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UmbVer

Proporreste a una CE da cui non avete mai comprato?

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Tutto è nel titolo (non ho trovato nulla a riguardo, se ho sbagliato, chiedo venia)!

 

Non voglio sembrare altero o snob, ma mi pongo sinceramente il quesito: ha senso voler pubblicare o cercare di farlo con una CE di cui non si è mai letto, né comprato né visto nulla in libreria (specie se, come me, sono anni che non si legge della letteratura o comunque libri fiction posteriori al 1890/1900)? Se io, da lettore forte quale mi ritengo (aldilà delle cose che leggo per lavoro o che si avvicinano) non sono all'interno di un dato reticolo editoriale, perché da scrittore vorrei inserirmici? Percepisco questa situazione come un'idiosincrasia personale e non postulo assolutamente che sia insensato che altri lo facciano, lungi da me il pretendere di poter elargire giudizi. 

 

Con tutto il rispetto per le piccole e medie CE (premesso che sarebbe necessaria una distinzione più netta, o che qualcuno me ne chiarisse le differenze, poiché, a esempio, nella lista delle Free di questo forum spesso e volentieri non distinguo chi è cosa, ma sto andando OT) e per il lavoro che fanno e, lo so per certo, spesso si tratta di un buon e talvolta di un eccellente lavoro, sarebbe giusto e corretto nei loro confronti che io mi rivolgessi a loro per far pubblicare una mia opera, quando non ho mai letto né comprato nulla dal loro catalogo? 

 

Se sono rimbecillito e le mie domande vi paiono astruse, via gli insulti fra 3, 2, 1...:bandiera:

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Gran bell'intervento, @UmbVer

In effetti è un aspetto che molti autori esordienti non considerano: nell'ansia di esser pubblicati il prima possibile, magari s'informano (e anche bene) sulla reputazione della casa editrice alla quale hanno deciso di rivolgersi; ma poi non si premurano di procurarsi un libro, di prenderlo in mano, di annusarlo, di sfogliarlo... Una cautela che potrebbe risparmiare loro qualche discussione e magari anche qualche delusione.
Noi, all'interno delle FAQ del nostro sito, dove spieghiamo le modalità d'invio dei manoscritti, tra i vari consigli che diamo (compreso quello di frequentare questo forum ;)), abbiamo inserito anche questo: 

"Il terzo consiglio è quello di leggere un paio dei nostri libri: li trovate qui, in tutti i siti di vendita on line, oppure potete ordinarli in libreria. Prima infatti di stabilire se voi possiate andar bene a noi, come autori, è opportuno capire se noi possiamo andar bene a voi, come editori. Magari non vi piacciono le nostre copertine, la carta che adoperiamo, i font che utilizziamo o il nostro modo di concepire l’editing… Meglio saperlo prima, no?"

Credeteci, non lo facciamo per guadagnar soldi sulle spalle degli aspiranti scrittori: qualche eurino in più a noi non cambia la vita; ma qualche eurino, speso per leggere un libro di chi potrebbe poi pubblicarvi, potrebbe magari rendere migliore la vostra, di vita, perlomeno per quanto riguarda lo scrivere.


 

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Grazie mille @Aporema Edizioni, è sempre un piacere avere un parere specialistico e comunque sono felice che vi troviate d'accordo. Riflettevo oggi a ciò che noi esordienti facciamo per esser pubblicati e non pensiamo che prima di essere scrittori, siamo lettori. Questa contraddizione mi è parsa così forte da scoraggiarmi un poco: io leggo solo 'roba vecchia' e niente contemporaneo, ha davvero senso che scriva e voglia essere pubblicato? Tutto ciò ha generato una serie di interrogazioni e mi son sentito decisamente sconfortato. 

 

Comunque si tira avanti e non si molla :rosa:

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@UmbVer risponderò alla tua domanda in modo preciso e non proprio dettagliato: sì.

 

4 ore fa, UmbVer ha scritto:

Questa contraddizione mi è parsa così forte da scoraggiarmi un poco: io leggo solo 'roba vecchia' e niente contemporaneo, ha davvero senso che scriva e voglia essere pubblicato?

 

Risponderò alla tua domanda in modo preciso e non proprio dettagliato: sì.

Ora ti domando: ciò che scrivi può essere di qualche interesse per qualcuno?

Nella risposta c'è la chiave per superare la contraddizione e riconquistare una coerenza (magari diversa, dopo la risposta che avrai formulato).

Ciao! ;)

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Il 11/12/2019 alle 17:14, UmbVer ha scritto:

ha senso voler pubblicare o cercare di farlo con una CE di cui non si è mai letto, né comprato né visto nulla in libreria (specie se, come me, sono anni che non si legge della letteratura o comunque libri fiction posteriori al 1890/1900)?

Penso che se ti proponi a una casa editrice dovresti farlo solo dopo aver valutato se può esserci una sintonia tra quel che scrivi tu e la loro linea editoriale, il loro stile eccetera. Ma del resto tutte le CE italiane rientrano tra quelle che non hai mai letto: nel senso, magari ha i letto classici editi da loro, ma questo non dà molto l'idea della loro identità per quanto riguarda la narrativa contemporanea, mentre è proprio in una collana di narrativa contemporanea che tu eventualmente saresti pubblicato. Comunque questa cosa paradossale, che scrivi e vorresti farti pubblicare nel XXI secolo ma non leggi narrativa più tarda di inizio novecento mi appare incomprensibile. Ma non sei curioso di sapere di cosa scrivono i migliori autori nostri contemporanei, di come raccontano la realtà, di come ne scrivono? Non pensi che potrebbe arricchirti enormemente, sia come persona, che come scrittore? 

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19 ore fa, franka ha scritto:

Ma non sei curioso di sapere di cosa scrivono i migliori autori nostri contemporanei, di come raccontano la realtà, di come ne scrivono?

Onestamente... No.
Non significa che non leggo mai autori moderni, sia chiaro. Ma diciamo che mi trovo più a mio agio con quelli passati.

C’è da dire che quando parlo di autori passati intendo autori “passati” (a miglior vita) da pochissimo (due esempi su tutti Roth e Saramago) o molto in là con gli anni.
Quando invece leggo autori modernissimi (raramente comunque), specie quelli italiani, molte volte resto deluso.

Perdonatemi. Magari è invidia inconscia, potrei ammettere perfino questo. Oppure sono legato a un mondo che non esiste più, e la colpa del mio disamore per la contemporaneità non è dovuta al narratore, ma alla realtà in sé.

Boh, fatto sta che i miei gusti sono questi. 

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Non è che ti devi scusare, ognuno ha i propri gusti, facevo questa domanda perché nel tuo post non dici che ti trovi più a tuo agio con autori passati, bensì che non leggi romanzi posteriori al 1890/1900, il che escluderebbe certamente l'opera omnia di Roth e Saramago, e di Toni Morrison e Borges e Hemingway e Calvino e Celine e Nabokov e tantissimi altri immensi autori, e mi sembrava strano che uno che vuole scrivere rinunciasse a priori alla "lezione" di simili maestri. Comunque direi che siamo OT. 

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33 minuti fa, franka ha scritto:

Comunque direi che siamo OT

Infatti... Comunque non ero io quello della letteratura 1800/1900... Io mi sono solo inserito nella discussione.

Buon Natale a tutti!

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Mi rifaccio al titolo e rispondo anche io: io ho proposto a molte case editrici di cui non avevo letto niente. Mea culpa. Devo ammettere che continuo a farlo, sono una recidiva. A mia discolpa posso dire che studio bene i cataloghi prima di inviare qualsiasi cosa, e che cerco di toccare almeno un libro della casa editrice in questione, o in fiera o in una libreria, per rendermi conto della carta e, soprattutto, delle regole editoriali usate dalla CE a cui voglio spedire.

Il 11/12/2019 alle 18:14, UmbVer ha scritto:

Se io, da lettore forte quale mi ritengo (aldilà delle cose che leggo per lavoro o che si avvicinano) non sono all'interno di un dato reticolo editoriale, perché da scrittore vorrei inserirmici?

con questo intendi dire che non leggi mai niente di pubblicato da piccole e medie CE? In ogni caso spedisci cominciando dal basso perché pensi, come pensiamo tutti noi esordienti, che così si debba fare. No? Questo falsa completamente, secondo me, tutta la percezione dell'editoria italiana, mettendo sul piedistallo i soliti big e lasciando al "secondo posto" tutti gli altri, con alcune piccole e rare eccezioni

 

2 ore fa, unacasanellospazio ha scritto:

Oppure sono legato a un mondo che non esiste più, e la colpa del mio disamore per la contemporaneità non è dovuta al narratore, ma alla realtà in sé.

trovo che sia un  dettaglio molto curioso, mi fa venire voglia di leggere qualcosa di tuo per rendermi conto di che cosa scrivi, come vedi il mondo intorno a te e come lo riporti nelle tue storie. Trovo che sia una caratteristica su cui puntare, quella che ti definisce come autore e immagino influisca anche sul tuo stile di scrittura.

 

Il 11/12/2019 alle 21:20, UmbVer ha scritto:

e non pensiamo che prima di essere scrittori, siamo lettori.

questo non capisco bene perché tu lo dica. Se io leggessi solo libri di occultismo o di filosofia e poi sentissi il bisogno o la voglia di scrivere una storia anche solo per veicolare il mio sapere ad altri, non dovrei farlo perché leggo solo saggi? Io non lo credo.

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2 ore fa, Kikki ha scritto:

Se io leggessi solo libri di occultismo o di filosofia e poi sentissi il bisogno o la voglia di scrivere una storia anche solo per veicolare il mio sapere ad altri, non dovrei farlo perché leggo solo saggi? Io non lo credo.

Non è che ci sia una legge che lo vieta, ma mi sembra senso comune che, senza avere una certa dimestichezza con la narrativa e il romanzo almeno da lettrice, difficilmente saresti in grado di scriverne uno decente. 

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Non lo so, secondo me è importante leggere molto e incamerare stimoli. Che vengano dai classici, dai saggi o dai contemporanei importa poco.

Anzi, oso un po’ di più e azzardo l’ipotesi che leggendo prevalentemente contemporanei si corre il rischio di ingabbiarsi la mente.

 

Tornando in tema, davvero, non trovo niente di scandaloso a inviare un testo a una casa editrice di cui non ho letto nulla. È vero che trovo più soddisfacente contattare un editore di cui ho apprezzato i libri, però fermarsi solo a quelli in generale lo trovo un po’ limitante.
In un campo come questo, in cui emergere è così complicato, in cui quando ti va bene non ricevi risposta e quando va peggio ricevi risposte da agenzie e/o case editrici parallele... Concedeteci almeno questo.

 

Detto questo saranno almeno un paio d’anni che non mando niente a nessuna casa editrice e non ho intenzione di farlo ancora per un po’.

Ma questo discorso, qui, è fuori luogo...

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14 ore fa, franka ha scritto:

Non è che ci sia una legge che lo vieta, ma mi sembra senso comune che, senza avere una certa dimestichezza con la narrativa e il romanzo almeno da lettrice, difficilmente saresti in grado di scriverne uno decente. 

sono d'accordo con te in linea di massima, d'altra parte credo che ognuno di noi trovi il giusto materiale creativo negli ambiti più diversi.

 

10 ore fa, unacasanellospazio ha scritto:

Non lo so, secondo me è importante leggere molto e incamerare stimoli. Che vengano dai classici, dai saggi o dai contemporanei importa poco.

Anzi, oso un po’ di più e azzardo l’ipotesi che leggendo prevalentemente contemporanei si corre il rischio di ingabbiarsi la mente.

 

lo credo anche io, ed era quello che intendevo anche sopra

 

10 ore fa, unacasanellospazio ha scritto:

Tornando in tema, davvero, non trovo niente di scandaloso a inviare un testo a una casa editrice di cui non ho letto nulla.

prendiamolo anche come un modo per conoscere nuove case editrici e i loro lavori. Non sto certo dicendo di sparare nel mucchio, ma solo che per spedire a una CE di cui non abbiamo mai letto niente, siamo costretti a consultare il loro sito e catalogo e quindi a conoscerla e a crearci un'opinione.

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