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lucamenca

Neuronauta incipit

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commento

 

Riaprì gli occhi. Quel semplice gesto gli confermò che era ancora vivo, e ciò bastò a dissipare i suoi timori. Intorno a lui le familiari pareti della sua stanza, e soprattutto nessun altro. Gli ICE, i sistemi di protezione informatica che pattugliavano i siti, erano rimasti dall’altra parte, nel mondo virtuale da cui era appena uscito. Stavolta c’era mancato davvero poco, ancora qualche secondo e sarebbe stato spacciato, ma la missione era compiuta e poteva dire che ne era valsa la pena.

Era una bella fortuna essere uno dei pochi umani mutanti dotati di neuroni d’interfaccia, che gli permettevano di entrare e uscire dal cyberspazio a proprio piacimento senza il bisogno di costosi e facilmente hackerabili innesti cibernetici, e soprattutto garantendogli una totale irrintracciabilità. Ecco perché era uno dei migliori nel suo lavoro. Anzi, il migliore, e i suoi committenti lo sapevano.

Recuperò i dati che aveva copiato e dirottato verso un terminale sicuro, il vecchio laptop a schermo fisico appoggiato sulla scrivania di fronte, e li scaricò su una chiavetta usa e getta. Per questo genere di cose era un tipo all’antica: niente alloggiamenti neurali per memorie solide nel cranio o impianti cibernetici, non si sa mai cosa ti potrebbero caricare nel cervello. Infilò il dispositivo in tasca e uscì dal monolocale.

Fuori pioveva, una pioggia pregna di fuliggine e particelle pesanti che proseguiva ormai da settimane. Non che una giornata di sole avrebbe fatto molta differenza. Laggiù, nei Bassifondi, la luce non arrivava che di rimbalzo, riflessa dagli edifici argentei che si innalzavano per centinaia di metri verso il cielo, le guglie del “mondo di sopra”, interdetto a tutti coloro che come lui erano condannati a un’esistenza da reietti.

Isaac si tirò su il cappuccio fino a nascondere quasi completamente gli occhi e si incuneò tra la folla. Percorse circa un isolato scivolando in quel magma ribollente di persone che percorrevano la via, quindi estrasse di tasca la chiavetta e la lasciò cadere in una vecchia cassetta postale in disuso, il punto convenuto con i suoi committenti.

Adesso poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo. Era filato tutto liscio, e una volta che quei dati fossero giunti a destinazione avrebbe visto comparire una cifra a tre zeri sul suo conto quasi a secco, abbastanza da farlo campare dignitosamente per un altro mese, forse più se avesse stretto un po’ la cinghia. Si concesse un attimo di pausa e, appiattitosi contro un muro per non essere trascinato via, chiuse gli occhi. Le onde elettromagnetiche che permeavano l’etere lambivano le sue sinapsi e lo portavano alla deriva in una realtà parallela e invisibile, fatta di stringhe di codice che si traducevano in suoni, colori, emozioni. In qualsiasi momento poteva chiudere gli occhi e abbandonarsi a quel flusso continuo di dati. Era quello il suo vero mondo, non quello materiale in cui era intrappolato il suo corpo. Lì era libero, senza restrizioni, poteva cavalcare le correnti dell’etere e tuffarsi negli abissi della Rete. Di qua invece… Una sensazione fin troppo reale lo strappò all’errare dei suoi pensieri, costringendolo a tornare con i piedi per terra: un brontolio sommesso che saliva dal suo stomaco.

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Caro @lucamenca, mi accingo a commentare il tuo frammento, "Neuronauta incipit".

 

Adoro la fantascienza e so bene quanto sia difficile trovare idee originali. La tua potrebbe essere un’intuizione inedita, uso il condizionale perché molto dipenderà da come svilupperai la trama. Comunque, un “umano mutante dotato di neuroni d’interfaccia” lo sento per la prima volta, direi quindi che potrebbe essere un buon inizio. Alterni momenti molto belli con altri meno grintosi, ma in generale il ritmo mi ha catturato. Qui di seguito metterò qualche osservazione, ma ti prego di prenderle con le molle; i miei sono solo spunti di chi è ancora alle prime armi.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Intorno a lui le familiari pareti della sua stanza, e soprattutto nessun altro

Semplificherei. "Intorno a lui le familiari pareti della sua stanza e nessun altro". Anche perché "Soprattutto" lo userai di nuovo 

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

hackerabili innesti cibernetici, e soprattutto

qui

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Era una bella fortuna essere uno dei pochi umani mutanti dotati di neuroni d’interfaccia, che gli permettevano di entrare e uscire dal cyberspazio a proprio piacimento senza il bisogno di costosi e facilmente hackerabili innesti cibernetici, e soprattutto garantendogli una totale irrintracciabilità.

Volendo, puoi eliminare il "soprattutto" qui, costruendo la frase in questo modo: "Era una bella fortuna essere uno dei pochi umani mutanti dotati di neuroni d’interfaccia; questi permettevano di entrare e uscire dal cyberspazio a piacimento senza il bisogno di costosi e facilmente hackerabili innesti cibernetici, garantendo una totale irrintracciabilità."

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Gli ICE, i sistemi di protezione

 

Gli ICE sono i treni ad alta velocità tedeschi. Chissenefrega, d'accordo, però tienine conto se mai dovessi pubblicarlo in Germania (Dai, sto scherzando) :D :facepalm:

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Fuori pioveva, una pioggia pregna di fuliggine

 

Mah, non è una vera ripetizione ma io varierei: "una miriade di stille", oppure "gocce pregne di fuliggine". Giusto come esempio.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Non che una giornata di sole avrebbe fatto molta differenza. Laggiù, nei Bassifondi, la luce non arrivava che di rimbalzo

 

"Non che una giornata di sole avrebbe fatto molta differenza, laggiù. Nei bassifondi la luce non arrivava che di rimbalzo…"

 

Alternativa, dopo ci sono parecchie virgole consecutive. Occhio comunque che bassifondi non va maiuscolo (a meno che tu non lo consideri proprio nome di località);)

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

le guglie del “mondo di sopra”, interdetto a tutti coloro che come lui erano condannati a un’esistenza da reietti.

 

"le guglie del “mondo di sopra”, (se tu dovessi adottare il mio suggerimento precedente, qui valuterei un ; ) interdetto (direi interdette, visto che si parla di guglie) a tutti coloro che…

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

e una volta che quei dati fossero giunti a destinazione

Qui semplificherei: "una volta giunti quei dati a destinazione"

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

per non essere trascinato via, chiuse gli occhi

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

poteva chiudere gli occhi

 

È abbastanza distante, c'è una bella frase in mezzo. Ciononostante, io varierei. Anche perché la ripeti ancora poco dopo, verso la fine:

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

In qualsiasi momento poteva chiudere gli occhi 

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Le onde elettromagnetiche che permeavano l’etere lambivano le sue sinapsi e lo portavano alla deriva in una realtà parallela e invisibile, fatta di stringhe di codice che si traducevano in suoni, colori, emozioni.

 

Appunto. Proprio bella!:) 

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Di qua invece… Una sensazione fin troppo reale lo strappò all’errare dei suoi pensieri, costringendolo a tornare con i piedi per terra: un brontolio sommesso che saliva dal suo stomaco.

 

Secondo me quelle due cosette sono superflue. Prova a rileggerti la frase senza, magari anche a te piace di più così.

 

Spero troverai qualcosa di utile nel mio intervento. Nella sezione “Frammenti” credo sia comune il desiderio di sapere come la storia andrà avanti. insomma, adesso aspetto il seguito!:pirata2:

 

Buon lavoro, a presto!

 

 

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Ciao @Jolly Roger, grazie per il passaggio e il commento! Sono contento di essere riuscito a catturarti con questo incipit. In realtà l'opera è già terminata e si tratta di un libro-game in cui sta al lettore decidere come si svolgerà la trama mediante bivi tra cui è chiamato a scegliere o risolvendo enigmi di varia natura. L'idea è quella di tentare l'invio a qualche casa editrice, una volta che avrò ricevuto i pareri dai miei beta readers e nel frattempo ho voluto pubblicare qui l'inizio per vedere se funziona.

Ti ringrazio di avermi fatto notare varie criticità, quel "soprattutto" ripetuto più volte mi era proprio sfuggito!

Per quanto riguarda la parola "ICE", l'ho ripresa dalla terminologia usata da William Gibson nella Trilogia dello Sprawl ed è l'acronimo di Intrusion Countermeasures Electronics, ma ignoravo che fossero anche dei treni!

"Bassifondi" invece ho scelto di scriverlo con la lettera maiuscola perché è il nome dell'intera parte di città che si trova al livello del terreno, un po' come se fosse il nome di un quartiere per intenderci.

7 ore fa, Jolly Roger ha scritto:

"le guglie del “mondo di sopra”, (se tu dovessi adottare il mio suggerimento precedente, qui valuterei un ; ) interdetto (direi interdette, visto che si parla di guglie) a tutti coloro che…

Avevo scritto "interdetto" perché è riferito al "mondo di sopra", ma forse la comprensione non era immediata, per cui ora ho tolto la virgola che li separa.

 

Già che ci sono faccio spam (spero che i moderatori non me ne vogliano). Se sei curioso di sapere come va avanti, ho pubblicato un annuncio in cui cercavo beta readers:

https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/8387-cercasi-beta-reader/?do=findComment&comment=794068

Qui trovi tutte le informazioni necessarie, se ti va sei il benvenuto.

 

A rileggerci!

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Buona domenica:sss:@lucamenca. Curioso il tuo incipit.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Riaprì gli occhi. Quel semplice gesto gli confermò che era ancora vivo, e ciò bastò a dissipare i suoi timori. Intorno a lui le familiari pareti della sua stanza, e soprattutto nessun altro. Gli ICE, i sistemi di protezione informatica che pattugliavano i siti, erano rimasti dall’altra parte, nel mondo virtuale da cui era appena uscito. Stavolta c’era mancato davvero poco, ancora qualche secondo e sarebbe stato spacciato, ma la missione era compiuta e poteva dire che ne era valsa la pena.

Che cosa sono gli ICE?

Inizio promettente.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Era una bella fortuna essere uno dei pochi umani mutanti dotati di neuroni d’interfaccia, che gli permettevano di entrare e uscire dal cyberspazio a proprio piacimento senza il bisogno di costosi e facilmente hackerabili innesti cibernetici, e soprattutto garantendogli una totale irrintracciabilità. Ecco perché era uno dei migliori nel suo lavoro. Anzi, il migliore, e i suoi committenti lo sapevano.

La prima frase mi pare troppo lunga.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Recuperò i dati che aveva copiato e dirottato verso un terminale sicuro, il vecchio laptop a schermo fisico appoggiato sulla scrivania di fronte, e li scaricò su una chiavetta usa e getta. Per questo genere di cose era un tipo all’antica: niente alloggiamenti neurali per memorie solide nel cranio o impianti cibernetici, non si sa mai cosa ti potrebbero caricare nel cervello. Infilò il dispositivo in tasca e uscì dal monolocale.

Testo troppo tecnico.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Fuori pioveva, una pioggia pregna di fuliggine e particelle pesanti che proseguiva ormai da settimane. Non che una giornata di sole avrebbe fatto molta differenza. Laggiù, nei Bassifondi, la luce non arrivava che di rimbalzo, riflessa dagli edifici argentei che si innalzavano per centinaia di metri verso il cielo, le guglie del “mondo di sopra”, interdetto a tutti coloro che come lui erano condannati a un’esistenza da reietti.

Bell'immagina:D ma che cosa sono le guglie?

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Isaac si tirò su il cappuccio fino a nascondere quasi completamente gli occhi e si incuneò Chinò? tra la folla. Percorse circa un isolato scivolando in quel magma ribollente di persone che percorrevano la via, quindi estrasse di tasca la chiavetta e la lasciò cadere in una vecchia cassetta postale in disuso, il punto convenuto con i suoi committenti.

Vedo l'azione, complimenti!

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Adesso poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo. Era filato tutto liscio, e una volta che quei dati fossero giunti a destinazione avrebbe visto comparire una cifra a tre zeri sul suo conto Qui cancellerei: quasi a secco, abbastanza da farlo campare dignitosamente per un altro mese, forse più se avesse stretto un po’ la cinghia. Si concesse un attimo di pausa e,

Non mi piace questo termine: appiattitosi contro un muro per non essere trascinato via, chiuse gli occhi.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Le onde elettromagnetiche che permeavano l’etere lambivano le sue sinapsi e lo portavano alla deriva in una realtà parallela e invisibile, fatta di stringhe di codice che si traducevano in suoni, colori, emozioni. In qualsiasi momento poteva chiudere gli occhi e abbandonarsi a quel flusso continuo di dati.

Non capisco questa frase.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Era quello il suo vero mondo, non mi piace ((non quello materiale))) spiegherei meglio questo concetto in cui era intrappolato il suo corpo. Lì era libero, senza restrizioni, poteva cavalcare le correnti dell’etere e tuffarsi negli abissi della Rete. Di qua invece… Una sensazione fin troppo reale lo strappò all’errare dei suoi pensieri, costringendolo a tornare con i piedi per terra: un brontolio sommesso che saliva dal suo stomaco.

Non mi convince: Di qua invece... L'ultima frase pare troppo frettolosa.

 

Conclusione: frammento fantasy, scorrevole e abbastanza scorrevole. Aggiungerei forse qualche virgola in più, trattandosi di un frammento può andare bene, anche se avrei lasciato al lettore più aspettative. Non mi intendo di fantasy ma se fossi in te, cercherei di realizzare un inizio più avventurioso.

 

Un saluto:D e buon natale.

Floriana

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Ciao @Floriana, grazie per la lettura e il commento.

 

Per venire ai tuoi dubbi:

Il 22/12/2019 alle 12:43, Floriana ha scritto:

Che cosa sono gli ICE?

Gli ICE, come spiegato nell'inciso, sono "sistemi di protezione informatica", in pratica un'evoluzione di firewall e antivirus. Ho ripreso la parola dalla Trilogia dello Sprawl, di William Gibson, ed essa è l'acronimo di Intrusion Countermeasures Electronics.

 

Il 22/12/2019 alle 12:43, Floriana ha scritto:

che cosa sono le guglie?

Riporto la definizione della Treccani: "motivo di coronamento architettonico, sovrapposto di regola a strutture di sviluppo verticale, come campanili, pinnacoli, contrafforti; è costituito da un elemento piramidale molto allungato, arricchito di membrature architettoniche e sculture ornamentali e figurate. È uno dei motivi più comuni nell’architettura medievale, specialmente del periodo gotico."

Nel mio testo l'immagine è usata in senso metaforico: i grattacieli svettano come guglie sopra la città.

 

Il 22/12/2019 alle 12:43, Floriana ha scritto:
Quota

Le onde elettromagnetiche che permeavano l’etere lambivano le sue sinapsi e lo portavano alla deriva in una realtà parallela e invisibile, fatta di stringhe di codice che si traducevano in suoni, colori, emozioni. In qualsiasi momento poteva chiudere gli occhi e abbandonarsi a quel flusso continuo di dati.

Non capisco questa frase.

In effetti questa frase è un po' difficile da spiegare. Il protagonista si immerge nella realtà virtuale ed è dunque in grado di percepirne l'essenza: un flusso continuo di dati che prendono forma di oggetti, suoni, colori.

 

Buon Natale anche a te e a rileggerci!

Luca

 

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Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

una pioggia pregna di fuliggine

Io avrei usato l'aggettivo "carica", più naturale e anche più elegante

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Le onde elettromagnetiche che permeavano l’etere lambivano le sue sinapsi e lo portavano alla deriva in una realtà parallela e invisibile, fatta di stringhe di codice che si traducevano in suoni, colori, emozioni. In qualsiasi momento poteva chiudere gli occhi e abbandonarsi a quel flusso continuo di dati.

Questo passaggio è veramente bello ed evocativo, anche inquietante da un certo punto di vista. 

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Una sensazione fin troppo reale lo strappò all’errare dei suoi pensieri, costringendolo a tornare con i piedi per terra: un brontolio sommesso che saliva dal suo stomaco.

Un buon modo di concludere, piacevole contrasto con il frammento precedente.

 

A parte questo poco da dire, è un incipit sci-fi/thriller molto accattivante e scritto bene, che invoglia a continuare la lettura.

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Wow, un Gibson d’annata! Ah, no, è lucamenca, non Gibson. Però il mood è quello del cantore del cyberspazio (e io l’ho adorato, soprattutto nei racconti brevi) ed è un bel primo passo: sarei curioso di sapere dove va a parare quel percorso (in realtà lo so già: in qualche immondezzaio dello sprawl, tra morte per tetano e morte per laser).

 

Insomma, il pezzo mi intriga molto. Ci sono spazi di miglioramento, a mio modestissimo parere, per cui procedo a citarti gli elementi di rischio che ho trovato nel tuo frammento:

  • Spiegone: “Era una bella fortuna essere uno dei pochi umani mutanti dotati di neuroni d’interfaccia, che gli permettevano di entrare e uscire dal cyberspazio a proprio piacimento senza il bisogno di costosi e facilmente hackerabili innesti cibernetici, e soprattutto garantendogli una totale irrintracciabilità. Ecco perché era uno dei migliori nel suo lavoro. Anzi, il migliore, e i suoi committenti lo sapevano.” Alla mia sensibilità di lettore questo paragrafo crea un inciampo nella lettura: si percepisce che è un disclaimer messo lì per me (lettore) e non ha tanto a che fare con il protagonista. Secondo me è ridondante infilarlo in questo punto della narrazione: si è capito che si tratta di un hacker (o simile); si è capito che ha rischiato la vita, quindi è implicato in qualcosa di losco. Ti serve specificare subito che Isaac è un mutante e che ha quella specifica mutazione? Potresti girare lo spiegone in un’azione collegata alle conseguenze del suo stato: Isaac potrebbe pulire qualcosa dalle sue impronte digitali (in ambedue i sensi della parola, eventualmente) e commentare qualcosa tipo “non voleva passare alla storia come il primo predestinato a farsi beccare in modo tanto idiota: se il Fato gli aveva regalato la sua mutazione per non entrare e uscire dal cyberspazio senza lasciare tracce, lasciare troppe impronte nel mondo fisico avrebbe significato inimicarsi gli Dei. Sempre che esistessero.”
     
  • Ritmo: la tua prosa è molto rotonda e leggibile, alle mie orecchie. Ecco, forse pure troppo, per un’ambientazione del genere. Mi permetto di prendere l’incipit come esempio e di sminuzzartelo un po’: “Riaprì gli occhi. Okay, era ancora vivo: fino a qui, bene. Intorno a lui le solite pareti squallide e poco altro. Soprattutto, nessun altro: gli ICE erano rimasti dall’altra parte, nel mondo virtuale da cui era appena uscito. Molto bene. Spinse a forza l’aria nella gola, improvvisamente consapevole di aver trattenuto il respiro da chissà quando. Stavolta c’era mancato davvero poco, ancora qualche secondo e… ma non era successo, inutile rimuginarci sopra. Molto meglio pensare a quanto gli restava da fare per chiudere quel contratto.” In altre parole, riprodurre un po' di più la concitazione e lo sbandamento del "risveglio".
     
  • Mancanza di sentimenti: Isaac da questo frammento rischia di apparire un po’ “asettico”, se mi consenti. Ad esempio: gli è andata bene, è vivo, può “finalmente tirare un sospiro di sollievo”. Lì sta guardando dentro di sè, non sta agendo, e a me non dispiacerebbe sapere se è più sollevato (aveva paura di fallire? Lo ha sempre? È normale o è successo qualcosa di particolare stavolta?) o più disgustato (tanta fatica e tanto rischio per tirare avanti solo un misero mese in più?) o più esaltato (chissenefrega dei rischi, ogni volta è una goduria riuscirci: lui è il migliore!). Mi manca qualche aggancio per farmi un’idea di che personalità abbia, questo Isaac, e se non ci riesco fatico ad empatizzare con lui. 
     
  • Rapporto col pregresso: stai ambientando la tua storia in un mondo che ha già alcuni suoi riferimenti, che tu stesso richiami (gli ICE, le interfacce neuronali per accedere al cyberspazio). Questo può essere un malus, dal punto di vista di un editore, o un vantaggio, perchè puoi ridurre il worldbuilding alle sole parti aggiuntive che sono funzionali alla tua narrazione. L’importante è saltare a piè pari le spiegazioni ormai ridondanti (il tuo “i sistemi di protezione informatica che pattugliavano i siti”) e mantenere forte omogeneità: non sei più libero di inventare, devi intrecciarti con un mondo già ormai consolidato (con tutte le virgolette del caso). A questo proposito, se Isaac vive toccando contemporaneamente ambedue i mondi, quello fisico e quello immateriale, non è che resta sempre a rischio di farsi beccare dagli ICE?

In estrema sintesi, a me il pezzo è piaciuto molto e vorrei sapere cosa combinerà Isaac (e cosa ha combinato prima); quanto sopra son solo spunti per tua valutazione.

 

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Ciao @Gualduccig, grazie per la lettura e il commento, sono contento che ti sia piaciuto questo frammento.

Ho trovato le tue osservazioni molto preziose, e ho già rimesso mano al brano per applicare alcuni tuoi consigli, in particolare quello sullo "spiegone" (cerco sempre di evitarli, ma a volte ci vuole l'occhio del lettore) e sul ritmo.

Per quanto riguarda "l'asetticità" di Isaac, il discorso è un po' particolare: questa è infatti una storia a bivi e sarà dunque il lettore, tramite le sue scelte, a costruire poco a poco anche la personalità del protagonista.

Come hai giustamente notato, l'ambientazione richiama quelle di Gibson, ma l'universo narrativo è completamente differente. Diciamo che ho ripreso alcuni elementi tipici del cyberpunk (come gli ICE) innestandoli nella mia storia. Una breve spiegazione si è resa necessaria per rendere chiaro fin dall'inizio alcuni concetti ai non esperti del genere (mi è stato appunto chiesto cosa fossero questi ICE).

Sulla tua ultima domanda, Isaac è in grado di interfacciarsi direttamente alla Rete tramite i suoi neuroni, ma non è perennemente collegato e può decidere di disconnettersi a suo piacimento (o quasi), un po' come se staccasse una spina. Tutto questo poi si fa chiaro con l'evolversi della trama, non l'ho specificato nell'incipit proprio per evitare spiegoni che l'avrebbero appesantito soltanto.

 

A rileggerci!

Luca

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Ospite Abel Wakaam

Buona idea con tratti originali. Eviterei però l'uso della chiavetta, o meglio, darei più informazioni sulla stessa per evitare che venisse scambiata per qualcosa di meno futuristico.

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Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Riaprì gli occhi. Quel semplice gesto gli confermò che era ancora vivo, e ciò bastò a dissipare i suoi timori.

Mi sembra superfluo: se i timori che aveva erano di essere morto, la frase precedente li ha già fugati.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Intorno a lui le familiari pareti della sua stanza, e soprattutto nessun altro.

Riconobbe le familiari pareti della sua stanza. Era solo, per fortuna. Gli ICE, i sistemi di protezione informatica che pattugliavano i siti, erano rimasti dall'altra parte, nel mondo virtuale da cui era appena uscito.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Era una bella fortuna essere uno dei pochi umani mutanti dotati di neuroni d’interfaccia, che gli permettevano di entrare e uscire dal cyberspazio a proprio piacimento senza il bisogno di costosi e facilmente hackerabili innesti cibernetici, e soprattutto garantendogli una totale irrintracciabilità. Ecco perché era uno dei migliori nel suo lavoro. Anzi, il migliore, e i suoi committenti lo sapevano.

Quoto quanto già detto da @Gualduccig a proposito dell'effetto spiegone.

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Laggiù, nei Bassifondi, la luce non arrivava che di rimbalzo, riflessa dagli edifici argentei che si innalzavano per centinaia di metri verso il cielo, le guglie del “mondo di sopra”, interdetto a tutti coloro che come lui erano condannati a un’esistenza da reietti.

Laggiù, nei Bassifondi, l'unica luce che penetrava era quella riflessa dagli argentei grattacieli del "mondo di sopra"; un universo di guglie che si innalzavano per centinaia di metri verso il cielo, un Eden interdetto a tutti coloro che, come lui, non potevano vantare capienti patrimoni o solidi agganci nelle alte sfere. 

(Bisogna indicare, anche con un accenno, perché quelli come lui erano condannati ad una esistenza di reietti: non è una legge di natura o una casualità a relegare qualcuno all'inferno escludendolo dai quartieri-bene della tua futuristica megalopoli!)

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Percorse circa un isolato scivolando in quel magma ribollente di persone che percorrevano la via,

Scivolò in quel magma ribollente di persone per quasi un isolato, quindi estrasse di tasca la chiavetta...

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

e la lasciò cadere in una vecchia cassetta postale in disuso

la "drop-zone" di tanti racconti spionistici! (y)

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

Adesso poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo. Era filato tutto liscio, e una volta che quei dati fossero giunti a destinazione avrebbe visto comparire una cifra a tre zeri sul suo conto quasi a secco

Era fatta! Adesso poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo: non appena quei dati fossero giunti a destinazione...

 

Il 3/12/2019 alle 19:48, lucamenca ha scritto:

avrebbe visto comparire una cifra a tre zeri sul suo conto quasi a secco, abbastanza da farlo campare dignitosamente per un altro mese, forse più se avesse stretto un po’ la cinghia.

Eccola la ragione che sospinge Isaac fuori dall'Eden! Il che non fa che confermare quanto ti ho scritto poco sopra. Permettimi, però, un'osservazione: all'inizio, sentiamo il tuo protagonista vantarsi di essere "il migliore" nel suo lavoro... Ebbene, chi traffica in dati riservati avendo la capacità di infiltrarsi in sistemi informatici super protetti dovrebbe essere un "professionista" apprezzatissimo e strapagato. Una specie di Ronaldo dello spionaggio industriale o un Corona del gossip dei VIP. Uno come lui dovrebbe proprio avere di che abitare negli argentei edifici! A meno che, ovviamente, non si sia inimicato qualcuno che conta...

 

Ciao @lucamenca, è un po' che non ci si sente, mi ha fatto piacere leggerti in questo incipit! Cosa ci proponi, dunque? Una storia a metà strada tra Matrix e Johnny Mnemonic, da quello che mi pare di capire.

Naturalmente, mi tratterrò dall'esprimere avventati giudizi sulla storia - è impossibile: troppo poco materiale al quale aggrapparsi - devo osservare, però, che il mondo nel quale è ambientato il tuo racconto "sa di familiare", il che è, allo stesso tempo, qualcosa che presenta risvolti positivi e negativi. Da un lato, il lettore potrebbe "sentirsi subito a casa", dall'altro  il rischio è quello di scivolare nell'emulazione troppo smaccata. Sono certo che tu avrai aggirato questo scoglio nel prosieguo della tua storia.

La forma: mi sono permesso di darti qualche suggerimento nella costruzione di certe frasi. Ovviamente, il mio punto di vista non ha alcuna pretesa di essere quello giusto: io penso (ma potrei sbagliarmi) che così il pezzo scorra più fluidamente.

Ah, ti ho fatto anche qualche osservazione proprio su certe premesse di trama. Mi riferisco in particolare alle cattive condizioni patrimoniali di Isaac. Come ti ho spiegato poco sopra, mi sembra più facile credere che uno speciale come lui debba essere una persona di successo, piena di soldi, circondata da donnine compiacenti e comodamente alloggiata in un attico deluxe. A te no? Se, invece, ti ho convinto, bisognerebbe trovare una qualche plausibile ragione per il suo stato miserrimo: è perseguitato da un magnate al quale ha fatto uno sgarbo? È stato licenziato dalla ditta di prodotti informatici di cui era lead designer perché ha venduto segreti industriali a dei concorrenti? Quale che possa essere la ragione, questa potrebbe influenzare l'atteggiamento del nostro. Ad esempio, scacciato da quel mondo dorato, Isaac è diventato livoroso, pieno di invidia per chi è ancora dall'altra parte...Viste anche le ristrettezze in cui versa...

Comunque, Luca, adesso ti saluto, ti ho già scocciato fin troppo con le mie ciance. Spero che la tua iniziativa (il libro - game) abbia successo e ti auguro una buona notte.  

 

 

 

 

 

 

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Ciao @Pulsar, grazie per la lettura e le preziose osservazioni.

Riguardo la società in cui vive Isaac, ne ho delineato brevemente le caratteristiche in un prologo che qui non ho inserito. Si tratta di una società rigidamente divisa in caste, in cui non bastano solo i soldi per riuscire a passare dall'una all'altra, e come forse avrai intuito chi abita nei Bassifondi è un paria privo di qualsiasi diritto. Il motivo per cui Isaac vi si trovi relegato nonostante le sue abilità verrà spiegato più avanti nella trama, ma affonda nelle sue origini...

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