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gierre13

Sei uno scrittore solo se gli altri te lo riconoscono?

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Sei uno scrittore se gli altri te lo riconoscono.

La frase prende spunto da un’altra frase che recita pressappoco così: “Sei un uomo se gli altri te lo riconoscono”.

E’ un qualcosa che fu fatto proprio da alcuni manager di successo. Ovvero è l’approvazione sociale che è determinante per consolidare il tuo ruolo. Ho quindi spostato l’assunto riferendolo alla scrittura.

Quando sei uno scrittore?

Quando ti pubblicano? Troppo facile. Oggi, bene o male, a pubblicare ci si riesce. Oppure sei uno scrittore quando trovi un pubblico, che è già più difficile.

O invece sei uno scrittore solo se scrivi e basta? In definitiva secondo me si è uomini comunque, a parte l’approvazione del contesto sociale nel quale ti trovi. Sei un uomo se provi emozioni. E se le provi le emozioni, hai tutto il necessario per comunicarle. Per la scrittura non vale forse la stessa cosa? Provi emozioni e cerchi di comunicarle. Non dovrebbe bastare questo per essere uno scrittore?

Volevo sapere cosa ne pensate a riguardo.

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26 minuti fa, gierre13 ha scritto:

Sei uno scrittore se gli altri te lo riconoscono.

In teoria no, in pratica sì.

Secondo me non basta scrivere per definirsi scrittori, ci vuole un minimo di riscontro e riconoscimento.

Un po' come non basta giocare a calcetto per definirsi calciatori.

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Ah, ah, tutti quelli che cucinano sono cuochi?

Tutti quelli che disegnano sono illustratori?

Tutti quelli che ballano danzatori?

Secondo me sei scrittore se qualcuno ti ha dato dei soldi per farlo.

Così sembra la definizione di prostituto, ma di fatto così è, per me.

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Attenzione, sfugge un passaggio chiave. Se provi emozioni secondo me è logica conseguenza che sai anche comunicarle. Molti credono di provarle le emozioni, ma forse non basta. Il punto chiave secondo me non è nel saper comunicare è piuttosto nel saper provare qualcosa, senza necessariamente esserne consapevoli. Se provi qualcosa per davvero è insito che saprai anche comunicarlo.

 

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Sono al mio sindacato perché, grazie a un certo signore barbuto, ho fatto cento! Non devo avere altri redditi, e mi vengono in mente i diritti d'autore. 

"Perché, che diritti d'autore hai?"

"Ho scritto dei libri?"

"Libri?"

"Sì, romanzi storici ambientati in Romagna e nel Montefeltro..."

La giovane sindacalista guarda la pratica, ci pensa un po' su, e poi sbotta: "Non sarai mica quel Fraudolente che ha scritto...?"

E pensare che il mio cognome è molto diffuso, ma il mio nome è una rarità...

Ritorno dopo qualche giorno per il perfezionamento della pratica, e la mia nuova amica, anche su Facebook, mi chiede la dedica sul romanzo.

48 minuti fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

Secondo me sei scrittore se qualcuno ti ha dato dei soldi per farlo.

I soldi non contano un piffero! Diventi uno scrittore quando ti legge qualcuno... che non sia mamma e papà.

Modificato da Fraudolente
Eufonia

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Ti puoi definire scrittore se batti a macchina il testo, quindi senza correttore automatico, (ovviamente è una provocazione, per far capire cosa intendo), e inoltre, qui è essenziale: se hai un certo successo.

Io con questi requisiti, non sono uno scrittore.

Per quanto riguarda "il successo" lo ritengo determinante per tale definizione in argomento. Mi è capitato spesso sentir parlare di scrittori, ben istruiti, che sfornavano libri veramente interessanti sulla storia del paese o dei suoi monumenti. Ebbene la definizione di qualcuno era di "scrittore sfigato".

Detto in parole povere, senza una certa notorietà, si accende un pochino di invidia comune con la quale vieni attaccato sui tuoi punti deboli: la mancanza del successo, della riconoscenza delle grandi case editrici, ecc.

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1 ora fa, gierre13 ha scritto:

Attenzione, sfugge un passaggio chiave. Se provi emozioni secondo me è logica conseguenza che sai anche comunicarle. Molti credono di provarle le emozioni, ma forse non basta. Il punto chiave secondo me non è nel saper comunicare è piuttosto nel saper provare qualcosa, senza necessariamente esserne consapevoli. Se provi qualcosa per davvero è insito che saprai anche comunicarlo.

 

Perdonami, ma in merito ho forti dubbi. Provare emozioni è condizione necessaria, ma non sufficiente per poterle comunicare. Anzi, nella vita reale, spesso le forti emozioni paralizzano: ci impappiniamo, non riusciamo più a parlare o agire, specialmente se siamo timidi o deboli di carattere. Lo scrittore deve saperle comunicare tanto da suscitarne in chi legge, e deve saperlo fare usando un linguaggio che sia corretto sotto i profili grammaticale e sintattico, rispettando la consecutio temporum. Sono queste le caratteristiche che fanno di un individu0o uno scrittore, a mio avviso, indipendentemente dal successo, che può tardare ad arrivare, essere postumo o non arrivare mai.

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@mercy Non serve citare la Treccani per stabilire cos'è un'emozione. Esistono poi diversi stati di emozione e diverse forme. Legate ovviamente anche alle capacità cognitive. Un cane che abbaia è un artista? No, almeno nel senso che intendiamo noi. Non scriverà di certo un libro anche se alcuni esseri umani scrivono come cani ... mi si perdoni la battuta :-)

L'emozione collegata all'attività artistica è quella che si può definire come sensibilità. Al limite il discorso potrebbe essere se chi è sensibile è anche un artista di diritto oppure no. Secondo me si, ma è una mia personale opinione. 

Per il resto un altro punto focale della mia domanda era se uno scrittore è colui che trova un pubblico piuttosto che un editore. L'editore infatti prima o poi lo si trova. Il pubblico magari è più arduo. Se la risposta è sì allora sono scrittori anche i fenomeni più commerciali perchè hanno approvazione sociale, in qualunque modo essa si rappresenti. E' uno scrittore colui che vende molto? Sinceramente penso di no, almeno non in tutti i casi. Ma anche questa è una mia opinione molto personale.

Per il resto leggo tutti i commenti con piacere. Se ho posto la domanda non è perchè io siagià  a conoscenza della risposta altrimenti non avrei nemmeno aperto la discussione. 

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Sei uno scrittore se viene rispettata la Regola Aurea Tetragonale della Gran Loggia degli Amanuensi d'Oriente, d'Occidente e d'Antartide meridionale:

 

1) scrivi dei libri;

2) qualcuno te li pubblica;

3) qualcuno li compra;

4) a qualcuno di quelli che li comprano piacciono.

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Io non mi trovo d'accordo con questo discorso, lo trovo poco edificante. Non vedo il bisogno di definire in modo esclusivo lo "scrittore". Scrittore è chi scrive. Scrivere è un'arte. Non vedo perché paragonarla ad altre professioni. Un pittore, uno scrittore o un musicista non vanno catalogati come si farebbe per un calciatore.

 

Voglio proporvi un esempio estremo:

Immaginiamo che io oggi scriva una pagina di monosillabi senza alcun senso, pronomi e aggettivi grammaticalmente scorretti e verbi coniugati a casaccio. Mi definireste uno scrittore o ridereste di me? Probabilmente la seconda.:rolleyes:

Bene, e se trent'anni dopo la mia morte un critico dovesse rivalutare l'opera definendola: "espressione di puro sentimento artistico eversivo del ventunesimo secolo" o altre supercazzole del genere. Arriverebbe l'interesse del pubblico e l'opera acquisterebbe valore economico. Sarei diventato uno scrittore post-mortem?

 

Van Gogh come lo definireste? AI suoi tempi molti gli ridevano dietro. Quanti poeti e quanti scrittori in vita non hanno visto un centesimo? Eppure oggi non ci permetteremmo di dubitare neanche lontanamente del titolo di "poeta" o "scrittore".

 

PS:

Secondo me non tutti quelli che strimpellano sono musicisti, ma quelli che scrivono un brano lo sono. Il brano potrà anche sembrare orribile e non trovare apprezzamento nel pubblico, magari l'autore è semplicemente un antesignano che verrà compreso solo tra cent'anni. Chi siamo noi per giudicare?

 

Se poi proprio vogliamo fare una distinzione, io direi che ci sono "scrittori professionisti" che vivono di ciò che scrivono e "scrittori amatoriali". Tutto qui.

Per quel che vale, questa è la mia modesta opinione.:si:

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@Tonino123 Concordo su quel che hai detto in special modo citando scrittori professionisti o scrittori amatoriali, ma pur sempre scrittori. Su questo punto la penso come te.

 

L'arte che citi tu, quella visiva, ha canoni differenti. L'arte astratta è il risultato di un progetto, di un'idea. Se io taglio una tela al centro e lo faccio per sbaglio, quella non è arte. Se Fontana tagliava le sue tele di proposito con un intento, allora si può parlare di espressione artistica. Proprio perchè c'era un progetto e un'idea alla base, non un gesto involontario. Poi si sa chi attribuisce il significato e la quotazione a un quadro o a una scultura sono i critici e il mercato e questa è titt'altra cosa. In quel caso subentra un meccanismo talmente complicato che è impossibile riassumerlo in poche righe. Oltre al fatto che sforiamo dal discorso della scrittura ed entriamo in un campo differente.

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Ne "Il nero Atlantico" di Marguerite Duras c'è una frase che mi è rimasta impressa nella mente: c'è una differenza netta tra persone che pubblicano e scrittori.

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Se esistesse un Ordine professionale, come quello dei giornalisti o degli avvocati, scrittore potrebbe definirsi chi vi è iscritto.

Per iscriversi negli Ordini professionali occorrono determinate qualifiche o esami.

Lo scrivere non è disciplinato professionalmente e non richiede qualifiche.

Quindi tecnicamente non è una professione.

Chiunque può definirsi tale, alla pari di "libero pensatore", "poeta", "pittore", "sognatore"...

Se nell'immaginario tuo o degli altri sei uno scrittore, nessuno ti impedisce di esserlo.

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2 minuti fa, gierre13 ha scritto:

L'arte che citi tu, quella visiva, ha canoni differenti

Beh, ci sono anche esempi nella scrittura. Non solo di autori "fuori dalla propria epoca", ma anche di chi vuole rinnovare e ripartire da zero. Noi in generale facciamo tanta attenzione a non sbagliare una consecutio temporum o una virgola di troppo, Marinetti con il futurismo voleva rivoluzionare la sintassi e il modo di esprimere delle emozioni. Zang tumb tumb e il paroliberismo ne sono esempio!

Ecco, tutto è relativo secondo me.

 

8 minuti fa, gierre13 ha scritto:

L'arte astratta è il risultato di un progetto, di un'idea.

Siamo d'accordissimo su questo. Chi scrive persegue sempre un'idea, a volte anche più di una:D

 

@camparino mi trovo d'accordo col tuo discorso!

@Mister Frank Beh, se vogliamo dirla tutta che ne dite di uno youtuber che si fa scrivere da vari ghost-writer un libro che vende 100.000 copie, è uno scrittore? Anche se non ha scritto il libro e ci ha solo messo qualche idea (o magari neanche quella) e il proprio nome sopra?

 

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Sei uno scrittore se...

Mi verrebbe da rispondere con la poesia Se di Rudyard Kiplimg (ovviamente adattandola al contesto in questione).

 

se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.
Se sai aspettare senza stancarti dell'attesa,
o essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
o essendo odiato, non dare spazio all'odio,
senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio

Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi
a sorreggerti anche quando sono esausti,
e così resistere quando in te non c'è più nulla
tranne la Volontà che dice loro: "Resistete!"

Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
dando valore a ognuno dei sessanta secondi,

sarai uno scrittore.

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Ospite AndC
8 ore fa, gierre13 ha scritto:

Sei uno scrittore se gli altri te lo riconoscono.

Assolutamente no.

Se scrivi, sei uno scrittore/scrittrice.

 

Ciao!

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Scrittore è, per definizione, chi scrive. Dunque anche buttare giù una lista della spesa o rispondere a un amico in chat fa tecnicamente di te uno scrittore. Per questo, nel mio caso, preferisco la qualifica di “narratore”, in quanto quello che faccio è narrare tramite la scrittura una storia che abbia una trama e un senso compiuto. Poi ovviamente esistono varianti in base al genere: poeti, saggisti, drammaturghi e via dicendo.

Premesso ciò, chi può arrogarsi, e in basi a quali principi, il diritto di definirsi tale? Come hai giustamente fatto notare la mera pubblicazione è un criterio ormai non più sufficiente, dato che da un parte il self-publishing e l’editoria a pagamento permettono a chiunque di sfornare un libro, dall’altra gli scaffali delle librerie sono invase di prodotti scritti (o presunti scritti) da professionisti provenienti da altri campi che si improvvisano scrittori.

La presenza di un pubblico è una questione più intrigante, ma mi viene in mente il famoso detto: “se un albero cade nel folto di una foresta dove nessuno può sentirlo, la sua caduta produce un rumore? Esiste un suono se nessuno può udirlo?” Parafrasando: esiste uno scrittore se nessuno può leggerlo? Secondo me sì, e dunque viene meno anche la necessità di avere un pubblico.

Per quanto riguarda il trasmettere emozioni, non è forse questa la funzione dell’arte? E non è la letteratura una forma d’arte? Sì, ma ridurre tutto alle emozioni mi sembra eccessivo. Con i propri scritti si possono comunicare anche insegnamenti, riflessioni, informazioni, storie…

Quindi, per tornare al punto iniziale, chi è scrittore? Chi utilizza la scrittura in forma di prosa o poesia per comunicare qualcosa, con finalità che non siano da ricercare in una necessità immediata e utilitaristica (quindi escludendo tutte le produzioni cui accennavo all’inizio quali messaggi, liste, appunti…).

Ulteriori e più dettagliate definizioni si possono poi dare in base alla forma e al genere di ciò che si scrive.

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Mettiamola così: scrittore professionista è chi lo fa per lavoro, e dilettante (emergente è un augurio) chi lo fa per passione. 

Puoi essere un pessimo professionista, oppure dilettante bravissimo... Il denaro e il successo non sempre corrispondono alla bontà del libro. 

Alba Parietti, che non sa ballare, cantare o recitare, è diventata una " nota donna di spettacolo" (e, quale coscia lunga della sinistra, "un'opinionista" affermata...).  Ha scritto un libro. Ma saprà almeno scrivere?

Modificato da Fraudolente

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Il 28/11/2019 alle 11:13, SeeEmilyPlay ha scritto:

Ah, ah, tutti quelli che cucinano sono cuochi?

Tutti quelli che disegnano sono illustratori?

Tutti quelli che ballano danzatori?

Secondo me sei scrittore se qualcuno ti ha dato dei soldi per farlo.

Così sembra la definizione di prostituto, ma di fatto così è, per me.

Sono d'accordo sui primi tre punti ma non sul quarto. In base al tuo ragionamento allora quello sfigato di Van Gogh non sarebbe un pittore e neppure quel tisico di Modigliani. Italo Svevo dovremmo eliminarlo dalle antologie. Kafka finché era vivo se lo filavano poco. Che dire di Bulgakov. E Omero sarà mai stato pagato? Chissà se si usava a quei tempi... 

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13 ore fa, EvaK ha scritto:

Omero sarà mai stato pagato?

Probabilmente sì perchè gli aedi, e i rapsodi, della grecia antica erano professionisti.

 

Spoiler

Una piccola curiosità: la critica letteraria ha ipotizzato che Omero non sia mai esistito, oppure sia esitito ma abbia composto oralmente solo uno dei due poemi.

 

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Chissà, gli aedi e i rapsodi non erano necessariamente gli autori, Omero poi neanche sappiamo se è esistito. Magari era una donna, magari un'etera sotto pseudonimo.:D

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Il 28/11/2019 alle 15:23, camparino ha scritto:

Se esistesse un Ordine professionale, come quello dei giornalisti o degli avvocati, scrittore potrebbe definirsi chi vi è iscritto.

Per iscriversi negli Ordini professionali occorrono determinate qualifiche o esami.

Lo scrivere non è disciplinato professionalmente e non richiede qualifiche.

Quindi tecnicamente non è una professione.

Chiunque può definirsi tale, alla pari di "libero pensatore", "poeta", "pittore", "sognatore"...

Se nell'immaginario tuo o degli altri sei uno scrittore, nessuno ti impedisce di esserlo.

non c'è oggettivamente un criterio oggettivo, quindi per definirsi scrittori occorre un criterio soggettivo. La società ti riconosce tale se guadagni e ci paghi le tasse, per il fisco non è importante se tu sia  Fabio Volo o Stephen King. Fino a quel momento l'unico criterio è quello di auto-legittimarsi. Ma non credo che valga solo per gli scrittori. Anche i professionisti con un albo, dei titoli, e via dicendo devono auto-legittimarsi. Perchè anche se lo sei sulla carta, potresti provare  timore reverenziale o insicurezza. Credo che anche un avvocato, nel momento che affronta la sua prima causa, da solo, si chieda se è veramente "soggettivamente" un avvocato.  E la paura che gli dicano: "e questo sarebbe un avvocato?"  Solo che credo che con la scrittura la strada dell'incertezza sia più lunga.

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La questione è complessa e al tempo stesso semplice. Legittimo ritenere che scrittore sia quello che con lo scrivere paga i conti, il ragionamento non fa una piega. Ma si può anche vederla in termini diversi e individuare forma e sostanza come inscindibili, così da guardare oltre al riconoscimento in termini economici. Prendiamo un autore bravo, capace, sconosciuto. Oggi non è nessuno: è inedito, noto solo a una piccola schiera fatta di altri autori, addetti ai lavori, piccoli editori che magari l'autore ha rifiutato. I suoi sono ottimi romanzi, esprimono maturità e una buona architettura in termini di trama e intreccio. Insomma, non gli manca niente da un punto di vista artistico, conosce il mestiere, potenzialmente sa/saprebbe come guadagnarsi l'interesse dei lettori. Ma come abbiamo ricordato, è sconosciuto, tutti ne ignorano perfino l'esistenza. Ma l'autore non demorde e magari da qui a un mese un grosso editore legge il suo ultimo romanzo: un buon romanzo, quello giusto al momento giusto. Nell'arco di un anno l'autore è in libreria, con un minimo di promozione il libro inizia a vendere, prima timidamente, poi grazie al passaparola [la più convincente forma di promozione], vende sempre di più. Dal suo romanzo un regista/una casa di produzione decide di trarre un film. Tra diritti secondari pari al 50% e proventi delle vendite dei libri, l'anno seguente l'autore ha messo in tasca una somma a cinque zeri. Adesso è uno scrittore, nessuno potrebbe dire il contrario. Eppure è sempre lo stesso autore che due anni prima non tirava su un centesimo, il romanzo è sempre quello. L'autore era già bravo. Adesso è arrivato il successo, eppure lui è lo stesso di prima. Era uno scrittore ieri e a maggior ragione lo è oggi.

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Ho letto con vero piacere questo dibattito relativo alla definizione di scrittore che a grandi tratti ha  piacevolmente sfiorato la filosofia pura.

A mio modestissimo parere scrittore è colui che scrive, non importa per chi o per quale scopo o per quanto tempo.

Penso che si possa definire ugualmente scrittore colui che ha bisogno di "graffiare il foglio" con le proprie emozioni  o semplicemente chi si cimenta in racconti, poesie o storie solo per riuscire a portare a casa qualche spicciolo.

A questo punto penso che si possa parlare piuttosto dell'animo del vero scrittore e forse  si potrebbe dire che scrivere è come sognare ad occhi aperti e quando si sogna non si ha bisogno dell'approvazione di nessuno.

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Io estremizzerei la domanda in questo modo: è davvero necessario scrivere per essere scrittori?

L'essere scrittore è un'amputazione dell'anima, un disturbo compulsivo di colui che vorrebbe fagocitare la Creazione con le sue velleità nominaliste.

Anzi, non scrivere affatto e infilzare il flauto nell'orecchio di Azathoth, ecco la vera emancipazione artistica. 

Ci tornerò su questo punto.  

Concludo: un tale potrebbe non sbafare d'inchiostro un solo foglio di carta e rimanere uno scrittore (suo malgrado). Cosa di cui comunque dovrebbe vergognarsi. 

 

Lo scrittore è l'ipostasi di una nevrosi, se ce l'hai lo sai, e per quelli che non lo sanno...possono sempre farsela diagnosticare dal medico!

 

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Sembra un dibattito tra conservatori e laburisti: chi sostiene sia necessario raggiungere risultati tangibili o almeno entrare nelle grazie di un gruppo di lettori, prima di meritare l'appellativo di scrittore; chi, d'altro canto, crede che chiunque possa autodefinirsi tale, senza restrizioni di alcun tipo. 

Io tendo a considerare determinate parole come dei "titoli" da conquistare. Mi riferisco dunque a scrittore e artista. Il sito Wikipedia è un tantino generoso xD

 

Se voi mi chiedeste: Luciano, sei uno scrittore?

Io risponderei: sono un lettore con la passione per la scrittura. Mi sentirò scrittore quando avrò un pubblico (grande o piccolo che sia). 

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@Panurge Penso che vi sia qualche luogo comune nella tua risposta. Qualche luogo comune che serve, a mio parere, solo per attirare l'attenzione, ma che lo fa rovesciando la logica. Di solito però, se lo scopo è quello di attirare l'attenzione (e chi non ha questo scopo se si espone o se in qualche modo comunica) è preferibile non servirsi di cose artefatte e volutamente illogiche. La semplicità è pur sempre il modo migliore per esporsi e di conseguenza per comunicare. L'estremizzazione che tu citi: è davvero necessario scrivere per essere scrittori, presuppone una sola risposta. Ovvero sì, è condizione primaria scrivere. E' logico questo. Non serve rovesciarne il significato. Poi se scrivere sia o meno un'arte, io penso di sì. E' comunque un'espressione comunicativa ed è pur vero che la comunicazione può avere svariate forme. Se assumono contorni differenti si parla d'altro, non di scrittura. Detto questo apprezzo del tuo commento il fatto che colpisce, e questo è in definitiva una forma di comunicazione. Trovo però qualcosa di vuoto nel senso o forse non l'ho compreso bene. Ecco, secondo me uno scrittore oltre a comunicare come forma esteriore deve anche inserirci dei contenuti, volontari o meno che siano. Anche profondi, perchè no, e la semplicità è una delle cose più profonde che possano esistere perchè è armonia. Amo la semplicità, sarà un difetto ma continuo ad amarla. Scrittore quindi potrebbe essere colui che si fa comprendere da se stesso e dagli altri. Non è la sola definizione, ma è comunque una definizione possibile e che trovo pertinente. Il pubblico, se ciò che dici viene compreso, poi arriva da solo. Non serve cercarlo. Non è affatto una critica la mia a quanto hai detto. E' solo un'opinione.

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La provocazione è solo un effetto collaterale, ma io stavo parlando seriamente . E per carità, riguardo al farsi notare, sono così pudico che arrossisco come Pollicino quando sono al centro dell’attenzione.

Per amore della semplicità cercherò di spiegarmi peggio: lo scrittore è un uomo in frac costretto a girare i tavoli del banchetto universale nell’anonimia di un cameriere, e a cui è proibito gustare le pietanze che vi sono esposte perché è inappetente. Scrivere è l’unica redenzione per espiare il suo mortale peccato, quello di scrivere. Anzi, realizzare un’opera è il solo modo che ha per liberarsi di essa, come Dio che dovette creare il mondo per gioire di essergli indifferente e lasciare che persino le bestie ci defecassero sopra.

Io l’ho chiamato disturbo compulsivo, e tale è, come quello di un demiurgo che voglia purgarsi della sua isteria creatrice, ma che non può digerire la sua opera perché è incommestibile (ché forse una natura morta può appagare l’appetito gastronomico di un pittore?).

Chiunque con un buon livello di alfabetizzazione è in grado di compitare uno scritto di senso compiuto e grammaticamente corretto per dilettare un uditorio. Ma se avverti il doverlo fare come una maledizione, allora sei uno scrittore. Se scrivessi come se ti rivolgessi all’umanità intera anche se non ci fosse un solo cane a leggerti (o persino l’essere letto ti disturba come un’intromissione inopportuna nelle tue faccende private) allora sei uno scrittore. E non c’è niente di cui vantarsi. Altrimenti qualunque impiegato pubblico che rediga una determina comunale inappuntabile potrebbe incoronarsi con l’alloro (certo una determina comunale è una roba un po’ noiosetta da propinare al pubblico, ma siamo sinceri….quale grande opera non lo è?).

 

Nota a margine: Personalmente ritengo che una determina comunale sia un’opera avanguardistica che verrà meglio apprezzata dai posteri, ci avviamo pur sempre nell’era del tecnicismo.

 

Nota a margine n. 2: Sulla maledizione in questione Thomas Mann scrisse qualcosa a riguardo (Ps: Tonio Kröger).

 

E cito Nietzsche, frammento 93 della Gaia Scienza:

“MA PERCHE’ POI SCRIVI? Io scrivo perché non ho altro mezzo per liberarmi dai pensieri…e perché vuoi liberarti? Io devo…basta così”.

 

Insomma non è che mi stia inventando proprio tutto….poi magari qualche luogo comune in quello che ho scritto c’è, ma non certo perché è qualcosa di cui si parla comunemente al bar…ho dovuto frugare nell’armadio di alcuni giganti della letteratura per esibirvi lo scheletro di uno scrittore in carne (ben poca) e ossa.

…chi sa ha già capito di cosa sto parlando.         

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