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Plop Stories

I gabbiani si guardano i piedi

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Un uomo si trasferì su un isola in mezzo al mare. L’isola era abbastanza ampia da essere ricca di animali di piccola taglia e da essere coperta da una bassa e densa vegetazione. Era un’isola deserta e fu scelta per iniziare una vita da nuovo Adamo, nudo, solo, e intenzionato a sostenersi per il resto della sua vita solo con quello che sarebbe riuscito a pescare e raccogliere.
Il primo giorno l’uomo percorse il perimetro della terra emersa e conquistò lo scoglio più alto, rimanendo a fissare l’orizzonte con il sole che iniziava piacevolmente a scaldargli la pelle chiara.
Il secondo giorno dormì, non essendo riuscito a chiudere occhio per tutta la notte a causa del freddo della caverna dove si era riparato e delle esplosioni delle onde poco distanti. Il terzo giorno raccolse qualche mollusco da mangiare e si annoiò a morte, non sapendo cosa fare. Il quarto giorno si mise a studiare gli animali dell’isola e si accorse come si possa scorgere il rapido battito del cuore delle lucertole che si scaldano al sole, che i granchi muovono incessantemente piccole protuberanze a livello della bocca e che i gabbiani, quando stanno fermi su speroni di roccia, spesso si guardano i piedi, abbassando il capo e piegando alternativamente la testa da una parte e dall’altra. Il quinto giorno, dopo tutte quelle osservazioni, non poté uscire all’aperto perché era completamente ustionato dal sole; provò a cospargersi la pelle di fango bagnato, per alleviare il dolore, ma il fango gli fece allergia e aggiunse alla scottatura anche il prurito. Il decimo giorno riuscì ad accendere il fuoco e fu un giorno piacevole, dato che aveva pescato una decina di granchi che riuscì a cuocere alla brace. Il ventesimo giorno aveva già perso dieci chili, ma cominciava a sentirsi più a suo agio su quel fazzoletto di terra in mezzo al mare. Le piante dei piedi cominciavano a irrobustirsi, la pelle a sopportare il sole e le sue mani avevano ormai appreso come afferrare i polpi tra gli scogli.

Il quarantesimo giorno l’uomo sapeva riconoscere l’odore di un’iguana che si avvicinava silenziosa, ma soprattutto si accorse di essere felice e di pensare di non essersi mai sentito così libero come lo era su quella piccola isola, talmente piccola da poter essere abbracciata con un unico sguardo.

Il cinquantesimo giorno era felice e basta, senza che ci fosse più alcun pensiero dietro alla sua felicità. Il sessantesimo giorno non sapeva più che giorno fosse ma poco gli importava e il sessantacinquesimo quasi si era dimenticato che qualche decina di chilometri ad est esistevano altri uomini come lui, ma che a differenza di lui camminavano su un terreno ben battuto, si lavavano con acqua dolce, si coprivano la pelle e vivevano la vita credendo che andare in ferie fosse sinonimo di libertà.

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Ciao @Plop Stories

Grazioso apologo, mi hai fatto venire una gran voglia di sole e di guardare le iguane. Ci sono tanti dettagli ben dosati e ben piazzati, ma non mi convince molto il finale. È positivo, certo, ma un po’ troppo vago e moralista. Forse quel tema dei gabbiani che si guardano i piedi poteva essere declinato lì, non saprei dirti se in favore del nuovo Adamo o degli uomini che si mettono le scarpe, guardandosi i piedi e non quello che hanno attorno. 

 

19 ore fa, Plop Stories ha scritto:

Un uomo si trasferì su un isola in mezzo al mare. L’isola era abbastanza ampia da essere ricca di animali di piccola taglia e da essere coperta da una bassa e densa vegetazione. Era un’isola deserta e fu scelta per iniziare una vita da nuovo Adamo, nudo, solo, e intenzionato a sostenersi per il resto della sua vita solo con quello che sarebbe riuscito a pescare e raccogliere.

Qui le frasi sono un po’ ingessate, penso si riescano ad ammorbidire un pochino. Faccio un mini tentativo, ma non assicuro nulla sulla riuscita. 

 

Su un’isola deserta, un giorno, si trasferì un uomo. Voleva essere un nuovo Adamo, nudo, solo, intenzionato a vivere solo di quello che l’isoletta avrebbe potuto dargli, visto che era ricca di animaletti commestibili e di una bassa, ma densa, vegetazione. Pescare, raccogliere: niente di più, niente di meno. 

 

La parte successiva, quella con Primo giorno, secondo giorno, ecc. mi piace molto, perché lì ci sta la ripresa biblica, e poi come ti ho già detto hai dosato molto bene le informazioni, dando immagini visibilissime. 

 

19 ore fa, Plop Stories ha scritto:

Il cinquantesimo giorno era felice e basta, senza che ci fosse più alcun pensiero dietro alla sua felicità. Il sessantesimo giorno non sapeva più che giorno fosse ma poco gli importava e il sessantacinquesimo quasi si era dimenticato che qualche decina di chilometri ad est esistevano altri uomini come lui, ma che a differenza di lui camminavano su un terreno ben battuto, si lavavano con acqua dolce, si coprivano la pelle e vivevano la vita credendo che andare in ferie fosse sinonimo di libertà.

Qui penso ci sia da fare un’inversione, perché al cinquantesimo giorno già non pensa a nulla, ma in quelli dopo gli fai fare delle considerazioni. Poi non so se tu ti sia confuso tra sessantesimo e sessantacinquesimo, perché nel testo risultano uno di seguito all’altro. Ti rinnovo l’invito a utilizzare quel gabbiano, mi piace troppo 😄

 

19 ore fa, Plop Stories ha scritto:

altri uomini come lui, ma che a differenza di lui 

Ripetizione

 

Spero di esserti stata utile, alla prossima! 

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22 ore fa, Plop Stories ha scritto:

Un uomo si trasferì su un isola in mezzo al mare. L’isola era abbastanza ampia da essere ricca di animali di piccola taglia e da essere coperta da una bassa e densa vegetazione.

L'inizio è descrittivo, e va bene. Bisogna provare a renderlo anche un tantino più fluido. Si potrebbero inserire delle virgole al posto dei "da essere".

 

22 ore fa, Plop Stories ha scritto:

Era un’isola deserta e fu scelta per iniziare una vita da nuovo Adamo, nudo, solo, e intenzionato a sostenersi per il resto della sua vita solo con quello che sarebbe riuscito a pescare e raccogliere.

Quel deserta lo sposterei al primo periodo (L'isola, deserta, era abbastanza ampia ecc).

Prima hai descritto l'isola. Ora introduci l'uomo. Dai al tuo nuovo Adamo l'importanza che merita e rendilo soggetto principale, da subito, della frase.

"Un nuovo Adamo la scelse per iniziare una nuova vita. Decise di vivere sull'isola nudo ecc.

 

22 ore fa, Plop Stories ha scritto:

Il primo giorno l’uomo percorse il perimetro della terra emersa e conquistò lo scoglio più alto, rimanendo a fissare l’orizzonte con il sole che iniziava piacevolmente a scaldargli la pelle chiara.

che gli scaldava piacevolmente. Messa così sembra che sia l'alba e che quello sia il primo sole che vede e prende da quando è sull'isola.

bella l'immagine della conquista dello scoglio più alto, davvero evocativa.

 

22 ore fa, Plop Stories ha scritto:

Il secondo giorno dormì, non essendo riuscito a chiudere occhio per tutta la notte a causa del freddo della caverna dove si era riparato e delle esplosioni delle onde poco distanti.

qui il ritmo zoppica. Vuoi parlare dei giorni, am sei costretto a parlare delle notti, e dei problemi che ha l'uomo.

Dividerei la costruzione, dividendo notte e giorno.

 

Quella notte non dormì per via del freddo ecc

Il secondo giornò dormì.

oppure

Il secondo giorno dormì. Non era riuscito a chiudere occhio ecc

 

In ogni caso rimane unna cosa da aggiungere: non ha dormito per il freddo. Deve provare ad accendere un fuoco. Non ci riuscirà... ok (ci riuscirà solo in seguito, dirai), ma ci si aspetta che ci provi.

Il secondo giorno provò invano ad accendere un fuoco. Poi dormì. o qualcosa del genere.

 

 

22 ore fa, Plop Stories ha scritto:

 Il terzo giorno raccolse qualche mollusco da mangiare e si annoiò a morte, non sapendo cosa fare.

Potrebbe accendere il fuoco per scaldarsi e dormire la notte.
Quella notte ha dormito? Se non ha dormito la prima notte per il freddo e non ha ancora acceso il fuoco, come ha risolto? Come ha fatto a dormire? Si è coperto? Con cosa? Invece di farlo annoiare, spiega come ha risolto il problema del dormire. In una narrazione, quello che dici, ogni singola informazione che dai al lettore, deve essere organica alla costruzione della storia. Non puoi lasciare domande aperte. Tue il lettore state facendo un patto di sangue. Tu narri, il lettore si fida di te e ti ascolta. Se tu dici al lettore che non dorme la notte perché ha freddo e ci sono le onde, il lettore ha quesat immagine chiara, fa suo il problema del protagonista, vuole sapere che succede, come lo risolve o non lo risolve.

Se tu procedi senza dare al lettore queste risposte, il lettore si sente trascurato, e rischi che il lettore ti abbandoni.

In questo caso hai diverse opzioni: puoi dire che si è coperto con gli arbusti e si è fatto i tappi alle orecchie, puoi dire che ha trovato una grotta più piccola e riparata... quello che vuoi. E non scordare di continuare a dire che ha provato ad accendere un fuoco.

 

22 ore fa, Plop Stories ha scritto:

Il decimo giorno riuscì ad accendere il fuoco e fu un giorno piacevole, dato che aveva pescato una decina di granchi che riuscì a cuocere alla brace.

Perfetto: ci siamo. Se inserisci i tentativi nei giorni precedenti, questo accendere finalmente il fuoco il decimo giorno acquista senso.

 

22 ore fa, Plop Stories ha scritto:

Il cinquantesimo giorno era felice e basta, senza che ci fosse più alcun pensiero dietro alla sua felicità. Il sessantesimo giorno non sapeva più che giorno fosse ma poco gli importava e il sessantacinquesimo quasi si era dimenticato che qualche decina di chilometri ad est esistevano altri uomini come lui, ma che a differenza di lui camminavano su un terreno ben battuto, si lavavano con acqua dolce, si coprivano la pelle e vivevano la vita credendo che andare in ferie fosse sinonimo di libertà.

Finale inaspettato, lo ammetto. Credevo in una tragedia o qualcosa di simile, invece hai voluto restituire il senso della fuga dalla civiltà e della solitudine come riscatto e raggiungimento del Nirvana.

Mi piace, è favolistico e anche abbastanza centrato a livello "emozionale". Direi al 50%, per l'altro 50 è foprse poco "umano" (sono un cultore di programmi da survival estremo come Alone, e dopo una 30ina di giorni, chi più chi meno, tutti i survivalisti che stanno da soli in mezzo al nulla da una parte provano quel senso di felicità che tu ben racconti, dall'altra iniziano a dare letteralmente di matto perché non hanno compagnia. L'uomo in fondo ha bisogno di altri uomini. Forse, leggendo questo tuo brano, l'unica domanda che mi verrebbe da porre all'autore è: ho capito il senso di ciò che volevio dire, e lo apprrezzo nel senso di ritorno alla natura e a una certa semplicità = ritrovata felicità. Vorrrei però anche capire come si risolve il "problema" del mancanza di contatto umano = felicità senza dover pensare che quell'uomo è una sorta di sociopatico. 
Lo chiami Adamo, ed è ok... ma Adamo aveva Eva. 

Intendiamoci: mi va benissimo che tu risolva la faccenda con un protagonista che non vuole più avere niente a che fare con la razza umana... ma non sarebbe forse più elegante, in un certo senso, specificarlo in fase di presentazione? All'inizio, dico, quando presenti l'uomo: "intenzionato a (...) e a vivere senza più alcun contatto con gli altri uomini, che disprezzava oltremodo". O qualcosa del genere.

In questo caso, la misantropia del protagonista è dichiarata, e la felicità dell'isolamento potrebb in effetti sembrarmi congruamente compiuta, in quanto raggiunta, appunto,  da un misantropo,
Spero di essermi spiegato.

Un saluto!"  

 

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@Plop Stories Al posto di ampia userei "grande" e suona meglio "piccoli animali", "Di piccola taglia" fa molto documentario.

"conquistò lo scoglio" andrebbe cambiato in "salì sullo scoglio" se vuoi rimanere fedele al testo descrittivo.

"delle esplosioni delle onde" non va, meglio "dall'infrangersi delle onde".

"piccole protuberanze a livello" toglierei "a livello, vedi "piccola taglia".

"gli fece allergia" lo sostituirei con "non fece che aumentare l'irritazione".

 

Per il resto l'immagine del gabbiano rimane quella che colpisce, non ripeto quello che già hanno detto altri, peccato non svilupparla. Il testo è, immagino volutamente, descrittivo, senza che affiorino le emozioni del protagonista, a mio parere troppo relegato sullo sfondo.

Anche il ritmo temporale ne risente. Bella la sequenza dei giorni, ma manca un crescendo che porti al finale. Troppo piatto davvero. Giusto partire da considerazioni materiali come la pesca e il fuoco passando poco alla volta a sentimenti ed emozioni.

Il finale francamente è in calando, non ci sono sorprese o colpi di scena ma una semplice evoluzione. Cerchi di salvarti con l'ultima frase sulla libertà ma è tardi, andava strutturata prima, secondo me, preparando il lettore e ampliando quello che intendevi trasmettere. 

In generale il brano risulta troppo asciutto e sintetico per dare il tempo a chi legge di entrare nel racconto. Un respiro più ampio ci stava benissimo.

Spero di esserti stato di aiuto e non esserci andato giù pesante, ma sono di natura ipercritico, perdonami, anche per la mia totale inettitudine informatica.

 

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