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Roberto Ballardini

La piuma rossa

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Questo racconto è stato il secondo o il terzo che ho postato tre anni fa, sul WD. Aveva alla base un concetto che per me era importante, ma una trama inesistente (e comunque espressa da cani) e personaggi completamente incolori. Ora, nel corso di questi tre anni, si è gradualmente vestito di storie, di storia e di immagini e spero possa piacere. :P

 

 

 

LA PIUMA ROSSA

 

Montana, 1881.

 

Raymond Berserc viene giù dalle montagne un paio di volte all’anno, sul finire dell’estate e dell’inverno. Porta pellicce e piccoli manufatti di legno intagliato, fa rifornimento di provviste, e in quelle occasioni si ferma regolarmente al bordello di madame Kupka.

Ha passato da poco i sessant’anni di vita. Più o meno. Non ha tenuto il conto, e si è dimenticato da tempo la data di nascita. Vive solo in una capanna fra i boschi, costruita con le sue mani. Malgrado la scarsa levatura intellettuale, Raymond è un uomo di pensiero. Gli piace pensare, capire, anche se alla logica delle cose ci arriva con l’istinto e non riuscirebbe mai a esprimere con le parole le deduzioni operate dalla sua mente.

Rifugge i cambiamenti, e in particolare la compagnia di una donna che per lui è sinonimo di imprevedibilità e problemi. Il desiderio sessuale, ormai, non è nemmeno particolarmente intenso. Nulla di cui non possa fare a meno, volendo. Se ancora visita il bordello, lo fa più che altro perché gli ricorda la gioventù, quando serviva nell’esercito in qualità di scout. Bei tempi, quelli. Quaranta, cinquanta, a volte anche cento uomini affamati di fica che entravano nelle città e facevano la fila nei postriboli, mentre la gente più rispettabile e timorata di Dio – uomini e donne - li guardavano come se venissero da un altro mondo o da un altro tempo.

      Raymond stava molto sulle sue, già allora, e non sempre condivideva volentieri il proprio corpo, però seguiva gli altri, un po’ per necessità biologica e un po’ per spirito di gruppo. Non ci teneva a essere considerato strano, ad attirare l’attenzione su di sé. Era sempre stato un introverso, in effetti, fin da ragazzino. Suo padre gli aveva insegnato a usare il fucile non appena era stato in grado di imbracciarlo, dopodiché lui aveva cominciato subito a salire in montagna per cacciare, piuttosto che giocare con i coetanei. La madre lo rimproverava in continuazione per quella sua indole solitaria e un giorno le aveva puntato il fucile addosso, per farle capire che era già un uomo e doveva lasciarlo in pace. La donna si era lamentata con il marito, spaventata, ma quello aveva guardato il ragazzo con orgoglio.

Al bordello, Raymond chiede sempre di Lorelai, un’irlandese minuta e gentile, allegra ed esuberante, e lei lo accoglie ogni volta come se fosse felice di vederlo, girandogli intorno al collo il serpente di piume rosse che richiama il colore dei capelli e fa da contrappunto al nero del corsetto, delle mutandine di pizzo, dei reggicalze, nonché al bianco delle cosce sottili e dei seni poco pronunciati. La chiamano Piuma rossa, ed è piuttosto conosciuta malgrado il corpo magro non possa competere con quello voluttuoso di altre colleghe più in carne, né con la freschezza di quelle più giovani. I clienti affezionati la cercano per la sua empatia, per la dolcezza che riesce a profondere in qualsiasi rapporto sessuale.

A pensarci bene, forse Raymond continua a venire al bordello anche per lei, per la stessa ragione per cui la Piuma rossa è ricercata da tutti gli altri attempati clienti, cioè la sensazione di essere ricordato e benvoluto, o illudersi di esserlo, dopo aver passato gli altri mesi dell’anno in solitudine.

La donna è di un decennio più giovane di lui, circa, e l’uomo ne è forse innamorato, in una certa misura. Come ci si innamora di un riflesso nella propria testa che non si vorrebbe mai offuscare, nella realtà. In ogni caso, non ha mai preso in considerazione l’eventualità di poter condividere con lei qualcosa di più di una scopata retribuita. È un uomo pratico, in fondo, e se anche gli passa una qualche fantasia per la testa, non è tipo da darle credito.

Raymond è piuttosto taciturno: non è uno di quegli uomini a cui piace parlare, né prima, né durante o dopo il sesso (ammesso e non concesso che esistano uomini di questo tipo). Per dirla tutta, ha ancora la villana abitudine di addormentarsi a cose fatte, e paga il doppio per non essere svegliato e buttato fuori dalla camera troppo presto. Lei è sempre discreta, gli si rannicchia vicino e gli concede volentieri tutto il tempo che gli spetta, e a volte anche qualcosa di più.

Lorelai ha sempre avuto un carattere solare, ma con il passare degli anni è diventata più chiacchierona. Raymond comincia a chiedersi se la crescente loquacità sia un fenomeno legato all’età che avanza anche per lei - e quindi ne siano oggetto tutti i suoi clienti - o se davvero abbia sviluppato nei suoi confronti una confidenza speciale.

Il loro rapporto, tanto sporadico quanto regolare, è diventato per il vecchio una piacevole ricorrenza, ma negli ultimi anni ha l’impressione di scivolare ogni volta nell’irritante ordinarietà di un matrimonio. Lorelai si comporta con lui sempre di meno come una puttana e sempre di più come una vecchia moglie esigente, cercando di stabilire un rapporto più intimo. Comincia con il metterlo a parte di piccole rivelazioni private, brevi aneddoti sulla propria famiglia che Raymond registra distratto, ma successivamente entra nei dettagli di passate relazioni amorose di cui gli rivela anche i particolari più piccanti. Se quel che dice è vero, ha avuto diverse storie d’amore. Un bounty killer del Missouri, un giornalista di passaggio, un giovane ufficiale dell’esercito e altri ancora.

A quel punto, il vecchio si rende conto di quanto Lorelai desideri un uomo per bene accanto al quale invecchiare con dignità, di quanto abbia paura di morire sola. E comincia a chiedersi se in quella fantasia egli non sia effettivamente chiamato a farsi carico del ruolo maschile. Nel frattempo la donna continua a parlare. Un fiume di parole sul quale l’uomo naviga fino al sonno, tanto per cambiare.

Se a Raymond importasse veramente qualcosa di lei, le chiederebbe il motivo per cui gliene parla, ma non lo fa e si addormenta. Questo indispettisce Lorelai e quindi lo sveglia, continuando con gli aneddoti del suo passato amoroso e non. Non si ferma nemmeno quando si alza dal letto e si apparta in un angolo della camera, dietro un paravento, per orinare e lavare via il seme dell’uomo dal pube, prima che secchi fra il pelo.

Raymond rimane sdraiato sul letto, guardando la fotografia incorniciata sul comodino. Nell’immagine la donna è più giovane, immersa nei pensieri, seduta in un divanetto insieme a un paio di ragazze della casa che ora non ci sono più (una è morta di tisi e l’altra si è trasferita in Messico), lo sguardo privo di quell’allegria che sempre le ha visto negli occhi. Forse è soltanto una posa davanti all’obbiettivo, pensa Raymond.

Quando Lorelai ritorna nel letto, sembra essersi stancata di parlare. Vuole che sia lui, ora, a raccontarle qualcosa di sé. Dopo aver sopportato l’interminabile elegia dei trascorsi amorosi della donna, per Raymond è anche peggio.

Negli incontri successivi, diventa sempre più evidente come qualsiasi atteggiamento di Raymond in odore di introversione ferisca la prostituta al pari di un affronto personale. E tuttavia Lorelai non si scoraggia, sospira per sottolineare quanta pazienza sia necessaria a una donna per relazionarsi a un uomo, e sopperisce all’elusività di Raymond spiegandogli tutte le ragioni per cui vivere da soli non è una buona idea e nemmeno invecchiare senza qualcuno accanto.

Raymond ci pensa su, accendendosi la pipa. Se non è possibile sapere quante volte capiti a un uomo e a una donna che vivono assieme di morire nello stesso giorno, o perlomeno nell’arco dello stesso anno, è lecito presumere che ci siano altre volte in cui uno dei due sopravviva al compagno per un considerevole lasso di tempo.

«Quelle persone dovranno invecchiare sole comunque, no?» le chiede.

La donna serra i denti, irritata, e muove la testa in uno scatto stizzoso. Le dà fastidio essere contraddetta su certe cose da un uomo che di certe cose non capisce e non capirà mai nulla. Vorrebbe ribattere che quelle persone sono libere di trovarsi un’altra compagnia, ma si morde le labbra prima di parlare perché una simile eventualità sminuirebbe il sogno di un unico, eterno amore. Lorelai non ama pensare alla morte, ma se le capita vuole credere ciecamente che il legame tra due amanti sopravviva anche nell’aldilà. Coltivare più di una passione in vita le creerebbe qualche problema. A chi dare l’appuntamento celestiale? Concedere l’onore al primo amore, o all’ultimo? A entrambi? Egocentrica com’è, potrebbe anche affascinarla l’idea di sovraintendere a una corte di amanti, ma non certo quella di far parte di un pollaio di concubine.

Lorelai non sa più cosa inventarsi per convincerlo. Vorrebbe far leva sul sesso, contando sul fatto che un uomo abbia sempre e comunque una reputazione da difendere, ma sa che Raymond non ha niente da perdere, in quel senso, e ha paura di sentirsi dire che la fica se la può anche tenere.

Dal canto suo, il vecchio non ha intenzione di perdere tempo a spiegarle che non soffre di quella solitudine di cui parla lei, che il suo approccio mentale alla vita è completamente diverso, ma in qualche modo intuisce che non capirebbe, o comunque non gli crederebbe.

E tuttavia, sdraiata nel letto accanto a lui, nuda, Lorelai gli accarezza il petto e lo osserva sorpresa, ammirata. Sembra che averle tenuto testa sia stata una piacevole novità, per lei. Tutte le persone che la frequentano, sfinite dalla loquacità fluviale che la prostituta ha sviluppato negli ultimi anni, hanno preso l’abitudine di assecondarla senza nemmeno starla a sentire e lei aveva dimenticato il piacere di una vera conversazione. Abbandona i luoghi comuni e ricomincia a raccontare di sé, ma lo fa con una sincerità nuova, con una scioltezza di parola che soltanto la fiducia è in grado di generare.

Lorelai è una ragazza di buon cuore, dopotutto, ed è sinceramente affezionata a Raymond, anche se lui non vede le cose allo stesso modo. Mentre gli racconta di sua madre, la donna assume d’un tratto la medesima posizione assorta della foto. Dunque non era una posa, pensa Raymond, osservandola a sua volta con una certa ammirazione. Non c’è più niente di superficiale nei suoi occhi e quando ride, ora, lo fa con la spontaneità di una bambina adorabile.

Nel corso della sua vita il vecchio ha capito tante cose a proposito del comportamento degli esseri umani: di quanto possano mentire a sé stessi e agli altri; del modo in cui difendono le proprie abitudini e gli eventuali privilegi; di come alcuni si ergano a paladini del giusto modo di vivere, sempre tagliato su misura del proprio, e di come altri gli credano o finiscano per sentirsi inadeguati e infelici quando non riescono ad eguagliarlo; di come l’arroganza produca proseliti. Ogni individuo vive la propria vita come un sogno, in fondo, e il rischio più grosso che possa correre è quello di rimanere intrappolato nei sogni di qualcun altro.

Sono tutte cose che, a livello inconscio, Raymond ha razionalizzato da tempo, anche se non sarebbe mai in grado di parlarne perché il suo linguaggio è limitato. Quello che sa, senza doverselo spiegare, è che avere a che fare con altre persone, siano uomini o donne, è faticoso. Adesso che il rapporto con Lorelai sembra in procinto di acquisire una maggiore intimità, Raymond si ritrae. Ha più di sessant’anni e alle spalle una vita molto dura. Ora si stanca facilmente. Una scopata, da sola, è sufficiente a consumare la sua ridotta autonomia, figuriamoci le romanticherie di una puttana malinconica. Ora quello che desidera è di tornarsene fra le montagne dove la sua vita è più semplice, statica. Quindi, decide, quella è l’ultima volta che verrà al bordello, l’ultima in cui vedrà la Piuma rossa.

E in effetti sarà proprio così, anche se le cose non andranno come pensa lui.  Nel frattempo, si addormenta e sogna.

 

Raymond Berserc non è un uomo di molta fantasia e quindi i suoi sogni rispecchiano la realtà, senza particolari stravaganze, a parte che in questo sogno specifico lui è più giovane di almeno vent’anni. Sta attraversando un bosco, con circospezione. C’è uno specchio d’acqua dolce, a poca distanza da lì, dove i cervi vanno ad abbeverarsi e lui si sforza di non far rumore. Pochi minuti dopo si apposta sopra un dosso, fra gli alberi, e posiziona il fucile davanti a sé. Ha una visuale perfetta del laghetto, ed è sottovento. Il cervo maschio in buona forma, che si sta abbeverando, solleva la testa, ma non si è accorto della sua presenza.

È autunno inoltrato, e il terreno tutto intorno al lago è un tappeto di foglie rosse e immobili. Anche l’animale è immobile, anche Raymond lo è. Il mirino in fondo alla canna è puntato sulla testa del cervo. Malgrado la distanza, il suo occhio nero, lucido e vigile è ben visibile.

Essendo stato un cacciatore fin da ragazzino, Raymond ha vissuto molte volte quel momento di assoluta immobilità. Tutto fermo, anche la preda che ha sotto tiro, alla sua mercé. Ogni volta prova la stessa meravigliosa sensazione, come se fosse la prima. La sensazione di avere tutto nelle proprie mani, tutto rispondente alla propria volontà. Anche se è un sogno, Raymond sa di non poter protrarre quell’istante troppo a lungo. Lo deve consumare, a un certo punto, e mettere fine all’incanto. Con l’aspettativa di poterlo ripetere.

Il dito si appoggia al grilletto e si appresta a schiacciarlo delicatamente, per non pregiudicare la linea di tiro. Ma prima di andare fino in fondo, qualcosa attira la sua attenzione. Una piuma rossa si libra nell’aria davanti alla bocca del fucile. Raymond apre anche l’altro occhio che aveva chiuso per mirare e la osserva stupito. Una corrente di aria gelida attraversa il bosco e muove il tappeto di foglie, poi le solleva qua e là generando mulinelli ascensionali che le innalzano verso il cielo. Il cervo raddrizza le orecchie. Il suo corpo si muove con uno scatto iniziale subito troncato. Segue un momento di sospensione durante il quale l’animale sembra voler decifrare un messaggio nell’aria e Raymond cerca di riprendere velocemente la mira, poi il cervo comincia a correre e questa volta non si ferma, uscendo dalla portata di tiro e scomparendo alla vista. Raymond si toglie il cappello e lo getta via. Impreca per come l’incanto sia stato sprecato. Le foglie intorno a lui ora turbinano in ogni direzione, impazzite.  

 

Lorelai lo guarda con dolcezza, a lungo. Quando lo sente parlare nel sonno, gli accarezza delicatamente la fronte con il palmo della mano. Poi le viene l’impulso di avvolgergli il serpente di piume intorno al collo, non saprebbe dire per quale motivo. Forse perché ha voglia di ridere, oppure perché vorrebbe vedere ridere lui, per una volta, e infrangere quella maschera di pelle indurita. Sistema ben bene la rossa ghirlanda e poi si ritrae, giunge le mani come una bambina, sorridendo, felice del proprio operato. Pregusta il momento in cui Raymond si sveglierà, sgranerà gli occhi, magari si arrabbierà un pochino, ma poi rideranno insieme, come dovrebbero fare sempre gli amanti.

Le cose non vanno mai come ci si immagina, però. Se Lorelai gli avesse vissuto accanto negli ultimi anni, saprebbe che il vecchio diventa scorbutico quando un sogno o altro disturba il suo sonno. E lo diventa, a maggior ragione, se apre gli occhi in un ambiente che non gli appartiene, in un contesto in cui si sente ridicolo e irriso. Infatti si sveglia, sputando una piuma che gli si è infilata in bocca, e subito inveisce, bestemmia, le dà della vecchia puttana triste. Parole che colpiscono Lorelai come pietre, in un particolare momento della vita in cui, vuoi per l’età, vuoi perché si sente sola, un po’ triste lo è per davvero.

Il vecchio si infila mutande e pantaloni e si affretta verso la porta, imprecando e insultandola. Raccatta cappello, stivali, calzini e soltanto quando è in procinto di uscire dalla stanza gli viene in mente il fucile, abbandonato vicino alla cassapanca. Si volta e se lo trova spianato davanti. Il boato, che scuote la camera e l’intero bordello, non gli dà nemmeno il tempo di realizzare che è tutto finito - la vita, i sogni.

Sette giorni dopo, finiranno anche quelli di Lorelai, la Piuma rossa, impiccata in una mattina limpida e ventosa.

 

 

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Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

un paio di volte all’anno, sul finire dell’estate e dell’inverno

sostituirei la virgola con due punti

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

al bordello di madame Kupka.

metterei madama ma solo perché mi piace di più

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Ha passato da poco i sessant’anni di vita.

perché specificare di vita? Mi sembra superfluo

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

è un uomo di pensiero. Gli piace pensare,

non ripeterei, magari puoi usare riflettere

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Suo padre gli aveva insegnato a usare il fucile non appena era stato in grado di imbracciarlo, dopodiché lui aveva cominciato subito a salire in montagna per cacciare, piuttosto che giocare con i coetanei.

ricostruisco perché quel subito mi toglie equilibrio: Non appena era stato in grado di imbracciare il fucile, suo padre gli aveva insegnato a usarlo, dopodiché Raymond aveva cominciato a salire in montagna per cacciare, piuttosto che giocare con i coetanei. Non è la prima frase che noto, ma questa non sono riuscita a ignorarla. Ci sono strane costruzioni in questo racconto, come se avessi aggiunto e tolto parole a frasi già esistenti. Traballa lo stile, almeno fin qui, non sono ancora andata oltre. Sento molta distanza con il protagonista, non so bene chi sia benché mi renda conto che in pratica, non hai fatto altro che descriverlo fino qui.

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

anche cento uomini affamati di fica

questa frase si distacca da tutto il resto, o forse mi salta all'occhio perché richiama più la scrittura disinvolta che ti conosco

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

      Raymond stava molto sulle sue, già

ti sono scappati degli spazi

Perdonami, sono andata avanti e indietro nel testo... Mi rimetto al punto giusto!

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

La madre lo rimproverava in continuazione per quella sua indole solitaria e un giorno le aveva puntato il fucile addosso,

aggiungerei un Raymond dopo giorno

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

allegra ed esuberante, e lei lo accoglie ogni volta come se

che lo accoglie, perché ripetere?

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

al collo il serpente di piume rosse che richiama il colore dei capelli e

di lei o di lui? 

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

La donna è di un decennio più giovane di lui, circa, e l’uomo ne è forse innamorato,

perché all'improvviso Piuma Rossa è diventata la donna e Raymond, che ha un nome fin dalle prime parole, è diventato l'uomo? In questo modo sposti il focus del lettore più lontano, come a dirgli di non affezionarsi troppo ai personaggi che sono solo un uomo e una donna e tanto la storia finirà.

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Un bounty killer del Missouri, u

metterei un cacciatore di taglie, non mi sembra ci sia altro inglese nel testo a fare compagnia a questo

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Nel frattempo la donna continua a parlare. Un fiume di parole sul quale l’uomo naviga fino al sonno, tanto per cambiare.

qui, per esempio, ci sta molto bene uomo e donna perché vedo chiaramente l'intenzione di rendere la frase generalizzante, mentre nella frase di prima tu parlavi nello specifico dei due personaggi

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

con gli aneddoti del suo passato amoroso e non.

non metterei e non, mi viene da chiedermi che altro gli racconti oltre agli aneddoti amorosi, perché non scrivercelo? O eliminarlo?

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

seduta in un divanetto insieme a un paio di ragazze della casa che ora non ci sono più

lo dico eh :ninja:: su un divanetto

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

ei trascorsi amorosi della donna, per Raymond è anche peggio.

che cosa è anche peggio?

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Raymond ci pensa su, accendendosi la pipa.

io direi mentre si accende la pipa, benché il significato resti uguale e, ultimamente, abbia scoperto che faccio abuso di mentre, quindi non fare caso a quello che dico

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

La donna serra i denti, irritata, e muove la testa in uno scatto stizzoso... di sentirsi dire che la fica se la può anche tenere.

tutto questo pezzo è passato dal pdv di Piuma Rossa, prima er raymond che ci raccontava di lei, sembra che, pare che... ora siamo in presa diretta dalla testa di lei

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Egocentrica com’è, potrebbe anche affascinarla l’idea di sovraintendere a una corte di amanti, ma non certo quella di far parte di un pollaio di concubine.

è questa frase di chi è? Sta tra quelle di lei, ma trovo poco probabile che lei si dia dell'egocentrica da sola... di Raymond non può essere perché è fuori dalla testa di lei, non rimani che tu, autore :)

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Sembra che averle tenuto testa sia stata una piacevole novità, per lei.

mi sfugge il pezzo in cui lui le tiene testa

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Ora quello che desidera è di tornarsene f

via di

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Anche l’animale è immobile, anche Raymond lo è.

Sia l'animale che Raymond sono immobili. L'animale è immobile e così anche Raymond. L'animale e Raymond sono immobili. Non metterei anche anche

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Il mirino in fondo alla canna è puntato sulla testa del cervo.

puntare a... anche se vedo il problema della ripetizione di alla. Cercherei un altro modo per formulare la frase

Il 20/11/2019 alle 11:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Il vecchio si infila mutande e pantaloni e

direi mutandoni, mutande mi fa pensare a qualcosa di moderno

Avevo già capito che sarebbe morto, quando si è addormentato ho pensato che non si sarebbe più svegliato. Non avevo capito che Piuma Rossa contasse così tanto su di lui, tanto da ucciderlo. È stata una strana lettura, di avvicinamento e allontanamento ai due eroi. La trama mi è piaciuta e trovo entrambi i personaggi interessanti anche se un pochino stereotipati.

Buona domenica @Roberto Ballardini:sss:

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Ciao @Roberto Ballardini. Il racconto ruota attorno a due personaggi che hanno aspettative assai diverse sulla vita: Raymond, un uomo ormai vecchio e disilluso, che frequenta il bordello alla ricerca di un piacere effimero, e Piuma Rossa, una prostituta un po' più giovane di lui, che crede ancora nei sentimenti e s'illude di aver trovato, nell'uomo, un compagno con cui condividere i suoi giorni. Dallo scontro di questi due piani diversi scaturisce il finale tragico, con l'omicidio-suicidio dei due. Il tema trattato è molto interessante, la lingua è corretta e scorrevole, priva di refusi. Quello che stride è lo scontro tra l'ambientazione (un bordello), in cui si muovono personaggi appartenenti a un ceto sociale umile, e il registro lessicale, che si
mantiene nel complesso elevato, con improvvise cadute verso il basso che lasciano perplessi. A volte i periodi risultano contorti, laddove una maggiore linearità gioverebbe di sicuro alla narrazione e alla caratterizzazione dei personaggi.
Ti faccio un esempio per tutti:

Il 20/11/2019 alle 10:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Negli incontri successivi, diventa sempre più evidente come qualsiasi atteggiamento di Raymond in odore di introversione ferisca la prostituta al pari di un affronto personale. E tuttavia Lorelai non si scoraggia, sospira per sottolineare quanta pazienza sia necessaria a una donna per relazionarsi a un uomo, e sopperisce all’elusività di Raymond spiegandogli tutte le ragioni per cui vivere da soli non è una buona idea e nemmeno invecchiare senza qualcuno accanto.

Qui l'atteggiamento chiuso di Raymond e i tentativi di Piuma Rossa di convincerlo a cambiare visione della vita avrebbero potuto essere espressi in altro modo, senza troppi giri di parole ed evitando di ricorrere a espressioni come "odore d'introversione" o "sopperisce all'elusività". In fondo stai parlando di un uomo e una donna che s'incontrano per fare sesso, non di una  riunione di affari o di un meeting di psicologia. La disomogeneità del linguaggio altera anche il punto di vista: è di sicuro l'autore a vedere la storia, non potrebbe essere diversamente,
dato il linguaggio utilizzato, ma mi chiedo: non sarebbe stato meglio assumere il punto di vista dei personaggi e utilizzare un linguaggio più semplice e colloquiale, inserendo magari interventi di una voce narrante più aderente all'ambiente sociale dei protagonisti? È come se tu non fossi riuscito, o non avessi voluto, calarti in quel mondo ma fossi rimasto dall'alto a guardare, e non ne capisco il motivo. Non c'è empatia fra autore e personaggi, non so quanto questo sia voluto, ma a mio parere non giova alla narrazione. In definitiva un buon racconto, che non riesce però a decollare per i motivi sopraelencati e lascia nel lettore una  sensazione d'incompiutezza.

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Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

sostituirei la virgola con due punti

li uso con molta parsimonia

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

metterei madama ma solo perché mi piace di più

Ho rimasto le ultime 100 pagine di Case di vetro di Lousie Penny, e non credo mi libererò tanto presto dei francesismi canadesi :P

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

perché specificare di vita? Mi sembra superfluo

L'ho già tolto per spostarlo vicino a Non ha tenuto il conto (degli anni), che solo soletto non si capiva bene, secondo me

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

non ripeterei, magari puoi usare riflettere

i sinonimi sono vani, spesso, perché la ripetizione concettuale si avverte lo stesso e magari, quando non si può evitare, meglio farla sembrare voluta. Ma queste sono davvero scelte personali eh. Tutte discutibili.

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

 come se avessi aggiunto e tolto parole a frasi già esistenti. 

E' facile che sia così, trattandosi credo del secondo o terzo racconto che postai sul wd, come specificato già nello spoiler.

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

Traballa lo stile, almeno fin qui, non sono ancora andata oltre.

Se lo dici tu, ci credo, ma è una cosa che non riesco ad avvertire. A me è filato via liscio anche con la lettura a voce alta. Lo prendo come monito per i prossimi, perché questo racconto ha decisamente esaurito il tempo che aveva a disposizione. Chiuso, finito.

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

Sento molta distanza con il protagonista, non so bene chi sia benché mi renda conto che in pratica, non hai fatto altro che descriverlo fino qui.

E' una cosa che ha rilevato anche @Mafra, se non sbaglio, quindi è senz'altro vera. I primi racconti che scrivevo erano molto cervellottici e credo che ancora oggi - spesso forse - indulgo un po' troppo nei razionalismi, nel guardare le cose dall'esterno, e anche le persone. D'altra parte, troppo è relativo, come tutto, e rimango anche dell'idea che il proprio approccio intellettuale a ciò che si scrive non sia modificabile (se è motivato), pena diventare un autore incolore come ce ne sono tanti. Possiamo lavorare sulla forma, e preoccuparci di far arrivare al lettore qualcosa di noi, ma mai assecondare quelli che pensiamo siano i parametri di gradimento. A qualcuno piaceremo e a qualcuno no. Probabilmente entrambe le cose, nel corso della nostra vita artistica. Se poi non piaceremo a nessuno, amen. 

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

questa frase si distacca da tutto il resto, o forse mi salta all'occhio perché richiama più la scrittura disinvolta che ti conosco

Credo che il mio romanticismo, ammesso e non concesso si possa definire tale, sia molto ruvido. In questo senso la frase mi appartiene, al cento per cento. Per quel che può valere, avevo all'origine qualche problema con le definizioni più schiette dei genitali. Ora non più, credo. Ho sempre pensato che la parola fica avesse un'accezione negativa, soprattutto se usata da un uomo, poi mi sono detto che le accezioni verbali sono come le religioni, sempre create dagli uomini (in senso generale) a proprio uso e consumo. E possono cambiare. Io, per inciso, la uso ovviamente non in senso negativo, ma disincantato. Agnostico.

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

ti sono scappati degli spazi

Perdonami, sono andata avanti e indietro nel testo... Mi rimetto al punto giusto!

Oui, perdonata sempre, anche se non ho capito di cosa.:P

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

di lei o di lui? 

Ma no dai, il serpente è suo e poi subito dopo si parla del corsetto. A meno che Raymond non sia un travestito, ma non mi sembra il tipo

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

a dirgli di non affezionarsi troppo ai personaggi che sono solo un uomo e una donna e tanto la storia finirà.

Forse perché da lettore non sento questa necessità assoluta di affezionarmi ai personaggi e mi accontento anche di una buona storia, di qualche osservazione intelligente, di una bella immagine, di una bella metafora. Non mi pare che il mio compito di scrittore sia esclusivamente quello di far empatizzare i miei personaggi. Qui abbiamo a che fare con due personaggi adulti, coagulati intorno alle proprie presunzioni, e io comincio a sospettare che tu e @Mafra abbiate confuso la loro chiusura con una mancanza. Raymond e Lorelai non empatizzano perché non sono in grado di farlo. Lei vorrebbe ma è ferma su ciò che si aspetta, lui non ci prova neanche.

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

metterei un cacciatore di taglie, non mi sembra ci sia altro inglese nel testo a fare compagnia a questo

Nel genere western è un termine in uso. A me piace anche cacciatore di taglie, comunque.

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

che cosa è anche peggio?

Dover parlare di sé. Glielo ha appena chiesto. Poche parole prima.

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

tutto questo pezzo è passato dal pdv di Piuma Rossa, prima er raymond che ci raccontava di lei, sembra che, pare che... ora siamo in presa diretta dalla testa di lei

Me l'hai rilevato più volte questo. Non so che dire, a me sembra normale. Nel senso che lo ritrovo in molti dei libri che leggo. Se volessi un punto di vista unico, allora userei la prima persona.

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

è questa frase di chi è? Sta tra quelle di lei, ma trovo poco probabile che lei si dia dell'egocentrica da sola...

E' una cosa che ho riscontrato ancora nei tuoi commenti e mi fa capire meglio la tua osservazione sui punti di vista, ma secondo me sbagli a non considerare la voce del narratore. Però magari sbaglio io, eh. Se uso la terza persona, al di fuori dei dialoghi e dei pensieri, la voce è la mia. Sono io che racconto. Il punto di vista è mio. Non c'è alcun dubbio su questo.

Il 24/11/2019 alle 12:15, Kikki ha scritto:

È stata una strana lettura, di avvicinamento e allontanamento ai due eroi. La trama mi è piaciuta e trovo entrambi i personaggi interessanti anche se un pochino stereotipati.

Credo che il nostro approccio alla lettura sia diverso, com'è giusto e legittimo che sia :)

Grazie sempre per il pelo e contropelo. I tuoi commenti sono un po' come la prova del fuoco. Ciao @Kikki. Ho ancora in mente Le ragazze, eh, e una gran voglia di arrivare in fondo. A breve ci torno, e quindi a presto. :super:

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Il 27/11/2019 alle 19:22, Mafra ha scritto:

Raymond, un uomo ormai vecchio e disilluso, che frequenta il bordello alla ricerca di un piacere effimero, e Piuma Rossa, una prostituta un po' più giovane di lui, che crede ancora nei sentimenti e s'illude di aver trovato, nell'uomo, un compagno con cui condividere i suoi giorni.

Oui, sostanzialmente corretto.

Il 27/11/2019 alle 19:22, Mafra ha scritto:

Dallo scontro di questi due piani diversi scaturisce il finale tragico, con l'omicidio-suicidio dei due. Il tema trattato è molto interessante, la lingua è corretta e scorrevole, priva di refusi. Quello che stride è lo scontro tra l'ambientazione (un bordello), in cui si muovono personaggi appartenenti a un ceto sociale umile, e il registro lessicale, che si
mantiene nel complesso elevato, con improvvise cadute verso il basso che lasciano perplessi. A volte i periodi risultano contorti, laddove una maggiore linearità gioverebbe di sicuro alla narrazione e alla caratterizzazione dei personaggi.

Trovo un po' meno corretto dare per assunto osservazioni che sono solo tue, per il momento, ma va bene lo stesso eh. Ovviamente io sono di tutt'altra idea, ma tu fai bene a esprimere le tue perplessità.:) Potrebbe essere, e sottolineo potrebbe, che tu ti sia trovata ad avere a che fare con un modo di scrivere che non ti è congeniale. A me succede spesso, però in genere riesco a esprimermi in modo un po' meno lapidario. Non c'è problema. Ho le spalle grosse, ahahah.

Il 27/11/2019 alle 19:22, Mafra ha scritto:

Qui l'atteggiamento chiuso di Raymond e i tentativi di Piuma Rossa di convincerlo a cambiare visione della vita avrebbero potuto essere espressi in altro modo

Poco ma sicuro, e non necessariamente migliore o peggiore. Perdonami il giro di parole.

Il 27/11/2019 alle 19:22, Mafra ha scritto:

La disomogeneità del linguaggio altera anche il punto di vista: è di sicuro l'autore a vedere la storia, non potrebbe essere diversamente,

E' ciò che intendevo. Il racconto è la storia di due persone umili che il linguaggio diciamo più elevato (ma è tutto dire, eh) del narratore (moi, modestement :bandiera:) eleva, appunto, allo stesso livello di persone non-umili (scusa, se si percepisce un'accezione negativa nel termine, ma magari è voluta). In effetti l'idea è proprio questa, e a te non è piaciuta. Pazienza. :)

Il 27/11/2019 alle 19:22, Mafra ha scritto:

È come se tu non fossi riuscito, o non avessi voluto, calarti in quel mondo ma fossi rimasto dall'alto a guardare, e non ne capisco il motivo

Sì, questo era chiaro. :rolleyes:

Grazie @Mafra. Io com'è logico che sia ho controbattuto ai tuoi assunti presunti, ma i commenti negativi sono sempre utili eh. Dico sul serio. :)

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@Roberto Ballardini, mi dispiace davvero che tu abbia percepito le mie osservazioni come lapidarie e supponenti. Non avevo nessuna intenzione di dare per assunto osservazioni che sono assolutamente soggettive, e in quanto tali fallibili e non universalmente condivisibili. Non ho la presunzione di bacchettare nessuno, ci mancherebbe altro, anzi ti confesso che quando scrivo un commento sto sempre molto attenta a trovare l’equilibrio necessario ad esprimere il mio punto di vista con sincerità senza urtare la suscettibilità di chi scrive. Forse stavolta non ci sono riuscita, ma credimi, va al di là delle mie intenzioni. Ho il massimo rispetto per tutti e non sono nessuno per poter dare lezioni. Ho soltanto espresso un mio parere e se l’ho fatto con un tono che tu hai ritenuto un po’ troppo duro, ti chiedo scusa, non pensavo che potesse essere percepito così. In ogni caso ci tengo a dirti che non ho disprezzato il tuo modo di scrivere e non è vero che non mi è congeniale. Ho voluto soltanto manifestarti le mie perplessità su alcuni aspetti del racconto che ritengo comunque valido e ben scritto. 
Spero di cuore di aver chiarito la questione.

Ciao🤗

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Il racconto non mi è dispiaciuto, scorre e fa pensare. Sembra una storia di altri tempi, ma trovo che potrebbe essere ambientata in ogni tempo e risultare attuale, visto che la difficoltà di comunicare tra esseri umani è purtroppo uno degli eterni problemi della nostra specie. Rayomond Berserc conduce una vita solitaria sulle montagne, una vita scelta istintivamente fin dalla più tenera età che lo ha reso poco avvezzo alle formalità e alle convenzioni imposte dal vivere sociale, pur conservando una certa lucidità di pensiero. Ciò che Rayomond non ha sviluppato è proprio il modo formale delle spesso ipocrite comunicazioni verbali. La sua vita scorre scandita da pochi appuntamenti fissi: la discesa al paese due volte l'anno e la conseguente visita al bordello, dove sceglie sempre la stessa donna, la minuta e comprensiva Lorelei. I due stavano invecchiando insieme ma se ciò non cambiava il lento scorrere della vita di Rayomond stava invece segnando profondamente quella della donna, avvolta sempre nel suo boa rossa, ma sempre meno a suo agio nel ruolo di Piuma Rossa, il soprannome datole dai suoi affezionati clienti. Proprio tutto questo porta al colpo di scena finale: uno scherzo innocente scopre l'impossibilità di un possibile rapporto più profondo. Io forse avrei sviluppato diversamente il finale, lasciando allontanare i due personaggi come due ombre senza ormai il reciproco sostegno, ma rispetto la tua scelta, nella quale entra il peso della regola sociale. Il racconto non stanca mai e si legge veloce: apprezzo il tuo stile e per quanto riguarda la correttezza grammaticale non ho altro da aggiungere a chi mi ha preceduto nel commentarti.   

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@sarano E' un racconto un po' cerebrale, che fatica a farsi apprezzare, ma io ci sono affezionato tanto quanto agli altri. Forse risente del rimaneggiamento, in quanto è stato spogliato e rivestito più di una volta, ma ora è arrivato e a me va bene così. Ti ringrazio per gli apprezzamenti e anche per l'esauriente analisi, con la quale concordo in toto.

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Il 20/11/2019 alle 10:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Se quel che dice è vero, ha avuto diverse storie d’amore. Un bounty killer del Missouri, un giornalista di passaggio, un giovane ufficiale dell’esercito e altri ancora.

A quel punto, il vecchio si rende conto di quanto Lorelai desideri un uomo per bene accanto al quale invecchiare con dignità, di quanto abbia paura di morire sola. E comincia a chiedersi se in quella fantasia egli non sia effettivamente chiamato a farsi carico del ruolo maschile. Nel frattempo la donna continua a parlare. Un fiume di parole sul quale l’uomo naviga fino al sonno, tanto per cambiare.

Ma buonasera Boooooooob! :P Ma come, avevi detto di essere moro, con gli occhi azzurri... ma, ma... :grat:

Bello lui... Siretta gioca eh! :love3:

 

A me questo racconto è piaciuto molto. La regola dello show don’t tell la mandi a farsi benedire e la lettura non ne risente per niente. Dopo aver scandagliato la personalità dei due, scarti l’unione e scegli un finale d’impatto, coerente comunque con il loro vissuto.

Le aspettative di lei le rendi bene, l’insofferenza e la mancanza di empatia di lui, invece, fino all’ultimo traggono in inganno il lettore (che sarei io :asd:) e il finale coglie un po’ di sorpresa. Bravo!:hug:

Ho letto che non ti interessa riprendere in mano questo racconto perché arrivato al capolinea, e del nostro allevamento te ne disfi così? E no, è... Facci quello che ti pare, ma io due pulci te le faccio lo stesso.

 

Allora, ho postato il periodo sopra perché secondo me ha un ruolo importante per quanto riguarda l’aspetto temporale degli avvenimenti che narri.

Cerco di spiegarmi ( mi sento un po’ Raymond xD) Fino a “a quel punto” narri delle vicende che al personaggio accadono nel corso degli anni, poi all’improvviso cominci a scrivere come se ti riferissi esplicitamente a un momento specifico, come se dall’inizio non ci stessi parlando che di quello. Cerco di spiegarmi meglio facendoti un esempio di come vedrei meglio legati i due periodi.

E ogni volta, a quel punto, il vecchio  ecc... 

E non c’è volta che non si chieda se in quella fantasia ecc... mentre lei continua a parlare.

Poi farei l’ultima modifica qui, per poi rimanere sull’evento specifico narrato che ci porta al finale.

 

Il 20/11/2019 alle 10:20, Roberto Ballardini ha scritto:

Raymond rimane sdraiato sul letto, guardando la fotografia incorniciata sul comodino. Nell’immagine la donna è più giovane, immersa nei pensieri, seduta in un divanetto insieme a un paio di ragazze della casa che ora non ci sono più (una è morta di tisi e l’altra si è trasferita in Messico), lo sguardo privo di quell’allegria che sempre le ha visto negli occhi. Forse è soltanto una posa davanti all’obbiettivo, pensa Raymond.

L’ultima volta Raymond rimase sdraiato sul letto ecc...

Non so se sono riuscita con gli esempi a spiegarmi meglio, spero di sì perché sono curiosa di sapere cosa ne pensi.

Altra cosa che ho notato e mi ha incuriosito è la lunghezza dei periodi. Ricordo quanto ti piacevano i periodi lunghi e nel corso del racconto ce ne sono diversi e tutti ben strutturati. Nelle prime venti righe, invece, spesso sei telegrafico per poi passare allo stile che più riconosco come tuo. 
Per quanto riguarda la storia avrei aumentato quelle due volte l’anno almeno del doppio proprio in funzione del rapporto particolare che si instaura tra i due e per gli accenni che fai riguardo il comportamento di lei. Se ci pensi cinque anni così corrispondono a dieci incontri e quell’intimità che raggiungono secondo me ha bisogno dì un’incubazione maggiore.

 

Il 20/11/2019 alle 10:20, Roberto Ballardini ha scritto:

vecchio si infila mutande e pantaloni e si affretta verso la porta, imprecando e insultandola. Raccatta cappello, stivali, calzini e soltanto quando è in procinto di uscire dalla stanza gli viene in mente il fucile, abbandonato vicino alla cassapanca. Si volta e se lo trova spianato davanti. Il boato, che scuote la camera e l’intero bordello, non gli dà nemmeno il tempo di realizzare che è tutto finito - la vita, i sogni.

Sette giorni dopo, finiranno anche quelli di Lorelai, la Piuma rossa, impiccata in una mattina limpida e ventosa

 

Dopo se lo trova spianato davanti, farei riferimento al cervo del sogno, all’immobilita’ del momento, al silenzio prima del boato. Un po’ di suspense, insomma. Ultima cosa e poi levo le tende, che sia il boato a non fargli realizzare che la vita sia finita lo trovo un po’ inverosimile, considerando il dolore lancinante che sicuramente stava provando. Forse userei più questo come elemento che il rumore.

Gran bel racconto Bob, il tuo sguardo sulla natura umana è davvero affascinante e, cosa importantissima, riconoscibile.

Ora vado davvero, però prima ti abbraccio :hug:

 

 

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7 ore fa, Sira ha scritto:

Ma buonasera Boooooooob! :P Ma come, avevi detto di essere moro, con gli occhi azzurri... ma, ma... :grat:

Ciao, Siretta. Non ricordo di aver fornito queste informazioni, ma dietro gli occhiali gli occhi azzurri ce li ho davvero, eh :P Moro o saraceno forse in un'altra vita, prima di rinascere in forma di muratore scrivente nella bassa Padana, o forse prima che i capelli diventassero bianchi, non ricordo bene :grat:

7 ore fa, Sira ha scritto:

La regola dello show don’t tell la mandi a farsi benedire

Credimi se vuoi, ma ti giuro che per ora non mi sono ancora dato la briga di capire bene cosa sia esattamente, questo sciodontell :bandiera: E' qualcosa che ha a che fare con lo spiegone, immagino. Una parte di me scrive in questo modo, anche nelle cose nuove, non ci posso o non ci voglio fare niente.

7 ore fa, Sira ha scritto:

traggono in inganno il lettore (che sarei io :asd:)

O lettrice? Non dirmi che sei un uomo, potrei rimanerci male :aka: Che sciocchezza! Siretta donna è :rosa:, per forza.

7 ore fa, Sira ha scritto:

Ho letto che non ti interessa riprendere in mano questo racconto perché arrivato al capolinea, e del nostro allevamento te ne disfi così? E no, è... Facci quello che ti pare, ma io due pulci te le faccio lo stesso.

Ma certo! Non intendevo che non sia perfettibile, ma solo che sono arrivato a farmi una certa idea, e cioè che al di là di una buona forma non esiste una versione del racconto ideale e perfetta ma potenzialmente un La piuma rossa (nello specifico, ma intendo qualsiasi racconto di qualsiasi scrittore o scrivente) per ogni persona che legge. In questo senso, La piuma rossa di Roberto Ballardini è arrivato alla sua forma definitiva, insieme a un'altra ventina di racconti o poco più poi confezionati in una raccolta autopubblicata (mi serviva per darmi un'idea di dove sono arrivato). Di sicuro non ci rimetto mano, anche perché ho la testa piena di idee nuove che premono per uscire e stanno uscendo.

7 ore fa, Sira ha scritto:

Fino a “a quel punto” narri delle vicende che al personaggio accadono nel corso degli anni, poi all’improvviso cominci a scrivere come se ti riferissi esplicitamente a un momento specifico, come se dall’inizio non ci stessi parlando che di quello.

Credo di aver capito. E' una smussatura tra i due passaggi. Non ne ho percepito la necessità, ma questo non vuol dire che non sia necessaria. A me è sembrato naturale parlare fino a un certo punto del fuori e poi passare al dentro, ai mondi chiusi dentro di loro, ma capisco che cosa intendi ed è un'ottima osservazione.

8 ore fa, Sira ha scritto:

L’ultima volta Raymond rimase sdraiato sul letto ecc...

Non so se sono riuscita con gli esempi a spiegarmi meglio, spero di sì perché sono curiosa di sapere cosa ne pensi.

Prima ho capito, qui forse un po' meno, ma credo che il senso sia sempre lo stesso, no? Ho usato il presente, però, che è la forma temporale che mi piace di più. Non posso usare il passato remoto.

8 ore fa, Sira ha scritto:

Nelle prime venti righe, invece, spesso sei telegrafico per poi passare allo stile che più riconosco come tuo. 

Questa commistione nasce dal rimaneggiamento, senza dubbio. Anche per questo dico che esiste un punto in cui i racconti vanno lasciati liberi (non accantonati o abbandonati, eh, mi raccomando perché è importante. Nel cuore io me li porto tutti) di essere come sono, nel bene e nel male (non prima di aver raggiunto un buon livello di forma eh, sia chiaro. Senza una buona forma, non esiste nessun racconto o romanzo, nemmeno se i contenuti sono eccelsi). E' impossibile, per quel che mi riguarda, convertire il linguaggio di un racconto in un altro diverso, magari anche più sciolto e avanzato, senza pagare uno scotto in termini di usura. Un racconto è qualcosa di organico e qualsiasi intervento ha delle ripercussioni sul resto. Quindi nel momento in cui si riprendono vecchi scritti, bisogna essere consapevoli di doverli per forza stropicciare un po' (esiste stropicciare?).

8 ore fa, Sira ha scritto:

Dopo se lo trova spianato davanti, farei riferimento al cervo del sogno, all’immobilita’ del momento, al silenzio prima del boato. Un po’ di suspense, insomma.

 Anche questa è una buona osservazione, ma il fatto che abbia sbrigato il finale in questo modo (non dimenticare che mi affido molto all'istinto quando scrivo, l'ho detto più volte) denota quelli che per me erano i motivi di interesse. Quando quel filo sottile che poteva essersi steso tra di loro si spezza, per me è come se tutto il resto fosse una logica conseguenza, cioè mi interessa relativamente.

8 ore fa, Sira ha scritto:

che sia il boato a non fargli realizzare che la vita sia finita lo trovo un po’ inverosimile, considerando il dolore lancinante che sicuramente stava provando.

il boato nel senso che probabilmente era un fucile da cacciatore, capace di fare un bel buco, insomma, e anche di farlo schiattare sul colpo, ancora prima di rendersene conto.

8 ore fa, Sira ha scritto:

Ora vado davvero, però prima ti abbraccio :hug:

@Sira Con la nebbia che c'è qua gli abbracci me li prendo tutti e li ricambio pure. A presto Siretta. Gran bella poesia, la tua di oggi. Prometto che passo. :super:

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Ciao Roberto , pensavo di fare fatica a leggere tutto il racconto fino alla fine e invece ti confesso che l'ho letto con piacere .  Hai delineato benissimo fisicamente e soprattutto psicologicamente i due protagonisti della storia , hai saputo scavare dentro le loro miserie , il loro coraggio e viltà , anche l'ambientazione è stata riportata in modo fedele e realistico , tanto da far immaginare vividamente le scene che hai descritto . L'unica cosa che mi ha lasciato un po' perplesso è stata il finale : forse perchè troppo repentino , o forse perchè la morte aleggiava nell'aria fin quasi dall'inizio del racconto...Comunque in conclusione un gran bel racconto , a rileggerti presto !images?q=tbn:ANd9GcSHvgD4syVkJE-3bOXPuSY

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18 ore fa, Walter Angelucci ha scritto:

Ciao Roberto , pensavo di fare fatica a leggere tutto il racconto fino alla fine e invece ti confesso che l'ho letto con piacere .

Questa è la cosa che mi fa più piacere di tutte. Non sempre riesco a venire incontro alle aspettative di chi legge sui contenuti, però desidero molto che ciò che scrivo - apprezzato o meno, condiviso o meno - risulti comprensibile e di relativamente facile leggibilità.

Grazie dell'apprezzamento, Walter. Ce n'è sempre bisogno.

Wow, che emoticon imponente eh :D

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