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Talia

Colpevole?

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Proprio un bel sabato mattina: dalla finestra del bagno filtra il sole a raggi, come nei disegni dei bambini.

Con quella luce Gianni si vede ancora più attraente, non riesce a capire perché Laura non sia voluta salire da lui ieri sera, forse per la solita storia della reputazione. Molte donne ci tengono ancora: mai al primo appuntamento. Peccato, perché nella vasca del calidario si erano scambiati delle carezze promettenti. Andrà meglio la prossima volta, pensa pettinando le basette curate.

Un ultimo colpo di dopobarba e Gianni è pronto per uscire. 

Decide di prendere l'auto, visto che la pioggia dei giorni precedenti ha riempito l'asfalto di pozze e fango; non vuole sporcarsi le Brogue Bordeaux di marca.

Alla radio è l'ora del notiziario e il cronista elenca le solite tragedie internazionali. A seguire le notizie locali: un ragazzo in bicicletta è stato investito in nottata sul ciglio di via Del Rivo e nella caduta è morto. Il cadavere è stato rinvenuto da poche ore e la polizia sta procedendo all'identificazione della vittima e dell'automobilista, che non si è fermato a dare soccorso; ora rischia la condanna per omicidio stradale. 

Gianni cambia stazione, che noia tutta questa tristezza. 

Guida tranquillo ma spedito. A un certo punto, al lato destro del suo campo visivo, lungo il marciapiede, un'altissima scala a pioli metallica, appoggiata a un platano, attrae la sua attenzione.

Non ha niente di speciale quell'oggetto, eppure averlo visto in quel luogo e in quella posizione gli hanno provocato un certo senso di disagio. Tanto che ha sollevato il piede dall'acceleratore, costringendosi a scendere di una marcia. 

Scruta di continuo il retrovisore, per controllare la scala. Lo disturba anche il fatto che non c'è nessuno arrampicato sopra o nei pressi che la stia usando. Inoltre non ha visto rami tagliati o segnali sulla carreggiata a indicare i lavori di potatura. 

Solo una scala. Alta e appena appoggiata. Lasciata lì chissà da quanto e chissà da chi. E se la scala crollasse addosso a qualche passante, oppure sulle auto in transito?

Sono pensieri che lo stupiscono un po': in fondo è passato indenne, che gliene importa del destino di quella scala?

Prova a concentrarsi sulla canzone di cui stanno sfumando le note di coda. Parte la sigla del radio giornale regionale e di nuovo la notizia del ciclista investito. "Le autorità chiedono al colpevole di costituirsi al più presto" conclude il giornalista.

Ma perché mai, visto che è scappato, il tizio dovrebbe costituirsi. Quella è una stradina di campagna, non ci sono telecamere e in piena notte non c'è gran passaggio di auto; se è fuggito è segno che nessuno lo ha visto. Riflette Gianni tra sé. Certo, non ha fatto una bella cosa e di certo adesso avrà un grande senso di angoscia, che può bastare. 

Uccidere un uomo deve essere un'esperienza terribile. A Gianni si ricorda di quando, seduto sulle gambe del nonno, ascoltava i racconti della guerra. Il nonno gli aveva detto che uccidere un uomo non è facile, nemmeno se ti hanno insegnato che lo devi odiare. Però lui voleva tornare a casa dalla sua famiglia e aveva sparato. Non sa se ha mai ucciso qualcuno, però ha usato le armi contro il nemico e ha portato nel cuore il senso di colpa per tutta la vita, per una cosa che non era sicuro di aver fatto.

Accende un po' di aria condizionata, perché nell'abitacolo l'atmosfera è diventata densa e pesante. Poi si slaccia un po' il foulard per respirare meglio. Procede con più cautela di quando è partito e controlla di continuo gli specchietti ogni volta che supera un motorino o un passante. Si accerta di non averlo toccato o buttato a terra. Il pirata della strada della notte scorsa potrebbe non essersi accorto di aver colpito il ragazzo in bici. Soprattutto se aveva la musica alta in auto, un piccolo colpo con lo specchietto, che può bastare a far cadere un ciclista su una strada dissestata come quella, non è percepibile. E forse non ha controllato nello specchietto se il ragazzo era ancora in sella una volta sorpassato. 

Arriva un messaggio: è Laura che chiede se è ancora valido l'invito, stasera vorrebbe rivederlo. Gianni prova a rispondere mentre guida ma viene distolto da un tizio che gli inveisce contro. Si accorge che l'uomo voleva attraversare sulle strisce e lui non si è fermato. Getta il cellulare sul sedile e pensa che, a volte, basta un attimo per diventare colpevoli. Anche solo un po' di distrazione. 

Quante volte ha guidato su un percorso familiare senza ricordare i dettagli del suo transito, procedendo in maniera inconscia. E se il pirata della strada non ricordasse nemmeno di essere passato da via Del Rivo ieri sera? 

Per esempio, anche lui avrebbe potuto passare da quella strada dopo aver accompagnato Laura a casa. Non sarebbe stato il percorso più breve, ma, data la stanchezza e un po' di sconvolgimento ormonale, potrebbe aver imboccato quel tragitto tra i campi invece di tagliare dai viali cittadini. Però è abbastanza sicuro di essere andato per la via più breve, si rassicura. 

Gianni percepisce un vago senso di scomodità e aggiusta più volte la sua posizione, come se il seggiolino si fosse improvvisamente deformato. Per fortuna ha trovato parcheggio proprio davanti alla pasticceria. 

Ordina il cappuccino e un cornetto e si siede al solito tavolino. Si sente stanco come se avesse fatto una corsa: saranno i pensieri assillanti e l'inquietudine a sfinirlo. In tutta la sua vita non è mai stato tanto a ragionare con sé stesso come oggi. 

Sul tavolino un quotidiano è rimasto aperto verso le ultime pagine. Sulla destra una breve colonna riporta di nuovo la notizia dell'incidente avvenuto in nottata. 

Gianni legge avido ogni parola senza trovare ulteriori dettagli. Allontana da sé il cappuccino, non riesce a bere o mangiare ancora, il suo stomaco è diventato di cemento. 

Si sforza di ricordare il percorso che ha fatto ieri notte, ma è sempre meno sicuro del tragitto compiuto. Anzi, gli salta in mente che, forse per smaltire un po' di eccitazione, può aver scelto la strada più lunga. Ma la sua memoria non ha immagazzinato nient'altro. 

Si sente invaso da un profondo senso di colpa: sarebbe stato un incidente, una distrazione, colpa della stanchezza. Non voleva certo uccidere un uomo. E se è colpevole, non ricorda niente. Nulla. 

Un brivido scuote il suo corpo dalla momentanea paralisi e gli rammenta che in prigione fa freddo. 

Ma lui è incensurato, non rischia la galera. Ad ogni buon conto passa veloce in rassegna mentale tutti gli amici, sforzandosi di trovarne uno che faccia l'avvocato. 

"Le autorità chiedono al colpevole di costituirsi al più presto", diceva il giornalista radiofonico. Gianni scatta in piedi come un soldato. Si fruga in tasca frenetico alla ricerca delle chiavi dell'auto e le direziona in modo da aprire la serratura che è ancora dentro il locale. 

Mentre guida la sua mente è focalizzata sulla destinazione e neanche il trillo insistente delle telefonate di Laura lo distrae. Pensa che di certo quella sera non potrà uscire con lei, quindi inutile affrettarsi a rispondere. 

Entra in caserma con passo deciso, anche se la sua voce balbetta quando afferma:"Sono io il colpevole, ma non volevo". 

I carabinieri della portineria lo accompagnano nell'ufficio lanciandosi occhiate perplesse e risatine mascherate, mentre dietro di loro arrivano una donna di una certa età abbracciata a un giovane. Il ragazzo singhiozza guardando il pavimento mentre la donna, con gli occhi umidi e cerchiati di rosso, procede a testa alta. Non trovando nessuno invita il giovane a sedersi nell'attesa e si scioglie dall'abbraccio."Devi prendere le tue responsabilità, non ci sono alternative, Matteo." Lo incoraggia col cuore pieno di tristezza, carezzandogli la schiena curva. 

 

 

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Ciao @Talia,

in questo racconto credo che ci siano due punti di debolezza.

  1. Per quale motivo il personaggio si costituisce? Voglio dire basta davvero il racconto del nonno sulla guerra per fargli venire questo afflato moralistico? Non ha prove tangibili della sua colpevolezza. Mi sembra improbabile e trovo che sia un cambio di narrazione fin troppo repentino.
  2. Il finale è troncato, non è aperto. Cosa prova il personaggio una volta che è lì in stazione? E dopo che vede l'altro ragazzo? Da lettore vorrei sapere di più.

Spero di esserti stato d'aiuto.

A presto

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Ciao Talia vorrei commentare il tuo racconto:)

 

dalla finestra del bagno filtra il sole a raggi, come nei disegni dei bambini.

Il sole a raggi non mi convince tanto, capisco che intendi il disegno stereotipato che fanno tutti i bambini e talvolta anche gli adulti, ma in realtà non è mai così come lo raffigurano, forse hai cercato un modo diverso per dire che entrano i raggi del sole.

3 ore fa, Talia ha scritto:

Con quella luce Gianni si vede ancora più attraente, non riesce a capire perché Laura non sia voluta salire da lui ieri sera, forse per la solita storia della reputazione. Molte donne ci tengono ancora: mai al primo appuntamento. (davvero?:umh:)  Peccato, perché nella vasca del calidario si erano scambiati delle carezze promettenti. Andrà meglio la prossima volta, pensa pettinando le basette curate

Mi è venuto in mente che Gianni e Laura sono due nomi molto comuni, forse potresti trovare un modo per personalizzarli (un cognome, un soprannome, un'iniziale... o magari dei nomi meno diffusi... non so).  Calidario, a meno che non ti riferisci al nome proprio delle terme in Toscana, mi sembra un vocabolo troppo arcaico o regionale.

 

3 ore fa, Talia ha scritto:

A seguire le notizie locali: un ragazzo in bicicletta è stato investito in nottata sul ciglio di via Del Rivo e nella caduta è morto. Il cadavere è stato rinvenuto da poche ore e la polizia sta procedendo all'identificazione della vittima e dell'automobilista, che non si è fermato a dare soccorso; ora rischia la condanna per omicidio stradale

Scriverei: In nottata un ragazzo in bici è stato investito in via del Rivo , il suo corpo è stato ritrovato da poche ore, al momento la polizia sta tentando

d'identificarlo. Si cerca il pirata della strada che non ha prestato soccorso, rischia una condanna per omicidio stradale. (Così mi pare scorra meglio, vedi tu.)

4 ore fa, Talia ha scritto:

Non ha niente di speciale quell'oggetto, eppure averlo visto in quel luogo e in quella posizione gli hanno provocato un certo senso di disagio. Tanto che ha sollevato il piede dall'acceleratore, costringendosi a scendere  ( scalare di marcia?)di una marcia. 

qui c'è un errore, il soggetto è singolare e il verbo è plurale.

 

Scruta di continuo il retrovisore per controllare la scala: lo disturba il fatto che non ci sia nessuno che la usi intorno  arrampicato sopra o nei pressi che la stia usando. Inoltre Non si notano neanche ha visto rami tagliati o segnali sulla carreggiata a indicare lavori di potatura.  (Come fa a scrutare di continuo se è in movimento? Va a passo d'uomo?)

4 ore fa, Talia ha scritto:

Solo una scala alta e appena appoggiata, lasciata lì chissà da quanto e chissà da chi. E se la scala crollasse addosso a qualche passante, oppure sulle auto in transito?

Qui non sarei andata a capo, mi sembra appartenga allo stesso capoverso, non c'è bisogno di uno stacco così forte. Cambierei la punteggiatura

 

4 ore fa, Talia ha scritto:

Ma perché mai, visto che è scappato, il tizio dovrebbe costituirsi? ( forse proprio perchè si sente in colpa!) Quella è una stradina di campagna poco trafficata, non ci sono telecamere e in piena notte non c'è gran passaggio di auto; se è fuggito è segno che nessuno lo ha visto, riflette Gianni tra sé. Certo, non ha fatto una bella cosa e di certo adesso avrà un grande senso di angoscia, che può bastare. 

Uccidere un uomo (deve essere) è un'esperienza terribile. A Gianni si ricorda di quando, seduto sulle gambe del nonno, ascoltava i racconti della guerra. Il nonno gli aveva detto che uccidere un uomo non è facile, nemmeno se ti hanno insegnato che lo devi odiare. Tuttavia, per il desiderio di tornare a casa dalla sua famiglia lo aveva fatto. Non sa se ha mai ucciso qualcuno Non era sicuro che qualcuno dei suoi colpi fosse andato a segno ferendo a morte un altro essere umano, ma per  il solo fatto di aver usato le armi contro il nemico, il nonno si era portato nel cuore il senso di colpa per tutta la vita, per una cosa che non era sicuro di aver fatto.

 

4 ore fa, Talia ha scritto:

Si accerta di non averlo toccato o buttato a terra. Il pirata della strada della notte scorsa potrebbe non essersi accorto di aver colpito il ragazzo in bici, magari (Soprattutto) aveva la musica alta in auto, un piccolo colpo con lo specchietto in una strada così dissestata e voilà, senza neanche accorgersene il ciclista è bello che investito!  cadere un ciclista su una strada dissestata come quella, non è percepibile. E forse non ha controllato nello specchietto se il ragazzo era ancora in sella una volta sorpassato.  

 

5 ore fa, Talia ha scritto:

In tutta la sua vita non è mai stato tanto a ragionare con sé stesso come oggi

Esagerazione! sembrerebbe un tipo terra terra nel caso! Dalla narrazione precedente non si evince un eccessivo rimuginare.

 

5 ore fa, Talia ha scritto:

le direziona in modo da aprire la serratura che è ancora dentro il locale. 

??

 

5 ore fa, Talia ha scritto:

Sono io il colpevole, ma non volevo". 

Forse prima bisognerebbe spiegare di cosa si accusa Gianni e poi la reazione degli agenti andrebbe analizzata più a fondo, descriverei meglio, magari potresti aggiungere uno scambio di battute... Descriverei un pò di più anche lo stato d'animo di Gianni, dal momento in cui si convince di essere colpevole a quello in cui decide di costituirsi.

Nel complesso ho trovato il racconto interessante,

spero di essere stata un pò utile

Ciao, a presto!

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4 minuti fa, La Anders ha scritto:

Si accerta di non averlo toccato o buttato a terra. Il pirata della strada della notte scorsa potrebbe (non essersi accorto) non aver capito di aver colpito il ragazzo in bici, magari (Soprattutto) aveva la musica alta in auto, un piccolo colpo con lo specchietto in una strada così dissestata e voilà, senza neanche accorgersene il ciclista è bello che investito!  cadere un ciclista su una strada dissestata come quella, non è percepibile. E forse non ha controllato nello specchietto se il ragazzo era ancora in sella una volta sorpassato.  

 

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Ciao @Talia <3

ho letto un paio di volte il tuo testo. Credo che l'idea sia molto interessante e credo tu possa aiutare il tuo personaggio ad essere più credibile. Secondo me, dovresti trovare un modo per rendere credibili i suoi dubbi:

– sull'aver o no percorso la strada credo tu abbia bisogno di un espediente più forte della stanchezza, poiché la stanchezza causa incidenti ma non amnesia. Potresti farlo bere prima. Per esempio. Anche se non si ubriaca, anche se esagera di poco.

– sul poter aver lui causato l'incidente mortale. E se quando prende la macchina prima di andare al bar, vede un graffio o una botta allo specchietto. E magari inveisce contro quelli che di notte vanno a rovinare le macchine agli altri.

 

Ecco, io interverrei su questo due punti per rendere più solida la trama e più credibile il personaggio.

 

Poi vorrei farti una domanda. Credo di non aver capito il perché dell'episodio della scala.

Che valore/senso hai dato alla descrizione della scala sul marciapiede? 

Solo questo.

 

Grazie della lettura.

:flower:

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Buongiorno:)@Talia Spero che stai bene. E' molto curioso il tuo titolo, è insolito trovarsi così, su due piedi, difronte ad una domanda.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Proprio un bel sabato mattina: dalla finestra del bagno filtra il sole a raggi, come nei disegni dei bambini.

Metterei un punto invece che due punti

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Peccato, perché nella vasca del calidario si erano scambiati delle carezze promettenti.

Una domanda: cos'è il calidario?

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Un ultimo colpo di dopobarba e Gianni è pronto per uscire. 

Non mi piace: Un ultimo colpo di dopobarba

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

A seguire le notizie locali: un ragazzo in bicicletta è stato investito in nottata sul ciglio di via Del Rivo e nella caduta è morto. Il cadavere è stato rinvenuto da poche ore e la polizia sta procedendo all'identificazione della vittima e dell'automobilista, che non si è fermato a dare soccorso; ora rischia la condanna per omicidio stradale. 

^^Metterei la notizia in corsivo.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Gianni cambia stazione, che noia tutta questa tristezza. Qui, non andrei a capo Guida tranquillo ma spedito. A un certo punto, al lato destro del suo campo visivo, lungo il marciapiede, un'altissima scala a pioli metallica, appoggiata a un platano, attrae la sua attenzione.

Qui il ritmo sembra veloce.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

 E se la scala crollasse addosso a qualche passante, oppure sulle auto in transito?

Forse aggiungerei: pensò

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Sono pensieri che lo stupiscono un po': in fondo è passato indenne, che gliene importa del destino di quella scala? Perchè qui vai a capo? Metterei le due domande sulla stessa riga

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Ma perché mai, visto che è scappato, il tizio dovrebbe costituirsi. Quella è una stradina di campagna, non ci sono telecamere e in piena notte non c'è gran passaggio di auto; se è fuggito è segno che nessuno lo ha visto. Riflette Gianni tra sé.

Cancellerei mai

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Uccidere un uomo deve essere un'esperienza terribile. A Gianni si ricorda di quando, seduto sulle gambe del nonno, ascoltava i racconti della guerra. Il nonno gli aveva detto che uccidere un uomo non è facile, nemmeno se ti hanno insegnato che lo devi odiare. Però lui voleva tornare a casa dalla sua famiglia e aveva sparato. Non sa se ha mai ucciso qualcuno, però ha usato le armi contro il nemico e ha portato nel cuore il senso di colpa per tutta la vita, per una cosa che non era sicuro di aver fatto.

In questo pensiero ti faccio due osservazioni: Non ripetere nonno e spiegherei meglio:

Però lui voleva tornare a casa dalla sua famiglia e aveva sparato

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

 Procede con più cautela di quando è partito e controlla di continuo gli specchietti ogni volta che supera un motorino o un passante.

Non mi piace questa frase.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Arriva un messaggio: è Laura che chiede se è ancora valido l'invito, stasera vorrebbe rivederlo. Gianni prova a rispondere mentre guida ma viene distolto da un tizio che gli inveisce contro. Si accorge che l'uomo voleva attraversare sulle strisce e lui non si è fermato. Getta il cellulare sul sedile e pensa che, a volte, basta un attimo per diventare colpevoli. Anche solo un po' di distrazione. 

Qui, il testo è molto scorrevole.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Gianni percepisce un vago senso di scomodità e aggiusta più volte la sua posizione, come se il seggiolino si fosse improvvisamente deformato. Per fortuna ha trovato parcheggio proprio davanti alla pasticceria. 

Quale seggiolino?

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

In tutta la sua vita non è mai stato tanto a ragionare con sé stesso come oggi. 

Suona male: non è mai stato tanto a ragionare con sé stesso come oggi. 

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Allontana da sé il cappuccino, non riesce a bere o mangiare ancora, il suo stomaco è diventato di cemento. 

Scriverei: non riesce a bere e a mangiare.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Un brivido scuote il suo corpo dalla momentanea paralisi e gli rammenta che in prigione fa freddo. 

Spiegherei meglio: e gli rammenta che in prigione fa freddo. 

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Ma lui è incensurato, non rischia la galera. Ad ogni buon conto passa veloce in rassegna mentale tutti gli amici, sforzandosi di trovarne uno che faccia l'avvocato. 

Perchè buon conto?

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Pensa che di certo quella sera non potrà uscire con lei, quindi inutile affrettarsi a rispondere. 

Suona male: di certo

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Entra in caserma con passo deciso, anche se la sua voce balbetta quando afferma:"Sono io il colpevole, ma non volevo". 

I carabinieri della portineria lo accompagnano nell'ufficio lanciandosi occhiate perplesse e risatine mascherate, mentre dietro di loro arrivano una donna di una certa età abbracciata a un giovane. Il ragazzo singhiozza guardando il pavimento mentre la donna, con gli occhi umidi e cerchiati di rosso, procede a testa alta. Non trovando nessuno invita il giovane a sedersi nell'attesa e si scioglie dall'abbraccio."Devi prendere le tue responsabilità, non ci sono alternative, Matteo." Lo incoraggia col cuore pieno di tristezza, carezzandogli la schiena curva. 

:hm:Quindi è Matteo il colpevole?

 

Conclusione:racconto scorrevole, abbastanza fluido. Carino. A metà racconto pensavo che fosse Gianni il vero colpevole. Personalmente lo avrei incolpato per rendere la trama più interessante, più psicologica dove il personaggio dopo un trauma, dell'incedente, perde completamente la memoria. Secondo me la trama sarebbe stata più accattivante^^

Ti auguro un buon week-end

Floriana:flower:

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@Alessiomantelli, @La Anders, @Ospite Ricae @Floriana

Grazie a tutti del gradito passaggio a questo racconto che, me ne rendo conto, presenta notevoli pecche e incompletezza. A mia parziale discolpa, ammetto che sentivo che qualcosa non andava ma, a volte mi capita quando mi incapinisco su un brano leggendolo e correggendolo più volte, non avevo la giusta distanza per percepire i difetti. Grazie a voi ora mi è tutto più chiaro. 

 

Parto subito da una domanda che mi ha incuriosito perché me la fate in più di uno: cos'è il calidario. Pensavo fosse qualcosa di più universale ma evidentemente... Ai centri benessere più grandi si possono fare delle serate tra vasche idromassaggi, saune, cenette salutari e calidari. Avevo pensato che i due avessero trascorso una serata in un centro benessere piuttosto che nel classico locale o al ristorante. Evidentemente usa più in certe zone (non per forza termali) che in altre. Per calidario intendevo proprio questo. 

 

Il 27/11/2019 alle 17:08, Alessiomantelli ha scritto:

Spero di esserti stato d'aiuto.

Moltissimo, mi hai fatto capire che non sono stata in grado di esprimere in modo corretto il mio pensiero, devo trovare altre forme e modi. Grazie :rosa:

 

Il 27/11/2019 alle 17:26, La Anders ha scritto:

sole a raggi non mi convince tanto, capisco che intendi il disegno stereotipato che fanno tutti i bambini e talvolta anche gli adulti, ma in realtà non è mai così come lo raffigurano, forse hai cercato un modo diverso per dire che entrano i raggi del sole.

Intendevo proprio quel disegno. A volte, in certi orari e certe stagioni se si hanno le finestre con una certa orientazione il sole filtra davvero a raggi, creando una luce particolare. Però mi rendo conto che non ho reso l'idea in maniera efficace. 

 

Il 27/11/2019 alle 17:26, La Anders ha scritto:
Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Non ha niente di speciale quell'oggetto, eppure averlo visto in quel luogo e in quella posizione gli hanno provocato un certo senso di disagio. Tanto che ha sollevato il piede dall'acceleratore, costringendosi a scendere  ( scalare di marcia?)di una marcia. 

qui c'è un errore, il soggetto è singolare e il verbo è plurale.

Per i soggetti della frase sono due: averlo visto in quel luogo e averlo visto in quella posizione. Per questo avevo pensato al verbo al plurale, ma mi fai venire il dubbio che non sia corretto. Quasi quasi chiedo nella sezione apposita.. 

 

Il 27/11/2019 alle 17:26, La Anders ha scritto:

Nel complesso ho trovato il racconto interessante,

spero di essere stata un pò utile

Molto utile, ti ringrazio tanto :rosa:

 

Il 27/11/2019 alle 18:23, Ospite Rica ha scritto:

Credo di non aver capito il perché dell'episodio della scala.

Che valore/senso hai dato alla descrizione della scala sul marciapiede? 

Solo questo.

Volevo presentare un personaggio che si imparanoia per cose da niente, una persona che visto un oggetto, nemmeno troppo anomale, si crea film mentali e realtà alternative. 

 

Come sempre i tuoi interventi sono supergraditi, grazie Rica :rosa:

 

25 minuti fa, Floriana ha scritto:

Conclusione:racconto scorrevole, abbastanza fluido. Carino. A metà racconto pensavo che fosse Gianni il vero colpevole

Grazie Floriana per questo consiglio e per le interessanti osservazioni che fai al mio racconto. Per la storia del calidario ho risposto sopra. :rosa:

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Partiamo dall'analisi del personaggio principale. Trovo sia irragionevole la sua reazione esagerata, per questo il racconto mi piace. Se avesse avuto una qualsiasi avvisaglia o dubbio reale sulla serata (specchietto rotto, ubriachezza) il racconto sarebbe stato meno significativo secondo me.

Per me così è un' "ode all'ansia ossessiva", Gianni non ha motivo di dubitare di se stesso eppure lo fa. Si rovina una mattinata e va a costituirsi per qualcosa che non ha fatto solo perché si è autoconvinto che sia giusto così.

Devo ammettere che sono rimasto un po' col dubbio sulla colpevolezza fino alle ultime righe e questo è un bene.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

calidario

Forse un po' in disuso ma non mi dispiace come termine

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Decide di prendere l'auto, visto che la pioggia dei giorni precedenti ha riempito l'asfalto di pozze e fango; non vuole sporcarsi le Brogue Bordeaux di marca.

Io eviterei il "visto che", non mi sembra suonare bene.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

. A un certo punto, al lato destro del suo campo visivo, lungo il marciapiede, un'altissima scala a pioli metallica, appoggiata a un platano, attrae la sua attenzione. 

Eliminerei "a un certo punto".

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Non ha niente di speciale quell'oggetto, eppure averlo visto in quel luogo e in quella posizione gli hanno provocato un certo senso di disagio. Tanto che ha sollevato il piede dall'acceleratore, costringendosi a scendere di una marcia.  

Io avrei evitato "quell'oggetto" e avrei scritto "eppure vederlo" ... "gli provoca" "un senso di disagio" "tanto da sollevare il piede ..."

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

A Gianni si ricorda di quando, seduto sulle gambe del nonno, ascoltava i racconti della guerra. Il nonno gli aveva detto che uccidere un uomo non è facile, nemmeno se ti hanno insegnato che lo devi odiare. Però lui voleva tornare a casa dalla sua famiglia e aveva sparato. Non sa se ha mai ucciso qualcuno, però ha usato le armi contro il nemico e ha portato nel cuore il senso di colpa per tutta la vita, per una cosa che non era sicuro di aver fatto.

Mi piace questa parte ma potrebbe essere più scorrevole.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Accende un po' di aria condizionata, perché nell'abitacolo l'atmosfera è diventata densa e pesante.

io avrei falciato un po': "accende l'aria condizionata, nell'abitacolo l'atmosfera è ormai densa e pesante"

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Gianni prova a rispondere mentre guida ma viene distolto da un tizio che gli inveisce contro. Si accorge che l'uomo voleva attraversare sulle strisce e lui non si è fermato.

Anche questo punto spiega un po' la disattenzione cronica di Gianni, mi piace.

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

In tutta la sua vita non è mai stato tanto a ragionare con sé stesso come oggi.  

Beh, qui Gianni sembra un po' troppo leggero in effetti:D

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

da aprire la serratura che è ancora dentro il locale.  

La serratura dentro il locale? Suppongo intendessi che Gianni vuole aprire la serratura mentre si trova ancora dentro il locale, non si capisce benissimo però.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

 

Entra in caserma con passo deciso, anche se la sua voce balbetta quando afferma:"Sono io il colpevole, ma non volevo". 

I carabinieri della portineria lo accompagnano nell'ufficio lanciandosi occhiate perplesse e risatine mascherate, mentre dietro di loro arrivano una donna di una certa età abbracciata a un giovane. Il ragazzo singhiozza guardando il pavimento mentre la donna, con gli occhi umidi e cerchiati di rosso, procede a testa alta. Non trovando nessuno invita il giovane a sedersi nell'attesa e si scioglie dall'abbraccio."Devi prendere le tue responsabilità, non ci sono alternative, Matteo." Lo incoraggia col cuore pieno di tristezza, carezzandogli la schiena curva. 

Qui non sono convinto. Mi piace che si presenti per pura e insensata paranoia, è la descrizione in se a non piacermi. Ad esempio il "sono io il colpevole, ma non volevo" per i carabinieri potrebbe significare di tutto.

 

Quindi ricapitolando ho apprezzato il racconto e la trama. Forse andando un po' controcorrente ho visto un senso diverso, per me l'originalità sta proprio nella mancanza di segni reali di colpevolezza. Come sopra ho evidenziato le parti che mi hanno convinto poco, soprattutto per la scorrevolezza del testo.

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Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

le Brogue Bordeaux

Sia il tipo di scarpa che il colore andrebbero senza maiuscola.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Il cadavere è stato rinvenuto da poche ore

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Sul tavolino un quotidiano è rimasto aperto verso le ultime pagine. Sulla destra una breve colonna riporta di nuovo la notizia dell'incidente avvenuto in nottata. 

Qui mi sembra ci sia una sfasatura coi tempi. Mi pare poco probabile che se il ritrovamento del corpo è avvenuto nelle prime ore del mattino compaia l'articolo di giornale, che sarebbe già in stampa.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Ma perché mai, visto che è scappato, il tizio dovrebbe costituirsi.

Manca il ?

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Accende un po' di aria condizionata,

Se intendevi che l'accende per breve tempo penso che sarebbe meglio specificare, perché così sembra che ne calibri la quantità. Es: Accende l'aria condizionata per qualche minuto oppure Da un colpo d'aria condizionata per aerare... 

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Si fruga in tasca frenetico alla ricerca delle chiavi dell'auto e le direziona in modo da aprire la serratura che è ancora dentro il locale. 

Anche qui riformulerei perché così sembra che la serratura si trovi dentro il locale.

 

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Mentre guida la sua mente è focalizzata sulla destinazione

Qui invece manca una virgola dopo "guida".

 

Ciao @Talia. Un racconto sull'etica stradale ma anche sul rimorso (e la coda di paglia del protagonista). Secondo il mio modesto parere lo hai sviluppato bene, instillando nel protagonista e nel lettore quella giusta dose di dubbio che propende a far credere nella sua colpevolezza, mentre invece le ultime battute svelano la verità. Però sarebbe potuto benissimo essere stato lui, così come io o te o qualunque altro. Ma il mandante, almeno, è quasi sempre la distrazione, quell'attimo che è niente ma diviene fatale. Difatti trovo apprezzabile che tu non abbia tirato in ballo alcol o fumo, ma ti sia tenuta su un registro meramente umano, privo di contaminazioni. Al di là della guida in stato alterato da alcol e fumo (che personalmente considero criminali) quello dell'attenzione dovrebbe essere un tasto su cui battere quotidianamente, con tutte le fonti tecnologiche che ormai concorrono a strapparci lo sguardo dalla strada anche solo per quell'istante fatidico.

L'unica cosa che non ho capito, o afferrato del tutto, è quell'intermezzo della scala, che mi risulta in sospeso. Cioè, se l'hai inserito credo che per te abbia una sua funzionalità al racconto, ma che io non ho colto. Perché quella scala ha calamitato l'interesse del protagonista? Forse che gli abbia suggestionato inconsciamente un segno premonitore o qualcosa di scaramantico? Secondo me, inserendo questo elemento avresti dovuto riprenderlo e richiamarlo alla mente del protagonista così da poter esplicare il proprio turbamento a quella visione.

In conclusione, l'ho apprezzato perché è uno di quei racconti che ti portano a riflettere e ringraziare la clemenza di tutti quei minimali attimi di distrazione che ci siamo concessi e fortunatamente non ci hanno cambiato la vita.

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Ciao, @Talia, passo a lasciarti un commento.

Innanzitutto, ricordandomi i tuoi primi racconti, penso a come si sia evoluto il tuo stile: in questo caso la scrittura è gradevole e molto "morbida" da leggere; è una piacevole lettura anche dal punto di vista della forma.

Per il contenuto, mi piace il crescendo di senso di colpa che parte dal "chi se ne frega" per poi crescere e arrivare alla corsa disperata fino alla centrale. La cosa che mi ha lasciato perplesso, almeno in prima lettura, è stata l'identificazione puntuale del protagonista come colui che ha commesso il crimine, quando in realtà è il ragazzo nelle ultime righe (che alla fine si costituisce). Ho qualche dubbio in tal senso perché credo che il protagonista sia il vero colpevole anche se in una rilettura ho pensato che invece si identificasse con il vero colpevole in qualche flashback che magari mostra la sua infanzia in cui è stato colpevole di altro (quando era più giovane) e ora rivive questa stessa sensazione... non so, c'è qualcosa che mi manca, ma credo si tratti di un punto di vista personale.
A parte questo, è stato il finale a farmi pensare

Il 27/11/2019 alle 11:53, Talia ha scritto:

Entra in caserma con passo deciso, anche se la sua voce balbetta quando afferma:"Sono io il colpevole, ma non volevo". [...]

"Devi prendere le tue responsabilità, non ci sono alternative, Matteo." Lo incoraggia col cuore pieno di tristezza, carezzandogli la schiena curva.

per come ho letto il racconto, mi è venuta l'idea che il protagonista non abbia avuto un supporto nella vita. Anche per questo, magari, è solo un mezzo piacione indifferente e anche per questo abbraccia il vero colpevole. Forse perché quest'ultimo ha pur sempre qualcuno che lo supporta e che può dargli quel qualcosa che a lui è mancato come se la sua vita.

Spero che in quache modo questa impressione ti sia utile. Buona serata, @Talia, e alla prossima lettura. :)

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Ciao @bwv582,

 

Il 4/12/2019 alle 20:35, bwv582 ha scritto:

ricordandomi i tuoi primi racconti, penso a come si sia evoluto il tuo stile: in questo caso la scrittura è gradevole e molto "morbida" da leggere; è una piacevole lettura anche dal punto di vista della forma.

Ti ringrazio molto per queste parole<3

E ti ringrazio per aver letto e riflettuto sul mio racconto. :rosa:

Le tue osservazioni e il tuo punto di vista sono sempre molto interessanti per me. 

 

Talia 

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A me è sembrato che fosse la donna ad abbracciare il ragazzo colpevole e non il protagonista. Mi è piaciuto molto il crescendo del senso di colpa, lo hai costruito bene, si parte dalla certezza di non essere stato lui, al dubbio, poi c'è  l'insistenza della notizia che si insinua, scava e scava fino a destabilizzanti. Ricordavi senso di colpa del nonno e sa quanto questo possa pesare per tutta la vita. È un coraggioso, non vuole che la stessa cosa accada a lui e si costituisce.

Ti faccio notare che si ha l'impressione siano fuori tempo gli sguardi perplessi e le risatine dei poliziotti, visto che il vero colpevole entra dopo. 

Una buona prova con solo qualche vago dubbio

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri

 

Il 7/12/2019 alle 16:13, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

me è sembrato che fosse la donna ad abbracciare il ragazzo colpevole e non il protagonista. Mi

Sì è la donna, che ho pensato senza esplicitato, come la madre del ragazzo. 

 

Il 7/12/2019 alle 16:13, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ti faccio notare che si ha l'impressione siano fuori tempo gli sguardi perplessi e le risatine dei poliziotti, visto che il vero colpevole entra dopo. 

Sai che hai ragione! Forse ci stava meglio se il protagonista entrava dopo, forse si perde un po' di effetto sorpresa ma forse funziona meglio. 

Il fatto è che mi immagino che le forze dell'ordine, abituate a vedere fatto del genere, un po' a naso riescono a capire quando arriva una persona che si sta costituendo per aver commesso un reato e quando invece arriva uno un po' svitato. Però è vero che dal testo non si capisce bene. 

 

Grazie per aver letto il racconto e aver condiviso  le tue idee:rosa:, molto utili per me. 

 

Talia 

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