Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Kuno

[N2019-1B] Suo marito Sergio

Post raccomandati

commento

traccia: Alterazione

genere: Sentimentale

Suo marito Sergio

 

Anche questa mattina trovo la porta della cucina chiusa, proprio come ieri e il giorno precedente. Per Laura la colazione è sempre stata un momento molto intimo, una nicchia nella giornata scavata solo per due. Prima, però, mi portava dentro con sé.

Attraverso il buco della serratura la vedo seduta al tavolo, che accarezza la solita tazza senza manico. È la mia tazza, l’unica che per lei conti qualcosa. Ci guarda dentro per qualche istante e dice: «Buongiorno, amore».

Sento stringere la gola mentre la guardo sorseggiare il suo tè, con quel sorriso appeso al volto come il residuo di un sogno, ma è necessario che io mi faccia forza. Per entrambi.

Laura vuota la tazza e si alza per sciacquarla, con la cura di chi fa il bagno a un neonato. Poi la ripone tra le altre, quelle che non contano nulla perché non appartengono a suo marito Sergio. Perché non sono suo marito Sergio.

Quando viene alla porta mi scanso d’istinto, ma lei entra in salotto senza badare a me. Credo non si sia nemmeno accorta che sono qui. Nella sua mente abbiamo appena bevuto il tè insieme, in cucina.

«Laura, dovrei dirti una cosa importante».

Cerco di afferrarla per un braccio, ma lei mi passa davanti e corre divertita in camera da letto. Quando la raggiungo ha una mia cravatta avvolta al collo, come una sciarpa. Ne stringe le estremità nei pugni, con tanta forza che le nocche perdono colore. Vorrei avvicinarmi di qualche passo per capire cosa mormora, cosa la fa ridere tanto, ma non ci riesco. Mi sentirei un intruso. In fondo Laura sta avendo una conversazione privata con la cravatta di suo marito Sergio. Una conversazione con suo marito Sergio.

Adesso inforca un paio di occhiali che non indosso da anni e lancia un gridolino.

«Uh, Sergio, ma sei una talpa!»

Non le rispondo, so che non dice a me. Laura parla agli occhiali.

Mi tengo a distanza, mentre lei brancola per le stanze della casa con le braccia protese, come giocasse a mosca cieca. Quando però la vedo inciampare su un tappeto, non posso fare a meno di accorrere per assicurarmi che non si sia fatta male.

«Metti via quegli occhiali, così ti ammazzi!» le grido mentre la aiuto a rialzarsi. «Ora sediamoci, per piacere, ché devo parlarti».

Laura annuisce appena, senza guardarmi negli occhi. Ha sempre quel sorriso irreale sul volto, come se un coro di voci che sovrasta la mia le stesse dedicando una canzone d’amore. Fa sparire gli occhiali in una tasca e fila dritto in bagno. Si ferma davanti allo specchio, per fischiettare un motivo allegro che non conosco e accarezzarsi le guance con un pettinino da barba. Chiama molte volte il mio nome. Ride e mi implora di smetterla di farle il solletico, a me che sono nell’altra stanza. Poi socchiude la porta e non la vedo più, ma sento chiaramente lo schiocco di un bacio.

 

Quando torna in salotto mi lascio cadere su una poltrona, esausto. I dottori dicono che per uno nella mia condizione è normale stancarsi tanto in fretta, ma io sono certo che dipende tutto da mia moglie. È la preoccupazione per Laura a togliermi il respiro. Decido di riposare e limitarmi a seguirla con gli occhi, a osservarla mentre vaga per la casa e ama tutti gli oggetti che mi appartengono. Gli oggetti che sono me, suo marito Sergio.

La vedo stringersi fra le braccia di un cappotto, baciare tutti i tasti di una calcolatrice, strofinare il naso sulle pagine ingiallite della mia agenda, chiedere alla pantofola destra di portarla a pranzo fuori, mostrare alla sinistra la foto del nostro matrimonio, trovare un foro di tarlo in più sulla scrivania e dire: stai invecchiando anche tu, Sergio.

Ogni nuovo contatto sembra allargare il suo sorriso, accendere scintille nelle pupille nere, tenerla salda sulle gambe e insieme trascinarla in un sogno magnifico. E il me che siede sul divano non ha altro da offrirle che una cattiva notizia e il respiro pesante.

Il mio corpo si è fatto più debole, ma non è questo a impedirmi di stare dietro ai salti e ai volteggi di Laura. Non è semplice farsi amare nel solco della metonimia, vivere con una donna che non sa distinguerti dal tuo spazzolino e che ogni mattina offre le labbra a un pettine. Non è semplice essere Sergio in una folla di Sergio, dare amore a una donna che ne raccoglie di continuo, ovunque poggi lo sguardo.

D’un tratto anche Laura si calma. Viene a sedersi accanto a me, ma non sembra stanca: forse vuole solo riposare le gambe.

«Amore, devo dirti una cosa. Una cosa brutta».

Non mi risponde. Non sono neanche certo che mi abbia sentito. Guarda un punto qualunque del pavimento e infila una mano in tasca per estrarne i miei occhiali. Un graffio di pochi centimetri sporca la lente destra, ma per Laura quel taglio è un neo, un pelo sfuggito al rasoio, una ruga sulla fronte di suo marito Sergio.

Confida agli occhiali di sentirsi molto assonnata. Non ha voglia di parlare, vuole solo tornare a letto e dormire abbracciata a me per tutta la mattina. In camera io sono il mio cuscino, ogni bottone di ogni mia camicia, un biglietto dell’autobus che ho usato il mese scorso. Tante cose sono suo marito Sergio, in quella stanza, e tutte la aspettano per amarla e per farsi amare in eterno.

«Andiamo, allora», dico non so a chi. Cerco di controllare il respiro e tenere la schiena dritta, mentre accompagno Laura in camera. La aiuto a infilarsi sotto le coperte, le accarezzo la fronte ed esco senza far rumore. Mentre chiudo la porta la vedo baciare un guanto nascosto sotto il cuscino: proprio l’altro giorno mi chiedevo dove fosse finito.

Sono anch’io molto stanco e credo andrò a stendermi sul divano. Là potrò abbandonarmi alla debolezza, senza il rischio che il fiatone e la tosse disturbino Laura. In fondo parlarle non è così importante, checché ne dica il medico. Dirle della mia salute avrebbe senso solo per me, Laura non sarebbe in grado di capire. Un bottone che salta, il manico di una tazza in frantumi, un buco di tarlo apparso dal nulla, io che respiro troppo forte e all’improvviso non respiro più: per lei non sono che solchi leggeri nella sabbia. Quando si sveglierà, ogni volta che si sveglierà, a Laura basterà stringere una tazza senza manico o inforcare un paio di lenti troppo spesse, per ritrovare accanto a sé suo marito Sergio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Molto bello, intenso in ogni parola, una storia fatta di oggetti, di associazioni. Molto angoscianti e insieme teneri i comportamenti di lei, che acquisiscono potenza grazie alle parole che usi. Insomma, 'sta casa fatta di tanti piccolo Sergio mi ha trascinato in un vortice di sensazioni ossessive, deprimenti e belle al contempo. I miei complimenti. Ora, per quanto riguarda le belle frasi a cui alludo vorrei citarne giusto un paio, e anche citarne altre che non mi sono piaciute molto (ma giusto per rompere un po' le scatole, per me il tuo racconto è ottimo), dunque:

 

51 minuti fa, Kuno ha scritto:

con quel sorriso appeso al volto come il residuo di un sogno

questa, all'inizio, mi è sembrata un po' forzata ma...

 

54 minuti fa, Kuno ha scritto:

Ha sempre quel sorriso irreale sul volto, come se un coro di voci che sovrasta la mia le stesse dedicando una canzone d’amore

... qui mi ci hai fatto ripensare, e l'ho subito rivalutata. Però all'inizio sembrava buttata lì (quella del sogno)

 

56 minuti fa, Kuno ha scritto:

La vedo stringersi fra le braccia di un cappotto, baciare tutti i tasti di una calcolatrice, strofinare il naso sulle pagine ingiallite della mia agenda, chiedere alla pantofola destra di portarla a pranzo fuori, mostrare alla sinistra la foto del nostro matrimonio, trovare un foro di tarlo in più sulla scrivania e dire: stai invecchiando anche tu, Sergio.

Cito giusto 'sta parte per dirti che, secondo me, hai un po' esagerato con le azioni che un po' si ripetono in tutta la storia. Ciò genera un vortice ossessivo che a me è piaciuto parecchio, ma potrebbe rischiare di risultare ripetitivo in alcuni passaggi. Anche se la roba della pantofola destra è fantastica.

 

59 minuti fa, Kuno ha scritto:

Non è semplice farsi amare nel solco della metonimia, vivere con una donna che non sa distinguerti dal tuo spazzolino e che ogni mattina offre le labbra a un pettine.

Questa frase è il top, potentissima.

 

Va beh, insomma, potrei citarne altre di frasi che ho trovato davvero belle, ma servirebbe a poco. Insomma, secondo me hai scritto un bellissimo racconto, non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. A rileggerti, @Kuno  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 minuti fa, Rhomer ha scritto:

Questa frase è il top, potentissima.

Oh, non sai quanto mi faccia piacere. L'ho scritta in cento forme diverse prima di trovare una versione sensata e comprensibile. Ho insistito perché la volevo mettere a tutti i costi, mi sembrava contenere tutto il racconto.

 

Grazie per il commento @Rhomer :flower: 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao bel @Kuno natalizio.

 

Breve e conciso (come è d'uopo per me!).

 

Ottimo racconto, ben scritto, non gli tocco nulla.

Bella l'idea e fluido lo stile. Toccante e commovente.

Se ci fosse un'unica pecca, ti direi forse un po' lento nella ripetizione-divagazione di scene similari... ma il racconto è questo e perciò non lo muterei.

Scrivi sempre più che bene a mio avviso.

 

Buon Natale... ah no, scusa volevo dirti: bravo!

 

Spoiler

e anche Buon Natale, ovviamente!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

:)  Eccomi da te,  @Kuno , nel ruolo autoinflitto  ;)   di CddS (Commentatrice degenere di Scrittopoli).

 

1 ora fa, Kuno ha scritto:

Anche questa mattina trovo la porta della cucina chiusa, proprio come ieri e il giorno precedente. Per Laura la colazione è sempre stata un momento molto intimo, una nicchia nella giornata scavata solo per due. Prima, però, mi portava dentro con sé.

Attraverso il buco della serratura la vedo seduta al tavolo, che accarezza la solita tazza senza manico. È la mia tazza, l’unica che per lei conti qualcosa. Ci guarda dentro per qualche istante e dice: «Buongiorno, amore».

Sento stringere la gola mentre la guardo sorseggiare il suo tè, con quel sorriso appeso al volto come il residuo di un sogno, ma è necessario che io mi faccia forza. Per entrambi.

Laura vuota la tazza e si alza per sciacquarla, con la cura di chi fa il bagno a un neonato. Poi la ripone tra le altre, quelle che non contano nulla perché non appartengono a suo marito Sergio.

 

Ecco, Kuno. Da questo incipit, se il genere scelto fosse stato il fantasy, avrei pensato a lui che, da fantasma del Sergio che fu, segua con protezione e tenerezza la sua vedova.

 

 

Poi, il genere scelto (il sentimentale) e l'evolversi del racconto mi avevano comunque convinta che fosse Sergio il defunto, e che raccontasse in prima persona quanto accade alla vedova, come artificio  letterario per narrare l'amore, la tenerezza e il dialogo che c'erano nella coppia.

 

1 ora fa, Kuno ha scritto:

«Andiamo, allora», dico non so a chi. Cerco di controllare il respiro e tenere la schiena dritta, mentre accompagno Laura in camera. La aiuto a infilarsi sotto le coperte, le accarezzo la fronte ed esco senza far rumore. Mentre chiudo la porta la vedo baciare un guanto nascosto sotto il cuscino: proprio l’altro giorno mi chiedevo dove fosse finito.

Sono anch’io molto stanco e credo andrò a stendermi sul divano. Là potrò abbandonarmi alla debolezza, senza il rischio che il fiatone e la tosse disturbino Laura. In fondo parlarle non è così importante, checché ne dica il medico. Dirle della mia salute avrebbe senso solo per me, Laura non sarebbe in grado di capire. Un bottone che salta, il manico di una tazza in frantumi, un buco di tarlo apparso dal nulla, io che respiro troppo forte e all’improvviso non respiro più: per lei non sono che solchi leggeri nella sabbia. Quando si sveglierà, ogni volta che si sveglierà, a Laura basterà stringere una tazza senza manico o inforcare un paio di lenti troppo spesse, per ritrovare accanto a sé suo marito Sergio.

 

Però il finale, e l'alterazione della traccia,  mi hanno fatto cambiare idea. È  Laura che è morta, e lui, molto malato, la sente ancora girare per la casa e parlargli e farsi amare nel solco della metonimia.

Della serie: tutto può essere visto da prospettive diverse.

 

CddS   Zaza :saltello:

 

P.S.:

 

:libri:  Sei capace a caricare ii nostri libri sulle spalle di Babbo Natale?  vaccanatale.gif

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie @Poeta Zaza. Per fortuna non è morto nessuno, per ora. Quello di Laura è un problema mentale, mentre Sergio se ne andrà presto per una brutta malattia. Ma lei non se ne renderà neanche conto, dato che lo vede praticamente ovunque. Direi che in un certo senso è un lieto fine, in qualche modo ci ho messo l’amore eterno :D

 

Ciao, auguri. :flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Kuno i tuoi racconti mi piacciono sempre tantissimo. Un gran bella e triste storia d'amore. Lei che pur avendo perso il senno continua ad amare Sergio in ogni casa che sia sua, lui che ha un grave problema di salute (molto probabilmente morirà  prima di lei) ma che non riesce  a comunicarglielo. E in fondo a cosa servirebbe? Lei continuerà a sentire Sergio sempre con sè.

(Mi hai ricordato una cosa bella e terribile accaduta a me. Anni fa mio marito, a causa di un grave incidente, è stato in coma vigile per alcuni giorni, non riconosceva nessuno, era completamente fuori di testa ma le uniche parole sensate che ripeteva costantemente erano: aiutate mia moglie. Lui con trauma cranico e una gamba a brandelli pensava a me. Il tuo personaggio mi ha ricordato che ci sono amori che vanno oltre il corpo e la ragione). Bravo, grazie per questo racconto bellissimo :rosa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Kuno il fatto che lei non si accorga di lui, subito mi ha indotto verso una piega paranormale, invece si rivela essere una storia del tutto terrena ma ancor più inquietante. La tua bravura nel modellare la materia narrativa qui mi ha colpito particolarmente per la compostezza della voce narrante, osservatore minuzioso dell'alienazione della moglie e soltanto di riflesso della propria condizione di "fantasma". Voglio dire, trapela tutto il suo disagio ma mai con un tono lamentoso. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 ore fa, Kuno ha scritto:

Per Laura la colazione è sempre stata un momento molto intimo, una nicchia nella giornata scavata solo per due. Prima, però, mi portava dentro con sé.

Questa frase mi risulta poco chiara.

11 ore fa, Kuno ha scritto:

ché devo parlarti

Sembra desueto, ma non lo è. In effetti lo usiamo spesso nella lingua parlata.

 

11 ore fa, Kuno ha scritto:

accarezzarsi le guance con un pettinino da barba.

Non stai bene :D 

 

All'inizio pensavo che lui fosse morto, quindi la storia di lei che lo rivive con li oggetti e lui fa il fantasmino osservandola. Invece lei ha 'sta malattia mentale (ma esiste sul serio? Me ne intendo di malattie mentali ma questa mi manca).

Abbastanza triste, quindi centra l'obiettivo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 ore fa, simone volponi ha scritto:

ma esiste sul serio? 

Mi sono ispirato all’agnosia, ma ho voluto dargli un taglio più pissicologico e tipo ribbaltato. Cioè.

 

Grazie, @simone volponi. Ti rispondo prima del pranzo di Natale che a farlo dopo mi rovineresti la digestione. :flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Kuno quando sarai un autore affermato ti manderò migliaia di mail per ottenere una raccomandazione. 

Ci sono dei pezzi davvero notevoli nel racconto, ma la cosa che più mi piace è il tuo modo di raccontare girando intorno alle cose. Leggere i tuoi racconti è come camminare intorno a un lago, per poi ritrovarsi alla fine del racconto al centro del lago stesso, per cui alla fine ti chiedi "ma quando è stato che mi sono tuffato?". Originale assai.

Un saluto 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buonasera @Kuno, il suo bel racconto mi ha un po' spiazzato, nel senso che ho faticato a comprenderlo del tutto.

 

All'inizio pensavo che si trattava del fantasma del marito che osservava la moglie, poi la moglie malata con il marito spettatore impotente, alla fine - da quello che ho capito - salta fuori che il marito è morto da poco e la moglie lo rivive in ogni oggetto che lo ricorda. Insomma, per capirci qualcosa l'ho riletto una seconda volta e ... o c'è del paranormale nel marito, o c'è malattia nella moglie, ma non ho avvertito "alterazione vera e propria", mi pare ci abbia giocato un po' su questo. ;)

 

Detto questo, il racconto è molto piacevole da leggere e presenta uno spaccato di vita molto vivo e realistico: quindi, nonostante la perplessità appena esposta, mi è piaciuto molto, complimenti! (y)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@H3c70r ciao. No, niente paranormale. Sergio ha scoperto di essere molto malato e vorrebbe dirlo alla moglie, che però ha a sua volta un problema: non distingue suo marito dalle cose di suo marito. Sergio decide che parlarle sarebbe inutile: quando lui morirà, la sua morte non significherà nulla per Laura, per lei ogni oggetto di suo marito è suo marito. Sergio è in qualche modo immortale.

L'alterazione sta proprio nella malattia mentale di Laura, uno degli esempi suggeriti dalla traccia.

 

Contento che il testo ti sia piaciuto comunque. Grazie :flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Breve storia triste: sono intrappolato in avverbi temporale che minimedisce di soffermarmi troppo sulla critica al testo. Sono costretto pertanto a un commento breve e non esaustivo: me ne scuso :bandiera:

Transeunte! 

 

Caro @Kuno eccoti di nuovo qui (si lo so, in realtà non sei mai andato via :asd: ) con un tuo fiero cavallo di battaglia letterario, ovvero la trasposizione tragicomica del letterale in termini reali. In questo caso ti soffermi sul senso degli oggetti e sul loro valore soggettivo quanto questi rappresentino il proprio possessore: come tu stesso ammetti nel racconto, ci proponi il dramma di una metonimia  umana, ovvero un uomo che viene costantemente scambiato dalla moglie per gli oggetti che lo rappresentano. Il testo oscilla, con quella leggerezza surreale che è propria del tuo stile, fra dramma e ilarità, strappando inizialmente qualche sorriso e poi raggelando il lettore, davanti al dramma di Sergio e alla sua salute compromessa. Racconto tragicomico su molti fronti, capace di far riflettere e raggelare.

 

Insomma, una kunata. 

Lo stile che te lo dico a fare, è ineccepibile e rivela una maturità narrativa ormai completa. L'unica critica che mi sento di fare non è esattamente una critica, ma un po' un "desiderata" (lo stesso che ho fatto al tuo compagno di squadra, il Magister Marcello): innovare, sperimentare, rischiare. Uscire dal tuo personaggio letterario, quello che hai creato di te stesso su questo forum, che è ammirevole e completo e diventare altro. Perché?! 

Perché il cambiamento è necessario. Il cambiamento è vita, è evoluzione. Solo chi è arrivato alla fine smette di cambiare. Certamente, tu sei cambiato e cambi necessariamente ogni giorno, è vero. E io sono solo un maledetto presuntuoso se sostengo il contrario... Però è un dato di fatto che questo racconto è assolutamente analogo ad altri che da 5 anni a questa parte ho letto di te su questo forum. 

Ora, sono convinto che le tue potenzialità narrativa siano ancora enormi e per tabro quello che auguro a uno scrittore dotato e potente come te è  di essere come Calvino, di essere eclettico e riuscire ad esplorare altri topos e stili letterari.

 

Chiusa questa parentesi piuttosto fuori dal contest, dico che il tuo è un ottimo racconto, certamente nella top 3 di questo girone :D

 

Memento audere semper, caro Kuno ;)

A presto 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Perdona il commento, apparentemente off-topic, ma leggendo il tuo testo mi sono venuti in mente troppo i "la sintesi" con questa canzone che definirei kunesca :

 

 

Enjoy ;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Kuno

 

Il tuo racconto è intenso e toccante. Due persone si amano, finché morte non li separi, come corpi. Ma le loro anime continuano a essere in sintonia tramite gli oggetti che hanno caratterizzato la quotidianità dell'uomo. 

Come se gli oggetti continuassero a emanare l'essenza del marito, Laura riceve l'amore e l'affetto che lui non le può più prodigare tramite il dialogo e il contatto con essi. 

Anche se fin dall'inizio si intuisce che l'uomo è morto, non lo dichiari mai esplicitamente fino alla fine, creando quindi una piccola suspence che rende il racconto accattivante. 

 

Piaciuto. 

 

Talia 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Nerio ha scritto:

Memento audere semper

Anche a te e famiglia!

 

Grazie Nerione :flower:

 

Grazie @Talia. In realtà, come ho scritto nell'ultimo commento lasciato qua sopra, Sergio non è ancora morto. Ma in fondo non cambia molto, né per Laura né (forse) per il lettore :D 

 

EDIT: Anzi...

14 minuti fa, Talia ha scritto:

Come se gli oggetti continuassero a emanare l'essenza del marito, Laura riceve l'amore e l'affetto che lui non le può più prodigare tramite il dialogo e il contatto con essi. 

...direi proprio che il messaggio è arrivato comunque, nonostante il fraintendimento.

Sembra incredibile, ma l'incomprenesione dona al testo più dignità: prova che Sergio, vivo o morto che sia, occupa lo stesso ruolo all'interno del racconto come nella vita della moglie. La sua vita fisica non vale più nulla.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 24/12/2019 alle 12:42, Kuno ha scritto:

Un bottone che salta, il manico di una tazza in frantumi, un buco di tarlo apparso dal nulla, io che respiro troppo forte e all’improvviso non respiro più: per lei non sono che solchi leggeri nella sabbia.

Questo passaggio mi ha sviata. Nel senso che avevo la sensazione che fosse morto per tutta la lettura, ma questa frase aveva confermato i miei sospetti.

 

Comunque racconto validissimo, anche al netto di questa ambiguità (tutta colpa mia). 

 

Talia 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Kuno, perfetto, direi. Triste e potente, potrebbe sembrare addirittura fuori dalla realtà.

Ma due amici, marito e moglie, sono vissuti per anni nella stessa stanza di una clinica per malati di Alzheimer, trattandosi come estranei senza riconoscersi.

Per cui...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Complimenti, bellissimo racconto. Ho dovuto mandar giù il groppo in gola prima di mettermi a scrivere. Dopo le prime righe pensavo lui fosse morto, poi invece ho capito. 

Che tenerezza, Sergio. La ripetitività delle azioni della moglie rende ancora più malinconica l'intera situazione.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×