Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Niko

Il Filo di Arianna

Post raccomandati

Sitohttps://www.agenziadedalo.it/blog/

Per informazioni: info@agenziadedalo.it

Newsletter: https://www.agenziadedalo.it/newsletter/

 

Il Blog dell'Agenzia Dedalo è partito oggi :D 

Queste le categorie:

  1. Editoria (notizie, inchieste e dati sull’editoria, approfondimenti);
  2. Scrittura (generi letterari, tecnica e teoria della scrittura creativa);
  3. Lettura (autori, libri, temi letterari e recensioni);
  4. Lingua (regole e discussioni sulla lingua italiana e sulla sua evoluzione).

Il primo articolo riporta la mia firma, ma da gennaio (il prossimo articolo arriverà il 10 gennaio), all'iniziativa parteciperanno tutti i collaboratori della Dedalo. Per richieste riguardo uno specifico tema, commentate pure qui, nel Blog o scriveteci via mail: alle richieste o alle domande più interessanti dedicheremo un articolo di tanto in tanto a partire dal prossimo anno.

Buona lettura a tutti!

 

Chi ha steso Il Filo di Arianna?

Benvenuto ai Dedaliani

Filo.jpg

  • Mi piace 6
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, ho pubblicato da poco il mio romanzo *Editato dallo Staff*. Volevo sapere se fate recensioni o interviste ad autori esordienti.

La casa editrice è piccola e fa quel che può per i suoi autori. Anch'io sto cercando di fare la mia parte per dare un po' di visibilità al mio libro.

Un saluto

Laura

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Laura Gronchi Ciao!
Preferiamo non fare recensioni su commissione o su richiesta, ma solo per i libri su cui abbiamo qualcosa da dire, senza alcun ritorno o scopo pubblicitario. Mi dispiace!

 

A tal proposito, proprio oggi è partita la categoria lettura del nostro blog, con un interessante articolo di Ilaria Ferramosca, della squadra Dedalo. 

Gennaio è infatti il mese della Memoria e non potevamo esimerci dal dedicare uno spazio a questa tematica; specie in un’epoca come quella attuale, di nuovo funestata da episodi d’intolleranza e antisemitismo dopo ben ottant’anni.

Buona lettura!

La memoria del silenzio

Memoria.jpg

  • Mi piace 1
  • Grazie 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Oggi la nostra Giorgia ci ha parlato degli Editor. Da dove vengono, perché esistono? :asd: 

Questo è solo il primo articolo dedicato alla categoria "Editoria", serie che proseguirà nel corso dei mesi toccando vari temi.

 

"Si narra che venga di notte a tagliare i romanzi nei cassetti, che passi i giorni per strada a cercare le voci dei personaggi.

Ma cosa fa davvero questo editor? E da quando esiste questa figura?"

 

Buona lettura!

Da quando c’è bisogno di un Editor?

Editor.jpg

  • Mi piace 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ecco, se potessi fare un viaggio nel tempo, vorrei incontrare proprio Aldo Manuzio. Festìna lente: magari riuscirci (già ci provava l'imperatore Augusto). 

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sulla scia del viaggio sulla ragione d'esistere degli Editor in cui ci aveva portati Giorgia la settimana scorsa, ora parliamo del mestiere in sé.

Il "la" me l'ha dato proprio questa comunità, nella persona di @ophelia03 e di una discussione sull'editing che ha aperto di recente; il discorso era molto ampio e ci si chiedeva quanti tipi di editing esistono, dal punto di vista di approccio e modalità. In questo caso parliamo proprio di approcci.

 

"Per scrivere quest’articolo c’è stato bisogno di una forte componente meditativa e, nel mio caso, anche di tanta musica jazz da camera ed elucubrazioni profonde.

Il mestiere dell’Editor non è semplice: quando si parla di editing non si parla di una scienza esatta, ma di un certo grado di obiettività applicato sempre e comunque a un quadro soggettivo."

 

Buona lettura!

Le 10 regole del mestiere dell’Editor

Mestiere-Editor.jpg

  • Grazie 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Tratto dal punto 6. Curiosità:

 

"E bisogna verificare tutto, sempre. Giusto per fare un esempio: l’Utah confina con il Nevada?"

 

Questo approccio secondo me è rappresentativo dell'umiltà che conduce all'eccellenza. 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Ippolita2018 ha scritto:

E bisogna verificare tutto, sempre.

e ce ne sono di cose da verificare... Qualche mese fa ho finito un editing con un autore che aveva ambientato il romanzo in luoghi lontani in cui non era mai stato, perciò prendeva le informazioni da Wikipedia (che già non è il massimo...) e riusciva pure a trascriverle sbagliate :facepalm: .

  • Divertente 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Niko ha scritto:

Sulla scia del viaggio sulla ragione d'esistere degli Editor in cui ci aveva portati Giorgia la settimana scorsa, ora parliamo del mestiere in sé.

Il "la" me l'ha dato proprio questa comunità, nella persona di @ophelia03 e di una discussione sull'editing che ha aperto di recente; il discorso era molto ampio e ci si chiedeva quanti tipi di editing esistono, dal punto di vista di approccio e modalità. In questo caso parliamo proprio di approcci.

@Niko <3 E grazie per l'articolo, davvero interessante. 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Aggiungo una cosa che è postilla al punto 10, probabilmente: ogni autore è una persona e come tale va trattato. E uno dirà: dovrebbe essere una forma di parmigiano? No, ovvio che è una persona.
Sì, ma, quando affermo che è una persona, intendo dire che ogni scrittore ha bisogno di essere capito, prima che aiutato a migliorare il proprio romanzo. Ci sono persone, come me, che non funzionano se vengono demolite. Se un editor mi dicesse "il tuo testo è molto problematico", io rinuncerei a lavorarci perché la mia autostima è molto bassa e non sopporterei di sapere già a priori che altri riconoscono la mia mediocrità. Per estensione, quella frase risuonerebbe per me come una sentenza: il testo è molto problematico, e quindi tu non vali niente, e quindi stai spendendo dei soldi e il tuo tempo per migliorare qualcosa che comunque fa schifo. Non è quello che mi è stato detto, è ciò che incosciamente percepirei e che mi farebbe chiudere a riccio.
Per altri invece un giudizio molto netto e negativo può fungere da sprone per impegnarsi e migliorare.
Non intendo dire che si debba indorare sempre e comunque la pillola, ma credo che si debba capire prima di tutto chi si ha di fronte. Sui gruppi facebook, probabilmente non significativi, a livello statistico, ci sono molti utenti che sembrano essere parecchio sicuri di loro stessi e di ciò che, in termini letterari, hanno da offrire. Ecco, magari lì potrebbe servire un "ricalibramento" dell'ego (non sempre, magari qualcuno è sicuro e ha ottime ragioni per esserlo!).
Poi ci sono quelli che sanno che tra loro e uno scrittore c'è la differenza che passa tra il calciatore amatoriale del campetto dietro casa, magari dotato, e Cristiano Ronaldo. Su quelli forse il lavoro è duro, ma può dare frutti. Non diventeranno Cristiano Ronaldo, ma possono diventare degli ottimi Nino, parafrasando la nota canzone di De Gregori. 
Forse ho detto un mucchio di stupidaggini...:bandiera:

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, ophelia03 ha scritto:

Se un editor mi dicesse "il tuo testo è molto problematico", io rinuncerei a lavorarci perché la mia autostima è molto bassa

Non si può tuttavia pretendere che l'editor sia anche uno psicologo... :bandiera:

Se il testo fosse davvero "molto problematico" rimarrebbe comunque tale anche se l'editor dovesse esprimersi con "c'è qualche problemino".  Poi, dovendo lavorarci sopra, i nodi verrebbero in ogni modo al pettine.  E a quel punto?

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Cari (e competenti) "Dedalici" che seguo con grande interesse, volevo farvi una domanda riguardo un argomento sul quale rifletto da un po'. Quando un testo non può essere editato? Mi spiego meglio: in base a quale parametri un editor ritiene inutile procedere a un editing? Di fronte a testi quasi illeggibili, è possibile salvare qualcosa (magari, dico per dire, la curiosità dell'argomento) o si lascia perdere? O in genere chi sceglie di fare l'editing sa già di aver scritto un testo decoroso? Grazie e  tantissimi auguri per il vostro lavoro!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
9 ore fa, Marcello ha scritto:

Non si può tuttavia pretendere che l'editor sia anche uno psicologo... :bandiera:

Se il testo fosse davvero "molto problematico" rimarrebbe comunque tale anche se l'editor dovesse esprimersi con "c'è qualche problemino".  Poi, dovendo lavorarci sopra, i nodi verrebbero in ogni modo al pettine.  E a quel punto?

Spesso è più il come che il cosa. I problemini si risolvono (o non si accetta il lavoro) e lo si può fare, non facendo sentire l'autore un illuso fallito. Ne ho lette di ogni: tra essere psicologi e la mancanza totale di tatto ce ne passa! 

Io valuto le persone con cui scelgo di lavorare dal tono della prima mail! D'altra parte, non potendo conoscere a fondo qualcuno, l'istinto e il primo approccio contano!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
49 minuti fa, ophelia03 ha scritto:

lo si può fare, non facendo sentire l'autore un illuso fallito

Non so con quali editor tu abbia avuto rapporti, ma non capisco quale vantaggio possa trarre un professionista dal far sentire l'autore "un illuso fallito". È sempre comunque un potenziale cliente, che avrà molto probabilmente relazioni con altri autori: perché maltrattarlo quand'anche si decida di non lavorare con lui? È una cosa misteriosa per me, non lo farei mai volontariamente.  

Se poi il suddetto ipotetico autore prende come offesa personale un'affermazione del tipo "ci sono parecchi aspetti del tuo lavoro da sistemare, per esempio... e quindi ci aspetta un lavoro impegnativo", be' non so cosa farci, in tutta sincerità. Non sto commentando un racconto in Officina, dove posso anche permettermi di indorare la pillola al cospetto di un giovane titubante alle prime esperienze, che potrebbe anche decidere di smettere di scrivere.  Qui si parla di lavoro: essere onesti non è una prerogativa negoziabile, per come io intendo questa professione, se così vogliamo definirla. Se di comune accordo si decide di procedere, dovremo comunque lavorare assieme su quel testo: a quel punto è necessario che ci sia una visione condivisa del lavoro da fare, altrimenti non si otterrà mai un risultato soddisfacente. 

Beninteso: questa è un'opinione mia personale, prendila come tale e non come la verità assoluta :).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
7 ore fa, Marcello ha scritto:

Beninteso: questa è un'opinione mia personale, prendila come tale e non come la verità assoluta :).

Certo! E grazie anzi!

Le mie esperienze personali - che sono tre - sono state molto positive sia a livello professionale che umano.

Però mi è capitato, in gruppi sui social o luoghi analoghi, di imbattermi in disfattisti (si può lavorare, ma più di qui tu non arriverai) o comunque in atteggiamenti che reputo - ma può essere una ipersensibilità mia - un po' saccenti e giudicanti. 

Chi non vuole sentire ragioni, non contatta gli editor, non c'è dubbio. C'è chi non cambia neppure la punteggiatura errata nei propri testi. Vabbè, questioni loro.

Scelgo sempre con chi lavorare anche in base al modo in cui la persona si pone, al tono che sceglie di usare e che può cambiare moltissimo la percezione di quello che sei in grado di fare. 

Magari sarò sciocca, ma devo lavorarci io e quindi ho bisogno di sentire che, a parità di competenze, c'è anche un buon grado di empatia. 

 

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, ophelia03 ha scritto:

in gruppi sui social o luoghi analoghi, di imbattermi in disfattisti (si può lavorare, ma più di qui tu non arriverai) o comunque in atteggiamenti che reputo - ma può essere una ipersensibilità mia - un po' saccenti e giudicanti. 

Ah be', fossi in te non darei loro troppa importanza.  Sui social la gente spesso cerca di apparire per quello che non è in realtà e le persone più insicure non di rado assumono atteggiamenti aggressivi per mascherare le proprie debolezze, o presunte tali. Ho conosciuto leoni da tastiera (e una leonessa in particolare...) che dal vivo si tramutavano in agnellini spauriti :).

 

3 ore fa, ophelia03 ha scritto:

devo lavorarci io e quindi ho bisogno di sentire che, a parità di competenze, c'è anche un buon grado di empatia. 

 questo è giustissimo: l'empatia non è sempre necessaria per ottenere un buon risultato, ma di certo aiuta i rapporti umani e favorisce il dialogo, quindi può rivelarsi indispensabile in certi casi.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
12 ore fa, Marcello ha scritto:

Qui si parla di lavoro: essere onesti non è una prerogativa negoziabile,

 

Giustissimo, sono d'accordo ma purtroppo non è sempre così.

Una volta andai da uno psicologo per alcuni problemi che avevo. Dopo due mesi di sedute quasi giornaliere mi disse più o meno: "Con te voglio essere sincero. Non è più necessario che tu venga: hai risorse sufficienti per andare avanti da solo. Qualche mio collega invece ti direbbe che hai gravi problemi solo per farti venire ancora e intascare quattrini a ogni visita" (31 dicembre 1999).

Ho idea che questo tipo di atteggiamento poco onesto sia più diffuso di quanto sembri :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 1/2/2020 alle 14:16, Provence ha scritto:

Cari (e competenti) "Dedalici" che seguo con grande interesse, volevo farvi una domanda riguardo un argomento sul quale rifletto da un po'. Quando un testo non può essere editato? Mi spiego meglio: in base a quale parametri un editor ritiene inutile procedere a un editing? Di fronte a testi quasi illeggibili, è possibile salvare qualcosa (magari, dico per dire, la curiosità dell'argomento) o si lascia perdere? O in genere chi sceglie di fare l'editing sa già di aver scritto un testo decoroso? Grazie e  tantissimi auguri per il vostro lavoro!

Quando un testo non può essere editato, dici. Allora, secondo me la risposta è: mai o quasi mai (ci son sempre le eccezioni).

I casi limite sono che il testo è così scritto male, senza fondamenti di trama, che un editing non servirebbe proprio a niente; d'altro canto, se un testo è perfetto o quasi perfetto un editing non potrebbe fare granché. Di dire no a un editing per la prima opzione mi è capitato più volte; per la seconda una sola.

Nei casi intermedi, invece, che sono il 90% dei casi, non c'è tanto da chiedersi se si possa fare un editing, ma con quale scopo lo si fa. Un libro brutto con un ottimo editing diventa discreto, perfino buono; un libro bruttissimo può diventar decente. Un libro ottimo può diventare un piccolo gioiellino, e via discorrendo. Ma ci dev'essere comunque una certa base, perché l'editing può solo migliorare quel che già c'è, o dare lo spunto all'autore di tirare fuori il meglio di sé.

Mi è capitato, negli anni, di dover dire che anche con un editing massiccio il testo non sarebbe diventato un gioiello, perché c'erano mancanze a livello strutturali così forti da poter solo mettere qualche toppa, senza riscrivere tutto. Ma se un autore vuole darsi davvero da fare può riscrivere, modificare, tagliare e aggiungere sulle indicazioni dell'editor, tirare il meglio da sé e imparare tante cose.

Se anche il testo, alla fine, non si dovesse rivelare "pubblicabile", rimarrà il fatto che l'autore sarà cresciuto enormemente e può mettersi a scrivere un altra storia con un bagaglio più ricco sulle spalle.

Il 2/2/2020 alle 06:49, ophelia03 ha scritto:

 

Magari sarò sciocca, ma devo lavorarci io e quindi ho bisogno di sentire che, a parità di competenze, c'è anche un buon grado di empatia. 

Giustissimo, infatti è una delle 10 regole :love3: 

Il 2/2/2020 alle 11:11, dyskolos ha scritto:

Ho idea che questo tipo di atteggiamento poco onesto sia più diffuso di quanto sembri :)

Hai ragione, ma a quel punto entra in campo l'etica professionale, e quella o ce l'hai o non ce l'hai.

Per quanto mi riguarda e per quanto riguarda la Dedalo (è un po' la mia filosofia di vita, oltre che nel lavoro) pensiamo che la verità e l'onestà ripaghino sempre.

  • Mi piace 1
  • Grazie 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Niko ha scritto:

Nei casi intermedi, invece, che sono il 90% dei casi, non c'è tanto da chiedersi se si possa fare un editing, ma con quale scopo lo si fa. Un libro brutto con un ottimo editing diventa discreto, perfino buono; un libro bruttissimo può diventar decente. Un libro ottimo può diventare un piccolo gioiellino, e via discorrendo. Ma ci dev'essere comunque una certa base, perché l'editing può solo migliorare quel che già c'è, o dare lo spunto all'autore di tirare fuori il meglio di sé.

Questo tipo di valutazione è possibile già farla in fase di preventivo? In modo che un autore (wanna be ;() si regoli sulla base di quello che, almeno a priori, potrebbe ottenere. Ovvio che poi tutto si giocherà nel momento del lavoro vero e proprio, ma, per esempio, uno potrebbe aspirare alla pubblicazione, sia con chi sia, un altro potrebbe avere in mente un'agenzia o una casa editrice specifica a cui gli piacerebbe rivolgersi dopo (e che senz'altro gli direbbero di no, ma insomma, giusto per capirsi). 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, ophelia03 ha scritto:

Questo tipo di valutazione è possibile già farla in fase di preventivo? In modo che un autore (wanna be ;() si regoli sulla base di quello che, almeno a priori, potrebbe ottenere. Ovvio che poi tutto si giocherà nel momento del lavoro vero e proprio, ma, per esempio, uno potrebbe aspirare alla pubblicazione, sia con chi sia, un altro potrebbe avere in mente un'agenzia o una casa editrice specifica a cui gli piacerebbe rivolgersi dopo (e che senz'altro gli direbbero di no, ma insomma, giusto per capirsi). 

In fase di Preventivo è molto difficile effettuare una relazione approfondita al riguardo, perché significherebbe doversi leggere l'intero testo ed effettuare una valutazione, che è un servizio a sé e implica dispendio di tempo ed energie. Molte.

Certo, una valutazione sommaria leggendo qualche pagina e assicurandosi dello stile dell'autore la facciamo, ma è appunto sommaria, e dal tuo punto di vista potrebbe essere anche superficiale. Questa valutazione serve, come già suggerito, per il range di prezzo e per assicurarci del lavoro che si andrà a fare. Ma non possiamo leggere al completo tutti i romanzi per cui arrivano richieste di preventivo e dare anche una valutazione approfondita, o alla fine lavoreremmo solo per quello, per di più gratuitamente! :P

 

Una valutazione professionale, bada bene, è roba seria: se fatta male non serve a niente. Anche su quello abbiamo una visione "particolare" (ad esempio non cominciamo mai le valutazioni con inutili sinossi che spiegano all'autore che ha scritto il libro cos'ha scritto...) e tendiamo a dare consigli pratici. Parliamo di forma, contenuti e stile, evitando approcci da cattedra (se non servono) e frasi ampollose o linguaggio prolisso. Cerchiamo anche di stare lontano dal fuffismo a vario titolo, che io in anni di lavoro ho visto a iosa :no: 

  • Mi piace 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Le schede che cominciano con una sinossi a me piacciono! Però ovviamente capisco che si tratti di sfumature e metodi diversi.

Grazie per tutti i chiarimenti! :sss:

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Torniamo attivi sul blog, stavolta con un articolo a cura di Beatrice: parliamo di libri, e in particolare dell'oggetto libro.

 

"A meno di pubblicazioni digitali, un libro – dopo essere stato scritto, editato, corretto e tutto ciò che concerne il livello del contenuto – diventa un prodotto fisico e come tale deve essere progettato in ogni sua parte."

 

Buona lettura! :D 

 

Oltre la scrittura: il libro come prodotto di stampa

Libro.jpg

  • Mi piace 1
  • Grazie 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Stimoli eccezionali, oggi! :)

Non solo l'articolo di @Miss Ribston, curatissimo e di grande interesse, ma anche l'accenno all'originaria crudezza delle favole e la raffinata menzione dell'attività filologica di Jacob Grimm e del suo ruolo nella linguistica comparativa. 

  • Grazie 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Stimoli eccezionali, oggi! :)

Non solo l'articolo di @Miss Ribston, curatissimo e di grande interesse, ma anche l'accenno all'originaria crudezza delle favole e la raffinata menzione dell'attività filologica di Jacob Grimm e del suo ruolo nella linguistica comparativa. 

Grazie, Ippolita :) 

Per chi non avesse colto il riferimento, Ippolita sta parlando della Newsletter dell'agenzia, che oltre a segnalare gli articoli del blog cerca di dare degli spunti di storia, letteratura e narrativa.

In ogni caso, a presto col prossimo articolo :D 

  • Mi piace 2
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Oggi si parla di Revisioni e Microsoft Word. Ho steso un Tutorial adatto a tutti per permettere agli autori che si avvalgono dei nostri servizi, e pure a tutti gli altri, di capire con quale strumento hanno a che fare e come lo possono usare al meglio.

 

Vi auguro, come sempre, buona lettura!  

 

Tutorial: come usare le Revisioni di Microsoft Word

Revisioni.jpg

  • Mi piace 2
  • Grazie 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 3/2/2020 alle 18:06, Niko ha scritto:

Nei casi intermedi, invece, che sono il 90% dei casi, non c'è tanto da chiedersi se si possa fare un editing, ma con quale scopo lo si fa. Un libro brutto con un ottimo editing diventa discreto, perfino buono; un libro bruttissimo può diventar decente. Un libro ottimo può diventare un piccolo gioiellino, e via discorrendo. Ma ci dev'essere comunque una certa base, perché l'editing può solo migliorare quel che già c'è, o dare lo spunto all'autore di tirare fuori il meglio di sé.

Riprendo l'inizio del post perché sono un po' dura! :arrossire: Un libro brutto - diciamo il punto in cui mi colloco -  può diventare discreto, persino buono (buono è tanto! <3)... conta l'editing (fatto bene), certo, ma conta anche l'interazione editor-scrivente e contano, immagino, anche l'impegno dell'autore, la sua disposizione d'animo rispetto all'editing, la sua capacità di comprendere le indicazioni e di accettarle o discuterle su basi solide. Secondo voi di Dedalo, @Niko, cosa dovrebbe fare l'autore, come si dovrebbe porre durante l'editing per fare in modo che il suo brutto libro (:sù:) divenga "buono"?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
10 ore fa, ophelia03 ha scritto:

Riprendo l'inizio del post perché sono un po' dura! :arrossire: Un libro brutto - diciamo il punto in cui mi colloco -  può diventare discreto, persino buono (buono è tanto! <3)... conta l'editing (fatto bene), certo, ma conta anche l'interazione editor-scrivente e contano, immagino, anche l'impegno dell'autore, la sua disposizione d'animo rispetto all'editing, la sua capacità di comprendere le indicazioni e di accettarle o discuterle su basi solide. Secondo voi di Dedalo, @Niko, cosa dovrebbe fare l'autore, come si dovrebbe porre durante l'editing per fare in modo che il suo brutto libro (:sù:) divenga "buono"?

In realtà hai risposto da sola alla domanda: quando dici che conta l'impegno e la disposizione d'animo dell'autore, hai già colto nel segno.

Conta proprio quello: la voglia di mettersi in gioco e migliorare, far propri i consigli su forma e tecnica che l'Editor potrebbe dare, approfondire i propri punti deboli e anche quelli forti per calibrare meglio la propria scrittura. Insomma, tenere bene aperte orecchie, mani e cuore: le prime per ascoltare, le seconde per mettere in pratica e il terzo perché è il motore di tutto il resto.

  • Mi piace 1
  • Grazie 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Oggi il nostro @Marcello ci parla di... polizieschi, ovviamente! Di uno dei più apprezzati dagli amanti del genere: quello scandinavo.

 

"Un altro elemento che rende questi gialli appetibili al grande pubblico è lo sguardo al sociale che li accomuna. Ben lontana dall’essere perfetta, la società viene rappresentata spesso nei suoi aspetti deteriori: corruzione, alcolismo, prostituzione, droga, razzismo ed emarginazione sono temi affrontati a volte con durezza e senza fare sconti alla classe politica."

 

Buona lettura! :D 

 

Poliziesco scandinavo: i segreti del genere

Poliziesco.jpg

  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×