo ;-) 

 

Tranquillo, non sei pignolo, o forse io sono ancora più pignolo di te :)

Sono d'accordo con te quasi su tutto.

 

 

15 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Nel self-publishing il terzo livello non esiste e quindi, semplicemente, è intrinseco il rischio di diffondere testi di qualità bassa

 

Io però non sarei così severo con i self. Si tratta appunto di un rischio, ma perché dovrei partire pensando che i self siano scrittori pessimi? Per me a volte sono vittime di un pregiudizio, che d'altro canto all'estero non c'è o si sente meno.

Per essere pubblicati da una CE bisogna avere certi requisiti che non appartengono al testo, ma all'autore. E chi non ce li ha? Io forse la faccio troppo seria, ma per me è una questione di libertà. Magari uno che non ha quei requisiti vuole contribuire al dibattito culturale, e gli diciamo "no, tu no perché le CE hanno deciso che non puoi"?  Vogliamo creare una oligarchia culturale? Vogliamo continuare a essere esclusivi anziché inclusivi? Va bene, basta dirlo. Io intanto dico "viva la libertà, viva il self:)

:approvo::approvo::approvo:

 

 

 

23 minuti fa, Seta ha scritto:

Non è un problema questo, vanno bene come esperienza, a mio parere. Si tratta però di rimanere con i piedi per terra e soprattutto ascoltare nel profondo di sé stessi cosa spinge a scrivere e a voler pubblicare. 

 

(y)

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10 minuti fa, dyskolos ha scritto:

perché dovrei partire pensando che i self siano scrittori pessimi?

No no, non intendevo questo.

Ma la percentuale di self che (per colpa della totale assenza di autovalutazione, per recuperare l'oggetto del thread) pubblicano testi di qualità limitata crea un rumore di fondo che va a detrimento degli altri, che invece si autopubblicano opere dal decente all'ottimo.

 

E' vero che l'esperienza personale non fa statistica ma io conosco un bel po' di lettori forti che non considerano minimamente l'offerta in self publishing proprio perchè manca un sigillo di qualità (percepita come tale, quantomeno). 

  • Grazie 1

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6 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Ma la percentuale di self che (per colpa della totale assenza di autovalutazione, per recuperare l'oggetto del thread) pubblicano testi di qualità limitata crea un rumore di fondo che va a detrimento degli altri, che invece si autopubblicano opere dal decente all'ottimo.

 

È così, purtroppo, anche se continuo a essere convinto che sotto sotto qualsiasi autore sa se ha scritto una ciofeca. Il problema è che non se lo racconta.

 

 

12 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

io conosco un bel po' di lettori forti che non considerano minimamente l'offerta in self publishing proprio perchè manca un sigillo di qualità (percepita come tale, quantomeno).

 

Sono tanti quelli che la pensano così, ma secondo me sbagliano e si perdono un mondo intero. 

All'estero, dove ci sono più lettori e più attenti, questo pregiudizio ha un peso molto minore. È una questione culturale e, in quanto tale, difficile da alterare. Al contrario poi comprano Bruno Vespa. Conta più il nome che le qualità. La gente va in libreria con l'intenzione di comprare cose che ronzano (;)), non l'ultimo romanzo di @dyskolos Il self copre un'altra fetta di mercato, per dirlo con parole più auliche. Una fetta quasi invisibile, e mi dispiace. 

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7 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

No no, non intendevo questo.

Ma la percentuale di self che (per colpa della totale assenza di autovalutazione, per recuperare l'oggetto del thread) pubblicano testi di qualità limitata crea un rumore di fondo che va a detrimento degli altri, che invece si autopubblicano opere dal decente all'ottimo.

 

E' vero che l'esperienza personale non fa statistica ma io conosco un bel po' di lettori forti che non considerano minimamente l'offerta in self publishing proprio perchè manca un sigillo di qualità (percepita come tale, quantomeno). 

 

Ma sai, la grossa differenza tra un self e uno che passa da una CE è che il secondo passa il suo testo attraverso uno o più editor della CE che lo standardizza e lo rende leggibile. Non c'è altro. Prendi un testo di un self mediocre o pessimo a caso, dallo a una CE e loro lo rendono almeno leggibile. Se invece fai il discorso opposto, prendi un autore a caso pubblicato da una CE e gli fai scrivere un testo che poi sarà messo fuori senza controllo dalle CE avrai una ciofeca in linea col mercato self italiano.

 

Questa è per la mia esperienza l'unica differenza a oggi in Italia tra self e CE.

 

E per tornare in topic, credo ci sia un motivo gigantesco per l'assenza di autovalutazione sui propri testi: la scarsa o assente conoscenza degli strumenti e delle tecniche di scrittura. Se non sai come si dovrebbe scrivere, e vai a braccio, è anche evidente che non puoi capire se quello che hai scritto è buono oppure no. E la cosa è anche più catastrofica perché pur conoscendo le tecniche, non è detto che si sappia applicarle.

 

Il problema lo hanno, o hanno avuto tutti. C'è chi si rimbocca le maniche e impara, e chi invece sceglie la strada più comoda del "tanto ci pensa l'editor o chi per lui, e io mi fido del suo giudizio".

 

Una tragedia assicurata.

 

Ti faccio un esempio di un campo totalmente differente, ma che ricalca a pieno questo problema.

 

Nel retail trading, quindi quello fatto da persone esterne a banche finanziare e hedge fund, ci sono due tipi di persone, quelle che provano a usare l'analisi tecnica per capire dove andrà il mercato, perdono soldi, e quindi si affidano a guru che promettono di insegnarti, a manuali stra-costosi e segnali a pagamento per capire se vendere o comprare. Quindi non sanno, si rifiutano di spendere tempo per imparare, e si affidano a competenze esterne per avere successo ( come lo scrittore che si affida all'editor per capire se quello che ha scritto vale o no). E poi ci sono quelli che iniziano, perdono soldi, quindi studiano, migliorano, imparano, fino a capire come funziona e finiscono per farci qualche soldo.

E poi ci sono i casi patologici, quelli che continuano a perdere soldi e starnazzano di come sia tutta una truffa e il prezzo sia manipolato per farti perdere.

 

Ecco, è lo stesso schema di pensiero, che porta agli stessi errori e allo stesso finale scontato di fallimento.

 

Se si vuole scrivere è imperativo imparare a discernere buona e cattiva prosa, prima nei testi degli altri, e poi nei propri. Se non si riesce a farlo, o nemmeno ci si prova, è inutile scrivere e voler diventare uno scrittore.

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