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Nerio

Abbiamo momenti tesi

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commento


 

Spoiler

 

Dove sono stato ultimamente? Diciamo pure a vivere. A vagare e vivere. Per strada, a caso, a zonzo, provando, cercando, sbagliando, sbandando. Forse, gradualmente, tornerò anche qui a perdermi e sbandare ;) 

Pe ora mi limito a trascrivere i versi del mio ultimo taccuino.

 

 

 

Pier dice che ha perso la testa.
Walid dice gli manca tutto il resto.
Giò guarda dritto e non ascolta.
Io ho troppa fretta e nessuna voglia.
Abbiamo tutti occhi cupi e persi
sulla sera di provincia spenta.

 

Abbiamo momenti tesi
e piani per il futuro
destinati al niente
e voglie troppo grandi
per ignorare il presente.

 

L'auto alza polvere e pietrisco
al cielo sorco, alla luna a picco,
gli amici discutono ma io non capisco
come abbiamo fatto a perdere il senso,
guidati solo dalla fame e dall'istinto.

 

Sono momenti arresi,
dopo essere nati,
presi per i piedi,
maturati stanchi,
lancinati in tanti
contro l'illusione
d'essere vincenti,
abbiam visto il trucco
dietro i tendoni
comodi e sgargianti  
di chi faceva i premi.

 

Pier storce la bocca, volta lo sguardo.
Walid fa un verso strano, il viso beffardo.
Giò resta zitto, fragile e testardo.
Io mi sento inutile, un'arma nuova,
mai usata, eppure già in disarmo.

 

Siamo cresciuti seri,
volti cupi e cerei,
formati, poi distrutti,
educati, poi alienati adulti,
tutta una vita di corsa,
una gara feroce,
una salita atroce
verso il successo incerto,
per fermarci proprio ora,
soli e senza fiato,
senza vento in mare aperto.

 

Pier è andato all'estero, poi tornato.
Walid resta a casa, non c'ha mai provato.
Giò c'è rimasto, ma odia qualunque stato.
Io resto-oscillo, fra qui e un lavoro ingrato,
fra accontentarsi e cambiare tutto:
l'amaro compromesso che mi veste a lutto.

 

Abbiamo pensieri inquieti,
la rabbia per lottare
ma non la voglia di morire,
il bisogno di cambiare
ma la paura di fallire.

Perchè ci hanno resi capaci

e poi rubato la speranza.
Ci han dato ali troppo grandi
e poi rinchiuso in una stanza.
Per ingrassare e consumare,
affannarci per poi crepare,
come sempre, come tutti,
senza mai osar volare
via da queste tane asciutte.

 

Finirà la sera, bene o male,
e con la benzina pronta
e la pazienza corta
finirà anche la provinciale.
E forse troveremo un senso
a quest'esistenza storta.
Magari non sarà fama,
denaro o sempieterna gloria,
non lasceremo il segno
sulla pietra e nella storia.  
Non saremo neppure eroi o dei,
ma lungo la strada sporca,
io e questi amici miei,
troveremo disperata forza
per spingerci più avanti,
superare tutto questo niente
che ci fa cinici e distanti. 

 

E dopo tanti momenti tesi,
dopo ferite e insuccessi,
impareremo a essere felici
ad esser nient'altro che noi stessi.

Modificato da Nerio

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Ciao @Nerio

La prima cosa che ho fatto dopo aver letto la tua poesia è stata andare a controllare quanto anni hai e, ebbene sì, siamo quasi coetanei. 

Questo perché la tua poesia è anche la mia poesia, racconta della nostra generazione, quella che si è beccata le crisi economiche e, anche a fare a spallate col mondo e il destino, non è riuscita a trovare una collocazione che rispecchiasse le certezze, che, invece, avevano i nostri genitori. 

5 ore fa, Nerio ha scritto:

Siamo cresciuti seri,
volti cupi e cerei,
formati, poi distrutti,
educati, poi alienati adulti,
tutta una vita di corsa,
una gara feroce,
una salita atroce
verso il successo incerto,
per fermarci proprio ora,
soli e senza fiato,
senza vento in mare aperto.

Esatto, la nostra generazione, a differenza di quella dei nostri genitori, ha avuto meno difficoltà a studiare, facendoci per questo sentire "forti" ma in realtà, come dici tu, ci hanno "formati e poi distrutti" "educati e poi alienati". 

 

5 ore fa, Nerio ha scritto:

Pier è andato all'estero, poi tornato.
Walid resta a casa, non c'ha mai provato.
Giò c'è rimasto, ma odia qualunque stato.
Io resto-oscillo, fra qui e un lavoro ingrato,
fra accontentarsi e cambiare tutto:
l'amaro compromesso che mi veste a lutto.

Questa è anche la mia storia e quella dei miei amici. Chi ha provato per qualche anno a andarsene e poi è tornato (la sottoscritta), chi non ha mai fatto il grande passo e chi ci abita ancora ma odia perfino l'asfalto delle strade che calpesta. Infine, c'è anche chi ha cercato la stabilità accontentandosi di un lavoro che non lo gratifica e non merita le sue qualità, ma almeno ha un contratto. 

 

5 ore fa, Nerio ha scritto:

Abbiamo pensieri inquieti,
la rabbia per lottare
ma non la voglia di morire,
il bisogno di cambiare
ma la paura di fallire.

Questi versi mi piacciono molto e mi ci rivedo davvero. 

 

5 ore fa, Nerio ha scritto:

han dato ali troppo grandi
e poi rinchiuso in una stanza.
Per ingrassare e consumare,
affannarci per poi crepare,
come sempre, come tutti,
senza mai osar volare
via da queste tane asciutte.

Belli questi versi che mi hanno ricordato vagamente  I vecchi CCCP (vivi consuma poi crepa),forte critica alla società consumistica anni'90.

 

5 ore fa, Nerio ha scritto:

Finirà la sera, bene o male,
e con la benzina pronta
e la pazienza corta
finirà anche la provinciale.
E forse troveremo un senso
a quest'esistenza storta.

Pur augurandoti che questa fase finisca, i tuoi versi sono tristi e malinconici, sembra quasi tu suggerisca che sì, finirà, ma non ci sarà soluzione positiva. 

Ti riprendi con i versi successivi:

5 ore fa, Nerio ha scritto:

Magari non sarà fama,
denaro o sempieterna gloria,
non lasceremo il segno
sulla pietra e nella storia.  
Non saremo neppure eroi o dei,
ma lungo la strada sporca,
io e questi amici miei,
troveremo disperata forza
per spingerci più avanti,
superare tutto questo niente
che ci fa cinici e distanti. 

Descrivendo tutto quello in cui uno ha sperato nelle fasi giovanili della propria esistenza. E mi piace davvero la chiysa:

5 ore fa, Nerio ha scritto:

dopo tanti momenti tesi,
dopo ferite e insuccessi,
impareremo a essere felici
ad esser nient'altro che noi stessi

Accettare la situazione per quello che è e andare alla ricerca di sé stessi. La strada però non è facile e ognuno trova il suo proprio modo. Personalmente credo di aver trovato il mio, almeno per ora.

 

I tuoi versi mi hanno colpita moltissimo e mi sono piaciuti, mi hanno davvero parlato dritti dritti:rosa:

 

Talia 

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@Nerio non ho mai letto una tua poesia e ti confesso che non provavo un brivido, leggendone in generale,  da molto tempo. I tuoi versi sono il ritratto, anzi la scultura, dove hai inciso i difetti della vostra eredità (dico vostra perché io rientro in quella che ha usufruito delle ultime certezze). Ho apprezzato tantissimo la ripartizione dei versi, quelli dedicati ai "personaggi" scritti con una metrica diversa e gli altri dove inserisci anche la rima, quasi a volerci ricordare che di poesia si tratta. Non sto a citare le cose che mi hanno colpito perché ogni parola si è incastrata con l'altra creando quell'immaginario che solo la prosa può fare con un respiro tanto ampio; tu ci sei riuscito con pochi versi, hai descritto la società di oggi, le sue profonde e assurde verità, vi hanno insegnato tutto e dato niente. "I trucchi... di chi faceva i premi, "Resi capaci e poi rubato la speranza" sono immagini che non dimenticherò facilmente.  I tuoi versi mi hanno folgorata. :rosa:

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@Nerio  bentornato a casa. :)

 

Scorci di viaggio. Viaggio fisico, interiore e artistico. Non si finisce mai di cercare e di camminare. "Bisogna cercare, cercare sempre, Van Gogh ha cercato un po' di giallo quando non ha visto più il sole" (cit.).

Citazione a parte potrebbe essere un discorso scontato, filosofia da quattro soldi. Eppure...

17 ore fa, Nerio ha scritto:

Io mi sento inutile, un'arma nuova,
mai usata, eppure già in disarmo.

Eccola la luce: in quell'arma nuova c'è tutta la purezza di uno sguardo. Quel luogo ideale che cerchi girando, perché alla fine la sfida è portarlo fuori, renderlo visibile e magari farne un'opera.

Se tento una metalettura e mi metto dietro quegli occhi il racconto in versi si dissolve, e uno slancio ideale vola sul ritratto minimale, di un vago abbandono, che traspare nel testo. C'è una situazione e dall'altra parte una tensione ideale; ci sono entrambi nel testo.

E allora? Se quell'arma ideale gira a vuoto perchè intorno non c'è ciò che cerca, cosa riempie quei vuoti?

18 ore fa, Nerio ha scritto:

e voglie troppo grandi
per ignorare il presente.

Questa esigenza è un motore vivo. Secondo me c'è un'altra poesia dietro a questa, le altre parole scivolano come un tessuto sonoro, la mente ci passa sopra, cerca di mettere a fuoco delle suggestioni. Non ne ho le parole, perchè devono essere le tue. Sento un respiro più ampio, un orizzonte che si allarga: un'ondata infrange gli scogli. Non la fermano e l'acqua li investe e li supera. Si fa schiuma, gorghi e poi risacca. Un turbinio di forme, è la vita, quel gran casino che chiamiamo vita. E gli occhi sono lì a immaginare mondi e battaglie in quel turbinio d'acqua che si muove davanti a noi. C'è chi vede un'onda, chi un mondo. Qui nasce la poesia.

Raccontami di questo mondo.

A presto.

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18 ore fa, Nerio ha scritto:

Perchè ci hanno resi capaci

e poi rubato la speranza.
Ci han dato ali troppo grandi
e poi rinchiuso in una stanza.
Per ingrassare e consumare,
affannarci per poi crepare,
come sempre, come tutti,
senza mai osar volare
via da queste tane asciutte.

 

Mi ci sono trovata, mannaggia a te che mi scuoti sempre. Bentornato, @Nerio. <3 Mi è mancato leggerti. Passo solo per un saluto veloce, ma tornerò: stanne certo. Le tue, la maggior parte almeno, sono anche mie riflessioni.  

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Che bello ritrovarti @Nerio, ancora mi ricordo quella tua poesia che andava a sinistra e poi a destra, all'improvviso, in modo così visivo e forte! Sono anche molto contenta di ritrovarti con una poesia che parla al plurale e, in qualche modo, cerca di guardare quel che ci sta attorno, dove viviamo, con chi viviamo, come e perché siamo a volte così insofferenti nello stare fermi in uno stesso posto o, al contrario, nel muoverci e quindi dover avere a che fare con la distanza. Sono contenta perché proprio in questi giorni sto riflettendo sul fatto che, a volte, un tono  troppo intimistico (come forse è il mio nella poesia) rischia di essere fine a se stesso e di esaurirsi: nel senso, devo arrendermi al fatto che se non vivo qualcosa di forte non scrivo o posso cercare di rappresentare quest'umanità di cui faccio parte e le sofferenze di ogni generazione? Una mera utopia, la mia, ma arrivo dai Chicago Poems di Sandburg, con questo senso del collettivo, così visivo e tangibile, che mi chiedo se a volte sia corretto rinunciare. Io, spesso, nella poesia lo faccio, contrariamente alla vita.

Veniamo alla tua poesia, mi è molto difficile accorstarmi perché la trovo perfetta e quindi lo farò in punta di piedi:

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

Pier dice che ha perso la testa.
Walid dice gli manca tutto il resto.
Giò guarda dritto e non ascolta.
Io ho troppa fretta e nessuna voglia.
Abbiamo tutti occhi cupi e persi
sulla sera di provincia spenta.

La prima cosa che mi colpisce sono i quattro personaggi, probabilmente rappresentativi di un insieme di altri. Ognuno di noi ha amici così diversi tra loro e insieme così rappresentativi di un diverso modo di affrontare la vita: quale sia quello giusto, è difficile dirlo. Forse tutti, forse nessuno, ma insieme

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

Abbiamo tutti occhi cupi e persi
sulla sera di provincia spenta. 

 

Ho adorato questi due versi. Occhi cupi e persi in una sera di provincia spenta. E le sere di provincia sono spente, le strade sono completamente vuote e non si sa che direzione prendere e se semplicemente stare.

Poi inizia il racconto di quattro amici, di cui presumibilmente un po' di vita è già passata ed è quel po' di vita che ne ha in qualche modo disilluso le speranze.

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

abbiam visto il trucco
dietro i tendoni
comodi e sgargianti  
di chi faceva i premi.

Qui ho pensato ai datori di lavoro, alla ricorsa a calpestarsi i piedi per qualche avanzamento da pochi euro o un'immagine più patinata rispetto agli altri.

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

Io mi sento inutile, un'arma nuova,
mai usata, eppure già in disarmo.

La lucidità di chi osserva i giochi di ruolo senza volerci sprecare o senza volerci più sprecare energie.

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

Pier è andato all'estero, poi tornato.
Walid resta a casa, non c'ha mai provato.
Giò c'è rimasto, ma odia qualunque stato.
Io resto-oscillo, fra qui e un lavoro ingrato,
fra accontentarsi e cambiare tutto:
l'amaro compromesso che mi veste a lutto.

Eccolo qui, il lavoro. Il lavoro, dal mio punto di vista, è anche il ruolo che si occupa nella vita e anche lo scontrarsi con quei giochi di cui a scuola sperimentiamo solo una piccola parte: l'accapparrarsi cose, l'immagine, il potere, l'onestà, il merito. Nel lavoro c'è la società intera e ci sono anche proprie illusioni e disillusioni. Nel lavoro investiamo la maggior parte della nostra giornata e, spesso, ne rimaniamo imbrigliati, fermi, come in uno stagno in cui tutto è sempre uguale. In cui tutto spesso è autoreferenziale. E in cui il compromesso ha una parte molto importante: compromesso anche tra amicizie, non solo denaro, non solo vendersi per avere.

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

Per ingrassare e consumare,
affannarci per poi crepare,

Bello questo accenno al continuo ricorrere al consumo. Se, poi, lavori in una realtà produttiva finisci per essere consumatore e produttore di consumo, è un ciclo continuo e vedi ogni spreco, ogni idiozia.

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

Perchè ci hanno resi capaci

e poi rubato la speranza.
Ci han dato ali troppo grandi
e poi rinchiuso in una stanza.

Il merito? Le speranze giovanili? Molte cose, credo.

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

superare tutto questo niente
che ci fa cinici e distanti. 

Concordo. Arriva un momento in cui si smette di essere cinici, si rimane magari disillusi, ma allo stesso tempo occorre rivedere la propria immagine, i propri scopi.

Ecco, io l'avrei finita qui, forse avrei solo eliminato questi versi finali:

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

E dopo tanti momenti tesi,
dopo ferite e insuccessi,
impareremo a essere felici
ad esser nient'altro che noi stessi.

Perché credo siano già impliciti dalla parte precedente.

 

Bentornato e spero di non aver fatto danni, l'ho immaginata in una raccolta, di livello.

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Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

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Dove sono stato ultimamente? Diciamo pure a vivere. A vagare e vivere. Per strada, a caso, a zonzo, provando, cercando, sbagliando, sbandando. Forse, gradualmente, tornerò anche qui a perdermi e sbandare ;) 

Pe ora mi limito a trascrivere i versi del mio ultimo taccuino.

 

 

 

Pier dice che ha perso la testa.
Walid dice gli manca tutto il resto.
Giò guarda dritto e non ascolta.
Io ho troppa fretta e nessuna voglia.

 

Mi piace molto quest'incipit, che in nuce racchiude tutta l'essenza di questo testo, ovvero il senso di alienazione dei protagonisti, la loro insofferenza, il loro senso di mancanza, molto ben delineato in queste parole: a uno manca la testa, a un altro tutto il resto, a un altro ancora la voglia, a un altro l'ascolto. Ma ciò che più manca a loro stessi è appunto se stessi, un po' come io manco a me stesso. Questi bei versi, come i successivi, esprimono in modo efficace il tendere di questi giovani protagonisti verso un qualcosa di diverso dal loro presente, un qualcosa di più sostanzioso e concreto, ma soprattutto un ritrovare se stessi e la propria serenità.

Il ritmo della poesia è veloce, serrato, come la velocità della macchina in cui si trovano i protagonisti, in una sorta di viaggio metaforico alla ricerca di sé, nel buio della notte.

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

 

 


Abbiamo tutti occhi cupi e persi
sulla sera di provincia spenta.

 

Bella immagine che esprime in modo efficace il senso di smarrimento di questi giovani.

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

 

Abbiamo momenti tesi
e piani per il futuro
destinati al niente
e voglie troppo grandi
per ignorare il presente.

 

L'auto alza polvere e pietrisco
al cielo sorco, alla luna a picco,

 

Forse intendevi cielo sporco. bella l'immagine della luna a picco. Suggestiva ma allo stesso tempo inquietante, minacciosa come il cielo sporco. Cielo sporco e luna a picco mi sembrano molto in linea con lo stato d'animo sperduto dei protagonisti. 

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

 

Sono momenti arresi,
dopo essere nati,
presi per i piedi,
maturati stanchi,
lancinati in tanti
contro l'illusione
d'essere vincenti,
abbiam visto il trucco
dietro i tendoni
comodi e sgargianti  
di chi faceva i premi.

 

Queste strofe tutte in rima, alternate alle altra strofe, mi danno l'idea di una canzone. In senso positivo, ovviamente. E mi sono venuti in mente, istintivamente, Bersani e Carboni. Potrebbe essere un bel testo musicale sulla giovanile inquietudine.

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

 


denaro o sempieterna gloria,

Forse meglio "sempiterna".

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

non lasceremo il segno
sulla pietra e nella storia.  
Non saremo neppure eroi o dei,
ma lungo la strada sporca,
io e questi amici miei,
troveremo disperata forza
per spingerci più avanti,
superare tutto questo niente
che ci fa cinici e distanti. 

 

Questi versi esprimono bene il desiderio di lasciare un segno nella vita, se non nella vita in generale, almeno nella propria. è costante in tutta la poesia la ricerca di una profondità che dia un senso al vuoto di quest'esistenza. La poesia comunica con un linguaggio chiaro, colloquiale e senza troppi fronzoli tutto questo senso di disagio e di ricerca, quindi è una poesia che sa arrivare dritto e comunicare, più che suggestionare in modo vago.

Complimenti @Nerio. Che bel nick!

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

 

 

 

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Ciao @Nerio ho trovato, del tuo bel componimento, particolarmente significativi i seguenti versi

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

Io mi sento inutile, un'arma nuova,
mai usata, eppure già in disarmo.

 

Li trovo significativi perchè mi ci ritrovo. Siamo stati giovani e ci siamo sentiti forti e letali. Sembra passato pochissimo tempo da quando mi sentivo così eppure sono già stato disinnescato senza aver fatto nessun danno, senza aver prodotto nessun effetto. Qualcuno ha fatto il parallelo di qualche tuo verso con quelli di una nota rock band  anni ottanta. Però questo tuo scritto personalmente lo vedrei meglio come una canzone rap.

 

Il 10/12/2019 alle 01:22, Nerio ha scritto:

L'auto alza polvere e pietrisco
al cielo sorco, alla luna a picco,
gli amici discutono ma io non capisco
come abbiamo fatto a perdere il senso,
guidati solo dalla fame e dall'istinto.

 

Anche questi versi li  ho trovato particolarmente degni di nota. L'auto (la nostra vita) avanza con fatica ma tutta questa  strada che abbiamo percorso lascia assolutamente indifferenti gli astri  e la volta celeste che assiste con atteggiamento ostile. L' operato e la fatica che facciamo è vana. Inoltre risulta difficile trovare un senso a questo viaggio. Le discussioni, con le loro parole, sono delle inutili perdite di tempo.

A parte i momenti salienti è tutto il componimento che mi convince. Prosastico, ma con un buon ritmo, il testo mi è sembrato particolarmente adatto per essere musicato. Le storie dei personaggi definiscono perfettamente la nostra generazione. Forse la chiusa non l'ho trovata all'altezza del resto del componimento probabilmente perchè hai voluto terminare scrivendo  necessariamente qualcosa di positivo.

Saluti,

 

Mirko

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@Talia cara, grazie per la lettura e la comprensione. La poesia per me è utile solo se vera condivisione. Sapere che qualcosa di quello che ho scritto ha toccato le tue corde, è per me una consolazione. Grazie. Posso solo dire: non arrenderti mai, perché non sei sola ;)

Non siamo soli, anzi. MAI.

Vedrai che troveremo la fine della provinciale :asd:

 

@Adelaide J. Pellitteri grazie mille per esserti fermata a leggere e commentare. Grazie enormemente per le belle parole, davvero :rosa: 

Questi versi sono stati a dir poco sofferti… ci ho impiegato quasi due mesi a trasformarli in una cosa leggibile, completa. ogni vola mi fermavo, rileggevo e riscrivevo. ogni volta ero meno convinto della precedente. Anche adesso, in effetti, sono affatto convinto...

La rima per me non è una malattia, ma la musicalità qui per me era importante… volevo che si sentisse il ritmo di corsa, la fuga e poi la fermata.

Sono felice di leggere che hai trovato qualcosa di buono nelle mie parole: la sofferenza di leggere e riscrivere è valsa a qualcosa :D

 

@Anglares wow!

Devo ammettere che quando commenti non lo fai mai a caso e te ne esci sempre con osservazioni sorprendenti. Nel senso che non avevo colto tutti i simboli (involontari, a questo punto, credo) del mio testo. E che per altro (SI!) calzano esattamente all'idea di fondo.

Confesso che la scena descritta è veramente accaduta, io e i miei amici ci eravamo realmente persi una sera sulla provinciale, parlando e discorrendo su quel senso di inadeguatezza di fondo che ha accompagnato gli ultimi anni. Ma non avevo capito quanto volessi realmente intendere, con quell'immagine della macchina che va...

Merci, mon amì ;)

 

@Emy Ben ritrovata a te, cara!

Ho appena letto e  commentato il tuo 'Lo straniero' e devo dire che è una bella sorpresa quanto diventata straordinariamente espressiva. La poesia sembra davvero un piano sequenza cinematografico, con picchi di inquietudine sublimi. Ricordi? Una volta ti avevo scritto che si può scrivere con la testa o con il cuore, ma che gli scrittori veramente bravi usano entrambi. Ecco: ora posso confermare che stai usando entrambi e con maestria :love:

Brava!

 

@Elisa Audino grazie anche a te per le belle (troppo generose) parole.

Dopo aver letto il tuo 'Bilance poetiche' mi pare di aver fatto una sorta di  compitino per la scuola: si, c'ho messo del sentimento, va bene. Ma dove sono arrivato? Cosa ho fatto di concreto?

Certamente non il botto rivoluzionario dei tuoi versi… 

Davvero, mi fai capire che va bene raccontare e narrare, va bene 'fare i poeti' e usare rima e metrica. Ma in realtà qui noi siamo in mezzo a una guerra. Una guerra senza morti e feriti, senza armi e senza esplosioni. Eppure una guerra che fa vittime e che uccide, ogni giorno.

E in una guerra, bisogna combattere!

Grazie per il tempo e per la premura della tua lettura ;)

Prometto comunque che le prossime poesie saranno esplosioni in piena regola :esplosione:

 

 

 

@Io che mi manco io che bel nick? E tu allora? :asd:

Ma di che stiamo parlando? il tuo nick è pura provocazione. Maigret spostati proprio! 

Grazie per l'attenta analisi e per le parole preziose. Sono lieto di trovare una qualche concertazione nello stile o anche solo nelle idee, fra me e te. Le tue poesie sanno andare a cercare la bellezza in immagini quotidiane, cercando la dolcezza oltre l'apparenza. Ecco: io faccio lo stesso ma con la brutalità.

Vado a cercarla dove non dovrebbe esserci, per dimostrarmi che tutto è in bilico, tutto pende sopra a un baratro. E la bellezza sta proprio in questa precarietà.

Non so se qui ci sono riuscito… ma certamente mi sono avvicinato molto al baratro che io e mie amici sperimentiamo.

Grazie ancora per la lettura ;)

PS. grazie per aver sgamato il refuso… questa è una mia caratteristica :asd:

 

@INTES MK-69 grazie per l'attenta lettura e per le osservazioni :)

Quella della musicalità è una 'malattia' recente. di solito mi sono sempre fregato il giusto di ritmo e rima, ma di recente ho dovuto riconoscere la potenza comunicativa di certe ballate. Mi chiedevo, io e un amico appassionato di poesia , come mai fosse successo che la poesia abbia perso nel tempo il lustro del passato e una delle prime ragioni che abbiamo rintracciato è stata questa: la poesia si è evoluta in musica. Niente da fare: non posso fare a meno di pensare che alcuni cantautori abbiano in effetti scritto delle vere e proprie poesie :D

I puristi non me ne vogliano. Ma anche i rapper direi… Ok, prima di beccarmi una cordata d'insulti mi fermo qua :love:

Tu cosa ne pensi? Per te è possibile che la poesia si sia in effetti trasformata in ballata? Che da Leopardi a De Andrè si sia seguito lo stesso filo di bellezza?

Qualunque siano le tue opinioni, grazie per aver condiviso queste osservazioni: capisco che lo sforzo di 'lavorare alla musicalità' del testo poetico sia utile e buono.

Alla prossima

 

 

PS. scusate tutti se rispondo a spizzichi e bocconi, ma il tempo è sempre poco. In generale cerco di dare priorità a commentare i vostri testi, perciò se non vi rispondo a un commento abbiate pazienza, ma è perché sto tentando di restituire il favore :love3:

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