Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

mercy

[MI 130 - peccato essersi persi il concorso] Istina

Post raccomandati

Spoiler

Grazie a @Thea per la bellissima traccia e a @Emy per la consulenza linguistica

 

commento.

 

Al viaggiatore assonnato che arrivi alla stazione prima dell’alba, la città non lascia alcuna impressione peculiare. Istina riposa in un anfiteatro di colline, nella valle del Čista reka: nient’altro che una manciata di lucine che baluginano nella foschia intorno al fiume.

Lasciandosi alle spalle i campi e le ciminiere ancora spente, ci si addentra nelle strade lastricate con il peso della valigia che dondola lungo il fianco; le fiammelle dei lampioni sono l’unica compagnia, allungano e rimpiccioliscono l'ombra al ritmo dei passi, almeno finché non si incontra un lampionaio che risponde al saluto con un cenno silenzioso.

Ma Istina si sveglia appena sorge il sole: risuonano voci e passi dietro le imposte chiuse, aprono i caffè. Dalle le serrande delle panetterie si diffonde l’odore pungente e caldo del lievito che cuoce e quello pastoso delle focacce. Uomini con il berretto in testa e mollette sul fondo dei calzoni pedalano zigzagando tra le diligenze e i carretti; i commessi puliscono le vetrine dei negozi e, agli angoli delle strade, donne con grandi ceste di uova o frutta appoggiate al fianco lanciano richiami ai passanti.

- Uova di gallina che hanno al massimo due giorni! – ripete una.

- Prugne appena colte! Costano poco perché sono aspre, ma se ne può fare un’ottima marmellata. Prugne appena colte! – esclama un’altra.

Allora il viaggiatore si rivolge a uno strillone che offre giornali sotto ai portici. Chiede: - Sono pazze quelle donne?

- Perché mai, signore? - risponde il ragazzo. - Vuole comprare la Gazzetta, anche se le notizie di oggi sono più o meno quelle di ieri?

Ci si allontana decisi a ripartire con il prossimo treno, mentre la giornata degli istinesi procede come di consueto.

- Non ho studiato, - confessa un alunno alla maestra.

- Questo scollo cade davvero male, - mormora desolata la sarta a una cliente. - Dovrò rifarlo.

- Oggi finisco il turno alle due, ma credo passerò il pomeriggio all'osteria, - dice l’operaio salutando la moglie.

Gli abitanti di Istina, insomma, non sono capaci di mentire alla luce del sole. Solo la notte potrebbero nascondersi dietro il silenzio e le bugie, ma proprio per questo nessuno accetta promesse né tratta affari dopo il tramonto: neanche gli innamorati si incontrano al buio, quando chiudono persino i teatri e le famiglie comunicano a gesti.

Quale sia la causa della loro menomazione, gli abitanti di Istina non sanno dirlo. Potrebbe dipendere dalla limpidezza delle acque del Čista reka, o da un incantesimo del progettista, l’architetto-alchimista Vojnović.

- Forse il Re, - dicono i vecchi seduti a prendere il fresco sulle soglie prima del tramonto. - Forse il Re e i suoi Ministri conoscono il segreto di Istina. Ma, non essendo di Istina, possono tenerlo per sé.


 

Modificato da mercy
ho corretto un refuso.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao mercy,

peccato davvero, è esattamente il tipo di racconto che mi aspettavo della traccia. Sei stata molto calviniana.

Grazie di averlo postato almeno fuori concorso.

10 ore fa, mercy ha scritto:

valle del Čista reka

Come mai hai scelto questa zona?

L'est europeo in generale lo trovo affascinante e in un certo modo si presta alla descrizione che hai fatto di una cittadina isolata e che ha conservato una sua propria magia.

 

Atmosfera molto suggestiva, ti è riuscita bene. Verso metà descrizione si inizia a capire la peculiarità della città che viene dichiarata esplicitamente sul finale. 

Manca un po' il tono di amarezza che si legge solo qui:

10 ore fa, mercy ha scritto:

Solo la notte potrebbero nascondersi dietro il silenzio e le bugie, ma proprio per questo nessuno accetta promesse né tratta affari dopo il tramonto: neanche gli innamorati si incontrano al buio, quando chiudono persino i teatri e le famiglie comunicano a gesti.

Avrei calcato la mano anche sui problemi della sincerità forzata, insomma giocato ancora un po' nel contrasto tra i pregi e i difetti di questa città.

Hai fatto un ottimo lavoro.

Brava. :sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

ciao @mercy, ho trovato il tuo brano denso di significato e l'ho apprezzato moltissimo. L'incipit mi ha accompagnato con dolcezza nello scoprire le peculiarità di Istina e ho gradito in particolare questo passaggio:

 

10 ore fa, mercy ha scritto:

ci si addentra nelle strade lastricate con il peso della valigia che dondola lungo il fianco; le fiammelle dei lampioni sono l’unica compagnia, allungano e rimpiccioliscono l'ombra al ritmo dei passi, almeno finché non si incontra un lampionaio che risponde al saluto con un cenno silenzioso.

 

Di grande effetto e contenente una saggia morale anche l'epilogo:

 

10 ore fa, mercy ha scritto:

Forse il Re e i suoi Ministri conoscono il segreto di Istina. Ma, non essendo di Istina, possono tenerlo per sé.

 

 Ti segnalo un refuso che non pregiudica affatto la gradevole lettura di tutto il racconto

 

10 ore fa, mercy ha scritto:

Dalle le serrande

 

Tanti complimenti e un :sss: per te 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @mercy

 

Un bel racconto, complimenti!

 

Nulla da eccepire, bella atmosfera e ambientazione, stile più che perfetto. Forse, qualche carattere in più (non dico troppi) avrebbe aiutato il lettore a non abbandonare la magia troppo presto.

 

Ti segnalo solo: attenzione ai trattini per i dialoghi, alle volte corti, alle volte lunghi (sopratutto iniziano corti e finiscono lunghi, ma non sempre).

 

10 ore fa, mercy ha scritto:

Solo la notte potrebbero nascondersi dietro il silenzio e le bugie,

Non mi ha convintissimo "la notte" con il verbo al plurale che la segue (anche se non è riferito a lei)... Mi verrebbe più "nella notte", ma suona male... "durante, la notte", "alla notte", "quando scende la notte"? Non so...

 

10 ore fa, mercy ha scritto:

Quale sia la causa della loro menomazione,

Perché "menomazione"? Rimanda più a qualcosa di fisico che caratteriale.

 

Ciao!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 ore fa, Thea ha scritto:

Come mai hai scelto questa zona?

L'est europeo in generale lo trovo affascinante e in un certo modo si presta alla descrizione che hai fatto di una cittadina isolata e che ha conservato una sua propria magia.

Nella prima stesura la città si chiamava "Verdad", ma mi sembrava troppo scontato. Mi piaceva inoltre l'idea che il nome sembrasse un nome di donna, come quelli de Le città invisibili. Se a questo aggiungiamo la mia fascinazione per l'Europa dell'est e la possibilità di sfruttare Emy, la scelta era quasi obbligata.

 

8 ore fa, Thea ha scritto:

Avrei calcato la mano anche sui problemi della sincerità forzata, insomma giocato ancora un po' nel contrasto tra i pregi e i difetti di questa città.

La tentazione c'era, ma temevo di allungare il brodo. E poi Calvino, raccontando le sue città, è telegrafico. Il bello di quei racconti è (secondo me) proprio il non detto che traspare. Calvino riesce a scrivere mille caratteri dove altri dovrebbero scriverne diecimila. Io ci ho provato...

 

8 ore fa, Thea ha scritto:

Sei stata molto calviniana.

Ci si prova, grazie @Thea:brillasguardo:

 

8 ore fa, julia1983 ha scritto:

Ti segnalo un refuso che non pregiudica affatto la gradevole lettura di tutto il racconto

Se consideriamo che ne ho corretto uno io dopo la pubblicazione e un altro (nel titolo) l'ha corretto lo Staff, credo che questo racconto abbia un rapporto caratteri/refusi da guinness dei primati. :facepalm:

 

8 ore fa, julia1983 ha scritto:

Di grande effetto e contenente una saggia morale anche l'epilogo:

Mi piacciono un casino le morali nei racconti, che ci posso fare?

Grazie delle belle parole, @julia1983, fiori per te :flower:

 

 

7 ore fa, AndC ha scritto:

Non mi ha convintissimo "la notte" con il verbo al plurale che la segue (anche se non è riferito a lei)... Mi verrebbe più "nella notte", ma suona male... "durante, la notte", "alla notte", "quando scende la notte"? Non so...

Hai ragione (come sempre): a volte scado nel parlato senza neanche accorgermene.

 

7 ore fa, AndC ha scritto:

Perché "menomazione"? Rimanda più a qualcosa di fisico che caratteriale.

L'idea era quella di presentare l'incapacità di mentire come una vera e propria invalidità... cosa che in effetti sarebbe. La vita di tutti i giorni sarebbe un casino! :asd:

 

Sempre grazie per i commenti, @AndC:) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@mercy che bel racconto! Nessun inghippo nella lettura. Atmosfera, mistero, magia o sortilegio. Una città particolare della quale non sapremo mai chi abbia condannato gli abitanti alla sincerità del giorno e alla falsità notturna ma che ricorderemo  perché per qualche momento ci siamo incamminati per le sue strade e abbiamo incontrato la sua gente. Originalissimo. Brava

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@libero_s :sss:

 

@Adelaide J. Pellitteri, grazie per le tue parole gentili. Mi sa, però, che ho lasciato spazio al fraintendimento. Tu dici:

22 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

condannato gli abitanti alla sincerità del giorno e alla falsità notturna

Io non intendevo condannare gli abitanti alla falsità notturna, li ho solo immaginati costretti a dire la verità di giorno. Di notte potrebbero mentire ma, siccome sanno che verrebbero scoperti il giorno dopo, preferiscono tacere per non cadere nella tentazione di nascondersi dietro le bugie.

Il 19/11/2019 alle 00:45, mercy ha scritto:

Gli abitanti di Istina, insomma, non sono capaci di mentire alla luce del sole. Solo la notte potrebbero nascondersi dietro il silenzio e le bugie, ma proprio per questo nessuno accetta promesse né tratta affari dopo il tramonto: neanche gli innamorati si incontrano al buio, quando chiudono persino i teatri e le famiglie comunicano a gesti.

Anche se la tua interpretazione è molto interessante, mi dispiace essere stata poco chiara. Se vorrai dirmi dove sta il fraintendimento, te ne sarò grata. 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@mercy Le idee e l'originalità che sto trovando in questo forum mi lasciano senza parole. L'idea dell'incapacità di mentire non è originale in sé, ma la contrapposizione tra l'impossibilità di mentire di giorno e la possibilità di essere ingannati di notte mi ha lasciato meravigliato. Gli spunti che hai usato per rappresentare l'obbligo a dire la verità sono perfetti nel contesto, dalle prugne appena colte allo strillone. Lo strillone è quello che mi ha colpito di più, forse perché le sue menzogne non dipendono esclusivamente da lui, non lo so ma poco importa. L'ambientazione e la descrizione della città sono autentiche e coinvolgenti. Il lampionaio è uno dei miei punti deboli, ed è un piacere riscoprirlo quasi vivo in questo racconto. 

 

Ho solo un paio di sassolini:

 

Il 19/11/2019 alle 00:45, mercy ha scritto:

la città non lascia alcuna impressione peculiare.

 

Peculiare mi sembra stonato, non riesco a farmelo piacere: come mai hai deciso di usare proprio questo aggettivo?

 

Mi rimane anche un dubbio sulla trama: sono gli abitanti ad essere stati "stregati", o la città? Questo dubbio mi viene per la presenza del viaggiatore. La sua incomprensione di cosa stia succedendo spiega al lettore la differenza tra gli abitanti della città e i viaggiatori, cosa che circoscrive la menomazione, ma il viaggiatore è anch'esso impossibilitato a mentire quando è lì? Gli abitanti potrebbero mentire andando via?

 

Il 19/11/2019 alle 00:45, mercy ha scritto:

Forse il Re e i suoi Ministri conoscono il segreto di Istina. Ma, non essendo di Istina, possono tenerlo per sé.

 

Questo dubbio mi si rafforza nella chiusa, dove si dice che non essendo di Istina possono mentire al riguardo. Forse è di poca importanza, ma sono curioso. Non saprei nemmeno come renderlo più chiaro, eventualmente, nel racconto.

 

L'ultima cosa che mi ha colpito è esterna al racconto, ed è la differenza di interpretazione che ho avuto con quella che hai espresso qui:

 

17 minuti fa, mercy ha scritto:

Di notte potrebbero mentire ma, siccome sanno che verrebbero scoperti il giorno dopo, preferiscono tacere per non cadere nella tentazione di nascondersi dietro le bugie.

 

Per te di notte tacciono perché sanno che verranno scoperti, io invece avevo inteso che tacessero per evitare di poter essere ingannati. Forse è solo una questione di punto di vista, ma se inserisci, nella logica del racconto, il fatto che si verrà scoperti, mi crolla la magia del tramonto e della notte. Mi spiego meglio: io che non ho nulla da nascondere, perché dovrei evitare di incontrare la mia innamorata di notte? E chi può avere qualcosa da nascondere, se tutti sanno di essere scoperti? Non so, penso che a ogni tramonto si azzeri tutto, in qualche modo, altrimenti la dicotomia non regge. Sto uscendo fuori strada? 

 

Ad ogni modo, racconto brillante, descrizioni molto belle e ambientazione suggestiva. Complimenti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
35 minuti fa, mercy ha scritto:
Il 19/11/2019 alle 00:45, mercy ha scritto:

capaci di mentire alla luce del sole. Solo la notte potrebbero nascondersi dietro il silenzio e le bugie, ma proprio per questo nessuno accetta promesse né tratta affari dopo il tramonto: neanche gli innamorati si incontrano al buio, quando chiudono persino i teatri e le famiglie comunicano a gesti.

Anche se la tua interpretazione è molto interessante, mi dispiace essere stata poco chiara. Se vorrai dirmi dove sta il fraintendimento, te ne sarò grata

Che bello! A quanto pare ho troppa fantasia, e interpreto tutto a modo mio. :DNon mi sembrava di non aver capito. Se parlassero di notte sentirebbero giusto? .quindi è una condanna non poter trattare affari né parlare perché  se mo sentirebbero, giusto? Non sono costretti a mentire ma se parlassero lo farebbero, e questo ciò  che hai scritto e che ho capito. :facepalm:

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Adelaide J. Pellitteri, sto rileggendo il tuo controcommento da dieci minuti e non riesco a venirne fuori, a meno di non cambiare "sentirebbero" con "mentirebbero" ipotizzando che ci sia lo zampino del correttore automatico. Comunque sì, il senso è questo:

8 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Non sono costretti a mentire ma se parlassero lo farebbero

La notte gli abitanti potrebbero mentire, nel senso che sono liberi dall'incantesimo (chiamiamolo così) che li costringe ad essere sinceri. Io considero le bugie (soprattutto quelle piccole, o le cosiddette "bugie bianche", o le omissioni) come normale parte della comunicazione tra esseri umani, e non le condanno a priori. Già rispondere "bene!" a chi ci chiede come stiamo è talvolta una piccola bugia. Ma è universalmente accettata, fa parte del gioco.

Durante il giorno, gli abitanti di Istina non possono mentire nemmeno per proteggersi, per nascondersi, per evitare di ferire le persone che amano. Così la sincerità è da un lato una liberazione, dall'altro una condanna.

Poiché qualsiasi bugia, anche detta a fin di bene (es. "sono sicuro che andrà tutto bene") , sarebbe svelata al mattino da una semplice domanda "eri sincero ieri?", gli abitanti di Istina tacciono durante la notte, per non cadere in tentazione.

Grazie mille per essere ripassata. :) 

 

@Leonardo MNT grazie mille per i tuoi complimenti. Spero che ci farai presto leggere qualcosa di tuo. Io sono qui da poco più di un anno e, anche se non sono assolutamente all'altezza di quelli che scrivono bene, devo ammettere di essere migliorata molto grazie al WD. 

41 minuti fa, Leonardo MNT ha scritto:

Peculiare mi sembra stonato, non riesco a farmelo piacere: come mai hai deciso di usare proprio questo aggettivo?

In effetti è un aggettivo un po' desueto. L'ho messo cercando di tenere dietro allo stile che Calvino usa ne Le città invisibili, asciutto e però molto preciso. Poi Calvino è Calvino e io sono solo mercy, quindi probabilmente ho preso un granchio. 

 

44 minuti fa, Leonardo MNT ha scritto:

sono gli abitanti ad essere stati "stregati", o la città?

Sulla scia di Calvino, direi che la magia è della città, ma la città appartiene gli abitanti che ci vivono e loro a lei. Il viaggiatore, oltre a essere uno straniero, è appena arrivato: probabilmente rimanendo lì diventerebbe come gli altri, e per questo decide di andarsene il prima possibile.

 

48 minuti fa, Leonardo MNT ha scritto:

Per te di notte tacciono perché sanno che verranno scoperti, io invece avevo inteso che tacessero per evitare di poter essere ingannati.

Io qui non vedo due interpretazioni diverse. Siamo tutti potenziali bugiardi e potenziali ingannati. Gli abitanti tentano di proteggersi da questo duplice rischio.

50 minuti fa, Leonardo MNT ha scritto:

io che non ho nulla da nascondere, perché dovrei evitare di incontrare la mia innamorata di notte? E chi può avere qualcosa da nascondere, se tutti sanno di essere scoperti?

Chi non vorrebbe nascondere qualcosa alla sua/o innamorata/o? Non parlo ovviamente di te, parlo degli esseri umani. Non occorre un tradimento, basta una piccola mancanza che potrebbe ferirla/lo, mostrare i nostri dubbi, la nostra fragilità. L'amore degli innamorati si nutre di illusioni e di promesse. Di giorno, gli abitanti di Istina non possono dire "sei la più bella che io abbia mai conosciuto" se anche solo una volta hanno incontrato una ragazza più bella della loro fidanzata. Così evitano di dirlo anche di notte, temendo che il giorno dopo lei chieda: "davvero non hai mai incontrato una ragazza più bella?".

 

Spero di essere riuscita a spiegarmi. :facepalm:

Grazie mille del tuo commento. :) 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie a te della risposta!

 

1 ora fa, mercy ha scritto:

probabilmente rimanendo lì diventerebbe come gli altri, e per questo decide di andarsene il prima possibile.

 

Questo approfondimento rende la storia ancora più affascinante. Grazie per aver fugato il mio dubbio.

 

1 ora fa, mercy ha scritto:

Io qui non vedo due interpretazioni diverse. Siamo tutti potenziali bugiardi e potenziali ingannati. Gli abitanti tentano di proteggersi da questo duplice rischio.

 

Colpa mia, ovviamente hai ragione: mi aveva solo fatto riflettere come avessimo avuto due approcci diversi al problema. Probabilmente sono andato fuori tema, come anche qui:

1 ora fa, mercy ha scritto:

Così evitano di dirlo anche di notte

 

Il tuo messaggio era chiaro, ma sono ahimè andato a ruota libera ragionando oltre i confini di una storia, arzigogolando un ragionamento inutile. La storia in sé è perfetta, mi faceva solo piacere approfondire un discorso sul retroscena, ma forse il commento non era il luogo adatto. L'esempio che hai fatto sulla più bella che uno abbia conosciuto è eccellente, rende ancora più appassionante la storia. Da qui uscirebbe un ottimo romanzo, a mio modesto parere. E continuo il commento precedente con uno spunto che mi è venuto ora: l'idea di inserire il viaggiatore è brillante, lo considero come una metafora del lettore che passa leggendo il racconto; se posso permettermi, un tocco di classe. 

 

Rinnovo i miei complimenti e ti ringrazio per essere stata così esaustiva nella risposta.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 19/11/2019 alle 00:45, mercy ha scritto:

Al viaggiatore assonnato che arrivi alla stazione prima dell’alba, la città non lascia alcuna impressione peculiare.

Ciao @mercy bentrovata nel MI alternativo.:Dprovo a commentare il tuo bel racconto, anche a me piace la morale nei racconti.

Nell'incipit nulla da dire se non per la scelta del termine sottolineato, a me frantuma l'immagine poetica che stavo apprezzando.

Il 19/11/2019 alle 00:45, mercy ha scritto:

nient’altro che una manciata di lucine che baluginano nella foschia intorno al fiume.

L'immagine mi si contorce: Una manciata di lucine che  baluginano nella foschia che sale dal fiume. Intorno mi fa pensare, ma è possibile che sia solo una mia impressione, a qualcosa che circonda. Una città sta da un lato del fiume, non tutto intorno.

Il 19/11/2019 alle 00:45, mercy ha scritto:

e fiammelle dei lampioni sono l’unica compagnia, allungano e rimpiccioliscono l'ombra al ritmo dei passi,

Questa immagine è molto bella (y)

Il 19/11/2019 alle 00:45, mercy ha scritto:

Ma Istina si sveglia appena sorge il sole: risuonano voci e passi dietro le imposte chiuse, aprono i caffè. Dalle le serrande delle panetterie si diffonde l’odore pungente e caldo del lievito che cuoce e quello pastoso delle focacce. Uomini con il berretto in testa e mollette sul fondo dei calzoni pedalano zigzagando tra le diligenze e i carretti; i commessi puliscono le vetrine dei negozi e, agli angoli delle strade, donne con grandi ceste di uova o frutta appoggiate al fianco lanciano richiami ai passanti.

Molto carina questa città! mi piace molto la frase sottolineata.

Il 19/11/2019 alle 00:45, mercy ha scritto:

da un incantesimo del progettista, l’architetto-alchimista Vojnović.

Io dico da un incantesimo! bella storia, se neanche il Re può dire bugie.

Ricorada un po' quei sogni all'incontrario del comico Paolo Rossi. C'è un po' di poesia e un po' di satira celata, insomma ottimo racconto.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 21/11/2019 alle 20:24, Leonardo MNT ha scritto:

Colpa mia, ovviamente hai ragione: mi aveva solo fatto riflettere come avessimo avuto due approcci diversi al problema. Probabilmente sono andato fuori tema, come anche qui:

Il 21/11/2019 alle 18:44, mercy ha scritto:

Così evitano di dirlo anche di notte

 

Il tuo messaggio era chiaro, ma sono ahimè andato a ruota libera ragionando oltre i confini di una storia, arzigogolando un ragionamento inutile.

I commenti qui sono tutti graditi: lunghi, brevi, puntigliosi, divaganti. Finché rimaniamo cortesi, non esistono commenti fuori tema. Che qualcuno non solo legga i nostri racconti, ma abbia anche voglia di lasciare le sue impressioni è sempre un regalo. :) 

Credo di non aver colto io, quando ti ho risposto, tutte le implicazioni del tuo commento. Effettivamente io ho posto l'accento sulla paura di mentire, tu su quella di essere ingannati. Mi sa che ci vorrebbe uno psicologo per dirimere la questione. :asd:

 

Il 21/11/2019 alle 20:24, Leonardo MNT ha scritto:

Da qui uscirebbe un ottimo romanzo, a mio modesto parere. E continuo il commento precedente con uno spunto che mi è venuto ora: l'idea di inserire il viaggiatore è brillante, lo considero come una metafora del lettore che passa leggendo il racconto; se posso permettermi, un tocco di classe. 

Ma no, ma no. L'idea del viaggiatore non è mia, è di Calvino. Se non l'hai ancora fatto, dai un'occhiata a Le città invisibili, è un libro meraviglioso.

 

 

Ciao, @Alba360, collega di MI alternativo! 

Ho immaginato effettivamente una città costruita intorno al fiume. La città in cui vivo è così, e non mi ero mai posta il problema... non so nulla di urbanistica!

Il 21/11/2019 alle 21:55, Alba360 ha scritto:

Ricorada un po' quei sogni all'incontrario del comico Paolo Rossi. C'è un po' di poesia e un po' di satira celata, insomma ottimo racconto.

 

Paolo Rossi mi piace tantissimo. A maggior ragione, grazie! :sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×