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Talia

[MI 131] Cosa c'è dall'altra parte

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Traccia di Mezzogiorno: Al Madina. 

 

"Che splendida giornata!" afferma Hala. 

"Perché dici così?" risponde Enlil infastidito. 

"E perché non dovrebbe esserlo: la temperatura è perfetta, il cielo sereno, i prati in fiore. Gli uccellini cantano nel cielo e la bellezza è ovunque. Ad Al Madina sono tutti felici, come sempre."

"Ma è così ogni giorno: stessa temperatura, stessa bellezza e stessa felicità. Chi ci assicura che questo è davvero la felicità?" 

"Non capisco. Non abbiamo nessun motivo di essere tristi. Io ti amo, tu mi ami, la città è piena d'amore. Non conosciamo paura e sofferenza. Niente ci minaccia." 

"Giornate tutte uguali, prive di emozioni e imprevisti: questa per te è felicità? Cosa ti assicura di vivere in serenità se non conosci il suo contrario?" 

"Secondo me dovresti andare a fare una passeggiata nel bosco o lungo il fiume. Ammira e vivi la natura che ci circonda. Ci penso io a avvisare Sulah della tua indisposizione. Sono certa che svolgerà molto volentieri il tuo compito per oggi, se questo può aiutarti a star meglio. "

"Forse hai ragione..." bisbiglia Enlil. 

 

Giunto sulla riva del fiume, il ragazzo passeggia e tira calci ai sassi tenendo le mani in tasca. Non sente i dialoghi dei fringuelli né le proteste delle rane, non vede il giallo dell'iperico né il lilla dell'aglio selvatico, non percepisce giunchi e valeriana solleticargli le tibie né, infine, odora l'aroma della menta e della nipitella. Riflette sul grigio, uguale e uniforme, dei sassi. Sempre la stessa tonalità. 

Alza gli occhi per trovare qualcosa di diverso, che gli crei un'emozione. Grande è il suo stupore nel notare qualcosa di davvero inaspettato: Rame che riempie di scatoloni la barca del padre. 

Rimane senza fiato, non muove un muscolo né riesce a pensare, quel sentimento nuovo lo sconvolge. Non è abituato a gestire il disequilibrio. 

Rame si volta all'improvviso, rossa in volto per lo sforzo. È sudata e scomposta. Si blocca con le mani sospese e non sa che dire.

Enlil prende coraggio:"Cosa stai facendo? Questo non è un tuo compito, tu non ti occupi di pesca." Le parole escono a malapena dalla gola. 

"Cerco la mia felicità, da qualche tempo l'ho persa."

"Anche io oggi dubito della mia felicità. Perché non sei felice?" il tono del ragazzo adesso è più deciso.

"Perché non so una cosa, che mi turba e mi assilla: cosa c'è oltre il fiume." 

Quelle parole hanno la potenza di una bomba che esplode nello stomaco di Enlil. Una vibrazione, che parte dai piedi, lo attraversa sollecitando tutte le sue terminazioni nervose. Anche lui una volta aveva fatto quella domanda a suo padre. Era un bambino vivace e curioso a quel tempo, la risposta lo aveva lasciato appagato fino a quel mattino: non importa cosa ci sia sull'altra riva, su questa abbiamo la felicità e ci deve bastare. 

"Non ti accontenti di Al Madina?" chiede a Rame.

"Voglio conoscere cosa c'è dall'altra parte. E lo farò." La ragazza è risoluta:"Domani parto, ma non dirlo a nessuno, ti prego". Gli occhi nocciola di Rame luccicano, mai Enlil aveva visto un volto così illuminato.

"Quanta infelicità potrà creare questo tuo gesto? Orval morirà col cuore spezzato e tutte le altre persone che ti amano? Tutta Al Madina proverà tristezza…" 

"Può darsi, ma non sono certa. Qui nessuno è triste, come mai? Ti sei chiesto perché non piangiamo nemmeno quando qualcuno muore? E hai notato che nessuno ride di gusto? Tutti sorridono, ma nessuno ride. Io ho pianto, sai, quando ho deciso di andarmene, perché avevo paura. Ho sofferto sempre di nascosto, ma poi ho passato giorni a riempire la barca di viveri e questo mi ha dato grande soddisfazione. Adesso sono quasi pronta e il mio cuore batte fortissimo. Non ho mai provato niente di simile, nemmeno la prima volta che ho fatto l'amore con Orval. Oggi mi sento viva."

Enlil è incantato dalle parole della ragazza, si passa furioso le mani tra i capelli mentre riflette sulle sue parole. 

"E come pensi di attraversare la Barriera del Mezzofiume? Non hai paura dei temporali che lo delimitano? Tutti dicono che non ci si può avventurare fin là…" 

"Come posso aver paura di qualcosa che non conosco? Qua non piove mai, non ho mai provato la sensazione delle gocce sul mio corpo, ma non provo disagio al pensiero, solo curiosità. E se ci raccontassero tutto questo solo per non farci allontanare?" 

"E come pensi di affrontare l'odio, la rabbia e la cattiveria dei popoli dell'Oltreriva? Avrai sentito il Sindaco raccontare della loro perenne infelicità." 

"Certo, come l'ho sentito parlare del nostro meraviglioso e costante clima primaverile. Ma che ne sappiamo noi dell'estate o dell'inverno? Come possiamo giudicare l'autunno peggiore se non lo abbiamo provato?" 

"E come possiamo dire di essere felici se non conosciamo la tristezza?" la interrompe Enlil alzando un po' la voce. "Voglio venire con te. Partiamo insieme."

I due ragazzi si guardano negli occhi, col respiro corto e l'animo sconvolto. Poi Enlil si avvicina a Rame e la bacia sulle labbra. Lei non si oppone e rimangono uniti, come se il loro intreccio di lingue potesse dare una risposta alla confusione che li sovrasta. 

Si danno appuntamento per le tre di notte, poi ognuno prende la strada del ritorno. 

 

I due ragazzi si tengono stretti in un abbraccio. Non hanno mai sperimentato quella temperatura e quel vento umido. Rame trema per la paura e per il freddo, Enlil soffre il rollio, che gli provoca nausea.

La barchetta del padre di Rame, costruita per pescare nelle acque tranquille nei pressi di Al Madina, è in balia della corrente. I due non hanno sufficiente esperienza per condurla dove vorrebbero andare. Ogni tanto riescono a scorgere la meta grazie ai lampi di un violento temporale che si sta abbattendo sulla costa. 

Alle loro spalle hanno lasciato Al Madina immersa in una tiepida notte serena, ogni tanto Enlil lancia un'occhiata in quella direzione. Cosa hanno fatto, dove li ha portati la loro curiosità. Potevano essere al caldo dei loro letti, cullati da braccia amorevoli, in attesa di realizzare progetti di giuste proporzioni.

Questa impresa gli sembra rivelarsi ambiziosa e inutile. Ma preferisce non dirlo a Rame. 

La ragazza stringe un po' di più la stretta e comincia a piangere. "Come farà domattina mio padre a andare a pesca? Ho rubato a mio padre." I singhiozzi diventano isterici. 

"Non aver paura, l'Oltreriva non è poi così lontano." Enlil le accarezza la nuca e decide di non voltarsi più indietro. Può solo guardare avanti ormai. 

Il vento si fa meno violento e il gozzo prosegue il suo percorso con più dolcezza. Enlil prova a muovere le dita delle mani, che sente irrigidite e gelate. Il freddo è diventato pungente e insidioso. Quando pensa che non può resistere ancora per molto, la chiglia sbatte contro qualcosa e la barca si ferma. 

Sono arrivati a terra. 

Storditi dalla stanchezza e dal gelo, non si accorgono subito che la riva è bianca e lucente. Con difficoltà riescono a scendere dalla barca e appena toccano la terraferma i loro piedi affondano in una sostanza morbida e bagnata, che scricchiola ad ogni passo. Cominciano a raccoglierne a manciate, la stringono tra le dita e se la tirano addosso tra risate spensierate e chiassose. Ridono con gusto e non pensano più a niente, se non a giocare. Non avevano mai toccato la neve. 

 

 

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Ciao @Talia ,

il racconto scivola via senza intoppi e la scrittura è fluida e corretta.

26 minuti fa, Talia ha scritto:

La ragazza è risoluta:"Domani parto

Qui manca uno spazio, ma è un'inezia!

 

27 minuti fa, Talia ha scritto:

"E perché non dovrebbe esserlo: la temperatura è perfetta, il cielo sereno, i prati in fiore. Gli uccellini cantano nel cielo e la bellezza è ovunque. Ad Al Madina sono tutti felici, come sempre."

Non so, questa frase mi sembra un pò uno spot pubblicitario: capisco l'intento e il contesto in cui la inserisci, ma ho l'impressione che tolga qualcosa al testo, non so...

 

29 minuti fa, Talia ha scritto:

Giunto sulla riva del fiume, il ragazzo passeggia e tira calci ai sassi tenendo le mani in tasca. Non sente i dialoghi dei fringuelli né le proteste delle rane, non vede il giallo dell'iperico né il lilla dell'aglio selvatico, non percepisce giunchi e valeriana solleticargli le tibie né, infine, odora l'aroma della menta e della nipitella.

Questa descrizione, bella e dettagliata, ha però un'altra faccia della medaglia: sembra di essere in un campo qualsiasi di una qualsiasi campagna . Toglie quel pizzico di fascino che dovrebbe avere questo luogo perfetto. Non so se mi sono spiegata ( e magari non è nemmeno pertinente…): usi nomi fantasiosi per i tuoi personaggi e poi inserisci l'aglio selvatico… Va benissimo, certo, ma non so perchè mi toglie un pò di magia...

33 minuti fa, Talia ha scritto:

"Voglio conoscere cosa c'è dall'altra parte. E lo farò." La ragazza è risoluta:"Domani parto, ma non dirlo a nessuno, ti prego". Gli occhi nocciola di Rame luccicano, mai Enlil aveva visto un volto così illuminato.

Da qui in poi inizia il presupposto per il viaggio e l'avventura: come "scusa" non mi sembra così preponderante: in realtà lasciano un mondo perfetto per cosa? Curiosità? Però sono giovani e tutto rientra nei ranghi.

 

Mi ha piacevolmente spiazzato e mi è piaciuto il finale, dove in realtà non esiste un mondo parallelo o pieno d'insidie e paure, ma solo… un'altra stagione che può essere paragonata a un nuovo stadio della vita o dell'evoluzione del genere umano.

Bello questo spunto di riflessione: spesso l'ignoto non è così orribile come si dipinge!

Grazie per questa lettura.

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Interessante lettura davvero, perché cosa può stupire chi vive nella sabbia e nel calore? La neve e il freddo, ovviamente. Un racconto molto ben strutturato, con uno svelamento finale che dà la giusta ricompensa ai due. Interessante anche che il tuo sia uno dei pochi che termina in modo positivo e che dove altri abbiano visto il racconto in chiave negativa, tu abbia trovato un finale che sa quasi di corto Pixar. Davvero una bella prova, complimenti.

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Il racconto scorre fluido nella sintassi così come nella piena legittimità degli interrogativi dei ragazzi? A Medina manca sostanzialmente una cosa basilare: il contraddittorio. Una pietra di paragone con cui misurare la reale caratura di una qualità. E quella neve che trovano all'arrivo, a mio parere ne simboleggia tutto il candore della causa. Piaciuto molto.

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23 ore fa, Talia ha scritto:

Chi ci assicura che questo è davvero la felicità?"

 

essendo un dubitativo metterei meglio il congiuntivo che questa sia davvero la felicità

 

23 ore fa, Talia ha scritto:

"Può darsi, ma non sono certa. Qui nessuno è triste, come mai? Ti sei chiesto perché non piangiamo nemmeno quando qualcuno muore? E hai notato che nessuno ride di gusto? Tutti sorridono, ma nessuno ride. Io ho pianto, sai, quando ho deciso di andarmene, perché avevo paura. Ho sofferto sempre di nascosto, ma poi ho passato giorni a riempire la barca di viveri e questo mi ha dato grande soddisfazione. Adesso sono quasi pronta e il mio cuore batte fortissimo. Non ho mai provato niente di simile, nemmeno la prima volta che ho fatto l'amore con Orval. Oggi mi sento viva."

 

Questo passaggio mi è piaciuto molto. Mi è parso naturale e riflette bene la città e ciò che c'è.

 

23 ore fa, Talia ha scritto:

Cominciano a raccoglierne a manciate, la stringono tra le dita e se la tirano addosso tra risate spensierate e chiassose. Ridono con gusto e non pensano più a niente, se non a giocare. Non avevano mai toccato la neve. 

 

Sembro io quando sono passato da Livorno a Mosca :D

 

Bel racconto. Asciugherei un po' i dialoghi, proverei a farli più serrati con meno spiegazioni (anche se lo richiedeva la traccia) per dare un ritmo maggiore. Bello il contenuto e il finale della neve. Buon racconto

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Come non essere d'accordo con i tuoi protagonisti... chi non fuggirebbe a gambe levate da un posto in cui la felicità non ha valore, fittizia e, come tu stessa hai scritto, fatta di sorrisi e non di risa. Il senso del tuo racconto è limpido e sentito, e il premio alla fine è quello di un contrasto così netto da venire rappresentato da un cambio di stagione. Un bellissimo finale, a tal proposito. Buona la scrittura, e ottimo il ritmo. Forse i dialoghi non li ritengo totalmente ottimali, giusto alcuni almeno (nello specifico quelli in cui i tuoi personaggi ne approfittano per dare troppe informazioni), ma non vanno ad offuscare tutto il resto, dunque nulla di preoccupante, a mio avviso. Beh, in definitiva trovo che sia un bel racconto con giusto un paio di dialoghi da limare. Ciao, @Talia , e a rileggerci.

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@caipiroska, @Lo scrittore incolore, @Vincenzo Iennaco, @Ghigo, @Rhomer

 

Grazie di cuore a tutti per aver letto e per gli apprezzamenti, che mi fanno molto piacere :rosa:

 

Il 1/12/2019 alle 23:52, caipiroska ha scritto:

sembra di essere in un campo qualsiasi di una qualsiasi campagna

Volevo proprio dare l'idea di bellezza normale. Per quanto riguarda l'aglio selvatico, forse il nome non sarà romantico, ma fa dei fiori molto belli e colorati (che può darsi tu abbia visto ma non sapevi fosse aglio), puoi vedere qui L'aglio selvatico e qui un altro tipo (tutti fiori che trovi nei prati), questo invece è l'iperico

 

Il 1/12/2019 alle 23:52, caipiroska ha scritto:

come "scusa" non mi sembra così preponderante: in realtà lasciano un mondo perfetto per cosa? Curiosità?

 

Guardate le stelle invece dei vostri piedi.

Cercate di dare un senso a ciò che vedete e interrogatevi sull'esistenza dell'universo. Siate curiosi

 

Diceva S. Hawking. Le colonne d'Ercole, la scoperta dell'America, l'esplorazione dei poli, la scalata delle vette più alte del mondo, le esplorazioni spaziali hanno tutte, secondo me, come motore principale la curiosità. Credo che sia la base per l'evoluzione della specie ma anche la crescita personale. Chi non è curioso è statico interiormente. Non credo sia una causa debole, ecco. 

 

Il 1/12/2019 alle 23:52, caipiroska ha scritto:

Mi ha piacevolmente spiazzato e mi è piaciuto il finale, dove in realtà non esiste un mondo parallelo o pieno d'insidie e paure, ma solo… un'altra stagione che può essere paragonata a un nuovo stadio della vita o dell'evoluzione del genere umano.

Grazie per questa interpretazione del mio racconto. Felice che tu abbia gradito. :rosa:

 

11 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

Interessante anche che il tuo sia uno dei pochi che termina in modo positivo e che dove altri abbiano visto il racconto in chiave negativa, tu abbia trovato un finale che sa quasi di corto Pixar. Davvero una bella prova, complimenti.

Perché, come appunto dicevo sopra, secondo me la curiosità è un valore, non potevo che premiarla. Grazie mille per le parole gentili. :rosa:

 

9 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Medina manca sostanzialmente una cosa basilare: il contraddittorio. Una pietra di paragone con cui misurare la reale caratura di una qualità. E quella neve che trovano all'arrivo, a mio parere ne simboleggia tutto il candore della causa. Piaciuto molto.

Grazie per aver centrato una delle questioni che volevo porre nel mio racconto, nemmeno io avrei saputo spiegarlo così bene, sono felice tu abbia apprezzato:rosa:

 

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

Sembro io quando sono passato da Livorno a Mosca :D

 

xD

 

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

Bello il contenuto e il finale della neve. Buon racconto

Grazie per questi apprezzamenti, sono contenta del tuo giudizio:rosa:

 

Per quanto riguarda i dialoghi, in due mi fate notare:

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

Asciugherei un po' i dialoghi,

 

7 ore fa, Rhomer ha scritto:

Forse i dialoghi non li ritengo totalmente ottimali

Ammetto, I dialoghi non sono il mio forte, già tanto che non facciano completamente schifo;)

 

7 ore fa, Rhomer ha scritto:

Un bellissimo finale, a tal proposito. Buona la scrittura, e ottimo il ritmo

Grazie anche a te per queste parole di apprezzamento, sono molto contenta tu abbia apprezzato:rosa:

 

Talia 

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Ciao, @Talia, secondo me il racconto si riscatta davvero nel finale, con la scoperta della neve. Prima, forse, indugi un po' troppo, e un po' troppo per esplicito, sulla medesima questione. Ad ogni modo, nel complesso, mi è piaciuto :)

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Ciao @Talia

Nel dialogo iniziale tra Enil e Hala fai dire alla ragazza i motivi per i quali si dovrebbe essere felici di stare ad Al Madina. Motivi che conoscono bene entrambi, sembrerebbero messi  a beneficio del lettore: una natura perfetta, sempre in primavera, e una perenne felicità. Più che felicità, che potrebbe essere confusa con una perenne, forzata ilarità, avrei calcato di più su termini come serenità, armonia; stati più naturali e spontanei.

Il termine “felicità come sempre” potrebbe indurre a pensare a una sorta di imposizione dall’alto, perciò autoritaria, non naturale, dalla quale viene naturalmente voglia di evadere. Infatti Enlil ha dei dubbi su questa felicità, desidera conoscere anche il suo contrario.

Nel suo successivo incontro con Rame, questa ragazza palesa i suoi stessi dubbi: si prepara a lasciare Al Madina, anche lei alla ricerca della sua felicità. I due entrano in sintonia. Le parole di Rame, nel descrivere Al Madina, dipingono un mondo all’apparenza perfetto, ma senz’anima.

 

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Qui nessuno è triste, come mai? Ti sei chiesto perché non piangiamo nemmeno quando qualcuno muore? E hai notato che nessuno ride di gusto? Tutti sorridono, ma nessuno ride.

Questo mi ha ricordato la Corea del Nord, dove il popolo deve mostrare allegria ed entusiasmo sotto le lacrime della disperazione, 24 ore al giorno. Quello è l’inferno, qualunque essere umano dovrebbe fuggire da un simile posto.

Può essere che tu abbia visto Al Madina come una recinzione coatta, e allora la fuga è sacrosanta. C’è questa eterna primavera, che alla lunga stancherebbe chiunque, forse, senza altre stagioni e senza piogge, ma tutti sembrano sapere cosa siano ad ogni modo. Come fanno a saperlo?

Enlil e Rame lasciano i loro rispettivi partners senza stare a pensarci troppo su, creando una nuovo coppia. Hanno entrambi gli stessi desideri e stati d’animo ed è la conclusione più ovvia. È stato loro detto che i popoli al di fuori di Al Madina sono esseri odiosi, ma la curiosità è troppo forte. Risalta l’assioma che non si può essere felici se non si conosce la tristezza, ottimo motivo per cui ci si potrebbe annoiare anche in paradiso.

Sembra che Rame abbia un ripensamento quando sono in mezzo al fiume, al pensiero di aver rubato la barca da pesca di suo padre. Qui Enil la rassicura. Lui specialmente non ha nessuna intenzione di tornare indietro, ha già dimenticato.

Alla fine sbarcano su una distesa di neve. Ci sta bene. Ci si aspetterebbe di più, ma non si va oltre. Sembra che questo sia il compendio, la fine di tutto, la motivazione che li ha spinti a fuggire, felici come bambini che scappano di casa per andare a giocare con la neve. Non dico che non vada bene, però una fine così, senza altri orizzonti, mi lascia con questa aspettativa, questo desiderio di sapere cosa avrebbero trovato oltre la neve. Almeno la fugace visione in lontananza di una catena di monti,  pianure innevate, luci di città,  qualcuno che si avvicina… un altro mondo da scoprire, il fascino di un ignoto che si palesa agli occhi dei due ragazzi, qualcosa per cui sia valsa la pena di fuggire abbandonando tutto.

 

 

 

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8 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

terminefelicità come sempre” potrebbe indurre a pensare a una sorta di imposizione dall’alto, perciò autoritaria, non naturale, dalla quale viene naturalmente voglia di evadere

Ciao @Alberto Tosciri, cito questa parte perché pensavo proprio a qualcosa del genere. Non mi ricordo chi, ma sopra qualcuno mi ha fatto notare che una frase detta da Hala sembra uno slogan, voleva essere quello. Poi non ho calcato la mano, perché la storia mi ha preso un'altra direzione e forse non è arrivata in modo diretto. Pensavo a quei regimi (tutti quelli totalitari che non ammettono contraddittorio) che impongono gioia, dicono che tutto va bene così com'è. Il paragone con la Corea (a cui non pensavo mentre scrivevo) ci può stare. Pensavo proprio a un luogo dove ci sono le condizioni per la felicità (a conti fatti cos'è la felicità?) ma questa è in parte imposta.

Il punto è anche che mi sono fissata su questa parola contenuta nella traccia e volevo "contestare" il concetto di felicità come uno stato di cose, una dimensione statica. Per come percepisco io questo concetto, la felicità è un limite verso cui tendere tutta la vita, è un asintoto nello spazio-tempo, non uno stato di equilibrio. E per cercarla ci vogliono libertà e curiosità. 

In questo senso il finale che tu hai trovato poco appagante, nella mia ottica aveva questo senso: sono fuggito perché volevo trovare qualcosa di diverso e confrontarlo con ciò che mi dicevano essere felicità. Ho scoperto che anche altre cose, oltre quelle che mi dicevano, danno felicità. Non ho sentito il bisogno di mostrare altro, ecco. Avevo anche dei caratteri a disposizione, a volerlo fare. 

 

In conclusione, non sono brava nei racconti filosofici, ma in tutto quello che ho scritto e postato qua sul WD, direi che questo più di tutto ricalca un po' la mia weltanschauung. Ed è merito della traccia che mi ha ispirata molto in tal senso. 

 

Ti ringrazio molto per aver letto e commentato in maniera approfondita :rosa:

 

Talia 

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Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Ti sei chiesto perché non piangiamo nemmeno quando qualcuno muore?

Perché ad Al Madina non ci sono imposte di successione.

 

Bel racconto, con il pregio del finale insolito che riscatta l'inevitabile che precede, ovvero la storia del mondo bello, ma standardizzato e monotono.

Grazie anche per avermi fatto ricordare quanto sono fortunato a vivere in montagna, immerso nella neve.

Un racconto piacevole.

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15 ore fa, Macleo ha scritto:

Perché ad Al Madina non ci sono imposte di successione.

xD

 

15 ore fa, Macleo ha scritto:

Un racconto piacevole.

Ti ringrazio @Macleo :rosa:

 

Talia 

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Ciao @Talia inizio con il dirti che il tuo racconto mi è piaciuto davvero tanto, in particolare la riflessione su quale sia il vero senso della felicità descritto nella prima parte. Qui il personaggio di Enlil manifesta con la sua insofferenza il desiderio di evadere da questa atmosfera idilliaca ma monotona, alla ricerca di qualcosa di più autentico. Notevole anche l'inaspettato finale nel quale Enlil e Rame approdano sulle rive innevate e scoprono a mio avviso la genuinità dell'essere felici senza sovrastrutture.

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

"Ma è così ogni giorno: stessa temperatura, stessa bellezza e stessa felicità. Chi ci assicura che questo è davvero la felicità?"

qui ci vedrei meglio Chi ci assicura che questo sia davvero la felicità?

 

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Enlil è incantato dalle parole della ragazza, si passa furioso le mani tra i capelli

qui secondo me l'uso dell'aggettivo furioso stona con il fatto che Enlil sia incantato dalle parole della ragazza, ti suggerirei si passa frenetico se vuoi mantenere il concetto 

 

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

"Certo, come l'ho sentito parlare del nostro meraviglioso e costante clima primaverile. Ma che ne sappiamo noi dell'estate o dell'inverno? Come possiamo giudicare l'autunno peggiore se non lo abbiamo provato?" 

"E come possiamo dire di essere felici se non conosciamo la tristezza?

Bellissimo passaggio 

 

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Come farà domattina mio padre a andare a pesca? Ho rubato a mio padre."

qui ti segnalo la ripetizione di mio padre, sostituirei la seconda frase mettendo Gli ho rubato la barca ad esempio. Inoltre metterei ad andare a pesca.

 

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Ridono con gusto e non pensano più a niente, se non a giocare. Non avevano mai toccato la neve. 

 

 

Ottima chiusura con finale sorprendente come ti dicevo in apertura di commento.

 

Nel complesso un racconto davvero interessante, riflessivo e scritto in buono stile, complimenti.   

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Ciao Talia, hai scelto un argomento tosto. Si parte ragionando sulla felicità ma si finisce con l'allargare il discorso a qualcosa di più ampio: la natura umana, la voglia di esplorare, di capire.

Leggendo il tuo brano mi sono venute in mente diverse cose, a tratti mi ha ricordato "Il mondo nuovo" di Huxley e l'idea che, paradossalmente, l'infelicità sia un diritto non meno importante del diritto alla felicità. Che poi cosa è la felicità? restare chiusi in una scatola perfetta, in un recinto ben arredato? limitare gli orizzonti sacrificandoli per una siepe che alla fine risulta esserci addirittura cara? e quando ne abbiamo la possibilità cosa scegliamo di fare? restiamo chiusi nel nostro recinto oppure rischiamo di sbirciare verso l'esterno? 

Quando citi le giornate che si somigliano tutte mi è, invece, venuta in mente una storia molto bella di Dylan Dog, dove in un paese in cui non si muore le giornate si ripetono in maniera identica. Da qui parte un'altra riflessione molto complessa, può resistere l'uomo in un mondo che ti fa stare così bene da non concedere ambizioni? E' una domanda vecchia come il mondo, il frutto proibito che, nonostante tutto, l'uomo non rinuncerebbe mai a cogliere. 

Lo trovo scritto abbastanza bene, anche considerando che è un racconto per il MI ed è quindi stato scritto di fretta. Cambierei qualcosina, ma sono considerazioni legate al gusto personale.Ti lascio qualche considerazione sparsa. 

Asciugherei qualche dialogo, soprattutto all'inizio quando mi appare troppo esplicativa la domanda.

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Chi ci assicura che questo è davvero la felicità?

La eliminerei lasciando

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

"Ma è così ogni giorno: stessa temperatura, stessa bellezza. E stessa felicità. Chi ci assicura che questo è davvero la felicità?

 Magari inserendo il punto in modo da evidenziare la parola felicità senza ripeterla due volte.

 

Ho apprezzato le descrizioni inserite senza fermare l'azione, tipo:

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

 Non sente i dialoghi dei fringuelli né le proteste delle rane, non vede il giallo dell'iperico né il lilla dell'aglio selvatico, non percepisce giunchi e valeriana solleticargli le tibie né, infine, odora l'aroma della menta e della nipitella. Riflette sul grigio, uguale e uniforme, dei sassi. Sempre la stessa tonalità.

 

Eviterei qualche ridondanza.

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Alza gli occhi per trovare qualcosa di diverso, che gli crei un'emozione.

 

Mi piace questo dialogo, semplice e potente, carico di significato. Racchiude l'intera idea del racconto. 

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

"Cerco la mia felicità, da qualche tempo l'ho persa."

"Anche io oggi dubito della mia felicità. Perché non sei felice?" il tono del ragazzo adesso è più deciso.

"Perché non so una cosa, che mi turba e mi assilla: cosa c'è oltre il fiume." 

Cosa c'è oltre il fiume?  Chi non si è mai chiesto cosa c'è oltre il fiume? Una domanda potente la cui importanza evidenzi (giustamente) nel paragrafo successivo. 

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Quelle parole hanno la potenza di una bomba che esplode nello stomaco di Enlil. Una vibrazione, che parte dai piedi, lo attraversa sollecitando tutte le sue terminazioni nervose. Anche lui una volta aveva fatto quella domanda a suo padre. Era un bambino vivace e curioso a quel tempo, la risposta lo aveva lasciato appagato fino a quel mattino: non importa cosa ci sia sull'altra riva, su questa abbiamo la felicità e ci deve bastare. 

 

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Ti sei chiesto perché non piangiamo nemmeno quando qualcuno muore? E hai notato che nessuno ride di gusto? Tutti sorridono, ma nessuno ride. Io ho pianto, sai, quando ho deciso di andarmene, perché avevo paura. Ho sofferto sempre di nascosto, ma poi ho passato giorni a riempire la barca di viveri e questo mi ha dato grande soddisfazione. Adesso sono quasi pronta e il mio cuore batte fortissimo. Non ho mai provato niente di simile, nemmeno la prima volta che ho fatto l'amore con Orval. Oggi mi sento viva."

Forse questo paragrafo va un po' sistemato, magari asciugato un po'. 

 

Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Avrai sentito il Sindaco raccontare della loro perenne infelicità.

Questa figura appena accennata del sindaco mi piace. Il sindaco che parla dell'infelicità altrui rappresenta tutto ciò che ci frena nell'andare "oltre": le nostre paure, i nostri limiti, la nostra educazione. 

 

Il finale mi è piaciuto, anche se, mentre leggevo, avrei scommesso che alla fine sarebbero tornate ad Al Madina. Hai dotato i tuoi protagonisti di molto coraggio, complimenti a te e a loro. 

 

 

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Il 1/12/2019 alle 23:14, Talia ha scritto:

Rame che riempie di scatoloni la barca del padre. 

Leggendo questa frase, inizialmente ho pensato a una barca piena di scatoloni contenenti bobine o lingotti di rame; non essendo stato nominato in precedenza questo personaggio, sarebbe stato meglio introdurlo con una formula come ad esempio "la mia amica Rame" per evitare possibili fraintendimenti, ma questo è l'unico appunto che posso fare a un racconto con un'atmosfera lievemente poetica e malinconica, resa con gli aggettivi e i concetti giusti. Il finale è apertissimo oltre che molto spiazzante per il cambio totale di mood, ma approvo l'idea di lasciare al lettore la possibilità di dare una sua personale interpretazione.

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@julia1983, @ITG e @Danny Rochester

Grazie per essere passati e per i vostri preziosi suggerimenti:rosa:

 

Il 24/12/2019 alle 11:26, julia1983 ha scritto:

Nel complesso un racconto davvero interessante, riflessivo e scritto in buono stile, complimenti

Sono molto contenta del tuo apprezzamento, grazie :arrossire:. Tenendo conto che è un racconto scritto in poche ore, sono felice che tu li abbia apprezzato. 

 

Il 24/12/2019 alle 19:21, ITG ha scritto:

tratti mi ha ricordato "Il mondo nuovo" di Huxley

Può darsi, o meglio, non ci pensavo mentre scrivevo, ma è un libro che ho letto molte volte, anche in lingua originale, e che apprezzo moltissimo, per cui ci può stare. 

Il 24/12/2019 alle 19:21, ITG ha scritto:

Hai dotato i tuoi protagonisti di molto coraggio, complimenti a te e a loro.

Grazie, sono onorata tu abbia apprezzato. 

 

18 ore fa, Danny Rochester ha scritto:

"la mia amica Rame" per evitare possibili fraintendimenti,

Hai ragione, ora che mi ci fai riflettere, non me ne ero accorta mente scrivevo:D

 

18 ore fa, Danny Rochester ha scritto:

un racconto con un'atmosfera lievemente poetica e malinconica, resa con gli aggettivi e i concetti giusti. Il

Grazie per gli apprezzamenti. 

 

Talia 

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