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Eleuterio

[LP 6] Vegliardo.

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Traccia 1: la paura.

 

 


Vegliardo.

 

Vegliardo, cosa cerchi? Vedo solo

un’adolescenza sconsacrata e fiori

divelti dalla luce che avviluppi

al pube, mentre soffoco ingerendo

polvere di anemia esistenziale:

le vene che serpeggiano su queste

braccia ora t’appartengono. Vegliardo

mi duole l’utero a sentirti dentro

queste ossa querule, dentro quest’arte

spezzata come il sospiro che covo

e poi divulgo al mondo quando erompo

in clangore. Vegliardo, cosa cerchi

in questo tempio flesso?

Me stesso. E tu? L’abbraccio

sempre temuto: tomba.

 

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Ciao @Eleuterio, in genere amo poco le parole ricercate, ma qui è diverso. Intanto, sono inserite in un registro confidenziale e questo avvicina anziché allontanare. Poi, scendono quasi naturalmente e si incastrano perfettamente con i suoni di ogni verso. Non hanno niente di forzato o di manieristico. Ho adorato 'clangore'. Ha una sua fisicità. E 'vegliardo'. Contrariamente alle parole ricercate, sono sempre molto attratta dalle definizioni e qui ce n'è una molto buona:

13 ore fa, Eleuterio ha scritto:

polvere di anemia esistenziale

Hai trattato il tema della morte, lo stesso che ho affrontato io, in modo completamente diverso. Intimo. Ne hai fatto un dialogo con un'ombra, un vegliardo. Funziona. Alcune parti vanno rilette più volte per venirne a capo, ma non importa. Dover rileggere spesso è un bene.

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@Elisa Audino Ti ringrazio molto, davvero: il manierismo, con me, è sempre dietro l'angolo e scrivere in questo modo è stato un tuffo nel passato. Mi sono allontanato dalla retorica in questo periodo, o, meglio, me ne sono dovuto allontanare. Scrivere così è stato come immergersi in qualcosa che si conosce e si teme allo stesso tempo. Non so. Ammetto che il tema della morte è giunto alla fine, perché inizialmente il testo doveva parlare di qualcos'altro che non specifico, perché non vorrei suonasse come un modo di proteggersi agli occhi dei giudici. Chissà.

 

 

 

 

 

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@Edu

 

Grazie, grazie davvero! Ammetto che, come precisato, questo stile mi appartiene poco in questo periodo, però si adeguava alla traccia. Chissà.

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@Roberto Ballardini

 

Andando oltre il fatto che non mi fa taggare, o che sono io incapace di farlo, ti ringrazio! Diciamo che "anemia esistenziale" mi girava in testa da un po', così ho provato a inserirlo in connessione con le vene, che contengono sangue. Una sorta di contrapposizione. Non so: ultimamente il dubbio è sempre dietro l'angolo e io sono tornato a cercarmi a livello lirico. Chissà. Grazie.

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Ciao @Eleuterio,

La tua poesia ha I toni cupi della resa. Notevole il linguaggio e la scelta degli a capo nei versi. Lasciano tutti a fiato sospeso perché troncati in punti in cui verrebbe naturale proseguire con la lettura, ad esempio tra aggettivo e sostantivo. Questo effetto, sicuramente cercato e voluto, è molto efficace nel rendere il senso di soffocamento dell'uomo chiuso nella bara. 

 

La chiusa è decisamente angosciante e tremenda (nel senso buono). 

 

Una poesia davvero interessante sia per forma che per contenuto. 

 

Talia 

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@Talia

 

Ti ringrazio, davvero. Ammetto che l'effetto è stato ricercato dal sesto verso in poi: inizialmente mi suonava molto innaturale, a tal punto che ho tentato di connetterlo anche a livello esplicito con "arte spezzata", che è una sorta di sineddoche in riferimento al verso, per l'appunto, spezzettato dai continui enjambement. Un modo per salvarsi all'ultimo, diciamo così.:P Grazie ancora!

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Ciao @Eleuterio.

 

Inizialmente ho fatto difficoltà a leggere la poesia. Intanto perché gli endecasillabi  non seguendo uno schema ritmico preciso, accentuavano i continui enjambement e il lessico diciamo poco colloquiale. Anche i settenari finali, che dovrebbero essere versi più sciolti, paiono più lunghi di quel che sono con la stessa tecnica di prima. Dopo la seconda lettura sono riuscito a concentrarmi sul testo e ho inquadrato nel senso che hai voluto dare allo stesso con le scelte stilistiche.

Essenzialmente la paura della morte viene affrontata in modo abbastanza disturbato, con immagini che suggeriscono il profano, un'intima violazione di sé stessi. Ci sono un po' tutti i temi che ricollego alla morte, la ricerca di sé stessi, il giudizio e il giudicato. Molte espressioni sono abbastanza difficili da interpretare ma credo che nell'ottica della poesia vada bene così, lasciano un po' di mistero.

Buona prova. 

 

Un saluto, 

Johnny P. 

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Come in certe poesie di Anglares, per godere appieno della tua ricorro alle arti figurative. Il tuo scrivere, meno criptico di precedenti tuoi componimenti, mi ha fatto pensare allo stesso tempo al decadentismo preraffaellita (e fiori divelti dalla luce che avviluppi al pube) e alla corposa materialità di Caravaggio (le vene che serpeggiano su queste braccia); il ricorrere del termine "vegliardo", che non significa solo vecchio, ma "venerando", conferisce alla figura un senso di sacralità, che permane e si allarga su tutti i versi nonostante l'interlocutore tenti di "desacralizzarla" (per esempio quando lo ridicolizza notando i fiori con cui cerca di abbellire le pudenda senili). Vorrei comprendere bene come è strutturato il dialogo tra i due protagonisti: mi pare di capire che chi pone la domanda (un giovane, forse) parla sino a "tempio flesso", e che il vecchio pronuncia pochissime parole: Me stesso. E tu? Se è così,  la risposta del vecchio è fenomenale: se a "tempio" diamo il valore biblico di "corpo", la risposta secca è pregna di significati. Non solo: si fortifica ulteriormente se paragonata a quella dell'interlocutore, che vede solo la tomba. Ti commento per la prima volta ma ti ho sempre letto, @Eleuterio: secondo me è la tua prova migliore. Grazie e un saluto.

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Ciao @Eleuterio questa tua pregevole poesia mi ha fatto pensare a un dialogo fra due io contrapposti. Uno ancora giovane che vede l'altro se stesso vecchio quasi come un fastidioso intruso. L'io giovane è ancora pieno di vitalità gli duole l'utero sente ancora la necessità di divulgare l'arte ma le ossa sono querule il corpo pronto a morire. 

Saluti,

 

Mirko

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Ciao @Eleuterio, ho letto diverse volte la tua poesia prima di poterla apprezzare pienamente. Secondo me, dopo averla lasciata decantare, quel pizzico di mistero che si crea nel corso della lettura diventa uno dei pregi di questo componimento. 

L'etimologia del termine vegliardo credo che sia il punto da cui partire per la comprensione del testo. La ricerca dell'io, la rabbia, la resa e la paura non sono che le facce della stessa medaglia. Si lancia la moneta e si attende per vedere da che parte cade.

Perdonerai questa mia strampalata interpretazione, vero? :D

Complementi!

 

 

 

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