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Tonino123

Insoddisfazione

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Commento

Buongiorno, provo a condividere un incipit. Grazie a chi vorrà leggero e/o commentarlo!

 

La vita mi andava a noia. Non riuscivo a capire quale fosse il problema, ogni santa sera prima di dormire sentivo un vuoto enorme. Insoddisfazione supponevo. Non riuscivo a riempire quella voragine dentro di me, e quella era solo la punta dell’iceberg. Ero giovane, tutti continuavano a ripetermi che avrei dovuto avere il mondo ai miei piedi, eppure l’unica cosa che sentivo era quel vuoto e le emozioni diventavano sempre più sfumate o alterate. Temevo di arrivare al momento in cui tutto si sarebbe semplicemente dissolto e io sarei rimasto nel nulla a vagare.

Forse dovrei andare per gradi, così potrete capire bene cosa intendo, quindi iniziamo da capo, mi presenterò e farò tutto come si deve. Quantomeno ci proverò. Il mio nome è Nicola Manfredi e sono tante cose, uno studente universitario fuoricorso, un fidanzato, un fratello, un figlio ed un omicida alienato.

 Si beh, questo lo vedrete dopo. Andiamo con ordine e torniamo al 22 maggio, il mio 26esimo compleanno. Come ogni anno i miei genitori avevano organizzato una cena nella villetta di famiglia in collina, la casa in cui sono cresciuto. Mio padre l’ha fatta edificare come piace a lui, giardinetto di alberi da frutta, vista sul mare, ampia sala da pranzo dove il marmo fa da padrone. Quella sera l’idea di doverci trascorrere qualche ora mi nauseava.

 

L’unica differenza quell’anno doveva essere l’assenza di Noemi, a Sidney ad imparare l’inglese. Almeno così diceva lei, io ero certo se la stesse spassando com’era solita fare. In ogni caso la invidiavo, nessuno avrebbe obbligato mia sorella ad una serata a ricevere domande scomode ascoltando in imbarazzo “Tanti auguri a te” in imbarazzo.

La cena mi sembrava così irreale mentre seduto a capotavola vedevo tutti così felici, la mia ragazza sorridente, mia madre compiaciuta del pasto che lei stessa aveva cucinato. Mio padre a nascondere insieme a mio fratello la torta in frigo, convinti che sarebbe stata una sorpresa. E poi tutti intenti a riempirmi di complimenti, auguri e regali che non desideravo. Forse semplicemente non sentivo di meritare.

 

Tutto era così vuoto, senza senso, anche Laura. Dio, Laura, dovrei scrivere venti pagine solo su di lei, è il prototipo della ragazza perfetta, laureata in lettere, colta, di media intelligenza, rispettosa, con un bel viso e belle gambe. Poco più giovane di me ma più saggia e decisamente più allegra.

Cosa avrei potuto volere di più? Anche a letto non se la cavava male devo ammetterlo, a me non bastava più però. Beh a dir la verità non credo che il problema fosse lei, la mia insoddisfazione era più viscerale, nasceva da dentro il mio petto e invischiava tutto. È stato quello il giorno in cui ho capito che qualcosa davvero non andava in me, più li vedevo gioire più sentivo la rabbia montare. D’un tratto, senza dire nulla, mi alzai ed uscii dal salotto andandomi a sedere solo in giardino.

La panca in marmo bianco era fredda, nonostante mancasse ormai poco all’estate, umida e macchiata. Non mi interessava, la vista da lì era stupenda, mio padre ci era riuscito. Era uno di quegli uomini che dal nulla creano una vita agiata, comoda e ricca per la propria famiglia. Non sarei mai riuscito ad essere come lui. Non lo avrei ammesso con nessuno ma riuscivo a sentirmi solo un perdente. Nonostante tutto ciò, non riuscivo a trovare la forza di cambiare.

 

 

PS. Si Scoprirà più avanti nel racconto che quello che avete letto è un "resoconto" particolare, scritto dal protagonista stesso.

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Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Commento

Buongiorno, provo a condividere un incipit. Grazie a chi vorrà leggero e/o commentarlo!

 

La vita mi andava a noia. Non riuscivo a capire quale fosse il problema, ogni santa sera prima di dormire sentivo un vuoto enorme. Insoddisfazione supponevo. Non riuscivo a riempire quella voragine dentro di me, e quella era solo la punta dell’iceberg. Ero giovane, tutti continuavano a ripetermi che avrei dovuto avere il mondo ai miei piedi, eppure l’unica cosa che sentivo era quel vuoto e le emozioni diventavano sempre più sfumate o alterate. Temevo di arrivare al momento in cui tutto si sarebbe semplicemente dissolto e io sarei rimasto nel nulla a vagare.

Forse dovrei andare per gradi, così potrete capire bene cosa intendo, quindi iniziamo da capo, mi presenterò e farò tutto come si deve. Quantomeno ci proverò. Il mio nome è Nicola Manfredi e sono tante cose, uno studente universitario fuoricorso, un fidanzato, un fratello, un figlio ed un omicida alienato.

mi piace come lanci la pietra in un contesto stagnante di "noia", son balzata sulla sedia! :-)

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

 Si beh, questo lo vedrete dopo. Andiamo con ordine e torniamo al 22 maggio, il mio 26esimo compleanno. Come ogni anno i miei genitori avevano organizzato una cena nella villetta di famiglia in collina, la casa in cui sono cresciuto. Mio padre l’ha fatta edificare come piace a lui, giardinetto di alberi da frutta, vista sul mare, ampia sala da pranzo dove il marmo fa da padrone. Quella sera l’idea di doverci trascorrere qualche ora mi nauseava.

personalmente mi soffermerei di più sulla casa un pò stereotipata, mi sembra importante per far risaltare l'assurdità del protagonista. Non gli manca niente, tutto in regola, e lui uccide.

L’unica differenza quell’anno doveva essere l’assenza di Noemi, a Sidney ad imparare l’inglese. Almeno così diceva lei, io ero certo se la stesse spassando com’era solita fare. In ogni caso la invidiavo, nessuno avrebbe obbligato mia sorella ad una serata a ricevere domande scomode ascoltando in imbarazzo “Tanti auguri a te” in imbarazzo.

ne toglierei uno. Dopo sorella metterei una virgola o un "e"

La cena mi sembrava così irreale mentre seduto a capotavola vedevo tutti così felici, la mia ragazza sorridente, mia madre compiaciuta del pasto che lei stessa aveva cucinato. Mio padre a nascondere insieme a mio fratello la torta in frigo, convinti che sarebbe stata una sorpresa. E poi tutti intenti a riempirmi di complimenti, auguri e regali che non desideravo. Forse semplicemente non sentivo di meritare.

dopo felici metterei due punti.

Tutto era così vuoto, senza senso, anche Laura. Dio, Laura, dovrei scrivere venti pagine solo su di lei, è il prototipo della ragazza perfetta, laureata in lettere, colta, di media intelligenza, rispettosa, con un bel viso e belle gambe. Poco più giovane di me ma più saggia e decisamente più allegra.

Cosa avrei potuto volere di più? Anche a letto non se la cavava male devo ammetterlo, a me non bastava più però. Beh a dir la verità non credo che il problema fosse lei, la mia insoddisfazione era più viscerale, nasceva da dentro il mio petto e invischiava tutto. È stato quello il giorno in cui ho capito che qualcosa davvero non andava in me, più li vedevo gioire più sentivo la rabbia montare. D’un tratto, senza dire nulla, mi alzai ed uscii dal salotto andandomi a sedere solo in giardino.

anche qui userei più immagini per la famiglia, la fidanzata e la torta. Lui è giustamente spento ma potrebbe mostrare già qualche segno di disgusto per la scenetta. 

La panca in marmo bianco era fredda, nonostante mancasse ormai poco all’estate, umida e macchiata. Non mi interessava, la vista da lì era stupenda, mio padre ci era riuscito. Era uno di quegli uomini che dal nulla creano una vita agiata, comoda e ricca per la propria famiglia. Non sarei mai riuscito ad essere come lui. Non lo avrei ammesso con nessuno ma riuscivo a sentirmi solo un perdente. Nonostante tutto ciò, non riuscivo a trovare la forza di cambiare.

 

 

PS. Si Scoprirà più avanti nel racconto che quello che avete letto è un "resoconto" particolare, scritto dal protagonista stesso.

Nell'insieme mi piace, mi viene da leggerlo con voce monotona ma me lo immagino così, morto dentro. Forse ci lavorerei ancora un po', mi sembra ancora un pò un'idea che ti è venuta ma va poi elaborata un pò di più. in fondo è un personaggio molto "originale" , non è semplice. Potrei pensare che una persona così vuota usi frasi molto brevi: non riesce col pensiero a costruire qualcosa di complesso, c'è troppo vuoto in lui; immagino che, alla fine, solo l'omicidio gli dia emozioni. Oppure che trapeli in mezzo alla monotonia un tratto carico di disprezzo ed invidia più accentuato. Sarebbero le uniche emozioni che prova e a cui si può aggrappare per sentirsi vivo. Sostanzialmente se arriverà ad uccidere ci dovrà essere della rabbia. A meno che, il protagonista non uccida per sbaglio nel proseguo.

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@leopard Grazie davvero per il tuo commento. Lo gradisco molto.

L'idea di base è seguire questo ragazzo nel suo vortice verso una malattia mentale. Nel romanzo breve ci sono diversi indizi per il lettore, in queste 3500 battute credo l'unico sia l'età tipica d'esordio per alcuni disturbi. Non l'ho ancora revisionato bene e in effetti c'è qualche refuso

6 minuti fa, leopard ha scritto:

e ascoltando in imbarazzo “Tanti auguri a te” in imbarazzo.

tipo questo che mi hai fatto notare :)   o ad esempio i due punti che mi indicavi poco avanti. Sono abbastanza perfezionista quando scrivo ma poi non riesco a riguardare un testo finché non è completamente finito. Quindi, in pratica, questa che ho condiviso è una prima scrittura ritoccata subito prima di condividerla qui. :grat:

Si, diciamo che l'idea di base è stupire spesso il lettore con i rapidi cambi di umore del protagonista. Qui c'è questo vuoto un po' depressivo, più avanti ci saranno ossessioni, deliri e allucinazioni. Voglio però che il tutto resti un po' banale ecco, almeno nella parte iniziale, per dare l'idea che può capitare a tutti.

25 minuti fa, leopard ha scritto:

con voce monotona ma me lo immagino così, morto dentro

Si, giusto così. Quello che mi viene più difficile è coordinare le parti di "vuoto" con quelle "ossessive", nelle quali cerco di riempire il testo di sensazioni anche caotiche.

Mi sto impegnando molto in questo lavoro, fino ad ora mi sono sempre dedicato a protagonisti più abbordabili. Questo è una sfida che mi sono lanciato due o tre anni fa e solo da qualche settimana ho preso sul serio. Ho sempre paura di sbagliare tutto. :rotol:

 

Mi è sembrato giusto aggiungere qualcosa sul testo in generale, anche per dare un'idea di insieme ecco. Spero di non essere stato pedante. :facepalm:

 

Farò tesoro dei tuoi consigli, probabilmente svilupparò su questi:

31 minuti fa, leopard ha scritto:

personalmente mi soffermerei di più sulla casa un pò stereotipata, mi sembra importante per far risaltare l'assurdità del protagonista. Non gli manca niente, tutto in regola, e lui uccide.

30 minuti fa, leopard ha scritto:

anche qui userei più immagini per la famiglia, la fidanzata e la torta

Ma sono contento di aver trasmesso quello che dovevo. :)  L'incipit è sempre un po' un'incognita!

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23 minuti fa, Tonino123 ha scritto:

Si, diciamo che l'idea di base è stupire spesso il lettore con i rapidi cambi di umore del protagonista. Qui c'è questo vuoto un po' depressivo, più avanti ci saranno ossessioni, deliri e allucinazioni. Voglio però che il tutto resti un po' banale ecco, almeno nella parte iniziale, per dare l'idea che può capitare a tutti.

potrebbe essere importante il ritmo, ma parlo più da psicologa che da scrittrice. E comunque anche per legare può essere utile mostrare sempre un po' tutti gli elementi e poi evidenziarne uno. Per esempio anche nello stato depressivo ci possono essere immagini di odio. O ossessione.

 

- mia madre compiaciuta del pasto che lei stessa aveva cucinato. Mio padre a nascondere insieme a mio fratello la torta in frigo, convinti che sarebbe stata una sorpresa. Tanto un sorpresa che sapevo già che sarebbe stata la solita torta con le candeline blu, con piccole rosse trasversali, in fila per 4, su quella melma di panna, comprata da XX, la più prestigiosa pasticceria della città- da qui potresti attaccare: 1)già, quella panna schifosa, avrei voluto lanciare la torta in faccia a mio padre (rabbia) oppure: 2)pasticceria tutta a righine rosa e gialle come il disegno della torta, con 17 sgabelli ecc. Giusto per fare un esempio. E' anche corretto,  pensare che alcuni tratti del carattere siano meno sollecitati o repressi ma sempre presenti

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oppure non cambi umore perchè non è ancora il momento ma lasci sempre qualche richiamo agli altri stati d'animo così  lo delinei meglio nel suo percorso di follia.

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Innanzitutto grazie ancora per l'interessamento e per i commenti, mi sono d'aiuto.

6 minuti fa, leopard ha scritto:

Tanto un sorpresa che sapevo già che sarebbe stata la solita torta con le candeline blu, con piccole rosse trasversali, in fila per 4, su quella melma di panna, comprata da XX, la più prestigiosa pasticceria della città- da qui potresti attaccare: 1)già, quella panna schifosa

Si, questo posso sicuramente aggiungerlo (metto un appunto). Il giorno dopo comunque c'è una scena in cui il protagonista mangia da solo gli avanzi della torta ed è un'occasione per rivangare l'invidia verso la sorella "Dalla nascita mi sono dovuto adattare ai suoi gusti. Tipico a casa mia, torta sua? Gusti suoi. Torta mia? Gusti suoi". Già da ora però in effetti ci potrebbe stare una maggior descrizione di questa sensazione di nausea.

Sai il fatto è che sono solo 3500 battiture, quindi una goccia nel mare, ma essendo l'incipit è importante per me che ci sia un assaggio dell'intera opera. I tuoi consigli sono davvero preziosi, a maggior ragione se sono dati:

14 minuti fa, leopard ha scritto:

più da psicologa che da scrittrice

Non è mia intenzione ovviamente creare un'opera didascalica, non ne sarei capace, vorrei però essere più vicino possibile alla credibilità mantenendo interessante la storia romanzata. Vorrei che il lettore, anche solo per un attimo, riuscisse ad entrare nell' "incubo" del protagonista. Ripeto, qui siamo nelle prime due pagine, siamo in una situazione "quasi normale", e quindi si capisce poco... Magari tra qualche giorno condividerò un altro frammento più centrale. Se vorrai commentare anche quello per me sarà un piacere! :)

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8 ore fa, Tonino123 ha scritto:

Innanzitutto grazie ancora per l'interessamento e per i commenti, mi sono d'aiuto.

Si, questo posso sicuramente aggiungerlo (metto un appunto). Il giorno dopo comunque c'è una scena in cui il protagonista mangia da solo gli avanzi della torta ed è un'occasione per rivangare l'invidia verso la sorella "Dalla nascita mi sono dovuto adattare ai suoi gusti. Tipico a casa mia, torta sua? Gusti suoi. Torta mia? Gusti suoi". Già da ora però in effetti ci potrebbe stare una maggior descrizione di questa sensazione di nausea.

Sai il fatto è che sono solo 3500 battiture, quindi una goccia nel mare, ma essendo l'incipit è importante per me che ci sia un assaggio dell'intera opera. I tuoi consigli sono davvero preziosi, a maggior ragione se sono dati:

Non è mia intenzione ovviamente creare un'opera didascalica, non ne sarei capace, vorrei però essere più vicino possibile alla credibilità mantenendo interessante la storia romanzata. Vorrei che il lettore, anche solo per un attimo, riuscisse ad entrare nell' "incubo" del protagonista. Ripeto, qui siamo nelle prime due pagine, siamo in una situazione "quasi normale", e quindi si capisce poco... Magari tra qualche giorno condividerò un altro frammento più centrale. Se vorrai commentare anche quello per me sarà un piacere! :)

certo! Volentieri! :-)

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Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Grazie a chi vorrà leggero e/o commentarlo!

Raccolgo l'invito ;).

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Insoddisfazione supponevo

virgola nel mezzo: se leggi a voce alta devi sentire la pausa, anche lunga, dopo "insoddisfazione"

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Non riuscivo a riempire quella voragine dentro di me, e quella era solo la punta dell’iceberg.

ripetizione pesante e inutile, tanto più che un rigo dopo arriva anche un "quel" (i dimostrativi inutili sono dannosi quasi quanto i possessivi inutili).  Puoi risolvere facilmente scrivendo:

Non riuscivo a riempire quella voragine dentro di me ed era solo la punta dell'iceberg  oppure, con stile più ricercato:  Non riuscivo a riempire quella voragine dentro di me e altro non era che la punta dell'iceberg

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Non riuscivo a capire quale fosse il problema, ogni santa sera prima di dormire sentivo un vuoto enorme. Insoddisfazione supponevo. Non riuscivo a riempire quella voragine

Due frasi consecutive che iniziano con l'identica espressione non sono il massimo

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Ero giovane, tutti continuavano a ripetermi che

in tutto il frammento usi solo punti fermi e virgole; due punti e punto e virgola sono un po' bistrattati nella narrativa contemporanea, ma sono ancora utilissimi.  Qui, per esempio, dopo "giovane" si coglie l'esigenza di un segno d'interpunzione più marcato.

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

e io sarei rimasto nel nulla a vagare

a vagare nel nulla

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Forse dovrei andare per gradi, così potrete capire bene

No, qui la sequenza dei modi verbali è sbagliata: come potremmo capire se tu decidessi di non andare per gradi?

O scrivi:  forse dovrei...  così potreste...

oppure scrivi:  andrò per gradi... così potrete...

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

quindi iniziamo da capo, mi presenterò e

due punti al posto della virgola

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Il mio nome è Nicola Manfredi e sono tante cose, uno studente universitario...

Qui i due punti al posto della virgola sono proprio obbligatori: stai spiegando al lettore tutto ciò che è Nicola Manfredi, quindi la lista va preceduta dai due punti

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

un figlio ed un omicida alienato

si continuerà a discutere per l'eternità sulle "d" eufoniche e sulla opportunità o meno di usarle quando non si verifica l'incontro tra vocali identiche.  È un fatto comunque che almeno il 90% degli editori le elimina in automatico, quindi tanto vale abituarsi a farlo anche nei propri manoscritti.  Te lo segnalo soltanto qui, ma ce ne sono altre.

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

il mio 26esimo

ventiseiesimo 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Mio padre l’ha fatta edificare come piace a lui,

la fece edificare come piaceva a lui,   

se il protagonista ha ventisei anni e ci è cresciuto, stiamo parlando di fatti avvenuti più di vent'anni prima: il passato prossimo è insufficiente in questo caso. 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

a Sidney ad imparare l’inglese

per

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

In ogni caso la invidiavo, nessuno avrebbe obbligato mia sorella ad una serata a ricevere domande scomode ascoltando in imbarazzo “Tanti auguri a te” in imbarazzo.

Refuso a parte, questa frase mi sembra piuttosto sconclusionata.

Obbligare a regge un infinito, non un sostantivo.  Sul resto ci si può lavorare; ti propongo:

In ogni caso la invidiavo: nessuno l'avrebbe costretta a partecipare a una serata in cui sarebbero fioccate domande scomode e i ripetuti ritornelli di auguri l'avrebbero messa in imbarazzo.

Non è che una delle tante soluzioni possibili.  Io opterei per una struttura più semplice, per esempio:

In ogni caso la invidiavo: avrebbe evitato gli imbarazzanti ritornelli augurali e le domande scomode che certo non sarebbero mancate.

Vedi tu.

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

mentre seduto a capotavola vedevo tutti

non li vede, li osserva.

Vedere è un semplice atto fisico che si ottiene aprendo gli occhi, lui ne studia i movimenti e gli atteggiamenti.  Cerca di scegliere sempre il vocabolo più specifico, per dare vivacità e spessore alla narrazione.

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

con un bel viso e belle gambe.

altro esempio di come lavorare sulla scelta dei vocaboli: l'aggettivo "bello" è da evitare come la peste, perché non qualifica nulla come  brutto, grande, grosso...  Sono troppo generici e si basano sull'esperienza di chi scrive, che può non essere condivisa da chi legge.  Tu scrivi "belle gambe" e io posso solo provare a immaginare cosa siano delle belle gambe per me, senza avere idea se corrispondano a quelle che tu mi vorresti mostrare: magari io me le figuro sode e ben tornite, ma con i polpacci esili, e la ragazza in questione è una campionessa di pallacanestro e ha gambe altissime e muscolose...    Scegli degli aggettivi che mi facciano capire com'è fatta, se vuoi coinvolgermi nella narrazione: alte, slanciate, sode, muscolose, filiformi...

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

una vita agiata, comoda e ricca

altra cosa: non sbrodolare gli aggettivi, di solito uno è sufficiente.  Mi dici "agiata" e io già capisco, gli altri due sono inutili.

 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Non sarei mai riuscito ad essere come lui. Non lo avrei ammesso con nessuno ma riuscivo a sentirmi solo un perdente. Nonostante tutto ciò, non riuscivo a trovare la forza di cambiare.

spero che tu riesca almeno a trovare dei sinonimi ;).

 

Sono stato forse un po' pignolo, ma dal momento che questo è un incipit volevo suggerirti degli strumenti utili nel prosieguo del romanzo: una ricerca dei vocaboli più pregnanti è essenziale per la riuscita del testo e per attrarre l'interesse del lettore.  E poi, quando pensi che tutto sia perfetto, rileggi a voce alta.  È un esercizio fondamentale per scoprire ripetizioni, errori di punteggiatura, frasi che non sono fluide...

Buon lavoro.

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Sono nuovo di qui, e sto dando un'occhiata ai vari testi. Il tuo mi è piaciuto. Scorre bene, e mentre leggevo visualizzavo bene i dettagli. Ho notato un paio di refusi, ma quelli ti sono già stati segnalati da chi mi ha preceduto. Aspetto di leggere il resto, se lo pubblicherai qui o altrove, sul forum. Un saluto

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Il 24/12/2019 alle 12:54, Marcello ha scritto:

Raccolgo l'invito ;).

Grazie mille, apprezzo il tempo che hai speso :) I tuoi suggerimenti sono molto utili!

 

Il 24/12/2019 alle 12:54, Marcello ha scritto:

ripetizione pesante e inutile, (...)Due frasi consecutive che iniziano con l'identica espressione non sono il massimo

 

Queste erano volute in origine, però in effetti se non sono molto apprezzabili da chi legge le rivaluterò :)

Il 24/12/2019 alle 12:54, Marcello ha scritto:

ventiseiesimo 

Questa non ho idea di come mi sia sfuggita. 26esimo è orrendo da scrivere.

 

Il 24/12/2019 alle 12:54, Marcello ha scritto:

altro esempio di come lavorare sulla scelta dei vocaboli: l'aggettivo "bello" è da evitare come la peste, 

In linea di massima sono d'accordo, in questo caso cercavo di mostrare più la psicologia dell'io narrante. Ho usato due modi di dire banali (tra gli altri) per mostrare cosa per lui è "il prototipo di una ragazza perfetta". Per illustrare il personaggio di "Laura" nelle pagine successive sono stato più attento, giuro! :angelo:

 

Il 24/12/2019 alle 12:54, Marcello ha scritto:

in tutto il frammento usi solo punti fermi e virgole

Mea culpa, mi sarò involontariamente rifugiato nella punteggiatura più semplice. Farò più attenzione nella revisione completa !

 

Il 24/12/2019 alle 12:54, Marcello ha scritto:

Sono stato forse un po' pignolo, ma dal momento che questo è un incipit volevo suggerirti degli strumenti utili nel prosieguo del romanzo: una ricerca dei vocaboli più pregnanti è essenziale per la riuscita del testo e per attrarre l'interesse del lettore.  E poi, quando pensi che tutto sia perfetto, rileggi a voce alta.  È un esercizio fondamentale per scoprire ripetizioni, errori di punteggiatura, frasi che non sono fluide...

Buon lavoro.

Grazie mille di nuovo, sei stato gentilissimo ed il tuo commento utilissimo!

 

Il 24/12/2019 alle 20:56, Driupen ha scritto:

. Il tuo mi è piaciuto. Scorre bene, e mentre leggevo visualizzavo bene i dettagli. Ho

Grazie mille, anche i commenti brevi sono molto importanti per me.

Sapere che quello che scrivo piace è un ottimo motivo per portare avanti il mio lavoro! :)

 

Il 24/12/2019 alle 20:56, Driupen ha scritto:

Aspetto di leggere il resto, se lo pubblicherai qui o altrove, sul forum.

Questo è l'incipit di un romanzo breve che ho terminato da poco, mi sto prendendo del tempo prima di revisionarlo integralmente. Vediamo cosa ne uscirà, poi certamente ne pubblicherò qualche altro estratto e mi farà molto piacere se vorrai leggerlo!

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1 ora fa, Tonino123 ha scritto:

Grazie mille di nuovo, sei stato gentilissimo ed il tuo commento utilissimo!

:rosa:Ne sono felice.

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Il 24/12/2019 alle 12:54, Marcello ha scritto:
Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Insoddisfazione supponevo

virgola nel mezzo: se leggi a voce alta devi sentire la pausa, anche lunga, dopo "insoddisfazione"

Poffarbacco!

Anche a me manca la virgola. E, a quanto pare, pure al magister...  ^^

 

@Tonino123 , 

Il 24/12/2019 alle 12:54, Marcello ha scritto:

Sono stato forse un po' pignolo

Aggiungerò alla pignoleria di @Marcello una ulteriore criticuzza: troppi imperfetti, che mi ricordano il celeberrimo «Era una notte buia e tempestosa». Celeberrimo e... antico!

https://whenwetalkaboutbooks.blogspot.com/2015/09/i-dieci-migliori-incipit-che-abbia-letto.html)

 

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L'abbozzo di storia c'è: omicidi incombenti, contesto familiare e personaggi da esplorare, una fidanzata.

 

Lo stile l'ho trovato piuttosto piatto, forse è voluto per rappresentare un protagonista "normale" che poi farà cose inaspettate?

 

Alcune osservazioni più specifiche:

 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Insoddisfazione supponevo.

una virgola?

 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

sono tante cose, uno studente universitario fuoricorso, un fidanzato, un fratello, un figlio ed un omicida alienato

bene, l'ultima qualifica ci dà un annuncio che ci incuriosisce. Le precedenti ti danno l'occasione per esplorare altri ambiti.
 

 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

ad imparare

la "d" di "ad" ci dovrebbe andare solo se la vocale iniziale della parola successiva è una "a".

 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

nessuno avrebbe obbligato mia sorella ad una serata a ricevere domande scomode ascoltando in imbarazzo “Tanti auguri a te” in imbarazzo.

già detto per "ad", "in imbarazzo" è raddoppiato (non hai riletto?), se non dici altro su questa sorella non si capisce il senso delle potenziali domande "scomode".

 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Mio padre a nascondere insieme a mio fratello la torta in frigo, convinti che sarebbe stata una sorpresa

è esplicitamente una festa di compleanno, come una torta può essere una sorpresa?
 

 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

Anche a letto non se la cavava male devo ammetterlo

suggerirei una virgola, e "a letto non se la cavava male" non è un clichè banalotto?

 

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

È stato quello il giorno in cui ho capito che qualcosa davvero non andava in me, più li vedevo gioire più sentivo la rabbia montare. D’un tratto, senza dire nulla, mi alzai ed uscii dal salotto andandomi a sedere solo in giardino.

 

imperfetto, passato prossimo e passato remoto... ti tocca decidere dove vuoi stare. Per "ed" vale quanto detto sopra per "ad".

Il 24/11/2019 alle 14:07, Tonino123 ha scritto:

La panca in marmo bianco era fredda, nonostante mancasse ormai poco all’estate, umida e macchiata

che manchi poco all'estate - mi pare siamo a maggio, di sera - non mi sembra una contraddizione rispetto al fatto che la panca, di marmo, sia fredda. Inoltre, le panche sono di legno, per il marmo direi sedile o altro.
"Fredda, umida, macchiata": ben tre aggettivi. Lascerei "umida", che a suo modo può comprendere "fredda", mentre "macchiata" mi pare proprio superfluo rispetto al contesto, a meno che non abbia qualche significato rispetto all'omicida.

 

Mi sarebbe piaciuto leggere di qualche "azione" del protagonista che sugerisse gli stati d'animo, il solo sedersi da solo a guardare il mare mi è sembrato poco.

 

Nel complesso, è un inizio che denota che tu abbia una visione di come proseguirai. Sarà impegnativo caratterizzare un personaggio così, bella sfida, auguri!

 

Stefano

 



 

 



 

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Ciao Stefano, grazie per il tuo tempo e per il commento!

 

14 ore fa, Stevesteve ha scritto:

a letto non se la cavava male" non è un clichè banalotto?

Sì, come dicevo prima, quella parte non è utile a descrivere la ragazza ma il protagonista stesso. Volevo dare l'idea della banalità della sua visione di "ragazza perfetta". :)

 

14 ore fa, Stevesteve ha scritto:

imperfetto, passato prossimo e passato remoto..

Eh sì, nella parte iniziale tentavo di dare un'impostazione un po' colloquiale. Mi sa che mi è riuscito male!

14 ore fa, Stevesteve ha scritto:

Sarà impegnativo caratterizzare un personaggio così, bella sfida, auguri!

Grazie, per adesso ho finito la prima stesura. Ci sono delle parti da modificare ed altre da riscrivere, magari tra qualche settimana metterò un altro frammento.

 

Grazie ancora, farò tesoro dei tuoi consigli :)

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