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Ljuset

Una questione filosofica

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Toni si tolse gli occhiali, guardò la ragazza e poi lasciò andare un profondo sospiro.

«Ho persino bisogno che delle lenti correggano il mio modo imperfetto di vedere.»

La ragazza guardava dalla finestra, si voltò, osservò Toni – era strano da vedere senza gli occhiali – poi lo raggiunse sul divano, gli prese il volto fra le mani . «Ti fai troppi problemi», disse fra un bacio e l’altro.

Il ragazzo si liberò quasi con fastidio dalle attenzioni di Lara. «Tu invece non te ne fai affatto.»

La ragazza si alzò e ritornò alla finestra – non si voltò a guardare – e continuò a parlare, forse più per se stessa. «Ti dà fastidio che esca con Enrico. Non è una domanda: lo so. Eppure non vorresti impegnarti con me. Cosa pretendi?»

Toni sospirò irritato. «Sartre mi irrita». Osservò Lara guardare dalla finestra. «Cosa c’è di così interessante al di là dei vetri? Mi irrita quando mi si dà la schiena mentre parlo.»

La ragazza si voltò – l’espressione non nascondeva la crescente sensazione di fastidio. «Sartre ti irrita, la gente ti irrita… Io ti irrito. Ma vai a ...»

Toni non guardava Lara e sembrò ignorare quello che diceva. La strana convinzione di essere l’unico essere dotato di coscienza reale al mondo si stava nuovamente impossessando di lui. Solipsismo era il termine. Ma era un pensiero fugace anche quello di classificare i propri pensieri: che relazione ci poteva essere tra il suo pensiero e quello altrui se l’unico artefice dell’intero Universo era proprio la sua mente? Lui era il soggetto, tutto il resto era semplice oggetto del suo pensiero. Guardò la ragazza. Doveva essere lì solo per poter esaminare il proprio pensiero con la mente di un altro.

«A dire il vero ero andato in crisi già con Schopenhauer». Si rimise gli occhiali per guardare Lara. «Questo essere oggetto di un altro soggetto. Ma poi anche l’oggetto è a sua volta un soggetto. C’è una perdita di controllo… capisci?»

«Capisco che sei un po’ strano… come sono falotici quasi tutti quelli che studiano filosofia.»

«Perché gli studenti di filosofia sarebbero stravaganti?»

Lara gli si piazzò davanti, appoggiando le mani sulle ginocchia. «Dite delle stupide ovvietà con tante parole inutili. Semplicità. Dovresti imparare a parlare come mangi.»

«Io non voglio diventare oggetto… Vorrei che gli altri fossero sempre oggetti e basta.»

Lara si raddrizzò. «Se tu giudichi me, io giudico te. Non puoi togliermi la coscienza. Il mondo viene percepito diverso da ognuno di noi e ognuno lo vive come meglio crede.»

Un silenzio. Lara in piedi in attesa di una risposta; Toni affondato nel divano a guardarla senza alcuna intenzione di parlare.

«Sai che ti dico? Mi hai stufato. Non hai manco voglia di scopare. Che ci sto a fare con te?»

Lo sguardo di Toni era passato da interrogativo ad alienato.

Lara si sentì a disagio. «Perché mi guardi così?»

«Tu sei un oggetto della mia coscienza: sono io che decido la tua realtà.» Lo sguardo di Toni era era inquietante: sembrava fuori fuoco.

«Smettila. Me ne vado. Tu sei pazzo!»

Toni scattò in piedi e riuscì ad afferrare la ragazza prima che lei raggiungesse la porta; la strattonò e le strinse i polsi con forza. Spaventata, lei cercò di divincolarsi, ma aveva anche paura di fargli del male.

«Sei nella mia coscienza, nel mio mondo. Qui sono Dio!» Rise forte.

Lara sperò che fosse tutto uno scherzo e si sforzò di ridere, poi parlò gentilmente. «Devo andare ora. Magari ci sentiamo domani.»

Le strinse più forte i polsi. «Tu stai qui! Voglio che tu rifletta i miei pensieri. Non voglio un monologo. Ho bisogno del dialogo e per il dialogo ho bisogno di un altro. Tu sei il mio Altro.»

La ragazza non riusciva neanche a balbettare per la paura. Un forte impulso di gridare, ma il nodo alla gola le bloccava le corde vocali.

«Mi stai giudicando?» Il tono di voce era minaccioso. Lara era paralizzata dalla paura. «Non devi giudicarmi. Io sto solo vivendo un’esperienza con un oggetto, contenuto nella mia coscienza». Rise nuovamente; la ragazza iniziò a piangere – in un ultimo tentativo usò tutte le sue forze tentando di liberasi dalla presa. Toni non riuscì a trattenerla; lei perse l’equilibrio, cadde e urtò contro uno spigolo con la testa.

Lara era distesa sul pavimento; i capelli venivano imprigionati dall’appiccicoso liquido vermiglio. Toni aveva ancora il fiato corto – immobile, osservava il sangue scurirsi mentre si raggrumava, poi fissava gli occhi spalancati di Lara. Ora lei era oggetto della sua coscienza, mentre lui… era il soggetto. E non era oggetto di nessun’altra coscienza: era come Dio, l’unico a decidere, a vivere quella particolare esperienza. La legge degli uomini non lo riguardava: anche quella era oggetto della sua coscienza. Guardò ancora la ragazza immobile sul pavimento. Una semplice creazione della mente. Fra poco sarebbe sparita. Bastava attendere.

Le ore passavano. Toni si era seduto sul pavimento. Attendeva che il corpo di Lara scomparisse, oppure che si rialzasse. Le mani appiccicose gli davano fastidio – perché la sua mente era così pignola da rendere tutto così dannatamente realistico?

Altre ore. Il buio era calato da tempo. C’era troppo silenzio nella stanza – Toni riusciva a sentire gli echi di parole pronunciate ore prima – quella risata di Lara lo innervosiva. Cosa poteva creare ancora la sua mente per mettere la parola fine a quella seccante storia?

Toni rannicchiò le ginocchia a toccargli la fronte. Era tempo che qualcuno aprisse la porta – magari la polizia – e portasse via dalla sua mente quell’inutile corpo sporco di sangue.

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Ciao @Ljuset ultimamente ho pochissimo tempo e passo per un commento lampo, scusa.

Il tuo racconto mi è piaciuto. Una mente che ha valicato i confini, che studia gli eventi ed è sicura delle sue giustificazioni.  

La parte iniziale, quella filosofica, è forse un po' troppo lunga rispetto alla seconda parte in cui il racconto si tinge di nero; limiterei le riflessioni per far arrivare prima il lettore alla scena finale, c'è il rischio che non c'arrivi altrimenti. Scoprirei da prima la carta dell'omicidio colposo.

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

Era tempo che qualcuno aprisse la porta –

Qui non saprei, possibile si ravveda in poche ore? Vorrebbe dire essere tornato in sé, non so... Nella mia interpretazione lui era fuori di testa, cioè dentro xD , me lo immagino incartato su se stesso in un vortice di  pensieri senza fine. 

Comunque un bel racconto :)

Ciao

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1 ora fa, Lauram ha scritto:

possibile si ravveda in poche ore?

In realtà è solo seccato di non riuscire più a controllare gli eventi e vorrebbe uscire da una situazione scomoda.  Non vuole rendersi conto che la sua mente è impotente nel costruire la realtà. Nel solipsimo chi pensa può affermare solo la propri esistenza, poiché tutto il resto è frutto della propria mente. In tal caso anche la polizia sarebbe soltanto una sua creazione e non farebbe altro che quello che lui si aspetta che faccia. Magari anche solo aprire la porta e invitarlo ad andarsene.

Grazie di essere passata e per la tua opinione.

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Ciao @Ljuset,

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

«Ho persino bisogno che delle lenti correggano il mio modo imperfetto di vedere.» 

Perchè se Toni è convinto che tutto sia una sua creazione ha bisogno degli occhiali? il suo modo imperfetto di vedere dovrebbe essere già perfetto perchè l'immagine che gli rimanda il suo nervo ottico dovrebbe necessariamente essere quella giusta dato che è lui a crearla, ergo non dovrebbe sentirne l'esigenza. :umh:

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

La ragazza guardava dalla finestra, si voltò, osservò Toni – era strano da vedere senza gli occhiali – poi lo raggiunse sul divano, gli prese il volto fra le mani . «Ti fai troppi problemi» disse fra un bacio e l’altro.

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

ll ragazzo si liberò quasi con fastidio  infastidito dalle attenzioni di Lara. « E Tu invece non te ne fai affatto.»

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

La ragazza si alzò, ritornò alla finestra senza più voltarsi a guardare e continuò a parlare, forse più per se stessa. «Ti dà fastidio che esca con Enrico. Non è una domanda: lo so. Eppure non vorresti impegnarti con me. Cosa pretendi?»

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

«Sartre mi irrita».

Qui mi sfugge il nesso, ti riferisci alla sua relazione libera con Simone de Beauvoir?

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

«Sartre ti irrita, la gente ti irrita… Io ti irrito. Ma vai a ...»

Qui continuerei la frase senza omettere la parolaccia, un bel affanculo non stonerebbe

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

«Capisco che sei un po’ strano… come sono falotici quasi tutti quelli che studiano filosofia.»

La parola falotico in bocca a Laura non va bene, potrebbe uscire dalla bocca di Toni, ma non da quella di lei che ha appena detto parla come mangi. A mio gusto personale poi questo vocabolo ha un suono brutto.

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

Lo sguardo di Toni era passato da interrogativo ad alienato.

Lara si sentì a disagio. «Perché mi guardi così?»

«Tu sei un oggetto della mia coscienza: sono io che decido la tua realtà.» Lo sguardo di Toni era era inquietante: sembrava fuori fuoco (?).

«Smettila. Me ne vado. Tu sei pazzo!»

qui mi sembra ci sia un troppo rapido cambio di registro, non è realistica una svolta così repentina, inoltre noto un eccesso del concetto sguardo. Perchè lo sguardo di Toni prima era interrogativo?

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

Spaventata, lei cercò di divincolarsi, ma temeva aveva anche paura di fargli del male.

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

Io sto solo vivendo un’esperienza con un oggetto contenuto nella mia coscienza»

penso non sia necessaria la virgola tra oggetto e contenuto.

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

Lara era distesa sul pavimento, i capelli venivano imprigionati dall’appiccicoso liquido vermiglio.

al posto del punto e virgola, la virgola è sufficiente.

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

Guardò ancora la ragazza immobile sul pavimento. Una semplice creazione della mente. Fra poco sarebbe sparita. Bastava attendere.

Le ore passavano. Toni si era seduto sul pavimento.

sostituirei uno dei due con per terra, sul parquet, ecc.

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

dall’appiccicoso

 

Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

mani appiccicose

 

 

Nel complesso penso che, con i giusti accorgimenti, il tuo racconto abbia un potenziale. Mi sono chiesta a quale pubblico si rivolga, sono necessari un pò di rudimenti filosofici per digerirlo. Nella prima parte ho avuto la sensazione molto evanescente, (ma pur sempre disturbante) di autoreferenzialità o forse autocompiacimento. Comunque sono riuscita a terminare la lettura.

Spero di essere stata d'aiuto, a presto.

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2 ore fa, La Anders ha scritto:

il suo nervo ottico dovrebbe necessariamente essere quella giusta dato che è lui a crearla, ergo non dovrebbe sentirne l'esigenza. :umh:

Il solipsismo è una convinzione, ma se fosse realtà il pensatore sarebbe Dio, creatore dell'universo

2 ore fa, La Anders ha scritto:

ti riferisci alla sua relazione libera con Simone de Beauvoir?

Non gliel'ho chiesto, ma penso si riferisse al fatto che per gli esistenzialisti ogni nostra azione è in funzione dell'esistenza di un altro.

2 ore fa, La Anders ha scritto:

Qui continuerei la frase senza omettere la parolaccia, un bel affanculo non stonerebbe

La ragazza è una signora nell'animo.

2 ore fa, La Anders ha scritto:

La parola falotico in bocca a Laura non va bene, potrebbe uscire dalla bocca di Toni, ma non da quella di lei che ha appena detto parla come mangi. A mio gusto personale poi questo vocabolo ha un suono brutto.

Non posso che darti completamente ragione.

2 ore fa, La Anders ha scritto:

qui mi sembra ci sia un troppo rapido cambio di registro, non è realistica una svolta così repentina, inoltre noto un eccesso del concetto sguardo. Perchè lo sguardo di Toni prima era interrogativo?

Toni non mi sembra troppo sveglio.

2 ore fa, La Anders ha scritto:

penso non sia necessaria la virgola tra oggetto e contenuto.

Corretto.

2 ore fa, La Anders ha scritto:

. Nella prima parte ho avuto la sensazione molto evanescente, (ma pur sempre disturbante) di autoreferenzialità o forse autocompiacimento.

Non sono uno che va in giro a stroncare la vita a giovani donzelle, né mi divertono un gran che i discorsi filosofici. Però il personaggio è intimamente un grande stronzo, parecchio misogino. 

Ti ringrazio per le correzioni e per il commento. Alla prossima.

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2 ore fa, Ljuset ha scritto:
5 ore fa, La Anders ha scritto:

 

Il solipsismo è una convinzione, ma se fosse realtà il pensatore sarebbe Dio, creatore dell'universo

Certo, era ironico, ma siccome è malato e tu a un certo punto gli fai proprio dire qualcosa tipo sono Dio  creatore dell'universo :)

 

2 ore fa, Ljuset ha scritto:

Non gliel'ho chiesto

È il tuo personaggio,  dovresti chiderglielo 

 

2 ore fa, Ljuset ha scritto:

Però il personaggio è intimamente un grande stronzo, parecchio misogino

Su questo non avevo dubbi !

Alla prossima 

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4 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Più che pensiero filosofico mi sembra pensiero da psicopatico

Non siamo così categorici con  quelli che la pensano diversamente da noi. Al massimo il ragazzo è un po' disadattato, solo in un mondo ostile che non lo capisce.

Grazie per il commento @Adelaide J. Pellitteri 

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Il 4/12/2019 alle 15:32, Ljuset ha scritto:

«Tu sei un oggetto della mia coscienza: sono io che decido la tua realtà.» Lo sguardo di Toni era era inquietante: sembrava fuori fuoco.

«Smettila. Me ne vado. Tu sei pazzo!»

Toni scattò in piedi e riuscì ad afferrare la ragazza prima che lei raggiungesse la porta; la strattonò e le strinse i polsi con forza. Spaventata, lei cercò di divincolarsi, ma aveva anche paura di fargli del male.

«Sei nella mia coscienza, nel mio mondo. Qui sono Dio!» Rise forte

Ultimamente mi sfugge o non comprendo a pieno molti racconti quindi sono io che leggo cose che non esistono, ma qui mi era parso di capire che non fosse uno normale. Sì, insomma, lui secondo le sue idee  e conoscenze filosofiche giudica tutto in quanto oggetto della sua coscienza e alla fine non si rende nemmeno conto che la ragazza è morta. Non è questo ciò che dice il racconto? Quindi non è che la pensa diversamente dagli altri ed il mondo non lo capisce, a me sembra che sia lui ad essere fuori dal mondo. Però, ti ripeto, ultimamente non riesco a cogliere la semplice realtà del racconto e finisco per tirarne fuori un'altra. Mi piacciono i chiarimenti perché aiutano a capire.

 

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1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

ultimamente non riesco a cogliere la semplice realtà del racconto e finisco per tirarne fuori un'altra

ma no: hai colto benissimo il significato. Ma sai com'è: un padre per un figlio è disposto a fare carte false. ovviamente il personaggio non è difendibile. Toni è un fuori di testa e tutta la filosofia del mondo non potrebbe cambiare tale realtà. Se ho detto qualcosa di diverso, è stato solo per amor dell'ironia. Se lo vuoi sbattere in galera, niente in contrario, solo assicurati che buttino la chiave, per ché certi personaggi sanno anche essere vendicativi.

 

Alla prossima.

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