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fanwriter91

Dividere il libro

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Siete lì che state scrivendo il vostro bel libro. Ci avete messo tanto impegno e passione, ma dopo qualche anno è finito. Controllate quanto è lungo e vi rendete conto che supera le mille cartelle. Forse non è proprio l'ideale per un esordiente.
A quel punto pensate di dividerlo.

Io ho bisogno di qualche consiglio: un libro di tipo 1200 cartelle sarebbe meglio dividerlo in due, tre o quattro?
Quali sono poi i momenti ideali in cui interromperlo? Su un punto non ho tanti dubbi, su un altro sì.
In sintesi, il protagonista parte per un lungo viaggio per raggiungere una divinità. Trova un compagno, sconfiggono il boss di fine di livello e le strade si dividono. In seguito trova una piccola città, conosce un paio di personaggi importanti e ritrova la divinità, ma questa è priva dei poteri e psicologicamente distrutta. La delusione è devastante e il protagonista l'abbandona, per poi affrontare una brutta esperienza che lo farà calmare e permetterà una riconciliazione (seppur con sospetti da entrambe le parti).

Sono stato molto sintetico e sbrigativo, ma quale sarebbe il momento ideale, per voi, per concludere?
1) l'eroe e l'alleato sconfiggono il boss, si salutano e ripartono per il loro viaggio (preciso che qui l'eroe varca il confine del regno);
2) l'eroe trova la divinità e raggiunge la città;
3) l'eroe litiga e avviene la rottura;

4) riconciliazione strappalacrime.

 

 

Partendo dal presupposto che dal primo al quarto evento passano tipo dieci capitoli di 2000 parole ciascuno, quale sarebbe, per voi, il momento ideale per interrompere?

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Ciao @fanwriter91 :)

Divido la mia risposta in due parti.

 

Se vuoi proporre il romanzo a una CE:

molti editori preferiscono ricevere in visione un romanzo autoconclusivo, anziché il primo capitolo di una saga che lascia appesi sia loro che il futuro lettore. Perciò, visto che il tuo romanzone è già concluso, ti consiglierei di inviarlo per intero, scrivendo nella lettera di presentazione (ossia il corpo email) che, data la lunghezza del prodotto, vedresti bene che fosse suddiviso in più volumi. In questo caso, qualora poi il romanzo fosse accettato, sarà l'editore stesso a valutare dove e come interrompere un volume e l'altro.

 

Se vuoi pubblicare come self-publisher:

cerca di dividere il romanzo in modo tale ciascuna parte abbia una sorta di conclusione a sé. Difficile consigliarti più nello specifico, perché non si divide in base al numero di cartelle, bensì si guarda alla struttura della storia. Di sicuro l'opzione tre la scarterei come finale, perché non è un finale, ma un punto critico all'interno della narrazione. Per ogni parte avrai bisogno di un inizio e una fine, di qualsiasi tipologia tu voglia, ma sempre un inizio e una fine devono essere.

 

In ogni caso, come consiglio generale: se l'hai appena concluso, aspetta a rimetterci le mani per qualunque cosa. Lascia passare un po' di tempo e poi rileggilo. Un mese, due, tre. Magari, a rileggerlo per intero dopo un po', ti renderai conto che certe cose possono essere eliminate del tutto.

 

Spero di esserti stata utile :D

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Chiedo un altro consiglio su come e dove concludere un romanzo. 
In questo caso si tratta del primo di un ciclo. 
Allora, l'apparente protagonista muore, una divinità importante fugge e un altro protagonista si lancia all'inseguimento. Il rivale, raccomandato e stupido, s'infila un'armatura ornamentale, prende una spada da cerimonia e uccide un soldato che ha cercato di fermarlo, per poi lanciarsi all'inseguimento. Mentre il protagonista supera il generico bosco indenne, senza alcun problema, perché si è mosso con calma e astuzia, il rivale attira prima l'attenzione di un mostro e poi dei banditi, che lo uccidono facilmente e lo derubano.
Il protagonista comincia il suo viaggio nel momento esatto in cui lascia la città (tuttavia varcare il bosco serve a far perdere le eventuali tracce), mentre il rivale termina il suo arco proprio in tal bosco. 
La domanda è: sarebbe meglio concludere il romanzo quando entrambi partono oppure quando si conclude la parte del bosco? (dura solo un capitolo)
 

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Ciao a tutti, mi riallaccio a questa discussione, che più o meno riflette il mio quesito, per non aprirne una nuova.

In breve, sto scrivendo un romanzo, nato come un racconto abbastanza autoconclusivo (o meglio, che lasciava un finale aperto per uno nuovo, che comunque avrei avuto l'intezione di scrivere), ma si è sviluppato in un modo che  mi trovo nella necessità di doverlo dividere in tre parti.

Tenendo in considerazione che in sei mesi ho buttato giù solo la prima parte (ancora nemmeno conclusa nella prima stesura, mi ci vorrà un altro mesetto penso), il mio dubbio è: come meglio procedere? Mi spiego: è meglio che mi concentri sulla prima parte, da eventualmente poi sottoporre un giorno a qualche CE per vedere se magari può interessare la storia (e quindi farmi subito un'idea se sia meglio continuare o finirla per sempre:giù:), oppure me ne frego vado avanti e scrivo ogni cosa fino alla fine e mando poi (eventualmente, sempre s'intende) tutto il malloppazzo (fra dieci anni probabilmente visto i miei tempi :P)? Perchè se è vero che se una CE si vede arrivare uno scritto che non ha conclusione storce il naso, penso che lo farebbe anche nel caso si trovasse davanti alla storia infinita, soprattuto se scritta da un perfetto signor nessuno e magari manco la legge, cestinando subito :pat:  oppure semplicemente non piace. Io sarei anche per andare avanti e vedere poi che ne sarà di me, non ho grosse pretese e certo c'è sempre l'autopubblicazione, ma nemmeno vorrei trovarmi ad averci creduto e sgobbato come un somarello per mesi, mesi e mesi, notti insonni, azzeramento o quasi vita sociale, per poi finire in una bolla di sapone senza nemmeno avere cominciato, ecco.

Ho bisogno di una dritta :bandiera: grazie a chi mi vorrà rispondere. :sss:

 

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Ciao! 

Posso darti una risposta un po' impopolare e un po' cattiva? 

Fossi in te, proverei a finire tutto, a lasciar sedimentare per un po' lo scritto e poi rivederlo. A volte, soprattutto quando si è ai primi tentativi, può succedere di arrivare a concepire "trilogie" la cui trama, però, è troppo poco articolata per un corpus così sostanzioso. A volte basta riguardare il lavoro nel suo complesso a qualche mese di distanza, e rendersi conto di punti che avrebbero potuto avere spazi diversi, con picchi di tensione diversi, e, svolti in un altro modo, sarebbero riusciti a tenere il lettore incollato alle pagine. Spesso, poi, soprattutto nei fantasy, buona parte dello "spazio" è occupato da spiegazioni sul worldbuilding che potrebbero avere tempi diversi (o sparire del tutto). 

Teniamo sempre presente anche il lettore, che magari è disposto a investire una quindicina di euro per il libro di un esordiente, ma non i quasi cinquanta che servirebbero per arrivare alla fine della storia. Bisogna sempre fare in modo che chi si approccia alla nostra storia tragga soddisfazione da ciò che legge. 

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Grazie @Parole nel cassetto per la risposta, che non trovo affatto cattiva, ma direi realista. :D Credo che tu abbia perfettamente ragione su tutto. Infatti è la prima volta che mi cimento nella stesura di un romanzo vero e proprio e nonostante abbia già la storia fino alla fine, mi sono dovuta scontrare col fatto che, mancandomi principalmente l’esperienza, non è per niente facile svilupparla degnamente :P andrò avanti e vedremo che succederà! Speriamo in bene :rolleyes:

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