Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Elisabeta Gavrilina

Cara Lei

Post raccomandati

 

La vedo ogni mattina.

Capelli in disordine, viso sgualcito, punta su di me lo sguardo ancora assonnato.

La studio con un’attenzione di cui quasi mi vergogno, cogliendo segni dell’età: un altro capello grigio, le palpebre cadenti, le borse sotto gli occhi ombrate a semicerchio. L’ovale del viso che giorno dopo giorno perde la nitidezza del contorno, la pelle sotto il mento sempre più flaccida. Le pieghe amare agli angoli della bocca, una nuova ruga sul labbro superiore che ieri non c’era.

Segni del vissuto.

Piccole grinze a raggiera agli angoli degli occhi. Queste mi piacciono: sono segni che hanno lasciato i sorrisi.

Scorgo l’apprensione nel suo sguardo.

«Tutto bene?»

Sospira. «Sarà una giornata dura, e stasera ho un incontro importante».

«Ma è una bella notizia! Di cosa hai paura?»

«Di non essere all’altezza».

«Solo questa?»

«Del giudizio. Del rifiuto…»

«Suvvia. Ne hai ricevuti di rifiuti e sei sempre qui, viva e in buona salute». Le strizzo l’occhio.

Mi risponde con un sorriso ancora incerto.

«Dimentichi che nella vita hai avuto più “sì” che “no”».

«Vero». Nei suoi occhi passa una luce vispa. «Ma ogni “no” mi ha lasciato una ferita».

«Alla tua età fai ancora la vittima? Adesso mi dirai che ti è mancato l’affetto».

Si stringe nelle spalle. «Come a tutti». Poi sbotta: «L’amore mi è mancato, capisci? L’amore! Di avventure, che certi uomini chiamano “affetto”, ne ho avute anche troppe».

Avvicino il mio viso al suo. I nostri occhi diventano immensi e io posso scrutare nei suoi. E lì, in fondo, si annidano le paure di una bambina fragile.

«Non pensare al passato», pronuncio con dolcezza. «Ti concentri sulle cose sbagliate. I traumi: chi non ne ha? Il vissuto è l’unica vera ricchezza. Guarda avanti. Diventa più solare e vedrai come tutto cambierà».

Mi fissa ancora dubbiosa.

«Se non ami te stessa con tutti i tuoi difetti, errori e ferite, come puoi pretendere che ti amino gli altri?»

Lei sta per piangere.

Arretro un po’ per vedere bene il suo viso. Faccio dei respiri profondi.

Ho bisogno di amarla, questa donna. Con il suo caratterino, le rughe e le borse sotto gli occhi.

«Ti concentri sulle cose sbagliate», ripeto. «Pensa a quanto puoi dare a tutti quelli che incontri».

«Tutti tutti?», domanda ironica. «Anche quelli che non mi vogliono bene? E la gente che mette in giro certe maldicenze?»

«Non ti curar di lor».

Lei assume un’espressione da monella.

«Dici cose giuste, peccato che siano banali».

«A volte è bene rammentarsele».

Inumidisco con il tonico un dischetto di cotone e lo passo sul viso. Stendo con movimenti carezzevoli un velo di crema.

Ora anche il viso di lei è diventato più luminoso.

Sotto il suo sguardo attento mi metto il fondotinta, l’ombretto, il rimmel. L’ultimo tocco: il rossetto. Oggi lo scelgo color fuoco.

Raddrizzo le spalle. Ho bisogno di colmarmi d’amore per poter anch’io essere amata. Di più: voglio traboccare d’amore per poterlo dare agli altri. È il modo migliore per guarire le mie ferite: l’amor che move il sole e l'altre stelle.

Mi pettino con cura. Ecco, sono pronta ad affrontare la giornata.

Prima di spegnere la luce sopra lo specchio guardo lei, trasformata e ringiovanita, che mi sorride con le labbra colorate di rosso. I suoi occhi sono colmi di luce.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Elisabeta Gavrilina

ho letto il tuo breve racconto e l'ho trovato curato e ben scritto. Il contenuto invece non mi ha conquistata, un po' vuoto. Dato che non è autobiografico te lo posso dire :D: la protagonista, una donna di mezza età, forse quasi vecchia, narcisista e insicura mi è antipatica. La trovo superficiale, alla sua età il problema sarebbe essere bella quando si guarda allo specchio? La paura del giudizio? I rifiuti del passato che ancora la feriscono? Questioni adolescenziali! È pur vero che è un ottimo prototipo dell'infantilismo generale della nostra epoca.

18 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Raddrizzo le spalle. Ho bisogno di colmarmi d’amore per poter anch’io essere amata. Di più: voglio traboccare d’amore per poterlo dare agli altri. È il modo migliore per guarire le mie ferite: l’amor che move il sole e l'altre stelle.

La protagonista è sicura che per amarsi bisogna essere belli, ma è così? Narciso così bello e innamorato di sé è caduto nello stagno ed è annegato. Pur traboccando d'amore per sé stesso, questo non si trasferiva sugli altri, proprio perchè era troppo concentrato a guardarsi allo specchio. Infatti sottolinei «per guarire le mie ferite».

La citazione di Dante la scriverei in corsivo per evidenziare che non è una frase tua, tuttavia non scomoderei l''ultimo verso del Paradiso per una vecchia che si piace quando è truccata, ma forse mi sfugge l'ironia.

Ciao, a presto

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
19 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Piccole grinze a raggiera agli angoli degli occhi. Queste mi piacciono: sono segni che hanno lasciato i sorrisi.

Qui taggo @Lauram (e la saluto). :)

 

Per quanto riguarda la forma, la scrittura è davvero molto curata. Mi viene da aggiungere inoltre che ho trovato uno stile "garbato", per così dire: mai sopra le righe, molto ordinato e morbido nel significato

19 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Di avventure, che certi uomini chiamano “affetto”, ne ho avute anche troppe

nella frase che ho citato si poteva essere diretti e ruvidi in mille modi, per fare un esempio. A me, però, non dispiace affatto, anzi, tutt'altro.

Per la storia, però, questo racconto mi lascia contrastato. Sono interessanti e non banali gli spunti di discussione - non sottovaluterei la paura del giudizio altrui (anche se dal punto di vista di noi come persone, non come aspetto fisico) - e l'idea del racconto: una donna che si guarda allo specchio, riflette sulla sua vita e cerca di accettare se stessa e il tempo che passa. Però sono rimasto freddo, per via del finale: dopo le riflessioni, gli attimi di sentimento... alla fine decide che l'aspetto esteriore è il più importante, tant'è vero che dopo che si è truccata

19 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

lei, trasformata e ringiovanita, che mi sorride con le labbra colorate di rosso. I suoi occhi sono colmi di luce.

è un'altra persona ed è tutto volato via in una bolla di sapone. Peccato, l'ho inteso come una sconfitta del pensiero e dell'io interiore a discapito dell'apparenza, come se un velo di trucco fosse più importante di qualcosa di più profondo.

Mi spiace per questa visione negativa, scusami. Il finale mi ha lasciato, come dire, sconforto... :(

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@La Anders @bwv582

Grazie per il commento :rosa:

L'idea del racconto è nata da una vecchia intervista a Mariangela Melato. Questa donna straordinaria affermava che la mattina più si vedeva brutta allo specchio, più cercava di provare l'amore per se stessa. (le parole testuali non me le ricordo ma il senso era questo)

4 ore fa, La Anders ha scritto:

la protagonista, una donna di mezza età, forse quasi vecchia, narcisista e insicura

Avevo dimenticato che in Occidente l'idea di amare se stessi si associa al narcisismo. Il messaggio del racconto voleva essere un altro. 

Se non si ama se stessi non si può amare nemmeno gli altri, lo sa ogni psicologo. E di sicuro, in fondo all'animo non ci si sente degni di essere amati. 

3 ore fa, bwv582 ha scritto:

l'idea del racconto: una donna che si guarda allo specchio, riflette sulla sua vita e cerca di accettare se stessa e il tempo che passa.

Ci sei andato vicino. Quello di cui parlavo però è più dell'accettazione, più dell'autostima. È proprio l'Amore, con la A maiuscola.

Quello che ci spinge a superare i propri limiti, a turare fuori dal cassetto i nostri sogni, a non dare retta alla vocina interiore che dice "non ce la farai mai" e  risponderle "almeno ci provo". Andare avanti anche quando gli altri ti criticano e ti fanno capire che non vali nulla.

In altre parole, se non ti accetti così come sei, non puoi cambiare.

Per questo ho scomodato il Poeta, per cercare di essere più chiara.

5 ore fa, La Anders ha scritto:

Infatti sottolinei «per guarire le mie ferite».

Solo con l'amore si possono curare le proprie ferite interiori. Funziona così, non è questione di egoismo o narcisismo. Le ferite degli altri non si possono curare: ognuno deve fare il proprio percorso. 

Noi donne siamo state educate nello spirito di sacrificio e di sopportazione, e l'amore per se stesse spesso ci manca.

Solo quando ne siamo colmi da traboccare, possiamo darlo agli altri.

5 ore fa, La Anders ha scritto:

La paura del giudizio? I rifiuti del passato che ancora la feriscono? Questioni adolescenziali!

Sapessi quante persone ne soffrono... Non c'è un limite d'età. I traumi avuti da piccoli ce li portiamo per tutta la vita. A volte ci sembra di aver superato questi problemi, ma in realtà li abbiamo solo "tamponati". La psicoanalisi lo chiama "rimozione".

L'amore, l'accettazione incondizionata di se stessi con tutti i difetti, le paure e le insicurezze è l'unica cosa che ci permette di superarli e diventare persone migliori. Anche questo ti dirà ogni psicologo.

5 ore fa, La Anders ha scritto:

La trovo superficiale, alla sua età il problema sarebbe essere bella quando si guarda allo specchio?

 

5 ore fa, La Anders ha scritto:

La protagonista è sicura che per amarsi bisogna essere belli,

Mi sembrava di aver scritto un'altra cosa:

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Ho bisogno di amarla, questa donna. Con il suo caratterino, le rughe e le borse sotto gli occhi.

Io parlavo di amarsi cosi come siamo. Si vede che il messaggio non è arrivato. 

È pur vero che esistono industrie dei cosmetici e i chirurghi plastici fanno affari d'oro (la questione riguarda anche i maschi :) ) Questo mi dice quanta insicurezza e paura del giudizio c'è nelle persone.
 

5 ore fa, La Anders ha scritto:

una vecchia che si piace quando è truccata

 

4 ore fa, bwv582 ha scritto:

alla fine decide che l'aspetto esteriore è il più importante

Per noi donne truccarsi è normale, lo facciamo ogni mattina. Non avevo pensato che questo gesto abituale potesse infastidire gli uomini e creare l'equivoco. 

La frase chiave non è 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

trasformata e ringiovanita

cosa che noi donne, dopo essersi truccate vediamo allo specchio ogni mattina, ma la seguente:

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

I suoi occhi sono colmi di luce.

ciò è trasformata dentro, più fiduciosa.

E comunque, l'aspetto esteriore non è da trascurare. Il modo di vestire, di camminare, la pettinatura ecc. dicono molto di noi.

Non voglio negarlo: indossare un bel vestito mi mette di buon umore.

 

Il racconto voleva essere un dialogo tra il lato oscuro e il lato illuminato della persona. Evidentemente non sono riuscita nell'intento e dovrò lavorarci sopra.

Mi piacerebbe avere un parere femminile.

Grazie di nuovo e a rileggerci. :rosa:

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Avevo dimenticato che in Occidente l'idea di amare se stessi si associa al narcisismo

 

11 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Sapessi quante persone ne soffrono... Non c'è un limite d'età. I traumi avuti da piccoli ce li portiamo per tutta la vita. A volte ci sembra di aver superato questi problemi, ma in realtà li abbiamo solo "tamponati". La psicoanalisi lo chiama "rimozione

 

Ciao @Elisabeta Gavrilina, volevo aggiungere delle delucidazioni. Io sono donna e sono molto appassionata di psicoanalisi :)

Vorrei condividere con te una citazione di Nancy Mc williams, La diagnosi psicoanalitica, Astrolabio 1994 :

Gli psicoanalisti definiscono narcisistiche le personalità organizzate intorno al mantenimento della propria autostima tramite le conferme provenienti dall'esterno. Tutti noi siamo in una certa misura suscettibili circa la nostra identità personale e il nostro valore e cerchiamo di vivere in modo da sentirci bene con noi stessi. (...) In alcuni di noi la continua ricerca di "rifornimenti narcisistici", o sostegni all'autostima, eclissa talmente ogni altra questione da farci apparire eccessivamente concentrati su noi stessi. (...). Il narcisismo, normale o patologico, è un argomento cui Freud (1914b) ha prestato un'attenzione ricorrente. Egli trasse il termine dal mito greco di Narciso, il giovane innamorato del proprio riflesso nell'acqua, che morì per un desiderio che la sua immagine non poteva soddisfare. 

La tua definizione di rimozione è molto semplicistica, se sei interessata ad approfondire esiste un'ampia bibliografia.

 

Spero di non essere stata scortese, il mio intento è quello di farti riflettere su idee diverse dalle tue, ti leggerò ancora!

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Leonardo MNT

@Elisabeta Gavrilina mi hai stupito. Ammetto di aver deciso di commentare un racconto per buttarmi nella mischia di questo forum e il tuo era solo il primo della lista, ma più lo leggo e più sono sorpreso. 

La prima impressione non è stata positiva, ad essere onesto. La scrittura mi sembra elegante e scorrevole, oserei definirla rasserenante, ma i dialoghi sembrano stonare con il complesso. 

Tutto è cambiato quando ho capito che il racconto è un dialogo che la protagonista ha con la sua immagine allo specchio. Una volta capito quello, l'opera assume tutt'altro aspetto, e alcuni punti sono magistrali:

 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Avvicino il mio viso al suo. I nostri occhi diventano immensi e io posso scrutare nei suoi.

 

Questa frase, in altri contesti banale, non so per quale motivo, se la si legge pensando che si tratti della donna che si avvicina allo specchio assume una potenza descrittiva incredibile. L'originalità nel descrivere il gesto della donna rendendo protagonista l'immagine riflessa per me è incredibile.

 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Lei sta per piangere.

Arretro un po’ per vedere bene il suo viso. Faccio dei respiri profondi.

 

Anche questa, il discorso è come quello di prima, ma il cambio di soggetto mi lascia sbalordito, uno strumento narrativo eccellente.

Il problema, però, è che il fatto che si trattasse di un discorso della protagonista con se stessa l'ho capito solo leggendo questa parte di commento:

 

14 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Questa donna straordinaria affermava che la mattina più si vedeva brutta allo specchio, più cercava di provare l'amore per se stessa.

 

Potrebbe trattarsi di una mia mancanza, perciò mi limito a dire che potrebbe essere necessario trovare un modo di far capire al lettore l'espediente. 

Le citazioni a Dante sono una scelta, ma il "lor" è un pugno in un occhio, a mio parere: come mai hai scelto di non usare "loro"? Per quanto riguarda la seconda, voglio solo chiedere come mai hai usato quella citazione, mi spiego meglio: un'interpretazione forzata di quel verso della Divina Commedia ha uno scopo preciso? 

 

Concludo dicendo che l'opera l'ho apprezzata molto, ma solo con una consapevolezza che mi è giunta dall'esterno. I dialoghi potrebbero essere migliorati, per rendere lo stile più coerente, ma nel complesso è un buon lavoro, complimenti davvero, soprattutto per la maestria nel gestire il riflesso nello specchio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@La Anders Grazie per il suggerimento :rosa:davvero.

Figurati, ti ho preso per un uomo che si ferma al lato superficiale delle cose (l'essersi truccata) :D In tal caso la spiegazione che ho dato non poteva che essere semplicistica.

Felice di aver trovato un'interlocutrice colta che fa a fondo delle cose.

4 ore fa, La Anders ha scritto:

Gli psicoanalisti definiscono narcisistiche le personalità organizzate intorno al mantenimento della propria autostima tramite le conferme provenienti dall'esterno.

Mi sembrava di aver descritto una donna che cerca di far emergere da dentro il coraggio per affrontare la vita. Vuol dire che ho sbagliato qualcosa...

Ci rifletterò sopra. 

Un suggerimento per migliorare il testo?

A presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Leonardo MNT Grazie! :rosa:

Che bei complimenti hai fatto! Wow! La mia autostima è salita alle stelle :saltello:

2 ore fa, Leonardo MNT ha scritto:

Potrebbe trattarsi di una mia mancanza, perciò mi limito a dire che potrebbe essere necessario trovare un modo di far capire al lettore l'espediente. 

Hai ragione, dovrei essere più chiara. Ma solo alla fine :) Il mistero deve durare per tutto il racconto.

Tutto quello che ho pensato finora mi è sembrato banale.

Tu cosa potresti suggerire?

2 ore fa, Leonardo MNT ha scritto:

Le citazioni a Dante sono una scelta, ma il "lor" è un pugno in un occhio

Così è in originale (se l'internet non mente). Controllerò sul libro.

2 ore fa, Leonardo MNT ha scritto:

Per quanto riguarda la seconda, voglio solo chiedere come mai hai usato quella citazione, mi spiego meglio: un'interpretazione forzata di quel verso della Divina Commedia ha uno scopo preciso? 

Sul momento non ho trovato di meglio per spiegare che non si tratta del narcisismo, ma dell'amore più grande che abbraccia tutti.

Grazie ancora e a rileggerci!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Leonardo MNT

Grazie della risposta! I complimenti sono dovuti, non c'è bisogno di ringraziare perché l'opera merita.

 

2 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Ma solo alla fine :) Il mistero deve durare per tutto il racconto.

 

Sono d'accordo. Come ho detto, è stato proprio scoprire successivamente chi fosse la narratrice ha reso il racconto più affascinante. 

2 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Tu cosa potresti suggerire?

 

Così su due dita, potresti accennare allo specchio, con un concetto del tipo "lascio la mia cornice e la seguo" oppure, ma più banalmente, descrivere un gesto di entrambe, ma non riesco a capire quale gesto possa far uscire il lettore dalla narrazione che hai creato magistralmente: qualunque gesto sembrerebbe fatto da due donne, a meno di non usare qualcosa che sia simile a "la sua mano si specchia nella mia". Sono solo suggerimenti, non saprei avvicinarmi al tuo stile.

 

2 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Così è in originale

 

Probabilmente sì, ma hai pensato a un riferimento piuttosto che una citazione? Se poi è una scelta voluta, la citazione esatta, ritiro le mie remore.

 

2 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

per spiegare che non si tratta del narcisismo, ma dell'amore più grande che abbraccia tutti.

 

Allora, personalmente non avrei usato quel verso, perché se ciò che intendi dire è che l'amore di cui parli è "l'amore che muove il sole e le stelle", il lettore deve sforzarsi di leggere quella citazione con un significato diverso, perché nella Commedia, a meno che io non stia prendendo un abbaglio, il soggetto non è l'amore ma Dio che è l'amore che etc... 

Sia chiaro che il senso si capisce perfettamente, e forse è solo un mio problema con la grammatica a farmelo sembrare stonato. 

 

2 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Dimenticavo di dirti che sono onorata di essere la tua prima "vittima". Benvenuto nella mischia!

 

Il piacere è stato tutto mio. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie!

2 ore fa, Leonardo MNT ha scritto:

Così su due dita, potresti accennare allo specchio

Prima uscire dal bagno do un’ultima occhiata allo specchio e vedo lei, trasformata e ringiovanita, che mi sorride con le labbra colorate di rosso. I suoi occhi sono colmi di luce.

- una frase tipo questa può andare?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
21 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:
Il 20/11/2019 alle 20:24, bwv582 ha scritto:

alla fine decide che l'aspetto esteriore è il più importante

Per noi donne truccarsi è normale, lo facciamo ogni mattina. Non avevo pensato che questo gesto abituale potesse infastidire gli uomini e creare l'equivoco. 

Mi spiego, in realtà non mi infastidisce affatto... è che mi lascia l'amaro in bocca. Mi spiace perché nel tuo racconto sembra che basti un velo di trucco per nascondere rifessioni e pensieri. È un po' la vittoria dell'esteriorità a discapito di qualcosa di più importante. Tutto qui! Come dicevo, mi spiace magari di averla intesa in questo modo.

Alla prossima lettura, @Elisabeta Gavrilina. :ciaociao:

 

Specifico che parlo di quello che traspare dal racconto. Non parlo di un piano personale, ci mancherebbe altro, intendo solo solo quello che provo leggendo i pensieri della protagonista. Sono poco lucido a quest'ora ma creare equivoci o malumori è l'ultima cosa che vorrei fare. :)

Modificato da bwv582
Ho aggiunto la specifica finale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Elisabeta Gavrilina

 

Un bel racconto che mi è piaciuto molto per lo stile di scrittura. La storia, forse sul finale evapora un po', quasi dissolvendosi, lasciando un vago senso di non totale compiutezza, ma secondo me non è un difetto.

In realtà, leggendo poi i vari commenti, ammetto che mi ero fatto tutta una storia mia dentro la testa, ma sorvolo...

 

Il contenuto è importante... alle volte, quello che più si teme in scrittura, è la forza delle parole, che possono quasi risultare "banali" o "mielose" o simili... ma, come dice la protagonista:

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

«Dici cose giuste, peccato che siano banali».

«A volte è bene rammentarsele».

 

Io non le ho poi trovate banali in sé, la difficoltà e far reggere un racconto quasi solo su questo... tu l'hai scritto molto bene, ma spesso si tende a rifuggire quando le parole rischiano di mettere anche chi legge di fronte a uno specchio... ecco, in questo, il tuo racconto funziona molto: invita anche i lettori a specchiarsi.

 

I miei complimenti in generale...

 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Segni del vissuto.

Piccole grinze a raggiera agli angoli degli occhi. Queste mi piacciono: sono segni che hanno lasciato i sorrisi.

Non so se ripeterei "segni"...

 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

«Ma è una bella notizia! Di cosa hai paura?»

«Di non essere all’altezza».

«Solo questa?»

Non mi ha convintissimo: ci avrei visto meglio il maschile "solo questo?".

"Questa" mi sembra sintatticamente riferirsi a "cosa" e non mi torna benissimo, non so...

 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Mi risponde con un sorriso ancora incerto.

"Ancora" si può leggere sia riferito al passato ma anche - cosa per cui io lo eliminerei - come un anticipo del futuro...

 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Arretro un po’ per vedere bene il suo viso. Faccio dei respiri profondi.

"Vedere" l'hai già usato nel racconto, varierei il verbo, forse "inquadrare" o altro...

 

Ciao!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@AndC Grazie per aver letto il racconto con attenzione. 

Sei la prima ad aver capito il vero intento:

1 ora fa, AndC ha scritto:

spesso si tende a rifuggire quando le parole rischiano di mettere anche chi legge di fronte a uno specchio... ecco, in questo, il tuo racconto funziona molto: invita anche i lettori a specchiarsi.

E non ero nemmeno sicura di essere riuscita nel intento :rosa:

Spesso si crede di aver scritto una cosa ma ne viene fuori un'altra.

1 ora fa, AndC ha scritto:

La storia, forse sul finale evapora un po', quasi dissolvendosi, lasciando un vago senso di non totale compiutezza, ma secondo me non è un difetto.

Il nuovo finale sarà questo (lo riscrivo perché tu non debba andare a cercarlo):

19 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Prima uscire dal bagno do un’ultima occhiata allo specchio e vedo lei, trasformata e ringiovanita, che mi sorride con le labbra colorate di rosso. I suoi occhi sono colmi di luce.

Il "gioco" con lo specchio è finito. Lei va a lavorare con una consapevolezza nuova. Non saprei cos'altro aggiungere.

Tu che ne pensi?

1 ora fa, AndC ha scritto:

alle volte, quello che più si teme in scrittura, è la forza delle parole, che possono quasi risultare "banali" o "mielose" o simili...

Ormai quasi tutte le parole sono abusate e "consumate", come si consuma una moneta. Bisogna trovare modi per "svecchiarle", per riportarle al loro significato vero e vivo.

1 ora fa, AndC ha scritto:
Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Segni del vissuto.

Piccole grinze a raggiera agli angoli degli occhi. Queste mi piacciono: sono segni che hanno lasciato i sorrisi.

Non so se ripeterei "segni"...

L'unico sinonimo è "tracce", ma non mi convince...

1 ora fa, AndC ha scritto:
Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

«Ma è una bella notizia! Di cosa hai paura?»

«Di non essere all’altezza».

«Solo questa?»

Non mi ha convintissimo: ci avrei visto meglio il maschile "solo questo?".

"Questa" mi sembra sintatticamente riferirsi a "cosa" e non mi torna benissimo, non so...

 

Mi riferivo a "paura", che è femminile :) , perché poi c'è tutto un elenco di paure.

Avevo pensato di scrivere "Solo di questo?" ma poi l'ho scartato. Ho fatto male?

1 ora fa, AndC ha scritto:
Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Mi risponde con un sorriso ancora incerto.

"Ancora" si può leggere sia riferito al passato ma anche - cosa per cui io lo eliminerei - come un anticipo del futuro...

Per me era l'anticipo del futuro. Avrei bisogno di capire perché non va bene.

1 ora fa, AndC ha scritto:

"Vedere" l'hai già usato nel racconto

Ok. era il verbo più neutro :) 

 

Grazie per il commento e per i complimenti! :rosa:

Un caro saluto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Più che un racconto, direi che è la descrizione di un attimo di quotidianità. Tuttavia non capisco la relazione che intercorre tra la protagonista e la donna più anziana, ho immaginato fossero madre e figlia, ma non so, non è chiarissimo. Voleva essere ambiguo? In tal caso ci sei riuscita. Le descrizioni mi piacciono molto, come questa: 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

un altro capello grigio, le palpebre cadenti, le borse sotto gli occhi ombrate a semicerchio. L’ovale del viso che giorno dopo giorno perde la nitidezza del contorno, la pelle sotto il mento sempre più flaccida. Le pieghe amare agli angoli della bocca, una nuova ruga sul labbro superiore che ieri non c’era.

 Sono accurate, come in generale la grammatica e la sintassi del tuo racconto. L'unico appunto formale che ti faccio è l'abuso del dialogo: secondo me dovevi inserire più parti descrittive e magari più riflessioni della protagonista, così sembra quasi che tu sia partita con l'idea di scrivere qualcosa ma poi ti sia stancata lungo il percorso. Io approfondirei. Inoltre, sempre su questo punto, mi dispiace doverti dire che mi sei sembrata un po' retorica, ad esempio qui: 

 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Alla tua età fai ancora la vittima? Adesso mi dirai che ti è mancato l’affetto».

Si stringe nelle spalle. «Come a tutti». Poi sbotta: «L’amore mi è mancato, capisci? L’amore! Di avventure, che certi uomini chiamano “affetto”, ne ho avute anche troppe».

Avvicino il mio viso al suo. I nostri occhi diventano immensi e io posso scrutare nei suoi. E lì, in fondo, si annidano le paure di una bambina fragile.

«Non pensare al passato», pronuncio con dolcezza. «Ti concentri sulle cose sbagliate. I traumi: chi non ne ha? Il vissuto è l’unica vera ricchezza. Guarda avanti. Diventa più solare e vedrai come tutto cambierà».

Mi fissa ancora dubbiosa.

«Se non ami te stessa con tutti i tuoi difetti, errori e ferite, come puoi pretendere che ti amino gli altri?»

Il contenuto invece proprio non mi coinvolge/convince: è il lamento di una vecchia signora che fa i capricci e che ha generato nella sua interlocutrice (immagino sia una lei per questo:

 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Inumidisco con il tonico un dischetto di cotone e lo passo sul viso. Stendo con movimenti carezzevoli un velo di crema.

) una certa fissazione per l'aspetto. 

Il messaggio finale è bello, ma ripeto, mi sembra un po' troppo decontestualizzato. Se approfondisci secondo me potrebbe uscirne un buon racconto!

A rileggerti @Elisabeta Gavrilina

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Elisabeta Gavrilina

 

Allora iniziamo dalla mia prima lettura, prima ancora del mio primo commento...

 

Anzi, no, scusa, prima ancora un'altra cosa:

3 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Sei la prima ad aver capito il vero intento:

Credevo sapessi io fossi un maschio... o no? :D

 

Comunque, torniamo a noi... in primissima lettura, ammetto anch'io di non aver compreso bene il finale, ossia che si trattasse di un'unica persona allo specchio, poi ho letto alcuni commenti chiarificatori e riletto il testo e tutto tornava... quindi ho commentato.

 

Rileggendo ora per una terza volta e anche rivedendo bene i vari commenti, forse questo è il punto cardine che suscita più perplessità e rischia di far naufragare il senso più profondo che tu vuoi dare alla storia e alla parole...

A livello narrativo, non si fissa bene in chi legge (sempre secondo me) il "travaglio" interiore che nella protagonista trova soluzione (o meglio spunto di positiva vitalità) nel suo atto quasi rituale di truccarsi.

Sempre da un punto di vista di analisi narrativa del testo, l'atto di truccarsi è il mezzo catartico che serve alla protagonista per percorrere il suo piccolo percorso di trasformazione, dall'incipit in cui dubita di se stessa, al finale in cui ritrova la forza per andare avanti e superare le sue paure...

 

Per tutto il racconto tu ci presenti questa protagonista scissa fra la sua parte positiva e quella negativa (riassumo banalmente), quasi fossero due persone (tanto che si può fraintendere facilmente, tanto è perfetto il gioco che hai messo in atto a livello di scrittura)... sul finale, quello che secondo me manca o è troppo vago è proprio il senso di unione di queste due metà, di unione di quelli che fin'ora sono sembrati due personaggi, in uno.

 

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Prima di spegnere la luce sopra lo specchio guardo lei, trasformata e ringiovanita, che mi sorride con le labbra colorate di rosso. I suoi occhi sono colmi di luce.

 

22 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Prima uscire dal bagno do un’ultima occhiata allo specchio e vedo lei, trasformata e ringiovanita, che mi sorride con le labbra colorate di rosso. I suoi occhi sono colmi di luce.

 

In entrambi i casi, secondo me, il risultato non cambia e continua a essere un po' "aleatorio". Abbiamo ancora una separazione: la protagonista vede "lei", l'altra.

Secondo me la protagonista deve vedere "se stessa", o meglio ancora deve vedere un "noi", ossia vede se stessa unita all'altra parte di sé. Ci deve essere una riconciliazione delle due entità sinora viste e presentate come separate in una sola; tale nuova persona non è più quella dell'incipit, ma è qualcosa in più, ossia la protagonista + la sua parte oscura che è stata in qualche modo trasformata... è una nuova protagonista quella che esce... suoi devono essere gli occhi colmi di luce...

Non so se mi sono spiegato bene... il tutto andrebbe ragionato bene per riuscire a ridurlo in una frase o un paio... deve essere chiaro che non c'è più separazione fra le parti.

Almeno secondo me, ripeto.

In questo caso, anche il suo truccarsi assumerebbe meglio il valore di non essere un'azione "frivola" - come ad altri commentatori può essere sembrato - ma una maniera per volersi più bene - come tu hai detto essere nelle tue intenzioni del racconto.

 

Secondo me, dovresti provare a giocare sui pronomi:

"Prima uscire dal bagno do un’ultima occhiata allo specchio e mi vedo, trasformata e ringiovanita, che mi sorride con le labbra colorate di rosso. I suoi occhi, ora miei, sono colmi di luce."

"Prima uscire dal bagno do un’ultima occhiata allo specchio e vedo lei, trasformata e ringiovanita, che mi sorride con le labbra colorate di rosso. I nostri occhi sono colmi di luce."

"Prima uscire dal bagno do un’ultima occhiata allo specchio e vedo lei, trasformata e ringiovanita. Le sorrido con le labbra colorate di rosso. I miei occhi sono colmi di luce."

"Prima uscire dal bagno do un’ultima occhiata allo specchio e mi vedo attraverso i suoi occhi, trasformata e ringiovanita, mentre mi sorrido con le labbra colorate di rosso. I suoi occhi sono colmi di luce, così come i miei.

 

Non lo so, sono esempi veloci un po' raffazzonati...

 

Oppure e più semplicemente cerca di far riunire meglio le due persone dentro lo specchio:

"Prima di (mi sa che ci mancava un "di" :D) uscire dal bagno do un’ultima occhiata e attraverso lo specchio vedo lei, trasformata e ringiovanita, che mi sorride con le labbra colorate di rosso. I suoi occhi sono colmi di luce."

 

 

3 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:
5 ore fa, AndC ha scritto:
Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Segni del vissuto.

Piccole grinze a raggiera agli angoli degli occhi. Queste mi piacciono: sono segni che hanno lasciato i sorrisi.

Non so se ripeterei "segni"...

L'unico sinonimo è "tracce", ma non mi convince...

Anch'io avevo pensato "tracce", ma se non ti convince... oppure qualcosa come "tratti", "linee", "lineamenti", "solchi", "impronte", "intacchi"...

 

3 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:
5 ore fa, AndC ha scritto:
Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

«Ma è una bella notizia! Di cosa hai paura?»

«Di non essere all’altezza».

«Solo questa?»

Non mi ha convintissimo: ci avrei visto meglio il maschile "solo questo?".

"Questa" mi sembra sintatticamente riferirsi a "cosa" e non mi torna benissimo, non so...

 

Mi riferivo a "paura", che è femminile :) , perché poi c'è tutto un elenco di paure.

Avevo pensato di scrivere "Solo di questo?" ma poi l'ho scartato. Ho fatto male?

Guarda, non te l'ho voluto scrivere, però sì: il mio primo sentore è stato esattamente che si riferisse a "paura" e non a "cose"... il punto è che, secondo me, grammaticalmente suona non troppo corretto a causa di quel "di".

"Di cosa?", mi verrebbe da dire: "Solo di questa?"

Al maschile, suona meglio perché sottintende un "fatto/sensazione" ("non essere all'altezza"), ma non si riferisce né a "cosa" né a "paura", dunque eviteresti il dubbio grammaticale...

"Solo questa", riferita a "paura", secondo me regge se cambi il verbo: "Qual è la tua paura?" "Di non essere all'altezza" "Solo questa?"... allora "questa" torna con "paura" che non ha il "di"...

 

3 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:
5 ore fa, AndC ha scritto:

"Ancora" si può leggere sia riferito al passato ma anche - cosa per cui io lo eliminerei - come un anticipo del futuro...

Per me era l'anticipo del futuro. Avrei bisogno di capire perché non va bene.

Non è che non proprio non va... leggendo, io ho avuto esattamente questa idea... "allora dopo non sarà più incerto, ma tornerà sicuro"...

Fa un po' da intervento della voce narrante che anticipa il finale... Se da una parte è giusto in relazione alla trama che così si evolverà, è pur vero che la protagonista non conosce per certo l'esito del futuro, e alla fine è la protagonista che sta narrando... come fa a essere sicura che poi il suo sorriso non sarà più incerto?

 

Ciao!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Ila_396 Grazie per il commento :rosa:

3 ore fa, Ila_396 ha scritto:

. Tuttavia non capisco la relazione che intercorre tra la protagonista e la donna più anziana, ho immaginato fossero madre e figlia, ma non so, non è chiarissimo. Voleva essere ambiguo?

Sì, voleva essere ambiguo. 

Si tratta della stessa donna che riflette e si incoraggia guardandosi allo specchio, cosa che si dovrebbe scoprire solo alla fine (almeno secondo le mie intenzioni)

3 ore fa, Ila_396 ha scritto:

L'unico appunto formale che ti faccio è l'abuso del dialogo: secondo me dovevi inserire più parti descrittive e magari più riflessioni della protagonista,

Penso che questo sia un modo più diretto ed efficace delle lunghe riflessioni che possono stancare il lettore di oggi (nell '800 andava benissimo)

4 ore fa, Ila_396 ha scritto:

Inoltre, sempre su questo punto, mi dispiace doverti dire che mi sei sembrata un po' retorica, ad esempio qui: 

Per "alleggerire" la retorica e per ritornare al senso vero delle parole abusate, faccio dire alla protagonista:

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

«Dici cose giuste, peccato che siano banali».

«A volte è bene rammentarsele».

 

4 ore fa, Ila_396 ha scritto:

Il contenuto invece proprio non mi coinvolge/convince: è il lamento di una vecchia signora che fa i capricci e che ha generato nella sua interlocutrice

La protagonista è una sola, e nemmeno tanto vecchia: tra i 45 e i 50 (vedi la descrizione dei segni dell'età)

Il fatto di truccarsi, dal punto di vista narrativo,  mi serve passare alla fase successiva

4 ore fa, Ila_396 ha scritto:

una certa fissazione per l'aspetto. 

un gesto quotidiano che fanno quasi tutte le donne. Ne di più ne di meno. Che il truccarsi trasforma e ringiovanisce, è un altra storia

4 ore fa, Ila_396 ha scritto:

Se approfondisci secondo me potrebbe uscirne un buon racconto!

Seguirò il tuo consiglio :rosa:

A rileggerci!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@AndC Grazie per lo commento dettagliato :rosa:

48 minuti fa, AndC ha scritto:

Credevo sapessi io fossi un maschio... o no?

Non lo sapevo. Hai una sensibilità e una capacita di introspezione inusuale negli uomini: tanto di cappello!

50 minuti fa, AndC ha scritto:

Secondo me la protagonista deve vedere "se stessa", o meglio ancora deve vedere un "noi", ossia vede se stessa unita all'altra parte di sé.

Lo vede... ma non lo posso svelare prima dell'ultima frase :umh:

In un racconto che si rispetti ci deve essere un cambiamento interiore e una sorpresa alla fine :D

54 minuti fa, AndC ha scritto:

Sempre da un punto di vista di analisi narrativa del testo, l'atto di truccarsi è il mezzo catartico che serve alla protagonista per percorrere il suo piccolo percorso di trasformazione, dall'incipit in cui dubita di se stessa, al finale in cui ritrova la forza per andare avanti e superare le sue paure...

Io lo vedevo più come un gesto quotidiano

57 minuti fa, AndC ha scritto:

"Solo questa", riferita a "paura", secondo me regge se cambi il verbo: "Qual è la tua paura?" "Di non essere all'altezza" "Solo questa?"... allora "questa" torna con "paura" che non ha il "di"...

Qual è la tua paura secondo me è un po' forzata in un dialogo "parlato"

Grazie per i suggerimento. Andrebbe trovata una forma alternativa, magari completamente diversa, per conservare l'immediatezza del linguaggio parlato.

oppure metterlo al maschile, se non è scorretto dal punto di vista linguistico

1 ora fa, AndC ha scritto:

"allora dopo non sarà più incerto, ma tornerà sicuro"...

Fa un po' da intervento della voce narrante che anticipa il finale... Se da una parte è giusto in relazione alla trama che così si evolverà, è pur vero che la protagonista non conosce per certo l'esito del futuro, e alla fine è la protagonista che sta narrando... come fa a essere sicura che poi il suo sorriso non sarà più incerto?

 

Hai ragione. Non ci avevo pensato :o

E grazie infinite per tante versioni del finale.

Ora ho l'imbarazzo di scelta e tanti spunti per riflettere

 

Grazie ancora e a presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
48 minuti fa, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Lo vede... ma non lo posso svelare prima dell'ultima frase 

Esatto, proprio questo intendevo... lo vede (e i lettori lo devono vedere) solo nell'ultima frase, ma quest'ultima frase deve, secondo me, essere chiara al 100%... non ci dovrebbero essere spiragli di fraintendimento... Se lo specchio fosse grande e le persone fossero due, l'ultima frase  - così come è scritta - non lo chiarifica a perfezione.

Guardando allo specchio la protagonista vede "lei", grammaticalmente risulta essere un'altra persona...

 

Questo intendevo... grazie a te e ciao!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ora capisco perché @bwv582(:rolleyes:)

mi ha taggata. Ciao @Elisabeta Gavrilina:) è molto bello il tuo racconto, delicato e accompagnato da una prosa semplice, essenziale e curata. Il finale non smorza il testo, il finale è il testo. Bella la riflessione.

Spoiler

Senza gli ormoni che ci fanno impazzire, nessuna donna avrebbe una ruga! Ma che ben vengano se poi ci portano a ragionare e a metterci in discussione. Un po' di ironia su questo racconto molto bello.

Ciao

Ciao :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Lauram Ciao!!!

19 minuti fa, Lauram ha scritto:

Il finale non smorza il testo, il finale è il testo.

Mi hai letto nel pensiero :rosa:

Grazie per i complimenti!

La citazione fa parte di un tuo racconto? Mi piace. Come si chiama? Voglio leggerlo :)

Un caro saluto!

A presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Questa poesia di Alda Merini esprime con parole sublimi ciò che intendevo dire con le mie, molto più povere:

Sei bella.

E non per quel filo di trucco.

Sei bella per quanta vita ti è passata addosso,

per i sogni che hai dentro

e che non conosco.

Bella per tutte le volte che toccava a te,

ma avanti il prossimo.

Per le parole spese invano

e per quelle cercate lontano.

Per ogni lacrima scesa

e per quelle nascoste di notte

al chiaro di luna complice.

Per il sorriso che provi,

le attenzioni che non trovi,

per le emozioni che senti

e la speranza che inventi.

Sei bella semplicemente,

come un fiore raccolto in fretta,

come un dono inaspettato,

come uno sguardo rubato

o un abbraccio sentito.

Sei bella

e non importa che il mondo sappia,

sei bella davvero,

ma solo per chi ti sa guardare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Il titolo è originale, mi piace "Cara Lei", sembra una persona lontana e invece

è dentro, tutta dentro in un colloquio alternato.

Non ho trovato errori grammaticali, né sintattici

Lo stile è scorrevole, ti mette direttamente in contatto con il

mondo della protagonista.

Bel racconto intimista, scorrevole e sintetico nello stesso tempo:

ricco d'immagini, di sguardi nascosti, di sguardi svelati.

E' lei che parla che si riconosce, si prende per mano e si guarda, si ascolta, si incoraggia.

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Ho bisogno di amarla, questa donna.

E nel momento stesso che lo afferma, che decide di uscire, fa pace con quella parte di lei più cara, più femminile, più sicura.

Sono i quattro elementi che la seguono, il vento che le accarezza il viso, aria, aria, respiro; i piedi ben piantati in

terra, un rossetto  le infuoca le labbra, gli occhi sono umidi dall'emozione.

Sussurra  piano "cara, cara Lei..."

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

Ho bisogno di colmarmi d’amore per poter anch’io essere amata. Di più: voglio traboccare d’amore per poterlo dare agli altri.

E' quel di più che le risuona dentro e che la rappresenta in pieno: nessuno può amare l'altro senza prima amare fortemente se

stesso.

Il 20/11/2019 alle 00:29, Elisabeta Gavrilina ha scritto:

l’amor che move il sole e l'altre stelle.

L'unico appunto, questa frase mi sembra superflua.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×