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Marco Scaldini

Acquisto dei libri di piccoli editori

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Un grosso problema dei piccoli editori è che non sono esposti. Non stanno a scaffale.

Il mio romanzo, se lo ordini, arriva in un giorno ma, se fosse esposto, venderebbe qualcosina in più perché la copertina è bella, la grafica curata e la quarta di copertina incuriosisce abbastanza.

La grossa differenza è tra le piccole CE (ad esempio Miraggi) che trovano la via dello scaffale e quelle che invece non la trovano.

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28 minuti fa, Ragno ha scritto:

li "scelgo" o alle fiere o su Facebook (ebbene sì: leggo gli estratti, leggo i loro post  e qualcuno mi attira

Haha! Pure io pesco tra gli amici FB!

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1 ora fa, Ragno ha scritto:

Un grosso problema dei piccoli editori è che non sono esposti. Non stanno a scaffale.

Il mio romanzo, se lo ordini, arriva in un giorno ma, se fosse esposto, venderebbe qualcosina in più perché la copertina è bella, la grafica curata e la quarta di copertina incuriosisce abbastanza.

Ne sono convinto anche io, solo su una cosa non sono d'accordo, sul "qualcosina". Secondo me, con una buona copertina e la visibilità ad armi pari con i big potresti rimanere sorpreso dal quantitativo straordinario di vendite. Ragazzi, se non vedi non compri. Se ci fosse l'adeguata visibilità per tutti, statene pur certi che molti snobboni e altolocati scrittori farebbero meglio a trovarsi un altro mestiere, ci metto la mano sul fuoco.

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2 ore fa, Folletto ha scritto:

Secondo me, con una buona copertina e la visibilità ad armi pari con i big potresti rimanere sorpreso dal quantitativo straordinario di vendite. 

Con i saggi le piccole, in effetti, ogni tanto fanno il botto. Lì veramente si parte alla pari. Il pubblico chiede l'argomento e compra l'argomento. 

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21 ore fa, Ospite ha scritto:

 

Sono libri che leggevo quando ero un ragazzo, e che oggi mi sono studiato e che mi hanno insegnato tanto. Se si vuole imparare come funziona lo storytelling moderno sono un must. Te la chiami letteratura di consumo, per me è fiction di fantascienza e fantasy con target YA. E' normale che siano semplici. E proprio perché semplici e basilari sono le basi da dove partire per imparare a scrivere.

Se si vuole diventare Eco, partendo da Eco, la vedo abbastanza dura.

 

la miglior scuola di scrittura è la lettura di Dickens. Ėjzenštejn, quando insegnava regia, diceva ai suoi studenti di imparare da Dickens l'arte della narrazione. Lo storytelling è marketing

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Non conosco l'arte dello storytelling (il suono della parola mi fa pensare ai tortennili).

:gnam:

 

3 ore fa, Max Friedmon ha scritto:

la miglior scuola di scrittura è la lettura di Dickens

Toglierei Dickens (avrei tolto qualsiasi altro autore) e aggiungerei la scrittura, perchè ci vuole anche la pratica, secondo me.

:forzuto:

 

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5 ore fa, Mister Frank ha scritto:

aggiungerei la scrittura, perchè ci vuole anche la pratica, secondo me.

È vero, se guardo al primo romanzo che ho scritto mi viene da ridere per lo stile acerbo.

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Il 20/11/2019 alle 10:42, Marco Scaldini ha scritto:

Diciamoci la verità: i primi colpevoli siamo noi stessi.

 

 E se verità sia, allora possiamo secondo me anche riconoscerne il suo ancestrale carattere, di storia che perde le sue origini nei millenni e si perpetua attraverso secoli e generazioni.

 

Ricordo ancora quando, da giovinetto e neoscrittore, acquistavo nei parchi libercoli stampati in copisteria da perfetti sconosciuti perché ci credevano davvero, così, per sostenerli, loro e quella che un tempo era considerabile "editoria indipendente/alternativa"...

 

Potrei riassumere come ho assistito agli "anni del decadimento", sfaldare sotto i miei occhi ogni più trasognata aspirazione; ma ugualmente, se dovessi pensarci su in maniera più approfondita, non credo sarei più tanto sicuro del "prima funzionava diversamente/meglio", forse ero solo io ad avere gli occhi puntati su una diversa prospettiva, dunque chissà quanti altri potrebbero dire che questi "anni anni di decadimento" già si erano realizzati prima ancora che nascessi...

 

Un libro è un fattore culturale ed al mutamento del suo assetto è legato. Idee comuni, poi, sussistono sino a un certo punto, poiché l'esperienza di lettura non è mai oggettiva, bensì personale.

 

Nei lettori è il potere di acquisto, che può decretare successo o oscuramento di un'opera... a livello di mercato tale potere viene indotto nel paradossale gioco del passaggio di responsabilità, dove il mercato dichiara di "produrre ciò che piace alla gente" e le persone affermano di "non poter acquistare altro da ciò che piace al mercato".

 

Non se ne esce fuori, così con una semplice rivoluzione... la verità è che certi (e direi molti) libri sono destinati all'oblio di pubblico, altri alla diffusione; a segnarne le sorti prescinde infine, al riscontro dell'analisi dei fatti, una valida stima logico-probabilistica sulla forma del loro contenuto.

 

In parole povere: belli o brutti che siano, scritti bene o male che siano, ciò che fa vendere o meno i libri sono logiche di mercato, mentre la stessa chiave del successo può sfuggire a questa legge.

 

Non si spiega in fin dei conti il vero perché un autore sia più famoso di un altro, se non addizionando all'espressione anche il valore "essere umano stesso", ossia tutti i principi di vita che lo compongono.

 

Caratteri, sentimenti, ideologie, istruzione e molto altro ancora convergono al creare le "scelte" della vita e non sempre tutti questi elementi sono in sintonia fra loro.

 

Non è detto che "vendere la nostra opera" faccia davvero al caso nostro; si sposi ossia con tutta una serie di ideologie che potrebbero entrare in serio contrasto con il corollario di attività e conseguenze che tale azione comporta.

 

In tutto questo, il nostro giudizio sulla qualità di un libro, pubblicato da questo o quell'altro editore, grande o piccolo che sia, conta davvero poco nel concetto matematico numerico delle vendite.

 

Ognuno ha le sue giustificazioni per non comprare o non pubblicare.

 

Non avverrà mai nessuna rivoluzione che potrebbe portare al cambiamento, se essa si basa sull'ideologia e lo "status quo" sui numeri: sono due campi semantici distinti.

 

Chi vuol capire capisca, che in fin dei conti, io proprio non ci ho capito niente se non che continuerà ad accadere quel che sempre è accaduto.

 

Almeno e ovviamente, a mia personale opinione sull'argomento.

 

Ciao!

 

 

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@AndC Ciao Andy :S

Provo a tradurre la tua poetica con un vile paragone prosaico:

tutti comprano la Barilla perché la trovano all'Esselunga e c'è il Federer che ravviva le feste offrendo pastasciutta alle signore.

La pasta fatta in casa della Pina magari è migliore. Ma la mangia solo lei, il marito, la cognata e i figli alla domenica. Magari la mangi anche tu, se ti invita.:)

 

 

 

 

 

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Il tema è: acquisto dei libri di piccoli editori. Ma leggendo le ultime conversazioni mi sembra che si stia andando un  pochino fuori tema, ma non importa, la discussione è comunque interessante.

A tal proposito dico la mia. Quindi per arrivare, bisogna seguire una scaletta forzata.

1) Saper scrivere: ma non è sufficiente.

2) Saper scrivere in modo geniale. Per esempio commuovendo, emozionare,  stupendo i lettore: ma non è sufficiente.

3) Arrivare a scaffale: ma non è sufficiente, si venderebbe solo qualche libro in più. Un chiaro esempio sono le fiere, chiedete al vostro editore, se manca l'autore il resoconto dei vostri libri.

4) Una buona e capillare pubblicità di un grosso editore: anche se il libro fa schifo, sicuramente arriverebbero chiarori di luna, figuriamoci se fosse una buona lettura.

5) Ora spazio con la fantasia. Un regista decide di farne un film: ed ecco che arriva il successo clamoroso, soprattutto se la pellicola piace.

6) E' vitale una cosa. in tutto questo frangente serve assolutamente lo sbattimento incessante e asfissiante dell'autore. Leggo su Facebook di un paio di amici autori che spaziano in ogni regione e fanno continue presentazioni o firma copie. Certo hanno tempo evidentemente, ma ci credono molto e si adoperano. Non solo, sono anche capaci di presentarsi nelle grosse librerie e presidiarle. Non è poco.

7) Ultimo punto è la fortuna. Senza la dea non si va da nessuna parte.

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