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Elisa Audino

Le bilance poetiche

Post raccomandati

Dà spessore

una certa mascolinità                         allunga

citare la terra,

non credi?

Qualcosa a che fare

con il reiterare se stessi.

Ma dimmi

che c’è di poetico

nel silenzio

            quand’è timore del mancato decoro

            e odora di quieto vivere

            [abbiamo tutti diritto a una tv al plasma

            e a un vaso di fiori al cimitero]

nell’essere disarmati

            dal fare corpo

            Camerata, attenti!

            [dalle istituzioni

            caritatevoli

            sempre]

quand’è notoriamente fuori tema

alzare la mano

affare non inerente al

ringrazia che hai un lavoro

            [Grazie!]

 

Che c’è di poetico

nel caricare bifolchi su un pullman

condurli a una sorgente d’alta quota

stranirli con l’aria pulita

e l’allegra compagnia,

legittimare la sacralità

delle loro aspettative commerciali

            [le offerte della domenica

            e il Prime, per inciso]

 

Che c’è di poetico

negli scheletri abusivi di cemento

nelle triadi sindaci-geometri&figli

nel palazzo a cinque piani

che ostruisce la sagoma del Monviso

nei condomini vuoti

nei cottage di cartone progettati a nord

nel vino dell’ipermercato

nell’amico senza patente

che guida con un cartoccio in mano

nell’età in cui era definito brillante

e ora non più

nella madre che passa le giornate

a rincorrerlo in ogni taverna,

in ogni osteria,

nella vecchia che è diventata,

nella tessitura chiusa da anni

e nei camion carichi d‘acqua

all’uscita di scuola.

 

Nel bacino privato

che produce energia per il fondovalle

nei solchi dei fuoristrada

e nei fucili a colazione,

insieme ai croissants.

 

Nelle frane.

 

Nel recintare bambini

in un campo da calcio

ed esserne orgogliosi,

sempre !

            [senza mai rinunciare

            ad avviarli al bar]

 

Nell’ospizio in cui è rinchiuso

mio padre

insieme al padre del costruttore

dell’ex-sindaco

dell’operaio

dell’ex-bambino

dell’alcolizzato

del cacciatore.

 

Hai ragione.

 

Le strade di questo paese

hanno bisogno

di una bilancia poetica,

ma io non credo

sia mio dovere

alleggerirne la tara.

 

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Ciao @Elisa Audino

 

Mi lancio nel commento alla tua poesia. Come sempre, spero che mi scuserai se non dovessi cogliere a pieno il senso, sai che sono una dilettante. 

 

Il 15/12/2019 alle 16:38, Elisa Audino ha scritto:

 spessore

una certa mascolinità                         allunga

citare la terra,

Come sempre apprezzo moltissimo le tue scelte grafiche che danno "volume" alle tue parole. Mi verrebbe da definire le tue liriche "poesie tridimensionali", perché danno spazio alle parole come fossero inserite in un luogo geometrico. 

In questo caso la tua scelta di mettere "allunga" spaziato destra mi ha strappato anche un sorriso, ci ho visto qualcosa di ironico. Quasi un tentativo di disegnare l'organo maschile, di cui parli nel testo ("mascolinità ") Con le parole. 

 

Il 15/12/2019 alle 16:38, Elisa Audino ha scritto:

nel silenzio

            quand’è timore del mancato decoro

            e odora di quieto vivere

            [abbiamo tutti diritto a una tv al plasma

            e a un vaso di fiori al cimitero]

Qui parli di ipocrisia, dove si tace per non sentirsi diversi dagli altri oppure per non fare polemiche. Se non si creano problemi tutti ci meritiamo divertimento superficiale in vita e piccoli onori in morte. 

 

Il 15/12/2019 alle 16:38, Elisa Audino ha scritto:

nell’essere disarmati

            dal fare corpo

            Camerata, attenti!

            [dalle istituzioni

            caritatevoli

            sempre]

quand’è notoriamente fuori tema

alzare la mano

affare non inerente al

ringrazia che hai un lavoro

            [Grazie!]

Molto bello questo gioco di associazioni. Parti dall'idea che non è poetico sentirsi senza armi, cioè senza capacità di ahire/reagire, per associazione passi al concetto di arma come esercito e quindi fare corpo, cioè nel fare le pecore e seguire la massa e poi il riferimento al fascismo con quel "camerata" che si lega all'altare la mano, che può essere inteso come il saluto fascista ma anche come chiedere la parola. Tante cose in questi versi, davvero densi e ben costruiti.

 

Il 15/12/2019 alle 16:38, Elisa Audino ha scritto:

Che c’è di poetico

nel caricare bifolchi su un pullman

condurli a una sorgente d’alta quota

stranirli con l’aria pulita

e l’allegra compagnia,

legittimare la sacralità

delle loro aspettative commerciali

            [le offerte della domenica

            e il Prime, per inciso]

Non so, ho la sensazione qui ti riferisci ai viaggi di gruppo, magari aziendali, dove gente abbastanza ignorante si imbarca in viaggi di moda senza avere grande consapevolezza di cosa visita. 

 

Il 15/12/2019 alle 16:38, Elisa Audino ha scritto:

Che c’è di poetico

negli scheletri abusivi di cemento

nelle triadi sindaci-geometri&figli

nel palazzo a cinque piani

che ostruisce la sagoma del Monviso

nei condomini vuoti

nei cottage di cartone progettati a nord

nel vino dell’ipermercato

nell’amico senza patente

che guida con un cartoccio in mano

nell’età in cui era definito brillante

e ora non più

nella madre che passa le giornate

a rincorrerlo in ogni taverna,

in ogni osteria,

nella vecchia che è diventata,

nella tessitura chiusa da anni

 e nei camion carichi d‘acqua

all’uscita di scuola.

Qui fai un elenco, sempre usando questa tecnica dell'associazione per cbio di significato, di tante magagne dal sapore tutto italiano. L'abusivismo edilizio, i patti più o meno leciti tra sindaci e periti, case sfitte, e poi parli di vino a buon mercato e di gente che ne abusa dopo che ha avuto una giovinezza promettente ma l'ha mandata in fumo. E poi la figura della madre che cerca di aiutarlo senza speranza. E infine citi le attività artigianali o piccolo industriali fallite. 

 

Prosegui ancora nel citare aspetti poco lusinghieri di certe abitudini italiane, tipo la fissazione per il calcio. 

 

La fine di tutti i personaggi protagonisti di questo paese corrotto, brutto e poco poetico che ci descrivi fanno tutti una fine poco lusinghiere. 

 

La chiusura è molto bella: il poeta non può, e secondo me non deve, abbellire e cambiare la realtà perché solo con una presa di coscienza concreta, rendendosi conto di quanto poco poetica sia la realtà, è possibile tentare un cambiamento. 

Il 15/12/2019 alle 16:38, Elisa Audino ha scritto:

Le strade di questo paese

hanno bisogno

di una bilancia poetica,

ma io non credo

sia mio dovere

alleggerirne la tara

 

La tua è una poesia sia di denuncia di una situazione degradante sia una dichiarazione del ruolo del poeta. Il poeta non deve cercare di abbellire la realtà con le sue parole ma deve mettere tutti davanti ai fatti concreti. 

 

È ricca di concetti, di cose, di immagini e anche di emozioni la tua poesia, sopratutto di indignazione, che è un sentimento di cui, oggi, hanno poco coraggio di riconoscersi e di esternare. Mi è molto piaciuta. 

 

Talia 

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2 ore fa, Talia ha scritto:

È ricca di concetti, di cose, di immagini e anche di emozioni la tua poesia, sopratutto di indignazione, che è un sentimento di cui, oggi, hanno poco coraggio di riconoscersi e di esternare. Mi è molto piaciuta. 

Ti ringrazio moltissimo @Talia, è forse la poesia su cui ho lavorato e aggiustato di più ed ero curiosa di capire se alla fine sarebbe arrivata lo stesso. Hai colto tutto, ho  intuito che quel riferimento al viaggio di gruppo avrebbe potuto non essere compreso appieno. Vedi, io abito vicino alle sorgenti del Po e qui per anni si è fatto a gran voce il rito dell'ampolla (credo che ora potrai capire), ora lo si continua a fare a bassa voce perché i tempi politici richiedono di essere più ambigui, ma quella sorgente è ancora usata per ribadire una qualche origine celtica (?) del popolo nordico. Ho pensato di cambiare quei versi, proprio perché poco comprensibili, a volte credo che la poesia debba arrivare più facilmente. Ancora non so come.

Grazie ancora e, sì, i primi versi erano assolutamente ironici :D.

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Ciao Elisa e ben ritrovata!
Davvero, BEN RITROVATA e con una poesia che m'è arrivata dritta allo stomaco come un pugno. Esattamente come piace a me :) 


Devo dire che hai saputo scrivere una poesia che lascia il segno! Forte e diretta, appena solo un po stemperata da quelle belle metafore leggere, che solo tu sai trovare, mescolando mondano, urbano e lirico.
Quello che mi piace è l'eleganza con cui tocchi temi pesanti, senza mezzi termini e con tutta l'onestà giustamente polemica di un j'accuse! 
La poesia è 'pesante', ma leggera al tempo stesso. Un risultato nient'affatto facile. E tu sai usare bene la tua rabbia, che emerge genuina e impietosa nei versi, con una lucidità e una precisione inquietanti. Superbo.


 

Quota


Dà spessore 
una certa mascolinità                         allunga 
citare la terra, 
non credi? 
Qualcosa a che fare 
con il reiterare se stessi. 

 

 

In un piccolo passaggio hai già fatto capire chi metterai sulla graticola...
E lo hai fatto con un 'passaggio laterale', senza dire testualmente 'me la prendo con chi millanta virile superiorità senza conoscere nemmeno se stessi'. Hai adoperato una digressione discorsiva, quasi a emulare una chiacchierata da bar, come quando si parla di un assente conosciuto da tutti. E in effetti sia il bar con le sue chiacchiere, sia i luoghi comuni del piccolo mondo della piccola periferia sono sul banco degli imputati della tua lirica.

 

Quota

Ma dimmi 
che c’è di poetico 
nel silenzio 
            quand’è timore del mancato decoro 
            e odora di quieto vivere 
            [abbiamo tutti diritto a una tv al plasma 
            e a un vaso di fiori al cimitero] 
nell’essere disarmati 
            dal fare corpo 
            Camerata, attenti! 
            [dalle istituzioni 
            caritatevoli 
            sempre] 
quand’è notoriamente fuori tema 
alzare la mano 
affare non inerente al 
ringrazia che hai un lavoro 
            [Grazie!] 


            
BAM!            
Una carrellata di immagini dure, che colpiscono l'attenzione come uno schiaffo in pieno viso.
Mi viene in mente un bellissimo poema-epitaffio, "DORCAS GUSTINE" di Edgar Lee Masters, tratto da l'antologia di Spoon River, dove l'idea di ribellione al 'silenzio costumato' trova altrettanta vemenza e dignità d'espressione: non c'è nulla di onorevole e poetico nel silenzio, quando serve a soffocare un mal sentimento. Meglio strapparsi il "lupo" da sotto il mantello e affrontarlo in strada (parafrasando Masters), piuttosto che tacere e avvelenarsi l'anima. In un certo senso l'intero poema è un grido per tagliare quel silenzio, strappare il velo dell'omertà e della stolida apparenza di decoro e in questo passaggio è particolarmente chiaro.
Ancora una volta lo fai con un registro davvero particolare: citi delle situazioni comuni, apparentemente tutte diverse fra loro, accomunate però dalla stessa atrocità perpetrata dal silenzio. A tratti demenziale, a tratti grottesco e fastidioso, è lo spirito della normalità attesa che si evince dal contesto: fai capire che chi vuole il silenzio (per nulla poetico) è un individuo fondamentalmente attento alle apparenze (mancato decoro), piccolo-borghese (televisore al plasma), gregario (fare corpo), in odor di fascismo (Camerata, attenti!) e servilmente sottomesso (ringrazia che hai un lavoro).
Mi ha suscitato fisicamente fastidio questo passaggio... non per il testo in sè o nello stile (ottimo) del poema, quanto piuttosto per l'oggetto della tua invettiva.
Mi è piaciutissimo anche l'abbinamento fra tv al plasma e vaso di fiori al cimitero: c'è tutto uno spettro umano piccolo borghese dietro questi due estremi da perderci la testa XD
Unico appunto stilistico che mi sento di fare: la lettura del poema qui più che altrove è difficile e richiede più di una pausa e di una rilettura. La causa di questa difficoltà sta nella frammentazione del discorso e nel modo in cui voci diverse si susseguono, accavallandosi sullo stesso periodo. Purtroppo le parentesi quadre aiutano poco...
  

Quota


Che c’è di poetico 
nel caricare bifolchi su un pullman 
condurli a una sorgente d’alta quota 
stranirli con l’aria pulita 
e l’allegra compagnia, 
legittimare la sacralità 
delle loro aspettative commerciali 
            [le offerte della domenica 
            e il Prime, per inciso] 


Ok, ci stai andando giù pesante XD 
Stupenda trasposizione di una realtà gregaria e ristretta, dove la comitiva di una gita (pseudo-religiosa?) viene rappresentata come un paradigma di 'finta fuga di libertà'.
Mi piace la scelta di usare immagini anziché concetti, per spiegare la tua idea: il poema diventa addirittura divertente perché proponi delle situazioni, senza però abbondare di dettagli. La fantasia di chi legge è quindi costretta a completare l'opera, costruendo sopra i tuoi scarni tratteggi, tutte le immagini del vissuto quotidiano.
  

Quota


Che c’è di poetico 
negli scheletri abusivi di cemento 
nelle triadi sindaci-geometri&figli 
nel palazzo a cinque piani 
che ostruisce la sagoma del Monviso 
nei condomini vuoti 
nei cottage di cartone progettati a nord 
nel vino dell’ipermercato 
nell’amico senza patente 
che guida con un cartoccio in mano 
nell’età in cui era definito brillante 
e ora non più 
nella madre che passa le giornate 
a rincorrerlo in ogni taverna, 
in ogni osteria, 
nella vecchia che è diventata, 
nella tessitura chiusa da anni 
e nei camion carichi d‘acqua 
all’uscita di scuola. 

 


Inceneriti. Tutti :o 
Un'altra, ancora più feroce, mitragliata di immagini da popolino che sgomentano e disgustano. I traffichini furbetti che lucrano sull'edilizia indiscriminata. Il malcostume dell'alcol elevato a (finta) emancipazione per i giovani che degenera in malessere. Tutto segue la stessa mostruosa logica del pensiero medio, quella patina di 'superiorità' o 'furberia' che in realtà è bieco degrado, umano e sociale.
Hai un pò asfaltato tutti, eh :asd:

  

Quota

Nel bacino privato 
che produce energia per il fondovalle 
nei solchi dei fuoristrada 
e nei fucili a colazione, 
insieme ai croissants. 
  
Nelle frane. 
    
Nel recintare bambini 
in un campo da calcio 
ed esserne orgogliosi, 
sempre ! 
            [senza mai rinunciare 
            ad avviarli al bar] 
  
Nell’ospizio in cui è rinchiuso 
mio padre 
insieme al padre del costruttore 
dell’ex-sindaco 
dell’operaio 
dell’ex-bambino 
dell’alcolizzato 
del cacciatore. 


 
Climax al vetriolo che denuncia ogni minuma piega del malcostume, dall'infanzia (i bambini) fino all'anzianità (ospizio).
Bellissima la metafora/iperbole dei bambini 'recintati' nel campo da calcio, con il suggerimento implicito del campo di concentramento. Sapiente ma fortemente spietato.

 
 

Quota

Hai ragione. 
  
Le strade di questo paese 
hanno bisogno 
di una bilancia poetica, 
ma io non credo 
sia mio dovere 
alleggerirne la tara. 

 

Conclusione "severa ma giusta" :asd: 
Un pò un disclaimer, un pò un pietatis velum: non posso(/voglio) aiutarvi, perché aldilà della mia possibilità. 

Mi dispiace di non avere molto tempo per commentarti meglio, osservando con attenzione ogni singolo passaggio, perché questa poesia certamente lo meriterebbe.
Questi versi mi sono piaciuti molto per la loro brutale schiettezza e per la forza intelligente della loro rabbia.

 

Il mio prof di lettere del liceo era solito dire: "c'è dignità anche dietro al vaffanculo e alla parolaccia, se la violenza delle parole è direttamente proporzionale alla dei fatti che si vuole esprimere". Io credo che questa idea trovi compimento nella tua poesia: c'è una violenza in atto, una violenza terribile e bestiale che piega e annienta la civiltà del nostro pensiero critico; TU non vuoi tacere. Le tue parole vibrano di sdegno e di rifiuto per la pochezza e la ristrettezza di chi vuole far passare tale violenza per buona e giusta.

E chi ti legge non può far a meno, pur restando fedele alla propria visione del vero, che percepire lo sdegno e sentirsi costretto a prendere una posizione.

Per quello che mi riguarda, io sono al tuo fianco ;)

 

In sintesi: una bella sassata terra-aria alla vetrata volgarotta del pensiero populista piccolissimo-borghese. BAM-CRASH-SDANG! Il rumore di cose che si rompono (compresa l'ipocrisia delle convenzione) non mi è mai parso tanto piacevole. Complimenti :love3:

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@Nerio, che bello leggere questo commento e da te, a maggior ragione dopo quei tuoi 'momenti tesi' che ho inserito nel commento :sss: (bellissima e così condivisibile!). Ho lavorato molto più del solito a questa poesia e ci ho messo forse qualcosa di quello che sono nella prosa e che qui non condivido per mancanza di tempo. Il fatto è.. nella vita sono o sono stata una persona abbastanza impegnata, nella poesia, invece, di solito tendo a parlare di relazioni. Mi sono chiesta se non sia limitativo. Chi sono? Chi voglio essere? Allo stesso tempo avevo in testa alcuni poeti, letti recentemente, con un forte richiamo al territorio, in senso soprattutto positivo, solare, un richiamo che in alcuni casi mi suonava quasi assurdo. Ed erano tutti uomini (ma forse è un caso, visto che ci sono comunque più autori pubblicati che autrici pubblicate). Mi sono chiesta: perché? Che dovrei fare io? E poi un certo atto d'accusa, a cui dovevo in qualche modo rispondere, verso chi pensa che scrivere poesie equivalga a scappare. Mi sono detta: ok, scrivo anch'io del posto in cui vivo, ma non come farebbe un uomo. Non per ribadire me stessa. Ero anche un po' arrabbiata quando l'ho scritta o meglio, avevo molte cose da risolvere, molte immagini accumulate. Buttarle giù è servito.

Avevo e ho ancora due dubbi: il primo è quel riferimento alla 'gita' in pullman, che in realtà non è nient'altro che l'annuale rito dell'ampolla alle sorgenti del Po, ma che può non essere colto da chi non è del posto (e allora forse dovrei privilegiare la comprensione), il secondo sono quelle parentesi quadre a cui sono affezionata, ma che rischiano di spezzare il ritmo. Prima o poi le abbandoneró come ho fatto con la maiuscola a inizio verso, ora faccio ancora fatica a capire come potrei sostituirle. Non so se sia sufficiente eliminarle del tutto. 

Questo a grandi linee. Grazie per la citazione di Edgar Lee Masters, ho adorato la sua Spoon River e non ricordavo Dorcas Gustine, ora andrò a cercarmela nelle tre copie che ho in libreria (..).

Ps

6 ore fa, Nerio ha scritto:

Per quello che mi riguarda, io sono al tuo fianco

<3:forzuto:in fondo, alzare la mano costa, ma non farlo costa ancora di più.

 

Grazie ancora,

 

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@Elisa Audino Poesia robusta, sociale, dura, arrabbiata. Non sono convinto che la poesia sia il format più idoneo (cioè mi chiedo solo, se si ha qualche rospo da sputare - io mi ci strozzo coi rospi - perché non farlo in prosa, bello chiaro, invece di codificarlo in versi. Cioè se il rito dell'ampolla ti sta tanto sui coglioni io ci scriverei un racconto e lo seppellirei di sarcasmo o di invettive, invece di sottintenderlo. Ma è solo una discutibile opinione, chiaro) ma credo anche che la poesia possa essere qualsiasi cosa si voglia e quindi ok. Nei commenti ti sento combattuta tra eleganza e incazzatura, tra retorica e autenticità (no, scusa, intendevo paura di essere retorica. Non lo sei stata mai, finora), tra estetica e pragmatismo. E non sei mai sentimentale, ma proprio mai. Non lo dico come una critica eh, tutt'altro. Se Elisa Audino fosse un serial, sarebbe Breaking Bad, probabilmente, ma probabilmente non sai nemmeno cos'è. Non farci caso.:P

Ebbene sì, sono un nerd! Alla prossima. :super:

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4 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

perché non farlo in prosa, bello chiaro, invece di codificarlo in versi.

In realtà lo faccio (e anche nella vita, nel senso di impegno). Però la poesia deve precludersi qualcosa? Deve essere intimistica e, quando parla di territorio, deve farlo solo in termini di attaccamento alla terra?

Ps ora dovrò guardarmi quella serie accidenti e io non amo le serie, richiedono troppo 'impegno' diluito nel tempo. Però sono abbastanza nerd pure io.

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