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Roberto Ballardini

Demonite - 2\3

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commento

 

 

DEMONITE

 

Seconda parte

 

 

 

«Papà!»

«Che c’è, tesoro?»

Malgrado sia l’una del pomeriggio, Robert esce dalla camera da letto con addosso soltanto la vestaglia scozzese. Mentre sua figlia lo guarda disgustata dall’altro lato della penisola, lui apre il frigorifero per prendere il latte di soia.

«Puzzi in un modo disgustoso.»

«Lo so, tesoro, abbi pazienza.»

Grace è appena tornata da scuola. Lo zaino pieno di libri l’ha buttato sul pavimento, accanto allo sgabello su cui è appollaiata. Si è preparata un’insalata con tofu, pomodori e olive nere, ma ora le è passato l’appetito e il tanfo terribile emanato dal corpo di suo padre rischia di farla vomitare. Lo aveva già sentito quando è arrivata, ma non era così intenso e pensava venisse da fuori. Tipo il camion degli spurghi, o qualcosa di analogo e comunque di esterno. Ora che ne ha individuato la provenienza all’interno della casa, la cosa non è più tollerabile. Si alza e indietreggia fino al divano, stringendo al petto l’insalata.

«Pazienza? Ma che stai dicendo? Lo senti o no quanto puzzi?»

«Poi ci fai l’abitudine, vedrai.»

«Col cazzo. Non voglio farci l’abitudine. Devi farti una doccia, subito.»

«Tesoro, temo che non farà una gran differenza.»

«Papà, ti sei rimbecillito? Vatti a fare la doccia, subito! Io apro tutte le finestre. ‘Sto tanfo mi impregna i vestiti e anche la casa. Ci vorrà più di una settimana per farlo andare via.»

«Ma il fatto è…»

«Vatti subito a fare la doccia!»

Robert rimane impalato al centro della cucina, col cartone del latte in mano. La vestaglia un po’ corta e le ciabatte rosse a zampa di drago – l’ultimo regalo di Hester, a Natale, prima del suicidio - gli danno un’aria ridicola.  La furia di Grace cresce in proporzione all’inerzia di suo padre. Poi, dal disimpegno, emerge la figura livida e butterata di sua madre. Grace rimane a bocca aperta.

«Quello che tuo padre sta cercando di spiegarti» dice Hester, con un tono di voce piatto e incolore, senza la minima traccia di affetto o di entusiasmo alla vista della figlia, «è che il problema non è lui, sono io».

La sottoveste blu è macchiata in diversi punti, dalle secrezioni post mortem. I capelli sono un disastro. I piedi lasciano una serie di impronte umide. Il tono della sua voce è freddo e strascicato. A Grace fa venire in mente quello del suo amico Brendon, che è sempre stordito dagli oppiacei.

La ragazza rimane impietrita, poi stramazza a terra, svenuta, e Robert abbandona il cartone del latte per soccorrerla. Hester si avvicina lentamente, con cautela. Ha perso due dita cercando di aprire il mobiletto dei cosmetici, poco prima, in bagno. L’anta è sempre stata un po’ dura, lo ricordava, e lei ha tirato un po’ troppo, lasciando l’indice e il medio infilati nella maniglia di ottone. La sua carne è frolla, meglio evitare i movimenti bruschi.

Guarda la figlia distesa, con aria ottusa, e poi suo marito inginocchiato al suo fianco. «Portala in giardino, Robert. Un po’ d’aria fresca le farà bene.»

 

Grace riprende conoscenza seduta nel gazebo, sotto il grande sicomoro. Suo padre è in piedi a qualche metro di distanza, per non farle sentire il fetore di Hester, che ha addosso. Sua madre è ancora in casa, dietro la vetrata del soggiorno, e la sta guardando con un’espressione un po’ stonata.

«Stai meglio, ora?» le chiede Robert.

«No, fino a che lei è ancora là. Questo è uno di quegli incubi in cui ti svegli in un altro incubo. Credo che sentirò questa puzza per tutta la vita, anche dopo che mamma se ne sarà andata. Perché se ne andrà, vero? Questo incubo finirà, prima o poi.»

«È solo per un giorno, Grace. A mamma mancava la sua vita. Sai, suo marito, sua figlia» dice indicando prima sé stesso e poi Grace, «e poi le sue abitudini, i cereali al cioccolato, gli sformati di verdura, le zuppe, gli infusi strani, i cosmetici, il forum di scrittura, whatsapp, Netflix, insomma tutte le cose che le piaceva fare prima di…cioè, finché è stata viva.»

«Guarda che lo puoi dire. Prima che si chiudesse nell’auto, in garage, e si facesse una bella inalazione di monossido.»

«Grace…»

«Al diavolo, sempre gli stessi discorsi. Io che la infamo e tu che la difendi.»

«Era tua madre, ti voleva bene.»

«Non abbastanza. Ma non è questo il punto, cazzo. Il punto è: cosa ci fa qui?»

«Te l’ho detto. Voleva tornare a casa, per un giorno.»

«E tu come fai a saperlo? Ti è apparsa in sogno?»

«Qualche volta la vado a trovare, la sera. Quando esco dal pub.»

«E dove? Al cimitero?»

«Sì.»

«Sul serio? Non ci credo, cazzo.»

«C’è ancora quella breccia nel muro, da quando è crollato sei mesi fa. Io andavo sulla sua tomba, e poi lei ha cominciato ad apparire. All’inizio non capiva quello che le dicevo, sembrava smemorata, ma poi si è ricordata ogni cosa ed è tornata come prima.»

«Come prima non mi pare. Non è mai stata troppo sveglia, depressa com’era, ma certo non aveva la faccia da zombie rimbambita che ha adesso. Ma guardala. Ti sembra mia madre, quella?»

Si voltano entrambi, padre e figlia, per guardare Hester di là dal vetro, dentro casa. In effetti non ha un’aria molto presente. Li sta fissando con la bocca aperta e la testa piegata un po’ a sinistra. I capelli color topo, arruffati. Le braccia penzoloni come stracci bagnati. La pelle chiazzata e grigia. Li guarda ma è come se non li vedesse.

«L’hai accompagnata tu, in macchina?» gli chiede Grace.

«Sì, ieri sera, ma non era ancora pronta a farsi vedere da te, e così ha aspettato in giardino che tu uscissi per andare a scuola.»

«E che ha fatto questa mattina?»

«Te l’ho detto. Le mancavano le sue cose. Ha usato i cosmetici, ha guardato la televisione.»

«Ti conosco, papà. Cos’è che mi stai nascondendo?»

«Niente.»

«Non mi dirai che… No, è impossibile» osserva Grace, scuotendo la testa, ma poi guarda suo padre negli occhi, che cercano di sfuggirle, e le viene il dubbio. «Perché quella cosa stava in sottoveste e tu avevi addosso solo la vestaglia? Non avrete mica…»

«No, macché.»

Gli occhi di suo padre non sono capaci di mentire, Grace lo sa. Lo guarda sbalordita. «No, dai. Non ci credo. Ma, ma…cazzo, che schifo.»

«Tesoro, ti prego…»

La faccia di Grace è una maschera di orrore e disgusto. «Ma come cazzo hai fatto a…» I conati la colgono all’improvviso e questa volta non riesce a trattenersi, si piega di lato e vomita sul pavimento del gazebo.

Robert la guarda e pensa che lei non può capire, anche se c’è stato un momento a letto, quella mattina, in cui ha provato a sua volta un certo disgusto, quando Hester gli stava sopra e lui le ha strizzato un seno. Gli si è rotto in mano come un uovo marcio e un fiotto di liquido maleodorante e vischioso gli è arrivato dritto in faccia. Se non fosse venuto proprio in quel momento, dentro di lei, si sarebbe di certo vomitato addosso e non sarebbe stato molto carino.

Quando Grace si raddrizza, pulendosi la bocca con il dorso della mano, ha una faccia come un cencio.

«Porta via quella cosa prima che puoi. Ok?» gli dice alzandosi.

«Dove vai?»

«A fare un giro. Chiamami appena se n’è andata.»

«Grace, almeno salutala.»

«Neanche morta.»

 

continua

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Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

e il tanfo terribile emanato dal corpo di suo padre rischia di farla vomitare. Lo aveva già sentito quando è arrivata, ma non era così intenso e pensava venisse da fuori. Tipo il camion degli spurghi, o qualcosa di analogo e comunque di esterno. Ora che ne ha individuato la provenienza all’interno della casa, la cosa non è più tollerabile. Si alza e indietreggia fino al divano, stringendo al petto l’insalata.

così è troppo. troppo calcato. eliminerei tutto quello che ho segnato.

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

Poi, dal disimpegno, emerge la figura livida e butterata di sua madre. Grace rimane a bocca aperta.

«Quello che tuo padre sta cercando di spiegarti» dice Hester, con un tono di voce piatto e incolore, senza la minima traccia di affetto o di entusiasmo alla vista della figlia, «è che il problema non è lui, sono io».

Fantastico, ammetto di essere stato preso completamente alla sprovvista.

 

Ti segno alcune scene che a mio avviso stonano. Però è un'interpretazione squisitamente di "genere", spiegheò meglio nel commento alla parte 3 (che ho già letto e che andò a commentare subito) cosa intendo. Intanto le segno qui come "memo".

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

Ha perso due dita cercando di aprire il mobiletto dei cosmetici, poco prima, in bagno. L’anta è sempre stata un po’ dura, lo ricordava, e lei ha tirato un po’ troppo, lasciando l’indice e il medio infilati nella maniglia di ottone. La sua carne è frolla, meglio evitare i movimenti bruschi.

 

qui tutto

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«Come prima non mi pare. Non è mai stata troppo sveglia, depressa com’era, ma certo non aveva la faccia da zombie rimbambita che ha adesso. Ma guardala. Ti sembra mia madre, quella?»

 

qui quello barrato

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

anche se c’è stato un momento a letto, quella mattina, in cui ha provato a sua volta un certo disgusto, quando Hester gli stava sopra e lui le ha strizzato un seno. Gli si è rotto in mano come un uovo marcio e un fiotto di liquido maleodorante e vischioso gli è arrivato dritto in faccia.

questo

 

spiego nel commento alla parte 3 perché mi "stonano"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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20 ore fa, Bango Skank ha scritto:

così è troppo. troppo calcato. eliminerei tutto quello che ho segnato.

Non mi dà questa impressione, e comunque la soluzione non sarebbe così semplice. Tieni conto del fatto che Grace è già entrata da un pò. Tagliare quella spiegazione (perché questo è, a mio avviso, non una forzatura, non un esibizionismo) spingerebbe il lettore a chiedersi (o almeno si spera) come sia possibile che, con un cadavere nell'altra stanza che stà lì già da qualche ora, lei senta la puzza soltanto nel momento in cui il padre entra in cucina. Se taglio quello che dici tu, poi la scena deve essere reimpostata completamente. Cioè, se ce la figuriamo su un palcoscenico per rendere meglio l'idea, non deve essere più Grace ad essere presente sulla scena e il padre a entrare, ma il contrario. Questo presuppone poi nei dialoghi un approccio molto diverso, resettandoli in toto e reimpostandoli sulla sorpresa di lei nel momento in cui entra. Non infattibile, certo (nulla è infattibile nella narrativa) ma una faticaccia dal momento che la scena mi era venuta impostata in quel modo e secondo me va bene.

 

20 ore fa, Bango Skank ha scritto:

spiego nel commento alla parte 3 perché mi "stonano"

@Bango Skank Ok passiamo alla parte 3. (y)

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Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

Robert rimane impalato al centro della cucina, col cartone del latte in mano. La vestaglia un po’ corta e le ciabatte rosse a zampa di drago – l’ultimo regalo di Hester, a Natale, prima del suicidio - gli danno un’aria ridicola.  La furia di Grace cresce in proporzione all’inerzia di suo padre. Poi, dal disimpegno, emerge la figura livida e butterata di sua madre. Grace rimane a bocca aperta.

«Quello che tuo padre sta cercando di spiegarti» dice Hester, con un tono di voce piatto e incolore, senza la minima traccia di affetto o di entusiasmo alla vista della figlia, «è che il problema non è lui, sono io».

Questo passaggio, non mi è molto chiaro Hester è morta ma la figlia la può vedere? Se è così ti conviene specificarlo perché altrimenti il lettore ci fa confusione :)

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«Stai meglio, ora?» le chiede Robert.

«No, fino a che lei è ancora là. Questo è uno di quegli incubi in cui ti svegli in un altro incubo. Credo che sentirò questa puzza per tutta la vita, anche dopo che mamma se ne sarà andata. Perché se ne andrà, vero? Questo incubo finirà, prima o poi.»

«È solo per un giorno, Grace. A mamma mancava la sua vita. Sai, suo marito, sua figlia» dice indicando prima sé stesso e poi Grace, «e poi le sue abitudini: (due punti) i cereali al cioccolato, gli sformati di verdura, le zuppe, gli infusi strani, i cosmetici, il forum di scrittura, whatsapp, Netflix. (punto) insomma tutte le cose che le piaceva fare prima di…cioè, finché è stata viva.»

«Guarda che lo puoi dire. Prima che si chiudesse nell’auto, in garage, e si facesse una bella inalazione di monossido.»

«Grace…»

«Al diavolo, sempre gli stessi discorsi. Io che la infamo e tu che la difendi.»

«Era tua madre, ti voleva bene.»

«Non abbastanza. Ma non è questo il punto, cazzo. Il punto è: cosa ci fa qui?»

«Te l’ho detto. Voleva tornare a casa, per un giorno.»

«E tu come fai a saperlo? Ti è apparsa in sogno?»

«Qualche volta la vado a trovare, la sera. Quando esco dal pub.»

«E dove? Al cimitero?»

«Sì.»

Mi ricordo che nel primo capitolo lui va al cimitero però non che porta a casa sua moglie morta. Lo dovresti spiegare ripartendo da dove hai lasciato, spiegando come padre e figlio possono vederla e perché lei sia uno zombie. dopo Netflix ci metterei il punto perché finisci di elencare e toglierei il cioè 

Toglierei anche il punto è: visto che l'hai scritto anche poco prima :)

e poi le sue abitudini ci metterei i due punti perché inizi ad elencare ciò che a lei mancava di più.

 

La storia di per sé mi piace molto anche se ci sono dei buchi nella trama che dovresti riempire, perché molte cose non si spiegano- Tipo Hester come ha fatto a diventare uno zombie? Perché l'hanno nascosta al cimitero e non l'hanno tenuta in casa con loro, non mi sembra che lei sia un fantasma come se non ricordo male correggimi se sbaglio avevi lasciato intuire alla fine del primo capitolo.

Non vedo l'ora di leggere la terza parte, sono molto curiosa.

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15 ore fa, Gioia92 ha scritto:

Questo passaggio, non mi è molto chiaro Hester è morta ma la figlia la può vedere? Se è così ti conviene specificarlo perché altrimenti il lettore ci fa confusione

Lo devi evincere dal testo, cioè sono io che te lo do per assunto. Non esiste, a mio avviso, un modo per spiegarlo direttamente che non svilisca il linguaggio surreale del racconto.

15 ore fa, Gioia92 ha scritto:

Mi ricordo che nel primo capitolo lui va al cimitero però non che porta a casa sua moglie morta. Lo dovresti spiegare ripartendo da dove hai lasciato, spiegando come padre e figlio possono vederla e perché lei sia uno zombie.

Stessa cosa. Provo a spiegare come la vedo io, che non è ovviamente una regola aurea ma soltanto una mia personale scelta stilistica.

Premetto che: 

1) non credo esistano regole auree nella scrittura a parte quelle che riguardano la punteggiatura (e anche lì è tutto dire);

2) che la scrittura sia un organismo vivente altamente complesso e che ognuna delle sue parti si colleghi tanto strettamente alle altre da rendere effettivamente impossibile parlare in senso oggettivo (un po' come succede in medicina in merito al corpo umano, per intenderci, con buona pace dei dottori che sostengono ognuno cose diverse e poi si arrabattano a parlare di obbiettività scientifica);

3) che, a meno non si stia scrivendo un manuale di ricette (ma forse nemmeno, dato che anche quando cucino tendo sempre a fare quello che mi pare), scrivere è sempre una questione strettamente personale e implica una assunzione di responsabilità (che poi si possa piacere o non piacere è tutto un altro discorso).

Data la lunghezza delle premesse cerco di abbreviare il discorso. Personalmente non faccio della "corrisponenza alla realtà" una pregiudizievole. Non mi interessa che il linguaggio del racconto abbia un riscontro reale (o perlomeno soltanto nei limiti che decido io. Tutto ciò che scrivo, in fondo, vuole essere metafora della vita vissuta, quindi in qualche modo mi ci devo pur rapportare), ma che abbia una sua coerenza (e qui forse ci sarebbe da discutere su quanto la prima parte di Demonite sia coerente con la seconda). Se guardo un episodio di Gotham, ad esempio, non mi chiedo perché in quella particolare cittadina ci sia un così altro concentrato di mostruosità criminali. Lo do per assunto e mi godo la scena. Certo che se poi mi ci schiaffi in mezzo che so, un pippone sull'immigrazione clandestina o una parabola sulle implicazioni dell'amore dritto, rovescio o inverso che sia, be' allora la coerenza artistica va a farsi benedire.

15 ore fa, Gioia92 ha scritto:

La storia di per sé mi piace molto anche se ci sono dei buchi nella trama che dovresti riempire, perché molte cose non si spiegano- Tipo Hester come ha fatto a diventare uno zombie? Perché l'hanno nascosta al cimitero e non l'hanno tenuta in casa con loro, non mi sembra che lei sia un fantasma come se non ricordo male correggimi se sbaglio avevi lasciato intuire alla fine del primo capitolo.

Quello che dicevo, appunto. Capisco il tuo punto di vista. E' molto pragmatico ed è comunque legittimo. Cioè è una tua esigenza. Solo che io non ho messo in scena una storia "reale" ma una sua parodia che vuole mettere in evidenza gli aspetti moralmente più contraddittori della realtà (o di una specifica realtà). Per far questo non mi servono le spiegazioni che suggerisci tu. Porterebbero il racconto in un'altra direzione, e a quel punto avrebbe poco senso decidere di scrivere di una donna morta che ritorna in vita.

@Gioia92 E' solo una questione di punti di vista, in fondo. E credo davvero che il tuo sia buono quanto il mio. Grazie del bel commento critico, Gioia. :) (y):super:

 

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:yupphi:Rieccomi nuovamente @Roberto Ballardini buon pomeriggio, sono pronta a commentare questa parte.

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«Papà!»

«Che c’è, tesoro?»

Malgrado sia l’una del pomeriggio, Robert esce dalla camera da letto con addosso soltanto la vestaglia scozzese. Mentre sua figlia lo guarda disgustata dall’altro lato della penisola, lui apre il frigorifero per prendere il latte di soia.

Ossia: Mentre sua figlia lo guarda disgustata dall’altro lato della penisola

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

Grace è appena tornata da scuola. Lo zaino pieno di libri l’ha buttato sul pavimento, accanto allo sgabello su cui è appollaiata. Si è preparata un’insalata con tofu, pomodori e olive nere, ma ora le è passato l’appetito e il tanfo terribile emanato dal corpo di suo padre rischia di farla vomitare. Lo aveva già sentito quando è arrivata, ma non era così intenso e pensava venisse da fuori. Tipo il camion degli spurghi, o qualcosa di analogo e comunque di esterno. Ora che ne ha individuato la provenienza all’interno della casa, la cosa non è più tollerabile. Si alza e indietreggia fino al divano, stringendo al petto l’insalata.

Bellissima descrizione!

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«Pazienza? Ma che stai dicendo? Lo senti o no quanto puzzi?»

«Poi ci fai l’abitudine, vedrai.»

«Col cazzo. Non voglio farci l’abitudine. Devi farti una doccia, subito.»

«Tesoro, temo che non farà una gran differenza.»

«Papà, ti sei rimbecillito? Vatti a fare la doccia, subito! Io apro tutte le finestre. ‘Sto tanfo mi impregna i vestiti e anche la casa. Ci vorrà più di una settimana per farlo andare via.»

«Ma il fatto è…»

«Vatti subito a fare la doccia!»

Robert rimane impalato al centro della cucina, col cartone del latte in mano. La vestaglia un po’ corta e le ciabatte rosse a zampa di drago – l’ultimo regalo di Hester, a Natale, prima del suicidio - gli danno un’aria ridicola.  La furia di Grace cresce in proporzione all’inerzia di suo padre. Poi, dal disimpegno, emerge la figura livida e butterata di sua madre. Grace rimane a bocca aperta.

Ottimo dialogo e grande maestria.

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«Quello che tuo padre sta cercando di spiegarti» dice Hester, con un tono di voce piatto e incolore, senza la minima traccia di affetto o di entusiasmo alla vista della figlia, «è che il problema non è lui, sono io».

La sottoveste blu è macchiata in diversi punti, dalle secrezioni post mortem. I capelli sono un disastro. I piedi lasciano una serie di impronte umide. Il tono della sua voce è freddo e strascicato. A Grace fa venire in mente quello del suo amico Brendon, che è sempre stordito dagli oppiacei.

Ma Hester non è morta?:aka:

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

La ragazza rimane impietrita, poi stramazza a terra, svenuta, e Robert abbandona il cartone del latte per soccorrerla. Hester si avvicina lentamente, con cautela. Ha perso due dita cercando di aprire il mobiletto dei cosmetici, poco prima, in bagno. L’anta è sempre stata un po’ dura, lo ricordava, e lei ha tirato un po’ troppo, lasciando l’indice e il medio infilati nella maniglia di ottone. La sua carne è frolla, meglio evitare i movimenti bruschi.

Povera! Ahia che male.

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«No, fino a che lei è ancora là. Questo è uno di quegli incubi in cui ti svegli in un altro incubo. Credo che sentirò questa puzza per tutta la vita, anche dopo che mamma se ne sarà

andata. Perché se ne andrà, vero? Questo incubo finirà, prima o poi.»

Perchè Grace non vuole la mamma?

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«Grace…»

«Al diavolo, sempre gli stessi discorsi. Io che la infamo e tu che la difendi.»

«Era tua madre, ti voleva bene.»

Tra le righe provo molta ostilità di Grace:angry:

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«Non abbastanza. Ma non è questo il punto, cazzo. Il punto è: cosa ci fa qui?»

«Te l’ho detto. Voleva tornare a casa, per un giorno.»

«E tu come fai a saperlo? Ti è apparsa in sogno?»

Qui è curioso.

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«Qualche volta la vado a trovare, la sera. Quando esco dal pub.»

«E dove? Al cimitero?»

«Sì.»

«Sul serio? Non ci credo, cazzo.»

Il capitolo si fa interessante.

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«C’è ancora quella breccia nel muro, da quando è crollato sei mesi fa. Io andavo sulla sua tomba, e poi lei ha cominciato ad apparire. All’inizio non capiva quello che le dicevo, sembrava smemorata, ma poi si è ricordata ogni cosa ed è tornata come prima.»

Che breccia?O_O

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

Li sta fissando con la bocca aperta e la testa piegata un po’ a sinistra. I capelli color topo, arruffati. Le braccia penzoloni come stracci bagnati. La pelle chiazzata e grigia. Li guarda ma è come se non li vedesse.

Questa immagine dà i brividi.

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«Non mi dirai che… No, è impossibile» osserva Grace, scuotendo la testa, ma poi guarda suo padre negli occhi, che cercano di sfuggirle, e le viene il dubbio. «Perché quella cosa

stava in sottoveste e tu avevi addosso solo la vestaglia? Non avrete mica…»

:arrossire:

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

La faccia di Grace è una maschera di orrore e disgusto. «Ma come cazzo hai fatto a…» I conati la colgono all’improvviso e questa volta non riesce a trattenersi, si piega di lato e vomita sul pavimento del gazebo.

Vedo l'immagine:D

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

Robert la guarda e pensa che lei non può capire, anche se c’è stato un momento a letto, quella mattina, in cui ha provato a sua volta un certo disgusto, quando Hester gli stava sopra e lui le ha strizzato un seno. Gli si è rotto in mano come un uovo marcio e un fiotto di liquido maleodorante e vischioso gli è arrivato dritto in faccia. Se non fosse venuto proprio in quel momento, dentro di lei, si sarebbe di certo vomitato addosso e non sarebbe stato molto carino.

Domanda: Hester è una specie di Demone?

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

Quando Grace si raddrizza, pulendosi la bocca con il dorso della mano, ha una faccia come un cencio.

Cos'è un cencio?

 

Il 24/12/2019 alle 03:25, Roberto Ballardini ha scritto:

«A fare un giro. Chiamami appena se n’è andata.»

«Grace, almeno salutala.»

«Neanche morta.»

Qui sembra che ci sia un doppio senso.

 

II°Conclusione: pare che questo testo non abbia nulla a che fare con la prima parte. Mi piace anche questo testo dove mi sono sentita più coinvolta. Il racconto ha molte potenzialità e possiede dialoghi di alto livello. Sembra un film. Sto cercando se ci sono elementi che si possono collegare al primo capitolo ma non riesco ad individuarli. Le personalità dei tre personaggi li sento forte e chiaro, Grace sembra str...nza, Robert è un padre imbranato e Hester continuo a pensare che è un demone.

:yupphi:A rileggerti.

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19 ore fa, Floriana ha scritto:

Ossia: Mentre sua figlia lo guarda disgustata dall’altro lato della penisola

Ciao @Floriana Sei stata velocissima. Qui però non ho capito :grat:

19 ore fa, Floriana ha scritto:

Ma Hester non è morta?

Lo è, ma qualcosa nel normale processo biologico della morte evidentemente non ha funzionato, ed eccola qui. Possiamo chiamarla zombie, o non-morta, oppure è la famosa eccezione che conferma la regola. Fatto sta che è tornata, con le imbarazzanti conseguenze che hai appena letto e che leggerai nella terza parte, spero.

19 ore fa, Floriana ha scritto:

Perchè Grace non vuole la mamma?

La prima cosa che mi viene in mente, è perché puzza, ma poi credo sia per via di tutto il contesto decisamente anomalo. In fondo la morte fa parte della commedia e ci si aspetta che ognuno reciti la parte che gli è stata assegnata, senza improvvisazioni. Tralaltro, il racconto non analizza i rapporti precedenti, ovvero quelli che intercorrevano fra i familiari quando Hester era ancora viva e quindi non sappiamo che tipo di relazione ci fosse tra madre e figlia.

19 ore fa, Floriana ha scritto:

Tra le righe provo molta ostilità di Grace

. Non sai quanto mi piace quando chi legge passa oltre quelle che sono o che erano le mie intenzioni e si comincia a rapportare direttamente con i personaggi. Parlare di loro come se fossero entrati a far parte attiva della conversazione mi dà una soddisfazione incredibile. Se ci penso, nutro anch'io una certa avversità nei confronti di Grace. La vedo come una ragazzotta pragmatica e viziatella che mette davanti le proprie esigenze, a prescindere.

19 ore fa, Floriana ha scritto:

Che breccia?

Quella nel muro del cimitero. Ne abbiamo parlato nel commento precedente.

19 ore fa, Floriana ha scritto:

Questa immagine dà i brividi.

La particolarità di Hester, quella che a me personalmente ha intrigato scrivendone, è la sua mancanza di quelle gestualità ed espressioni attraverso le quali normalmente decodifichiamo lo stato d'animo altrui (anche se spesso quello che facciamo in realtà è soltanto presumere di sapere cosa passa nella testa di un'altra persona). Senza quei segnali, i suoi interlocutori rimangono spiazzati, a disagio, non sanno esattamente come reagire. Questo perché invece di aver sviluppato un proprio modello comportamentale valido a prescindere, normalmente il nostro comportamento nei confronti di un'altra persona è fortemente condizionato dal comportamento della persona stessa. Confesso che mi piacerebbe scrivere ancora di Hester.

20 ore fa, Floriana ha scritto:

Domanda: Hester è una specie di Demone?

No, io non la vedo così. Immagino che in vita sia stata una donna mediamente intelligente, consapevole, impegnata nella quotidiana lotta per la sopravvivenza. Magari una che lavorava, teneva dietro alla casa, alla figlia, al marito. Una di quelle persone come ce ne sono tante, che non hanno il tempo per trovare una reale ragione a ciò che fanno, e lo fanno in primo luogo perché è la sola vita che conoscono. La morte e l'anomala condizione di non-morta, è come se avessero privato Hester di quelle motivazioni. Forse le ci vuole soltanto un po' di tempo per rielaborare la sua nuova condizione.

20 ore fa, Floriana ha scritto:

Cos'è un cencio?

Uno straccio.

20 ore fa, Floriana ha scritto:

Qui sembra che ci sia un doppio senso.

Infatti c'è.

20 ore fa, Floriana ha scritto:

pare che questo testo non abbia nulla a che fare con la prima parte.

Sono due cose molto differenti, a livello stilistico, perché sono state scritte in due momenti diversi, ma anche perché ho deliberatamente preso quella prima parte un po' gotica e molto descrittiva e mi sono divertito a darle un prosieguo di timbro completamente diverso. Esiste un film che si intitola "What we do in the shadow" (in italiano mi pare "Vita da vampiro") in cui hanno associato una meticolosa cura nei particolari dell'ambientazione a un soggetto decisamente grottesco, demenziale. In Italia non si sprecherebbero mai troppi soldi per una trama leggera, o in altre parole per "una roba da ridere", ma io adoro quel fim. Questo racconto, in fondo, è decisamente una sit-com.

20 ore fa, Floriana ha scritto:

Le personalità dei tre personaggi li sento forte e chiaro, Grace sembra str...nza, Robert è un padre imbranato e Hester continuo a pensare che è un demone.

Mi fa un infinito piacere che ti siano arrivati e che tu li abbia elaborati con chiarezza. Ora sono curioso di conoscere la tua impressione finale. A presto :super:

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