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Roberto Ballardini

Demonite - 1\3

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commento

 

DEMONITE

 

Prima parte

 

 

 

Demonite, 2019.

Robert Dowd esce dal pub e percorre Jude’s Road fino al punto in cui ha parcheggiato l’auto. Ha in animo di andare a trovare Hester, prima di rientrare a casa, come ha fatto sempre più spesso negli ultimi tempi.

A quell'ora Demonite è spettrale.

Lecito presumere che Robert incontrerà qualche difficoltà a trovare parcheggio: la dimora di Hester si trova nelle vicinanze dello stadio e quella sera si disputa una partita importante. Quindi lascia l’auto prima del ponte, ai piedi di un condominio. Con tutti i posti liberi che ci sono ha l’imbarazzo della scelta, cosa che lo porta a struggersi nell’indecisione. Se fosse presente, Hester lo criticherebbe. Come tutte le donne che Robert ha conosciuto, farebbe della questione un enorme problema di natura psicosomatica, rinfacciandogli per l’ennesima volta il suo atteggiamento di basso profilo.

Non a torto, pensa Robert, consapevole di aver bandito la speranza dalla propria vita: dopo aver guardato per anni al futuro, ora si è arroccato nel presente e opta sempre per la soluzione più sicura, anche se scomoda. Quasi un miglio di cammino, in questo caso.

L’aria è satura di umidità e le lampade dei lampioni generano aloni tremolanti che si sgranano ai bordi. Robert attraversa il ponte, anch’esso deserto, calpestando l’ombra della struttura metallica sotto i piedi. Il fiume è immobile in una compatta lastra opaca. Attutito dalla distanza, il boato dei tifosi si propaga nell’aria, assorbito dalla nebbia. Sull’orizzonte si profila l’oasi luminosa dello stadio dietro i monoliti degli alti palazzi di Crucifix’s Street che, come le dita di una mano, tentano di racchiuderla. Le batterie di fari elettrificano la nebbia, pervadendola di un chiarore diffuso.

Emergono le guglie della cattedrale di St. Peter simili alle propaggini di un fiordo avvistato da una nave. Ben presto la mole della colossale facciata sovrasta Robert e lo avvolge nella propria ombra. Lui alza gli occhi e cerca l’angelo incastonato nell’angolo più alto della cuspide, accovacciato nel suo nido di marmo. Eccolo, il volto di fanciullo pervaso di un’equivoca fissità. Nell’uomo riaffiora il timore infantile che possa gettarsi in picchiata su di lui, e il sospetto che quell’aura sinistra riflessa negli occhi di pietra, sia testimonianza della sua natura demoniaca e non la millantata ribalderia del bulletto di quartiere.

Robert e i suoi amici lo chiamavano Pete, da ragazzini. Il diminutivo era d’obbligo perché a quell’età erano abituati a prendersi confidenza con tutti - insegnanti, sacerdoti, poliziotti, spacciatori, mafiosi. Non che pensassero di essere chissà chi. Erano poveri, ma sapevano anche di non aver fatto nulla per meritarselo. I preti, che ancora per qualche anno potevano vantare su di loro una certa autorità, cantavano le lodi di Dio e questo lo rendeva - ai loro occhi - odioso per associazione, perché non era un mistero ciò che le vecchie lumache bavose facevano in privato. 

Si parlava anche del diavolo e dell’inferno. Robert aveva all’epoca una fervida immaginazione, gli piaceva vedere nei paesaggi quotidiani le metafore viventi di quelle favole, e così il diavolo non aveva corna e zoccoli bensì una forma cilindrica e allungata e la sua pelle non era la scorza rossa che dicevano, ma aveva la composizione affumicata dei vecchi stabilimenti industriali. Se il marmoreo Pete passava per il portavoce del paradiso, allora ci stava che la ciminiera della Sullivan & Sons, furiosa e fumigante come se l’indifferenza dell’angelo la facesse imbestialire, fosse l’emissario dell’inferno.

Dal campo di sterpaglie, dove Robert e i suoi amici disputavano abborracciate partite di pallone, si potevano vedere entrambi i contendenti guardarsi in cagnesco ai lati opposti del campo visivo, stagliati contro un cielo plumbeo in cui si apparecchiava uno dei soventi temporali che andavano e venivano da quelle parti. Quando Robert cercò di impressionare il fratello, facendolo partecipe della sua fantasia, quello si limitò a guardare la ciminiera con l’ottusità propria del suo sguardo, e liquidò infine la scena con una breve e concisa osservazione.     

«A me sembra solo un grosso cazzo fumante.»

C’è chi sostiene che nel libro stretto fra le mani dell’angelo ci siano le formule per allontanare il diavolo. Secondo altri, invece, ci sono le storie di cui l’angelo è stato testimone. Quest’ultima è una teoria che Robert trova interessante perché pensare che qualcuno lassù tenga conto di tutte le insensate traversie degli esseri umani, è una cosa che lui trova insensatamente di grande conforto.

Sorpassa la cattedrale, e arriva in vista del grande cancello arrugginito. Come previsto, il parcheggio davanti al cimitero è pieno. Robert gira l’angolo e costeggia il lato ovest del complesso. L’unica debole fonte di luce è quel lattiginoso riverbero che sale dal fiume insieme alla nebbia e, onde evitare di cadere nell’acqua, segue con la mano la superfice infestata dalle efflorescenze del muro di cinta, fino al punto in cui i mattoni sono crollati.

Nessuno si è ancora preoccupato di chiudere la breccia. Non ci sono luci nemmeno all’interno dell’enorme e silenziosa confraternita, ciò nonostante Robert avanza con la disinvoltura di chi potrebbe seguire il percorso a occhi chiusi. In fondo all’ultima diramazione del viale ghiaiato, la vede. Hester appare in tutta la sua bellezza sbocciata al cielo da tempo, ora nuda nell’eternità.

Pete starà scrivendo? pensa Robert. Il cimitero rientra certo nell’ampio campo visivo dell’angelo sulla cattedrale. Un altro capitolo del vivere, l’ubiquità della morte.

 

continua

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Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

Ha in animo di andare a trovare Hester, prima di rientrare a casa, come ha fatto sempre più spesso negli ultimi tempi.

Inverti: Prima di rientrare (...), ha in animo di (...), come ha fatto (...).

in questo modo leghi il "come ha fatto" alla'zione di andare a trovare Hester, e non a quella di tornare a casa.

 

Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

A quell'ora Demonite è spettrale.

Lecito presumere che Robert incontrerà qualche difficoltà a trovare parcheggio: la dimora di Hester si trova nelle vicinanze dello stadio e quella sera si disputa una partita importante

Qui ho un dubbio: quando c'è una partita importante, le strade sono piene di tifosi di ambedue le tifoserie. Perché in questo caso sembra succedere il contrario, ovvero che la città sia "spettrale", quindi - immagino - senza nessuno in giro?

Forse la partita è già in corso?
Che la partita si sta giocando lo capirò solo dopo: meglio scrivere "si sta disputando" o qualcosa del genere, per eliminare ogni possibile dubbio in merito.

 

Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

Con tutti i posti liberi che ci sono ha l’imbarazzo della scelta, cosa che lo porta a struggersi nell’indecisione.

Anche questa mi confonde: c'è la partita, e prima dici che è lecito aspettarsi che avrà difficoltà a parcheggiare. Invece trova tutto libero, anche se al di la del ponte (successivamente si legge che è un miglio, ma non è moltissimo nei dintorni di uno stadio, almeno per i ricordi che ho io eh...). Insomma, tutta questa faccenda del parcheggio potrebbe essere spiegata un pizzico meglio.

 

Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

Come tutte le donne che Robert ha conosciuto, farebbe della questione un enorme problema di natura psicosomatica, rinfacciandogli per l’ennesima volta il suo atteggiamento di basso profilo.

Un po' troppo cervellotica, come frase. Troppo cerebrale, forse.

(..) farebbe della questione un enorme problema, rinfacciandogli la sua inadeguatezza.

o qualcosa del genere, ad esempio, darebbe al lettore una "botta" maggiore.

Un problemino con il senso della frase e del "rimprovero": specifico dopo.

 

Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

Non a torto, pensa Robert, consapevole di aver bandito la speranza dalla propria vita: dopo aver guardato per anni al futuro, ora si è arroccato nel presente e opta sempre per la soluzione più sicura, anche se scomoda. Quasi un miglio di cammino, in questo caso.

Qui c'è un problema, se ho ben inteso cosa volevi dire: la donna lo criticherebbe perché lui ha parcheggiato lontano per "stare sicuro". Questo mi viene fuori da questa frase. Invece, dalla precedente, sembrerebbe che la donna gli rinfacci il "basso profilo" perché era indeciso nel parcheggiare.

 

Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

L’aria è satura di umidità e le lampade dei lampioni generano aloni tremolanti che si sgranano ai bordi. Robert attraversa il ponte, anch’esso deserto, calpestando l’ombra della struttura metallica sotto i piedi. Il fiume è immobile in una compatta lastra opaca. Attutito dalla distanza, il boato dei tifosi si propaga nell’aria, assorbito dalla nebbia. Sull’orizzonte si profila l’oasi luminosa dello stadio dietro i monoliti degli alti palazzi di Crucifix’s Street che, come le dita di una mano, tentano di racchiuderla. Le batterie di fari elettrificano la nebbia, pervadendola di un chiarore diffuso.

Questo è molto bello. Le descrizioni sono molto, molto centrate. Devi solo limare il "contesto". La partita, ad esempio: solo ora si capisce che si sta giocando adesso.

 

Il flashback anche è davvero ben riuscito. Mi restituisce un'atmosfera molto inglese.
E qui sorge la domanda: dove siamo?

 

Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

Nessuno si è ancora preoccupato di chiudere la breccia. Non ci sono luci nemmeno all’interno dell’enorme e silenziosa confraternita, ciò nonostante Robert avanza con la disinvoltura di chi potrebbe seguire il percorso a occhi chiusi. In fondo all’ultima diramazione del viale ghiaiato, la vede. Hester appare in tutta la sua bellezza sbocciata al cielo da tempo, ora nuda nell’eternità.

Pete starà scrivendo? pensa Robert. Il cimitero rientra certo nell’ampio campo visivo dell’angelo sulla cattedrale. Un altro capitolo del vivere, l’ubiquità della morte.

Bellissima l'idea del cimitero, svelata solo ora. Il lettore è piacevolmente sorpreso, perché non si era immaginato che Hester fosse morta.

 

Un gran buon icipit, a mio avviso. C'è da aggiusta re qualcosa che fa inciampare la lettura all'inizio, ma sono davvero stupidaggini.

 

Rimane invece forte la sensazione di curiosità per l'ambientazione. Non nascondo di aver cercato Demonite su wiki, per vedere se, tante volte, fosse una cittadina britannica. Non l'ho trovata, presumo quindi che sia un nome di fantasia. I nomi delle strade, e quanto scritto nel falshback, mi fanno pensare a una metafora religiosa (strade dedicate a Giuda e al crocifisso)ambientata in un "non luogo anglosassone". Eppure l'ambientazione e l'atmosfera sono così vive da lasciarmi pensare che tu avessi in mente qualcosa di preciso in testa, magari una città che hai visitato o in cui hai vissuto e che hai "trasportato" nel tuo universo.

Sono curioso di sapere come stanno le cose e il perché della tua scelta, qualunque sia stata.

Un saluto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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12 ore fa, Bango Skank ha scritto:

Inverti: Prima di rientrare (...), ha in animo di (...), come ha fatto (...).

in questo modo leghi il "come ha fatto" alla'zione di andare a trovare Hester, e non a quella di tornare a casa.

giusto

12 ore fa, Bango Skank ha scritto:

Qui ho un dubbio: quando c'è una partita importante, le strade sono piene di tifosi di ambedue le tifoserie. Perché in questo caso sembra succedere il contrario, ovvero che la città sia "spettrale", quindi - immagino - senza nessuno in giro?

Forse la partita è già in corso?
Che la partita si sta giocando lo capirò solo dopo: meglio scrivere "si sta disputando" o qualcosa del genere, per eliminare ogni possibile dubbio in merito.

Demonite, chiaramente, non è una metropoli. E' una città immaginaria ai margini di un banco di nebbia, una di quelle piccole cittadine che d'inverno sembrano sperdute sul mare, a qualche chilometro dalla costa. Nel momento in cui l'ho scritto credo di avere avuto in mente, senza pensarci davvero, la città in cui vivo. Ravenna è cresciuta molto negli ultimi vent'anni, eppure non ha perso niente della "spettralità" delle sue serate invernali, e niente nemmeno dell'assurdità comportamentale dei suoi abitanti, capaci di affollare un'unica via del centro  e disertare tutte le strade circostanti. Cioè, il motivo c'è in quanto è l'unica via in cui si concentrano i negozi, ma sembra assurdo a me in quanto di scarpe, vestiti, telefoni e quant'altro non me ne frega assolutamente un cazzo. C'è anche da dire però, che se in origine questa abitudine avrà avuto anche un suo perché (penso ai contadini o ai figli dei contadini che l'abitavano e si affacciavano su un mondo nuovo di merci e luci e soldi, lontano dalla merda delle stalle e dei campi concimati) poi è diventata una consuetudine davvero puerile, un rituale di sfoggio di abiti buoni e di familiari appesi al braccio come i pupazzetti agli specchietti retrovisori delle macchine. Oggi non so. Non esco di casa la sera e quindi, ora che ci penso, può pure essere che adesso, dopo l'avanzata della crisi economica, è deserta anche quella. Tornando al punto, io abito nella zona nuova della città, e qui è davvero possibile faticare a trovare parcheggio intorno allo stadio e poi trovare il vuoto qualche centinaio di metri dopo. Sulla natura delle partite che si disputano là dentro non so niente, perché di calcio non sono mai stato appassionato, ma presumo che non siano abbastanza importanti da finire in televisione.

13 ore fa, Bango Skank ha scritto:

Anche questa mi confonde: c'è la partita, e prima dici che è lecito aspettarsi che avrà difficoltà a parcheggiare. Invece trova tutto libero, anche se al di la del ponte (successivamente si legge che è un miglio, ma non è moltissimo nei dintorni di uno stadio, almeno per i ricordi che ho io eh...). Insomma, tutta questa faccenda del parcheggio potrebbe essere spiegata un pizzico meglio.

 Sì, essendo questa parte abbastanza datata (se non ricordo male fu @queffe a scrivere un bel commento un paio di annetti fa a questa parte postata a sé stante, e giustamente me lo definì buono ma privo di una sua ragione d'essere) e forse mi sono preoccupato troppo poco di far arrivare agli altri quel contesto di cui parlavo sopra, o perlomeno di spiegarne le ragioni che lo hanno creato. Credo siano errori che derivano dal mettere mano sui racconti vecchi, cioè quanto la mente dà per assodate cose che per altri ovviamente non sono, e non riesce a vederle (o meglio a sentirle). Spero che con le cose nuove andrà meglio.

13 ore fa, Bango Skank ha scritto:

Un po' troppo cervellotica, come frase. Troppo cerebrale, forse.

Anche questo è sempre stato un aspetto della mia scrittura iniziale. Si sente molto anche ne La piuma rossa, che ho postato nei racconti lunghi e in genere non è molto apprezzato in lettura, ne sono consapevole. So per certo di essermelo lasciato alle spalle, almeno in parte.

13 ore fa, Bango Skank ha scritto:

Qui c'è un problema, se ho ben inteso cosa volevi dire: la donna lo criticherebbe perché lui ha parcheggiato lontano per "stare sicuro". Questo mi viene fuori da questa frase. Invece, dalla precedente, sembrerebbe che la donna gli rinfacci il "basso profilo" perché era indeciso nel parcheggiare.

Sono due cose diverse, in effetti, e magari avrei dovuto spendere qualche parola di più, o magari di meno, affinché non si mescolassero insieme. 

13 ore fa, Bango Skank ha scritto:

Non l'ho trovata, presumo quindi che sia un nome di fantasia. I nomi delle strade, e quanto scritto nel falshback, mi fanno pensare a una metafora religiosa (strade dedicate a Giuda e al crocifisso)ambientata in un "non luogo anglosassone". Eppure l'ambientazione e l'atmosfera sono così vive da lasciarmi pensare che tu avessi in mente qualcosa di preciso in testa, magari una città che hai visitato o in cui hai vissuto e che hai "trasportato" nel tuo universo.

Sì, la seconda. A quindici minuti di macchina da Ravenna, c'è uno dei tanti paesini sperduti nella campagna, ognuno provvisto del suo cimitero, e si chiama Ammonite. Ho riportato quel suono sulla parola demone che mi faceva tanto gotico, ma ciò che mi ha intrigato di più, lo confesso, era la doppia chiave di lettura. Puoi pronunciarlo "Demonait" e ti ritrovi in Inghilterra o magari nel Maine, in uno di quei paesini di Stephen King, oppure lo pronunci per come lo leggi e ti trovi nella bassa padana, in un racconto di Eraldo Bandini.

Ricambio il saluto e spero che leggi anche il seguito perché sono curioso di avere un tuo parere sull'accostamento tra la parte vecchia e quella nuova del racconto, forse un po' azzardato. Ciao, Bango. :)

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Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

come ha fatto sempre più spesso negli ultimi tempi.

Non si può sentire dire ha fatto sempre più spesso, forse ti conviene dire come ha fatto molto spesso negli ultimi tempi.

Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

Lecito presumere che Robert incontrerà qualche difficoltà a trovare parcheggio: la dimora di Hester si trova nelle vicinanze dello stadio e quella sera si disputa una partita importante.

qui invertirei la frase:  la dimora di Hester si trova nelle vicinanze dello stadio e quella sera si disputa una partita importante. Lecito presumere che Robert incontrerà qualche difficoltà a trovare parcheggio. 

Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

Robert attraversa il ponte, anch’esso deserto, calpestando l’ombra della struttura metallica sotto i piedi. Il fiume è immobile in una compatta lastra opaca. Attutito dalla distanza, il boato dei tifosi si propaga nell’aria, assorbito dalla nebbia. Sull’orizzonte si profila l’oasi luminosa dello stadio dietro i monoliti degli alti palazzi di Crucifix’s Street che, come le dita di una mano, tentano di racchiuderla. Le batterie di fari elettrificano la nebbia, pervadendola di un chiarore diffuso.

Qui dici che il ponte è deserto come il parcheggio quindi la partita è finita? Oppure è appena iniziata? Non si capisce granché bene. Io quando vado alla partita vedo i tifosi di entrambe le squadre per strada che stanno entrando allo stadio.

 

Questo primo pezzo di racconto mi piace molto anche se forse usi un po' troppi paroloni e per chi non è abituato a leggere non capirà molto. Non si tratta del mio caso ma un lettore che si approccia per la prima volta ad un racconto si annoierà a dover andare a cercare il significato delle parole, ma questo è solo un mio punto di vista, tutto qui.

Mi è piaciuto il finale in cui sveli che Hester sia morta 

Il 22/12/2019 alle 07:34, Roberto Ballardini ha scritto:

Robert e i suoi amici lo chiamavano Pete, da ragazzini. Il diminutivo era d’obbligo perché a quell’età erano abituati a prendersi confidenza con tutti - insegnanti, sacerdoti, poliziotti, spacciatori, mafiosi. Non che pensassero di essere chissà chi. Erano poveri, ma sapevano anche di non aver fatto nulla per meritarselo. I preti, che ancora per qualche anno potevano vantare su di loro una certa autorità, cantavano le lodi di Dio e questo lo rendeva - ai loro occhi - odioso per associazione, perché non era un mistero ciò che le vecchie lumache bavose facevano in privato. 

Devo essere sincera questo è l'unico passaggio che non ho capito se mai leggerai il mio commento e me lo volessi spiegare te ne sarei grata.

Hai una scrittura fluida e ricercata, se ho ben capito correggimi se sbaglio questo è un racconto fantasy in cui hai inventato anche una città Leggerò anche la seconda parte sono curiosa di vedere come continua :) 

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16 ore fa, Gioia92 ha scritto:

Non si può sentire dire ha fatto sempre più spesso, forse ti conviene dire come ha fatto molto spesso negli ultimi tempi.

Wow, sei bella decisa :) Ottimo. A me sembrava un'espressione abbastanza comune, ma non oso contraddire. :P

16 ore fa, Gioia92 ha scritto:

qui invertirei la frase:  la dimora di Hester si trova nelle vicinanze dello stadio e quella sera si disputa una partita importante. Lecito presumere che Robert incontrerà qualche difficoltà a trovare parcheggio. 

Non percepisco una differenza sostanziale, ma questo non significa che non ci sia eh.

16 ore fa, Gioia92 ha scritto:

Qui dici che il ponte è deserto come il parcheggio quindi la partita è finita? Oppure è appena iniziata? Non si capisce granché bene. Io quando vado alla partita vedo i tifosi di entrambe le squadre per strada che stanno entrando allo stadio.

Io non ci sono mai andato e mai ci andrò, per quanto mi annoia il calcio, ma qui nella cittadina in cui vivo lo scenario è plausibile (abito a due passi dallo stadio). Ora non ho tempo per rileggerlo, ma se non ricordo male, nelle intenzioni io mi visualizzavo una partita in corso e quindi strade vuote intorno perché i tifosi stanno tutti dentro lo stadio. Mi è stato segnalato anche nel commento precedente, e ripensandoci ora continua a sembrarmi una cosa normale. il raffronto con la realtà (quale realtà, poi? Ce ne sono tante. Ravenna, Roma, New York, Demonite...) non lo vivo in modo così categorico, dato che è abbastanza chiaro che il contesto è immaginario e non ho scritto che la luna è a strisce gialle e verdi, ma che le strade intorno allo stadio di una cittadina gotica di fantasia e sicuramente poco metropolitana, sono vuote perché tutti i tifosi sono dentro ad assistere alla partita e il resto degli abitanti non interessati sono chiusi dentro casa a guardare la televisione. Cioè lo scenario a cui mi è capitato di assistere durante una passeggiata notturna in contemporanea con una partita allo stadio (ma il fatto che io sia testimone non è importante. Quello che conta, a mio avviso, non è tanto ciò che sembra vero, ma che risulta plausibile compatibilmente con il linguaggio narrativo. Nel primo o secondo Batman di Tim Burton, per intenderci, era plausibile che a Gotham City girassero pinguini, per intenderci. La mia è una fantasia molto meno ardita, e magari cerca di stringere interazioni più forti con la realtà, ma resta ugualmente una fantasia.

17 ore fa, Gioia92 ha scritto:

Questo primo pezzo di racconto mi piace molto anche se forse usi un po' troppi paroloni e per chi non è abituato a leggere non capirà molto. Non si tratta del mio caso ma un lettore che si approccia per la prima volta ad un racconto si annoierà a dover andare a cercare il significato delle parole, ma questo è solo un mio punto di vista, tutto qui. 

Certo, è sempre questione di punti di vista, ovviamente, però non sono più tanto propenso a generalizzare la figura del lettore. Proprio su questo racconto, tra qui e altrove, ho ricevuto una gamma di opinioni molto varie fra loro che attestano come i lettori siano poi una categoria molto eterogenea, esattamente come gli scriventi. Detto questo, mi piace considerare anche l'eventualità di snellire la prosa e concentrarla sui meccanismi della narrazione puri e semplici. E' una delle tante strade appetibili che offre la scrittura, certo.

17 ore fa, Gioia92 ha scritto:

Devo essere sincera questo è l'unico passaggio che non ho capito se mai leggerai il mio commento e me lo volessi spiegare te ne sarei grata.

Ci provo. Se vado indietro con la memoria, mi pare di aver avuto in mente, quando l'ho scritto, film come C'era una volta in America e Mistyc River. Cioè storie che parlavano di ragazzi cresciuti sulla strada, che reagivano all'ipocrisia e alle prevaricazioni delle istituzioni (che avrebbero dovuto perlomeno salvaguardare il loro precorso formativo e invece tutto il contrario). Ora possiamo disquisire su quanto un dettaglio di questo genere possa giovare a un racconto di fantasia, lo so, ma considera che io vivo la fantasia come una questione molto pratica, con delle implicazioni molto tangibili sulla realtà, e non mi voglio far ingabbiare dai paletti di genere. Penso ancora che la fantasia debba raccontare la realtà, e adoro le contaminazioni. E quindi, eccoci qua. Questo per mettere anche le mani avanti, certo, e spiegare come la sitcom grottesca che segue non sia per me così semplice da incasellare (anche se fra quei commenti - e non mi riferisco certo allo splendido commento precedente, per qualcuno lo è stato eh. E a qualcuno sono persino riuscito a dare il voltastomaco, ahahah :yahoo:).

17 ore fa, Gioia92 ha scritto:

Hai una scrittura fluida e ricercata, se ho ben capito correggimi se sbaglio questo è un racconto fantasy in cui hai inventato anche una città Leggerò anche la seconda parte sono curiosa di vedere come continua :)

Non sbagli, sulla città immaginaria, ma praticamente ne abbiamo già parlato. Per il resto speriamo bene :D.

@Gioia92 Grazie del passaggio e del commento critico, sempre ben accetto. Ciao Gioia. :super:

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5 minuti fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Se vado indietro con la memoria, mi pare di aver avuto in mente, quando l'ho scritto, film come C'era una volta in America e Mistyc River.

Manca Sleepers di Barry Levinson, credo la citazione più importante per quello specifico passaggio.

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