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Bilbo Baggins

Assenza totale di autovalutazione

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Anche perché, @Gualduccig, le due cose non si escludono a vicenda.

Self e CE possono benissimo convivere. Ci sono autori che pubblicano qualcosa in self pur avendo la loro cara CE.

Per me hanno la stessa dignità.

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Vabbè ma adesso volete farmi passare per il cattivone di turno, eh! :-D

 

Non metto in dubbio la dignità delle diverse forme di pubblicazione, ne evidenzio solo una differenza organizzativa (un livello in meno di filtro rispetto all'editoria delle CE non a pagamento). Poi se come ha scritto l'Ospite la differenza qualitativa tra le due produzioni è esclusivamente merito degli editor delle CE vien da chiedere quali siano i criteri che guidano questa attività di scrematura; a me personalmente vien da pensare che (come in tutte le altre attività, amatoriali o professionali) esistano livelli diversi di qualità nei risultati prodotti e che (a parità di commerciabilità, che nel caso degli esordienti è spesso limitata solo al tema e al genere dell'opera) sia il valore del semilavorato a spingere una CE ad investirci sopra. 

 

  • Grazie 1

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2 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Vabbè ma adesso volete farmi passare per il cattivone di turno, eh! :-D

 

:asd::asd::asd:

No, dai, anche perché sono d'accordo con te quasi su tutto :)

 

 

3 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

sia il valore del semilavorato a spingere una CE ad investirci sopra. 

 

È proprio questo il punto per me: quello che più mi sta a cuore. Spesso le CE nemmeno lo guardano il tuo semilavorato perché tu, come scrittore, non hai certe caratteristiche, non perché il tuo semilavorato ha qualità escrementizia. Per questo, dico, per aggirare questo problema, ben venga il self. Self e CE, comunque, possono convivere, e anzi convivono in molti casi.

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Il 29/12/2019 alle 21:22, Bilbo Baggins ha scritto:

Volevo chiedere se qualcuno ha mai questo incubo. Essere completamente incapaci di dare un giudizio di valore sulla propria opera mentre la si scrive.

Grazie

certamente, anzi è l'incubo. Specialmente al primo libro, come nel mio caso. Come lettrice ho letto libri di diversa qualità:alcuni gradevoli, ma niente di eclatante; altri bruttini, pieni di stereotipi, ma comunque degni di essere letti fino alla fine per curiosità; mi è capitato anche qualcuno proprio illeggibile e rari capolavori. Mi piacerebbe sapere a quale categoria appartengo io, aspirando al livello gradevole da "ombrellone" ma non è facile. Non riesco proprio a immaginarmi cosa pensi e senta un lettore "tipo", leggendo il mio romanzo. Conosco, al limite, quello che vorrei che lui pensasse o sentisse, ma non è la stessa cosa. Nel momento che cerco di auto giudicarmi, ho, per forza, paura di essere condizionata dai miei desideri e dal mio livello di autostima. Sia di giudicarmi troppo brava o troppo incapace. Cerco di concentrarmi sul mio lavoro e su ciò che sto imparando poi lascio agli altri il compito di giudicarmi. 

 

per quel che riguarda il sigillo di qualità delle C.E., credo che ci sarà sempre quello che si fida solo se c'è  un'autorità che approva, per esempio, mia madre dice ancora: "lo ha detto la televisione!". Io non l'ho mai fatto perché so quanto piacciano i soldi alle autorità e capisco le loro ragioni. Preferisco cercare più pareri in giro sul mio lavoro. E' forse una strada più lunga ma va bene così. 

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2 ore fa, Gualduccig ha scritto:

No no, non intendevo questo.

Ma la percentuale di self che (per colpa della totale assenza di autovalutazione, per recuperare l'oggetto del thread) pubblicano testi di qualità limitata crea un rumore di fondo che va a detrimento degli altri, che invece si autopubblicano opere dal decente all'ottimo.

 

E' vero che l'esperienza personale non fa statistica ma io conosco un bel po' di lettori forti che non considerano minimamente l'offerta in self publishing proprio perchè manca un sigillo di qualità (percepita come tale, quantomeno). 

 

Proprio questo era il senso del post iniziale. Narcisismo, inesperienza, ego smisurato, manie di grandezza, questi secondo me sono i principali ostacoli a una corretta valutazione del proprio lavoro. Altrimenti come si può spiegare l'incredibile profluvio di roba peggio che scadente? Ma mica solo nella letteratura, in tutti campi della creazione artistica questo avviene

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4 ore fa, dyskolos ha scritto:

Se ne è parlato qui diverse volte a proposito di Fabio Volo, il quale vende robe — dicono —, di bassa qualità

 

Ecco che torna un pregiudizio culturale duro a morire. Fabio Volo sarebbe di "bassa qualità" perchè non ci porta a chiederci il senso della nostra esistenza e a vagare per i meandri metafisici della nostra anima? Io di Fabio Volo ho letto una mezza dozzina di pagine di un libro che mi capitò tra le mani per caso eppure io so che se leggessi un suo libro la trama sarabbe coerente in sè stessa, cioè sarebbe razionale con le premesse che lo scritore ha fornito e il libro ben scritto, che è quello che chiede il lettore, cioè io lettore voglio capire che cosa sta succedendo in queste pagine che sto leggendo e debbono essere cose che io posso accettare. Che poi io voglia leggere qualcosa che mi porti a divorziare da mia moglie/marito, lasciare il lavoro, gli amici, la città dove vivo e a ritirarmi in un monastero buddista sul Tibet sono cose che non so se accadano, forse a qualcuno saranno capitate, ma io intanto ho speso 15-20€ per questo libro perchè mi voglio rilassare.

Per questi motivi io credo che nel suo genere Fabio Volo sia il meglio... NEL SUO GENERE!

 

Tanto per capire il senso di quello che sto dicendo tempo fa giravo su questo forum con altro nick, in una discussione di tale Mattia Signorini che faceva da scout per una agenzia letteraria abbsatanza famosa, Vicky Satlow, credo, lessi che avevano trovato una scrittice, di nome Gaia Coltorti che, a loro dire, aveva scritto un romanzo straordinario, bellissimo, fantasmagorico. Lo stesso Signorini disse che aveva passato quasi una notte insonne a leggerlo perchè non gli pareva vero di essere riuscito a trovare un tale diamante in mezzo a decine di scritti illeggibili.

La mettono sotto contratto e la fanno esordire con Mondadori! Cioè il meglio del meglio del meglio che abbiamo in Italia in quanto a visibilità e sicurezza di essere letti e valutati da un certo pubblico.

Ebbene io il libro della Coltorti non l'ho letto, risulta solo quello pubblicato a nome suo, un secondo non c'è, segno che ha floppato alla grande, se avesse venduto meno di 5k copie essendo un titolo Mondandori il flop è micidiale. Da quello che leggo in rete riguardo alla trama ecco in che consiste.

Un fratello e una sorella scoprono di essere tali verso i 20 anni e iniziano una relazione incestuosa (l'azione si svolge tra Milano e Verona ai giorni nostri) lei a un certo punto scopre di essere incinta e i due si suicidano. Ora il lettore medio si chiede "un momento... nel 1978 in Italia si tennero ben due referendum sulla interruzione volontaria di gravidanza, perchè i due si suicidano quando lei poteva benissimo andare ad abortire?"

 

Ti posso garantire, al di là di ogni dubbio, che nei libri di Volo, che non conosco, simili illogicità non possono essere presenti perchè altrimenti non venderebbe tutte quelle copie. E qui che poi sorge la domanda... "ma come? l'autrice non capisce quanto sia assurdo quello snodo e sia il filtro dell'agenzia letteraria che quello di una CE come Mondadori non sono riusciti a individuare una svolta narrativa illogica e assurda come quella? ma dove vivono?"

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15 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Ecco che torna un pregiudizio culturale duro a morire. Fabio Volo sarebbe di "bassa qualità" perchè non ci porta a chiederci il senso della nostra esistenza e a vagare per i meandri metafisici della nostra anima?

 

:)

No, non per quello :D Il motivo è che i romanzi di Fabio Volo contengono diversi errori formali (per esempio, di POV). Quando un esordiente/aspirante fa gli stessi errori, viene stigmatizzato e poi stroncato.

Però è anche vero che le critiche che gli rivolgono mi paiono talvolta eccessive e l'ho pure scritto. C'è un certo pregiudizio, però se i suoi romanzi contenessero meno errori, i pregiudizi e le critiche si sgonfierebbero subito anziché alimentarsi. Qualche malalingua potrebbe pensare che gli errori siano messi ad arte perché si parli dei suoi libri: una forma di promozione totalmente gratuita :)

 

 

29 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

ma io intanto ho speso 15-20€ per questo libro perchè mi voglio rilassare.

 

Questo è degnissimo. Io non ho mai considerato negativamente la cosiddetta "letteratura di evasione". Molti la guardano con la puzza sotto il naso. E va be', per me evadere è una bella cosa. Anzi, se un'opera letteraria riesce a fare "evadere" il lettore, vuol dire che è ben fatta. Se con le opere di Fabio Volo evadi e ti rilassi, tanto meglio. Ne sono contento :)

 

 

34 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Ti posso garantire, al di là di ogni dubbio, che nei libri di Volo, che non conosco, simili illogicità non possono essere presenti perchè altrimenti non venderebbe tutte quelle copie.

 

Non simili, per carità. Ma qualche problema c'è. Comunque tra vendere ed essere di qualità ci passa un oceano. Una cosa "commerciata" non  è per forza buona. Un mio amico una volta comprò un telefonino supermoderno presso una bancarella e spese un sacco di picciuli. Quando tornò a casa, si accorse che gli avevano rifilato un pacchetto pieno di sale, eppure gliel'avevano venduto. Cornuto e mazziato :P

 

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io credo che bisogna smettere di pensare alle C.E. come circoli culturali umanitari, con la missione spirituale di riportare il congiuntivo nelle case degli italiani. Sono aziende, se non fatturano, chiudono, mandano i dipendenti a casa e ipotecano baracca e burattini per pagare debiti e tasse. Credo che nessuno, qua dentro, possa scrivere peggio della De Lellis, visto che un diario di un dodicenne ha più senso. Non l'ho letto tutto perchè preferisco vivere ma basta leggerne alcune parti. Eppure non credo che qualcuno, qui dentro, abbia guadagnato tanto quanto lei. La sua C.E. paga gli stipendi ai dipendenti e le tasse , quindi ha fatto bene a pubblicarla. Il talentuoso esordiente non guadagnerebbe altrettanto nonostante gli sforzi della C.E. per farlo conoscere. A volte un libro ha successo anche perchè tratta di un argomento di attualità, e in un altro momento non venderebbe nulla. Se scrivessi un libro sui Koala, adesso, probabilmente il libro avrebbe  più possibilità di vendita di qualche anno fa. Certamente se una C.E ti dice che sei bravo e ti da un anticipo, riesci a sbarazzarti abbastanza del problema dell'autocritica. "Abbastanza", ripeto. Però se la C.E ti chiede 1000-2000 euro per la pubblicità o di comprare un centinaio di copie, per me, quella è autopubblicazione a caro prezzo.  Il self non rovina più di tanto il mercato perchè il lettore ha diversi strumenti: sinossi, estratto, recensioni. E infine il suo stesso giudizio per il quale potrebbe comprare o no il secondo libro. Hai un riscontro giornaliero con i tuoi limiti, come scrittore. E forse lo preferisco, non è detto che, infatti, un libro della Coltorti sia stata una buona scelta per la C.E. che avrà sbagliato i calcoli. Alla fine si è tutti allo sbaraglio.

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Il 29/12/2019 alle 21:22, Bilbo Baggins ha scritto:

Volevo chiedere se qualcuno ha mai questo incubo. Essere completamente incapaci di dare un giudizio di valore sulla propria opera mentre la si scrive.

Grazie

 

Buonasera:sss:@Bilbo Baggins, ti volevo rispondere al tuo quesito.

Proprio in questi giorni sto correggendo un romanzo scritto due anni fa. Se lo facevo a mano, mamma mia quanti segni rossi che facevo. Ogni volta che rileggo una frase scorretta mi dico: ma sono stata io a scrivere questo? Sto incontrando molti errori e sto cancellando un sacco di cose. Secondo me quando scrivi un'opera, sei così esaltato a scrivere che non hai l'occhio del critico. Se penso che avevo intenzione di pubblicare il romanzo, senza rileggerlo per la terza volta, mi vengono i capelli bianchi. Fortunatamente ho scampato il pericolo.

Buon week-end^^

Floriana

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Il 7/1/2020 alle 09:41, Gualduccig ha scritto:

Le categorie 2 e 3 sono inaccessibili agli utenti di questo forum (credo). Possiamo ambire* ad entrare nella categoria 1, da cui sono esclusi (a) chi ha un testo di qualità allineata gli altri ma considerato meno commerciabile e (b) chi ha prodotto un testo considerato di qualità inferiore agli altri, almeno dal punto di vista di chi lo ha giudicato.

A me pare si possa dire che la qualità di un'opera è valutata (in ordine cronologico) dall'autore, dai suoi beta reader di fiducia, dai suoi lettori esterni (i primi tra questi potrebbero essere gli addetti alla valutazione manoscritti di CE e agenzie letterarie, che sono anche i gatekeeper che bloccano o sbloccano l'accesso alla pubblicazione via CE). Tutti noi lettori abbiamo - per fortuna - criteri di valutazione diversi e non allineati tra loro, così come immagino li abbiano gli addetti alla scrematura delle CE, ma faccio fatica a dire che in generale il risultato di questa attività di filtro non porti anche un sigillo di qualità.

 

Nel self-publishing il terzo livello non esiste e quindi, semplicemente, è intrinseco il rischio di diffondere testi di qualità bassa (che saranno poi valutati dai lettori finali, certo, ma costringendo questi lettori ad assumersi il peso di un'attività di screening che rallenta molto lo sviluppo del settore, come dicevamo qualche post sopra). Se un autopubblicato viene poi pubblicato da una CE o è già piaciuto molto (categoria 2) o era sfuggito alle maglie dello scouting (categoria 1).

 

Ora la smetto di fare il pignolo ;-) 

Rileggere a più riprese dopo molto tempo può aiutare a capire se quello che si è scritto può valere qualcosa. Leggersi come se si leggesse qualcun altro. Nel frattempo confrontarsi con gli autori che amiamo. Far leggere il manoscritto a scrittori pubblicati, anche da case editrici maggiori o comunque di qualità, a critici accademici e non, operare modifiche. Fatto. Do per scontata la conoscenza della lingua italiana e della storia della letteratura (così, per non rischiare di inventarsi l'acqua calda). Nonostante ciò: silenzio assoluto dalle maior. Non demordo:  Editing professionale. Fatto. Risultato: rifiuto da parte di lettori esterni GEMS, Mondadori, Feltrinelli. Dato che in un altro thread mi hanno sommersa di frecce rosse per immodestia, ditemi cosa ho sbagliato. 

Il termine "standardizzare" la scrittura atteaverso fasi di editing non mi piace moltissimo.  Ultimamente ho riscoperto il piacere di leggere libri senza editing. Se lo scrittore è uno scrittore, la voce emerge meglio, nonostante qualche piccola imperfezione. Comunque un editor bravo (io lo ho avuto) la voce la fa emergere e non la cancella. A questo punto un minimo di presunzione = istinto di sopravvivenza e sono moodestamente inc.zzata. Si accettano consigli da gente esperta priva di pregiudizi. 

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45 minuti fa, Caty ha scritto:

A questo punto un minimo di presunzione = istinto di sopravvivenza e sono moodestamente inc.zzata. Si accettano consigli da gente esperta priva di pregiudizi. 

Privo di pregiudizi lo sono. Esperto della vita, anche troppo. Esperto nel campo editoriale, quel poco derivante dai tentativi di piazzare le mie poche e non eccezionali opere che comunque, mi dicono, si leggono bene e piacevolmente; tentativo che, senza l'ombra di editing, ha avuto il risultato della pubblicazione da parte di piccole CE: una poco seria, due serie, ma certamente non provviste dei mezzi riservati alle editrici di medie e grandi dimensioni. E' pacifico che il volume delle vendite passate, presenti ed attese per il futuro sia irrisorio e che le royalties, se e quando saranno erogate, forse basteranno a pagare una serata a pizza e birra. Il consiglio, per quello che vale, è: continua a scrivere come ti pare e piace, evita in futuro di dilapidare denaro in operazioni preliminari di editing, editing che, buono o cattivo che sia, non ti porterà benefici di carattere economico. Potrebbe instradare un giovane ancora grezzo, ma mi pare che non sia il tuo caso. Continua ad andare per la tua strada. La fortuna è una dea bendata e funziona alla "'ndo' cojo cojo": chissà, potrebbe anche colpire dalle tue parti.

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58 minuti fa, Caty ha scritto:

Far leggere il manoscritto a scrittori pubblicati, anche da case editrici maggiori o comunque di qualità, a critici accademici e non, operare modifiche. Fatto. Do per scontata la conoscenza della lingua italiana e della storia della letteratura (così, per non rischiare di inventarsi l'acqua calda). Nonostante ciò: silenzio assoluto dalle maior. Non demordo:  Editing professionale. Fatto. Risultato: rifiuto da parte di lettori esterni GEMS, Mondadori, Feltrinelli. Dato che in un altro thread mi hanno sommersa di frecce rosse per immodestia, ditemi cosa ho sbagliato.

Come iter seguito non hai sbagliato nulla; ciò nonostante non è detto che la pubblicazione arrivi, specie da parte di una grande casa editrice. Come viene spesso ricordato, la casa editrice è un'azienda e come tale è soggetta a prendere decisioni tenendo molto in considerazione il fattore marketing. Quindi, puoi presentare anche un libro confezionato al meglio, con editing e tutto, ma non è detto che venga giudicato vendibile. Magari la storia non è abbastanza interessante da raggiungere un vasto pubblico, o tratta tematiche così specifiche da interessare tantissimo una determinata fetta di pubblico, ma troppo piccola in termini di numeri per giustificare il rischio d'impresa. Oppure, c'è purtroppo anche la possibilità che, pur corretto che sia il testo, la storia non piaccia proprio.

O, ancora, magari la CE cui è stato mandato il romanzo non sta cercando un nuovo titolo per quel genere, perché per un determinato periodo ha deciso di "congelare" una determinata collana, di tenerla in standby sulle nuove uscite e per quella affidarsi solo a traduzioni di romanzi che hanno già venduto all'estero.

 

Ora, non posso sapere quale sia il tuo caso specifico, perché non ho idea di come sia il tuo libro, di che genere è, non lo conosco. Però, ribadisco, le dinamiche aziendali concorrono eccome nella scelta di pubblicazione. Quindi, per quanto un testo possa essere presentato nella migliore forma possibile, comunque non è detto che corrisponda alle esigenze specifiche e momentanee della casa editrice cui si invia.

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Quota

 

Il 7/1/2020 alle 14:38, Bilbo Baggins ha scritto:

Ebbene io il libro della Coltorti non l'ho letto, risulta solo quello pubblicato a nome suo, un secondo non c'è, segno che ha floppato alla grande, se avesse venduto meno di 5k copie essendo un titolo Mondandori il flop è micidiale. Da quello che leggo in rete riguardo alla trama ecco in che consiste.

Mah, guarda, in linea di massima sono perfettamente d'accordo con te.

Neanche io ho letto il libro in questione, quindi non giudico. Di flop con grandi ce è pieno il mondo. Il motivo, secondo me, va ricercato nella scarsissima pubblicità che si riserva agli esordienti sconosciuti. Come si può pretendere che uno sconosciuto, privo di pubblicità a suo carico, tenuto meno di due settimane in libreria, possa vendere?

La realtà è questa, non si combatte ad armi pari. Esistono esordienti famosi che hanno tutta la copertura e il sotegno mediatico che necessitano, ed esimi sconosciuti che arrancano anche solo per avere il libro una settimana in più nei grandi store.

Il 7/1/2020 alle 14:38, Bilbo Baggins ha scritto:

in una discussione di tale Mattia Signorini che faceva da scout per una agenzia letteraria abbsatanza famosa, Vicky Satlow, credo, lessi che avevano trovato una scrittice, di nome Gaia Coltorti che, a loro dire, aveva scritto un romanzo straordinario, bellissimo, fantasmagorico. Lo stesso Signorini disse che aveva passato quasi una notte insonne a leggerlo perchè non gli pareva vero di essere riuscito a trovare un tale diamante in mezzo a decine di scritti illeggibili.

Altro punto misterioso. Fatemi capire. Un bestsellerista può scrivere boiate ed essere pubblicato con tutti i riguardi, mentre uno sconosciuto o scrive il dottor Zivago o non se lo fila nessuno.

Risultati: romanzo esistenziale dello sconosciuto cinquemila copie, boiata thriller ultrastereotipata centomila copie.

E chi l'ha detto che solo il romanzo impegnato non di genere è profondo e riflessivo. Che solo quello merita il plauso della critica. Ma perfavore. Ho letto certi mattoni da tagliarsi le vene a pagina quindici. Tipo casalinga che vive sull'appenino tosco emiliano in crisi esistenziale. Perchè non può essere profondo un Horror? Perchè per essere profondo devo per forza annoiare? Carrie, di Stephen King, tratta il tema del bullismo in modo eccezionale, e si, ci sono effetti soprannaturali e fiumi di sangue, quindi?

Alle volte, l'essere Pop ti permette di arrivare al profondo molto più di menate soloniche tutte impegnate. Quanti di noi passano la vita a disquisire di Kafka e quanti, invece, si deprimono bevendo un caffe che gli ricorda i tempi in cui questo avveniva con l'ex fidanzata?

Questo secondo me è il peccato originale del nostro apparato editoriale, non valutare il potenziale pop dei nostri autori e lasciare quello spazio agli angloamericani.

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1 ora fa, cheguevara ha scritto:

Privo di pregiudizi lo sono. Esperto della vita, anche troppo. Esperto nel campo editoriale, quel poco derivante dai tentativi di piazzare le mie poche e non eccezionali opere che comunque, mi dicono, si leggono bene e piacevolmente; tentativo che, senza l'ombra di editing, ha avuto il risultato della pubblicazione da parte di piccole CE: una poco seria, due serie, ma certamente non provviste dei mezzi riservati alle editrici di medie e grandi dimensioni. E' pacifico che il volume delle vendite passate, presenti ed attese per il futuro sia irrisorio e che le royalties, se e quando saranno erogate, forse basteranno a pagare una serata a pizza e birra.

 

Se è come dici, che cioè sai scrivere che per me vuol dire che il lettore capisce quello che legge, allora forse i tuoi romanzi fallano nella trama. Più ci penso e più mi convinco che una gran parte di quelli che scrivono per vera passione hanno forse una distorsione di ordine culturale/ideologico, che cioè in un libro la trama sia secondaria rispetto ad altri aspetti quando invece è quella che determina l'apprezzamento da parte del pubblico

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1 ora fa, Folletto ha scritto:

Altro punto misterioso. Fatemi capire. Un bestsellerista può scrivere boiate ed essere pubblicato con tutti i riguardi, mentre uno sconosciuto o scrive il dottor Zivago o non se lo fila nessuno.

 

Il discorso sul libro della Coltorti era un altro, si tratta di un fratello e una sorella che, separati per anni, quando si conoscono iniziano una relazione incestuosa (la vicenda è ambientata ai giorni nostri), a un certo punto lei scopre di essere incinta e decidono di suicidarsi. Il punto è... bè non poteva andare ad abortire? E' questo il quibus che non capisco, come mai l'autrice non capisce che questo snodo di trama è assurdo? Come mai non lo vede l'agente? Come mai non lo vedono gli editor di Mondadori? Io, se fossi stato un editor di Mondadori avrei detto "scusate un attimo, ma non è meglio che i due si suicidano perchè uno scopre la loro relazione incestuosa e li ricatta? Non è più logico e razionale?" Forse il libro avrebbe floppato lo stesso ma almeno si sarebbe evitato uno spernacchiamento

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1 ora fa, Folletto ha scritto:

Mah, guarda, in linea di massima sono perfettamente d'accordo con te.

Neanche io ho letto il libro in questione, quindi non giudico. Di flop con grandi ce è pieno il mondo. Il motivo, secondo me, va ricercato nella scarsissima pubblicità che si riserva agli esordienti sconosciuti. Come si può pretendere che uno sconosciuto, privo di pubblicità a suo carico, tenuto meno di due settimane in libreria, possa vendere?

La realtà è questa, non si combatte ad armi pari. Esistono esordienti famosi che hanno tutta la copertura e il sotegno mediatico che necessitano, ed esimi sconosciuti che arrancano anche solo per avere il libro una settimana in più nei grandi store.

Altro punto misterioso. Fatemi capire. Un bestsellerista può scrivere boiate ed essere pubblicato con tutti i riguardi, mentre uno sconosciuto o scrive il dottor Zivago o non se lo fila nessuno.

Risultati: romanzo esistenziale dello sconosciuto cinquemila copie, boiata thriller ultrastereotipata centomila copie.

E chi l'ha detto che solo il romanzo impegnato non di genere è profondo e riflessivo. Che solo quello merita il plauso della critica. Ma perfavore. Ho letto certi mattoni da tagliarsi le vene a pagina quindici. Tipo casalinga che vive sull'appenino tosco emiliano in crisi esistenziale. Perchè non può essere profondo un Horror? Perchè per essere profondo devo per forza annoiare? Carrie, di Stephen King, tratta il tema del bullismo in modo eccezionale, e si, ci sono effetti soprannaturali e fiumi di sangue, quindi?

Alle volte, l'essere Pop ti permette di arrivare al profondo molto più di menate soloniche tutte impegnate. Quanti di noi passano la vita a disquisire di Kafka e quanti, invece, si deprimono bevendo un caffe che gli ricorda i tempi in cui questo avveniva con l'ex fidanzata?

Questo secondo me è il peccato originale del nostro apparato editoriale, non valutare il potenziale pop dei nostri autori e lasciare quello spazio agli angloamericani.

 

Tutto giusto, ma ti sfugge una cosina: il pop va saputo fare.

 

E siccome in Italia non riesce a nessuno, nessuno nemmeno lo capisce, molto meglio denigrarlo e spregiare gli autori che lo padroneggiano.

 

Da qui il circolo infinito di drammoni familiari, donzelle annoiate e depresse, omacci muscolosi che le salvano e tradimenti vari sotto le lenzuola. Poi magari qua e là ci si infila uno stupro e tutti ad applaudire e gridare al capolavoro. Tranne poi vendere qualche migliaio di copie ed essere dimenticati in due mesi netti.

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1 ora fa, Bilbo Baggins ha scritto:

 

Se è come dici, che cioè sai scrivere che per me vuol dire che il lettore capisce quello che legge, allora forse i tuoi romanzi fallano nella trama. Più ci penso e più mi convinco che una gran parte di quelli che scrivono per vera passione hanno forse una distorsione di ordine culturale/ideologico, che cioè in un libro la trama sia secondaria rispetto ad altri aspetti quando invece è quella che determina l'apprezzamento da parte del pubblico

Spiacente, ma non ho detto che so scrivere: non mi permetterei mai, è un giudizio che lascio a chi mi legge. Quando ero giovane scrivevo per passione, e non ho mai tentato di essere pubblicato. Ora scrivo quando mi va e perché mi va, la passione è un'altra cosa. Nei miei libri (uno di fantascienza distopica e due legal-thriller) le ideologie c'entrano poco, e i pochi che li hanno acquistati li hanno apprezzati. Il volume delle vendite è in linea con la media di ciò che viene pubblicato dalle piccole CE, senza endorsement da parte di critici o programmi tv, perciò irrisorio. Non so quanto tu sia giovane e se la tua esperienza nel settore sia quantificabile in mesi, anni o decenni: ti auguro grandi successi e poche delusioni. 

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1 ora fa, Bilbo Baggins ha scritto:

si tratta di un fratello e una sorella che, separati per anni, quando si conoscono iniziano una relazione incestuosa (la vicenda è ambientata ai giorni nostri), a un certo punto lei scopre di essere incinta e decidono di suicidarsi. Il punto è... bè non poteva andare ad abortire? E' questo il quibus che non capisco, come mai l'autrice non capisce che questo snodo di trama è assurdo?

 

Perdonami ma non è necessariamente "assurdo": lo è nel caso in cui i due si dicano "non abbiamo altra scelta"; non lo è se i due, sopraffatti dalla vergogna o dall'angoscia, sprofondano in un tunnel da cui non vedono uscita se non nell'annullamento di sè.

 

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2 ore fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Il discorso sul libro della Coltorti era un altro,

No. Sono io che mi sono espresso male. Non appoggiavo la scelta dell'agenzia editoriale, il mio intervento sosteneva l'esatto opposto. Per essere presi in considerazione devi per forza scrivere roba pruriginosa ed esistenziale, altrimenti sei stereotipato.

Il libro della Coltorti mi sembra un grossissimo abbaglio. 

Aggiungo un particolare. Ho letto il post su WD di cui hai parlato e giuro che sono rimasto a bocca aperta. Ho detto: "Caspita, ecchecos'è, la nuova erede di Nabokov?" Addirittura rimanere a leggerlo senza fare cena.

Mi sono sentito piccolo piccolo di fronte a cotanta bravura di una diciassettenne.

Assaporo l'anteprima e mi sembra una lettura sciapa, decido di non comprare il libro.

Poi leggo le recensioni su anobii, e sono una scarrellata di due stelle con commenti negativi. Sarà pure vero che non capiamo le straordinarie capacità degli agenti letterari, ma in questo caso, senza sembrare irrispettoso, mi sembra abbiano toppato alla grande.

1 ora fa, Ospite ha scritto:

E siccome in Italia non riesce a nessuno, nessuno nemmeno lo capisce, molto meglio denigrarlo e spregiare gli autori che lo padroneggiano.

 

Da qui il circolo infinito di drammoni familiari, donzelle annoiate e depresse, omacci muscolosi che le salvano e tradimenti vari sotto le lenzuola. Poi magari qua e là ci si infila uno stupro e tutti ad applaudire e gridare al capolavoro. Tranne poi vendere qualche migliaio di copie ed essere dimenticati in due mesi netti.

Da incorniciare sul caminetto. (y)

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33 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Perdonami ma non è necessariamente "assurdo": lo è nel caso in cui i due si dicano "non abbiamo altra scelta"; non lo è se i due, sopraffatti dalla vergogna o dall'angoscia, sprofondano in un tunnel da cui non vedono uscita se non nell'annullamento di sè.

 

Non è razionale, questo è il punto, la vergogna e l'angoscia ce l'hai se qualcuno, come ho detto, viene a sapere della relazione e li ricatta. E cmq il pubblico ha rifiutato il libro che era edito da Mondadori e quindi poteva contare su una quota minima di qualche migliaio di copie vendute a scatola chiusa. Quel libro è una tavanata per via di tutti i discorsi fatti sulle CE che debbono fare soldi soldi soldi. Punto e basta

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5 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

 

Non è razionale, questo è il punto, la vergogna e l'angoscia ce l'hai se qualcuno, come ho detto, viene a sapere della relazione e li ricatta. E cmq il pubblico ha rifiutato il libro che era edito da Mondadori e quindi poteva contare su una quota minima di qualche migliaio di copie vendute a scatola chiusa. Quel libro è una tavanata per via di tutti i discorsi fatti sulle CE che debbono fare soldi soldi soldi. Punto e basta

 

E aggiungiamo che è scritto da gente che non ha la minima idea di cosa sia e cosa comporti l'ansia clinica. Che spesso e volentieri non ha correlazione con una vita felice o triste, ma ne soffre la gente tutta senza bisogno di vivere brutte esperienze.

 

Questi sono quei libretti di cui è pieno il mercato italiano, scritti svogliatamente, tanto hanno la grossa CE che gli procura qualche migliaio di copie a scatola chiusa e tante grazie. Ma noi non possiamo farci nulla: appurare che gli italiani non sanno scrivere, alzare le spalle, e fregarcene altamente lasciandoli cuocere nel loro brodo di autoesaltazione e successi fasulli e costruiti.

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2 ore fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Forse il libro avrebbe floppato lo stesso ma almeno si sarebbe evitato uno spernacchiamento

Ma conta solo in quanti apprezzano o anche chi apprezza? Non dico che i lettori debbano essere per forza 25, ma non è del tutto irrilevante per coloro che non scrivono solo per fare cassetta. Altrimenti un giorno nei libri di storia non ci sarà scritto nulla e mi meraviglio di come questo argomento sia del tutto indifferente e addirittura sbeffeggiato da gente (si presume) del mestiere. 

 

2 ore fa, Ospite ha scritto:

il pop va saputo fare.

Chi è che diceva "tutto è  pop"? Un programma di quando anche la TV era bella, eoni fa.

 

3 ore fa, Bilbo Baggins ha scritto:

distorsione di ordine culturale/ideologico, che cioè in un libro la trama sia secondaria rispetto ad altri aspetti

È il romanzo del Novecento. Adesso dove si va? Avanti verso dove? Indietro per protesta o indietro perché nostalgici della Monarchia? Di lato per provocare? Chi scrive con cognizione e in una prospettiva di ricerca magari se lo chiede e cerca pure di essere pop in modo diverso, che a chi decide, però,  non sta bene.

4 ore fa, Folletto ha scritto:

Di flop con grandi ce è pieno il mondo

 

Pare brutto se godo come un riccio al pensiero che mi hanno cestinato?  😆

2 ore fa, Bilbo Baggins ha scritto:

scusate un attimo, ma non è meglio che i due si suicidano perchè uno scopre la loro relazione incestuosa e li ricatta

Forse è più razionale per un filmone americano. Potrebbe non esserlo in altre culture o semplicemente per quei due personaggi. Dipende da quanto l'autrice ha saputo condurre per mano il lettore nelle motivazioni profonde esistenziali e morali o anche nella pura follia dei protagonisti. Questo è un tema che mi sta molto a cuore. In fondo, gli esseri umani sono meno razionali di quanto si pensi e la loro mente segue percorsi imprevedibili solo per un osservatore distratto: in realtà fa i suoi piccoli passi per giungere agli esiti che a volte ci paiono più assurdi. Molti fatti di cronaca lo dimostrano. 

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Il 31/12/2019 alle 18:21, Bilbo Baggins ha scritto:

 io sarei disposto a spendere X per leggerlo?

Naturalmente. Perché dovrei perdere anni per scrivere qualcosa che non vorrei leggere?

 

Piuttosto è difficile valutare se quello che scriviamo ha valore per gli altri. Qui può venire in nostro aiuto il giudizio di altre persone: editor, beta-reader...

 

Non sono invece convinto che la pubblicazione da parte di una CE sia garanzia di qualità. Ho voluto andare a controllare i miei ultimi tre flop e, sorpresa, ho trovato quattro case editrici (perché in un caso l'opera originale è stata pubblicata in inglese e poi tradotta da un grande editore italiano). Potrei citare i libri in questione.

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2 ore fa, Caty ha scritto:

Dipende da quanto l'autrice ha saputo condurre per mano il lettore nelle motivazioni profonde esistenziali e morali o anche nella pura follia dei protagonisti.

 

In quel caso ci troveremmo di fronte a un grande artista della parola scritta, il flop di quel libro fa ritenere che non sia così...

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1 minuto fa, Bilbo Baggins ha scritto:

In quel caso ci troveremmo di fronte a un grande artista della parola scritta, il flop di quel libro fa ritenere che non sia così...

 

E allora il flop è colpa dell'esecuzione e non della scelta di svolgimento della trama.

Ovvero, come (quasi) sempre, il problema non è il cosa si è scelto di scrivere ma il come lo si è scritto.

 

Capiamoci: non sto difendendo nè quell'opera (che non ho letto) nè quell'autrice (che non conosco).

Ma a leggere molti qui sembra che esista una congiura delle CE

  • che snobbano i grandi scritti e preferiscono le sbobbe,
  • che poi faranno passare attraverso le mani di grandi editor,
  • i quali - appiattendo una personalità narrativa che è già debole, trattandosi di sbobbe - caveranno il sangue dalla rapa e produrranno un testo quantomeno decente
  • che sarà poi promozionato a dovere
  • per poi fare magari flop quando il bluff viene scoperto

Ora, vabbè che abbiamo appena detto che non tutti sono strettamente razionali, però alle condizioni sopra menzionate 'ste CE spenderebbero meno tempo e soldi a irrobustire la schiera dei loro lettori professionali e vagliare un filino meglio le offerte di inediti: guadagnerebbero in velocità e attenuerebbero i rischi. Non lo fanno? Con le opere dei famosi (aggiungete virgolette a piacimento) non ne hanno bisogno ma con gli altri dovrebbero. Ecco, che non siano accurate al 100% nella scelta è certo ma anche che siano così garibaldine mi pare improbabile...

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Fatemi dire una pura fesseria, vi prego. 

Sono vecchio, sono stanco, e soprattutto sono stufo di leggere (anche qui!) frasi contro tutto e tutti che danneggiano solo chi le lancia. 

Proviamo a cimentarci con un atto sincero di autocritica globale.

Io Editor ho contribuito  a far pubblicare libri "indecenti". 

Io Autore sono (non sono) consapevole di aver scritto testi "indecenti".

Io Agente ho incoraggiato la pubblicazione di opere "indecenti".

Io Direttore editoriale di Casa Editrice ho caldeggiato la pubblicazione di volumi o di collane "indecenti"

Io  Lettore ho foraggiato la crescita di un mercato costituito da libri spazzatura più o meno indecenti.

Io Scrittore ho consapevolmente ingrassato un sistema che derubandomi in maniera "indecente" mi ha dato fama...e nient'altro.

 

Capisco che sia nell'indole umana dare sempre agli altri le colpe, ma prima o poi lo specchio impietoso dei nostri fallimenti ci presenterà il conto e ognuno di noi a sé stesso dovrà pur raccontare una certa (dolorosa) verità. Per quanto oggi taciuta, per quanto oggi invisa alla nostra egocentrica e ridottissima visione del mondo (editoriale). Una visione/distorsione nella quale la scrittura non all'altezza non è mai la nostra, dove chi giunge alla pubblicazione mai vi arriva per merito, dove le redazioni sono zeppe di Torquemada nostri acerrimi nemici; dove l'agente è sempre un poco di buono; dove la spesa per un editor è sempre cosa nefasta e di utilità pari a zero; dove per ignoranza ignominia e infingardo pregiudizio al lettore viene sempre impedito di godersi il nostro primo e secondo e terzo capolavoro. Dove il successo o l'insuccesso di un'opera è sempre determinato da ciò che è estraneo ed esterno all'opera stessa. Dove le nostre private biblioteche casalinghe pullulano di libri scritti e pubblicati da corrotti, da venduti al sistema, da leccaculi di primo e secondo e terzo rango. Dove noi non collochiamo opere di esordienti (sempre di dubbia origine e natura) ma solo o anche l'immancabile King di turno (che come tutti sanno non prospera nel sistema, non alimenta il sistema, non toglie spazio agli esordienti, ma anzi li incoraggia e li fa pubblicare, perché è nota qui come in America la grande solidarietà che unisce gli esordienti agli scrittori, gli scrittori agli esordienti e insieme esordienti e scrittori agli ancora sconosciuti che domani forse scriveranno qualcosa). 

 

Nel frattempo, però, qui ci divertiamo a rendere universale la nostra piccolissima e limitatissima esperienza, a giudicare perché rifiutati o perché nessuno ci ha risposto, ad attaccare i leoni i leoncini o le iene che pubblicano facile facile senza mai rinunciare alla nostra (la mia compresa) anima da topolini nati di sicuro col talento, cresciuti di sicuro  talentuosi e di sicuro aggrappati con le unghie all'illusione che un giorno la Sorciprint sarà felice di pubblicarci.

 

Nel frattempo, nel mondo reale e corrotto,  l'Autrice x e y, con il romanzo curato corretto rivisto e riletto (da me) l'anno scorso sta per essere pubblicato e pubblicizzato (febbraio 2020). Un miracolo? Un fatto fantascientifico? Un prodigio? No, solo mesi e mesi di editing accuratissimo e la certezza che se il lettore si sentirà coinvolto, si commuoverà, leggerà un testo ben scritto e ben costruito e non scontato (e anche forse un poco di moda) più probabile sarà incuriosire l'editore tal dei tali. Con buona pace dei pessimisti, dei catastrofisti e dei complottisti che il mea culpa qui non lo fanno, che qui le librerie durante le presentazioni non le frequentano, che qui le mani non se le sporcano, che il mondo editoriale per quello che è nel suo complesso (e non solo nel particolare di ogni autore qui ferito dal sistema) qui non lo conoscono (e che qui sempre in dubbio mettono ogni parola/opinione/esperienza che potrebbe far cambiar loro visione e giudizio).

 

Non è tutto, ma qui mi fermo, perché mi vergogno io stesso della mia totale mancanza di umiltà.

Un cordiale saluto a tutti.           

       

     

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2 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

Io Autore sono (non sono) consapevole di aver scritto testi "indecenti".

A mente fredda, a distanza di tempo dall'aver scritto un testo, si riesce a essere consapevoli di ciò. A caldo, salvo orrori scritti al buio, di notte, con la febbre, si ritiene di aver fatto un buon lavoro; per questo occorre lasciar "decantare" un lavoro per un certo periodo prima di rimetterci le mani, così da essere più obiettivi.

Fermo restando che un parere che non sia il nostro è sempre utile, se non indispensabile, per poter migliorare il proprio operato.

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@Renato Bruno Rendiamoci allora anche conto che guai a criticare perché lo si fa sempre e solo per invidia XD

Se quello che viene pubblicato è buono davvero non capisco perché ci sia sempre pieno di paladini che danno degli sciagurati a chi critica. Forse perché qualcuno ha la coda di paglia e allora deve sempre difendere il sistema?

Il sistema è marcio e ormai parlo per esperienza. E se dico che gli editori se ne fregano dei buoni scrittori, ma fanno cassa vendendo ciofeche a lettori che si fidano, o che buona parte di chi pubblica con le CE è un raccomandato, un amico di amici o uno che paga è perché a oggi lo so per certo. Questo non toglie che ci sia anche gente con le balls che sappia scrivere. Pochi italiani, tanti stranieri. E infatti tutti qui si continua a criticare la robetta italiana, molto spesso perché irritati della mediocrità del nostro mercato rispetto a quello straniero.

E' una questione di orgoglio nazionale, non invidia o astio verso lo scribacchino targato. Tutti saremmo felicissimi se l'editoria italiana pubblicasse buoni libri. Sarebbe uno stimolo per tutti vedere finalmente premiata il merito, anche quello degli altri.

Nel senso... la gente continua a comprare i miei libri in blocco, pur avendo smesso ogni forma di advertising. Scavano il fondo del barile fino ad arrivare ai miei libri...

Ci sarà pure un qualche cavolo di problema oppure no?

E io i libri né gli ho fatti editare, né ho pagato qualcuno per farmi da correttore di bozze. Già, in barba alla leggenda del "per scrivere un buon libro serve un editor" XD

Eppure continuo a vendere e nessuno mi è ancora venuto a cercare a casa col forcone. Quindi le cose son due: o io sono il nuovo Stephen King, o la concorrenza è talmente scarsa che per disperazione pagano volentieri 9 euro a uno sconosciuto per ogni vendita.

 

Quale delle due?

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Si chiama conflitto d'interessi. Le CE hanno tutto l'interesse a mantenere il livello infimo che abbiamo raggiunto, così come hanno bisogno che gli esordienti si credano dei cani. Li adescano con la promessa di fama e soldi, e poi li rimbalzano.

 

Perché uno scrittore che sa scrivere gli va in domo alle CE, e anche peggio alza il livello di qualità e quindi le aspettative dei lettori, costringendo così il mondo editoriale a investire soldi per proporre roba di miglior qualità. Il motto è bassa qualità, minimo investimento, massimo ricavo. E tutta la narrazione che si fa tende a mantenere questo equilibrio.

 

Ed è anche il motivo per cui quando per miracolo pubblicano un esordiente vero pescato dal mucchio si assicurano di fare solo correzione bozze, niente editing vero, pubblicità assente o quasi, e magari pescano la copertina dalle collezioni on-line a 5 euro al pezzo. Minima spesa, per massimo ricavo.

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Caro sognatore @Ospite

mi piacerebbe molto fare con te una passeggiata in libreria. Capire come tu ti accosti al libro, sapere in base a quali criteri tu decidi se acquistare o no, sapere da te quali e quanti libri hai in casa. E soprattutto mi piacerebbe portarti con me in Fiera, in una qualsiasi fiera del libro, farti parlare con gli editori, farti chiedere loro che materiale inedito ricevono e in base a quali criteri selezionano e pubblicano. Dopo averli ascoltati, gli addetti ai lavori, sono certo che ti porresti davanti alla tua scrittura in altro modo. Sono certo che vedresti il rapporto Autore-Editore-Lettore con occhi mutati. Sono certo che a guardar bene tu nell'attuale produzione editoriale italiana (vastissima) troveresti non solo libri italiani per il tuo gusto ma sugli scaffali, negli stand, nelle sale di presentazione, troveresti opere in grado di arricchire il tuo stile e la visione del mondo che dalle tue opere scaturisce. 

Io ho fiducia in te e nella tua intelligenza. E ti dirò anche, per concludere, che mi dispiace constatare quanto nei tuoi post qui sopra ci sia ancora della cattiva filosofia sulle eterne colpe altrui, da me stigmatizzata nel mio post precedente. 

 

Un saluto

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