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Kasimiro

Un luogo tranquillo

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Camminava osservando i loro volti, immaginandosi le loro vite. Visi dolci, sereni, sorridenti, stampati, ma che trasmettevano una vibrazione, almeno in Davide. Si soffermava a contemplare, dialogare con quelle presenze sconosciute nella quiete e anche il suo animo si quietava.

Nonostante la stagione torrida, il luogo sprigionava una piacevole frescura: alberi secolari e portici con larghe pareti di pietra.

Grosse lastre di marmo invase da muschi e licheni fuoriuscivano dal terreno: di traverso, incise, sbalzate, sbeccate, annerite.

“Buongiorno Gastone.”

“Buongiorno Davide, passato bene la settimana?”

“Benissimo e lei?”

“Non chiedo di più: c'è stato un grande ballo l'altra sera. Ho fatto un valzer con una fanciulla di settant'anni più giovane di me.”

“Che emozione.”

“Pensi che il conte Umberto ha avuto lo stesso piacere con un'altra più giovane di centoventi anni!”

“E come si chiama?”

“Mi presento: Laura, arrivata da poco. Scusate la vestaglia da notte, è che mi ero addormentata. Il conte Umberto è un signore molto garbato, mi ha trattato come una damigella di corte.”

“Un uomo d'altri tempi! Sarà il fascino della divisa.” commentava Gastone.

“Scusate, mi sono perso qualcosa?” esordì un giovane in tuta da sci.

“Certo! Il grande ballo della luna piena.” risposero in coro.

“Infatti, ho approfittato di quella splendida luce per riprendere la discesa dal punto in cui mi ero fermato. Che emozione.”

“Che bravo ragazzo.” Si inserì la signora Teresa, seduta su una sedia a dondolo, intenta a fare a maglia con due lunghi ferri.

“Guardate, la famiglia Cioncati è in partenza per le ferie.”

“Arrivederci! Finalmente il momento è arrivato, non vediamo l'ora di andare al mare.” salutò Mario, il capofamiglia, che insieme alla moglie a ai due figli, in tenuta estiva, si avviarono sulla loro “Seicento.”

Proseguendo, vide un gatto che riposava, a macchie rosse, nere e bianche: “Sarà una femmina, ho sentito che i gatti con tre colori sono sempre femmine.” La sua dimora era la più colorata, con giochi, fiori e oggetti cari. E una targhetta con la scritta: Gina 1983-2002

“Come si fa! Bisogna prendersi cura dei fiori, non sono dei soprammobili, come questi obbrobri.” inveiva Matilde, aggirandosi con un innaffiatoio in mano.

“Sono d'accordo, i fiori finti non sono un segno di sensibilità. A proposito, la sua edera è stupenda, sta prendendo il largo.”

“Sì, selvaggia, come me.”

“Buongiorno Davide.”

“Buongiorno Lucia.”

“Non sono Lucia, sono Giovanna, Giovanna D'Arco!”

“Che sbadato, mi scusi Giovanna.”

“Questo processo è una farsa!” tuonava, con addosso una camicia di forza.

“Concordo!” rispose Davide.

“Una monetina, per favore.” apparve dal nulla un malandato mendicante.

“Lo lasci perdere!” intervenne la signora Pia. “Sempre a elemosinare, non ci libereremo mai di costoro. Anche in questo luogo di pace.”

“Potrei dire anch'io la stessa cosa.” rispose il povero signore.

“La pace, che magnifica parola.”

“Comandante, sempre di vedetta?” intervenne Davide seduto su una panchina.

“Già, ma avrei preferito farla senza quest'arnese.”

“E tu, da dove salti fuori?” partì dal nulla una voce tremolante.

“Ueh! Ueh! Ueh!”

“Come si fa ad abbandonare una piccola creatura così, guarda, tutta nuda. Ora ti copro con il mio caldo scialle di lana.” La signora Giulia, una vecchietta ricurva, la prese delicatamente adagiandola sul suo grembo, cullandola.

 

Dopo un momento di sospensione, Davide riprese lentamente a camminare con lo sguardo che scorreva tra immagini smaltate in color seppia e laccate a colori.

All'improvviso si fermò, attratto da una fetta di torta appoggiata a terra su un vassoio. C'era una candelina spenta piantata nella morbida farcitura di panna, mentre dai lati fuoriusciva una invitante crema al cacao. Accostato al triangolo di pan di spagna, una forchettina e un bicchiere di plastica mezzo pieno di vino bianco, appoggiato sopra un foglio disegnato con matite colorate che aveva tutta l'aria di un biglietto d'auguri.

Davide non capiva; poi notò la targhetta con la data di nascita che corrispondeva a quella odierna, ma trent'anni prima.

 

Rimase in silenzio.

 

Lentamente rivolse lo sguardo al cielo, verso le grandi chiome degli antichi alberi.

 

“È il mio compleanno!” si avvicinò un giovane appoggiandogli un braccio sulle spalle “E il mio piccolo ha voluto condividere questo momento. Non lo trova bellissimo?”

“Sì, stupendo.”

 

“Signore! Dobbiamo chiudere.”

“Sì, arrivo.”

 

“Arrivo.”

 

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11 ore fa, Kasimiro ha scritto:

Camminava osservando i loro volti, immaginandosi le loro vite.

Frase iniziale davvero bella, complimenti.

 

11 ore fa, Kasimiro ha scritto:

Visi dolci, sereni, sorridenti, stampati

Ci sono quattro aggettivi, tre dei quali iniziano con la consonante "s" (questa cosa mi piace) e l'ultimo racchiude anche un concetto (negativo?) che piace ugualmente.

Invece "dolci" non mi fa impazzire (è pertinente, non lo metto in dubbio) per un semplice gioco di suoni, per così dire (visi sereni, sorridenti, stampati). La consonante "s" è una sibilante, ricorda il serpente, è un suono che si insinua; "dolci" spezza il gioco di suoni e quattro aggettivi sono molti (al massimo tre).

 

11 ore fa, Kasimiro ha scritto:

Davide

Neanche a farlo apposta, io mi chiamo così!

 

11 ore fa, Kasimiro ha scritto:

Grosse lastre di marmo invase da muschi e licheni fuoriuscivano dal terreno: di traverso, incise, sbalzate, sbeccate, annerite.

Qui è perfetta l'abbondanza dei termini al fine della descrizione. Ho letteralmente visto il luogo; mi piace.

 

11 ore fa, Kasimiro ha scritto:

Ho fatto un valzer con una fanciulla di settant'anni più giovane di me.

Simpaticissimo.

 

11 ore fa, Kasimiro ha scritto:

“Pensi che il conte Umberto ha avuto lo stesso piacere con un'altra più giovane di centoventi anni!

Qui hai catturato ancora di più la mia attenzione; sono vampiri o persone defunte?

 

11 ore fa, Kasimiro ha scritto:

“Sarà una femmina, ho sentito che i gatti con tre colori sono sempre femmine.”

Già, è proprio così.

 

11 ore fa, Kasimiro ha scritto:

“Non sono Lucia, sono Giovanna, Giovanna D'Arco!”

“Che sbadato, mi scusi Giovanna.”

“Questo processo è una farsa!” tuonava, con addosso una camicia di forza.

“Concordo!” rispose Davide.

Sto ancora ridendo, grande.

 

11 ore fa, Kasimiro ha scritto:

“Potrei dire anch'io la stessa cosa.” rispose il povero signore.

La giusta risposta.

 

Una conclusione delicata e bilanciata, molto toccante. Complimenti.

Il titolo mi ha tratto in inganno, e mi piace, perché adesso ho capito   

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[mi è partito il tasto invio ahahah]

perché adesso ho capito qual è il luogo tranquillo del racconto (all'inizio non l'avevo capito).

Hai fatto ciò che più mi piace: ribaltare la realtà, o meglio ribaltare la nostra visione delle cose, e dei luoghi.

Il cimitero è solitario, tranquillo, ma anche triste e un po' cupo (una volta i cimiteri erano collocati fuori dalla città).

Tu hai scardinato tutto e donato un senso positivo (prima si ride, poi si riflette, e si riflette abbastanza per un racconto così breve ma incisivo).

Non sono bravo a scrivere commenti né a lasciare eventuali "correzioni", per così dire. 

Il racconto è scritto molto bene, i personaggi sono tanti, diversi, parlano sempre (mi ha ricordato un po' una scena teatrale), infine c'è un messaggio.

Mi rendo conto del commento arzigogolato e un po' fuori di testa, ma ci tenevo a scriverlo.

 

Spoiler

Hai provato a inviarlo a qualche rivista? :)

     

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 @Mister Frank mi fa molto piacere che hai apprezzato questa breve storia. Ti dico che la parte finale l'ho vissuta veramente ed è stato un momento molto commovente dal quale ho sentito la necessità di costruirci un racconto.

Non è per niente un commento arzigogolato o fuori di testa, anzi, hai colto molti particolari di mia intenzione. E grazie per il "ci tenevo a dirtelo", ho stimato molto questa volontà.

Alla prossima

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Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

Camminava osservando i loro volti, immaginandosi le loro vite. Visi dolci, sereni, sorridenti, stampati, ma che trasmettevano una vibrazione, almeno in Davide. Si soffermava a contemplare, dialogare con quelle presenze sconosciute nella quiete e anche il suo animo si quietava.

Nonostante la stagione torrida, il luogo sprigionava una piacevole frescura: alberi secolari e portici con larghe pareti di pietra.

Grosse lastre di marmo invase da muschi e licheni fuoriuscivano dal terreno: di traverso, incise, sbalzate, sbeccate, annerite.

Questa è la seconda volta che leggo qualcosa di tuo e confermo: hai il dono di creare atmosfere vivide e cinematografiche con poche pennellate sicure. Giustamente non ti dilunghi mai, sarebbe inutile e controproducente.

 

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

Ho fatto un valzer con una fanciulla di settant'anni più giovane di me.”

Direi: "mi son fatto un valzer", oppure "ho ballato un valzer"

 

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

“Un uomo d'altri tempi! Sarà il fascino della divisa.” commentava Gastone

In teoria sarebbe più logico il perfetto che l'imperfetto, però l'imperfetto per qualche motivo, qui come altrove, nel contesto piace molto e crea un momento di attesa.

 

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

“Arrivederci! Finalmente il momento è arrivato, non vediamo l'ora di andare al mare.” salutò Mario, il capofamiglia, che insieme alla moglie a ai due figli, in tenuta estiva, si avviarono sulla loro “Seicento.”

Qui viene la conferma che alcuni personaggi e il loro linguaggio sono "centrati": il racconto non si svolge al giorno d'oggi, ma è sospeso nel tempo tra vari tempi, e vi trovo una certa atmosfera alla Campanile.

 

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

“Signore! Dobbiamo chiudere.”

“Sì, arrivo.”

 

“Arrivo.”

E qui ho avuto la conferma di quanto avevo già intuito, che la scena si svolge in un cimitero.

Il sospetto era nato subito all'inizio leggendo:

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

Grosse lastre di marmo invase da muschi e licheni fuoriuscivano dal terreno: di traverso, incise, sbalzate, sbeccate, annerite.

e:

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

“Pensi che il conte Umberto ha avuto lo stesso piacere con un'altra più giovane di centoventi anni!”

come pure dalla targhetta di Gina.

 

E adesso provo a rileggere il racconto, sapendo per certo di cosa si tratta. Male non fa.

 

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

“Infatti, ho approfittato di quella splendida luce per riprendere la discesa dal punto in cui mi ero fermato. Che emozione.”

Un bellissimo modo di parlare di un incidente mortale sugli sci, senza raccontarne niente.

 

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

“Come si fa! Bisogna prendersi cura dei fiori, non sono dei soprammobili, come questi obbrobri.” inveiva Matilde, aggirandosi con un innaffiatoio in mano.

“Sono d'accordo, i fiori finti non sono un segno di sensibilità.

Sono d'accordo anch'io, meglio non mettere nulla.

 

Riletto, mi è piaciuto ancor di più. Sei veramente molto bravo e molto originale sia nel modo di scrivere, sia in quello di organizzare la struttura di un testo, che sembra buttato giù di getto senza ordine logico, ma così non è.

Complimenti a te!

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Ciao, @Kasimiro!

Bellissimo racconto, scritto bene. Hai gestito con accuratezza tutti i personaggi e le situazioni. Mi è piaciuto molto!

Volevo segnalarti solo un aspetto che migliorerebbe, secondo me, la lettura: la punteggiatura dei dialoghi. Cerco un po' il pelo nell'uovo, lo so :)

 

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

“Potrei dire anch'io la stessa cosa.” rispose il povero signore.

 

Riporto solo questa riga, ma potrei fare la stessa osservazione per tantissimi altri pezzi.

La svista, secondo me, sta nel fatto che hai messo la minuscola dopo il punto.

La frase dovrebbe andare senza punto tra battuta e tag, così: “Potrei dire anch'io la stessa cosa” rispose il povero signore.

Le caporali («») andrebbero un po' meglio.

 

 

 

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

“Che bravo ragazzo.” Si inserì la signora Teresa

 

Qui lo fai bene. Resta inteso che, se usi il punto e la maiuscola, "Si inserì la signora Teresa" non è più un tag, ma un altro periodo.

 

 

 

Il 23/12/2019 alle 00:30, Kasimiro ha scritto:

“Arrivederci! Finalmente il momento è arrivato, non vediamo l'ora di andare al mare.” salutò Mario, il capofamiglia, che insieme alla moglie a ai due figli, in tenuta estiva, si avviarono sulla loro “Seicento.”

 

Questa quassù è l'unica frase che mi ha lasciato perplesso, non solo per la mancata maiuscola, ma anche per il verbo. Cioè, mi sembra di capire che il soggetto è Mario, dunque il verbo dovrebbe andare al singolare: si avviò (refusi a parte). O forse hai voluto fare una "concordanza a senso", visto che l'azione avviene insieme alla moglie e ai figli. Se è così, però, hai messo quel tipo di concordanza in un punto dove è troppo visibile e la non perfetta grammatica salta troppo all'occhio.

Inoltre, aggiungerei un mio pallino, ma ti prego di credere che è solo un gusto personale, non condiviso da molti. Per me, il verbo salutare, come altri che ho visto nel racconto, non va bene come dialog tag, in quanto non puoi fare la costruzione non marcata: Mario salutò che bla bla…

Con dire (tanto per fare un esempio) invece puoi senza errori formali fare il passaggio «…» disse Mario ---> Mario disse che bla bla…

 

Comunque grazie per la piacevole lettura, dentro ci ho trovato alcuni elementi autobiografici.

:)

 

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Che dire, ti ringrazio @Macleo. Ho percepito una condivisione empatica su alcune sensazioni che ho voluto trasmettere, al di là delle mie carenze grammaticali, che per me è fantastica. Grazie ancora.

 

Grazie @dyskolos per l'apprezzamento e le belle parole. Non sono molto pratico sull'esatta collocazione della punteggiatura, ti ringrazio per le precisazioni. A volte mi lascio trasportare dal flusso e sonorità delle parole nel contesto, trascurando la corretta terminologia per la costruzione della frase, grazie per avermelo fatto notare, ne terrò conto.

 

A risentirci

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