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caipiroska

[M 131] La genesi

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Il sole scivolò sui vetri del palazzo regalando gli ultimi bagliori di un tramonto perfetto.

Due bicchieri frizzanti di Moah rosso rubino veleggiarono per la stanza adagiandosi con perfezione millimetrica nelle loro mani.

«A cosa brindiamo?»

«A noi» e avvicinò il calice.

Lei rimase un attimo titubante poi lo fece tintinnare con il suo.

«A noi, come sempre.»

Dalla stanza rosa giunse un leggero ronzio.

Uno sguardo e si avvicinarono con calma, mano nella mano.

Nella teca trasparente fluttuava la loro bambina: un feto di qualche mese che guizzava sussultando.

Sul monitor lampeggiava una scritta azzurra che li invitava a scegliere il colore futuro degli occhi della bambina: veniva consigliato il viola screziato d’oro, molto di moda in quel periodo, mentre per la disposizione dei nei sulla pelle si suggeriva quella delle antiche costellazioni.

I due rimasero a fissare il germoglio di vita che pulsava lì di fronte e insieme spinsero il pulsante: casuale.

Il colore degli occhi, la disposizione dei nei, la lunghezza dei capelli, le attitudini fisiche, il modo di camminare. Tutto casuale.

La bambina avrebbe attinto al loro patrimonio genetico senza vincoli e i risultati di quel miscuglio si sarebbero visti solo con gli anni. Un ritorno agli antichi metodi di creazione, da tempo sconsigliati.

Si guardarono negli occhi e tra loro passò un lampo di complicità velato di timore: domani sarebbero andati via da Al Medina, avrebbero oltrepassato le acque torbide del fiume che la isolava da qualsiasi cosa e avrebbero abbandonato il luogo sicuro e perfetto che li aveva visti nascere in teche di vetro simili a quella che avevano di fronte: ad Al Medina non si soffriva mai, nemmeno per nascere. Nemmeno per morire.

Nemmeno per vivere.

Gli occhi neri di lui, come perle maledette, si tuffarono in quelli di lei, nel loro azzurro disarmante, nella loro perfetta trasparenza e caddero giù, nel profondo.

«Sei sicura? Qui abbiamo qualsiasi cosa.»

«Forse è questo: è come non avere niente.»

Si abbracciarono stretti e rimasero a guardare il feto galleggiare nella teca: impossibile amarlo.

 

Rimasero nelle turbolente acque dello Stige per tre giorni e tre notti, a all’alba del terzo giorno riuscirono finalmente ad aggrapparsi a una roccia che si protendeva verso le acque nere quasi con compassione.

Avevano creduto di morire davvero, non per finta come accadeva là, e questo li aveva fatti sentire incredibilmente vivi.

Si sdraiarono sulla roccia, rotolarono sulla sabbia fine di quel mondo strano, quasi incomprensibile, ma carichi di una strana felicità che li fece sentire sazi, come da tempo non erano più.

Laggiù, all’orizzonte, tra la foschia, potevano scorgere le torri di Al Medina.

Uno sguardo lungo, intenso; poi si voltarono e lasciarono il passato alle loro spalle.

Fu a quel punto che il sibilo dei chip che avevano impiantato sottopelle, squillò a una frequenza tale che entrambi caddero a terra svenuti.

E la voce parlò.

Avete scelto e questo è giusto.

Avete rinnegato e anche questo è giusto.

Non avete gli strumenti, ma volete creare il vostro futuro.

Ebbene, fatelo.

Dimostrate cosa significa creare.

Dimostrate il vostro valore.

Noi vi osserveremo.

E poi torneremo a giudicare.

A pesare il valore della libertà.

Laggiù Al Madina si alzò lentamente e salì in cielo: era una sfera perfetta e la seguirono fino a quando non scomparve dietro un riverbero del sole.

 

Lei si alzò e prese la mano che lui le tendeva.

Non sapevano che il sole potesse essere così cocente, che la terra potesse graffiare la pelle così in profondità.

Il cuore galoppava, la testa vorticava i sensi erano all’erta e una lama di panico iniziò a brillare da qualche parte.

Non sapevano che l’adrenalina impazzita nel loro corpo potesse dare quelle scariche così dolorose.

«Vieni, Eva, ripariamoci all’ombra di quell’albero laggiù.»

Lei annuì e lo seguì.

 

 

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Ciao @caipiroska

 

Mi è piaciuto molto questo tuo racconto, a partire dal titolo e dal nome della protagonista. Il fatto che i tuoi protagonisti desiderano abbandonare la città perfetta per sentirsi vivi :

8 ore fa, caipiroska ha scritto:

ad Al Medina non si soffriva mai, nemmeno per nascere. Nemmeno per morire.

Nemmeno per vivere.

 

8 ore fa, caipiroska ha scritto:

Avevano creduto di morire davvero, non per finta come accadeva là, e questo li aveva fatti sentire incredibilmente vivi

in parte era anche l'idea del mio racconto. Lo abbia svolto in maniera totalmente differente. Il tuo è interessante, soprattutto per l'aspetto della procreazione e la vita "finta" ma serena che descrivi a Al Madina. 

 

Bella lettura, fluida e gradevole! 

 

Talia 

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Un'idea folgorante la tua, che calza a pennello con la traccia. D'altronde chi meglio di Adamo ed Eva per il gusto dell'ignoto, che tanto si sposa con i due, vista la faccenda della mela e del serpente?

Ben scritta, specialmente nella parte in cui Dio parla a loro. Molto credibile. Complimenti.

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23 ore fa, caipiroska ha scritto:

impossibile amarlo.

 

impossibile non amarlo volevi dire?

 

Io invece avrei evitato il riferimento biblico (e lo spoiler nel titolo :D ). Mi sarebbe piaciuta di più come una storia normale e come non Dio ma una sorta di comitato che funge da Dio (con Al Medina che non sparisce in alto, ma che resta lì, irraggiungibile) e con la fatica che dovranno fare per creare, aumenterei il senso di "paradiso perduto" e vorrei vedere le loro reazioni dopo il finale. Ma la tua versione l'ho trovata altrettanto interessante, una sorta di Eden 2.0.

 

Il racconto è scritto bene e scorre. Lettura piacevolissima.

 

 

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Ciao @Talia ,

grazie del passaggio!

 

Ciao @Lo scrittore incolore , ciao @Ghigo ,

vi abbino perchè toccate un tasto comune: Dio.

In realtà non Lo nomino. Anzi, la voce parla al plurale (tipo il comitato proposto da Ghigo…).

 

L'idea era di questi due che decidono di andare via.

Ma si accorgono di aver fatto una gran c...ata e s'inventano quella storia di essere stati cacciati ecc. ecc...

Al Medina se ne vola via perchè, insomma, sono un pò permalosetti: ti do il non pus ultra e tu lo rifiuti? Ma và a ...

Ma mi rendo conto che tante sfumature sono rimaste impigliate nella tastiera.

In 12 ore faccio solo confusione!

 

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1 minuto fa, caipiroska ha scritto:

Ma mi rendo conto che tante sfumature sono rimaste impigliate nella tastiera.

 

Guarda, che a me è piaciuto :) credo sia uno di quei racconti che ti resta anche dopo la lettura.

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Ho apprezzato molto il modo in cui hai mischiato la fantascienza con i riferimenti biblici; reinterpretare, diciamo pure, la genesi, non è così semplice, e ho trovato particolarmente suggestiva la parte in cui i due osservano il loro Eden/Al Madina, salire e scomparire alta nel cielo come una sfera. Forse avrei optato per qualcos'altro nella parte in cui parla la "voce", ma comprendo bene che si tratta di una parte essenziale. Per il resto ho trovato il testo ottimamente scritto, e perfette le immagini descritte. Ah sì, un'ultima cosa:

 

Il 1/12/2019 alle 23:57, caipiroska ha scritto:

Si abbracciarono stretti e rimasero a guardare il feto galleggiare nella teca: impossibile amarlo.

Qui mi è poco chiaro, mi verrebbe da pensare che si tratti di un refuso, ma non ne sono così convinto. Dopotutto, quell'impossibile amarlo, potrebbe dipendere da una percezione negativa che i due hanno di quel concetto di nascita. 

 

Comunque, in definitiva posso dire che mi è piaciuto molto. Ciao, @caipiroska  (

 

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Devo dire che mi è piaciuta questa commistione tra fantascientifico e biblico. Personalmente ho preferito la prima parte, più descrittiva, mentre la seconda la trovo più tratteggiata, giusto per far capire la storia e le sue implicazioni.

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Il 1/12/2019 alle 23:57, caipiroska ha scritto:

Un ritorno agli antichi metodi di creazione, da tempo sconsigliati.

Così, infatti, sono nati i personaggi oggi al potere nel mondo.

 

Personalmente il tuo modo di nobilitare il fantomatico e poco credibile peccato originale mi è piaciuto molto. E anche Dio, o chi per esso, mi sembra abbia apprezzato, anche se con riserva di successiva verifica.

Bel racconto.

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Bel racconto. Una nuova cacciata dall'eden in salsa inquietudini del presente. Che, guarda caso, un po' tutti noi abbiamo interpretato più come distopia che come utopia. Ed Eva è più un'eroina che una dannatrice. pollice in su (y)

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Il 1/12/2019 alle 23:57, caipiroska ha scritto:

 

Il sole scivolò sui vetri del palazzo regalando gli ultimi bagliori di un tramonto perfetto.

Due bicchieri frizzanti di Moah rosso rubino veleggiarono per la stanza adagiandosi con perfezione millimetrica nelle loro mani.

«A cosa brindiamo?»

«A noi» e avvicinò il calice.

Lei rimase un attimo titubante

qui ci sta una congiunzione o una virgola

Il 1/12/2019 alle 23:57, caipiroska ha scritto:

 

poi lo fece tintinnare con il suo.

 

«Forse è questo: è come non avere niente.»

giusta scelta quella che hai fatto: è la donna che convince l’uomo, non il contrario

Il 1/12/2019 alle 23:57, caipiroska ha scritto:

Si abbracciarono stretti e rimasero a guardare il feto galleggiare nella teca: impossibile amarlo.

 

Ecco, so che hai voluto dire così. Ma se si è "comunque" genitori, si spiega solo una cosa guardando il feto de proprio figlio: impossibile non amarlo!

Il 1/12/2019 alle 23:57, caipiroska ha scritto:

 

Rimasero nelle turbolente acque dello Stige per tre giorni e tre notti, a all’alba del terzo giorno riuscirono finalmente ad aggrapparsi a una roccia che si protendeva verso le acque nere quasi con compassione.

Avevano creduto di morire davvero, non per finta come accadeva là, e questo li aveva fatti sentire incredibilmente vivi.

Si sdraiarono sulla roccia, rotolarono sulla sabbia fine di quel mondo strano, quasi incomprensibile, ma carichi di una strana felicità che li fece sentire sazi, come da tempo non erano più.

Laggiù, all’orizzonte, tra la foschia, potevano scorgere le torri di Al Medina.

Uno sguardo lungo, intenso; poi si voltarono e lasciarono il passato alle loro spalle.

Fu a quel punto che il sibilo dei chip che avevano impiantato sottopelle, squillò a una frequenza tale che entrambi caddero a terra svenuti.

E la voce parlò.

Avete scelto e questo è giusto.

Avete rinnegato e anche questo è giusto.

Non avete gli strumenti, ma volete creare il vostro futuro.

Ebbene, fatelo.

Dimostrate cosa significa creare.

Dimostrate il vostro valore.

Noi vi osserveremo.

E poi torneremo a giudicare.

A pesare il valore della libertà.

 

 

Ho apprezzato l’inserimento dell’esortazione in forma di enfasi poetica. Negli ultimi due versi,  vedo una bilancia e una piuma su un piatto. Al posto del cuore, la libertà.

 

Il 1/12/2019 alle 23:57, caipiroska ha scritto:

Lei si alzò e prese la mano che lui le tendeva.

Non sapevano che il sole potesse essere così cocente, che la terra potesse graffiare la pelle così in profondità.

Il cuore galoppava, la testa vorticava i sensi erano all’erta e una lama di panico iniziò a brillare da qualche parte.

Non sapevano che l’adrenalina impazzita nel loro corpo potesse dare quelle scariche così dolorose.

«Vieni, Eva, ripariamoci all’ombra di quell’albero laggiù.»

 

 La similitudine coi nostri progenitori tenuta nascosta sino alla fine.

Il 1/12/2019 alle 23:57, caipiroska ha scritto:

Lei annuì e lo seguì.

 

Una genesi “sui generis” dove Adamo ed Eva fuggono volontariamente dall’Eden.

Questo luogo tu lo rappresenti come un posto dove non si soffre né per nascere,  né per vivere né per morire. Fai capire che non ci sia libertà per essere se stessi, e che la propria individualità o sete di esperienze venga troncata sul nascere. La noia la fa da padrona nelle – sempre soleggiate e ben tramontate – giornate perennemente uguali.

Stupisce che siano in pochi a fuggire.

I versi finali sono un ravviluppare il nastro biblico.

Il “deus ex machina” della situazione darà tempo al tempo e poi tornerà (torneranno)a giudicare l’operato di quelli che hanno scelto di fare da soli.

Un suggerimento per il titolo: Non “Genesi” bensì: Rigenesi”.

 

Un saluto e a rileggerci! @caipiroska :rosa:

 

 

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Ciao! Il racconto mi è piaciuto, è stringato ma dà un buon filo conduttore per un seguito. Non ho idea di quale fosse il tema, ma fa molto fantascientifico e in un certo senso, se si volesse strafare, si potrebbe anche trovare un collegamento con Eva. La scelta di abbandonare tutto, cioè proprio tutto dato che erano arrivati al punto di poter scegliere persino la disposizione dei nei in un bambino, per poter vivere in modo "vintage" è comprensibile. Ha senso che loro vogliano andarsene perché non c'è nulla davvero casuale in quello che fanno se hanno la facoltà di decidere tutto e alla fine farlo rende tutto più noioso. Anche il fatto che si sentano vivi non appena rischiano la vita nello Stige va a supportare la tesi.

Potrebbe essere un riferimento al rischiare, cercare di andare avanti, evitare di programmare sempre tutto ma ogni tanto proseguire in modalità casuale. Può essere rischioso, magari i fondatori di Al Madina avevano paura di quello arrivando ad eliminarla del tutto programmando ogni cosa (magari anche eliminando così le malattie e tutto il resto, dato che hai detto che non muoiono) ma può essere anche divertente.

Ha un buon potenziale in sé questo racconto, è stringato perché le scene sono poche (so che i caratteri sono tiranni) ma è sufficiente per far riflettere :D In più le informazioni date non mancano per poter fantasticare sulla cosa, good job!

 

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