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Ace

La magia nel non rivelare determinati elementi all’interno di una storia

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Ho appena finito di leggere L’inquilino del terzo piano, di Roland Tapor. Il protagonista desidera affittare un appartamento dove solo pochi giorni prima la ragazza che lo abitava si è lanciata dalla finestra. Si reca in ospedale e la ragazza vedendolo caccia un urlo tremendo. Il giorno seguente la ragazza muore e il protagonista si trasferisce nell’appartamento. A ogni minimo rumore che fa viene redarguito dagli altri condomini che gli bussano la porta o danno colpi al soffitto o al pavimento. Viene richiamato duramente anche dal padrone di casa e seguono addirittura denunce alla polizia. Il protagonista sprofonda rapidamente nel disagio, inizia a travestirsi da donna e… [mi fermo qui per non guastare la sorpresa a chi magari viene voglia di leggere questo piccolo capolavoro].

 

Roland Topor nel corso della narrazione si dimostra un maestro per come riesce a gestire il non detto, così che il lettore possa interpretare il rebus da sé. Un’operazione tutt’altro che facile, centellinare con padronanza gli elementi per far sì che in maniera attiva il lettore si interroghi sui come e i perché dell’epilogo. Adesso mi domando; come si arriva a tale maestria e sensibilità, a tale consapevolezza di ciò che è possibile celare o meno? Cosa è necessario fare per ambire a una così chirurgica strategia di controllo? Qualcuno di voi saprebbe indicarmi testi specifici sul tema?

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ciao @Ace Mi piace molto la domanda che poni e considero il tema alquanto complesso. Non voglio essere superficiale, cerco di risponderti in modo sintetico.

Io non sarei in grado di arrivare ad un tale livello. Però se dovessi farlo, l'unica strada per me percorribile sarebbe di scrivere tutta la storia, andare a togliere in un secondo momento e in una terza fase decidere gli input da inserire. 

Non ti so consigliare testi in merito, però ritengo che il film Blow-up di Antonioni applichi questo metodo.

Spero di esserti stato utile.

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1 ora fa, Effe_ ha scritto:

ritengo che il film Blow-up di Antonioni applichi questo metodo

 

Ciao Effe_, grazie per la segnalazione, il film di Antonioni credo sia ispirato a un racconto di Cortázar [Le bave del diavolo]. Lo metto in scaletta, prima leggo il racconto e poi guarderò il film. Quanto dici è interessante, proprio perché dopo avere letto il romanzo di Topor ho visto il film dello stesso e parte della magia (e del rebus), quella che si lega alla sottrazione e al non detto, nella pellicola viene invece svelata, mortificandola. Nella trasposizione cinematografica gli eventi sono stati reinterpretati da Polansky [attore e regista dell'Inquilino], attraverso una chiave di decodifica che ho compreso, ma che tuttavia ho trovato deludente -- elemento che depone a favore della straordinaria opera di sottrazione/mistificazione messa in atto da Topor nel romanzo.

 

La tecnica che suggerisci a livello di tagli è uno strumento che potrebbe dare buoni frutti, io stesso ci avevo pensato. Prima componi il tutto, poi vai chirurgicamente a sottrarre le minuzie necessarie. Quello che in questa tecnica manca però, credo, è l'idea di controllo. Quella lucidità che in maniera indubitabile ti dia la certezza che così facendo riuscirai a sortire l'effetto desiderato. Molto probabile che servano grande esperienza e un intuito feroce, per riuscire in tale impresa. Perché è davvero complesso comprendere se ciò che sta in piedi agli occhi dell'autore sia poi in grado di reggere agli occhi del lettore. Mi domandavo, appunto, se esistessero testi specifici sul limare/oscurare parti di un romanzo. Ho cercato a lungo su Google, ma non ho trovato niente.

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@Ace pensando alla mia esperienza personale mi è tornato in mente il libro: "trilogia della città di k"

La narrazione è fatta di molti omissis.

Mi dispiace non saperti dare altre indicazioni. Mi verrebbe da dire che questa tecnica è molto cinematografica e magari potresti trovare indicazioni leggendo delle sceneggiature.

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1 minuto fa, Effe_ ha scritto:

pensando alla mia esperienza personale mi è tornato in mente il libro: "trilogia della città di k"

La narrazione è fatta di molti omissis.

Grazie per gli input, ci butto un occhio. :)

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Anche Il giovane Holden può essere un esempio.

Purtroppo è impossibile entrare nel merito senza rivelare dettagli con spoiler che ammazzerebbero il gusto della lettura dei vari romanzi citati.

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Il 5/12/2019 alle 18:43, Ace ha scritto:

Adesso mi domando; come si arriva a tale maestria e sensibilità, a tale consapevolezza di ciò che è possibile celare o meno? Cosa è necessario fare per ambire a una così chirurgica strategia di controllo? Qualcuno di voi saprebbe indicarmi testi specifici sul tema?

Io ho provato questa stupefacente sensazione leggendo La coppa d'oro di Henry James. Tutto nella trama si rivela limpido pur essendo "non detto".

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2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Io ho provato questa stupefacente sensazione leggendo La coppa d'oro di Henry James.

Grazie, lo metto in scaletta.

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Madame Bovary di Gustave Flaubert  questo romanzo pone in primo piano il comportamento non corretto di una donna che pur tradendo con diversi uomini il proprio marito conserva alta la sua dignità. L'autore poi, nel contenuto da ad immaginare le scene erotiche senza mai arrivare alle volgarità. 

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